Archive pour avril, 2008

San Paolo predica ad Atene – è la prima lettura della messa di oggi

San Paolo predica ad Atene  - è la prima lettura della messa di oggi dans immagini sacre 16%20RAFFAELLO%20STUDY%20FOR%20ST%20PAUL%20PREACHING%20IN%20ATHENS

PAUL PREACHING IN ATHENS

http://www.artbible.net/Jesuschrist_fr.htm

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Papa Benedetto. Regina Caeli 27 aprile 2008

BENEDETTO XVI

REGINA CÆLI

Piazza San Pietro

VI Domenica di Pasqua, 27 aprile 2008

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2008/documents/hf_ben-xvi_reg_20080427_it.html

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Padre Raniero Cantalamessa: Francesco e Chiara due innamorati, ma di chi?

dal sito:

http://www.cantalamessa.org/it/articoloView.php?id=208

Padre Raniero Cantalamessa, fonte: 2007-10-20- Avvenire

Francesco e Chiara due innamorati, ma di chi?

È divenuto un luogo comune parlare dellamicizia tra Chiara e Francesco in termini di amore umano. Nel suo noto saggio su Innamoramento e amore Francesco Alberoni scrive che il rapporto fra santa Chiara e san Francesco ha tutti i caratteri di un innamoramento trasferito (o sublimato) nella divinità”. Francesco e Chiaradi Fabrizio Costa, la fiction televisiva in onda su Rai Uno nei giorni 6 e 7 Ottobre, meglio forse di Fratello Sole e sorella Luna di Zeffirelli, ha saputo evitare questo cedimento al romanticismo, senza nulla togliere alla bellezza anche umana di un tale incontro.

Come ogni uomo, anche se santo, Francesco può aver sperimentato il richiamo della donna e del sesso. Le fonti riferiscono che per vincere una tentazione del genere una volta il santo si rotolò dinverno nella neve. Ma non si trattava di Chiara! Quando tra un uomo e una donna sono uniti in Dio, questo vincolo, se è autentico, esclude ogni attrazione di tipo erotico, senza neppure che ci sia lotta. È come messo al riparo. È un altro tipo di rapporto. Tra Chiara e Francesco cera certamente un fortissimo legame anche umano, ma di tipo paterno e filiale, non sponsale. Francesco chiamava Chiara la sua pianticella e Chiara chiamava Francesco il nostro Padre.

Lintesa straordinariamente profonda tra Francesco e Chiara che caratterizza lepopea francescana non viene dalla carne e dal sangue. Non è, per fare un esempio altrettanto celebre, come quella tra Eloisa ed Abelardo, tra Dante e Beatrice. Se così fosse stato, avrebbe lasciato forse una traccia nella letteratura, ma non nella storia della santità. Con una nota espressione di Goethe, potremmo chiamare quella di Francesco e Chiara una affinità elettiva, a patto di intendere elettiva non solo nel senso di persone che si sono scelte a vicenda, ma nel senso di persone che hanno fatto la stessa scelta.

Antoine de Saint-Exupéry ha scritto che amarsi non vuol dire guardarsi lun laltro, ma guardare insieme nella stessa direzione. Chiara e Francesco non hanno davvero passato la vita a guardarsi lun laltro, a stare bene insieme. Si sono scambiati tra loro pochissime parole, quasi solo quelle riferite nelle fonti. Cera una stupenda riservatezza tra loro, tanto che il santo veniva a volte rimproverato amabilmente dai suoi frati di essere troppo duro con Chiara.

Solo alla fine della vita, vediamo questo rigore nei rapporti attenuarsi e Francesco cercare sempre più spesso conforto e conferma presso la sua Pianticella. È a San Damiano che si rifugia prossimo alla morte, divorato da malattie, ed è vicino a lei che intona il cantico di Frate Sole e di sorella Luna, con quellelogio di Sora Acqua, utile et humile et pretiosa et casta, che sembra scritto pensando a Chiara.

Invece di guardarsi lun laltro, Chiara e Francesco hanno guardato nella stessa direzione. E si sa qual è stata per loro questa direzione. Chiara e Francesco erano come i due occhi che guardano sempre nella stessa direzione. Due occhi non sono solo due occhi, cioè un occhio ripetuto due volte; nessuno dei due è solo un occhio di riserva o di ricambio. Due occhi che fissano loggetto da angolature diverse danno profondità, rilievo alloggetto, permettono di avvolgerlo con lo sguardo. Così è stato per Chiara e Francesco. Essi hanno guardato lo stesso Dio, lo stesso Signore Gesù, lo stesso Crocifisso, la stessa Eucaristia, ma da angolature, con doni e sensibilità propri: quelli maschili e quelli femminili. Insieme hanno colto di più di quanto avrebbero potuto fare due Francesco o due Chiara.
Se c
’è una lacuna nella fiction su Francesco e Chiara è forse linsufficiente rilievo dato alla preghiera e con essa alla dimensione soprannaturale della loro vita. Una lacuna forse inevitabile quando la vita dei santi è portata sullo schermo. La preghiera è silenzio, quiete, solitudine, mentre la parola cinema viene dal greco kinema che significa movimento! Ha fatto eccezione il film Il grande silenzio sulla vita dei certosini, ma anch
esso non reggerebbe sul piccolo schermo.

In passato si tendeva a presentare la personalità di Chiara troppo subordinata a quella di Francesco, appunto come sorella Luna che vive di riflesso della luce di fratello Sole. Lultimo esempio in questo senso è il libro uscito nellestate scorsa su lamicizia tra Francesco e Chiara (John M. Sweeney, Light in the Dark Age: the Friendship of Francis and Clare of Assisi, Paraclete Press 2007 ).

Tanto più quindi è da lodare, nella fiction televisiva, la scelta di presentare Francesco e Chiara come due vite parallele, che si intrecciano e si svolgono in sincronia, con uguale spazio dato alluno e allaltra. È la prima volta che avviene, in questa forma. Ciò risponde alla sensibilità attuale tesa a mettere in luce limportanza della presenza femminile nella storia, ma nel caso nostro corrisponde alla realtà e non è una forzatura.

La scena che mi ha colpito di più vedendo, in anteprima, la fiction Francesco e Chiara è quella emblematica iniziale, una specie di chiave di lettura di tutta la storia. Francesco cammina su un prato, Chiara lo segue mettendo i suoi piedi, quasi per gioco, sulle orme lasciate da Francesco e alla domanda di lui: Stai seguendo le mie orme?, risponde luminosa: No, altre molto più profonde.

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MONS. GIANFRANCO RAVASI – LA PIANTA GRASSA (2007)

dal sito:

http://www.avvenire.it/

MONS. GIANFRANCO RAVASI – LA PIANTA GRASSA

(dal Mattutino di Avvenire)

19/12/2007

Non esiste una pianta grassa irta di spine che non lasci spazio anche per un piccolo bocciolo di fiore. È uno dei «pocket» in inglese che si trovano nelle edicole degli aeroporti stranieri e contiene una raccolta di detti proverbiali dei vari continenti. Non so come, ma è riaffiorato tra i miei libri e mi ha offerto – con questo aforisma africano – uno spunto suggestivo di riflessione. In molte case si custodiscono piante grasse che sopravvivono lungamente senz’acqua e che sono avvolte in una cortina di spine più o meno acuminate. Eppure, quasi miracolosamente talvolta riescono a far emergere fiorellini dai colori ora accesi ora tenui, oltre naturalmente a offrire quel verde costante che le contraddistingue. La parabola è semplice e fa il paio col nostro – molto meno poetico – proverbio secondo il quale «ogni ladrone ha la sua devozione». Un racconto apocrifo molto noto narra che Gesù di fronte alla carogna di un cane morto, mentre i suoi discepoli ne segnalavano il disgusto, esclamasse: «Guardate i suoi denti: sono candidi come chicchi di grandine!». In ogni creatura, anche dietro le apparenze più infami e le storie più vergognose, alberga un’oasi, sia pure striminzita, di bontà e umanità. Il vero cristiano dovrebbe puntare a quel varco per allargarlo, prima di ergersi a giudice inesorabile del resto, segnato dal male. È un po’ il motto di Cristo, «cercare ciò che è perduto», o per ricorrere a un’immagine isaiana ripresa anche da Gesù, riutilizzare la canna incrinata e non spegnere il lucignolo fumigante. Non è « buonismo » a tutti i costi, ignorando il male, ma è scommettere sulla forza dirompente del bene. Finisco con un altro proverbio tratto da quel libretto. È tibetano: «Nessuno è nato sotto una cattiva stella. Ci sono piuttosto persone che non sanno comprendere il cielo».

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buona notte

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Red-and-Green Macaws, Bolivia, 2000

http://photography.nationalgeographic.com/photography/photo-of-the-day/pair-macaws-sartore.html

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« Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera»

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=04/30/2008#

San Silvano (1886-1938), monaco ortodosso
Scritti

« Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera»

Se cerchi di pregare con la mente unita al cuore e non ci riesci, allora pronuncia la preghiera con la bocca e tieni ferma la mente sulle parole della preghiera. Col tempo il Signore ti darà anche la « preghiera del cuore », senza pensieri; e allora pregherai liberamente, senza sforzo. Alcuni hanno fatto del male al loro cuore perché troppo presto hanno voluto pregare con la mente unita al cuore e hanno finito col non riuscire più a dire la preghiera neppure con la bocca. Ma tu riconosci l’ordine della vita spirituale: i doni sono concessi all’anima semplice, umile, sottomessa. A chi è sottomesso e moderato in tutto – nel cibo, nelle parole, nei movimenti – il Signore stesso dona la preghiera, e questa, per energia divina, si celebrerà nel profondo del cuore…

Il Signore ci ha dato il comandamento di «amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta l’anima» (Mc 12,33). Ma senza preghiera com’è possibile amare? Perciò la mente e il cuore dell’uomo devono sempre essere liberi per la preghiera. Quando ami qualcuno tu desideri pensare a lui, parlargli, stare insieme a lui. L’anima ama il Signore come Padre e Creatore e sta davanti a lui con timore e amore: con timore, perché Egli è il Signore; con amore perché l’anima lo riconosce come Padre pieno di misericordia, e la sua grazia è più soave di ogni altra cosa. Io ho constatato che la preghiera è facile, quando la grazia di Dio ci soccorre. Il Signore ci ama senza misura e con la preghiera ci fa degni di parlare con lui, di pentirci e di glorificarLo. Non sono capace di descrivere quanto ci ama il Signore. Per mezzo dello Spirito santo noi conosciamo questo amore e l’anima di chi prega conosce lo Spirito Santo.

Santa Caterina da Siena

Santa Caterina da Siena dans immagini sacre

 http://santiebeati.it/immagini/?mode=album&album=20900&dispsize=Original

Publié dans:immagini sacre |on 29 avril, 2008 |Pas de commentaires »

di Sandro Magister : Ebrei, musulmani, cristiani. Ultime notizie dal cantiere del dialogo

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/199301

Ebrei, musulmani, cristiani. Ultime notizie dal cantiere del dialogo

In Francia una moschea chiama a collaborare un ebreo. In Bangladesh cristiani ed islamici si confrontano in università. La lettera dei 138 trova un seguito a Mosca, a Ginevra, a Bruxelles. E intanto Benedetto XVI chiarisce cosa intende per dialogo interreligioso

di Sandro Magister

ROMA, 25 aprile 2008 La proposta di incontri tra musulmani, cristiani ed ebrei lanciata un mese fa dal re dell’Arabia Saudita, Abdullah, ha avuto un sorprendente seguito pratico in Francia.

L’imam Hassan Chalghoumi, capo della comunità islamica di Drancy, nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, poco fuori Parigi, ha scelto come incaricato delle relazioni esterne un ebreo, Bernard Koch, tra i fondatori della « Amitié judéo-musulmane de France ». La nomina è avvenuta nella moschea di Drancy alla presenza di altri esponenti dell’ebraismo francese. « L’Osservatore Romano » del 23 aprile ha dato alla notizia un forte rilievo.

Inoltre, il teologo musulmano Aref Ali Nayed firma di spicco della famosa lettera indirizzata a Benedetto XVI e ad altri leader cristiani da 138 personalità islamiche ha annunciato in un’intervista al mensile italiano « Jesus » di aprile:

« Stiamo lavorando a un documento indirizzato ai nostri fratelli e sorelle ebree. Vorremmo produrre un testo significativo dal punto di vista sia teologico che spirituale, che possa aiutare a sanare le relazioni tra le nostre due comunità che, in un passato non lontano, prosperarono e soffrirono insieme, come sotto l’inquisizione spagnola ».

* * *

Quanto al dialogo con i cristiani, alla lettera dei 138 musulmani sono arrivate altre due risposte autorevoli, dopo quella della Chiesa di Roma.

La prima è venuta il 20 marzo dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, l’organismo ecumenico con sede a Ginevra che raduna 349 Chiese e denominazioni cristiane di 110 paesi, ortodosse e protestanti.

Alle lettera dei 138 musulmani dal titolo « Una parola comune tra noi e voi », il CEC ha risposto con un documento intitolato: « Imparare a esplorare l’amore insieme ».

Il documento sollecita la creazione di un gruppo misto al fine di « organizzare una serie di consultazioni tra leader, studiosi e fedeli musulmani e cristiani che rifletteranno su punti di comprensione reciproca, lavoreranno su una piattaforma teologica ed etica per future iniziative comuni e stabiliranno nuovi mezzi per esplorare ulteriormente le questioni di fede e di vita in entrambi i contesti ».

La seconda risposta è arrivata a metà aprile dal patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, Alessio II.

Il patriarca premette che il dialogo interreligioso deve rispettare lidentità di ciascun interlocutore, evitando che si arrivi a un pericoloso sincretismo. E indica due piani su cui costruire un dialogo fruttuoso: a livello dottrinale su importanti questioni quali Dio, luomo, il mondo; a livello più pratico su la difesa del ruolo della religione nella vita sociale, il contrasto a xenofobia e intolleranza, la promozione di iniziative comuni di pace.

Tra le sfide da affrontare insieme, musulmani e cristiani, Alessio II mette al primo posto la visione del mondo anti-religiosa, la quale tende a subordinare ogni sfera della vita sociale e ad instaurare una nuova morale, contraria a quella tradizionale delle religioni.

* * *

Inoltre si è tenuto a Dhaka, nel Bangladesh, il 18 aprile, un incontro tra esponenti delle due religioni dal titolo: « Una comune chiamata: musulmani e cristiani »

L’incontro ha preso in esame la lettera dei 138 e il messaggio di risposta della Chiesa di Roma. Ed è stato promosso dal professor Kazi Nurul islam, docente all’università di Dhaka, con la collaborazione della conferenza episcopale dei vescovi cattolici del Bangladesh.

Il professor islam ha creato e dirige, in università, un dipartimento dedicato alle religioni mondiali, nel quale le principali religioni hanno docenti che professano la stessa fede da essi insegnata. Un sacerdote cattolico laureato in teologia insegna il cristianesimo, e lo stesso vale per lislam, linduismo, il buddismo e lebraismo: unico esempio del genere, nel mondo musulmano.

Alla vigilia dell’incontro, Kazi Nurul islam ha rilasciato la seguente intervista a « L’Osservatore Romano », in data 17 aprile 2008:

D. Professor islam, come è nata questa sua iniziativa?

R. Cristiani e musulmani insieme agli ebrei appartengono alla stirpe di Abramo. Ma per alcune ragioni storiche, sfortunatamente, abbiamo avuto spesso relazioni molto fredde. È questo il tempo che cristiani e islamici comincino a lavorare insieme. Gli appartenenti a queste due grandi religioni costituiscono più del 50 per cento della popolazione mondiale. È una responsabilità storica per noi tutti credenti dare il nostro apporto alla pace nel mondo. Personalmente ritengo che non possiamo certo cancellare il passato o modificare la storia, ma possiamo comunque modellare il futuro e creare una prospettiva migliore, un mondo più fraterno per le future generazioni. Con questi sentimenti ho iniziato a pensare come cristiani e islamici possano lavorare insieme per la pace. È un fatto che, almeno qui nel Bangladesh, non abbiamo grossi problemi nei rapporti tra cristiani e musulmani. Per secoli la convivenza si è svolta in armonia. Ora dobbiamo proteggere e preservare questa relazione e provare ad avere una migliore comprensione tra di noi per rivolgere al mondo un messaggio comune. Questo è il vero motivo per cui stiamo lavorando tutti insieme per la riuscita di questo appuntamento.

D. Qual è il programma dell’incontro a Dhaka tra cristiani e musulmani?

R. Due dotti musulmani pronunciano discorsi introduttivi ai partecipanti all’incontro, seguiti da altri due dotti cristiani. Le introduzioni servono a chiarire le rispettive posizioni. La sessione plenaria viene poi suddivisa in dieci gruppi a cui partecipano cristiani e musulmani in numero uguale. Essi discutono le tesi della Chiesa romana e quelle esposte dai 138 saggi musulmani. Poi vi sono le sintesi finali delle discussioni. La sessione plenaria del 18 aprile è stata preceduta da due incontri propedeutici: il 7 marzo i trentacinque esponenti musulmani si sono seduti insieme e hanno discusso su come migliorare le relazioni con i cristiani. Si sono chiesti quali sono i maggiori problemi tra i credenti delle due grandi religioni e perché i musulmani spesso non vengono capiti nelle nazioni del mondo cristiano. Il giorno seguente i nostri fratelli cristiani in pari numero hanno discusso tra di loro su come migliorare i rapporti con i musulmani. Nel progetto di questa iniziativa, dapprima si era pensato a una dichiarazione finale comune. Ora ci rendiamo conto che ci vuole maggior tempo. Si deve costituire un forum in Bangladesh dove cristiani e musulmani possano continuare a incontrarsi e a discutere per poi arrivare a una dichiarazione comune. Spero che questo traguardo sia conseguibile per la fine di quest’anno. Questa dichiarazione comune sarà la base per la pace tra cristiani e musulmani in Bangladesh e nel mondo intero.

D. Come percepiscono i comuni cittadini del Bangladesh questo incontro tra cristiani e musulmani?

R. C’è una vasta maggioranza dei cittadini del Bangladesh che non hanno una sufficiente istruzione per capire il grande significato di questo incontro, tuttavia anche la gente comune si rende conto di quel che accade. I media diffondono le notizie grazie soprattutto alle nuove tecnologie di comunicazione, come internet e la telefonia mobile, ormai alla portata di un numero crescente di persone. Così in molti hanno ricevuto la notizia di questo incontro tra cristiani e musulmani. A prescindere da come la notizia viene interpretata, posso comunque dire che sono in tanti a pensare che siamo all’inizio di una nuova epoca di rapporti. Ovviamente molti sperano che questi rapporti siano sempre più amichevoli.

D. I trentacinque rappresentanti musulmani appartengono tutti al fronte moderato e alle classi più colte della società del Bangladesh?

R. Quando abbiamo sollecitato esponenti musulmani e cristiani a partecipare all’incontro abbiamo tenuto conto di diverse fasce di età, di diverse professioni e anche di diverse convinzioni, in modo che il dialogo non fosse sbilanciato. Abbiamo quindi scelto anche qualche esponente dei gruppi radicali. Lo abbiamo fatto deliberatamente. È nostra cura conoscere il loro modo di pensare e offrire anche a loro la possibilità di esprimersi in un contesto di confronto e di dialogo.

D. Perché come primo tema di di confronto avete scelto il documento dei 138 saggi islamici e la risposta della Chiesa di Roma?

R. Abbiamo un ottimo ricordo di papa Giovanni Paolo II. Lui ha impostato il dialogo interreligioso in un modo molto serio. Con il nuovo papa Benedetto XVI si è invece creato qualche iniziale malinteso. Molti musulmani nel mondo hanno alzato la voce per protesta contro certe affermazioni. Più tardi c’è stato un chiarimento che ha calmato gli animi. Ciò che desideriamo è che non ci siano più ulteriori malintesi tra cristiani e musulmani a causa delle parole. Spero che si capisca che tra cristiani e musulmani ci sono molti più punti in comune che reali differenze.

D. Le comunità dei cristiani che vivono in paesi a maggioranza musulmana a volte sono oggetto di attacchi che in casi estremi degenerano in episodi di violenza. Cosa prova quando sente questo genere di notizie?

R. Spesso non c’è tra noi musulmani un grande rispetto per le comunità di cristiani. Personalmente sento una grande tristezza quando ascolto fratelli e sorelle musulmani parlare contro i cristiani. Questo non è giusto da parte nostra. Come pure non è giusto dimenticare il passato. Quando il profeta Maometto era ancora in vita i musulmani cominciarono a essere perseguitati dagli infedeli, che uccisero un grande numero di neoconvertiti. Allora il profeta inviò un grande numero di convertiti in Etiopia, che anche a quell’epoca era un paese cristiano. L’imperatore dell’Etiopia offrì a loro la sua protezione e così i convertiti non furono più massacrati dagli infedeli. I musulmani non dovrebbero mai dimenticare questi avvenimenti. Certo, molti altri aspetti della storia comune non sono stati positivi ma noi dobbiamo ricordare soprattutto quel che c’è stato di positivo per potere continuare ad avere, anche in questi tempi difficili, buone relazioni.

D. Il fenomeno del terrorismo da parte di gruppi di estremisti islamici non si è certo esaurito. Di fronte a queste violenze, si sente anche personalmente preoccupato?

R. Sì, mi sento personalmente preoccupato a causa dei terroristi. Non può esserci un terrorismo che possa definirsi musulmano, perché ritengo che l’insegnamento dell’islam non possa incoraggiare alcuna forma di terrorismo. Secondo il Corano l’uccisione di un innocente equivale a uccidere l’intero genere umano. Così come salvare un essere umano equivale alla salvezza dell’intera umanità. Chi segue il vero insegnamento dell’islam non può essere un terrorista. Tuttavia bisogna ammettere che alcuni gruppi terroristici trovano appoggio in ambienti che si definiscono musulmani. Questo non lo dico per compiacere i cristiani. Lo affermo anche durante le lezioni all’università e nel corso di seminari con studenti islamici. Lo scrivo anche nei miei articoli apparsi sui giornali. I terroristi sono solo terroristi e credo che non sono degni di appartenere al genere umano. Non si può giustificare la violenza con la religione.

* * *

Infine, un comitato congiunto cattolico-protestante del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, CCEE, e della Conferenza delle Chiese Europee, KEK, ha tenuto dal 17 al 20 aprile in Ungheria, a Esztergom, un incontro con esponenti musulmani al fine di preparare una conferenza cristiano-musulmana europea, che si terrà a Malines-Bruxelles dal 20 al 23 ottobre 2008, sul tema: « Essere cittadini europei e credenti. Cristiani e musulmani come partner attivi nelle società europee »

La conferenza di Malines-Bruxelles si aprirà con la presentazione della visione cristiana e di quella musulmana sul tema. In seguito i partecipanti lavoreranno in forma seminariale sui seguenti punti:

il ruolo delle religioni nella società secolare;

la religione tra istituzione e fede personale;

come i cristiani e i musulmani si vedono gli uni gli altri; come promuovere il rispetto e la comprensione reciproca attraverso l’educazione;

costruire ponti; le sfide davanti alle quali si trovano le nostre comunita.

Nell’incontro preparatorio di Esztergom ospitato dal cardinale Péter Erdö, primate d’Ungheria e presidente del CCEE si sono anche discussi due documenti in fase di elaborazione: il primo sui fenomeni di violenza nel nome della religione; il secondo sulle conseguenze della presenza musulmana sulla vita delle Chiesa in Europa e sulla formazione del clero e delle guide pastorali. Si prevede che questi documenti saranno resi pubblici all’inizio del 2009.

In più, quattro seminari su « Islam , cristianesimo ed Europa » anch’essi promossi dal CCEE e dalla KEK, assieme alla Konrad Adenauer Stiftung e ad esponenti musulmani sono nell’agenda del Parlamento Europeo.

Il primo si è svolto a Bruxelles il 17 aprile. Vi ha preso la parola, tra gli altri, l’imam Tareq Oubrou, rettore della moschea al-Houda di Bordeaux. Egli ha detto che il cristianesimo può insegnare molto su secolarismo e modernità ai musulmani, i quali dovrebbero fare affidamento sull’esperienza dei cristiani al riguardo.

Tra gli interlocutori cristiani è intervenuto padre Ignace Berten, domenicano, fondatore dell’associazione Espaces di Bruxelles. Ha rimarcato che il cristianesimo ha il vantaggio d’aver saputo interpretare i suoi testi religiosi nel loro contesto storico, arrivando così a distinguere tra quella che è la fede di fondo e ciò che è collegato alla cultura: distinzione che i musulmani hanno difficoltà a fare.

Il secondo dei quattro seminari si terrà il 29 maggio. Gli altri due entro l’anno.

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E intanto Benedetto XVI dialoga così

Durante il suo viaggio negli Stati Uniti, dal 15 al 21 aprile, Benedetto XVI ha visitato una sinagoga a New York e ha incontrato, a Washington, circa 200 rappresentanti di altre religioni, tra cui l’islam.

A questi ultimi, egli ha detto che il dialogo interreligioso « mira a qualcosa di più di un consenso per far progredire la pace ». L’obiettivo maggiore del dialogo è quello di scoprire la verità » e tener deste nel cuore di tutti gli uomini le domande più profonde ed essenziali.

Ebbene, ha proseguito Benedetto XVI:

« Messi di fronte a questi interrogativi più profondi riguardanti l’origine e il destino del genere umano, i cristiani propongono Gesù di Nazareth. Egli è questa è la nostra fede il Logos eterno, che si è fatto carne per riconciliare l’uomo con Dio e rivelare la ragione che sta alla base di tutte le cose. È Lui che noi portiamo nel forum del dialogo interreligioso. È l’ardente desiderio di seguire le sue orme che spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo ».

Ed ha aggiunto:

« Cari amici, nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. [...] Il più importante obiettivo del dialogo interreligioso richiede una chiara esposizione delle nostre rispettive dottrine religiose« .

Le sottolineature sono nostre. Il papa non poteva essere più chiaro di così, nel dire come egli concepisce il dialogo interreligioso.

Publié dans:Sandro Magister |on 29 avril, 2008 |Pas de commentaires »

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20900

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia 

29 aprile

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

«Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia»: queste alcune delle parole che hanno reso questa santa, patrona d’Italia, celebre. Nata nel 1347 Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua «  »cella »" di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero). La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei. Li chiameranno «  »Caterinati »". Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. (Avvenire)

Patronato: Italia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99)

Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco

Emblema: Anello, Giglio

Martirologio Romano: Festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, che, preso l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, si sforzò di conoscere Dio in se stessa e se stessa in Dio e di rendersi conforme a Cristo crocifisso; lottò con forza e senza sosta per la pace, per il ritorno del Romano Pontefice nell’Urbe e per il ripristino dell’unità della Chiesa, lasciando pure celebri scritti della sua straordinaria dottrina spiritualLo si dice oggi come una scoperta: « Se è in crisi la giustizia, è in crisi lo Stato ». Ma lo diceva già nel Trecento una ragazza: « Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia ». Eccola, Caterina da Siena. Ultima dei 25 figli (con una gemella morta quasi subito) del rispettato tintore Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piacenti, figlia di un poeta. Caterina non va a scuola, non ha maestri. Accasarla bene e presto, ecco il pensiero dei suoi, che secondo l’uso avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre, anche davanti alle rappresaglie. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua “cella” di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero).
La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei. E tutti amabilmente pilotati da lei. Li chiameranno “Caterinati”. Lei impara faticosamente a leggere, e più tardi anche a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a cuoiai e generali, a donne di casa e a regine. Anche ai « prigioni di Siena », cioè ai detenuti, che da lei non sentono una parola di biasimo per il male commesso. No, Caterina è quella della gioia e della fiducia: accosta le loro sofferenze a quelle di Gesù innocente e li vuole come lui: « Vedete come è dolcemente armato questo cavaliero! ». Nel vitalissimo e drammatico Trecento, tra guerra e peste, l’Italia e Siena possono contare su Caterina, come ci contano i colpiti da tutte le sventure, e i condannati a morte: ad esempio, quel perugino, Nicolò di Tuldo, selvaggiamente disperato, che lei trasforma prima del supplizio: « Egli giunse come uno agnello mansueto, e vedendomi, cominciò a ridere; e volse ch’io gli facessi il segno della croce ».
Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Parla chiaro ai vertici della Chiesa. A Pietro, cardinale di Ostia, scrive: « Vi dissi che desideravo vedervi uomo virile e non timoroso (…) e fate vedere al Santo Padre più la perdizione dell’anime che quella delle città; perocché Dio chiede l’anime più che le città ». C’è pure chi la cerca per ammazzarla, a Firenze, trovandola con un gruppo di amici. E lei precipitosamente si presenta: « Caterina sono io! Uccidi me, e lascia in pace loro! ». Porge il collo, e quello va via sconfitto. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. E nel 1970 avrà da Paolo VI il titolo di dottore della Chiesa.
La festa delle stigmate di S. Caterina è, per il solo ordine domenicano, il 1° aprile.


Autore: Domenico Agasso e.

Publié dans:Santi |on 29 avril, 2008 |Pas de commentaires »

PAPA BENEDETTO: SANTA MESSA CON ORDINAZIONI PRESBITERALI, 27 APRILE 2008 – OMELIA

SANTA MESSA CON ORDINAZIONI PRESBITERALI

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

VI Domenica di Pasqua, 27 aprile 2008

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2008/documents/hf_ben-xvi_hom_20080427_ordinazioni-sacerdotali_it.html

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 29 avril, 2008 |Pas de commentaires »
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