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26 novembre – Don Giacomo Alberione (mf) Festa per la Famiglia Paolina

26 novembre - Don Giacomo Alberione (mf) Festa per la Famiglia Paolina dans immagini sacre

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Oggi il Papa proclama beato il fondatore…Don Alberione, vivere come San Paolo e cavalcare Internet

dal sito:

http://archiviostorico.corriere.it/2003/aprile/27/Don_Alberione_vivere_come_San_co_0_030427097.shtml

Corriere della Sera – Archivio storico  – 27 aprile 2003
   
Oggi il Papa proclama beato il fondatore di congregazioni e case editrici che credeva nella missione del giornalista. Ed esce la sua biografia

Don Alberione, vivere come San Paolo e cavalcare Internet

Il problema pare irresolubile. Da una parte un ebreo della Diaspora, nato duemila anni fa a Tarso, in Cilicia, e perciò cittadino romano immerso nella cultura ellenistica. Dall’ altra il quinto di sette figli d’ un fittavolo piemontese nato il 4 aprile 1884 nella borgata San Lorenzo di Fossano e cresciuto fra le brume della campagna cuneese, cascina Perussia, un locale al pianterreno per mangiare e dormire, la stalla come giaciglio in inverno e il fienile d’ estate. Difficile pensare che due uomini simili possano avere qualcosa in comune. Però Don Giacomo Alberione, ai suoi, lo ripeteva sempre: «Vivete come San Paolo». E per chiarire il concetto amava ripetere le parole di Wilhelm von Ketteler, grande intellettuale dell’ Ottocento nonché vescovo di Magonza: «Se San Paolo tornasse al mondo, farebbe il giornalista». Sono frasi da tenere a mente, se si vuole capire l’ uomo che questa mattina, in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II proclamerà beato per la gioia della Famiglia Paolina, dei 17.774 sacerdoti, religiose e laici che ne proseguono l’ opera in 62 Paesi. Quando morì, il 26 novembre 1971, in ginocchio al suo capezzale c’ era Paolo VI. Nel frattempo – dal 20 agosto 1914 e l’ apertura ad Alba della «Scuola tipografica piccolo operaio» – don Alberione aveva fondato cinque congregazioni religiose (Società San Paolo, Figlie di San Paolo, Pie Discepole del Divin Maestro, Suore di Gesù Buon Pastore, Suore di Maria Regina degli Apostoli), quattro istituti secolari (Gesù Sacerdote, San Gabriele Arcangelo, Maria Santissima Annunziata, Santa Famiglia) e un’ associazione di laici (Cooperatori Paolini). Aveva creato case editrici, stampato libri e riviste, esplorato tv, radio e cinema, diffuso più di un milione e duecentomila copie della mitica «Bibbia da mille lire» per rimediare all’ analfabetismo delle Scritture: «Una « parrocchia di carta » che ha come confini il mondo», come ha scritto Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, fondata nel 1931. E tutto per seguire l’ esempio dell’ Apostolo che aveva predicato il Vangelo anche ai non ebrei e aperto il Cristianesimo al mondo: Asia Minore, Macedonia, Grecia, Roma. Domenico Agasso ha appena pubblicato una biografia del beato, «Don Alberione, editore per Dio» (ed. San Paolo, 9 euro ), e racconta lo stesso slancio, aggiornato ai tempi. Folgorato dalla Lettera ai Romani, don Alberione era mosso da una convinzione: «Il mondo ha bisogno di una nuova evangelizzazione». La chiamata risale alla «notte fra due secoli», la veglia del sedicenne Giacomo dal 31 dicembre 1900 al 1° gennaio 1901. Il mondo stava cambiando, «la stampa e il giornale fanno ora i pensieri, i sentimenti, l’ uomo: formano l’ opinione pubblica». Così, l’ 8 dicembre 1917, accadde qualcosa che nella Chiesa non s’ era mai visto: davanti a Don Alberione, i primi cinque ragazzi si impegnarono solennemente a «consacrare tutta la vita a Dio nell’ Apostolato della Stampa». «Un mistico», lo ricordava il biblista Gianfranco Ravasi alla presentazione del libro. Che però aveva capito come i mass media siano una sorta di acquedotto, «la rete è importante ma l’ essenziale è che l’ acqua sia buona», spiegava Ettore Bernabei. Dotato di «una visione manageriale della santità tutta piemontese», sorrideva lo scrittore Vittorio Messori. Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere, ha insistito sulla sua «etica del lavoro», un esempio così importante anche per i laici: «Saper essere importuni e talvolta inopportuni». Non c’ è da stupirsi che un sondaggio Internet abbia proposto don Alberione come patrono della Rete, c’ era già tutto nella lettera ai Filippesi: «Per me infatti il vivere è Cristo», scrive San Paolo, «proteso verso il futuro». Gian Guido Vecchi

Vecchi Gian Guido

Il Magnificat di Don Alberione – 15

dal sito:

http://www.sanpaolo.org/madre06/0604md/0604md27.htm

Il Magnificat di Don Alberione – 15  

Cos’è rimasto della eredità di spiritualità mariana lasciata dal Fondatore alla Famiglia Paolina e alla Chiesa?

Ci chiediamo ancora: che è rimasto della spiritualità mariana, vissuta e sempre inculcata dal Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina?

La risposta è sempre la stessa: anzitutto, una grande eredità, sintetizzata nell’espressione « Il Magnificat di Don Alberione » e documentata nel volume che ne illustra una specie di ‘trilogia’ di tale « Magnificat »: gli ‘Appunti’ di straordinaria profondità e bellezza dell’opuscolo manoscritto del 1947 Via humanitatis, storia della Salvezza, che esprimono il vertice della mariologia dell’Alberione, la rivista Madre di Dio e il Santuario – Basilica Minore della Regina degli Apostoli.

Poi, ci sono rimasti i tanti scritti e discorsi sulla Madonna, dei quali siamo andati scrivendo su « Madre di Dio » dal Febbraio 2002 al Dicembre 2004 [nelle 32 ‘puntate’ della rubrica "La mariologia del Ven.le Don G. Alberione"]; ed ora, dal Gennaio 2005, scriviamo nella rubrica « Il Magnificat di Don Alberione ».

A. Cesselon, Intensa espressione del Beato Don G. Alberione.

La « Via humanitatis »

In questo quadro di riferimento, ripercorriamo daccapo il tragitto che ha segnato il vertice della mariologia dell’Alberione, profeta della « Regina degli Apostoli » in quanto questo titolo dato alla Madonna è da lui considerato specificamente funzionale al titolo di Maria « Madre dell’umanità »: « Summa humanitatis » e « forma humanitatis ».

È quanto abbiamo scritto nel 2° Cap. del volume « Il Magnificat di Don Alberione » [cfr. pp. 14-19]; e ne riproduciamo qui una sintesi, come partendo dal punto più alto per rileggere in seguito, come logica derivazione, il patrimonio di scritti e di discorsi sulla Madonna che hanno impegnato tutta la vita del nostro Beato Padre fondatore.

Non c’è dubbio che sia appropriato parlare di una vera e propria mariologia alberioniana, centrata nell’identificazione di Maria Regina degli Apostoli e Madre dell’Umanità.

Ci ricorda Rosario Esposito, nel suo ricco commento all’opuscolo alberioniano Via humanitatis, che Don Alberione, tra libri e opuscoli, ha dedicato al tema mariano più o meno duemila pagine e forse più, precisando che la grande maggioranza di questi scritti si colloca nell’ambito dell’edificazione e della divulgazione, e sono ispirati per lo più a Sant’Alfonso de’ Liguori, a San Francesco di Sales e a San Luigi M. Grignion de Montfort, pur non disdegnando l’Alberione di citare documenti pontifìci (specie quelli ‘rosariali’ di Leone XIII), fonti patristiche e teologiche, che soleva riportare in schede utilizzate nei suoi scritti come nella predicazione.

Ma è proprio nella Via humanitatis che il Beato G. Alberione costruisce la sua mariologia, centrata sul contestuale titolo da riconoscere alla Madonna come Regina degli Apostoli e Madre dell’umanità.

« Per Mariam, in Christo et in Ecclesia »

È questa la premessa che l’Alberione ha posto davanti ai 31 « quadri » che costituiscono le « pietre miliari » della sua Via humanitatis, specificando molto sinteticamente nel Proemio:

Tutto viene da Dio-Principio; per tornare a Dio-Fine: a sua gloria ed a felicità dell’uomo.
Maria guida alla via sicura, che è Cristo, nella Chiesa da lui fondata.
In Cristo Via Verità e Vita si ha l’adozione e l’eredità dei figli di Dio.
L’uomo e l’umanità per Cristo invisibile, nella Chiesa visibile hanno ogni bene temporale ed eterno.
Tutti i figli sono attesi nella casa del Padre celeste; ognuno per Maria può trovare la Via-Cristo. Tutti la indichino in spirito di carità e di apostolato.
E in quest’opuscolo – secondo l’analisi che ne fa Rosario Esposito – convergono gli elementi mariologici che Don Alberione ha indicato nella sua vasta produzione di libri, articoli e scritti vari sulla Vergine di Nazareth:

Maria Santissima Regina della storia
Maria Santissima e il Magistero universale del Cristo
Missione socio-politica della « Madre dell’umanità »
Maria e la promozione della donna.
Esponendo le « linee per una lettura teologica del testo » in esame, don Esposito aggiunge fra l’altro: « La mariologia di Don Alberione raramente si allinea alle affermazioni di carattere emotivo, benché non si possa escludere una motivazione di carattere antropologico, quale del resto è possibile reperire nei grandi cantori della Madonna. Per lui Maria è l’asse portante della storia della Salvezza.

Capolavoro della creazione, punto di orientamento dell’uomo e della comunità umana decaduta, la Madonna è tuttavia indicata come elemento di rilievo fin dal mistero nascosto nei secoli e che via via affianca tutte le manifestazioni della via salvifica (cfr. quadri I, III, IV, VII, VIII, XV).

È elemento fondamentale dell’ecclesiologia e della vita del Popolo di Dio (cfr. quadri XVI, XIX), il quale è anzi affidato alle sue cure (cfr. quadro XXII). Ugualmente rilevante è la sua presenza nel pellegrinaggio eterno della escatologia (cfr. quadro XXX) ».

Copertina del volume « La dimensione cosmica della preghiera
- La ‘Via humanitatis’ di Don Giacomo Alberione ».

Quadro di riferimento della mariologia alberioniana

Volendo sintetizzare al massimo il discorso, ci pare molto illuminante riportare, infine, quella che l’Esposito chiama « illustre parentela esistente tra il messaggio teologico del Beato Don Alberione e un saggio del Card. Jean Daniélou », pubblicato nel 1953 presso la Morcelliana: La Vergine e il tempo, nel vol. Il mistero dell’Avvento (pp. 110-132).

Il teologo gesuita interpreta il periodo di preparazione al Natale interamente in prospettiva missionaria: il Figlio di Dio s’incarna per redimere l’umanità, e da quel momento la tensione della Comunità cristiana non può più sottrarsi all’impegno di diffondere in tutto il mondo l’evento salvifico di Betlemme, perché tutti gli uomini divengano partecipi dei frutti che esso ha portato nella storia.

I tre punti fondamentali di questo discorso mariano – precisa Rosario Esposito – combaciano egregiamente con l’epopea artistica che [nell’iconografia indicata dall’Alberione per illustrare i 31 "quadri" della Via humanitatis nel Santuario dedicato a Maria Regina degli Apostoli] il Fondatore della Famiglia Paolina collega con la Via humanitatis: la Madonna adempie l’attesa dell’umanità precristiana. « In lei convergono e confluiscono tutte le preparazioni, tutte le aspirazioni e tutte le ispirazioni, tutte le grazie, tutte le prefigurazioni che avevano riempito l’Antico Testamento, così da poter dire che, alla vigilia della venuta del Cristo, Maria riassume e incarna la lunga attesa dei tanti secoli da cui era stata preceduta… » (p.111).

La Santa Vergine è la « Summa humanitatis », « il meraviglioso fiore sbocciato da Israele » (p.112) che ha redento le infedeltà d’Israele. Giustamente la liturgia le applica il Cantico dei Cantici che proclama l’alleanza tra Dio e il suo popolo, « giacché è lei che, dopo tante infedeltà, ha dato alla fedeltà di Dio la risposta della razza umana » (p.114).

Il piano di Dio è unico e universale; la Santa Vergine lo realizza nei confronti di tutti gli uomini. Lei è « la creatura con la quale la razza israelitica sfocia nell’umanità intera », sicché lei è « madre della grazia, mediatrice universale, madre del genere umano » (p.117). [Cfr. R.Esposito, La dimensione cosmica della preghiera - La "Via humanitatis" di don G. Alberione, Ed. San Paolo - Casa Generalizia 1999, pp. 143-144].

Ecco così delineato il quadro di riferimento della mariologia alberioniana, nel posto unico assegnato nella Via humanitatis alla Madonna identificata come « Regina degli Apostoli per mostrarsi, nell’esercizio della sua maternità universale, ‘Mater humanitatis’ e ‘Summa humanitatis’. Dunque, il titolo mariano di Regina è funzionale alla sua Maternità universale.

È vero che « l’accoppiamento di questi due titoli – come rileva Rosario Esposito nel citato commento all’opuscolo Via humanitatis – non è una novità: è solo una rilettura moderna di un fatto antico, che risale al Cenacolo e al Calvario.

Qual è, allora, il merito del Beato G. Alberione, se non gli si può riconoscere una piena originalità nell’avere intuito la ‘correlazione funzionale’ tra il titolo di Maria Regina degli Apostoli, comunemente usato, e quello della sua Maternità universale?

Secondo l’Esposito, « egli ha il merito di rendersi conto che la secolarizzazione, la non-credenza e la non-cristianità è giunta anche nel cuore della cristianità tradizionale: parla, infatti, di « piccolo sparuto gregge », in « chiese quasi vuote », mentre i cinema sono affollati di persone d’ogni età, compresi i giovanissimi. E addita nei due momenti mariologici l’àncora della salvezza ». Se questo l’Alberione aveva intuito già nell’immediato dopoguerra [la Via humanitatis è un suo ‘dono natalizio’ del 1947], figuriamoci con quanto maggiore verità è possibile affermarlo oggi, all’inizio di un Terzo Millennio che ha sovente, anche nei Paesi di più grande tradizione cristiana, i connotati del post-Cristianesimo…

Più esattamente, l’esigenza missionaria di ricondurre gli uomini a Cristo, per giungere all’unificazione del genere umano attorno a lui, coinvolge la Vergine nella « via dell’umanità » che parte dalla Santissima Trinità (da Dio-Principio, Creatore dell’uomo) e in essa ritorna (come a suo ultimo Fine).

Bruno Simonetto

26 novembre – Beato Giacomo Alberione Sacerdote (mf) Festa per la Famiglia Paolina

dal sito:

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Beato Giacomo Alberione Sacerdote

26 novembre
 
San Lorenzo di Fossano, Cuneo, 4 aprile 1884 – Roma, 26 novembre 1971

Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), da una povera e laboriosa famiglia di contadini. A sette anni sentì la vocazione al sacerdozio. Entrò nel seminario di Bra, ma dopo quattro anni di permanenza una crisi gli fece lasciare il seminario. Nell’autunno del 1900 tornò a indossare l’abito del seminarista, questa volta nel collegio di Alba. Nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo, durante la veglia di adorazione solenne nel Duomo, mentre era inginocchiato a pregare una particolare luce gli venne dall’Ostia, l’invito di Gesù: “Venite ad me omnes…”(Mt 11, 28) lo incitò a fare qualcosa per gli uomini e le donne del nuovo secolo. Il 20 agosto 1914 diede inizio a quella che dapprima si chiamò “Scuola Tipografica Piccolo Operaio”, e successivamente “Pia Società San Paolo”, il primo dei dieci rami della Famiglia Paolina. La morte lo colse a Roma, all’età di 87 anni, il 26 novembre 1971. Il 26 giugno 1996 Giovanni Paolo II ne ha riconosciuto le virtù eroiche dichiarandolo Venerabile.

Martirologio Romano: A Roma, beato Giacomo Alberione, sacerdote, che, sommamente sollecito per l’evangelizzazione, si dedicò con ogni mezzo a volgere gli strumenti della comunicazione sociale al bene della società, facendo dei sussidi per annunciare più efficacemente la verità di Cristo al mondo, e fondò per questo la Congregazione della Pia Società di San Paolo Apostolo.

Ascolta da RadioRai:
  
 

Giacomo Alberione nasce il 4 aprile 1884 nella cascina delle « Nuove Peschiere » a San Lorenzo di Fossano (Cuneo). Presso la cappella dedicata a San Lorenzo riceve il Battesimo il giorno successivo, 5 aprile. La famiglia Alberione è guidata da papà Michele e benevolmente curata da mamma Teresa Allocco. Ci sono già i fratelli: Giovenale, Francesco, Giovanni; seguiranno la sorellina che morirà entro un anno e l’ultimo fratello Tommaso. Famiglia di poveri contadini, profondamente cristiana e laboriosa, che trasmette ai figli con la fede una forte educazione al lavoro e una fiducia incrollabile nella Provvidenza.
Il progetto di Dio su Giacomo comincia ad evidenziarsi molto presto: in prima elementare, interrogato dalla maestra Rosa Cardona su cosa farà da grande, egli risponde con chiarezza: « Mi farò prete! ».
Seguono gli anni della fanciullezza orientati in questa direzione.
Nella nuova abitazione della famiglia nella regione di Cherasco, parrocchia San Martino, diocesi di Alba, il parroco don Montersino aiuta l’adolescente a prendere coscienza e a rispondere alla chiamata del Signore. A 16 anni Giacomo è accolto nel Seminario di Alba e subito si incontra con colui che gli sarà padre, guida, amico, consigliere per 46 anni: il can. Francesco Chiesa.

Fare « qualcosa » per il Signore e gli uomini del nuovo secolo
Al termine dell’Anno Santo 1900, già fortemente interpellato dall’enciclica di Papa Leone XIII « Tametsi futura », Giacomo asseconda l’invito potente della grazia divina: nella notte del 31 dicembre 1900, che divide i due secoli, sosta per quattro ore in adorazione davanti al SS. mo Sacramento solennemente esposto nella Cattedrale di Alba. Una « particolare luce », come testimonia egli stesso, gli viene dall’Ostia e da quel giorno si sente « profondamente obbligato a far qualcosa per il Signore e per gli uomini del nuovo secolo », « obbligato a servire la Chiesa », con i mezzi nuovi offerti dall’ingegno umano.
E’ in seguito a tale esperienza che don Alberione ricorda senza fine a tutti i suoi figli e figlie: « Siete nati dall’Ostia, dal Tabernacolo! ».
L’itinerario del giovane Alberione prosegue molto intensamente negli anni dello studio della filosofìa e teologia. Il 29 giugno 1907 viene ordinato sacerdote. Segue una breve ma decisiva esperienza pastorale in Narzole (Cuneo), nella parrocchia di S. Bernardo, in qualità di vice parroco. Nei pochi mesi di apostolato pastorale diretto incontra il giovinetto Giuseppe Giaccardo che per lui sarà ciò che fu Timoteo per l’Apostolo Paolo. E sempre a Narzole don Alberione matura una maggior comprensione di ciò che può fare la donna coinvolta nell’apostolato.
Seguono gli anni vissuti nel Seminario ad Alba, dove svolge il compito di Padre Spirituale dei seminaristi maggiori e minori, e d’insegnante in varie materie.
Il giovanissimo sacerdote prega molto, studia, si presta per predicazione, catechesi, conferenze nelle parrocchie della diocesi. Dedica pure molto tempo allo studio, approfondendo particolarmente testi che lo illuminano e lo aggiornano sulla situazione della società civile ed ecclesiale del suo tempo e sulle necessità dell’uomo d’oggi: verso dove cammina questa umanità?
Ma il Signore lo vuole e lo guida in una missione nuova, multiforme nei mezzi e nelle strutture, per predicare il Vangelo a tutti i popoli, nello spirito dell’Apostolo San Paolo: portare gli uomini a Dio e Dio agli uomini, utilizzando i mezzi moderni di comunicazione. Testimoniano tale orientamento due libri di notevole importanza, maturati in quegli anni: « Appunti di teologia pastorale » (1912) e « La donna associata allo zelo sacerdotale » (iniziato nel 1911 e pubblicato nel 1915).
Maggior luce e maggior comprensione per un nuovo passo avviene nel 1910, quando don Alberione prende coscienza che la missione di dare Gesù Cristo al mondo deve essere assunta e realizzata da persone consacrate: « Le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio », amerà ripetere spesso.

La missione si concretizza: evangelizzare con i mezzi moderni
Per obbedire a Dio e alla Chiesa, il 20 agosto 1914, mentre a Roma muore il santo pontefice Pio X, ad Alba don Alberione dà inizio alla « Famiglia Paolina » con la fondazione della Pia Società San Paolo. Tutto avviene in forma semplice e dimessa: don Alberione si sente strumento di Dio, mosso dalla pedagogia divina che ama « iniziare sempre da un presepio », nel silenzio e nel nascondimento.
La famiglia umana – alla quale don Alberione si ispira – è composta di… fratelli e sorelle. Don Alberione è ben consapevole del ruolo importante che la donna, esercita nel « fare del bene » a gloria di Dio e per la salvezza dei fratelli. La prima donna che segue don Alberione è una ragazza ventenne di Castagnito (Cuneo): Teresa Merlo. Con il suo contributo, Alberione dà inizio alla congregazione delle Figlie di San Paolo (1915). Lentamente, ma decisamente, tra difficoltà di ogni genere, la « Famiglia » si sviluppa, le vocazioni maschili e femminili aumentano, l’apostolato si delinea e prende forma.
Nel 1918 (dicembre) avviene una prima partenza (quante ne seguiranno?) di « figlie » verso Susa: inizia una coraggiosa storia ricca di fede e di giovanile entusiasmo, che genera anche uno stile caratteristico, denominato « alla paolina ».
È abbastanza semplice seguire la cronologia di questi anni: ma quanto cammino, quanto progresso! Dio è presente e dà segni evidenti che è Lui solo a volere la Famiglia Paolina.
Però, nel luglio 1923 una nube oscura sembra troncare sul nascere tutti i sogni. Don Alberione si ammala gravemente; e il responso dei medici non lascia speranze. Ma ecco che, contrariamente ad ogni previsione, don Alberione riprende miracolosamente il cammino: « San Paolo mi ha guarito », commenterà in seguito. Da quel periodo appare nelle cappelle Paoline la scritta che in sogno o in rivelazione il Divin Maestro rivolge al Fondatore: « Non temete – Io sono con voi – Di qui voglio illuminare – Abbiate il dolore dei peccati ».
Nel 1924 prende vita la seconda congregazione femminile: le Pie Discepole del Divin Maestro, per l’apostolato eucaristico, sacerdotale, liturgico. A guidarle nella nuova vocazione don Alberione chiama la giovane Orsola Rivata.
Intanto don Alberione, sempre bruciato dallo « zelo » per le anime, va individuando le forme più rapide per raggiungere con il messaggio evangelico ogni uomo, soprattutto i lontani e le masse. Intuendo che, accanto ai libri, un mezzo molto efficace poteva risultare la pubblicazione di periodici, eccolo …buttarsi massicciamente in questa forma di apostolato. Nel 1912 era già nata la rivista Vita Pastorale destinata ai parroci, al fine « che ogni pastore sia un Pastor Bonus, modellato sopra Gesù Cristo… »; adesso (1931) nasce Famiglia Cristiana, rivista settimanale con lo scopo di alimentare la vita cristiana delle famiglie. Seguiranno: La Madre di Dio (1933), « per svelare alle anime le bellezze e le grandezze di Maria »; Pastor bonus (1937), rivista mensile in lingua latina, nella quale si trattavano problemi di cura pastorale e venivano offerte profonde meditazioni biblico-teologiche; Via, Verità e Vita (1952), rivista mensile per la conoscenza e l’insegnamento della dottrina cristiana; La Vita in Cristo e nella Chiesa (1952), con lo scopo di far « conoscere i tesori della Liturgia, diffondere tutto quello che serve alla Liturgia, vivere la Liturgia secondo la Chiesa… ». Don Alberione pensa anche ai ragazzi: per loro fa pubblicare Il Giornalino.
Si pone pure mano alla costruzione del grandioso Tempio a San Paolo, prima chiesa dedicata a una delle devozioni fondamentali della Famiglia Paolina. Seguiranno i due Templi a Gesù Maestro (Alba e Roma) e il Santuario alla Regina degli Apostoli (Roma).
Don Alberione si preoccupa di guidare, formare, orientare fratelli e sorelle precedendoli nella vita – vocazione – missione paolina.

Da Alba al mondo: come Paolo sempre in cammino
Nel 1926 si concretizza la fondazione della prima Casa « filiale » a Roma, seguita negli anni successivi da molte fondazioni in Italia e all’Estero.
Intanto cresce l’edificio spirituale: si segue con una maggiore comprensione e quindi più facilmente l’insegnamento del « Primo Maestro » sulla « devozione » fondamentale e qualificante: « Gesù Maestro e Pastore, Via e Verità e Vita », sulla devozione a Maria Madre, Maestra e Regina degli Apostoli; e sulla devozione a San Paolo, che ci specifica nella Chiesa e per cui siamo « i Paolini ».
La meta che il Fondatore indica a tutti e che vuole sia assunta come il primo « impegno » è la conformazione piena a Cristo: accogliere tutto il Cristo Via e Verità e Vita in tutta la persona, mente, volontà, cuore, forze fisiche. Orientamento codificato in un volumetto composto intorno agli anni ’30 e al quale dà il titolo paolino: « Donec formetur Christus in vobis ».
Nell’ottobre 1938 don Alberione fonda la terza congregazione femminile: le Suore di Gesù Buon Pastore o « Pastorelle », destinate all’apostolato pastorale diretto in ausilio ai Pastori.
La seconda guerra mondiale (1940-1945) segna una battuta d’arresto; ma il Primo Maestro, forzatamente fermo a Roma, non si arresta nel suo itinerario spirituale. Mentre attende il ritorno di condizioni migliori per operare, egli va accogliendo in misura sempre più radicale la luce di Dio in un clima di adorazione e contemplazione ogni giorno crescente.
Frutto di tale attitudine adorante sono gli scritti che il Fondatore continua a regalare ai suoi figli, tutti di grande rilievo per la Famiglia Paolina. Ricordiamo solo la « Via humanitatis » (1947), altissima rilettura del cammino dell’umanità in ottica mariana (« per Mariam, in Christo et in Ecclesia »), e quello che è il suo sogno incompiuto: il Progetto di un’enciclopedia su Gesù Maestro (1959).
Per don Alberione l’attività piena riprende alla fine del 1945, con i grandi viaggi intorno al mondo, allo scopo di incontrare e confermare fratelli e sorelle. Rimane « folgorato » dall’Oriente (India, Cina, Filippine…): le moltitudini, i miliardi di persone… Ma quanti conoscono Gesù Cristo? « Mi protendo in avanti! Non pensare a quel che si è fatto, ma piuttosto a quanto rimane da fare ».
Gli anni 1950-1960 sono gli anni d’oro del consolidamento della Famiglia Paolina: tutto fiorisce con vocazioni, fondazioni, edizioni, iniziative molteplici, impegno nella formazione, nello studio, nella povertà.
Nel 1954 si celebra il quarantesimo di fondazione, documentato in un volume pubblicato nella circostanza: « Mi protendo in avanti ». E’ esattamente in questa occasione che don Alberione riesce a vincere la sua naturale ritrosia nel parlare di se stesso e consegna ai suoi figli lo scritto che sarà pubblicato con il titolo: « Abundantes divitiae gratiae suae » e che viene considerato ora come la « storia carismatica della Famiglia Paolina ».
Con la fondazione della quarta congregazione femminile: l’Istituto Regina degli Apostoli per le vocazioni (Suore Apostoline), dedite all’apostolato vocazionale (1959) e con gli Istituti aggregati: San Gabriele Arcangelo, Maria SS.ma Annunziata, Gesù Sacerdote, Santa Famiglia, si completa il grande « albero » della Famiglia Paolina, pensata e voluta da Dio.
Don Alberione è ora la guida di circa diecimila persone, inclusi pure i Cooperatori Paolini, tutte unite tra loro dallo stesso ideale di santità e di apostolato: l’avvento di Cristo, Via, Verità, Vita, nelle anime e nel mondo, mediante gli strumenti della comunicazione sociale.

Dalla Chiesa del Concilio a quella celeste
Negli anni 1962-1965 il Primo Maestro è protagonista silenzioso, ma molto attento del Concilio Vaticano II, alle cui quattro « sessioni » partecipa quotidianamente con vivo impegno. Giorno di particolare giubilo è il 4 dicembre 1963, in cui viene emanato il Decreto conciliare « Inter Mirifica » sugli strumenti della comunicazione sociale da assumersi come mezzi di evangelizzazione. Egli così commentò: « Ora non potete più avere dubbi. La Chiesa ha parlato ». E ancora: « Vi ho dato il meglio. Se avessi trovato qualcos’altro di meglio, ve lo darei ora, ma non l’ho trovato ».
Nel frattempo, non mancano tribolazioni e sofferenze al padre comune. Tra le più acute, la morte dei suoi primi figli e figlie. Il 24 gennaio 1948 torna al padre don Timoteo Giaccardo, che egli considera « fedelissimo tra i fedeli ». Quindi, il 5 febbraio 1964, don Alberione è colpito da un nuovo, profondo dolore per la morte della Prima Maestra Teda (Teresa Merlo), la donna che non dubitò mai e vide in Lui l’Uomo trasmettitore della Volontà di Dio. In quell’occasione don Alberione non si preoccupò di nascondere le lacrime.
Ormai verso la fine del cammino terreno, si può affermare che il segreto di tanta multiforme attività fu la sua vita interiore, per la quale egli realizzò l’adesione totale alla Volontà di Dio, e compì in sé la parola dell’Apostolo San Paolo: « La mia vita è Cristo ». Il Cristo Gesù, in particolare il Cristo Eucaristico, fu la grande, l’unica passione di don Alberione: « La nostra pietà è in primo luogo eucaristica. Tutto nasce, come da fonte vitale, dal Maestro Divino. Così è nata dal tabernacolo la Famiglia Paolina, così si alimenta, così vive, così opera, così si santifica. Dalla Messa, dalla Comunione, dalla Visita, tutto: santità e apostolato ».
Il Venerabile don Giacomo Alberione rimase sulla terra 87 anni. Compiuta l’opera che il Padre Celeste gli aveva dato da fare, il 26 novembre 1971, lasciò la terra per prendere il suo posto nella Casa del Padre. Le ultime ore di don Alberione furono confortate dalla visita e dalla benedizione del Papa Paolo VI, che non nascose mai la sua ammirazione e venerazione per don Alberione. Ad ogni membro della Famiglia Paolina è oltremodo cara la testimonianza che volle lasciare il Papa Paolo VI, nella memorabile Udienza concessa al Primo Maestro e a una folta rappresentanza di membri della Famiglia Paolina, il 28 giugno 1969 (il Primo Maestro aveva 85 anni): « Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera, sempre intento a scrutare i « segni dei tempi », cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni. Lasci, caro Don Alberione, che il Papa goda di codesta lunga, fedele e indefessa fatica e dei frutti da essa prodotti a gloria di Dio ed a bene della Chiesa ».
Il 25 giugno 1996 il Santo Padre Giovanni Paolo II firma il Decreto con il quale vengono riconosciute le virtù eroiche e il conseguente titolo di Venerabile.
E’ stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II a Roma il 27 aprile 2003.

Autore: Don Luigi Valtorta, ssp – Postulatore Generale

Fonte:  
www.alberione.org  

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buona notte

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Red Helleborine – Orchidaceae

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 25 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

San Gregorio Magno : «Con la vostra perseveranza otterrete la vita»

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091125

Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario : Lc 21,12-19
Meditazione del giorno
San Gregorio Magno (circa 540-604), papa e dottore della Chiesa
Commento morale al libro di Giobbe, Lib 10, 47-48 ; PL 75, 946

«Con la vostra perseveranza otterrete la vita»

        «Colui che, come me, viene deriso dai propri amici invocherà Dio, che lo esaudirà» (Giobbe 12,4 Vulgata)… A volte l’anima persevera nel bene, eppure subisce la derisione degli uomini. Agisce in modo ammirevole, e riceve delle ingiurie. Allora colui che le lodi avrebbero potuto attirare al di fuori, respinto dagli affronti, rientra in se stesso. E si fortifica in Dio tanto più saldamente per il fatto che non trova all’esterno nulla su cui potersi riposare. Ripone tutta la propria speranza nel suo Creatore e, in mezzo alle beffe oltraggiose, implora solo più il testimone interiore. L’anima dell’uomo afflitto si avvicina a Dio ancor di più per il fatto che si trova abbandonato dal favore degli uomini. Egli s’immerge subito nella preghiera, e, sotto l’oppressione venuta dal di fuori, si purifica per prenetrare le realtà interiori. È quindi con ragione che questo testo dice: «Colui che, come me, viene deriso dai propri amici invocherà Dio che lo esaudirà…» Quando questi sventurati trovano delle armi nella preghiera, arrivano a toccare interiormente la bontà divina: questa li esaudisce perché, all’esterno, sono privati dell’elogio degli uomini…

      «Ci si fa beffe della semplicità del giusto» (Jb 12,4). La sapienza di questo mondo consiste nel dissimulare il cuore sotto artifici, a velare il pensiero con le parole, a mostrare come vero ciò che è falso, a provare la falsità di ciò che è vero. La saggezza dei giusti, al contrario, consiste nel non inventare nulla per farsi valere, nel rivelare il proprio pensiero nelle loro parole, nell’amare la verità così come essa è, nel fuggire la falsità, nel fare il bene gratuitamente, nel preferire sopportare il male piuttosto che farlo, nel non cercare mai di vendicarsi di un’offesa, nel considerare come un beneficio l’insulto che si riceve per la verità. Ma è proprio questa semplicità dei giusti che viene derisa, perché i sapienti di questo mondo credono che la purezza sia stupidità. Tutto ciò che si fa con integrità, lo considerano evidentemente come assurdo; tutto ciò che la Verità approva nella condotta degli uomini appare come una follia alla cosiddetta sapienza di questo mondo.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 25 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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