Archive pour le 6 mai, 2008

San Pietro Nolasco

San Pietro Nolasco dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

San Pietro Nolasco Fondatore dei Mercedari 

6 maggio 

Carcassona, Francia, 1180 circa – 13 maggio 1249

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di Sandro Magister: Un caso americano: dare o no la comunione ai politici cattolici pro aborto

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/200122

Un caso americano: dare o no la comunione ai politici cattolici pro aborto

Negli Stati Uniti è esplosa la polemica per la comunione fatta durante le messe papali da Nancy Pelosi, John Kerry, Ted Kennedy e Rudy Giuliani. Duro rimprovero del cardinale Egan all’ex sindaco di New York. Le tesi di Joseph Ratzinger sulla questione

di Sandro Magister

ROMA, 2 maggio 2008

Come avviene dopo ogni viaggio papale, Benedetto XVI ha dedicato la sua prima udienza pubblica dopo il ritorno a Roma a una riflessione sulla sua visita negli Stati Uniti .

Papa Joseph Ratzinger ha ripercorso momento per momento il suo viaggio, rinnovando un forte attestato di simpatia per il paese da lui visitato:

« … un grande paese che fin dagli albori è stato edificato sulla base di una felice coniugazione tra principi religiosi, etici e politici, e che tuttora costituisce un valido esempio di sana laicità, dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale ‘anima’ della nazione e garanzia fondamentale dei diritti e dei doveri dell’uomo ».

La riflessione di Benedetto XVI non è stata però l’unica coda del viaggio. Un contraccolpo rumoroso e inatteso è scoppiato negli Stati Uniti una settimana dopo il ritorno del papa a Roma.

Ne è stata causa la comunione eucaristica fatta durante le messe papali da alcuni importanti politici cattolici « pro choice », cioè fautori del libero aborto.

A Washington, alla messa al Nationals Park, hanno fatto la comunione la presidente della camera Nancy Pelosi e i senatori John Kerry, Edward Kennedy e Christopher Dodd, mentre a New York, alla messa nella cattedrale di San Patrizio, ha fatto la comunione l’ex sindaco della città Rudolph Giuliani. Il loro gesto è stato rilevato dai media anche perché alcuni di essi l’avevano preannunciato.

Per alcuni giorni la comunione dei politici cattolici « pro choice » non ha provocato particolari reazioni. Ma a rompere il silenzio è arrivato un commento sul « Washington Post » di lunedì 28 aprile, a firma di un battagliero columnist conservatore, Robert Novak.

Novak ha fatto notare che i cinque avevano ricevuto la comunione non dal papa ma dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Pietro Sambi. Ha ricordato che nel 2004 Ratzinger, da cardinale, aveva scritto che i politici cattolici « pro choice » non dovevano ricevere la comunione. Ha ribadito, citando anonime « fonti vaticane », che, da papa, non ha su questo cambiato opinione. E ha quindi concluso che il gesto dei cinque « rifletteva la disobbedienza a Benedetto XVI degli arcivescovi di New York e Washington », loro protettori.

Poche ore dopo l’uscita dell’articolo di Novak sul « Washington Post », uno dei due arcivescovi chiamati in causa, il cardinale di New York, Edward Egan, ha diffuso il seguente comunicato:

« La Chiesa cattolica insegna con chiarezza che l’aborto è un’offesa grave contro la volontà di Dio. Durante i miei anni come arcivescovo di New York ho ribadito questo insegnamento in sermoni, articoli, discorsi e interviste senza esitazioni o compromessi di alcun genere. Per questo motivo concordai con Rudolph Giuliani, quando io divenni arcivescovo di New York e lui era in carica come sindaco di New York, che egli non avrebbe ricevuto l’eucaristia per le sue note posizioni favorevoli all’aborto. Sono profondamente dispiaciuto che Giuliani abbia ricevuto l’eucaristia durante la visita papale qui a New York. Cercherò di incontrarlo e di insistere perché egli continui a rispettare il nostro accordo ».

Al comunicato di Egan la portavoce di Giuliani, Sunny Mindel, ha così replicato poco dopo:

« Il sindaco Rudy Giuliani sicuramente desidera incontrare il cardinale Egan. Come ha detto in precedenza, la fede del sindaco Giuliani è una materia profondamente personale e deve restare confidenziale ».

Con questo botta e risposta tra il cardinale e l’ex sindaco di New York, è dunque tornata in primo piano una questione che da anni assilla la Chiesa cattolica americana, e che ebbe il suo picco nell’estate del 2004, anno delle ultime elezioni presidenziali.

Quell’anno, il candidato alla Casa Bianca per i democratici era il cattolico « pro choice » Kerry. L’arcivescovo di St. Louis, Raymond Burke, rifiutò di dargli la comunione, mentre altri vescovi si comportarono diversamente.

Ai primi di giugno del 2004, da Roma, l’allora cardinale Ratzinger inviò al cardinale Theodore E. McCarrick, arcivescovo di Washington e capo della commissione per la « domestic policy » della conferenza episcopale degli Stati Uniti, una nota con precise indicazioni sulla questione.

La nota era riservata, ma www.chiesa ne diffuse il testo integrale.

Quella nota di Ratzinger è di nuovo riprodotta qui sotto. La sua tesi è inequivocabile: niente comunione eucaristica ai politici cattolici che fanno campagna sistematica per l’aborto.

Ma i vescovi degli Stati Uniti, riuniti in assemblea generale, deliberarono a maggioranza che spettasse a ogni singolo vescovo decidere se dare o no a comunione ai politici cattolici abortisti. Ratzinger non si oppose a questo modo di applicare la norma. Anzi, scrisse che riteneva tale delibera « very much in harmony » con le sue indicazioni.

Rieletto George W. Bush alla Casa Bianca, la questione rientrò nell’ombra. E non è riemersa neppure nel corso della attuale campagna per le nuove elezioni presidenziali, data l’assenza di candidati cattolici.

Ora però che è riesplosa, l’impressione è che tra i vescovi degli Stati Uniti si stia imponendo una linea più severa. Ha fatto colpo che il cardinale Egan non si sia limitato a richiamare dei principi generali, ma abbia criticato direttamente un famoso uomo politico, per di più accusandolo d’aver violato un accordo riservatamente preso con lui.

In Europa e in Italia questioni simili non si pongono nemmeno. Il fatto che dei politici cattolici « pro choice » facciano la comunione non solleva particolari reazioni. La loro scelta è rimessa alla coscienza personale.

Il fatto che negli Stati Uniti, invece, la questione sia così infiammabile è un altro segno della diversità dei paesaggi politico-religiosi di qua e di là dell’Atlantico: una diversità più volte sottolineata da Benedetto XVI nel corso del suo viaggio e nell’udienza consuntiva di mercoledì 30 aprile.

Negli Stati Uniti la religione è un fatto pubblico molto più e diversamente che in Europa. Con le conseguenze che ne derivano.

__________

Essere degni di ricevere la santa comunione. Principi generali

di Joseph Ratzinger, giugno 2004

1. Presentarsi a ricevere la santa comunione dovrebbe essere una decisione consapevole, fondata su un giudizio ragionato riguardante il proprio essere degni a farla, secondo i criteri oggettivi della Chiesa, ponendo domande del tipo: « Sono in piena comunione con la Chiesa cattolica? Sono colpevole di peccato grave? Sono incorso in pene (ad esempio scomunica, interdetto) che mi proibiscono di ricevere la santa comunione? Mi sono preparato digiunando almeno da un ora? ». La pratica di presentarsi indiscriminatamente a ricevere la santa comunione, semplicemente come conseguenza dell’essere presente alla messa, è un abuso che deve essere corretto (cf. l’istruzione « Redemptionis Sacramentum », nn. 81, 83).

2. La Chiesa insegna che l’aborto o l’eutanasia è un peccato grave. La lettera enciclica « Evangelium Vitae », con riferimento a decisioni giudiziarie o a leggi civili che autorizzano o promuovono l’aborto o l’eutanasia, stabilisce che c’è un « grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. [...] Nel caso di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, ‘né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto’ » (n. 73). I cristiani « sono chiamati, per un grave dovere di coscienza, a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio. Infatti, dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. [...] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede » (n. 74).

3. Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la santa comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia.

4. A parte il giudizio di ciascuno sulla propria dignità a presentarsi a ricevere la santa eucaristia, il ministro della santa comunione può trovarsi nella situazione in cui deve rifiutare di distribuire la santa comunione a qualcuno, come nei casi di scomunica dichiarata, di interdetto dichiarato, o di persistenza ostinata in un peccato grave manifesto (cf. can. 915).

5. Riguardo al peccato grave dell’aborto o dell’eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi, nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull’insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all’oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l’eucaristia.

6. Qualora « queste misure preventive non avessero avuto il loro effetto o non fossero state possibili », e la persona in questione, con persistenza ostinata, si presentasse comunque a ricevere la santa eucaristia, « il ministro della santa comunione deve rifiutare di distribuirla » (cf. la dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, « Santa comunione e cattolici divorziati e risposati civilmente », 2000, nn. 3-4). Questa decisione, propriamente parlando, non è una sanzione o una pena. Né il ministro della santa comunione formula un giudizio sulla colpa soggettiva della persona; piuttosto egli reagisce alla pubblica indegnità di quella persona a ricevere la santa comunione, dovuta a un’oggettiva situazione di peccato.

[N.B. Un cattolico sarebbe colpevole di formale cooperazione al male, e quindi indegno di presentarsi per la santa comunione, se egli deliberatamente votasse per un candidato precisamente a motivo delle posizioni permissive del candidato sull’aborto e/o sull’eutanasia. Quando un cattolico non condivide la posizione di un candidato a favore dell’aborto e/o dell’eutanasia, ma vota per quel candidato per altre ragioni, questa è considerata una cooperazione materiale remota, che può essere permessa in presenza di ragioni proporzionate.]

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Papa Bendetto (14 febbraio 2007): Le donne al servizio del Vangelo

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070214_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 14 febbraio 2007

Le donne a servizio del Vangelo

Saluto ai pellegrini presenti nella Basilica Vaticana:

Cari fratelli e sorelle delle Diocesi Marchigiane!

Vi saluto tutti con affetto e con grande gioia. La Chiesa è riempita dal Popolo di Dio con la gioia della fede. Grazie per la vostra presenza! Saluto tutti, ad iniziare dai Vescovi convenuti a Roma per la Visita ad limina Apostolorum. Un deferente saluto rivolgo alle Autorità civili che non hanno voluto mancare a questo significativo incontro. Benvenuti! Con pensiero grato saluto i sacerdoti, i seminaristi, le persone consacrate. E sono molti: si vede che la Chiesa vive ed è giovane! Saluto poi gli operatori pastorali e voi tutti, membri del Popolo di Dio che vive nella Regione delle Marche. Nell’attuale clima di pluralismo culturale e religioso, ci si rende conto che il messaggio di Gesù non è conosciuto da tutti. Pertanto ogni cristiano è chiamato ad un rinnovato e coraggioso impegno di annuncio e testimonianza del Vangelo. Vogliamo portare a tutti questa luce, che è luce per la vita personale e segnale indicatore di orientamento per la vita sociale.

Cari Fratelli nell’Episcopato, continuate a dedicare ogni sforzo perché la formazione cristiana di base sia curata ugualmente nelle città come nei centri minori; perché tutte le categorie di fedeli siano preparate a ricevere con frutto i Sacramenti, indispensabile nutrimento della crescita nella fede; perché con la pratica dei Sacramenti non si tralasci un’istruzione religiosa solida che resista senza affievolirsi alle diffuse sfide e sollecitazioni d’una società ormai largamente secolarizzata. Guardiamo al futuro con speranza e lavoriamo con appassionata fiducia nella vigna del Signore!

La Vergine Madre di Dio e della Chiesa, guidi e protegga i vostri sforzi e i vostri progetti pastorali. A Lei, a Maria, ci rivolgiamo ora tutti insieme con la preghiera, che ho preparato in vista dellincontro dei giovani, in programma a Loreto nel prossimo mese di settembre. Ci vedremo dunque nelle Marche, a Loreto. Preghiamo insieme:

Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.

Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità
, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà
.

Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.

Maria, Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà
.

Maria, poni il tuo sguardo sull’Agorà dei giovani,
perché
sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù
, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.

Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Ges
ù
. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.

* * *

Le donne a servizio del Vangelo Cari fratelli e sorelle,

oggi siamo arrivati al termine del nostro percorso tra i testimoni del cristianesimo nascente che gli scritti neo-testamentari menzionano. E usiamo l’ultima tappa di questo primo percorso per dedicare la nostra attenzione alle molte figure femminili che hanno svolto un effettivo e prezioso ruolo nella diffusione del Vangelo. La loro testimonianza non può essere dimenticata, conformemente a quanto Gesù stesso ebbe a dire della donna che gli unse il capo poco prima della Passione: «In verità vi dico, dovunque sarà predicato questo vangelo nel mondo intero, sarà detto anche ciò che costei ha fatto, in memoria di lei» (Mt 26,13; Mc 14,9). Il Signore vuole che questi testimoni del Vangelo, queste figure che hanno dato un contributo affinchè crescesse la fede in Lui, siano conosciute e la loro memoria sia viva nella Chiesa. Possiamo storicamente distinguere il ruolo delle donne nel Cristianesimo primitivo, durante la vita terrena di Gesù e durante le vicende della prima generazione cristiana.

Gesù certamente, lo sappiamo, scelse tra i suoi discepoli dodici uomini come Padri del nuovo Israele, gli scelse perché «stessero con lui e anche per mandarli a predicare» (Mc 3,14-l5). Questo fatto è evidente, ma, oltre ai Dodici, colonne della Chiesa, padri del nuovo Popolo di Dio, sono scelte nel numero dei discepoli anche molte donne. Solo molto brevemente posso accennare a quelle che si trovano sul cammino di Gesù stesso, cominciando con la profetessa Anna (cfr Lc 2,36-38) fino alla Samaritana (cfr Gv 4,1-39), alla donna siro-fenicia (cfr Mc 7,24-30), all’emorroissa (cfr Mt 9,20-22) e alla peccatrice perdonata (cfr Lc 7,36-50). Non mi riferisco neppure alle protagoniste di alcune efficaci parabole, ad esempio alla massaia che fa il pane (Mt 13,33), alla donna che perde la dracma (Lc 15,8-10), alla vedova che importuna il giudice (Lc 18,1-8). Più significative per il nostro argomento sono quelle donne che hanno svolto un ruolo attivo nel quadro della missione di Gesù. In primo luogo, il pensiero va naturalmente alla Vergine Maria, che con la sua fede e la sua opera materna collaborò in modo unico alla nostra Redenzione, tanto che Elisabetta poté proclamarla «benedetta fra le donne» (Lc 1,42), aggiungendo: «beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Divenuta discepola del Figlio, Maria manifestò a Cana la totale fiducia in Lui (cfr Gv 2,5) e lo seguì fin sotto la Croce, dove ricevette da Lui una missione materna per tutti i suoi discepoli di ogni tempo, rappresentati da Giovanni (cfr Gv 19,25-27).

Ci sono poi varie donne, che a diverso titolo gravitarono attorno alla figura di Gesù con funzioni di responsabilità. Ne sono esempio eloquente le donne che seguivano Gesù per assisterlo con le loro sostanze e di cui Luca ci tramanda alcuni nomi: Maria di Magdala, Giovanna, Susanna e «molte altre» (cfr Lc 8,2-3). Poi i Vangeli ci informano che le donne, a differenza dei Dodici, non abbandonarono Gesù nell’ora della Passione (cfr Mt 27,56.61; Mc 15,40). Tra di esse spicca in particolare la Maddalena, che non solo presenziò alla Passione, ma fu anche la prima testimone e annunciatrice del Risorto (cfr Gv 20,1.11-18). Proprio a Maria di Magdala San Tommaso d’Aquino riserva la singolare qualifica di «apostola degli apostoli» (apostolorum apostola), dedicandole questo bel commento: «Come una donna aveva annunciato al primo uomo parole di morte, così una donna per prima annunziò agli apostoli parole di vita» (Super Ioannem, ed. Cai, § 2519).

Anche nell’ambito della Chiesa primitiva la presenza femminile è tutt’altro che secondaria. Non insistiamo sulle quattro figlie innominate del “diacono” Filippo, residenti a Cesarea Marittima e tutte dotate, come ci dice san Luca, del «dono della profezia», cioè della facoltà di intervenire pubblicamente sotto l’azione dello Spirito Santo (cfr At 21,9). La brevità della notizia non permette deduzioni più precise. Piuttosto dobbiamo a san Paolo una più ampia documentazione sulla dignità e sul ruolo ecclesiale della donna. Egli parte dal principio fondamentale, secondo cui per i battezzati non solo «non c’è più né giudeo né greco, né schiavo, né libero», ma anche «né maschio, né femmina». Il motivo è che «tutti siamo uno solo in Cristo Gesù» (Gal 3,28), cioè tutti accomunati nella stessa dignità di fondo, benché ciascuno con funzioni specifiche (cfr 1 Cor 12,27-30). L’Apostolo ammette come cosa normale che nella comunità cristiana la donna possa «profetare» (1 Cor 11,5), cioè pronunciarsi apertamente sotto l’influsso dello Spirito, purché ciò sia per l’edificazione della comunità e fatto in modo dignitoso. Pertanto la successiva, ben nota, esortazione a che «le donne nelle assemblee tacciano» (1 Cor 14,34) va piuttosto relativizzata. Il conseguente problema, molto discusso, della relazione tra la prima parola – le donne possono profetare nell’assemblea – e l’altra – non possono parlare -, della relazione tra queste due indicazioni, apparentemente contraddittorie, lo lasciamo agli esegeti. Non è da discutere qui. Mercoledì scorso abbiamo già incontrato la figura di Prisca o Priscilla, sposa di Aquila, la quale in due casi viene sorprendentemente menzionata prima del marito (cfr At 18,18; Rm 16,3): l’una e l’altro comunque sono esplicitamente qualificati da Paolo come suoi sun-ergoús «collaboratori» (Rm 16,3).

Alcuni altri rilievi non possono essere trascurati. Occorre prendere atto, ad esempio, che la breve Lettera a Filemone in realtà è indirizzata da Paolo anche a una donna di nome «Affia» (cfr Fm 2). Traduzioni latine e siriache del testo greco aggiungono a questo nome “Affia” l’appellativo di “soror carissima” (ibid.) e si deve dire che nella comunità di Colossi ella doveva occupare un posto di rilievo; in ogni caso, è l’unica donna menzionata da Paolo tra i destinatari di una sua lettera. Altrove l’Apostolo menziona una certa «Febe», qualificata come diákonos della Chiesa di Cencre, la cittadina portuale a est di Corinto (cfr Rm 16,1-2). Benché il titolo in quel tempo non abbia ancora uno specifico valore ministeriale di tipo gerarchico, esso esprime un vero e proprio esercizio di responsabilità da parte di questa donna a favore di quella comunità cristiana. Paolo raccomanda di riceverla cordialmente e di assisterla «in qualunque cosa abbia bisogno», poi aggiunge: «essa infatti ha protetto molti, anche me stesso». Nel medesimo contesto epistolare l’Apostolo con tratti di delicatezza ricorda altri nomi di donne: una certa Maria, poi Trifena, Trifosa e Perside «carissima», oltre a Giulia, delle quali scrive apertamente che «hanno faticato per voi» o «hanno faticato nel Signore» (Rm 16,6.12a.12b.15), sottolineando così il loro forte impegno ecclesiale. Nella Chiesa di Filippi poi dovevano distinguersi due donne di nome «Evodia e Sìntiche» (Fil 4,2): il richiamo che Paolo fa alla concordia vicendevole lascia intendere che le due donne svolgevano una funzione importante all’interno di quella comunità.

In buona sostanza, la storia del cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne. Per questo, come ebbe a scrivere il mio venerato e caro Predecessore Giovanni Paolo Il nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem, «la Chiesa rende grazie per tutte le donne e per ciascuna… La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del “genio” femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti della santità femminile» (n. 31). Come si vede, l’elogio riguarda le donne nel corso della storia della Chiesa ed è espresso a nome dell’intera comunità ecclesiale. Anche noi ci uniamo a questo apprezzamento ringraziando il Signore, perché egli conduce la sua Chiesa, generazione dopo generazione, avvalendosi indistintamente di uomini e donne, che sanno mettere a frutto la loro fede e il loro battesimo per il bene dell’intero Corpo ecclesiale, a maggior gloria di Dio.

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno akebia_quinata_fruit

Akebia quinata

http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/2005/09/

« Perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/06/2008#

Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le Eresie, IV, 14 ; SC 100, 537

« Perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato »

In principio Dio plasmò Adamo, non perché avesse bisogno dell’uomo ma per avere qualcuno si cui effondere i suoi benefici. In effetti il Verbo glorificava il Padre, sempre rimanendo in lui, non solamente prima di Adamo, ma anche prima di ogni creazione. Lo ha dichiarato lui medesimo: «Padre, glorificami con quella gloria, che avevo presso di te prima che il mondo fosse». Egli ci comandò di seguirlo non perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore.

Chi è nella luce non è certo lui a illuminare la luce e a farla risplendere, ma è la luce che rischiara lui e lo rende luminoso. Egli non dà nulla alla luce, ma è da essa che riceve il beneficio dello splendore e tutti gli altri vantaggi. Così è anche del servizio verso Dio: non apporta nulla a Dio, e d’altra parte Dio non ha bisogno del servizio degli uomini; ma a quelli che lo servono e lo seguono egli dà la vita, l’incorruttibilità e la gloria eterna…

Dio ricerca il servizio degli uomini per avere la possibilità, lui che è buono e misericordioso, di riversare i suoi benefici su quelli che perseverano nel suo servizio. Mentre Dio non ha bisogno di nulla, l’uomo a bisogno della comunione con Dio. La gloria dell’uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio. E per questo il Signore diceva ai suoi discepoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16), mostrando così che non erano loro a glorificarlo seguendolo, ma che, per il fatto che seguivano il Figlio di Dio, erano da lui glorificati. E ancora: «Voglio che siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (Gv 17,24).

preghiera per la pace di Papa Benedetto a Ground Zero

dal sito: 

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200804articoli/32084girata.asp

Il Papa a Ground Zero
Una preghiera per la pace

Benedetto XVI nel cratere delle Torri

NEW YORK
Sotto un cielo grigio che avvolge Manhattan come una cappa, Benedetto XVI
è sceso con la papamobile nel cratere delle Twin Tower, ferita ancora aperta nel cuore di New York. La vettura lo ha portato a metà della rampa e ha poi percorso a piedi lultimo tratto fino alla piccola fontana quadrata che ricorda i 2.749 caduti dell11 settembre 2001. Era accompagnato dal cardinal Edward Egan e ad accoglierlo, nel Bed Rock di Ground Zero, ha trovato, con il sindaco di New York Michael Bloomberg e i governatori di New York David A. Paterson e del New Jersey John Corzine, 24 persone in rappresentanza dei feriti e dei parenti delle vittime dellattentato dell11 settembre 2001 con alcuni dei soccorritori: Vigili del Fuoco, Polizia, Protezione Civile.

Prima ancora di salutarli, è andato a inginocchiarsi davanti al piccolo specchio dacqua dove era stato posto un inginocchiatoio. Un violoncellista che fino ad allora suonava note tristi è rimasto anche lui in silenzio. Evidentemente commosso, Papa Ratzinger si è alzato e ha acceso un cero e poi dopo che gli hanno portato il microfono ha pronunciato la preghiera da lui stesso composta.

«O Dio dellamore, della compassione e della riconciliazione – ha invocato – rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse, che siamo riuniti oggi in questo luogo, scenario di incredibile violenza e dolore. Ti chiediamo nella Tua bontà di concedere luce e pace eterna a tutti coloro che sono morti in questo luogo, i primi eroici soccorritori, i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia, addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti, vittime di questa tragedia solo perchè il loro lavoro e il loro servizio li ha portati qui l11 settembre 2001». «Ti chiediamo, nella Tua compassione – ha continuato – di portare la guarigione a coloro i quali, a causa della loro presenza qui in quel giorno, soffrono per le lesioni e la malattia. E per la perdita delle persone care. Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza. Ricordiamo anche coloro che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania». «I nostri cuori – ha aggiunto il Pontefice – si uniscono ai loro mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza. Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della terra. Papa Ratzinger ha poi benedetto con laspersorio il cratere in tutte le direzioni.

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