Archive pour le 14 juillet, 2007

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno LimodorumAbortivum_1

Limodorum abortivum (L.) Swartz

http://www.ipe.csic.es/floragon/ficha.php?genero=Limodorum&especie=abortivum&subespecie=&variedad=

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« Discese dal cielo » (Credo)

San Severio di Antiochia (circa 465-538), vescovo
Discorsi, 89

« Discese dal cielo » (Credo)

« Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico ». Cristo… non ha detto « uno scendeva », bensì « un uomo scendeva », perché il brano concerne tutta l’umanità. Questa, in seguito alla colpa di Adamo, ha lasciato il soggiorno elevato, calmo, senza sofferenza e meraviglioso del paradiso, a buon diritto chiamato Gerusalemme – nome che significa « La Pace di Dio » – ed è disceso verso Gèrico, regione bassa e cava, dove il caldo è soffocante. Gèrico, è il ritmo febbrile della vita di questo mondo, vita che allontana da Dio… Una volta che l’umanità ha imboccato quella vita, lasciando la via retta… il branco dei demoni selvaggi viene ad attaccarla come una banda di briganti. La spogliano del vestito della perfezione, non le lasciano nulla della sua forza d’animo, né della purezza, della giustizia o della prudenza, nulla di ciò che caraterizza l’immagine divina (Gen 1,26), ma dopo averla colpita con i colpi ripetuti dei diversi peccati, la atterrano e la lasciano finalmente mezza morta…

La legge data da Mosè è passata…, ma le è mancata la forza, e non ha potuto condurre l’umanità alla piena guarigione, non ha potuto rialzare l’umanità che giaceva in questo modo… Infatti la Legge offriva dei sacrifici e delle offerte che « non hanno il potere di condurre alla perfezione coloro che si offrono a Dio »… perché « è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri » (Eb 10,1-4)…

Infine, un Samaritano passò accanto. Apposta Cristo dona a se stesso il nome di Samaritano. Infatti… egli è venuto in persona, compiendo il disegno della Legge e mostrando con le sue opere « chi è il prossimo » e cosa significa « amare gli altri come se stesso ».

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Papa Benedetto a Lorenzago di Cadore

Papa Benedetto a Lorenzago di Cadore dans immagini del Papa

Pope Benedict XVI stops briefly during a walk in Stabie, near Passo Mauria, Belluno, Italy, Thursday afternoon, July 12, 2007. The Pontiff began his Alpine vacation Monday in this mountain resort of the Dolomites where he will remain until July 27. Benedict’s private vacation was described as a ‘period of rest,’ although the 80-year-old pontiff has two scheduled appearances, on July 15 and July 22, to deliver the traditional Sunday noon Angelus prayer. (AP Photo),  foto Yahoo USA;

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dal « Mattutino » di Gianfranco Ravasi: « La scottatura d’amore »

dal sito on line del giornale « Avvenire » il « Mattutino » di Gianfranco Ravasi:

07 Luglio 2007 
MATTUTINO 

 

 

LA SCOTTATURA D’AMORE

La notte è silenziosa e nella veste del suo silenzio si nascondono i sogni. La luna è spuntata e con la luna occhi che controllano i giorni. O figlia dei campi, vieni a visitare la vigna degli innamorati. Può darsi che leniremo con quel nettare la scottatura dell’amore.
Le notti estive hanno un fascino che attrae anche le persone più superficiali. Naturalmente a esserne colpiti nell’anima sono per primi i poeti (chi non ricorda quella domanda lacerante di Leopardi alla luna che s’affaccia nel cielo?). Noi oggi siamo ricorsi a un poeta libanese popolarissimo in Italia, Khalil Gibran (1883-1931). Un suo connazionale che è anche un mio amico affezionato, Hafez Haidar, docente di letteratura araba all’università di Pavia, ha raccolto in un delizioso libretto testi e pensieri d’amore di quel poeta (La notte riparlerò d’amore
, Piemme). Da quel volume ho estratto pochi versi che s’adattano alla notte d’estate in cui sto scrivendo queste righe.
Suggestiva è l’immagine del manto delle tenebre in cui si celano i sogni dei dormienti, come è forte la metafora dello sguardo penetrante della luna. Io, invece, pongo l’accento solo sull’espressione finale: «La scottatura d’amore». Anche il Cantico dei cantici dichiara che l’amore ardente è come una fiamma divina le cui vampe sono divoranti (8, 6). Il vero amore non è né melassa sentimentale né mera esplosione dei sensi. È qualcosa che sommuove le profondità dell’anima, donando una gioia suprema ma anche un’inquietudine e un tormento. Dall’amore nascono anche sofferenze, attese, tensioni ed è per questo che si ha bisogno di silenzio, di riflessione, di invocazione per lenirne gli spasimi e per comprenderne il valore trasformante e trasfigurante. No, l’amore non è fatto per gente superficiale e banale.

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Carmelitani, una testimonianza di protezione mariana estesa a tutti i fedeli alla vigilia della festa del Carmelo, novena a Santa Maria in Traspontina

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11419?l=italian

 

Carmelitani, una testimonianza di protezione mariana estesa a tutti i fedeli 

 

ROMA, venerdì, 13 luglio 2007 (ZENIT.org).- Come ogni anno, numerosi fedeli si stanno raccogliendo in questi giorni, in rendimento di grazie, intorno alla Vergine Maria nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo “in Traspontina”, celebrando una novena in preparazione della festa mariana del 16 luglio.

La bella facciata bianca di questa chiesa romana si trova a poca distanza da piazza San Pietro in Vaticano, in Via della Conciliazione.

Dal 7 luglio, ogni giorno un Cardinale diverso sta predicando su Nostra Signora in una Messa vespertina.

Nella sua omelia, sabato scorso, il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede, si è concentrato sul ruolo di Maria nell’accoglienza della Parola di Dio nel mondo.

“L’evangelista Luca situa la manifestazione evangelica della Parola di Dio nel contesto del mistero di Maria – ha detto –. Così che Maria si fa ‘strumento’ con cui Dio riscatta l’uomo dalla schiavitù del peccato e lo conduce all’intimità della comunione con se stesso”.

Allo stesso modo, ha indicato che Maria anche oggi rivela la gloria della presenza di Dio tra noi. Ha inoltre sottolineato che godiamo della sua speciale protezione quando ci consacriamo a lei.

Il sacerdote carmelitano Piero Leta, parroco della chiesa, ha spiegato che questo aspetto della devozione a Nostra Signora del Monte Carmelo è fondamentale nell’identità di tutti i Carmelitani.

“Sono figlio di Maria – ha detto –. Ella è patrona e protettrice di tutti i Carmelitani”.

Padre Leta ha sottolineato che la storia dell’ordine carmelitano è unica, e la sua identità si basa sulla protezione della Madonna del Carmine, apparsa a San Simone Stock nel secolo XIII, durante un’epoca turbolenta per i Carmelitani.

“Come ordine, siamo gli unici a non avere un fondatore”, ha ricordato padre Leta.

Per secoli, ha spiegato, i Carmelitani hanno vissuto come monaci sul Monte Carmelo, dove Elia incontrò Dio. La tradizione carmelitana è stata stabilita da coloro che desideravano vivere lontani dal mondo, per incontrare Dio nel silenzio vissuto come pratica di fede.

Durante l’epoca delle Crociate, i Carmelitani si trasferirono a Roma, dove all’improvviso si trovarono in un contesto particolarmente agitato. Senza un fondatore, e in un ambiente completamente nuovo, l’ordine subì una crisi di identità.


La Santa Sede voleva sopprimerci intorno all’anno 1250, perché non avevamo un fondatore che potessimo identificare, come hanno altri ordini. Noi semplicemente avevamo seguito la tradizione del deserto di Elia ed eravamo devoti alla Madonna del Carmine”, ha spiegato.

Di fronte alla prospettiva della soppressione, i Carmelitani pregarono con fervore Nostra Signora del Carmelo, il cui aiuto non è mai venuto a mancare, e che apparve al monaco carmelitano Simone Stock in Inghilterra con indosso lo scapolare, segno sicuro della sua protezione.

Per questo motivo, padre Leta ha detto che l’origine della devozione è direttamente legata allo scapolare marrone del Carmelo: “Lo scapolare è un segno della nostra consacrazione a Maria come nostra Madre ed è un segno della sua protezione per noi. Apparteniamo a Lei, e chi porta questo scapolare come un segno di consacrazione è identificato da Lei come suo figlio o sua figlia”.

La famiglia carmelitana è fiorita in molti luoghi di tutto il mondo, ha aggiunto padre Leta.

L’estesa devozione dei fedeli che portano lo scapolare marrone come un segno di consacrazione alla Madonna è un dono speciale – per tutti –, affidato ai carmelitani.

Padre Leta ha inoltre ricordato che la chiesa “in Traspontina” è stata un luogo privilegiato di questa devozione dal secolo XVI, quando è stata affidata alla cura dei Carmelitani dopo il sacco di Roma nel 1527 ad opera delle truppe dei lanzichenecchi.

La chiesa stessa è un tesoro d’arte e architettura che rappresenta la storia dell’ordine carmelitano.

Iniziando dall’altare, che rappresenta i profeti Elia ed Eliseo sul Monte Carmelo, i visitatori possono percepire le origini e la crescita dei Carmelitani, e gli elementi del carisma carmelitano che li pongono in un’“oasi del deserto”.

Padre Leta ha spiegato che il Monte Carmelo era un giardino, un’oasi di bellezza e di pace in Terra Santa.

“Nostra Signora è sempre ornata di ‘Flos Carmeli’, i fiori del Carmelo”, ha osservato.

La novena mariana si concluderà domenica, quando l’immagine di Nostra Signora del Carmelo verrà portata in processione per le strade limitrofe. 

 

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Le ricchezze naturali, dono di Dio per tutti, ricorda il Papa nel suo messaggio al Corpo Forestale dello Stato

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11421?l=italian

 

 Le ricchezze naturali, dono di Dio per tutti, ricorda il Papa 

Nel suo messaggio al Corpo Forestale dello Stato 

 

LORENZAGO DI CADORE, venerdì, 13 luglio 2007 (ZENIT.org).- “Dono di Dio per tutti”: così il Papa descrive le ricchezze naturali in un messaggio a quanti proteggono parte di esse, i membri del Corpo Forestale dello Stato.

In un’ulteriore dimostrazione di vicinanza e apprezzamento alla popolazione alpina che lo accoglie nelle sue vacanze, Benedetto XVI ha inviato un messaggio in occasione della festa, giovedì, del patrono del Corpo Forestale, San Giovanni Gualberto.

Destinatario del messaggio papale – diffuso questo venerdì dalla Sala Stampa della Santa Sede – è stato il Vescovo emerito di Belluno-Feltre, monsignor Maffeo Ducoli, in occasione della celebrazione che ha presieduto nella chiesa della Madonna della Neve a Prà Marino (Val Viscende), in presenza dei Forestali del Comando Provinciale di Belluno, dove si trova la località di Lorenzago di Cadore, che ospita il Pontefice in questi giorni.

Hanno partecipato alla celebrazione i membri del Comando Provinciale, insieme ai familiari.

La ricorrenza “acquista, quest’anno, particolare significato perché coincide con il XX anniversario della visita che il mio amato predecessore Giovanni Paolo II compì in codesto tempio, tanto amato dagli abitanti di questa splendida e ridente regione”, sottolinea Benedetto XVI nella sua lettera.

“Per gli uomini del Corpo Forestale non è solo una tradizione il ritrovarsi in questo giorno, ma è anche un’occasione per ristorare spiritualmente l’animo, rinsaldare i vincoli di amicizia e solidarietà”.

“È un’occasione propizia – riconosce – per esprimere il mio apprezzamento ed affetto per i Forestali, certo che vorranno improntare il loro fare allo spirito del servizio per essere vicino alle genti e tutelare al meglio le ricchezze naturali, dono di Dio per tutti”.

Il Papa conclude il suo messaggio affidando la “meritoria opera” del Corpo Forestale a “Maria, Regina del Creato”.

Fondatore dei benedettini di Vallombrosa, San Giovanni Gualberto (995-1073) nacque a Firenze in una famiglia molto facoltosa. Quando era giovane suo fratello venne assassinato e giurò vendetta.

Trovato il colpevole, questi si gettò ai suoi piedi; Giovanni Gualberto lo perdonò: questo cambiò la sua vita. Aveva diciott’anni. Una tradizione racconta che, entrando in una chiesa, vide il Crocifisso chinarsi verso di lui.

Nel 1013 entrò nel monastero benedettino di San Miniato, vicino Firenze, ma in seguito cercò la sua vocazione tra i camaldolesi, prima di ritirarsi, nel 1030, in un eremo.

Si unirono a lui alcuni compagni, con i quali costruì un monastero e redasse una regola. I monaci non potevano abbandonare il monastero; i fratelli cooperatori uscivano solo per far fronte alle necessità della struttura.

Il fondatore morì durante una visita pastorale a Passignano, in Toscana. Era molto apprezzato dal Papa. Sulla sua tomba sono avvenuti numerosi miracoli.

San Giovanni Gualberto sviluppò la scienza della rimboschimento. A lui si deve il bosco di Vallombrosa.

Il soggiorno di Benedetto XVI a Lorenzago di Cadore, dal 9 al 27 luglio, si accompagna a incontri con i residenti nella zona in alcune delle sue uscite.

Giovedì pomeriggio, ad esempio, si è recato inaspettatamente a Valle di Stabie a passeggiare. Di ritorno, alcune persone – attente ai suoi movimenti (e ai giornalisti) –, lo attendevano sulla strada. Il Papa si è fermato, è sceso dalla macchina e ha salutato alcune bambine che gli offrivano dei fiori, ha raccontato l’inviato di “Avvenire” a Lorenzago, Salvatore Mazza.

Nel corso della sua passeggiata, il Santo Padre ha percorso a piedi il sentiero e ha visitato una famiglia in un rifugio alpino. Lino e sua moglie Celestina lo hanno accolto in casa. Vi era stato anche Giovanni Paolo II nel 1998, e anch’egli si era trattenuto a parlare con la coppia.

Mazza ha sottolineato che “la giornata del Papa viene decisa di volta in volta”.

Mercoledì prossimo è atteso l’arrivo, a Cadore, del segretario di Stato del Papa, il Cardinale Tarcisio Bertone, che pronuncerà una conferenza sul primo anno del suo incarico accanto a Benedetto XVI. 

 

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