Archive pour le 5 juillet, 2007

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno geranio%20imperiale

nome botanico:Pelargonium grandiflorum

nome comune: geranio imperiale

famiglia:Geraniaceae

http://www.leserre.it/enciclopedia419/geraniaceae/geranio_imperiale/pelargonium_grandiflorum.html

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« Mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori ! »

San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Dicorsi, 30 : PL 52, 285-286

« Mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori ! »

Dio è accusato di chinarsi verso l’uomo, di sedersi accanto al peccatore, di avere fame della sua conversione e sete del suo ritorno, di prendere il cibo della misericordia e la coppa della benevolenza. Eppure Cristo, fratelli miei, è venuto al pranzo; la Vita è venuta al convito per fare vivere insieme con sé quelli che erano destinati alla morte; giacque la Risurrezione perché coloro che giacevano si alzassero dalle loro tombe; la Bontà si è abbassata per elevare i peccatori al perdono; Dio è venuto all’uomo perché l’uomo giungesse a Dio; il Giudice è venuto al pranzo dei colpevoli per sottrare l’umanità dalla sentenza di condanna; il medico è venuto dai malati per ristabilirli mangiando con loro; il buon pastore ha chinato la spalla per riportare la pecora perduta all’ovile della salvezza.

« Mangia in compagnia dei pubblicani e dei peccatori ». Ma chi è peccatore se non colui che rifiuta di vedersi tale? Non è forse affondare nel proprio peccato, e a dire il vero, identificarsi con esso, il cessare di vedersi peccatore? E chi è ingiusto se non colui che si giudica giusto?… Su, fariseo, confessa il tuo peccato, e potrai venire a mensa con Cristo; per te Cristo si farà pane, questo pane che verrà spezzato per il perdono dei tuoi peccati; Cristo diverrà per te il calice, questo calice che verrà versato per la remissione delle tue colpe. Su fariseo, condividi la mensa dei peccatori, e Cristo condividerà la tua mensa; riconosci che sei peccatore, e Cristo mangerà con te; entra con i peccatori al banchetto del tuo Signore, e potrai non essere più peccatore; entra con il perdono di Cristo nella casa della misericordia

Gesù e i bambini

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http://blog.libero.it/calendario/view.php?id=calendario&mm=0&gg=070611

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Il Papa: «Basilio modello di pietà, costruttore del regno di Dio»

dal sito on line del giornale « Avvenire »:

Il Papa: «Basilio modello di pietà, costruttore del regno di Dio» 

Ieri Benedetto XVI ha parlato del santo vescovo del IV secolo, maestro del monachesimo, attento agli ultimi e sapiente riformatore liturgico 

L’Udienza Del Mercoledì  

Cari fratelli e sorelle!
Oggi vogliamo ricordare uno dei grandi Padri della Chiesa, san Basilio, definito dai testi liturgici bizantini un «luminare della Chiesa». Fu un grande vescovo del IV secolo, a cui guarda con ammirazione tanto
la Chiesa d’Oriente quanto quella d’Occidente per la santità della vita, per l’eccellenza della dottrina e per la sintesi armonica di doti speculative e pratiche. Egli nacque attorno al 330 in una famiglia di santi, «vera Chiesa domestica», che viveva in un clima di profonda fede. Compì i propri studi presso i migliori maestri di Atene e di Costantinopoli. Insoddisfatto dei suoi successi mondani, e accortosi di aver sciupato molto tempo nelle vanità, egli stesso confessa: «Un giorno, come svegliandomi da un sonno profondo, mi rivolsi alla mirabile luce della verità del Vangelo…, e piansi sulla mia miserabile vita» (cfr Ep. 223: PG 32,824a). Attirato da Cristo, cominciò a guardare verso di Lui e ad ascoltare Lui solo (cfr Moralia 80,1: PG 31,860bc). Con determinazione si dedicò alla vita monastica nella preghiera, nella meditazione delle Sacre Scritture e degli scritti dei Padri della Chiesa, e nell’esercizio della carità (cfr Epp. 2 e 22), seguendo anche l’esempio della sorella, santa Macrina, che già viveva nell’ascetismo monacale. Fu poi ordinato sacerdote e infine, nel 370, vescovo di Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Turchia.

Mediante la predicazione e gli scritti svolse un’intensa attività pastorale, teologica e letteraria. Con saggio equilibrio seppe unire insieme il servizio alle anime e la dedizione alla preghiera e alla meditazione nella solitudine. Avvalendosi della sua personale esperienza, favorì la fondazione di molte «fraternità» o comunità di cristiani consacrati a Dio, che visitava frequentemente (cfr Gregorio Nazianzeno, Oratio 43,29 in laudem Basilii: PG 36,536b). Con la parola e con gli scritti, molti dei quali sono giunti fino a noi (cfr Regulae brevius tractatae, Proemio: PG 31,1080ab), li esortava a vivere e a progredire nella perfezione. Alle sue opere hanno attinto anche vari legislatori del monachesimo antico, tra cui san Benedetto, che considerava Basilio come il suo maestro (cfr Regula 73,5). In realtà, san Basilio ha creato un monachesimo molto particolare: non chiuso alla comunità della Chiesa locale, ma ad essa aperto. I suoi monaci facevano parte della Chiesa locale, ne erano il nucleo animatore che, precedendo gli altri fedeli nella sequela di Cristo e non solo nella fede, mostrava la ferma adesione a Lui – l’amore per Lui – soprattutto in opere di carità. Questi monaci, che avevano scuole ed ospedali, erano al servizio dei poveri ed hanno così mostrato la vita cristiana nella sua completezza. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, parlando del monachesimo, ha scritto: «Si ritiene da molti che quella struttura capitale della vita della Chiesa che è il monachesimo sia stata posta, per tutti i secoli, principalmente da san Basilio; o che, almeno, non sia stata definita nella sua natura più propria senza il suo decisivo contributo» (Lettera Apostolica Patres Ecclesiae 2).

Come vescovo e pastore della sua vasta diocesi, Basilio si preoccupò costantemente delle difficili condizioni materiali in cui vivevano i fedeli; denunciò con fermezza i mali; si impegnò a favore dei più poveri ed emarginati; intervenne anche presso i governanti per alleviare le sofferenze della popolazione, soprattutto in momenti di calamità; vigilò per la libertà della Chiesa, contrapponendosi anche ai potenti per difendere il diritto di professare la vera fede (cfr Gregorio Nazianzeno, Oratio 43,48-51 in laudem Basilii: PG 36,557c-561c). A Dio, che è amore e carità, Basilio rese una valida testimonianza con la costruzione di vari ospizi per i bisognosi (cfr Basilio, Ep. 94: PG 32,488bc), quas i una città della misericordia, che da lui prese il nome di Basiliade (cfr Sozomeno, Historia Eccl. 6,34: PG 67,1397a). Essa sta alle origini delle moderne istituzioni ospedaliere di ricovero e cura dei malati.

Consapevole che «la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa, e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum Concilium 10), Basilio, pur preoccupato di realizzare la carità che è il contrassegno della fede, fu anche un sapiente «riformatore liturgico» (cfr Gregorio Nazianzeno, Oratio 43,34 in laudem Basilii: PG 36,541c). Ci ha lasciato infatti una grande preghiera eucaristica [o anafora] che da lui prende nome, e ha dato un ordinamento fondamentale alla preghiera e alla salmodia: per suo impulso il popolo amò e conobbe i Salmi, e si recava a pregarli anche nella notte (cfr Basilio, In Psalmum 1,1-2: PG 29,212a-213c). E così vediamo come liturgia, adorazione, preghiera vadano insieme con la carità, si condizionino reciprocamente.

Con zelo e coraggio Basilio seppe opporsi agli eretici, i quali negavano che Gesù Cristo fosse Dio come il Padre (cfr Basilio, Ep. 9,3: PG 32,272a; Ep. 52,1-3: PG 32,392b-396a; Adv. Eunomium 1,20: PG 29,556c). Similmente, contro coloro che non accettavano la divinità dello Spirito Santo, egli sostenne che anche lo Spirito è Dio, e «deve essere con il Padre e il Figlio connumerato e conglorificato» (cfr. De Spiritu Sancto: SC 17bis, 348). Per questo Basilio è uno dei grandi Padri che hanno formulato la dottrina sulla Trinità: l’unico Dio, proprio perché è Amore, è un Dio in tre Persone, le quali formano l’unità più profonda che esista, l’unità divina.

Nel suo amore per Cristo e per il suo Vangelo, il grande Cappadoce si impegnò anche a ricomporre le divisioni all’interno della Ch iesa (cfr Epp. 70 e 243), adoperandosi perché tutti si convertissero a Cristo e alla sua Parola (cfr De iudicio 4: PG 31,660b-661a), forza unificante, alla quale tutti i credenti devono ubbidire (cfr ibid. 1-3: PG 31,653a-656c).

In conclusione, Basilio si spese completamente nel fedele servizio alla Chiesa e nel multiforme esercizio del ministero episcopale. Secondo il programma da lui stesso tracciato, egli divenne «apostolo e ministro di Cristo, dispensatore dei misteri di Dio, araldo del regno, modello e regola di pietà, occhio del corpo della Chiesa, pastore delle pecore di Cristo, medico pietoso, padre e nutrice, cooperatore di Dio, agricoltore di Dio, costruttore del tempio di Dio» (cfr Moralia 80,11-20: PG 31,864b-868b).

È questo il programma che il santo vescovo consegna agli annunciatori della Parola – ieri come oggi -, un programma che egli stesso si impegnò generosamente a mettere in pratica. Nel 379 Basilio, non ancora cinquantenne, consumato dalle fatiche e dall’ascesi, ritornò a Dio, «nella speranza della vita eterna, attraverso Gesù Cristo Signore nostro» (De Baptismo 1,2,9). Egli fu un uomo che visse veramente con lo sguardo fisso a Cristo, un uomo dell’amore per il prossimo. Pieno della speranza e della gioia della fede, Basilio ci mostra come essere realmente cristiani.

 

 

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DANZA SACRA: L’ORIGINE DELLA DANZA SACRA

dal sito: 

http://www.sanbiagio.org/lectio/pentateuco/benedizione_melchisedek.htm

DANZA SACRA 

L’origine della danza sacra 

Da tempo immemorabile musica e danza, così come il rituale religioso, sono stati importanti per il giudaismo.
La bibbia riporta numerosi esempi, incluso un versetto dai Salmi « Lodatelo col salterio e con l’arpa, lodatelo col tamburo e la danza ». Con la nascita del Chassidismo il vero spirito della danza ebraica si rivitalizzò.
La Bibbia dice inoltre « E tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima ». Che modo migliore di elevare lo spirito umano alle altezze celesti, per ricevere il suo spirito, se non attraverso l’espressione gioiosa del canto e della danza?
Questo ispirò i Chassidim ad impregnare la loro fede con canti e danze. Come diceva un discepolo: « Un uomo che aspira alle più elevate altezze deve raggiungerle attraverso gli altri con il loro aiuto e aiutandoli. Se tutti i figli di Israele unissero le loro mani, formerebbero una catena che toccherebbe il trono celeste ».
Infatti i Chassidim si tengono per mano. Dall’ondeggiare della testa e del tronco agli accentuati movimenti dei piedi, essi si tengono l’un l’altro con le mani sulle spalle o alla cintura con un entusiasmo e un senso di comunione caratteristici della gente comune. La loro danza non è un passatempo sociale ma una forma di servizio sacro. Non sono permesse né le danze miste nè le preghiere miste. Di solito, solo gli uomini danzano durante il rito religioso poiché è detto nella legge ebraica ortodossa che gli uomini e le donne non faranno festa né porteranno il lutto insieme. Nel vortice della danza estatica le distinzioni sociali e religiose scompaiono: mercanti e mendicanti, maestri e laici sono uniti ed edificati. 

 

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Reclusi in carceri spagnole percorreranno il Cammino di Santiago de Compostela

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11330?l=italian

 

Reclusi in carceri spagnole percorreranno il Cammino di Santiago de Compostela

 

 BARCELLONA, mercoledì, 4 luglio 2007 (ZENIT.org).- Gruppi di reclusi, funzionari, cappellani e volontari provenienti da diverse carceri spagnole percorreranno quest’estate a piedi il Cammino di Santiago, ha reso noto il cappellano che accompagnerà, per il quarto anno, il gruppo di Barcellona, José María Carod.

“Fare il Cammino – ha spiegato Carod – è il modo migliore di contribuire alla riabilitazione e al reinserimento perché il Cammino di Santiago colpisce tutti, non è una rotta culturale né sportiva, ma un pellegrinaggio nella vita interiore e nella vita di fede”.

“La sofferenza, la capacità di sopportazione, la rinuncia per aiutare gli altri, la condivisione, l’ammirazione per la natura, la riflessione, la solidarietà negli alloggi… entrano dentro”, ha poi aggiunto.

I reclusi provengono dal carcere di Nanclares de Oca (a 15 chilometri da Vitoria), da quello giovanile della Trinidad di Barcellona e da quello di Albacete.

Il gruppo dal carcere di Trinidad, formato da cinque giovani reclusi, quattro volontari, un cappellano e una criminologa, inizierà giovedì mattina il suo viaggio, di 113 chilometri, da Sarria a Santiago, in cinque tappe durante le quali ci saranno momenti riservati al silenzio e alla riflessione.

Il gruppo di Albacete, formato da quattro carcerati adulti, tre funzionari di vigilanza e due volontari, è partito questo martedì per percorrere lo stesso tratto.

L’attività fa parte del programma penitenziario, ma non riscatta le pene, come nel caso del progetto Oitoken, che dal 1982 offre questa possibilità a giovani reclusi del Belgio che si recano in Spagna per il Cammino di Santiago.

In Spagna, il decano del Collegio degli Avvocati di Sabadell, Manuel Hernández, ha proposto questa possibilità, anche se non è stata presentata la richiesta al Ministero della Giustizia. Il segretario del Collegio, Miquel Fernández, ha dichiarato questo mercoledì all’agenzia cattolica “Veritas” che la prospettiva delle riforme legislative del Codice Penale e della Legge Criminale ha ostacolato il corso di questa richiesta per commutare le pene ai giovani, ma ha aggiunto che Hernández potrebbe riprendere l’iniziativa. 

 

di nuovo buona notte

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