Archive pour le 21 juillet, 2007

buona notte

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Marta e Maria

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorso 3 per l’Assunzione

Marta e Maria

Chi meglio di quelli che hanno il carico di una comunità meritano che si applichi loro queste parole: « Marta, Marta, tu ti preoccupi di molte cose » ? Chi si preoccupa di molte cose se non quello ha il compito di occuparsi sia di Maria la contemplativa che di suo fratello Lazzaro e di altri ancora? Riconoscete Marta inquieta e prostrata dalle mille preoccupazioni: è l’apostolo che ha  » la preoccupazione per tutte le Chiese » (2 Cor 11,28), che vigila perché i pastori si prendano cura delle loro pecorelle. « Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non frema? » (v. 29). Che Marta riceva dunque il Signore nella sua casa, poiché a lei è stata affidata la direzione della casa… Che anche quelli che condividono i suoi compiti ricevano il Signore, ciascuno secondo il suo ministero particolare; che accolgano Cristo e che lo servano, che l’assistano nelle sue membra, nei malati, nei poveri, nei viaggiatori e nei pellegrini.

Mentre costoro si fanno carico di queste attività, che Maria rimanga a riposo, che conosca « quanto è buono il Signore » (Sal 33,9). Che abbia molta cura di tenersi ai piedi di Gesù, con il cuore pieno di amore e con l’anima in pace, senza distogliere gli occhi da lui, attenta a tutte le sue parole, ammirando il suo bel viso ed il suo linguaggio. « La grazia è diffusa sulle sue labbra; egli è il più bello tra i figli dell’uomo » (Sal 44,3), più bello anche degli angeli nella loro gloria. Conosci la tua gioia e rendi grazia, Maria, tu che hai scelto la parte migliore. Beati gli occhi che vedono ciò che vedi, gli orecchi che meritano di ascoltare ciò che ascolti! (Mt 13,16) Quanto sei beata soprattutto di sentire battere il cuore di Dio in questo silenzio nel quale è buono per l’uomo aspettare il suo Signore!

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San Lorenzo da Brindisi

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SAN LORENZO DA BRINDISI

dal sito:

http://www.enrosadira.it/santi/l/lorenzob.htm

 

 SAN LORENZO DA BRINDISI 

 

San Lorenzo da Brindisi si chiamava in realtà Giulio Cesare Russo e nacque nella città pugliese il 22 luglio 1559 da Guglielmo Russo ed Elisabetta Masella. Ancora fanciullo divenne orfano di padre. Studiò nelle scuole esterne dei Francescani Conventuali di San Paolo Eremita in Brindisi. Tra il 1565 e il 1567 prese l’abito dei conventuali, passando così alla scuola per oblati e candidati alla vita religiosa. L’usanza dei Conventuali di far predicare i fanciulli in alcune solennità fa iniziare la sua predicazione pubblica. La morte della madre oltre che a lasciarlo solo crea a Giulio notevoli difficoltà economiche,senza per questo ricevere l’aiuto dei parenti, neppure di quel Giorgio Mezosa, che è suo insegnante presso i Conventuali. Il ragazzo quattordicenne si trasferisce allora a Venezia presso uno zio sacerdote, direttore di una scuola privata e curatore dei chierici di San Marco, potendo così proseguire gli studi e maturare la vocazione nell’ordine dei Cappuccini Minori. Il 18 febbraio 1575 veste l’abito francescano e gli è imposto dal vicario provinciale, padre Lorenzo da Bergamo, il suo stesso nome: da quel momento sarà padre Lorenzo da Brindisi. A Padova a seguì gli studi di logica e filosofia e nuovamente a Venezia quelli di teologia. Il 18 dicembre 1582 è ordinato sacerdote. Nel 1589 diviene Vicario Generale dell’Ordine in Toscana, nel 1594 Provinciale di Venezia, nel 1596 secondo Definitore Generale, nel 1598 Vicario Provinciale in Svizzera, nel 1599 nuovamente Definitore Generale. Sempre nel 1599 è posto a guida dei missionari che i cappuccini, su invito del Pontefice, inviano in Germania. Nell’ottobre del 1601 il sacerdoteo chiese di essere uno dei quattro cappellani dediti all’assistenza spirituale delle truppe cattoliche nella guerra contro i turchi. Fu quindi destinato all’accampamento imperiale di Albareale in Ungheria, dove giunse il 9 ottobre e dove si distinse per l’aiuto e per la fermezza durante l’attacco turco. Il 24 maggio 1602, padre Lorenzo, viene eletto Vicario Generale dell’Ordine, con l’impegno di visitare tutte le province dell’ordine. Nel triennio del suo generalato, può tornare anche a Brindisi (1604) dove decide la costruzione di una chiesa con annesso monastero di clausura trovando i finanziatori nel duca di Baviera, nella principessa di Caserta ed in altre personalità conosciute durante i suoi viaggi in Europa, mentre il terreno è quello della sua casa natale. Nel 1618 è a Napoli dove viene convinto dai patrizi napoletani a recarsi in Spagna per esporre al re Filippo III le malversazioni del vicerè don Pietro Giron, duca di Ossuna. Il 26 maggio 1619, evitato l’agguato di sicari ed ostacoli di varia natura, padre Lorenzo viene ricevuto alla corte di Filippo III. Al termine del colloquio col sovrano per conferma le sue parole profetizza al re la propria morte imminente e che se il sovrano non avesse provveduto ai propri sudditi, sarebbe deceduto entro due anni. Il 22 luglio del 1619, probabilmente avvelenato, il frate brindisino moriva. Il 31 marzo 1621, come profetizzato, si spegneva anche Filippo III, che aveva ignorato le richieste napoletane e aveva favorito il vicerè Ossuna. Nel 1783 Padre Lorenzo viene beatificato da papa Pio VI e nel 1881 canonizzato da papa Leone XIII. Nel 1959 viene proclamato dottore della chiesa, col titolo di « doctor apostolicus », da papa Giovanni XXIII.

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L’Austria prepara la visita di Benedetto XVI, dal 7 al 9 settembre prossimo

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11487?l=italian

L’Austria prepara
la visita di Benedetto XVI, dal 7 al 9 settembre prossimo

VIENNA, venerdì, 20 luglio 2007 (ZENIT.org).-

In preparazione della visita del Papa in Austria, dal 7 al 9 settembre prossimo, in occasione dell’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell, fervono le iniziative nella Chiesa cattolica.
Sin dallo scorso 8 dicembre i fedeli hanno iniziato una “grande novena” di nove mesi per preparasi spiritualmente in vista di questo viaggio apostolico di Benedetto XVI, il cui motto è « Guardare Cristo ».

A Mariazell, i Vescovi austriaci convocati per la riunione estiva hanno pubblicato una Lettera pastorale con la quale ricordano che l’arrivo del Santo Padre è un “grande regalo spirituale, donato alla Chiesa austriaca”, che “attirerà l’attenzione di tutto il mondo”.

Nella stessa Lettera i presuli invitano anche tutti i giovani a partecipare, dal 12 al 15 agosto, ad un pellegrinaggio internazionale dei giovani cristiani di tutta l’Austria e dell’Europa centrale a Mariazell.

“Noi Vescovi – scrivono – pregheremo con i giovani, faremo festa e parteciperemo ai loro dialoghi”.

Un altro evento preparatorio, dopo il Simposio ecumenico che Mariazell ha accolto dal 18 al 19 marzo scorso, sarà la partecipazione dei delegati austriaci delle Chiese cristiane alla III Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu in Romania, dal 4 al 9 settembre 2007.

Sempre in vista della visita del Santo Padre, le Pontificie Opere Missionarie in Austria, in collaborazione con l’arcidiocesi di Vienna ed altre realtà cattoliche, chiedono ai fedeli di pregare lo Spirito Santo “per i frutti permanenti della visita del Papa”.

Sulla web ufficiale dell’evento (www.mariazell2007.at) è inoltre disponibile del materiale per la riflessione, ispirato al Vangelo di Luca e agli Atti degli Apostoli.

Mariazell, una piccola località di montagna, situata a circa 870 metri di altitudine e che conta circa 2.000 abitanti, è ubicata nel cuore dell’Austria, a 160 chilometri a sud-est di Vienna, e riceve ogni anno un milione di pellegrini provenienti da Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Croazia. 

Padre Bossi, un missionario che testimonia Gesù: una grande verità taciuta

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11489?l=italian

Padre Bossi, un missionario che testimonia Gesù: una grande verità taciuta

 Di padre Piero Gheddo, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere 

ROMA, venerdì, 20 luglio 2007 (ZENIT.org).

 Riportiamo di seguito la parte conclusiva di un intervento di padre Piero Gheddo – missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) – a Radio Maria del 16 luglio, come riflessione sul senso della missione dopo la vicenda che ha coinvolto padre Giancarlo Bossi, il sacerdote rapito il 10 giugno scorso nell’arcipelago meridionale di Mindanao (Filippine) e liberato dopo 39 giorni di sequestro.

Il testo è stato pubblicato dall’agenzia “AsiaNews”

* * * Fin da quando era seminarista, padre Giancarlo Bossi diceva a tutti che voleva essere missionario per condividere la vita dei poveri e dare una testimonianza radicale di Vangelo.

Infatti, il superiore del Pime nelle Filippine, padre Giovanni Battista Sandalo, così lo descrive: « A Payao la sua gente lo chiama il gigante buono, perché è disponibile per tutti, parla con tutti, ama molto il contatto con la gente ed è molto amato. È un uomo di poche parole, tranquillo, ma un lavoratore eccezionale, che ha sempre coniugato il lavoro manuale con la sua vita spirituale. A Payao gli hanno dedicato una strada, la ‘Father Giancarlo Bossi Street’, quella che conduce alla chiesa: è il più bel regalo che potevano fargli ».

« Uno dei suoi sogni – continua padre Sandalo – è quello di andare a vivere in un villaggio, come testimone della radicalità del Vangelo: viene da una famiglia di contadini e voleva fare il contadino. Il progetto consisteva nel comperare un pezzo di terra e coltivarla con alcuni contadini del luogo, secondo metodi e strumenti più moderni.

Padre Giancarlo dice sempre di sentirsi ricco quando vive in mezzo ai poveri, per questo voleva condividere la vita della sua stessa gente. Un’utopia forse, ma per lui la vita va guadagnata con il sudore della fronte, come del resto ha sempre fatto nelle sue varie parrocchie. Insomma, una vita semplice e povera, perché dice che una vita così permette di riscoprire i valori più profondi come la preghiera quotidiana, soprattutto quella contemplativa ».

« È riuscito per un certo periodo a realizzare questo sogno avendo fatto un’esperienza simile sulle montagne di Dominitag, una decina di anni fa, vivendo in una povera comunità di contadini. Là si è fatto aiutare a costruire la sua casetta di legno, si faceva da mangiare, diceva Messa nella vicina cappella e aveva iniziato a coltivare il riso. Poi è stato chiamato dai superiori ad altri impegni ».

I confratelli del Pime nelle Filippine hanno scritto di lui: « Padre Giancarlo è diventato il punto di riferimento per molti, per la sua capacità di essere il testimone del Regno di Dio non attraverso grandi progetti, bensì con la sua capacità di ascolto nei confronti di tutti. Insieme ringraziamo il Padre per il dono che Giancarlo è per ciascuno di noi. La sua persona, la sua capacità di ascoltare, il suo entrare in simpatia con quanto gli sta attorno, la sua voglia di essere testimone della vita del Padre sono segni che manifestano che la vita è dono da condividere con gli altri ».

Si parla dei missionari solo quando c’è un martire, o un sequestrato, o un fatto grave e negativo di cui i missionari sono vittime.

Ogni anno vengono uccisi dai 30 ai 35 missionari, in media. Eccetto alcuni casi, come quello di padre Santoro in Turchia, di loro si parla poco e solo per i fatti di sequestri o martirio.

Perché non si parla dei moltissimi padri Bossi che sono pronti a dare la vita per gli altri in ogni situazione del mondo non cristiano, anche in quelle molto difficili e pericolose? Perché i 13.000 missionari italiani nel mondo non sono quasi più ricordati, se non in fatti straordinari e negativi?

Io credo che bisognerebbe prestare più attenzione a questi italiani che dimostrano di amare il loro popolo, a volte fino a rischiare la vita. Lo stesso padre Giancarlo Bossi, senza voler idealizzare l’uomo, credo che sia un esempio per tutti. Vi spiego perché…

1) Giancarlo è stato un giovane come gli altri, aveva la vita da spendere, sentiva anche lui le passioni e le aspirazioni dei giovani, poteva fidanzarsi, sposarsi. L’educazione cristiana ricevuta in famiglia, in parrocchia, in oratorio, l’ha reso disponibile ad ascoltare e rispondere positivamente alla chiamata del Signore. È diventato missionario nel Pime, ha consacrato la sua vita a Cristo e alla missione della Chiesa nel mondo. Il Signore chiama molti giovani e ragazze a seguirlo: troppo pochi rispondono di sì. In Italia e nel mondo
la Chiesa manca drammaticamente di preti e di suore. Giancarlo è un esempio di come un giovane consacra la vita a Dio e al prossimo.

2) Si parla spesso dell’abisso fra Nord e Sud del mondo. E la soluzione che si propone è sempre e quasi solo quella di mandare soldi e macchine. Non si ricorda quasi mai l’opera dei missionari e dei volontari laici che vanno ad educare e realizzano lo sviluppo trasformando l‘uomo, la famiglia, i costumi.

Lo sviluppo di un popolo viene soprattutto dall’educazione e l’educazione è opera di lungo respiro. Ecco perché chi dona qualche anno o tutta la vita ai più poveri andrebbe proposto a modello per i giovani che vogliono aiutare chi ha fame o è vittima di dittature e di guerre. Mandare molti soldi ad un popolo analfabeta, a meno si tratti di emergenze come una carestia o profughi di una guerra, non crea sviluppo, ma corruzione! La molla per lo sviluppo viene dall’educazione, nella formazione dell’uomo.

Padre Giancarlo Bossi, nelle parrocchie in cui ha lavorato, ha creato scuole e cooperative di lavoro, ottenendo due scopi: aprire le menti al mondo moderno e formare la sua gente a superare le divisioni ed a collaborare, condividere, essere attenti al bene pubblico. Un grande missionario della Birmania padre Gaziano Calogero, diceva: « Prima facciamo la scuola e poi la chiesa. Perché la chiesa senza la scuola non serve »: poi ha fatto anche molte chiese: ma capiva che senza dare a popoli arretrati un’educazione adeguata, non si può creare sviluppo e nemmeno formare dei veri cristiani.

In sintesi, i missionari come padre Bossi andrebbero fatti conoscere nelle scuole, nelle parrocchie, nei associazioni e gruppi giovanili, nei « mass media », per dare degli esempi positivi di come il mondo ricco può collaborare con i popoli poveri.

Noi stiamo soffocando nella nostra abbondanza, altri muoiono perché non hanno nulla o ben poco. I cinesi hanno questo proverbio spesso citato: « Se vedi un uomo che ha fame non dargli un pesce, ma insegnagli a pescare ». Ma chi, dal mondo ricco, va in quello povero per insegnare ed educare? Ecco l’esempio dei missionari! L’Italia manda soldi, macchine, commerci, ma sempre meno uomini e donne che sappiano affrontare sacrifici e pericoli per amore all’uomo!..

Una grande verità si è taciuta parlando di padre Bossi: è un missionario che testimonia e annunzia Gesù Cristo.

Diceva Paolo VI: « Senza Cristo, non esiste un vero umanesimo ». Nella nostra Italia ci lamentiamo tutti che non c’è più fede, non c’è più religione, non c’è più cordialità, c’è troppo egoismo, immoralità, le famiglie si dividono, i giovani, si dice, sono fiacchi e senza ideali. Ma a che serve lamentarsi? Questa è la società che abbiamo creato noi anziani e adulti. Com’è possibile che un giovane cresca con ottimismo e speranza, abbia grandi ideali, se ogni giorno riceve solo informazioni e modelli di eroi negativi dal cinema, dai fumetti, dalle televisioni, dalla scuola, dai discorsi comuni che si fanno?

Ecco perché l’esempio dei missionari è importante anche per noi: la società italiana ha bisogno di testimoni e di annunciatori di Cristo per migliorare la nostra condizione umana. La società italiana ha in parte abbandonato Dio e ci ritroviamo ad avere famiglie sempre meno capaci di educare i giovani.

I missionari come padre Giancarlo Bossi, rischiano la vita per Cristo. Padre Igino Mattarucco, missionario per più di quarant’anni in Birmania scriveva: « Da sempre i missionari hanno svolto opera sociale di aiuto agli affamati e ai poveri, hanno condiviso la loro povera vita, hanno difeso gli oppressi, le minoranze, i perseguitati per qualsiasi motivo. Ma io ho toccato con mano che il contributo essenziale, fondamentale che il missionario e
la Chiesa danno alla crescita di un popolo e alla liberazione da ogni oppressione non è tanto l’aiuto economico o tecnico, quando l’annunzio di Cristo, la fede in Cristo. Perché è Gesù Cristo che libera, che salva, che trasforma dal profondo la persona, la famiglia, il villaggio; è Gesù Cristo che « cambia il cuore » nel senso di una maggiore umanità, di un minore egoismo personale ».

Nel « Libretto Rosso » di Mao Tze Tung si legge: « La vera rivoluzione è cambiare il cuore dell’uomo »; Mao si illudeva di aver cambiato, con la polizia e i campi di lavoro forzato, il cuore dei cinesi, rendendoli da egoisti ad altruisti. Ma la sua impresa è fallita, dopo aver causato alla Cina decine di milioni di vittime. Morto Mao il 9 settembre 1976, i cinesi sono tornati ad essere uomini col « peccato originale », cioè egoisti e oggi non esiste capitalismo più selvaggio di quello che c’è in Cina! Lo dicono i nostri missionari del Pime che vivono e lavorano in Cina.

Gesù Cristo cambia il cuore dell’uomo col suo esempio e la sua parola: « Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per il proprio amico ». Gesù scende nel profondo dei cuori e opera con la sua grazia quella trasformazione senza la quale non si può parlare di vero umanesimo, di vera liberazione e di vero sviluppo. Anche il nostro non è vero sviluppo perché manchiamo di Cristo!

Le vocazioni missionarie diminuiscono. Vent’anni fa i missionari italiani erano 15.000. Adesso pare che, secondo una statistica della fondazione « Missio », cioè le Pontificie opere missionarie, siano solo 13.000. Sono certamente diminuiti e gli istituti missionari maschili e femminili sopravvivono solo perchè hanno vocazioni dalle giovani Chiese da loro fondate: se fosse solo per i missionari e le suore italiani dovrebbero dichiarare fallimento.

Eppure le richieste dalle giovani Chiese sono in aumento. Ogni istituto missionario ne riceve tante da ogni parte del mondo. Il Pime ha iniziato una nuova missione nel deserto dell’Algeria, fra popoli musulmani: non per convertire a Cristo, ma solo per dare testimonianza di amore all’uomo, di dialogo e di aiuto ai più poveri e abbandonati, di vita spesa per gli altri secondo il Vangelo.

Vorrei dire ai giovani: voi avete tutta la vita da spendere e state pensando a cosa potrete fare da adulti. Pregate il Signore che vi illumini e se vi chiama a seguirlo, anche attraverso la testimonianza di padre Giancarlo Bossi, non ditegli di no: la vostra vita sarà piena, realizzata, felice.

Non pensate che se Gesù vi chiama, vi chiede un sacrificio. No, vi fa un grande dono di cui capirete l’importanza a poco a poco, se con l’aiuto di Dio rimanete fedeli alla sua chiamata. E capirete anche che donarsi totalmente a Dio e alla missione della Chiesa è il modo migliore di spendere la propria vita per i popoli più bisognosi. 

buona notte

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« Ecco il mio servo… Non contenderà, né griderà »

Tertulliano (155? – 220?), teologo
Contro Marcione, III, 2, 27 ; PL II, 316-317

« Ecco il mio servo… Non contenderà, né griderà »

Dio non poteva vivere con gli uomini, senza assumere un modo umano di pensare e di agire. Per questo ha velato sotto l’umiltà lo splendore della sua maestà, che la debolezza umana non avrebbe potuto sopportare. Questa non era degna di lui, ma era necessaria all’uomo, e di conseguenza diveniva degna di Dio. Nulla infatti è tanto degno di Dio quanto la salvezza dell’uomo…

Quanto viene perso da Dio, viene guadagnato dall’uomo. Cosicché tutti gli abbassamenti che il mio Dio ha sopportato per essere vicino a noi sono il sacramento della salvezza degli uomini. Dio agiva con gli uomini, perché loro imparassero ad agire in modo divino. Dio trattava l’uomo da pari a pari, perché l’uomo potesse agire da pari a pari con Dio. Dio si è fatto piccolo perché l’uomo diventasse grande.

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