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Benedetto XVI presenta la figura di Romano il Melode

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Benedetto XVI presenta la figura di Romano il Melode

Intervento all’Udienza generale del mercoledì

CITTA’ DEL VATICANO, mercoled

ì, 21 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo le parole pronunciate questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale in piazza San Pietro dove ha incontrato i pellegrini e i fedeli giunti dallItalia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui Padri della Chiesa, si è soffermato sulla figura di Romano il Melode.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

nella serie delle catechesi sui Padri della Chiesa, vorrei oggi parlare di una figura poco conosciuta: Romano il Melode, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria. Teologo, poeta e compositore, appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia. Pensiamo al suo compatriota, santEfrem di Siria, vissuto duecento anni prima di lui. Ma pensiamo anche a teologi dellOccidente, come santAmbrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano anche il cuore; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso, che ci ha donato gli inni della festa del Corpus Domini di domani; pensiamo a san Giovanni della Croce e a tanti altri. La fede è amore e perciò crea poesia e crea musica. La fede è gioia, perciò crea bellezza.

Così Romano il Melode è uno di questi, un poeta e compositore teologo. Egli, appresi i primi elementi di cultura greca e siriaca nella sua città natia, si trasferì a Berito (Beirut), perfezionandovi listruzione classica e le conoscenze retoriche. Ordinato diacono permanente (515 ca.), fu qui predicatore per tre anni. Poi si trasferì a Costantinopoli verso la fine del regno di Anastasio I (518 ca.), e lì si stabilì nel monastero presso la chiesa della Theotókos, Madre di Dio. Qui ebbe luogo lepisodio-chiave della sua vita: il Sinassario ci informa circa lapparizione in sogno della Madre di Dio e il dono del carisma poetico. Maria, infatti, gli ingiunse di inghiottire un foglio arrotolato. Risvegliatosi il mattino dopo era la festa della Natività del Signore Romano si diede a declamare dallambone: «Oggi la Vergine partorisce il Trascendente» (Inno « Sulla Natività » I. Proemio). Divenne così omileta-cantore fino alla morte (dopo il 555).Romano resta nella storia come uno dei pi

ù rappresentativi autori di inni liturgici. Lomelia era allora, per i fedeli, loccasione praticamente unica distruzione catechetica. Romano si pone così come testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca, ma anche di un modo vivace e originale di catechesi. Attraverso le sue composizioni possiamo renderci conto della creatività di questa forma di catechesi, della creatività del pensiero teologico, dellestetica e dellinnografia sacra di quel tempo. Il luogo in cui Romano predicava era un santuario di periferia di Costantinopoli: egli saliva allambone posto al centro della chiesa e parlava alla comunità ricorrendo ad una messinscena piuttosto dispendiosa: utilizzava raffigurazioni murali o icone disposte sullambone e ricorreva anche al dialogo. Le sue erano omelie metriche cantate, dette « contaci » (kontákia). Il termine kontákion, « piccola verga », pare rinviare al bastoncino attorno al quale si avvolgeva il rotolo di un manoscritto liturgico o di altra specie. I kontákia giunti a noi sotto il nome di Romano sono ottantanove, ma la tradizione gliene attribuisce mille.

In Romano, ogni kontákion è

composto di strofe, per lo più da diciotto a ventiquattro, con uguale numero di sillabe, strutturate sul modello della prima strofa (irmo); gli accenti ritmici dei versi di tutte le strofe si modellano su quelli dellirmo. Ciascuna strofa si conclude con un ritornello (efimnio) per lo più identico per creare lunità poetica. Inoltre le iniziali delle singole strofe indicano il nome dellautore (acrostico), preceduto spesso dallaggettivo « umile ». Una preghiera in riferimento ai fatti celebrati o evocati conclude linno. Terminata la lettura biblica, Romano cantava il Proemio, per lo più in forma di preghiera o di supplica. Annunciava così il tema dellomelia e spiegava il ritornello da ripetere in coro alla fine di ciascuna strofa, da lui declamata con cadenza a voce alta.Un esempio significativo ci

è offerto dal kontakion per il Venerdì di Passione: è un dialogo drammatico tra Maria e il Figlio, che si svolge sulla via della croce. Dice Maria: «Dove vai, figlio? Perché così rapido compi il corso della tua vita?/ Mai avrei creduto, o figlio, di vederti in questo stato,/ né mai avrei immaginato che a tal punto di furore sarebbero giunti gli empi/ da metterti le mani addosso contro ogni giustizia». Gesù risponde: «Perché piangi, madre mia? [...]. Non dovrei patire? Non dovrei morire?/ Come dunque potrei salvare Adamo?». Il figlio di Maria consola la madre, ma la richiama al suo ruolo nella storia della salvezza: «Deponi, dunque, madre, deponi il tuo dolore:/ non si addice a te il gemere, poiché fosti chiamata « piena di grazia »» (Maria ai piedi della croce, 1-2; 4-5). Nellinno, poi, sul sacrificio di Abramo, Sara riserva a sé la decisione sulla vita di Isacco. Abramo dice: «Quando Sara ascolterà, mio Signore, tutte le tue parole,/conosciuto questo tuo volere essa mi dirà:/- Se chi ce lha dato se lo riprende, perchè ce lha donato?/[...] – Tu, o vegliardo, il figlio mio lascialo a me,/e quando chi ti ha chiamato lo vorrà, dovrà dirlo a me» (Il sacrificio di Abramo, 7).

Romano adotta non il greco bizantino solenne della corte, ma un greco semplice, vicino al linguaggio del popolo. Vorrei qui citare un esempio del suo modo vivace e molto personale di parlare del Signore Gesù: lo chiama « fonte che non brucia e luce contro le tenebre » e dice: «Io ardisco tenerti in mano come una lampada;/ chi porta, infatti, una lucerna fra gli uomini è illuminato senza bruciare./ Illuminami dunque, Tu che sei la Lucerna inestinguibile» (La Presentazione o Festa dell’incontro, 8). La forza di convinzione delle sue predicazioni era fondata sulla grande coerenza tra le sue parole e la sua vita. In una preghiera dice: «Rendi chiara la mia lingua, mio Salvatore, apri la mia bocca / e, dopo averla riempita, trafiggi il mio cuore, perché il mio agire/ sia coerente con le mie parole» (Missione degli Apostoli, 2).Esaminiamo adesso alcuni dei suoi temi principali. Un tema fondamentale della sua predicazione

è lunità dellazione di Dio nella storia, lunità tra creazione e storia della salvezza, lunità tra Antico e Nuovo Testamento. Un altro tema importante è la pneumatologia, cioè la dottrina sullo Spirito Santo. Nella festa di Pentecoste sottolinea la continuità che vi è tra Cristo asceso al cielo e gli apostoli, cioè la Chiesa, e ne esalta lazione missionaria nel mondo: «[...] con virtù divina hanno conquistato tutti gli uomini;/ hanno preso la croce di Cristo come una penna,/ hanno usato le parole come reti e con esse hanno pescato il mondo,/ hanno avuto il Verbo come amo acuminato,/ come esca è diventata per loro/ la carne del Sovrano delluniverso» (La Pentecoste 2;18).

Altro tema centrale è naturalmente la cristologia. Egli non entra nel problema dei concetti difficili della teologia, tanto discussi in quel tempo, e che hanno anche tanto lacerato lunità non solo tra i teologi, ma anche tra i cristiani nella Chiesa. Egli predica una cristologia semplice ma fondamentale, la cristologia dei grandi Concili. Ma soprattutto è vicino alla pietà popolare del resto, i concetti dei Concili sono nati dalla pietà popolare e dalla conoscenza del cuore cristiano e così Romano sottolinea che Cristo è vero uomo e vero Dio, ed essendo vero Uomo-Dio è una sola persona, la sintesi tra creazione e Creatore: nelle sue parole umane sentiamo parlare il Verbo di Dio stesso. «Era uomo dice il Cristo, ma era anche Dio,/ non però diviso in due: è Uno, figlio di un Padre che è Uno solo» (La Passione 19). Quanto alla mariologia, grato alla Vergine per il dono del carisma poetico, Romano la ricorda alla fine di quasi tutti gli inni e le dedica i suoi kontáki più belli: Natività, Annunciazione, Maternità divina, Nuova Eva.Gli insegnamenti morali, infine, si rapportano al giudizio finale (

Le dieci vergini [II]). Egli ci conduce verso questo momento della verità della nostra vita, del confronto col Giudice giusto, e perciò esorta alla conversione nella penitenza e nel digiuno. In positivo, il cristiano deve praticare la carità, lelemosina. Egli accentua il primato della carità sulla continenza in due inni, le Nozze di Cana e le Dieci vergini. La carità è la più grande delle virtù: «[...] dieci vergini possedevan la virtù dellintatta verginità,/ ma per cinque di loro il duro esercizio fu senza frutto./ Le altre brillarono per le lampade dellamore per lumanità,/ per questo lo sposo le invitò» (Le dieci Vergini, 1).

Umanità palpitante, ardore di fede, profonda umiltà pervadono i canti di Romano il Melode. Questo grande poeta e compositore ci ricorda tutto il tesoro della cultura cristiana, nata dalla fede, nata dal cuore che si è incontrato con Cristo, con il Figlio di Dio. Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana. E se la fede rimane viva, anche questeredità culturale non diventa una cosa morta, ma rimane viva e presente. Le icone parlano anche oggi al cuore dei credenti, non sono cose del passato. Le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove ci sentiamo « a casa »: incontriamo Dio e ci incontriamo gli uni con gli altri. Neanche la grande musica il gregoriano o Bach o Mozart è cosa del passato, ma vive della vitalità della liturgia e della nostra fede. Se la fede è viva, la cultura cristiana non diventa « passato », ma rimane viva e presente. E se la fede è viva, anche oggi possiamo rispondere allimperativo che si ripete sempre di nuovo nei Salmi: « Cantate al Signore un canto nuovo ». Creatività, innovazione, canto nuovo, cultura nuova e presenza di tutta leredità culturale nella vitalità della fede non si escludono, ma sono ununica realtà; sono presenza della bellezza di Dio e della gioia di essere figli suoi.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Seminaristi del Seminario Regionale Pugliese di Molfetta, e li esorto a fondare la loro vita su Gesù e sulla salda roccia della sua Parola, per esserne coraggiosi annunciatori agli uomini del nostro tempo. Saluto i fedeli albanesi, qui convenuti in occasione della Visita « ad limina Apostolorum » dei Vescovi dellAlbania, e li accompagno con la mia preghiera affinchè il Signore renda fruttuoso il loro impegno di far conoscere Gesù Via, Verità e Vita. Saluto gli imprenditori del settore zootecnico, i fedeli della Rettoria Santa Maria di Campanile, in Frasso Telesino e quelli della parrocchia San Sisto, in Perugia. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio tutti per la vostra presenza e vi incoraggio a seguire con fedeltà Gesù e il suo Vangelo, per essere cristiani autentici in famiglia e in ogni altro ambiente.

Mi rivolgo, infine, ai giovani

, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.Vorrei infine ricordare che domani, solennità del Corpus Domini, alle ore 19, sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano presiederò la Messa, cui seguirà la tradizionale processione fino a Santa Maria Maggiore. Invito tutti a partecipare a questa solenne celebrazione, per esprimere insieme la fede in Cristo, presente nellEucarestia.

buona notte

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Pio XII: « Glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/21/2008#

Pio XII, papa dal 1939 al 1958
Enciclica Mystici Corporis Christi

« Glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri »

È di somma opportunità che teniamo di mira lo stesso Gesù come insuperabile modello di amore verso la Chiesa. Anzitutto, cerchiamo d’imitare l’estensione di tale amore. Unica è la Sposa di Cristo, e questa è la Chiesa: eppure l’amore dello Sposo divino ha tale ampiezza che, senza escludere alcuno, nella sua Sposa abbraccia tutto il genere umano. La causa infatti per cui il Salvator nostro sparse il suo sangue, fu appunto per riconciliare con Dio nella croce tutti gli uomini, per quanto diversi di nazione e di stirpe, e farli congiungere in un unico Capo. Il vero amore della Chiesa esige quindi non solo che siamo vicendevolmente solleciti l’uno dell’altro (Rm 12,5), come membri dello stesso Corpo, che godono della gloria degli altri membri e soffrono dell’altrui dolore (1 Cor 12,26), ma che altresì negli altri uomini, sebbene non ancora a noi congiunti nel Corpo della Chiesa, riconosciamo fratelli di Cristo secondo la carne, chiamati insieme con noi alla medesima eterna salvezza.

Purtroppo, specialmente oggigiorno, non mancano coloro che nella loro superbia esaltano l’avversione, l’odio, il livore come qualcosa che elevi e nobiliti la dignità e il valore umano. Noi però, mentre vediamo con dolore i funesti frutti di tale dottrina, seguiamo il nostro pacifico Re, che ci insegnò ad amare non solo quelli che non sono della nostra nazione e della nostra stirpe (Lc 10,33-37), ma persino i nemici (Lc 6,27-35). Noi, con l’animo penetrato del soavissimo sentimento di san Paolo, con lui esaltiamo quale e quanta sia la lunghezza, la larghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo (Ef 3,18); quell’amore, cioè, che nessuna diversità d’origine e di costumi può fiaccare, che neppure l’immensa distesa dell’oceano può attenuare; e che finalmente neppure le guerre, siano esse intraprese per causa giusta o ingiusta, potranno mai distruggere.

San Francesco: Commento al Padre Nostro

dalle « Fonti Francescane »

San Francesco

Commento al Padre Nostro

Santissimo Padre Nostro: Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro.
Che sei nei cieli: negli Angeli e nei Santi, illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce, infiammandoli ad amare, perché tu, Signore, sei amore; inabitando in essi, pienezza della loro gioia, poiché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene.
Sia santificato il tuo nome: si faccia più chiara in noi la conoscenza di te, per vedere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà, le profondità dei tuoi giudizi.
Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo regno ove v’è di te una visione senza ombre, un amore perfetto, un’unione felice, un godimento senza fine.
Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei mali e non recando offesa a nessuno.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano: il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi, a ricordo e a riverente comprensione di quell’amore che ebbe per noi, e di tutto ciò che per noi disse, fece e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti: per la sua ineffabile misericordia, in virtù della passione del Figlio tuo e per l’intercessione e i meriti della beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi santi.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo, sì che, per amore tuo, si possa veramente amare i nostri nemici e si possa per essi, presso di te, devotamente intercedere, e a nessuno si renda male per male, e si cerchi di giovare a tutti in te.
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
E liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.
Gloria al padre, ecc.

Publié dans:meditazioni, preghiere, Santi |on 21 mai, 2008 |Pas de commentaires »

La luce di Maria nella notte oscura di Madre Teresa – Come la Madonna consolava la “Santa dei poveri”

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La luce di Maria nella notte oscura di Madre Teresa

Come la Madonna consolava la “Santa dei poveri”

di Annamarie Adkins

TIJUANA (Messico), 20 maggio, 2008 (ZENIT.org).- Qualche tempo fa la stampa ha insistito sulla crisi di fede che Madre Teresa avrebbe vissuto per decenni. In realtà, in quel periodo Madre Teresa ha goduto di un grande sostegno da parte di Maria.

Per approfondire la questione ZENIT ha chiesto chiarimenti a padre Joseph Langford, missionario della carità e cofondatore con Madre Teresa della Congregazione dei Padri Missionari della Carità, nonché autore di Mother Teresa: In the Shadow of Our Lady, edito da Our Sunday Visitor.

Padre Langford ha rivelato a ZENIT come Madre Teresa sia sempre rimasta aggrappata alla Madonna durante la sua notte oscura e come anche noi possiamo avvicinarci a Maria seguendo lesempio di Madre Teresa.

Cosa l’ha indotta a rivelare proprio ora questo aspetto della storia di Madre Teresa?

Padre Langford: La decisione di pubblicare In the Shadow of Our Lady e di rivelare qualcosa di più della vita interiore di Madre Teresa è frutto della convergenza di due eventi: il X anniversario della sua morte e la recente polemica sulla notte oscura dello spirito.

Vista la confusione che regnava sulla figura di Madre Teresa e sulla sua vita, mi è sembrato importante rivelare unaltra dimensione della luce e della bellezza dellopera di Dio nella sua anima. Una luce che risplende ancora più brillante quando la sua fede diventa eroica.

Come descriverebbe il periodo buio di Madre Teresa e cosa pensa delle recenti polemiche su questa “notte oscura”?

Padre Langford: Contrariamente a quanto riferito sulla stampa, Madre Teresa non ha mai sofferto una crisi di fede. Il suo problema non riguardava affatto la fede, ma il venir meno del sentimento della fede; non sentire più la presenza del divino. Quando usciva dal convento per addentrarsi nei tuguri di Calcutta, ciò che era stata la sua normale consolazione nella preghiera dimprovviso cessò.

La comprensione di questo cambiamento arrivò solo più tardi, ma intanto le veniva chiesto di condividere la stessa oscurità interiore, la stessa prova di fede, propria dei poveri e degli indigenti; e di farlo per loro e per amore al Signore.

Le è stato dato di sentire come se Dio non ci fosse. Inizialmente ha sofferto di questo contrasto fra i suoi sentimenti e la sua fede. Ma mai la sua mancanza di sentimenti si è trasformata in una mancanza di fede.

Al contrario, la sua notte oscura ha messo in luce le profondità nascoste della fede di Madre Teresa come nessunaltra difficoltà avrebbe potuto. La sua oscurità non solo le ha permesso di esercitare la sua straordinaria fede fino in fondo, ma consente a noi – discepoli moderni e troppo spesso di poca fede – di scoprire leffettiva portata di cui la fede è capace, persino nella difficoltà e nella notte.

Madre Teresa ci avrebbe incoraggiato a fare come lei nella nostra Calcutta, nella nostra notte oscura. Anziché fare delle nostre prove e del nostro dolore la nostra prigione, possiamo – come ha fatto lei – trasformare il nostro dolore in un ponte verso gli altri, in un vincolo di solidarietà, in un catalizzatore della carità.

In che modo il rapporto con Maria ha aiutato Madre Teresa nei suoi momenti di prova?

Padre Langford: Così come agli Israeliti fu data una colonna di fuoco che li guidasse nella notte, così a Madre Teresa è stata data la Vergine Maria perché la guidasse nella notte della fede.

Il dono della madre di Gesù – consegnata a San Giovanni sul Calvario e ai discepoli e ai santi nel corso della storia – ha dato forza a Madre Teresa per sopportare il suo dolore e per alleviare quello dei poveri.

La Madonna lha aiutata non solo a mantenere la fede durante la notte, ma ad amare nei momenti di aridità; a trasformare il mistero della croce in semi di risurrezione, in sé e negli altri.

Così come la Madonna ha accompagnato e aiutato San Giovanni – lunico tra i Dodici – a stare fedelmente sul Calvario, così la Madonna ha aiutato e accompagnato Madre Teresa attraverso il mare di sofferenza in cui era immersa, perché potesse illuminare i poveri con la luce dellamore di Dio.

Cosa ha imparato sulla Madonna da Madre Teresa?

Padre Langford: Il libro è un compendio di ciò che io ho imparato sulla Madonna nel corso degli anni, guardando e ascoltando questa Santa dei poveri. La sua vita è semplicemente unapologia di Maria, non avvolta in polemiche, ma nellumile sari di una delle più credibili e accessibili testimoni del Vangelo.

È impossibile osservare la fede di Madre Teresa senza ricordare quella della Madonna. Sebbene la sua oscurità ebbe altre forme e dimensioni, anche Maria di Nazareth ha vissuto la sua notte della fede.

Basti pensare ai mesi di dubbio di Giuseppe; non trovare posto a Betlemme; la fuga in Egitto; gli anni di assenza di Gesù da Nazareth; le ore della sua agonia sulla croce; la sua agonia mentre egli giaceva nella tomba. Queste sono le lezioni di fede che Madre Teresa ha tratto dalla Madonna.

La vita stessa di Madre Teresa e la sua idea del ruolo della Madre di Dio, si può riassumere in una continua Visitazione, un andare in fretta per portare Dio agli altri. Questa visione mariana si fondava sulla esperienza propria di Madre Teresa, ma era anche fermamente radicata nelle Scritture.

Il racconto evangelico della Visitazione, nel primo capitolo di Luca, richiama in modo evidente la visitazione dellArca dellAlleanza a Davide, anchessa nelle montagne di Giuda. Nessuno contesta che lArca avesse qualche speciale unzione della grazia e della presenza divina, tanto da essere essa stessa theotokos (portatore di Dio), ancorché fatta solo di legno.

Non potrebbe Dio fare lo stesso o di più, in un successivo Testamento, con unArca nuova e migliore? Ci scandalizziamo del fatto che Dio possa fare di carne ciò che un tempo era di legno? Oppure questa generazione non conosce né le Scritture né la potenza di Dio?

In definitiva, Madre Teresa non dovrebbe essere oggetto di discussione, ma un mistero mariano di cui dire semplicemente, come essa stessa così spesso faceva del mistero di Cristo nascosto nei poveri: Vieni e vedi.

In che modo le visioni di Madre Teresa da giovane hanno inciso sulla sua devozione mariana?

Padre Langford: Un giorno del 1947, dopo mesi di straordinaria grazia in cui Gesù le ha spiegato in dettaglio la missione che doveva intraprendere, Madre Teresa ha avuto una visione in cui erano racchiusi i principali elementi della sua nuova chiamata.

Vide una grande folla di poveri di ogni tipo, avvolta nelloscurità”, unoscurità che lei stessa avrebbe presto condiviso. La Madonna era in mezzo a loro, considerandoli come suoi figli.

Madre Teresa vide se stessa come una piccola bambina che stava proprio davanti alla Madonna, così vicina da sembrare una cosa sola con lei, letteralmente avvolta dalla sua presenza. Ciò che Madre Teresa vide in questa visione quel giorno si sarebbe effettivamente verificato, tanto che la sua missione divenne una sorta di estensione della Madonna presso i Calvari di questo mondo.

Quando il suo direttore spirituale le chiese come intendeva portare a termine questo compito impossibile che Gesù le aveva affidato, Madre Teresa rispose semplicemente che riponeva tutta la sua fiducia nella presenza della Madonna.

Non dubitò mai, ispirata dalla stessa fede che sostenne la Madre di Gesù nellora più buia sul Calvario a credere che, sotto le vesti angoscianti di chi condivideva la sua Passione, si celava il Figlio di Dio. Come Gesù proclama nel Vangelo di Matteo e come Madre Teresa amava ripetere: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lavete fatto a me.

Dalla sua visione del 1947 fino alla morte, Madre Teresa ha avuto la Madonna come costante riferimento, come modello e immancabile sostegno.

Nel suo libro lei parla di quattro importanti “atteggiamenti dell’anima necessari perché la Madonna possa intervenire nella nostra vita”. Ce li può descrivere brevemente e ci può raccontare in che modo essi emergevano dalla vita e dal lavoro di Madre Teresa?

Padre Langford: Il primo prerequisito nel nostro rapporto con la Madonna è latteggiamento di pochezza e di povertà di spirito; un atteggiamento che apre le porte del Regno. Come ribadisce il Vangelo: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà” (Luca 18,19).

Questa era la nota dominante di Madre Teresa e la caratteristica scelta dalla Madonna in tutte le sue apparizioni.

Il secondo prerequisito è latteggiamento di fiducia, di semplice fede nella presenza, nella potenza e nel ruolo della Madonna nel piano di Dio, e di affidamento al suo intervento e alla sua intercessione, con la fiducia di un bambino.

Terzo, la Madonna che ha proclamato avvenga di me quello che hai detto chiede a tutti i suoi figli la stessa umile obbedienza, la stessa docilità e arrendevolezza di spirito che vediamo in Madre Teresa e in coloro che hanno vissuto in intimità con Maria.

Il quarto prerequisito per avvicinarsi alla Madonna è latteggiamento contemplativo sia nella preghiera, sia nella vita. Il senso di meraviglia proprio dei bambini di fronte alla maestà del suo essere e alla bellezza della sua creazione; la capacità di meravigliarsi dei suoi doni e delle sue benedizioni.

In che modo la Madonna ha portato Madre Teresa, e può portare anche noi, più vicina a Cristo?

Padre Langford: Madre Teresa ha scoperto che la presenza della Madonna, mentre era nei quartieri più miseri, rendeva tutto più puro, per quanto putrido, e tutto più bello, per quanto deturpato. Apriva gli orizzonti più cupi alla luce della grazia di Dio.

Per Madre Teresa la Madonna era come la nube che scendeva sulla tenda del convegno nellAntico Testamento, portando con sé unatmosfera sacra piena della presenza di Dio e offrendo un rifugio che purifica e trasforma ogni cosa, portandoci al divino e preparandoci per lincontro con Dio.

Madre Teresa era convinta che in questo spazio sacro tutto ciò che Dio le chiedeva si sarebbe realizzato. Nella Madonna, Madre Teresa ha trovato un cammino privilegiato verso il mistero dellamore trinitario rivelato in Gesù.

Per lei, la Madonna rappresentava la massima risposta dellumanità a Dio, la più alta e più completa risposta al suo invito ad amare e a lasciarsi amare. Così come la Madonna ha rappresentato per San Giovanni la soluzione al dilemma della debolezza umana, mentre egli saliva il monte del Calvario, così la Madonna era per Madre Teresa la soluzione allo stesso dilemma, mentre piombava nelle profondità dei tuguri di Calcutta.

Madre Teresa ci invita, come invitava le sue Sorelle, a consentire alla Madonna di diventare la nostra soluzione, mentre affrontiamo le prove e le esigenze proprie della sequela di Gesù, prendendo la nostra croce ogni giorno, nelle Calcutte nascoste del nostro cuore.

Con tutto il suo cuore – e con quali straordinari risultati – Madre Teresa seguiva, e ci incoraggia a seguire, il solenne invito di Gesù al discepolo: Ecco la tua madre!.

Publié dans:Maria Vergine, Santi, ZENITH |on 21 mai, 2008 |Pas de commentaires »

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