Archive pour le 28 novembre, 2009

PARUSIA (il sito è in cirillico, più di così non capisco)

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http://www.nfhram.ru/hramy/sobor/index.html

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Vivere l’Avvento come il gioco delle bambole russe (presentazione dell’Avvento, è l’anno A, ma lo studio mi sembra molto bello)

dal sito:

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=3473

Vivere l’Avvento come il gioco delle bambole russe

don Mario Campisi 

I Domenica di Avvento (Anno A) (28/11/2004)
Vangelo: Mt 24,37-44  

Ho sempre avuto l’impressione che si guarda l’Avvento un po’ troppo dalla parte dell’uomo e meno, o per nulla tante volte, dalla parte di Dio.
C’è una parola chiave che caratterizza questo tempo forte dell’anno liturgico ed è: attesa.
E’ come una bambola russa. Se la apri ve ne trovi un’altra: vigilanza. Se apri anche questa, ci trovi dentro la speranza. E così via fino alla più piccola della stessa famiglia.
E’ un gioco bellissimo di implicazioni e di esplicazioni, che ci fa vedere quanto sia grande il campo di azione su cui deve esprimersi la nostra conversione nel tempo di Avvento che ci prepara al Natale.
Attesa. Vigilanza. Speranza. Preghiera. Povertà. Penitenza. Conversione. Testimonianza. Solidarietà. Pace. Trasparenza. Dopo aver meditato i testi biblici, sarebbe interessante sedersi attorno ad un tavolo con la gente e chiedere, per ogni bambola russa, il nome delle altre successivamente racchiuse. Ne verrebbe fuori un campionario di atteggiamenti interiori davvero interessante che potrebbe essere assunto come telaio ascetico su cui disegnare il cammino dell’Avvento.
Ma, con questa esperienza, rimarremmo ancora troppo ancorati alla sfera dell’umano. Si dà troppo l’impressione che l’avvento costituisca un espediente che ci stimola a ricentrare la vita sul piano morale, e basta.
Senza dubbio, tutto questo non sarebbe sbagliato. Però si correrebbe il rischio di trasformare l’Avvento in una specie di palestra spirituale, in cui si pratica l’allenamento alle buone virtù, andando così a disincarnare il mistero che significa: l’Incarnazione del Dio-Amore.
Occorre anche guardare l’Avvento dalla parte di Dio. Sì, perché anche in cielo oggi comincia l’Avvento, l’attesa di Dio. Qui sulla terra è l’uomo che attende il Signore. Nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo.
E’ una visione splendida questa che ci fa recuperare una dimensione meno preoccupata degli aspetti morali della vita cristiana e più interessata a cogliere il disegno divino di salvezza.
Ancha qui si potrebbe ripetere il gioco delle bambole russe. Visto che anche per Dio la parola chiave dell’Avvento è attesa, quali ulteriori parole si potrebbero trovare l’una all’interno dell’altra? Cercando di cogliere l’anima dei testi biblici di oggi, che le proclamano, proviamo ad indicarne due: salvezza e pace.
La parola salvezza evoca il progetto finale di Dio, così come leggiamo nella prima lettura e nel salmo responsoriale. I popoli che salgono al monte del Signore e si riuniscono nella Gerusalemme celeste esprimono il trasalimento di Dio, che vede attorno a sé tutte le genti nello stadio finale del Regno.
Attese di comunione. Solidarietà con l’uomo. Bisogno di comunicargli la propria vita. Disponibilità a un perdono senza calcoli. Questi sono i sentimenti di Dio, così come ci suggeriscono le letture di oggi.
In questa prima domenica di Avvento è impossibile non rifarsi alla tenerezza del Padre, alle sue sollecitudini, alle sue ansie per il ritorno a casa di ogni figlio. E verrebbe subito in mente la già nota parabola del padre misericordioso: « Mentre era ancora lontano, il padre lo vide » (Lc 15,20). Di qui l’avvio della speranza in ognuno di noi.
Di qui anche l’avvio dell’impegno. Che cosa fare per non deludere le attese del Signore? Quali sono le « opere delle tenebre » che bisogna gettare, e quali le « armi della luce » di cui bisogna rivestirsi? (2^ lettura v. 12).
Non si potrebbe magari oggi iniziare da un ceck-up, individuale e collettivo, in fatto di comunione?
La parola pace evoca tutta una serie di percorsi obbligati per poter giungere alla salvezza.
Oggi non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione della concretezza, per dire senza retorica che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono il compito primordiale di ogni comunità cristiana.
La prima lettura non tollera interpretazioni di comodo. Se noi cristiani permetteremo l’ingrandirsi degli arsenali delle spade e delle lance a danno dei depositi dei vomeri e delle falci, non risponderemo alle attese di Dio.
Così pure, se non sapremo leggere in termini fortemente critici le esercitazioni dei popoli nell’arte della guerra, sviliremo Isaia, estingueremo la nostra carica profetica, e difficilmente, nella notte di Natale, potremo accogliere l’esplosione dello « shalom », annunciato dagli angeli agli uomini che Dio ama (Lc 2,14).

I Domenica di Avvento – Anno C – 29 Novembre 2009

dal sito:

http://www.pastoralespiritualita.it/Articoli-Rubriche/Omelie-domenicali/I-Domenica-di-Avvento-Anno-C-29-Novembre-2009.html

I Domenica di Avvento – Anno C – 29 Novembre 2009 

Prima Lettura: Geremia 33,14-16
 
Salmo: 24
 
Seconda Lettura: 1 Tessalonicesi 3,12-4,2
 
Vangelo: Luca 21,25-28,34-36

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Don Bruno Maggioni (Biblista)
 
Quando tornerà il Figlio dell’uomo

Il brano di Luca che la liturgia ci propone nella prima domenica di Avvento è un breve stralcio di un discorso apocalittico molto più ampio. Il suo scopo è di assicurare che il Signore è vicino. Si tratta di un dato di fede testimoniato da tutto il Nuovo Testamento: il ritorno del Figlio dell’uomo. È una grande certezza, che è insieme giudizio e salvezza.
Un giudizio severo e senza riguardi per nessuno, tanto che l’evangelista sente il bisogno di concludere consigliando di pregare «per trovare il coraggio» di comparire davanti al Figlio dell’uomo (21,36). Un giudizio che avverrà sulla base della posizione che si assume ora nei confronti del Cristo, come dice Luca in 9,26: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando ritornerà nella sua gloria».
La condanna, dunque, è per tutti coloro che hanno rifiutato la dedizione alla verità e all’amore (quasi provandone vergogna) e hanno preferito la via dell’egoismo, della violenza e del successo cercato a qualunque costo e con qualsiasi mezzo. La venuta del Figlio dell’uomo – un evento certissimo – costituirà per tutti costoro la dimostrazione pubblica del fallimento di tutte le loro pretese. Per i discepoli invece, che non si sono vergognati del loro Maestro, della strada che Lui ha percorso, sarà il trionfo, il momento in cui apparirà a tutti, con estrema evidenza, l’amore che essi hanno vissuto – e non altro – è il vero progetto che l’uomo deve inseguire.
C’è anche una seconda certezza che Luca afferma con forza: «La vostra liberazione è vicina». Non significa che il ritorno del Figlio dell’uomo sia oggi o domani, ma che tutta la storia è immersa nell’imminenza delle ultime cose. Sempre il tempo è importante e decisivo, non necessariamente perché breve, ma perché ricco di occasioni dalle conseguenze incalcolabili. Da qui il dovere di essere svegli e pronti. È sempre però in agguato – non lo si dimentichi mai – il rischio che, distratti dalle cose secondarie e non attenti al fatto essenziale, non sappiamo scorgere i momenti propizi di cui la vita è ricca.
Non è soltanto questione di disordine morale o di sregolatezze («dissipazione e ubriachezze»), ma più semplicemente della vita e dei suoi molti e spesso inutili «affanni» che distraggono dall’essenziale. Anche una vita onesta – disattenta e dispersa in troppe cose – può alla fine riuscire vuota. Occorre il coraggio di rimanere vigilanti e in preghiera: «Vegliate e pregare in ogni momento».

Vescovo Paglia – Prima domenica di Avvento C – Introduzione e Omelia

dal sito:

http://www.terninarniamelia.it/omelia_dett.asp?ID=377

Prima domenica di Avvento

Vescovo Paglia

Introduzione

Il Vangelo di Luca è indirizzato ai cristiani della sua epoca ma anche a quelli di tutti i tempi, che devono vivere nella fede del Signore in mezzo al mondo. Sono parole di consolazione e di speranza, di fronte alle tribolazioni e alle tristezze della vita.
Gli stessi avvenimenti che disorientano gli uomini saranno per i cristiani il segno che l’ora della salvezza si avvicina. Dietro tutte le peripezie, per quanto dolorose possano essere, essi potranno scoprire il Signore che annuncia la sua venuta, la sua redenzione, e l’inizio di una nuova era.
La venuta del Signore non è considerata come una cosa vicina nel tempo. I cristiani devono pensare che la storia duri a lungo, fino alla creazione definitiva del Regno di Dio. È necessario dunque che essi abbiano un’attitudine paziente di fronte alle avversità, e perseverante nel cammino che li conduce alla vita piena.
Così, il vangelo mette in guardia contro il pericolo di rilassarsi nel quotidiano. Bisogna restare vigili, in preghiera, e chiedere forza, perché ogni affanno terreno smussa i cuori, distrae il pensiero e impedisce di vivere, senza angoscia né sorpresa, l’attesa gioiosa del Signore che è misericordia e vita nuova.

Letture

Geremia (33,14-16)

Salmo 24

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi (3,12-4,2)

Luca (21,25-28.34-36)

Omelia

La liturgia di questo tempo di Avvento ci invita ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Colui che è atteso dal mondo intero, Gesù. C’è in tanti il desiderio di un tempo nuovo, di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti paesi martoriati dalla fame, dall’ingiustizia e dalla guerra; è il desiderio dei poveri e dei deboli, dei soli e degli abbandonati. La liturgia dell’Avvento raccoglie questa grande attesa e la dirige verso il giorno della nascita di Gesù. È lui, infatti, colui che salverà il mondo dalla solitudine e dalla tristezza, dal peccato e dalla morte. Sono passati poco più di duemila anni da quel giorno che ha cambiato non solo la numerazione del calendario, ma la storia stessa del mondo. Il profeta Geremia lo predisse vari secoli prima: « Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra » (Ger 33,14-15).
Quei giorni si stanno avvicinando, eppure noi siamo così caparbiamente chinati su noi stessi e sui nostri affari da non renderci conto che sono ormai alle porte. La stessa vita che conduciamo è spesso segnata da uno stile per lo più disimpegnato e complessivamente privo di vigore. In genere ci rassegniamo ad una vita banale e senza futuro, senza speranze, senza sogni. La proposta del tempo di Avvento scuote questo modo rassegnato e abitudinario di vivere. La Parola di Dio infatti ci mette in guardia contro il lasciarci sopraffare da uno stile di vita egocentrico, ci richiama a non soccombere ai ritmi convulsi delle nostre giornate. Sono vere anche per noi le parole del Vangelo di Luca: « State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando » (Lc 21,34-36a).
Stare svegli e pregare: ecco come vivere questo tempo da oggi sino a Natale. Sì, dobbiamo stare svegli. Il sonno nasce dall’ubriachezza del girare sempre attorno a se stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita e dei propri problemi. È qui la radice di quell’intontimento e di quella pigrizia di cui ci parla il Vangelo. L’Avvento ci invita ad allargare la mente e il cuore per aprirci a nuovi orizzonti. Non ci viene chiesto di fuggire dai nostri giorni e tanto meno di proiettarci verso mete illusorie. Al contrario, questo tempo è opportuno per avere un senso realistico di sé e della vita in questo mondo, per porci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita. Non si tratta semplicemente di compiere uno sforzo di carattere psicologico o di creare qualche stato di superficiale ravvedimento. Il tempo di Dio, che irrompe nella nostra vita, chiede a ciascuno un impegno serio di vigilanza: « Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina » (Lc 21,28), dice Gesù. È tempo, perciò, di alzarsi e di pregare. Ci si alza quando si attende qualcosa, o meglio, quando si attende qualcuno. In questo caso attendiamo Gesù. Non dobbiamo restare bloccati sul nostro egocentrismo, sui nostri problemi, sulle nostre gioie o sui nostri dolori. La Parola di Dio ci esorta a rivolgere i nostri pensieri e il nostro cuore verso Colui che sta per venire. Per questo ci chiede anche di pregare. La preghiera è strettamente legata alla vigilanza. Chi non attende non sa cosa significa pregare, cosa significa rivolgersi al Signore con tutto il cuore. Le parole della preghiera iniziano a sbocciare sulle nostre labbra quando alziamo il capo da noi stessi e dal nostro orizzonte e ci rivolgiamo in alto verso il Signore: « A te, Signore, innalzo l’anima mia », ci ha fatto cantare la liturgia. In questo tempo di Avvento tutti dovremmo unire le nostre voci e gridare assieme verso il Signore perché venga presto in mezzo a noi: « Vieni, Signore Gesù! ».
Questi giorni di Avvento siano perciò giorni di frequentazione del Vangelo, giorni di lettura e di riflessione, giorni di ascolto e di preghiera, giorni di riflessione sulla Parola di Dio, fatta sia da soli che assieme. Non passi giorno senza che la Parola di Dio scenda nel nostro cuore. Se l’accoglieremo, il nostro cuore non somiglierà più ad una grotta buia; potrà divenire invece la mangiatoia ove il Signore Gesù rinasce. Accogliamo perciò la benedizione dell’apostolo: « Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti » (1 Ts 3,12a). È il modo giusto per muovere i nostri primi passi in questo tempo di Avvento.

buona notte

buona notte dans immagini sacre Achillea_millefolium_Summer_Berries766MikMak

Achillea millefolium Summer Berries

http://toptropicals.com/pics/garden/m1/Podarki6/Achillea_millefolium_Summer_Berries766MikMak.jpg

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Cardinal John Henry Newman: « Vegliate e pregate in ogni momento »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091128

Sabato della XXXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario : Lc 21,34-36
Meditazione del giorno
Cardinal John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS 4,22

« Vegliate e pregate in ogni momento »

« Vegliate ! » ci dice Gesù con insistenza. Non dobbiamo soltanto credere, ma anche vegliare ; non dobbiamo semplicemente amare, ma anche vegliare ; non dobbiamo solamente ubbidire, ma anche vegliare. Vegliare perché ? Per questo grande, per questo supremo avvenimento : la venuta di Cristo. Sembra trattarsi di una chiamata speciale, un dovere che non ci sarebbe mai venuto in mente se Gesù, in persona, non ce l’avesse ingiunto. Ma cos’è vegliare ?

Veglia nell’attesa di Cristo, chi tiene il suo spirito sensibile, aperto, sul chi va là, che resta vivace, sveglio, pieno di zelo nel cercarlo ed onorarlo. Desidera trovare Cristo in tutto quello che succede. Non proverebbe nessuna sorpresa, né spavento, né agitazione se apprendesse che Gesù fosse qui.

Veglia con Cristo (Mt 26, 38) chi, mentre guarda il futuro, sa di non dovere dimenticare il passato, chi non dimentica ciò che Cristo ha sofferto per lui. Veglia con Cristo chi, in ricordo di lui, si unisce alla croce e all’agonia di Cristo, chi porta gioiosamente la tunica che Cristo ha portato fino alla croce ed ha lasciato dopo la sua Ascensione. Spesso nelle lettere, gli scrittori ispirati esprimono il desiderio del secondo avvento. Ma non dimenticano mai il primo, la crocifissione e la risurrezione… Perciò l’apostolo Paolo, quando invita i Corinzi ad « aspettare la venuta del Signore », non manca di dire loro di « portare sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo » (2 Cor 4, 10). Il pensiero di quello che è Cristo oggi non cancelli il ricordo di quello che è stato per noi…

Vegliare è quindi vivere liberi nei confronti delle cose presenti, è vivere nell’invisibile, è vivere nel pensiero di Cristo tale quale è venuto una prima volta e tale quale deve venire, è desiderare la sua seconda venuta, nella memoria piena di amore e di riconoscenza per la sua prima venuta.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 28 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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