Archive pour le 19 mai, 2008

San Celestino V – Pietro di Morrone Eremita e Papa

San Celestino V - Pietro di Morrone Eremita e Papa  dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

San Celestino V – Pietro di Morrone Eremita e Papa

19 maggio – Comune
Isernia, 1215 – Rovva di Fumone (Frosinone), 19 maggio 1296

(Papa dal 29/08/1294 al 13/12/1294)
Pietro da Morrone, sacerdote, condusse vita eremitica. Diede vita all’Ordine dei “Fratelli dello Spirito Santo” (denominati poi “Celestini “), approvato da Urbano IV, e fondò vari eremi. Eletto papa quasi ottantenne, dopo due anni di conclave, prese il nome di Celestino V e, uomo santo e pio, si trovò di fronte ad interessi politici ed economici e a ingerenze anche di Carlo d’Angiò. Accortosi delle manovre legate alla sua persona, rinunziò alla carica, morendo poco dopo in isolamento coatto nel castello di Fumone. Giudicato severamente da Dante come “ colui che per viltade fece il gran rifiuto “, oggi si parla di lui come di un uomo di straordinaria fede e forza d’animo, esempio eroico di umiltà e di buon senso.

Patronato: Isernia

Etimologia: Celestino = venuto dal cielo, dal latino

Martirologio Romano: A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferndo ritirarsi in solitudine.

Publié dans:immagini sacre, Papi |on 19 mai, 2008 |Pas de commentaires »

di Mons. Gianfranco Ravasi: L’autore della lettera di Giacomo

metto questo post perché nella settimana scorsa ed in questa settimana la prima lettura della messa feriale è dedicata a San Giacomo, dal sito novena.it:

MONS. GIANFRANCO RAVASI

Approfondimento della Bibbia

L’autore della lettera di Giacomo

Si inizia a leggere in questa domenica, come seconda lettura della liturgia eucaristica, la Lettera di Giacomo, la cui intestazione rimanda a

«Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo» (1,1). Lettera curiosa, questa di Giacomo, perché da un lato sembra essere una predica destinata a una comunità giudeo-cristiana (ottima è la conoscenza dellAntico Testamento) e dallaltro si rivela scritta in un greco elegante, con allusioni alla cultura ellenistica e a certe forme letterarie della filosofia stoica.

Ma la questione più enigmatica è proprio quella che riguarda il suo autore. Nel Nuovo Testamento infatti ci imbattiamo in almeno quattro figure che portano il nome Giacomo. C’è innanzitutto il più famoso Giacomo, apostolo di Cristo, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni, altro apostolo celebre. Lo vediamo con Pietro e Giovanni come testimone dei momenti più alti della vita di Gesù, fino allagonia nellorto del Getsemani. Stando a una notizia degli Atti degli Apostoli (12,1-2), egli sarebbe stato ucciso di spada dal re Erode Agrippa I attorno al 44.

C’è, poi, un altro apostolo di nome Giacomo, figlio di Alfeo, menzionato negli elenchi dei Dodici. Facciamo poi seguire un certo Giacomo il minore da alcuni identfficato col precedente e che è indicato come figlio di una Maria, posta tra le donne spettatrici della morte di Gesù e testimoni della sua risurrezione, una donna chiamata appunto «Maria di Giacomo» (Marco 15,40 e 16,1)0 anche «laltra Maria» (Matteo 28,1). Infine, c’è un quarto Giacomo, «fratello del Signore» (Marco 6,3), cioè appartenente al dan nazaretano di Gesù. Egli fu uno dei responsabili della prima comunità cristiana di Gerusalemme, evocato anche da san Paolo nelle sue Lettere ai Corinzi (1,15,7) e ai Galati (capitoli 1-2).

Di fronte a questa abbondanza di Giacomo i due apostoli, il minore e il «fratello del Signore» chi dobbiamo scegliere come autore di questa lettera così vivace e appassionata? Nella titolatura tradizionale della lettura liturgica si ha: «Dalla Lettera di san Giacomo apostolo». È evidente che si vuole adottare la prassi per cui si attribuivano a figure alte opere anche posteriori: pensiamo, ad esempio, allassegnazione a Salomone (X secolo a.C.) del libro della Sapienza che è stato scritto in greco nel I secolo a.C.! Anche in questo caso si è ricorsi probabilmente allapostolo Giacomo, fratello di Giovanni, o a Giacomo Alfeo, come a figure eminenti e come a uno pseudonimo nobile.

La controprova la si ha proprio nel titolo da noi sopra citato: è strano, infatti, che non si faccia menzione della dignità di apostolo dellautore, ma ci si accontenti di un modesto «servo di Dio e del Signore». Similmente è difficile che lautore sia il Giacomo «fratello del Signore», proprio perla stessa assenza di un titolo così prestigioso e della sua funzione di capo della Chiesa di. Gerusalemme. E allora? Gli studiosi moderni sono orientati a pensare a un anonimo maestro giudeo-cristiano, rivestito del manto apostolico secondo quella prassi dellattribuzione a cui sopra si accennava. Avremmo, così, una sorta di quinto Giacomo neotestamentario! Un nome, dunque, tanto popolare a quei tempi (e anche in seguito) per la ragione molto semplice che era una riedizione del celebre nome ebraico del patriarca Giacobbe del libro della Genesi.

Publié dans:biblica, CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 19 mai, 2008 |Pas de commentaires »

Omelia di Benedetto XVI in piazza della Vittoria a Genova

dal sito:
http://www.zenit.org/article-14419?l=italian

Omelia di Benedetto XVI in piazza della Vittoria a Genova

GENOVA, lunedì, 19 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata questa domenica pomerigio da Benedetto XVI nel presiedere la Santa Messa in piazza della Vittoria a Genova.

Cari fratelli e sorelle,

al termine di unintensa giornata trascorsa in questa vostra Città, ci ritroviamo uniti attorno allaltare per celebrare lEucaristia, nella solennità della Santissima Trinità. Da questa centrale Piazza della Vittoria, che ci accoglie per la corale azione di lode e di ringraziamento a Dio con cui si chiude la mia visita pastorale, invio il più cordiale saluto allintera comunità civile ed ecclesiale di Genova. Con affetto saluto, in primo luogo, lArcivescovo, il Cardinale Angelo Bagnasco, che ringrazio per la cortesia con cui mi ha accolto e per le toccanti parole che mi ha rivolto allinizio della Santa Messa. Come non salutare poi il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, già Pastore di questa antica e nobile Chiesa? A lui il mio grazie più sentito per la sua vicinanza spirituale e per la sua preziosa collaborazione. Saluto poi il Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Ernesto Palletti, i Vescovi della Liguria e gli altri Presuli. Rivolgo il mio deferente pensiero alle Autorità civili, alle quali sono grato per la loro accoglienza e per il fattivo sostegno che hanno prestato alla preparazione e allo svolgimento di questo mio pellegrinaggio apostolico. In particolare saluto il Ministro Claudio Scaiola in rappresentanza del nuovo Governo, che proprio in questi giorni ha assunto le sue piene funzioni al servizio dellamata Nazione italiana. Mi rivolgo poi con viva riconoscenza ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi, ai laici impegnati, ai seminaristi, ai giovani. A tutti voi, cari fratelli e sorelle, il mio saluto affettuoso. Estendo il mio pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti, in modo speciale agli ammalati, alle persone sole e a quanti si trovano in difficoltà. Affido al Signore la città di Genova e tutti i suoi abitanti in questa solenne Concelebrazione eucaristica, che, come ogni domenica, ci invita a partecipare in modo comunitario alla duplice mensa della Parola di Verità e del Pane di Vita eterna. Abbiamo ascoltato, nella prima Lettura (

Es 34,4b-6.8-9), un testo biblico che ci presenta la rivelazione del nome di Dio. E Dio stesso, lEterno e lInvisibile, che lo proclama, passando davanti a Mosè nella nube, sul monte Sinai. E il suo nome è: Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento allira e ricco di grazia e di fedeltà”. San Giovanni, nel nuovo Testamento, riassume questa espressione in una sola parola: Amore (cfr 1 Gv 4,8.16). Lo attesta anche il Vangelo odierno: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16). Questo nome esprime dunque chiaramente che il Dio della Bibbia non è una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione. Parole come misericordioso, pietoso, ricco di grazia ci parlano tutte di una relazione, in particolare di un Essere vitale che si offre, che vuole colmare ogni lacuna, ogni mancanza, che vuole donare e perdonare, che desidera stabilire un legame saldo e duraturo. La Sacra Scrittura non conosce altro Dio che il Dio dellAlleanza, il quale ha creato il mondo per effondere il suo amore su tutte le creature (cfr Messale Romano, Pregh. Euc. IV) e che si è scelto un popolo per stringere con esso un patto nuziale, farlo diventare una benedizione per tutte le nazioni e così formare dellintera umanità una grande famiglia (cfr Gn 12,1-3; Es 19,3-6). Questa rivelazione di Dio si è pienamente delineata nel Nuovo Testamento, grazie alla parola di Cristo. Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, uno nellessenza e trino nelle persone: Dio è Amore, Amore Padre – Amore Figlio – Amore Spirito Santo. Ed è proprio nel nome di questo Dio che lapostolo Paolo saluta la comunità di Corinto, e saluta tutti noi: La grazia del Signore Gesù Cristo, lamore di Dio [Padre] e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (2 Cor 13,13).

C’è dunque, in queste Letture, un contenuto principale che riguarda Dio, e in effetti la festa di oggi ci invita a contemplare Lui, il Signore, ci invita a salire in un certo senso sul monte come fece Mosè. Questo sembra a prima vista portarci lontano dal mondo e dai suoi problemi, ma in realtà si scopre che proprio conoscendo Dio più da vicino si ricevono anche le indicazioni fondamentali per questa nostra vita: un po come accadde a Mosè, che salendo sul Sinai e rimanendo alla presenza di Dio ricevette la legge incisa sulle tavole di pietra, da cui il popolo trasse la guida per andare avanti, per trovare la libertà e per formarsi come popolo in libertà e giustizia. Dal nome di Dio dipende la nostra storia; dalla luce del suo volto il nostro cammino.Da questa realt

à di Dio, che Egli stesso ci ha fatto conoscere rivelandoci il suo nome, cioè il suo volto, deriva una certa immagine di uomo, cioè il concetto di persona. Se Dio è unità dialogica, essere in relazione, la creatura umana, fatta a sua immagine e somiglianza, rispecchia tale costituzione: essa pertanto è chiamata a realizzarsi nel dialogo, nel colloquio, nellincontro: è un essere in relazione. In particolare, Gesù ci ha rivelato che luomo è essenzialmente figlio, creatura che vive nella relazione con Dio Padre, e così in relazione con tutti i suoi fratelli e sorelle. Luomo non si realizza in unautonomia assoluta, illudendosi di essere Dio, ma, al contrario, riconoscendosi quale figlio, creatura aperta, protesa verso Dio e verso i fratelli, nei cui volti ritrova limmagine del Padre comune. Si vede bene che questa concezione di Dio e delluomo sta alla base di un corrispondente modello di comunità umana, e quindi di società. E un modello che sta prima di ogni regolamentazione normativa, giuridica, istituzionale, ma direi anche prima delle specificazioni culturali; un modello di umanità come famiglia, trasversale a tutte le civiltà, che noi cristiani esprimiamo affermando che gli uomini sono tutti figli di Dio e quindi tutti fratelli. Si tratta di una verità che sta fin dal principio dietro di noi e al tempo stesso ci sta sempre davanti, come un progetto a cui sempre tendere in ogni costruzione sociale.

Ricchissimo è il Magistero della Chiesa che si è sviluppato a partire proprio da questa visione di Dio e delluomo. Basta percorrere i capitoli più importanti della Dottrina Sociale della Chiesa, a cui hanno dato apporti sostanziali i miei venerati Predecessori, in particolare negli ultimi centoventanni, facendosi autorevoli interpreti e guide del movimento sociale di ispirazione cristiana. Vorrei qui oggi menzionare solo la recente Nota pastorale dellEpiscopato italiano Rigenerati per una speranza viva”: testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo (29.VI.2007). Questa Nota propone due priorità: anzitutto, la scelta del primato di Dio: tutta la vita e lopera della Chiesa dipendono dal mettere al primo posto Dio, ma non un Dio generico, bensì il Signore con il suo nome e il suo volto, il Dio dellAlleanza che ha fatto uscire il popolo dalla schiavitù dEgitto, ha risuscitato Cristo dai morti e vuole condurre lumanità alla libertà nella pace e nella giustizia. Laltra scelta è quella di porre al centro la persona e lunità della sua esistenza, nei diversi ambiti in cui si dispiega: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità sua propria, la tradizione, la cittadinanza. Il Dio uno e trino e la persona in relazione: questi sono i due riferimenti che la Chiesa ha il compito di offrire ad ogni generazione umana, quale servizio alla costruzione di una società libera e solidale. La Chiesa lo fa certamente con la sua dottrina, ma soprattutto mediante la testimonianza, che non per nulla è la terza scelta fondamentale dellEpiscopato italiano: testimonianza personale e comunitaria, in cui convergono vita spirituale, missione pastorale e dimensione culturale. In una societ

à tesa tra globalizzazione e individualismo, la Chiesa è chiamata ad offrire la testimonianza della koinonìa, della comunione. Questa realtà non viene dal basso ma è un mistero che ha, per così dire, le radici in cielo: proprio in Dio uno e trino. E Lui, in se stesso, leterno dialogo damore che in Gesù Cristo si è comunicato a noi, è entrato nel tessuto dellumanità e della storia per condurle alla pienezza. Ed ecco allora la grande sintesi del Concilio Vaticano II: la Chiesa, mistero di comunione, “è in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dellintima unione con Dio e dellunità di tutto il genere umano (Cost. Lumen gentium, 1). Anche qui, in questa grande Città, come pure nel suo territorio, con la varietà dei rispettivi problemi umani e sociali, la Comunità ecclesiale, oggi come ieri, è prima di tutto il segno, povero ma vero, di Dio Amore, il cui nome è impresso nellessere profondo di ogni persona e in ogni esperienza di autentica socialità e solidarietà.

Dopo queste riflessioni, cari fratelli, vi lascio alcune esortazioni particolari. Abbiate cura della formazione spirituale e catechistica, una formazione sostanziosa, più che mai necessaria per vivere bene la vocazione cristiana nel mondo di oggi. Lo dico agli adulti e ai giovani: coltivate una fede pensata, capace di dialogare in profondità con tutti, con i fratelli non cattolici, con i non cristiani e i non credenti. Portate avanti la vostra generosa condivisione con i poveri e i deboli, secondo loriginaria prassi della Chiesa, attingendo sempre ispirazione e forza dallEucaristia, sorgente perenne della carità. Incoraggio con affetto speciale i seminaristi e i giovani impegnati in un cammino vocazionale: non abbiate timore, anzi, sentite lattrattiva delle scelte definitive, di un itinerario formativo serio ed esigente. Solo la misura alta del discepolato affascina e dà gioia. Esorto tutti a crescere nella dimensione missionaria, che è co-essenziale alla comunione. La Trinità infatti è al tempo stesso unità e missione: quanto più intenso è lamore, tanto più forte è la spinta ad effondersi, a dilatarsi, a comunicarsi. Chiesa di Genova, sii unita e missionaria, per annunciare a tutti la gioia della fede e la bellezza di essere Famiglia di Dio. Il mio pensiero si allarga alla Città intera, a tutti i Genovesi e a quanti vivono e lavorano in questo territorio. Cari amici, guardate al futuro con fiducia e cercate di costruirlo insieme, evitando faziosità e particolarismi, anteponendo ai pur legittimi interessi particolari il bene comune.Vorrei concludere con un augurio che riprendo dalla stupenda preghiera di Mosè, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: il Signore cammini sempre in mezzo a voi e faccia di voi la sua eredità (cfr Es 34,9). Ve lo ottenga lintercessione di Maria Santissima, che i Genovesi, in patria e nel mondo intero, invocano quale Madonna della Guardia. Con il suo aiuto e con quello dei Santi Patroni di questa vostra amata Città e Regione, la vostra fede e le vostre opere siano sempre a lode e gloria della Santissima Trinità. Seguendo lesempio dei Santi di questa terra siate una comunità missionaria: in ascolto di Dio e al servizio degli uomini! Amen.

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buona notte

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Glacier, Wrangell-St. Elias National Park, Alaska, 2003
Photograph by Frans Lanting

Streams of ice flow together like rivers, forming glacier complexes that cover hundreds—sometimes thousands—of square miles in Wrangell-St. Elias National Park. Covering more than 13 million acres (5.2 million hectares), Wrangell-St. Elias is the largest national park in the U.S. Nearly six Yellowstones could fit within its borders.

(Photo shot on assignment for, but not published in, « Alaska’s Giant of Ice and Stone, » March 2003, National Geographic magazine)

http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/glacier-wrangell-st-elias.html

« Aiutami nella mia incredulità »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=05/19/2008#

Erma (2° secolo)
Il Pastore, Nono precetto

« Aiutami nella mia incredulità »

Rimuovi da te l’incertezza e non dubitare assolutamente di chiedere a Dio, dicendo in te stesso: «Come posso chiedere e ricevere dal Signore avendo io peccato molto contro di lui?». Non pensare così, ma con tutto il tuo cuore rivolgiti al Signore e pregalo con fermezza, e conoscerai la sua grande misericordia, perché non ti abbandonerà, ma compirà la preghiera della tua anima. Dio non è come gli uomini che serbano rancore, ma egli non ricorda le offese ed ha compassione per la sua creatura. Tu, intanto, purifica il tuo cuore da tutte le vanità di questo mondo e dai vizi, e chiedi al Signore. Riceverai tutto e sarai esaudito in ogni tua richiesta, se chiederai con fermezza al Signore.

Se nel tuo cuore sei titubante, non otterrai nessuna tua richiesta. Coloro che dubitano in Dio, sono indecisi e assolutamente nulla ottengono delle loro richieste… Ogni uomo incerto, se non si converte, difficilmente si salverà. Purifica, dunque, il tuo cuore dall’incertezza, rivestiti della fede, che è forte, credi in Dio ed otterrai tutte le richieste che fai. Se avendo fatto al Signore qualche richiesta, ottieni più tardi, non dubitare perché non ottieni presto la richiesta della tua anima… Tu, dunque, non ti stancare di fare al Signore la richiesta della tua anima, e l’otterrai… Guardati dall’incertezza: essa è turpe, insensata e sradica dalla fede molti credenti e i forti… Disprezza, dunque, l’incertezza e vincila in ogni cosa, rivestendoti della fede forte e potente. La fede, infatti, tutto promette, tutto compie, mentre l’incertezza, non avendo fiducia in sé, sbaglia tutte le opere che intraprende.

Omelia del Papa per la Messa in piazza del Popolo a Savona

dal sito:
http://www.zenit.org/article-14413?l=italian

Omelia del Papa per la Messa in piazza del Popolo a Savona

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 18 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI nel presiedere una celebrazione eucaristica in piazza del Popolo a Savona.

Cari fratelli e sorelle!

È una grande gioia per me trovarmi in mezzo a voi e celebrare per voi lEucaristia, nella festa solenne della Santissima Trinità. Saluto con affetto il vostro Pastore, Monsignor Vittorio Lupi, che ringrazio per le parole con cui, allinizio della celebrazione, mi ha presentato la Comunità diocesana, e più ancora per i sentimenti di carità e di speranza pastorale che ha manifestato. Ringrazio anche il Signor Sindaco per il saluto cordiale che ha voluto rivolgermi a nome di tutta la Città. Saluto le Autorità civili, i sacerdoti, i religiosi, i diaconi, i responsabili di associazioni, movimenti e comunità ecclesiali. A tutti rinnovo in Cristo il mio augurio di grazia e di pace.

In questa solennità la liturgia ci invita a lodare Dio non semplicemente per una meraviglia da Lui compiuta, ma per come Lui è; per la bellezza e la bontà del suo essere, da cui discende il suo agire. Siamo invitati a contemplare, per così dire, il Cuore di Dio, la sua realtà più profonda, che è quella di essere Unità nella Trinità, somma e profonda Comunione di amore e di vita. Tutta la Sacra Scrittura ci parla di Lui. Anzi, è Lui stesso che ci parla di Sé nelle Scritture e si rivela, come Creatore delluniverso e Signore della storia. Oggi abbiamo ascoltato un brano del Libro dellEsodo in cui addirittura cosa del tutto eccezionale Dio proclama il proprio nome! Lo fa alla presenza di Mosè, con il quale parlava faccia a faccia, come con un amico. E qual è questo nome di Dio? Ogni volta è commovente ascoltarlo: « Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento allira e ricco di grazia e di fedeltà » (Es 34,6). Sono parole umane, ma suggerite e quasi pronunciate dallo Spirito Santo. Esse ci dicono la verità su Dio: erano vere ieri, sono vere oggi e saranno vere sempre; ci fanno vedere con gli occhi della mente il volto dellInvisibile, ci dicono il nome dellIneffabile. Questo nome è Misericordia, Grazia, Fedeltà.Cari amici, trovandomi qui a Savona, come posso non gioire insieme con voi per il fatto che questo nome

è proprio quello con cui si è presentata la Vergine Maria, apparendo il 18 marzo 1536 a un contadino, figlio di questa terra? « Madonna di Misericordia » è il titolo con cui è venerata e di Lei abbiamo da qualche anno una grande immagine anche nei Giardini Vaticani. Ma Maria non parlava di sé, non parla mai di sé, ma sempre di Dio, e lo ha fatto con questo nome così antico e sempre nuovo: misericordia, che è sinonimo di amore, di grazia. E qui tutta lessenza del cristianesimo, perché è lessenza di Dio stesso. Dio è Uno in quanto è tutto e solo Amore, ma proprio essendo Amore è apertura, accoglienza, dialogo; e nella sua relazione con noi, uomini peccatori, è misericordia, compassione, grazia, perdono. Dio ha creato tutto per lesistenza e la sua volontà è sempre e soltanto vita.

Per chi si trova nel pericolo, è salvezza. Lo abbiamo ascoltato poco fa nel Vangelo di Giovanni: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna » (Gv 3,16): in questo donarsi di Dio nella Persona del Figlio è allopera lintera Trinità: il Padre che mette a nostra disposizione quanto ha di più caro; il Figlio che, consenziente col Padre, si spoglia della sua gloria per donarsi a noi; lo Spirito che esce dal pacifico abbraccio divino per irrigare i deserti dellumanità. Per questopera della sua misericordia Dio, disponendosi a prendere la nostra carne, ha voluto aver bisogno di un « sì » umano, del « sì » di una donna che diventasse la Madre del suo Verbo incarnato, Gesù, il Volto umano della divina Misericordia. Maria è diventata così e rimane per sempre la « Madre della Misericordia », come si è fatta conoscere anche qui, a Savona.Nel corso della storia della Chiesa, la Vergine Maria non ha fatto che invitare i suoi figli a ritornare a Dio, ad affidarsi a Lui nella preghiera, a bussare con fiduciosa insistenza alla porta del suo Cuore misericordioso. In verit

à, altro Egli non desidera che riversare sul mondo la sovrabbondanza della sua Grazia. « Misericordia e non giustizia » ha implorato Maria, sapendo che avrebbe certamente trovato ascolto presso il Figlio suo Gesù, ma altrettanto consapevole della necessità della conversione del cuore dei peccatori. Per questo ha invitato alla preghiera ed alla penitenza. Pertanto, la mia visita a Savona, nel giorno della Santissima Trinità, è anzitutto un pellegrinaggio, mediante Maria, alle sorgenti della fede, della speranza e dellamore. Un pellegrinaggio che è anche memoria e omaggio al mio venerato predecessore Pio VII, la cui drammatica vicenda è indissolubilmente legata a questa città e al suo Santuario mariano. A distanza di due secoli, vengo a rinnovare lespressione della riconoscenza della Santa Sede e di tutta la Chiesa per la fede, lamore ed il coraggio con cui i vostri concittadini sostennero il Papa nella sua residenza coatta, impostagli da Napoleone Bonaparte, in questa Città. Si conservano numerose testimonianze delle manifestazioni di solidarietà rese al Pontefice dai Savonesi, a volte anche con rischio personale. Sono vicende di cui i Savonesi oggi possono fare memoria con fierezza. Come giustamente ha osservato il vostro Vescovo, quella pagina oscura della storia dellEuropa è diventata, per la forza dello Spirito Santo, ricca di grazie e di insegnamenti, anche per i nostri giorni. Essa ci insegna il coraggio nellaffrontare le sfide del mondo: materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa. Lesempio di serena fermezza dato dal Papa Pio VII ci invita a conservare inalterata nelle prove la fiducia in Dio, consapevoli che Egli, se pur permette per la sua Chiesa momenti difficili, non la abbandona mai. La vicenda vissuta dal grande Pontefice nella vostra terra ci invita a confidare sempre nellintercessione e nella materna assistenza di Maria Santissima.

Lapparizione della Vergine, in un momento tragico della storia di Savona e lesperienza tremenda che qui affrontò il Successore di Pietro concorrono a trasmettere alle generazioni cristiane di questo nostro tempo un messaggio di speranza, ci incoraggiano ad avere fiducia negli strumenti della Grazia che il Signore mette a nostra disposizione in ogni situazione. E tra questi mezzi di salvezza, vorrei ricordare anzitutto la preghiera: la preghiera personale, familiare e comunitaria. Nellodierna festa della Trinità mi piace sottolineare la dimensione della lode, della contemplazione, delladorazione. Penso alle giovani famiglie e vorrei invitarle a non aver timore di sperimentare, fin dai primi anni di matrimonio, uno stile semplice di preghiera domestica, favorito dalla presenza dei bambini piccoli, molto portati a rivolgersi spontaneamente al Signore e alla Madonna. Esorto le parrocchie e le associazioni a dare tempo e spazio alla preghiera, perché le attività sono pastoralmente sterili se non vengono precedute, accompagnate e sostenute costantemente dalla preghiera.E che dire della Celebrazione eucaristica, specialmente della Messa domenicale? Il Giorno del Signore

è giustamente al centro dellattenzione pastorale dei Vescovi italiani: la Domenica va riscoperta nella sua radice cristiana, a partire dalla celebrazione del Signore Risorto, incontrato nella Parola di Dio e riconosciuto allo spezzare del Pane eucaristico. E poi anche il Sacramento della Riconciliazione chiede di essere rivalutato come mezzo fondamentale per la crescita spirituale e per poter affrontare con forza e coraggio le sfide attuali. Insieme con la preghiera e i Sacramenti, altri inseparabili strumenti di crescita sono le opere di carità da esercitare con viva fede. Su questo aspetto della vita cristiana ho voluto soffermarmi anche nellEnciclica Deus caritas est. Nel mondo moderno, che spesso fa della bellezza e dellefficienza fisica un ideale da perseguire in ogni modo, come cristiani siamo chiamati a trovare il volto di Gesù Cristo, « il più bello tra i figli delluomo » (Sal 44,3), proprio nelle persone sofferenti ed escluse. Sono numerose, purtroppo, oggi le emergenze morali e materiali che ci preoccupano. A questo proposito, colgo volentieri loccasione per rivolgere un saluto ai detenuti e al personale dellIstituto penitenziario « SantAgostino » di Savona, che vivono da tempo una situazione di particolare disagio. Un saluto altrettanto caloroso agli ammalati degenti nellOspedale, nelle Case di cura o nelle private abitazioni.

Una parola particolare desidero rivolgere a voi, cari sacerdoti, per esprimere apprezzamento per il vostro lavoro silenzioso e limpegnativa fedeltà con cui lo svolgete. Cari fratelli in Cristo, credete sempre nellefficacia del vostro quotidiano servizio sacerdotale! Esso è prezioso agli occhi di Dio e dei fedeli, e il suo valore non può essere quantificato in cifre e statistiche: i risultati li conosceremo solo in Paradiso! Molti di voi sono in età avanzata: questo mi fa pensare a quel passo stupendo del profeta Isaia, che dice: « Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi » (Is 40, 30-31). Insieme ai diaconi a servizio della diocesi, vivete la comunione con il Vescovo e tra di voi, esprimendola in unattiva collaborazione, nel sostegno reciproco e in un condiviso coordinamento pastorale. Portate avanti la testimonianza coraggiosa e gioiosa del vostro servizio. Andate in cerca della gente, come faceva il Signore Gesù: nella visita alle famiglie, nel contatto con i malati, nel dialogo con i giovani, facendovi presenti in ogni ambiente di lavoro e di vita. A voi, cari religiosi e religiose, che ringrazio per la presenza, ribadisco che il mondo ha bisogno della vostra testimonianza e della vostra preghiera. Vivete la vostra vocazione nella fedeltà quotidiana e rendete la vostra vita unofferta gradita a Dio: la Chiesa vi è grata e vi incoraggia a perseverare nel vostro servizio.Uno speciale e caloroso saluto voglio riservarlo naturalmente a voi giovani! Cari amici, mettete la vostra giovinezza al servizio di Dio e dei fratelli. Seguire Cristo comporta sempre il coraggio di andare controcorrente. Ne vale per

ò la pena: questa è la via della vera realizzazione personale e quindi della vera felicità. Con Cristo si sperimenta infatti che « c’è più gioia nel dare che nel ricevere » (At 20,35). Ecco perché vi incoraggio a prendere sul serio lideale della santità. Un noto scrittore francese ci ha lasciato in una sua opera una frase che vorrei oggi consegnare a voi: « Vi è una sola tristezza: quella di non essere dei santi » (Léon Bloy, La femme pauvre, II, 27). Cari giovani, osate impegnare la vostra vita in scelte coraggiose, non da soli, naturalmente, ma con il Signore! Date a questa Città lo slancio e lentusiasmo che derivano dalla vostra viva esperienza di fede, unesperienza che non mortifica le aspettative del vivere umano, ma le esalta nella partecipazione alla stessa esperienza di Cristo.E questo vale anche per i cristiani di età non più verde. Il mio augurio per tutti è che la fede nel Dio Uno e Trino infonda in ogni persona e in ogni comunità il fervore dellamore e della speranza, la gioia di amarsi tra fratelli e di mettersi umilmente al servizio degli altri. E questo il « lievito » che fa crescere lumanità, la luce che brilla nel mondo. Maria Santissima, Madre di Misericordia, insieme con tutti i vostri Santi Patroni, vi aiuti a tradurre in vita vissuta lesortazione dellApostolo, che abbiamo poco fa ascoltato. Con grande affetto la faccio mia: « State lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dellamore e della pace sarà con voi » (2 Cor 13,11). Amen!

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 19 mai, 2008 |Pas de commentaires »

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