Archive pour le 10 mai, 2008

buona festa di Pentecoste a tutti

buona festa di Pentecoste a tutti dans immagini sacre

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Padre Cantalamessa – Domenica di Pentecoste: La potenza dall’alto

dal sito: 

http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=309

Padre Raniero Cantalamessa

Domenica di Pentecoste
A – 2008-05-11 Atti 2, 1-11; 1 Corinzi 12, 3b-7. 12-13; Giovanni 20, 19-23

La potenza dall’alto
A tutti è capitato di osservare qualche volta la scena di un’auto in panne con dentro l’autista e dietro una o due persone che spingono faticosamente, cercando inutilmente di imprimere all’auto la velocità necessaria per partire. Ci si ferma, si asciuga il sudore, e ci si rimette a spingere…Poi improvvisamente, un rumore, il motore si mette in moto, l’auto va, e quelli che spingevano si rialzano con un sospiro di sollievo. È un’immagine di ciò che avviene nella vita cristiana. Si va avanti a forze di spinte, con fatica, senza grandi progressi. E pensare che abbiamo a disposizione un motore potentissimo (“la potenza dall’alto”!) che aspetta solo di essere messo in moto. La festa di Pentecoste dovrebbe aiutarci a scoprire questo motore e come si fa a metterlo in azione.

Il racconto degli Atti comincia dicendo: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. Da queste parole deduciamo che la Pentecoste preesisteva… alla Pentecoste. C’era già, in altre parole, una festa di Pentecoste nel giudaismo e fu durante tale festa che scese lo Spirito Santo. Non si capisce la Pentecoste cristiana, senza tener conto della Pentecoste ebraica che l’ha preparata. Nell’Antico Testamento sono esistite due interpretazioni della festa di Pentecoste. All’inizio era la festa delle sette settimane, la festa del raccolto, quando si offriva a Dio la primizia del grano, ma successivamente, e certamente al tempo di Gesù, la festa si era arricchita di un nuovo significato: era la festa del conferimento della legge sul monte Sinai e dell’alleanza.

Se lo Spirito Santo viene sulla Chiesa proprio il giorno in cui in Israele si celebrava la festa della legge e dell’alleanza, è per indicare che lo Spirito Santo è la legge nuova, la legge spirituale che suggella la nuova ed eterna alleanza. Una legge scritta non più su tavole di pietra, ma su tavole di carne, che sono i cuori degli uomini. Queste considerazioni fanno sorgere subito una domanda: noi viviamo sotto la legge vecchia o sotto la legge nuova? Compiamo i nostri doveri religiosi per costrizione, per timore e per abitudine, o invece per intima convinzione e quasi per attrazione? Sentiamo Dio come padre o come padrone?

Concludo con una storia. All’inizio del secolo una famiglia del sud Italia emigra negli Stati Uniti. Non avendo abbastanza denaro per pagarsi i pasti al ristorante, portano con sé il vitto per il viaggio, pane e formaggio. Col passare dei giorni e delle settimane il pane diventa raffermo e il formaggio ammuffito; il figlio a un certo punto non ne può più e non fa che piangere. I genitori tirano fuori allora i pochi spiccioli rimasti e glieli danno perché si goda un bel pasto al ristorante. Il figlio va, mangia e torna dai genitori tutto in lacrime. “Come, abbiamo speso tutto per pagarti un bel pranzo e tu ancora piangi?” “Piango perché ho scoperto che un pranzo al giorno al ristorante era compreso nel prezzo, e noi abbiamo mangiato tutto il tempo pane e formaggio!”. Molti cristiani fanno la traversata della vita a “pane e formaggio”, senza gioia, senza entusiasmo, quando potrebbero, spiritualmente parlando, godere ogni giorno di ogni “ben di Dio”, tutto “compreso nel prezzo” di essere cristiani.

Il segreto per sperimentare quella che Giovanni XXIII chiamava “una nuova Pentecoste” si chiama preghiera. È lì che scocca la “scintilla” che accende il motore! Gesù ha promesso che il Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono (Lc 11, 13). Chiedere, dunque! La liturgia di Pentecoste ci offre espressioni magnifiche per farlo: “Vieni, Santo Spirito…Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori. Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. Vieni , Santo Spirito!”

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Papa: nel rispetto della vita è in gioco la dignità della persona

dal sito: 

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12220&theme=3&size=A

10/05/2008 13:19
VATICANO
Papa: nel rispetto della vita è in gioco la dignità della persona
A 40 anni dalla Humanae vitae Benedetto XVI ribadisce l’unità tra amore e apertura alla vita. Un tema sul quale la Chiesa “non può esonerarsi” dal parlare. La necessità di una “adeguata” educazione dei giovani alla sessualità.

Città del Vaticano (AsiaNews) – E’ la dignità stessa della persona ad essere messa in gioco quando “l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata”. E’ qualcosa che, in un tempo nel quale la cultura è “sottoposta alla prevalenza dell’avere sull’essere”, va insegnato ai giovani, “con un’adeguata educazione alla sessualità”, mentre la Chiesa “non può esonerarsi” dal riflettere e proclamare i principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione. Il 40mo anniversario della “sofferta” enciclica di Paolo VI “Humanae vitae” ha dato oggi a Benedetto XVI occasione per ribadire i principi base sui quali papa Montini scrisse un dcoumento divenuto “ben presto segno di contraddizione”, ma che ancora oggi “non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.

Ai partecipanti al congresso internazionale promosso dalla Pontificia università lateranense nell’anniversario dell’enciclica, Benedetto XVI ha sottolineato che in essa “l’amore coniugale viene descritto all’interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell’unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell’accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa di amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà. Come potrebbe un simile amore rimanere chiuso al dono della vita?”.

“Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita”.

Il Papa è infine tornato su una questione che gli è particolarmente cara, quella della formazione dei giovani. “Si assiste sempre più spesso, purtroppo, – ha detto – a vicende tristi che coinvolgono gli adolescenti, le cui reazioni manifestano una non corretta conoscenza del mistero della vita e delle rischiose implicanze dei loro gesti. L’urgenza formativa, a cui spesso faccio riferimento, vede nel tema della vita un suo contenuto privilegiato. Auspico veramente che soprattutto ai giovani sia riservata un’attenzione del tutto peculiare, perché possano apprendere il vero senso dell’amore e si preparino per questo con un’adeguata educazione alla sessualità, senza lasciarsi distogliere da messaggi effimeri che impediscono di raggiungere l’essenza della verità in gioco. Fornire false illusioni nell’ambito dell’amore o ingannare sulle genuine responsabilità che si è chiamati ad assumere con l’esercizio della propria sessualità non fa onore a una società che si richiama ai principi di libertà e di democrazia. La libertà deve coniugarsi con la verità e la responsabilità con la forza della dedizione all’altro anche con il sacrificio; senza queste componenti non cresce la comunità degli uomini e il rischio di rinchiudersi in un cerchio di egoismo asfissiante rimane sempre in agguato”

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buona notte

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Antirrhinum majus

http://www.freephotos.se/default.asp

« – Signore, e lui ? – Che importa a te ? Tu seguimi »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/10/2008#

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Il cammino di perfezione, 17

« – Signore, e lui ? – Che importa a te ? Tu seguimi »

Dio non guida tutte le anime per la medesima strada. Chi crede di camminare sulla via più umile, è forse il più elevato agli occhi di Dio. Così, in questo monastero, anche se tutte si dedicano all’orazione, non tutte sono contemplative. Questo è impossibile e ignorare questa verità potrebbe spingere nella desolazione quelle che non lo sono…

Per quanto mi riguarda, ho trascorso quattordici anni, senza ch’io possa meditare, se non leggendo. E sicuramente molte persone sono nella stessa situazione. Altre sono incapaci di meditare, anche con l’aiuto di un libro. Sono soltanto capaci di pregare a voce, il che le fissa maggiormente… Tante sono in questa situazione. Ma, se sono umili, credo che in definitiva, non saranno sfavorite. Andranno di pari passo con le anime inondate di consolazioni. In un certo modo, questa loro via è anzi più sicura, perché ignoriamo se queste consolazioni vengono da Dio, o se il diavolo ne è l’autore…

Queste persone che non hanno consolazioni camminano nell’umiltà, temendo sempre che sia per colpa loro, e hanno una cura continua nell’andare avanti. Quando vedono altre versare una lacrima, subito sembra loro che il fatto che esse non ne spargano è il segno che sono in ritardo nel servizio di Dio, mentre forse sono molto più avanzate delle altre. Infatti le lacrime, anche se sono buone, non sono tutte perfette e c’è sempre più sicurezza nell’umiltà, la mortificazione, il distacco e le altre virtù. Per cui non temete nulla, e siate sicuri che giungerete anche voi alla perfezione, come i grandi contemplativi.

Veni Creator Spiritus – latino-italiano

dal sito: 

http://www.cantoeprego.it/canto/1037.veni.creator.spiritus.htm

Veni creator Spiritus

Veni, creátor Spíritus,

mentes tuórum vísita,

imple supérna grátia,

quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,

donum Dei, Altíssimi,

fons vivus, ignis, cáritas,

et spiritális únctio.

Tu septifórmis múnere,

dextræ Dei tu dígitus,

tu rite promíssum Patris,

sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sénsibus:

infúnde amórem córdibus:

infírma nostri córporis

virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius,

pacémque dones prótinus:

ductóre sic te prævio

vitémus omne nóxium.

Per te sciámus da Patrem,

noscámus atque Fílium,

te utriúsque Spíritum

credámus omni témpore.

Deo Patri sit gloria,

Et Filio, qui a mortuis

Surrexit, ac paraclito,

In sæculorum sæcula.

Amen.

Vieni, o Spirito creatore,

visita le nostre menti,

riempi della tua grazia

i cuori che hai creato.

O dolce consolatore,

dono del Padre altissimo,

acqua viva, fuoco, amore,

santo crisma dell’anima.

Dito della mano di Dio,

promesso dal Salvatore

irradia i tuoi sette doni,

suscita in noi la parola.

Sii luce all’intelletto,

fiamma ardente nel cuore;

sana le nostre ferite

col balsamo del tuo amore.

Difendici dal nemico,

reca in dono la pace,

la tua guida invincibile

ci preservi dal male.

Luce d’eterna sapienza,

svelaci il grande mistero

di Dio Padre e del Figlio uniti

in un solo Amore.

Sia gloria a Dio Padre,

al Figlio, che è risorto dai morti

e allo Spirito Santo

per tutti i secoli.

Amen.

Publié dans:Inni |on 10 mai, 2008 |Pas de commentaires »

Il Crocifisso di S. Damiano

dal sito:

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20001117_tom-da-celano_it.html

Il Crocifisso di S. Damiano

10. « E

ra già del tutto mutato nel cuore e prossimo a divenirlo anche nel corpo, quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso – cosa da sempre inaudita! (Gv 9,32) – l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. «Francesco, – gli dice chiamandolo per nome (Cfr Is 40,26) – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole. Ma subito si dispone ad obbedire e si concentra tutto su questo invito. Ma, a dir vero, poiché neppure lui riuscì mai ad esprimere la ineffabile trasformazione che percepì in se stesso, conviene anche a noi coprirla con un velo di silenzio.
Da quel momento si fiss
ò nella sua anima santa la compassione del Crocifisso e, come si può
piamente ritenere, le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore. 11. Cosa meravigliosa, mai udita! chi non

è colpito da meraviglia? E chi, o quando mai ha udito qualcosa di simile? Nessuno potrà dubitare che Francesco, prossimo a tornare alla sua patria, sia apparso realmente crocifisso, visto che con nuovo e incredibile miracolo Cristo gli ha parlato dal legno della Croce, quando – almeno all’esterno – non aveva ancora del tutto rinunciato al mondo! Da quel momento, appena gli giunsero le parole del Diletto, il suo animo venne meno (Cfr. Ct 5,6). Più tardi, l’amore del cuore si rese palese mediante le piaghe del corpo. Inoltre, da allora, non riesce più a trattenere le lacrime e piange anche ad alta voce la passione di Cristo, che gli sta sempre davanti agli occhi. Riempie di gemiti le vie, rifiutando di essere consolato al ricordo delle piaghe di Cristo. Incontrò un giorno, un suo intimo amico, ed avendogli manifestato la causa del dolore, subito anche questi proruppe in lacrime amare.

Intanto si prese cura di quella immagine, e si accinse, con ogni diligenza, ad eseguirne il comando. Subito offrì denaro ad un sacerdote, perché provvedesse una lampada e l’olio, e la sacra immagine non rimanesse priva, neppure per un istante, dell’onore, doveroso, di un lume. Poi, si dedicò con impegno al resto, lavorando con intenso zelo a riparare la chiesa. Perché, quantunque il comando del Signore si riferisse alla Chiesa acquistata da Cristo col proprio sangue (At 20,28), non volle di colpo giungere alla perfezione dell’opera, ma passare a grado a grado dalla carne allo spirito.« 

Tommaso da Celano, Vita seconda di San Francesco d’Assisi, nn. 593-594

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