Archive pour le 2 novembre, 2009

The book of Psalms, events and portraits

The book of Psalms, events and portraits  dans immagini sacre 19%20PSA%20033%2001%20COLRD%20B%20PRAISE%20THE%20LORD

The book of Psalms, events and portraits

http://www.artbible.net/1T/Psa0000_Eventsportraits/index_9.htm

Publié dans:immagini sacre |on 2 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Gianfranco Ravasi: Mia parte di eredità è il Signore (Salmo 16)

dal sito:

http://www.apostoline.it/riflessioni/salmi/Salmo16.htm

di  GIANFRANCO RAVASI

I SALMI:  CANTI SUI SENTIERI DI DIO

Mia parte di eredità è il Signore (Salmo 16)                                      

Più di una volta nel Salterio appare la testimonianza di un orante sacerdote, il quale canta le sue gioie e le sue difficoltà nel servire il Signore, i suoi slanci e le sue crisi. Una luminosa testimonianza è racchiusa nel Salmo 16 che si apre con un sì gioioso a Dio, espresso attraverso una splendida professione di fede: »Signore Dio, sei tu il mio bene, sopra di te non c’è nessuno! ». Poche righe più avanti il sacerdote si rivela come tale usando immagini caratteristiche nella Bibbia per descrivere la vocazione sacerdotale. Ma ascoltiamo il salmo nella sua parte fondamentale.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle sue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,

è magnifica la mia eredità.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore,

esulta la mia anima:

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena nella tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.
 

È noto che nella spartizione della terra promessa dopo la conquista i sacerdoti della tribù di Levi non ottennero un loro territorio specifico ma solo città di residenza. Infatti chi era consacrato al culto non doveva impastoiarsi nella politica e nelle strutture sociali, ma doveva riferire a Dio tutto il lavoro e la vita quotidiana delle altre tribù. La loro terra era il Signore stesso, e questo concretamente significava anche il diritto di usare delle decime offerte dalle tribù per il proprio sostentamento.

Il salmista attraverso cinque immagini esprime questa totalità di dedizione del sacerdote al suo Dio. Il Signore è per lui « parte di eredità », letteralmente in ebraico si ha « parte di un lotto »; il Signore per lui è il suo « calice », cioè il suo ospite, il suo familiare che lo accoglie e anche il suo destino ultimo (questi infatti sono i significati dell’immagine della coppa); il Signore è la « sorte » del sacerdote: il Signore è per lui un « luogo delizioso », è la terra più bella e più prospera, infinitamente più preziosa delle campagne ottenute dalle varie tribù; il Signore è per lui l’ »eredità » suprema, il bene più raro da tutelare e da trasmettere. S. Agostino nel suo Sermone 334 commenterà: « Il salmista non dice: O Dio, dammi un’eredità. Dice invece: Tutto ciò che tu puoi darmi fuori di te è vile. Sii tu stesso la mia eredità. Sei tu che io amo… Sperare Dio da Dio, essere colmato di Dio da Dio. Egli ti basta, fuori di lui niente ti può bastare ».

A questo punto il salmo ha una svolta. Il nostro sacerdote è convinto che l’intimità goduta con Dio durante il culto, la preghiera, la fede nell’esistenza terrena non può spegnersi con la morte. Nonostante le esitazioni della teologia dell’Antico Testamento, qui abbiamo una professione di fede nel destino glorioso del fedele. Sembra quasi che il salmista anticipi la speranza che pervade il cristiano il quale ha ascoltato le parole di Gesù: « Io vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io  » (Giovanni 14,2-3).

Tre sono i simboli usati dall’orante per esprimere la sua fiducia nella comunione piena con Dio. Il primo è quello del sepolcro a cui ineluttabilmente sono destinati tutti gli uomini per iniziare un’esistenza larvale e spettrale. La speranza del poeta è, invece, quella di essere da Dio strappato dal baratro del nulla e della morte.

Si aprirebbe allora davanti al fedele il secondo simbolo, quello del cammino della vita: questo sentiero è quello della giustizia che il saggio già percorre durante la sua esistenza terrena, la cui meta è solo Dio stesso, il giusto per eccellenza. Il terzo simbolo rappresenta il volto (« la presenza ») e la destra di Dio mentre accolgono il giusto.

« Vedere il volto » di Dio significava accedere al tempio per l’intimità della preghiera, e « stare alla sua destra » significava essere da lui tutelati e protetti contro il male e il nemico. Il salmista canta ora l’ingresso nel tempio celeste là dove il nemico per eccellenza, la morte, non ha nessuna cittadinanza. « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli sarà il Dio – con – loro. Non ci sarà più la morte né lutto né lamento né affanno » (Apocalisse 21,3-4).

La vocazione religiosa è, quindi, scelta d’amore e di vita e diventa un segno di immortalità per tutti coloro che credono e amano Dio. Come scriveva nel suo romanzo I demoni F. Dostoevskij: « la mia immortalità è indispensabile, perché Dio non vorrà commettere un’iniquità e spegnere del tutto il fuoco di amore dopo che questo si è acceso per lui nel mio cuore. E che cosa c’è di più eterno dell’amore? L’amore è superiore all’esistenza, è il coronamento dell’esistenza, e come è possibile che l’esistenza non gli sia sottomessa? Se ho cominciato ad amarlo e mi sono rallegrato del suo amore, è possibile che lui spenga me e la mia gioia e ci converta in zero? Se c’è Dio, anch’io sono immortale ».

                                                                 
 GIANFRANCO RAVASI

(da SE VUOI) 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI, salmi |on 2 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

La preghiera e la coppia : I salmi – una preghiera per noi

dal sito:

http://www.amoreconiugale.it/I_salmi_una_preghiera_per_noi.html

La preghiera e la coppia

I salmi – una preghiera per noi

Una caratteristica che colpisce chi si avvicina ai salmi, prima ancora della loro storia e dei loro contenuti, è la forma poetica, composta di versi ad andamento binario.
Ogni frase, ogni pensiero, espresso nella prima parte di un versetto, viene solitamente ripreso e ampliato nella seconda, in una specie di ritmico contrappunto.

L’impressione che ne deriva è di un discorso a due voci che si alternano, ma sono essenzialmente all’unisono,  di un concerto in cui le note si susseguono in armonia sviluppando un comune tema di fondo.

E’ subito chiaro che la coppia si pone davanti ai salmi in una posizione privilegiata, rispetto alla quale i cori alterni delle recitazioni ecclesiali non hanno nulla di invidiabile.

Voce maschile e voce femminile, con la loro particolare coloritura, vi si inseriscono senza alcun artificio, in un dialogo in cui il grande interlocutore è  Colui che suggerisce domanda e risposta alla coppia che lo interpella.

Il libro dei salmi è stato definito il libro degli affetti e dei sentimenti (non sempre necessariamente lodevoli) che sono propri di ogni uomo, ma che si accendono e si intensificano, nel positivo e nel negativo, nella vita a due.

Per ogni situazione, di gioia o di dolore, di timore, o di speranza, quando gli sposi hanno bisogno di confidarsi e di confidare in Qualcuno che li ascolti, è  possibile trovare nell’ampia gamma dei 150 testi del salterio quello che più vi si addice, per poi lasciarsi guidare attraverso la sua pedagogia in un cammino che va dalla domanda alla supplica, dallo stupore alla benedizione, dal ringraziamento alla lode.

Un libro, quello dei salmi, a cui attingere quando la nostra incapacità di pregare si fa più evidente e si sente necessario l’intervento dello Spirito Santo che ci presta le sue parole, come le ha prestate a tante generazioni e a Cristo stesso prima di noi.

Ecco allora un regalo che gli sposi si possono fare reciprocamente: individuare un salmo che rispecchi una loro particolare situazione, studiarlo insieme, trascriverlo in duplice copia e poi esercitarsi a ripeterlo, a due voci, all’occasione, fino ad impararlo a memoria.

Sarà il “loro” salmo, le parole che Dio donerà loro per aiutarli ad esprimere ciò che ferve nel cuore, per comunicare con Lui e tra di loro tutte le volte che ne sentiranno il bisogno. 

E non saranno parole vuote, come quelle degli uomini, ma, essendo ispirate, riveleranno di volta in volta il loro potenziale taumaturgico per chi le usa.

Per gli sposi saranno una chiave per riconoscersi ed entrare in sintonia davanti a Dio che benevolmente li ascolta.

Pensiamo, ad esempio, alla preghiera durante l’afflizione dei salmi 13 e 121, all’abbandono fiducioso dei salmi 23 e 91, alla lode gioiosa dei salmi 67, 92, 100, 150…

Ma ogni coppia di buona volontà potrà trovare i suoi salmi, o parte di essi, da fare propri e interpretare nei diversi momenti della sua storia.

Riportiamo qui, come esempio, il salmo 8 che ci sembra poter essere di aiuto per esprimere la  gratitudine di chi, come i due sposi che si amano, si sente parte privilegiata della creazione.

SALMO  n. 8

LUI – O Signore, Signore nostro, quanto è magnifico il tuo nome in tutta la terra!

LEI – Tu hai posto la tua maestà nei cieli.

LUI – Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici

LEI – per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore.

LUI – Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita

LEI – la luna e le stelle che Tu hai disposte

LUI – che cos’è l’uomo perché Tu lo ricordi?

LEI – il figlio dell’uomo perché te ne prendi cura?

LUI – Eppure Tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio

LEI – e l’hai coronato di gloria e di onore.

LUI – Tu lo hai fatto dominare sull’opera delle tue mani,

LEI – hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi,

LUI – pecore e buoi tutti quanti

LEI – e anche le bestie selvatiche della campagna,

LUI – gli uccelli del cielo e i pesci del mare

LEI – tutto quello che percorre i sentieri dei mari.

LUI E LEI – O Signore, Signore nostro, quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra!

Publié dans:famiglia, salmi |on 2 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno puffin-skomer-island-072809-sw

This Month in Photo of the Day: Images From the 2008 International Photo Contest
This puffin was collecting twigs for his nest. Taken in Skomer Island in Wales. Skomer is a marine nature reserve and is home to puffins at the start of spring till late summer.

http://photography.nationalgeographic.com/photography/enlarge/puffin-skomer-island.html

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 2 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Sant’Efrem Siro: « Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto… anche noi gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo » (Rm 8, 22-23)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091102

Commemoriazione di tutti i fedeli defunti : Mt 25,31-46
Meditazione del giorno
Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Inni sul Paradiso, no. 5 ; SC 137, 76

« Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto… anche noi gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo » (Rm 8, 22-23)

      La contemplazione del Paradiso mi ha rapito con la sua pace e la sua bellezza. Ivi dimora la bellezza senza macchia, ivi risiede la pace senza tumulto. Beato chi meriterà di riceverlo, se non per giustizia, almeno per bontà; se non a causa delle opere, almeno per pietà…

      Quando il mio spirito è tornato sulle rive della terra, madre delle spine, ogni sorta di dolori e di mali mi sono venuti incontro. Così ho capito che la nostra terra è una prigione. Eppure i prigionieri che vi sono rinchiusi piangono quando ne escono. Mi ha stupito anche il fatto che i bambini piangessero quando escono dal grembo materno: piangono mentre escono dalle tenebre per andare verso la luce, da uno spazio stretto verso la vastità dell’universo. Così la morte è per gli uomini come una specie di parto: coloro che muoiono piangono al lasciare l’universo, madre dei dolori, per entrare nel Paradiso di delizie.

      O tu, Signore del Paradiso, abbi pietà di me! Se non è possibile entrare nel tuo Paradiso, almeno rendimi degno dei pascoli che si stendono alla sua soglia. Al centro del Paradiso c’è la mensa dei santi; ma al di fuori, i frutti di tale mensa cadono come briciole per i peccatori che, anche da lì, vivranno della tua bontà.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 2 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31