Archive pour le 18 juillet, 2007

Il Colosseo nei viaggi di Goethe

Il Colosseo nei viaggi di Goethe dans immagini belle Colosseum_Frommel__800x649_

una veduta del Colosseo, sul sito tedesco dedicato a Goethe non c’è la data, ma presumo che la datazione si riferisca ai viaggi di Goethe a Roma, su un sito italiano ho trovato questa indicazione: Lo studioso tedesco Johann Wolfgang v.GGoethe (1749-1832) soggiornò a Roma tra il 1786 e il 1788 per circa un anno e mezzo. Aveva quasi quarant’anni e il Viaggio in Italia segna per lui una sensibile rinascita (« Wiedergeburt ») alla ricerca della sua perfezione di intellettuale e di artista

sito tedesco:

http://www.goethezeitportal.de/index.php?id=rom_colosseum_pk

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DI MONS. GIANFRANCO RAVASI “LUCE”

dal sito:

http://www.novena.it/ravasi/2006/122006.htm

DI MONS. GIANFRANCO RAVASI “LUCE”

La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce.  (Giovanni 3,19 )«Dio disse: Sia lucel E la luce fu» (Genesi 1,3).

 Da questa irradiazione che squarcia la tenebra del nulla si dipana per tutta
la Bibbia un filo luminoso che ne pervade tutte le pagine. «Dio è luce», dichiara san Giovanni nella sua Prima Lettera (1,5), svelando così un valore simbolico altissimo di questa realtà fisica. Cristo si presenta come «luce del mondo», mentre il celebre prologo del quarto Vangelo lo dipinge nel suo ingresso nella storia e nel mondo come «la luce vera che illumina ogni uomo». E a Nicodemo Gesù confermerà che «la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere» (Gv 3,19-20).

La luce è in tutte le religioni un simbolo divino perché riassume in sé due aspetti fondamentali di Dio: egli è trascendente, e la luce è appunto esterna a noi e ci supera; ma egli è anche presente nella storia umana e nella creazione, proprio come la luce che ci avvolge, ci riscalda, ci pervade e ci rivela. Per questo anche il fedele diventa luminoso: si pensi al volto di Mosè irradiato di luce, dopo essere stato in dialogo col Signore sulla vetta del Sinai. Anche il cristiano è invitato da Cristo (che sul monte della Trasfigurazione apparirà abbagliante di luce) a essere una lucerna posta sul lucerniere perché rischiari le tenebre circostanti: «Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Matteo 5,14-16).

Anche lo spazio e la storia umana sono intrisi di luce quando sono visitati da Dio. Pensiamo, ad esempio, all’era messianica cantata da Isaia: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in una terra tenebrosa una luce rifulse» (9,1). La terra è bagnata dalla luce simbolica di Dio, lo è soprattutto la città santa: «Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla su dite. Ecco, le tenebre ricoprono la terra e una nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su te risplende il Signore, la sua gloria rifulge su te. Allora i popoli cammineranno alla tua luce e i re allo splendore della tua aurora» (60,1-3).

In quest’ultima strofa isaiana. come in molte altre pagine bibliche, vediamo profilarsi il contrasto tra luce e tenebra. fl buio è la negazione dell’essere, della vita, del bene, della verità. Per questa ragione gli inferi, che sono l’antipodo della luce celeste, sono immersi nell’oscurità, sono «il paese delle tenebre e delle ombre mortali, il paese della caligine e dell’opacità, dell’oscurità e del caos, in cui la stessa luce è tenebra fonda» (Giobbe 10,2 1-22). Eppure lo sguardo di Dio riesce a perforare anche l’oscurità: «Nemmeno le tenebre per te sono oscure e la notte è chiara come il giorno, per te le tenebre sono come la luce» (Salmo 139,12).

La Gerusalemme celeste, meta ultima della storia, non avrà più né tenebra né luci come il sole e le lampade, perché su di essa sfolgorerà un nuovo sole e una nuova luce: «Non vi sarà più notte e non ci sarà più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Apocalisse 22,5).

LE PAROLE PER CAPIRE

SINEDRIO - Termine greco che indica un “consesso” e che è stato adottato per designare il consiglio supremo che reggeva la comunità ebraica. Comprendeva 70 membri più il presidente, che era il sommo sacerdote in carica, I seggi erano divisi secondo tre classi: gli ex sommi sacerdoti e l’alto clero; gli “anziani”, ossia i capi politici; gli “scribi”, cioè i dottori della legge. Gesù fu processato davanti al Sinedrio, presieduto da Caifa. Nicodemo era probabilmente un sinedrita, così come lo era Giuseppe d’Arimatea.

SERPENTE - Considerato in Oriente un simbolo sessuale di fertilità, entra in scena nel racconto del peccato di Genesi 3, ove forse incarna l’idolatria, anche se poi il libro della Sapienza lo identificherà col diavolo, Il serpente di bronzo del deserto, un simbolo dell’efficaci salvifica di Dio contro il veleno, diventa nel Vangelo di Giovanni un emblema di Cristo crocifisso  che salva dal male. 

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Prosegue il riposo di Benedetto XVI in Cadore in serata la preghiera a Stabie. Un pensiero di mons. Ravasi sulla spiritualità della montagna

dal sito:

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=145135 

DI MONS. GIANFRANCO RAVASI “LUCE”La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce. ( Giovanni 3,19 )

«Dio disse: Sia lucel E la luce fu» (Genesi 1,3). Da questa irradiazione che squarcia la tenebra del nulla si dipana per tutta
la Bibbia un filo luminoso che ne pervade tutte le pagine. «Dio è luce», dichiara san Giovanni nella sua Prima Lettera (1,5), svelando così un valore simbolico altissimo di questa realtà fisica. Cristo si presenta come «luce del mondo», mentre il celebre prologo del quarto Vangelo lo dipinge nel suo ingresso nella storia e nel mondo come «la luce vera che illumina ogni uomo». E a Nicodemo Gesù confermerà che «la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere» (Gv 3,19-20).

La luce è in tutte le religioni un simbolo divino perché riassume in sé due aspetti fondamentali di Dio: egli è trascendente, e la luce è appunto esterna a noi e ci supera; ma egli è anche presente nella storia umana e nella creazione, proprio come la luce che ci avvolge, ci riscalda, ci pervade e ci rivela. Per questo anche il fedele diventa luminoso: si pensi al volto di Mosè irradiato di luce, dopo essere stato in dialogo col Signore sulla vetta del Sinai. Anche il cristiano è invitato da Cristo (che sul monte della Trasfigurazione apparirà abbagliante di luce) a essere una lucerna posta sul lucerniere perché rischiari le tenebre circostanti: «Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Matteo 5,14-16).

Anche lo spazio e la storia umana sono intrisi di luce quando sono visitati da Dio. Pensiamo, ad esempio, all’era messianica cantata da Isaia: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in una terra tenebrosa una luce rifulse» (9,1). La terra è bagnata dalla luce simbolica di Dio, lo è soprattutto la città santa: «Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla su dite. Ecco, le tenebre ricoprono la terra e una nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su te risplende il Signore, la sua gloria rifulge su te. Allora i popoli cammineranno alla tua luce e i re allo splendore della tua aurora» (60,1-3).

In quest’ultima strofa isaiana. come in molte altre pagine bibliche, vediamo profilarsi il contrasto tra luce e tenebra. fl buio è la negazione dell’essere, della vita, del bene, della verità. Per questa ragione gli inferi, che sono l’antipodo della luce celeste, sono immersi nell’oscurità, sono «il paese delle tenebre e delle ombre mortali, il paese della caligine e dell’opacità, dell’oscurità e del caos, in cui la stessa luce è tenebra fonda» (Giobbe 10,2 1-22). Eppure lo sguardo di Dio riesce a perforare anche l’oscurità: «Nemmeno le tenebre per te sono oscure e la notte è chiara come il giorno, per te le tenebre sono come la luce» (Salmo 139,12).

La Gerusalemme celeste, meta ultima della storia, non avrà più né tenebra né luci come il sole e le lampade, perché su di essa sfolgorerà un nuovo sole e una nuova luce: «Non vi sarà più notte e non ci sarà più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Apocalisse 22,5).

LE PAROLE PER CAPIRE

SINEDRIO – Termine greco che indica un “consesso” e che è stato adottato per designare il consiglio supremo che reggeva la comunità ebraica. Comprendeva 70 membri più il presidente, che era il sommo sacerdote in carica, I seggi erano divisi secondo tre classi: gli ex sommi sacerdoti e l’alto clero; gli “anziani”, ossia i capi politici; gli “scribi”, cioè i dottori della legge. Gesù fu processato davanti al Sinedrio, presieduto da Caifa. Nicodemo era probabilmente un sinedrita, così come lo era Giuseppe d’Arimatea.

SERPENTE – Considerato in Oriente un simbolo sessuale di fertilità, entra in scena nel racconto del peccato di Genesi 3, ove forse incarna l’idolatria, anche se poi il libro della Sapienza lo identificherà col diavolo, Il serpente di bronzo del deserto, un simbolo dell’efficaci salvifica di Dio contro il veleno, diventa nel Vangelo di Giovanni un emblema di Cristo crocifisso  che salva dal male. 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno baikaltealm8ac

la sarcelle élégante

http://www.aquatechnobel.be/wiki/index.php/Les_canards

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« Proclamo la tua lode »

Beata Elisabetta della Trinità (1880-1906), carmelitana
Il Cielo nella fede

« Proclamo la tua lode »

Siamo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo « a lode della sua gloria » (Ef 1, 6.11.12). Parla così san Paolo, istruito da Dio stesso. Come realizzare questo grande sogno del Cuore del nostro Dio, questo suo volere immutabile sulle nostre anime? Come, in una parola, rispondere alla nostra vocazione e diventare cioè perfette « lodi della gloria » della santissima Trinità?

In cielo, ogni anima è lode di gloria al Padre, al Verbo, allo Spirito Santo, essendo ogni anima fissata nel puro amore, e non vivendo più della propria vita, ma della vita di Dio. Allora lo conosce, dice ancora San Paolo, come anch’essa è conosciuta da lui (1 Cor 13,12); in altri termini, il suo intendimento è l’intendimento di Dio, la sua volontà è la volontà di Dio, il suo amore è l’amore stesso di Dio. In realtà, è lo Spirito di amore e di fortezza che trasforma l’anima; infatti, essendole stato dato per sopperire alla sua mancanza, come dice ancora san Paolo, opera in essa questa gloriosa trasformazione (cfr Rm 8,26)…

Lode di gloria, è un’anima che dimora in Dio, che lo ama di un amore puro e desinteressato, senza cercarsi nella dolcezza di tale amore; è un’anima che lo ama più di tutti i suoi doni, quand’anche non avesse ricevuto nulla da lui… Una lode di gloria è un essere sempre in azione di grazie. Ogni suo atto, ogni suo moto, ogni suo pensiero, ogni sua aspirazione allo stesso tempo la radica più profondamente nell’amore, ed è un’eco del Sanctus eterno

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 18 juillet, 2007 |Pas de commentaires »

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