Archive pour le 2 mai, 2008

Sant’Atanasio

Sant'Atanasio dans immagini sacre
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Sant’Atanasio di Alessandria (2 maggio)

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BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 20 giugno 2007

Atanasio di Alessandria

Cari fratelli e sorelle,

continuando la nostra rivisitazione dei grandi Maestri della Chiesa antica, vogliamo rivolgere oggi la nostra attenzione a santAtanasio di Alessandria. Questo autentico protagonista della tradizione cristiana, già pochi anni dopo la morte, venne celebrato come la colonna della Chiesa dal grande teologo e Vescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno (Discorsi 21,26), e sempre è stato considerato come un modello di ortodossia, tanto in Oriente quanto in Occidente. Non a caso, dunque, Gian Lorenzo Bernini ne collocò la statua tra quelle dei quattro santi Dottori della Chiesa orientale e occidentale insieme ad Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Agostino , che nella meravigliosa abside della Basilica vaticana circondano la Cattedra di san Pietro.

Atanasio è stato senza dubbio uno dei Padri della Chiesa antica più importanti e venerati. Ma soprattutto questo grande santo è lappassionato teologo dellincarnazione del Logos, il Verbo di Dio, che come dice il prologo del quarto Vangelo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Proprio per questo motivo Atanasio fu anche il più importante e tenace avversario delleresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, ridotto ad una creatura media tra Dio e luomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi. Nato probabilmente ad Alessandria, in Egitto, verso lanno 300, Atanasio ricevette una buona educazione prima di divenire diacono e segretario del Vescovo della metropoli egiziana, Alessandro. Stretto collaboratore del suo Vescovo, il giovane ecclesiastico prese parte con lui al Concilio di Nicea, il primo a carattere ecumenico, convocato dallimperatore Costantino nel maggio del 325 per assicurare lunità della Chiesa. I Padri niceni poterono così affrontare varie questioni, e principalmente il grave problema originato qualche anno prima dalla predicazione del presbitero alessandrino Ario.Questi, con la sua teoria, minacciava l

autentica fede in Cristo, dichiarando che il logos non era vero Dio, ma un Dio creato, un essere medio tra Dio e luomo e così il vero Dio rimaneva sempre inaccessibile a noi. I Vescovi riuniti a Nicea risposero mettendo a punto e fissando il Simbolo di fede che, completato più tardi dal primo Concilio di Costantinopoli, è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella liturgia come il Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale che esprime la fede della Chiesa indivisa, e che recitiamo anche oggi, ogni domenica, nella Celebrazione eucaristica figura il termine greco homooúsios, in latino consubstantialis: esso vuole indicare che il Figlio, il logos, è della stessa sostanza del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani.

Morto il Vescovo Alessandro, Atanasio divenne, nel 328, suo successore come Vescovo di Alessandria, e subito si dimostrò deciso a respingere ogni compromesso nei confronti delle teorie ariane condannate dal Concilio niceno. La sua intransigenza, tenace e a volte molto dura, anche se necessaria, contro quanti si erano opposti alla sua elezione episcopale e soprattutto contro gli avversari del Simbolo niceno, gli attirò limplacabile ostilità degli ariani e dei filoariani. Nonostante linequivocabile esito del Concilio, che aveva con chiarezza affermato che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, poco dopo queste idee sbagliate tornarono a prevalere in questa situazione persino Ario fu riabilitato , e vennero sostenute per motivi politici dallo stesso imperatore Costantino e poi da suo figlio Costanzo II. Egli, peraltro, che non si interessava tanto della verità teologica quanto dellunità dellImpero e dei suoi problemi politici; voleva politicizzare la fede, rendendola più accessibile secondo il suo parere a tutti i suoi sudditi nellImpero.La crisi ariana, che si credeva risolta a Nicea, continu

ò così per decenni, con vicende difficili e divisioni dolorose nella Chiesa. E per ben cinque volte durante un trentennio, tra il 336 e il 366 Atanasio fu costretto ad abbandonare la sua città, passando diciassette anni in esilio e soffrendo per la fede. Ma durante le sue forzate assenze da Alessandria, il Vescovo ebbe modo di sostenere e diffondere in Occidente, prima a Treviri e poi a Roma, la fede nicena e anche gli ideali del monachesimo, abbracciati in Egitto dal grande eremita Antonio con una scelta di vita alla quale Atanasio fu sempre vicino. SantAntonio, con la sua forza spirituale, era la persona più importante nel sostenere la fede di santAtanasio. Reinsediato definitivamente nella sua sede, il Vescovo di Alessandria poté dedicarsi alla pacificazione religiosa e alla riorganizzazione delle comunità cristiane. Morì il 2 maggio del 373, giorno in cui celebriamo la sua memoria liturgica.

Lopera dottrinale più famosa del santo Vescovo alessandrino è il trattato Sull’incarnazione del Verbo, il Logos divino che si è fatto carne divenendo come noi per la nostra salvezza. Dice in questopera Atanasio, con unaffermazione divenuta giustamente celebre, che il Verbo di Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo unidea del Padre invisibile, ed egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo lincorruttibilità” (54,3). Con la sua resurrezione, infatti, il Signore ha fatto sparire la morte come se fosse paglia nel fuoco (8,4). Lidea fondamentale di tutta la lotta teologica di santAtanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio. Egli è divenuto realmente Dio con noi.Tra le altre opere di questo grande Padre della Chiesa

che in gran parte rimangono legate alle vicende della crisi ariana ricordiamo poi le quattro lettere che egli indirizzò allamico Serapione, Vescovo di Thmuis, sulla divinità dello Spirito Santo, che viene affermata con nettezza, e una trentina di lettere festali, indirizzate allinizio di ogni anno alle Chiese e ai monasteri dellEgitto per indicare la data della festa di Pasqua, ma soprattutto per assicurare i legami tra i fedeli, rafforzandone la fede e preparandoli a tale grande solennità.

Atanasio è, infine, anche autore di testi meditativi sui Salmi, poi molto diffusi, e soprattutto di unopera che costituisce il best seller dellantica letteratura cristiana: la Vita di Antonio, cioè la biografia di santAntonio abate, scritta poco dopo la morte di questo santo, proprio mentre il Vescovo di Alessandria, esiliato, viveva con i monaci del deserto egiziano. Atanasio fu amico del grande eremita, al punto da ricevere una delle due pelli di pecora lasciate da Antonio come sua eredità, insieme al mantello che lo stesso Vescovo di Alessandria gli aveva donato. Divenuta presto popolarissima, tradotta quasi subito in latino per due volte e poi in diverse lingue orientali, la biografia esemplare di questa figura cara alla tradizione cristiana contribuì molto alla diffusione del monachesimo, in Oriente e in Occidente. Non a caso la lettura di questo testo, a Treviri, è al centro di un emozionante racconto della conversione di due funzionari imperiali, che Agostino colloca nelle Confessioni (VIII,6,15) come premessa della sua stessa conversione.Del resto, lo stesso Atanasio mostra di avere chiara coscienza dell

influsso che poteva avere sul popolo cristiano la figura esemplare di Antonio. Scrive infatti nella conclusione di questopera: Che fosse dappertutto conosciuto, da tutti ammirato e desiderato, anche da quelli che non lavevano visto, è un segno della sua virtù e della sua anima amica di Dio. Infatti non per gli scritti né per una sapienza profana né per qualche capacità è conosciuto Antonio, ma solo per la sua pietà verso Dio. E nessuno potrebbe negare che questo sia un dono di Dio. Come infatti si sarebbe sentito parlare in Spagna e in Gallia, a Roma e in Africa di questuomo, che viveva ritirato tra i monti, se non lavesse fatto conoscere dappertutto Dio stesso, come egli fa con quanti gli appartengono, e come aveva annunciato ad Antonio fin dal principio? E anche se questi agiscono nel segreto e vogliono restare nascosti, il Signore li mostra a tutti come una lucerna, perché quanti sentono parlare di loro sappiano che è possibile seguire i comandamenti e prendano coraggio nel percorrere il cammino della virtù” (Vita di Antonio 93,5-6).Sì, fratelli e sorelle! Abbiamo tanti motivi di gratitudine verso santAtanasio. La sua vita, come quella di Antonio e di innumerevoli altri santi, ci mostra che chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino (Deus caritas est, 42).

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Sant’ Atanasio Vescovo e dottore della Chiesa (2 maggio)

dal sito: 

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Sant’ Atanasio Vescovo e dottore della Chiesa

2 maggio

Vescovo di Alessandria d’Egitto, fu l’indomito assertore della fede nella divinità di Cristo, negata dagli Ariani e proclamata dal Concilio di Nicea (325). Per questo soffrì persecuzioni ed esili. Narrò la vita di Sant’Antonio abate e divulgò anche in Occidente l’ideale monastico. (Mess. Rom.)

Etimologia: Atanasio = immortale, dal greco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: Memoria di sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, di insigne santità e dottrina, che ad Alessandria d’Egitto dai tempi di Costantino fino a quelli dell’imperatore Valente combattè strenuamente per la retta fede e, subite molte congiure da parte degli ariani, fu più volte mandato in esilio; tornato infine alla Chiesa a lui affidata, dopo aver lottato e sofferto molto con eroica pazienza, nel quarantaseiesimo anno del suo sacerdozio riposò nella pace di Cristo.

Atanasio, nato ad Alessandria d’Egitto nel 295, è la figura più drammatica e sconvolgente della ricca galleria dei Padri della Chiesa. Caparbio difensore della ortodossia durante la grande crisi ariana, immediatamente dopo il concilio di Nicea, pagò la sua eroica resistenza alla dilagante eresia con ben cinque esili inflittigli dagli imperatori Costantino, Costanzo, Giuliano e Valente. Ario, un sacerdote uscito dal seno stesso della Chiesa d’Alessandria, negando l’uguaglianza sostanziale tra il Padre e il Figlio, minacciava di colpire al cuore il cristianesimo. Infatti, se il Cristo non è il Figlio di Dio, e non è egli stesso Dio, a che cosa si riduce la redenzione dell’umanità?
In un mondo che si risvegliò improvvisamente ariano, secondo la celebre frase di S. Girolamo, restava ancora in piedi un grande lottatore, Atanasio, elevato trentatreenne alla prestigiosa sede episcopale di Alessandria. Aveva la tempra del lottatore e quando c’era da dar battaglia agli avversari era il primo a partire con la lancia in resta: « Io mi rallegro di dovermi difendere », scrisse nella sua Apologia per la fuga. Atanasio di coraggio ne aveva da vendere, ma sapendo con chi aveva a che fare (tra le tante accuse mossegli dai suoi denigratori ci fu quella di aver assassinato il vescovo Arsenio, che poi risultò vivo e vegeto!), non stava ad aspettare in casa che lo venissero ad ammanettare. Talvolta le sue fughe hanno del rocambolesco. Egli stesso ce ne parla con molto brio.
Trascorse i suoi due ultimi esili nel deserto, presso gli amici monaci, questi simpatici anarchici della vita cristiana, che pur rifuggendo dalle normali strutture dell’organizzazione sociale ed ecclesiastica, si trovavano bene in compagnia di un vescovo autoritario e intransigente come Atanasio. Per essi il battagliero vescovo di Alessandria scrisse una grande opera, la Storia degli ariani, dedicata ai monaci, di cui ci restano poche pagine, sufficienti tuttavia per rivelarci apertamente il temperamento di Atanasio: sa di parlare con uomini che non intendono metafore e allora dice pane al pane: sbeffeggia l’imperatore, chiamandolo con nomignoli irrispettosi e mette in burletta gli avversari; ma parla con calore e slancio delle verità che gli premono, per strappare i fedeli alle grinfie dei falsi pastori.
Durante le numerose involontarie peregrinazioni fu anche in Occidente, a Roma e a Treviri, dove fece conoscere il monachesimo egiziano, come stato di vita organizzato in maniera del tutto originale nel deserto, presentando il monaco ideale, nella suggestiva figura di un anacoreta, S. Antonio, di cui scrisse la celebre Vita, che si può considerare una specie di manifesto del monachesimo.

Autore: Piero Bargellini

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno iris_innominata

Iris innominata

http://www.ubcbotanicalgarden.org/potd/2005/11/

« Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/02/2008#

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Giovanni, n° 101

« Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia »

Credo che le parole: «Io vi rivedrò e il vostro cuore gioirà, e la vostra gioia nessuno ve la potrà rapire», non debbano riferirsi al tempo in cui, risorto, mostrò ai discepoli la sua carne risuscitata, in modo che essi potessero vederla e toccarla; ma piuttosto a quel tempo a proposito del quale aveva detto: «Colui che mi ama sarà amato dal Padre mio, e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14, 21)… Questa visione non appartiene a questa vita, ma a quella futura; non a questa temporale, ma a quella eterna. «Questa è la vita eterna, – afferma colui che è la vita – che conoscano te unico vero Dio, e il tuo inviato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3). Di questa visione e di questa conoscenza l’apostolo Paolo dice: «Vediamo ora come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in maniera imperfetta, mentre allora conoscerò come sono conosciuto» (1 Cor 13, 12-13).

Questo che è il frutto del suo travaglio, la Chiesa lo partorisce al presente nel desiderio, allora lo partorirà nella visione; ora gemendo, allora esultando; ora pregando, allora lodando Dio… Sarà perciò un fine eterno, perché non ci potrà bastare che un fine senza fine. E’ quello che fu ispirato a Filippo, quando esclamò: «Mostraci il Padre, e ci basta» (Gv 14, 8).

Mons. Gianfranco Ravasi, a Maria: ala della mia terra

dal sito: 

http://www.avvenire.it/

Mons. Gianfranco Ravasi

31/05/2002

ala della mia terra

Rallegrati, vergine Maria,/ figlia della mia terra,/ sorella dell »anima mia,/ rallegrati, gioia della mia gioia./ Sono come un vagabondo nella notte,/ ma tu sei un tetto sotto il firmamento./ Sono una coppa assetata,/ ma tu sei il mare aperto del Signore./ Rallegrati Vergine Maria,/ ala della mia terra,/ corona dell »anima mia;/ rallegrati, gioia della mia gioia:/ felici coloro che ti proclamano felice!Cala il sipario su questo mese primaverile, tradizionalmente segnato dal volto di Maria. Cantiamo anche noi la madre del Signore con una delle tante voci poetiche che l »hanno esaltata nei secoli cristiani. È quella di una donna tedesca, la scrittrice Gertrud von Le Fort (1876-1971). All »interno della piccola danza di immagini che Gertrud anima nei suoi versi ce n »è una sulla quale vorremo fissare la nostra attenzione. Maria è celebrata come « ala della mia terra ».Il racconto biblico della creazione descrive la nostra materialità col simbolo della polvere del suolo plasmata dal Creatore (Genesi 2, 7). È questa « la mia terra ». In essa, però, Dio ha insufflato non solo la vita ma anche un respiro divino, quello della coscienza, un « alito » che non è solo il fiato ma l »anelito dell »anima. Maria è la creatura che più di tutte è il segno di un »apertura all »infinito, lei che ha accolto nel grembo il figlio di Dio, lei che è stata come « il mare aperto » in cui si è immerso il Signore. Ci è necessario ricordare questo destino glorioso: anche noi siamo chiamati ad accogliere Dio ed è per questo che dobbiamo avere un »ala che sollevi la nostra terra, il nostro limite, la nostra caducità mostrandoci la meta a cui siamo orientati.

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 2 mai, 2008 |Pas de commentaires »

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