Archive pour le 20 novembre, 2009

L’Archange Saint Michel (Paris)

L'Archange Saint Michel (Paris) dans immagini sacre St-Michel-2gf

L’Archange Saint Michel
Fontaine de la Place Saint Michel
Paris

http://www.spiritualite-chretienne.com/anges/ange-gardien/iconog06.html

Publié dans:immagini sacre |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Mont Saint-Michel

Mont Saint-Michel dans immagini sacre Mont-Saint-Michel

http://www.jpfolks.com/forum/ubbthreads.php?ubb=showflat&Number=539071&sess=63f2d7a19beb5f44437322ffa5f3a1ec

Publié dans:immagini sacre |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

perché posto tre articoli su San Michele Arcangelo e su Mont Saint-Michel…

di fatto questo post fa seguito ad una ricerca che ho fatto oggi pomeriggio, oggi mi è arrivato sul mio Blog francese un commeno con questa domanda:

J’ai une question, pourquoi l’Archange St Michel s’est retrouvé en haut du Mont St Michel ?

(Ho una domanda, perché l’Arcangelo San Michele è stato trovato in cima del Mont Saint Michel?)

mi ci è voluto tutto il pomeriggio per venire a capo del problema ed ho trovato qualcosa di molto interessante, per quanto riguarda Mont Saint-Michel e l’Arcangelo Michele  posto  due intressanti articoli su questo blog , sul blog « la pagina di San Paolo » metto un approfondimento sul tema della filosofia: « Ma quale Averroé? I monaci di Mont Saint-Michel diffusero la filosofia classica »…è inevitabile che qualche volta i post che propongo siano intressanti per entrambi i blog questo e l’altro su Paolo (oltre quello francese);

Publié dans:ciao |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Atto di affidamento a San Michele Arcangelo:

dal sito:

http://www.abbazie.com/sanmichelearcangelo/preghiere_it.html

Atto di affidamento a San Michele Arcangelo:

Principe nobilissimo delle angeliche Gerarchie, valoroso guerriero dell’Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, Arcangelo San Michele, desiderando io di essere nel numero dei tuoi devoti, a te oggi mi offro e mi dono.

Pongo me stesso, il mio lavoro, la mia famiglia, gli amici e quanto mi appartiene sotto la tua vigile protezione.

E’ piccola la mia offerta essendo io un misero peccatore, ma tu gradisci l’affetto del mio cuore.

Ricordati che se da quest’oggi sono sotto il tuo patrocinio tu devi assistermi in tutta la mia vita.

Procurami il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare di cuore il mio Dio, il mio caro salvatore Gesù, la mia dolce Madre Maria, e tutti gli uomini miei fratelli amati dal Padre e redenti dal Figlio.

Impetrami quegli aiuti che sono necessari per arrivare alla corona della gloria.

Difendimi sempre dai nemici dell’anima mia specialmente nell’ultimo istante delle mia vita.

Vieni in quell’ora, o glorioso Arcangelo, assistimi nella lotta e respingi lontano da me, negli abissi d’inferno, quell’angelo prevaricatore e superbo che prostrasti nel combattimento in Cielo.

Presentami, allora, al trono di Dio per cantare con te, Arcangelo San Michele, e con tutti gli Angeli lode, onore e gloria /a Colui che regna nei secoli eterni.

Amen. 

Publié dans:Arcangeli, preghiere |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Mont Saint-Michel: Tra sabbia e mare…

dal sito:

http://www.instoria.it/home/mont_saint_michel.htm

MONT SAINT MICHEL

Tra sabbia e mare…

di Matteo Liberti
 

Il piccolo isolotto granitico di Mont Saint Michel sorge sulla costa nord della Francia, appena oltre il confine che dalla Bretagna porta in Normandia, in una radura sabbiosa che si allunga per oltre un chilometro verso l’oceano.
è questa l’unica formazione rocciosa all’interno dell’ampia baia di Saint Malo.
 
Qui venne eretta, in onore di San Michele Arcangelo, un’abbazia oggi simbolo dell’intera isola e meta prediletta del turismo internazionale. La sua bellezza architettonica, unita alla suggestione della baia e delle sue maree quotidiane (tra le più estese d’Europa), fanno infatti di Mont Saint Michel il luogo maggiormente frequentato della Normandia e della Francia.
 
Fu il vescovo di Avranches, sant’Aubert che consacrò la prima chiesa di Mont Saint Michel.
Era il 709 d.C., e tradizione vuole che la decisione fu figlia di tre sogni che il vescovo fece, e nei quali ebbe chiare direttive da parte dell’arcangelo Michele: costruire una chiesa su quella specie di monte marino.
 
A corroborar la legenda di Mont Saint Michel, va sottolineato che la suggestione estetica delle sue maree, la distesa immensa di acqua e sabbia che la contorna, sono anche elementi, da sempre, di forte difficoltà per qualsiasi opera d’ingegneria.

Furono in tanti, nei secoli, che tentarono di raggiungere l’isola rocciosa durante i periodi di bassa marea, ma spesso senza altro risultato che non fosse la morte, causata dall’arrivo di improvvise ondate o, più semplicemente dall’impasto di sabbie mobili che caratterizzano la zona.
 
In ogni caso, tre secoli dopo l’iniziativa del vescovo, nel 966, giungerà a Mont Saint Michel una comunità di benedettini che inizieranno la costruzione dell’abbazia.
 
I lavori si protrarranno per quasi otto secoli, con continuo perfezionamento (ed ingrandimento) di quella che venne, già nel XIII secolo, considerata una vera e propria Meraviglia, La Merveille, riassumente in se più stili contemporaneamente, dall’arte romana a quella gotica.
 
La chiesa preromanica di Mont Saint Michel risale all’anno mille, mentre nel XII secolo furono ampliati gli edifici conventuali posti ad ovest e a sud. Infine, sempre nel XII secolo, un’importante donazione del re francese Filippo Augusto diede il via alla costruzione del complesso in stile gotico.

La rocca divenne in epoca medievale un importante centro spirituale e tra i principali luoghi di pellegrinaggio d’Occidente.
 
La guerra dei Cent’Anni (XIV e XV secolo) rese poi urgente la protezione dell’abbazia. Ciò avvenne attraverso la costruzione di un complesso di edifici militari.
 
Durante la Rivoluzione francese e poi ancora sotto Napoleone, l’abbazia venne convertita a prigione, per essere poi, nel 1874, affidata alla Soprintendenza alla Belle Arti.
Nell’occasione del suo millenario, una comunità monastica tornò sull’isola a rinsaldare la sua storia di centro spirituale.

In questo stesso periodo Mont Saint Michel fu oggetto di importanti interventi di restauro (iniziati già nel XIX secolo).
 
Oltre all’abbazia sono innumerevoli le strutture presenti nell’isola classificate come rilevanti monumenti storici, mentre l’intero sito fa parte, dal 1979, del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO.
 
Nel 1987 l’ultimo intervento di rilievo: la posa di una gigantesca statua di San Michele sulla guglia del campanile, ennesimo sforzo di costruzione verticale laddove lo spazio è limitato dal mare.
 
Il villaggio che è sorto intorno all’abbazia coltiva oggi una vocazione prettamente turistica, divenuto nel tempo uno dei simboli dell’intera nazione francese, forse simbolo anche (al pari della Tour Eiffel) eccessivamente sfruttato, particolarmente dal lato commerciale.

Tutto ciò è stato anche facilitato dalla costruzione, avvenuta alla metà del XIX secolo, di un diga che permette all’unica strada di accesso alla rocca di non venire invasa dalla marea (che però si ferma solo a pochi centimetri da questa, ben coprendo tutta la zona attorno alla strada, parcheggi compresi).
 
La Piramide dell’arcangelo, come viene chiamata dagli autoctoni, resta in ogni caso, ancora oggi, una meravigliosa fusione tra opera umana e opera della natura.

Publié dans:SANTUARI, storia della Chiesa |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Chi è San Michele Arcangelo?

dal sito:

http://messaggidelcielo.altervista.org/Arcangelo.San.Michele.htm

San Michele Arcangelo 

Chi è San Michele Arcangelo?

Tra gli angeli rifulge per la sua bellezza spirituale uno che la Sacra Scrittura chiama Michele. Era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele. Nell’Antico Testamento appare per tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati. 
« Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro ». (Dn 12,1) 
Il suo nome in ebraico suona Mi – ka – El e significa: Chi è come Dio? A San Michele è attribuito il titolo di arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele -forza di Dio e Raffaele – Dio ha curato.  Nel Nuovo Testamento, S. Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori. Troviamo la descrizione della battaglia e della sua vittoria nel capitolo 12° del libro dell’Apocalisse: 
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: 
« Ora si è compiuta la salvezza, 
la forza e il regno del nostro Dio 
e la potenza del suo Cristo, 
poiché è stato precipitato 
l’accusatore dei nostri fratelli, 
colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. 
Ma essi lo hanno vinto 
per mezzo del sangue dell’Agnello 
e grazie alla testimonianza del loro martirio, 
poiché hanno disprezzato la vita 
fino a morire. 
Esultate, dunque, o cieli, 
e voi che abitate in essi. 
Ma guai a voi, terra e mare, 
perché il diavolo è precipitato sopra di voi 
pieno di grande furore, 
sapendo che gli resta poco tempo » Ap. 12,7-12. 
Per i cristiani, quindi, l’Arcangelo S. Michele è considerato come il più potente difensore del popolo di Dio. Nell’iconografia, sia orientale sia occidentale, S. Michele viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, sotto i suoi piedi il dragone – mostro, satana, sconfitto nella battaglia. I credenti da secoli si affidano alla sua protezione qui sulla terra, ma anche particolarmente nel momento del giudizio, come recita un’antica invocazione: 

« San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio. » 

L’Arcangelo viene riconosciuto anche come guida delle anime al cielo. Questa funzione di S. Michele è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera all’offertorio della messa dei defunti: 

« Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti dalle pene dell’inferno ! San Michele, che porta i tuoi santi segni , le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza. » 

La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte. Perciò in alcune sue rappresentazioni iconografiche, oltre alla spada, l’Arcangelo porta in mano una bilancia. Inoltre nei primi secoli del cristianesimo specie presso i bizantini San Michele era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini. Egli veniva spesso identificato con l’Angelo della piscina di Siloe di cui si parla nel capitolo 5 del vangelo di S. Giovanni: 

« V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua, il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto » (Gv 5, 24). 

« Non solo hai sconfitto il drago grande e terribile nel tuo santuario di Chone, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo ». Così canta l’inno AKATISTO a S. Michele Arcangelo della liturgia bizantina. 

San Michele, infine, ha il singolare privilegio di prestare l’ufficio dell’assistenza davanti al trono della Maestà Divina. Egli stesso si presentò così al vescovo Lorenzo (o Felice) del 1490: « Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio … » 
E la liturgia del Concilio di Trento così pregava offrendo l’incenso: « Per intercessione di S. Michele Arcangelo che sta alla destra dell’altare dell’incenso … degnati di accettare e benedire quest’offerta dell’incenso.

La Chiesa oggi celebra la festa di San Michele, unita insieme a quella di San Gabriele e di San Raffaele, il 29 settembre. In passato, due erano le feste liturgiche in onore dell’Arcangelo (che si conservano ancora per la città di Monte Sant’Angelo): il 29 settembre, come ricordo della dedicazione della Basilica e l’altra, 1’8 maggio, anniversario dell’apparizione di San Michele al Gargano. 
A partire dall’ XI secolo, queste due ricorrenze particolari del Santuario del Gargano si diffusero in tutta l’Europa. Nel Medioevo entrambe venivano collegate con il Gargano. 
La festa dell’Apparizione di san Michele l’8 Maggio fu istituita dal papa Pio V (1566-1572). 
A San Michele furono dedicate diverse chiese, cappelle e oratori in tutta l’Europa. Spesso l’Arcangelo viene rappresentato sulle guglie dei campanili, perché è considerato il guardiano delle chiese contro satana. Inoltre a lui vengono dedicate numerose cappelle – ossari nei cimiteri.

Numerose città in Europa (Jena, Andernach, Colmar) lo venerano come santo patrono; in Italia troviamo sotto la sua protezione più di 60 località (tra le quali i Caserta, Cuneo, Alghero, Albenga, Vasto…). A Lui si sono affidati interi popoli come i Longobardi, e sovrani come Carlo d’Angiò, grande protettore del Santuario del Gargano, e i regnanti della dinastia dei Valois. S. Michele è anche protettore di numerose categorie di lavoratori: farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi. Alla sua protezione si affidano la polizia e i paracadutisti di Francia e d’Italia. 
I religiosi, attuali custodi del Santuario sul Gargano, appartengono proprio alla Congregazione di San Michele Arcangelo.

All’Arcangelo San Michele è dedicata una chiesa nel mio paesino Silì, fraz. di Oristano in Sardegna.  

San Michele e i Longobardi

Cosa c’entra San Michele Arcangelo con i Longobardi?

I Longobardi erano un popolo pagano e guerriero

A cavallo del V secolo comandati da re Aginulfo i Longobardi spadroneggiavano in Italia.

Aginulfo, che da li a poco diventerà il marito della regina cattolica Teodolinda (quella dei libri di storia), maturava la conversione da pagano a cristiano … ed a questa conversione « pensò », oltre a Papa Gregorio Magno, proprio San Michele Arcangelo con « l’onda lunga » della sua apparizione sul Gargano del 490.

Il principe guerriero di Dio che protegge ad un popolo di guerrieri … convertiti e quindi appartenenti al popolo di Dio.

E fu il re longobardo Cuniberto (667-687) a sancire questa conversione facendo dipingere l’effige di San Michele Arcangelo sulla bandiera longobarda. 

Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell’’Apocalisse’ di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra.
In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.
Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembte e nella riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto proprio.
Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso, militare e civile.

Raffaele (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8,2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco. Il nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Dell’esistenza di questi Angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura, che dà loro un nome e ne determina la funzione. S. Michele, l’antico patrono della Sinagoga, è ora patrono della Chiesa universale; S. Gabriele è l’angelo dell’Incarnazione e forse dell’agonia nel giardino degli ulivi; S. Raffaele è la guida dei viandanti.
Il nome di Raffaele significa in ebraico  » Dio risana « . La Scrittura lo dice  » uno (lei sette Angioli che stanno dinanzi al Signore « . Più tardi, la tradizione ha esteso anche a lui il titolo di Arcangiolo, che nella Bibbia viene dato soltanto a Michele, Principe delle milizie celesti.
Dei tre, Raffaele è il meno noto, e meno diffuso è il suo culto tra i fedeli. Forse ciò dipende dal fatto che egli appare soltanto nell’Antico Testamento, ma non nel Nuovo, dove figura invece Gabriele, l’Angiolo dell’Annunciazione, e Michele, l’Angiolo guerriero dell’Apocalisse.
Anche nell’arte Raffaele ha avuto minore abbondanza di raffigurazioni. 1 suoi attributi iconografici non sono precisi, ma lo si riconosce perché, di solito, appare accanto al giovanetto Tobiolo, come attento compagno di viaggio, specialmente nell’episodio del pesce catturato nel Tigri.
Eppure la Bibbia ci dà, sul suo aspetto, un particolare assai interessante.  » Tobiolo – dice – incontrò un giovane bellissimo, con le vesti succinte « . Questa delle vesti corte non è una nota di leggiadria, né un richiamo alla moda dei tempo. Per tutti i popoli che vestivano lunghe tuniche – per gli Israeliti, come per i Romani – la prima necessità del viaggio era quella di rialzarsi le vesti, lasciando libero il passo alla gamba. E chi camminava con passo più spedito, più alto sollevava l’orlo della veste, rimboccandola attorno alla cintura.

Publié dans:Arcangeli |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno asparagus_bean

Picture of Asparagus bean flower (Vigna unguiculata ssp sesquipedalis).

http://www.flowerpictures.net/flower_database/flowering_vines.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Giovanni Taulero: « Ogni giorno insegnava nel Tempio »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091120

Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario : Lc 19,45-48
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorsi, 69

« Ogni giorno insegnava nel Tempio »

Il nostro Signore in persona ci insegna quello che dobbiamo fare affinché il nostro intimo diventi una casa di preghiera. Infatti l’uomo è veramente un tempio consacrato a Dio. In primo luogo dobbiamo cacciarne i venditori, cioè le immagini e le rappresentazioni dei beni creati, e tutto quanto vi sia di soddisfacimento nelle creature e di godimento della volontà propria. Poi occorre lavare il tempio con le lacrime per purificarlo. Tutti i templi non sono santi per il solo fatto di essere delle dimore abitabili; occorre che Dio li renda santi.

Il tempio di cui si tratta qui è l’amabile tempio di Dio, in cui Dio si rivela in verità quando abbiamo fatto piazza pulita. Come Dio avrebbe potuto eleggere la sua dimora nell’anima prima che questa avesse avuto il minimo pensiero di Dio? Non sarebbe forse imgombra da tante altre cose?

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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