Archive pour le 21 novembre, 2009

Santa Cecilia, Vergine e Martire

Santa Cecilia, Vergine e Martire dans immagini sacre

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N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo

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Omelia (22-11-2009) : Solennità di Cristo, Re dell’Universo

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16692.html

Omelia (22-11-2009) 

mons. Antonio Riboldi
Solennità di Cristo, Re dell’Universo

La Chiesa chiude il suo anno liturgico, con la solennità di Cristo Re. L’anno liturgico, agli occhi di Dio, è tempo senza fine, in cui si intreccia il dialogo tra Dio Creatore e noi uomini.
Un dialogo in cui Dio non si arrende ai ‘no’ dell’uomo, ma va oltre, cercando di vincere la nostra resistenza con un amore che è davvero infinitamente grande: il Padre non vuole che alcuno si perda! Gesù, venendo tra noi, fattosi uomo, cerca di riportare non solo la verità, ma l’amore, chiamandoci ad entrare nel Suo Regno.
Così, durante l’anno liturgico, che inizia con l’Avvento, si ‘fa memoria’ – rivivendola – della passione di Dio per noi. Ci si ripresenta la vita del Figlio, perché noi possiamo farci coinvolgere, partecipare e così, raggiungere la mèta: entrare nella salvezza.
Dobbiamo sempre ricordarci che ciascuno di noi non è, come qualcuno ha definito l’uomo, ‘uno scherzo della naturà. Dio sa quanto siamo grandi ai Suoi occhi: e non può essere diversamente, se pensiamo anche solo un attimo all’amore immenso di un padre che genera un figlio.
Ed è giusto che oggi facciamo festa a Gesù, nostre RE, per quello che, non solo ha operato, ma opera continuamente tra noi e in noi.
Basterebbe pensare alla Sua presenza nell’Eucarestia, al farsi ‘pane della nostra vità, prendendo addirittura fissa dimora in ciascuno di noi, partecipando della nostra vita, qui, che lo vogliamo o no. Questa è la santità e il vero significato di una vita vissuta con Dio: ‘vivere di Gesù’, o, come dice Paolo :’Vivere Gesù’.
Troppi neppure sanno o pensano che Dio prende tanta parte nella nostra vita. Che perdita! Facciamoci illuminare dalle parole che oggi ci dice l’Apocalisse:
« Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti, e il principe dei re della terra.. A Colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli, Amen, ecco viene sulle nubi e ognuno Lo vedrà: anche quelli che Lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per Lui il petto. Sì. Amen. Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente » (Ap 1, 5-8).
Leggendo il Vangelo, pare che Gesù abbia scelto i momenti più drammatici per affermare le grandi verità, che non ammettono ombre. Davanti a Pilato, che aveva il potere di giudicare e condannare, Gesù si poteva difendere da una precisa accusa, imperdonabile: ‘Tu sei il re dei Giudei?’. Quell’accusa poteva essere, agli occhi di Pilato, una grottesca invenzione degli avversari di Gesù. Come poteva infatti essere re senza incoronazione, senza territorio da governare, soprattutto senza potenza? Altra era Pilato, che aveva alle spalle l’impero romano, pronto a intervenire con la forza militare, altro era Gesù, solo, abbandonato da tutti, forte solamente per il suo essere Figlio di Dio, ma volutamente alieno da ogni esercizio di potere terreno.
La Sua potenza era l’Amore del Padre. Pilato aveva davanti a sé un uomo che non faceva assolutamente paura: una povera cosa che si poteva schiacciare quando e come si voleva. E Gesù, con semplicità, sapendosi totalmente in mano ad un simile mostruoso potere e avendolo accettato con la logica ferrea dell’amore, risponde con chiarezza disarmante:
« Gesù rispose: Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto? Pilato rispose: Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto? Rispose Gesù: Il mio regno non è di questo mondo: se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei: ma il mio regno non è di quaggiù. Pilato allora disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici: io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce » (Gv 16, 33).
Sappiamo che di fronte a questa proclamazione della verità, Pilato chiese: « Ma cos’è la verità? e non ebbe risposta.
Due modi diversi, contrapposti, di esercitare la regalità e il potere.
Il primo, quello di Pilato, è lo stesso del mondo in tutti i tempi, quando addirittura il potere diventa assoluto, annullando la libertà delle persone, come è nelle dittature. É diventare ‘padroni degli uomini e delle cosé, è la potenza o prepotenza, a cui poco importa che gli uomini trovino pace, ricevano rispetto della propria dignità e libertà. É un potere che a volte si esercita con tanta virulenza da suscitare terrore.
Ma l’autorità che si esercita nel potere, qualunque questo sia o da qualunque parte venga, dalla famiglia – se volete – dalla società, dalla stessa Chiesa, dovrebbe aiutare a crescere nella libertà, nella giustizia, nel bene: e tutto questo disinteressatamente, senza, con il potere, ‘farsi strada’, vincendo la tentazione di badare solo ai propri interessi, che, se diventano l’obiettivo del potere, si trasformano in squallide ‘rapiné agli uomini e grave bestemmia alla nobile natura dell’autorità, che discende dal Cielo.
‘Fare strada agli uomini – affermava don Milani – senza farsi strada’.
Siamo, a dir poco, scandalizzati, dalla lotta dei partiti per i vari poteri nei governi, da quello nazionale a quello locale: una lotta che, a volte, è stata definita ‘di coltellì, poiché non risparmia colpi.
Non avremo mai parole adatte per condannare le squallide scalate al potere, da qualunque parte vengano, vergognosi sfregi al ‘servizio della comunità’.
Gesù, invece, – e con Lui tutti i fedeli che Lo seguono, con esemplarità in tanti Santi – continua a dirsi Re, davanti a Pilato e davanti a noi, nella sua nudità e apparente debolezza, che ignora ogni forma errata di potere.
Gesù continua ad affermare che il suo potere è l’amore: un amore che non si vergogna di essere servizio, fino a lavare, come avvenne nell’Ultima Cena, i piedi dei Suoi discepoli, scandalizzando gli Apostoli. Un potere che si fa dono, fino a dare la vita sulla croce, perché quelli che Lui governa, noi, abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Un potere che celebra la sua gioia nel farsi cibo nell’Eucarestia. Eppure Lui, a differenza di noi uomini, davvero ha potere su di noi, è il nostro Re, Lui e Lui solo può chiamarsi Via, Verità e Vita.
Per Lui tutte le cose sono state fatte e, con Lui, se accettano la sua regalità, condivideranno la gloria. Di Lui solo possiamo dire in pienezza: ‘Tu sei la mia vita, altro io non ho’.
Eppure tanta regalità quasi non si fa sentire, fino a poterla ignorare, anche se così agendo è come oscurare il sole della vita, mettendosi le mani davanti agli occhi per paura della luce, come facciamo a volte, tanti.
E allora se regnare per Gesù è amare, noi possiamo donare a Lui un ‘sì’ con tutto il cuore, come è nella natura dell’amore.
DirGli ‘Grazie, perché mi ami’; farsi portare sulle braccia, anche se qualche volta, seguendo Lui, le nostre braccia, con le Sue, si troveranno distese sulla croce, ma sarà sempre riposare in Dio.
Non resta che affidarci al grande amore a Gesù che aveva Paolo VI, che scrisse quella stupenda pagina, che amo spesso riproporre: ‘Tu ci sei necessario’.
Leggiamola con il cuore e con commozione:
« Oggi, l’ansia di Cristo pervade anche il mondo dei lontani, quando in essi vibra qualche autentico movimento spirituale. Il mondo, dopo aver dimenticato e negato Cristo, Lo cerca. Ma non lo vuole cercare qual è e dove è. Lo cerca tra gli uomini mortali; ricusa di adorare Dio che si è fatto uomo e non teme di prostrarsi servilmente all’uomo che si fa Dio. Ma oggi dall’inquietudine degli spiriti ribelli e dall’aberrazione delle dolorose esperienze umane, prorompe una confessione al Cristo assente: di Te avremmo bisogno. Di Te abbiamo bisogno, dicono anche altre voci isolate, ma sono molte oggi e fanno coro.
È una strana sinfonia di nostalgici che sospirano a Cristo perduto; di generosi che da Lui imparano il vero eroismo; di sofferenti che sentono la simpatia dell’uomo dei dolori; di onesti che riconoscono la saggezza del vero maestro; di delusi che cercano una parola ferma, una pace sicura; di volenterosi che sperano di incontrarLo sulle vie diritte del bene,
L’ansia di trovare Cristo si insinua anche in un mondo avvinto dalla tecnica del materialismo e della politica, e non vuole soffocare.
O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario per venire in comunione con Dio Padre, per diventare con Te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi, rigenerati dallo Spirito Santo.
Tu ci sei necessario, o solo e vero Maestro delle verità recondite della vita, per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro, per scoprire la nostra miseria e per guarirla; per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità; per deplorare i nostri peccati e per averne perdono.
Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del genere umano, per ritrovare la ragione vera della fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace. Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore di espiazione e redenzione.
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio con noi, per imparare l’amore vero e per camminare nella gioia e nella forza della tua carità lungo il cammino della nostra via faticosa, fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli » (Quaresima 1955).
Vorremmo avere tutti, anche solo una briciola di questa ‘passione per Gesù’, gli stessi sentimenti di Paolo VI, che sono i sentimenti dei cristiani che amano e si lasciano amare da Gesù.
Che lo Spirito ci aiuti ad abbandonarci a tanto amore. 

AKATISTO AL DOLCISSIMO SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO

l’Inno Akatisto prosegue fino al kontakio 13, se volete leggerlo tutto sul sito:

http://www.preghiereagesuemaria.it/preghiere/inno%20akatisto%20a%20gesu%20cristo.htm

AKATISTO AL DOLCISSIMO SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO

PRESENTAZIONE

L’inno «akatisto» (o «akafist» in russo) è una forma di preghiera molto usata dai cristiani di rito bizantino (russi, ucraini, greci, romeni, bulgari, serbi). Letteralmente «akatisto» significa inno che si canta non seduti, cioè stando in piedi. Ci sono diversi inni «akatisto» (recentemente la casa editrice cattolica di Bruxelles «Zizn’ s Bogom» ne ha pubblicati 40), ma i principali sono quelli in onore del Salvatore, della Madre di Dio e di alcuni santi.

L’«akatisto» in onore di Gésù Dolcissimo che qui pubblichiamo è uno dei più diffusi. Esso viene attribuito a Teoctisto, monaco di Studion e contiene innumerevoli volte il nome di Gesù, forse ispirato alla pratica molto diffusa nell’Oriente bizantino della cosidetta «Preghiera di Gesù». Essa consiste nrell’incessante invocazione da farsi quasi all’unisono col battito del cuore: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». Di questa parlano sia la «Filocalia» che «I racconti del pelle­grino russo».

Secondo la struttura normale l’«akatisto» è composto di dodici strofe lunghe, di una breve e di una preghiera finale. Le strofe lunghe sono divise in due parti, la prima si chiama «kontakio» e contiene la parte dogmatica, la seconda si chiama «ikos» ed esprime sentimenti di lode e ringraziamento a Dio, alla Madre di Dio o ai santi ai quali è dedicato l’«akatisto». I cristiani orisentali conoscono a memoria intere parti di questi inni, che godono perciò di molta popolarità. Sono quindi espres­sioni sincere della fede popolare, anche se dense di contenuto dogmatico. Stampando in italiano quest’inno a Gesù Dolcissimo ci auguriamo di raf­forzare fra tutti i cristiani i vincoli che ci uniscono in Cristo nella spe­ranza di abbassare le barriere che ancora ci dividono. N. C.  

AKATISTO AL DOLCISSIMO SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO

Kontakio 1
Condottiero ardito e Signore, vincitore dell’inferno, poiché mi liberasti dalla morte eterna, ti dedico questo inno di lode, io creatura e servo tuo: poiché tu hai una misericordia indicibile, salva da tutti i mali me che ti invoco: Gesù, Figlio di Dio, pietà di me.  

Ikos 1
Creatore degli Angeli e Signore delle potenze, apri la mia mente incapace e la mia lingua a lodare il tuo nome puris­simo, come una volta apristi l’orecchio e la lingua a colui che era sordo e muto, e io con la mia voce ti possa così invocare:

Gesù mirabilissimo, stupore degli Angeli:
Gesù fortissimo, salvezza dei progenitori.
Gesù dolcissimo, vanto dei patriarchi:
Gesù gloriosissimo, sostegno dei re.
Gesù amatissimo, adempimento dei profeti:
Gesù venerabilissimo, saldezza dei martiri.
Gesù silenziosissimo, gioia dei monaci:
Gesù pietosissimo, dolcezza dei sacerdoti.
Gesù misericordiosissimo, resistenza dei digiunanti:
Gesù dolcissimo, tripudio dei santi tuoi simili.
Gesù onorabilissimo, castità dei vergini:
Gesù eternissimo, salvezza dei peccatori.
Gesù, Figlio di Dio, pietà di me.  

Kontakio 2
Vedendo la vedova piangere amaramente, Signore, tu ti im­pietosisti, e il figlio di lei che veniva condotto al sepolcro tu risuscitasti: così sii pietoso anche di me, o amico degli uomini, e risuscita il mio spirito, reso morto dai peccati, che ti invoca: Alleluia.  

Ikos 2
Con l’intelletto Filippo voleva intendere ciò che non è intel­legibile, e disse: Signore, mostraci il Padre. E tu a lui: da tanto tempo sei con me, e ancora non hai capito, che il Padre è in me, e io sono nel Padre? Rinunciando a capire, con ti­more ti invoco:

Gesù, Dio eternissimo:
Gesù, re fortissimo.
Gesù, Signore pazientissimo:
Gesù, salvatore misericordiosissimo.
Gesù, custode mio buonissimo:
Gesù, puliscimi dai miei peccati.
Gesù, scaccia via le mie trasgressioni:
Gesù, liberami dalle mie iniquità.
Gesù, mia speranza, non abbandonarmi:
Gesù, mio aiuto, non respingermi.
Gesù, mio creatore, non dimenticarmi:
Gesù, mio pastore, non lasciarmi perire.
Gesù, figlio di Dio, pietà di me.    

(segue sul sito)

(Traduzione di L. Paleari

Publié dans:Inni, Ortodossia |on 21 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

22 novembre – Santa Cecilia, Vergine e Martire

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/25350

Santa Cecilia - Vergine e martire

22 novembre
 
sec. II-III

Al momento della revisione del caledario dei santi tra i titolari delle basiliche romane solo la memoria di santa Cecilia è rimasta alla data tradizionale. Degli altri molti sono stati soppressi perché mancavano dati o anche indizi storici riguardo il loro culto. Anche riguardo a Cecilia, venerata come martire e onorata come patrona dei musicisti, è difficile reperire dati storici completi ma a sostenerne l’importanza è la certezza storica dell’antichità del suo culto. Due i fatti accertati: il «titolo» basilicale di Cecilia è antichissimo, sicuramente anteriore all’anno 313, cioè all’età di Costantino; la festa della santa veniva già celebrata, nella sua basilica di Trastevere, nell’anno 545. Sembra inoltre che Cecilia venne sepolta nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d’onore, accanto alla cosiddetta «Cripta dei Papi», trasferita poi da Pasquale I nella cripta della basilica trasteverina. La famosa «Passio», un testo più letterario che storico, attribuisce a Cecilia una serie di drammatiche avventure, terminate con le più crudeli torture e conclusesi con il taglio della testa. (Avvenire)

Patronato: Musicisti, Cantanti

Etimologia: Cecilia = dal nome di famiglia romana

Emblema: Giglio, Organo, Liuto, Palma

Martirologio Romano: Memoria di santa Cecilia, vergine e martire, che si tramanda abbia conseguito la sua duplice palma per amore di Cristo nel cimitero di Callisto sulla via Appia. Il suo nome è fin dall’antichità nel titolo di una chiesa di Roma a Trastevere.

Tutti i fondatori, uomini e donne, dei  » titoli  » delle basiliche romane sono stati soppressi nel Calendario universale della Chiesa, perché non si può affermare che siano stati Martiri o confessori della fede, ma soltanto persone benefiche che hanno donato alla Chiesa le case o i palazzi diventati più tardi basiliche.
Soltanto il nome di Santa Cecilia è restato alla data tradizionale.
Moltissimi antichi Martiri, che presentavano gravi difficoltà storiche, sono stati anch’essi soppressi in occasione della revisione del Calendario. Non perché si possa affermare che tali Santi non siano esistiti, ma perché la loro esistenza non è suffragata da prove storiche abbastanza consistenti e convincenti.
Soltanto la memoria di Santa Cecilia è stata conservata, per quanto anche la sua figura presenti simili gravi difficoltà storiche.
Si dice – ma è soltanto un  » si dice  » – che questa doppia eccezione nei confronti di Santa Cecilia, sia do-vuta a una particolare insistenza, in occasione del Concilio ecumenico Vaticano Il, del Papa Giovanni XXIII.
Ed è certo che, senza il nome di Santa Cecilia, venerata come Martire e onorata come patrona dei musicisti, il Calendario sarebbe risultato un po’ più povero, mentre il rigore storico non avrebbe guadagnato un gran che. Perché due fatti almeno sono certi ed eloquenti: che il  » titolo  » basilicale di Cecilia è antichissimo, sicuramente anteriore all’anno 313, cioè all’età di Costantino. E che la festa della Santa veniva già celebrata, nella sua basilica di Trastevere, nell’anno 545.
Altra circostanza non priva di significato è che Cecilia venne sepolta nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d’onore, accanto alla cosiddetta  » Cripta dei Papi « . Più tardi, il Papa Pasquale I, grande devoto della Santa, ne trasferì il corpo nella cripta della basilica trasteverina.
Alla fine del ’500, il sarcofago venne aperto, e il corpo della Santa apparve in eccezionale stato di conservazione, avvolto in un abito di seta e d’oro. Il Maderna scolpì allora la celebre statua in marmo, a fedele riproduzione – così si disse – dell’aspetto e della posizione del corpo dell’antica Martire.
Tutto il resto è opinabile, sul conto della donna devota che dette il proprio nome alla basilica romana, e che probabilmente regalò alla Chiesa un fabbricato di sua proprietà; sulla fanciulla alla quale una celebre passione -che è però un testo letterario più che storico – attribuisce una serie di drammatiche avventure, terminate con le più crudeli torture e conclusesi con il taglio della testa, che tre colpi di spada non riuscirono a distaccare.
Resterebbe da spiegare come mai, dalla fine del Medioevo, la Santa Romana sia stata considerata musicista e patrona di musicisti, quale è ormai universalmente nota. Anche ciò si spiega con un passo della leggendaria Passione, in cui si dice che  » mentre gli organi suonavano, ella cantava nel suo cuore soltanto per il Signore « .
Nella stessa maniera, non soltanto i musicisti, ma tutte le creature dovrebbero, prima d’ogni altra cosa, dar lode a Dio datore di tutte le grazie, compresa quella dell’arte.

Fonte:  
 Archivio Parrocchia 

Publié dans:santi martiri, santi: biografia |on 21 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Crisi della famiglia e mentalità normalizzante, alleati della pedofilia

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20424?l=italian

Crisi della famiglia e mentalità normalizzante, alleati della pedofilia

La denuncia di don Fortunato Di Noto, Presidente dell’Associazione “Meter”

di Mirko Testa

ROMA, venerdì, 20 novembre 2009 (ZENIT.org).- La lobby pedofila si sta insinuando sempre più nelle crepe delle famiglie in crisi e trova terreno fertile in una “strisciante mentalità” che definisce normale l’attrazione verso i bambini.

E’ il grido di allarme lanciato da don Fortunato Di Noto, Presidente di “Meter”, un’associazione pionieristica nella lotta alla pedofilia che lavora in prima fila nella tutela del bambino ed ha la sua sede nazionale ad Avola, in provincia di Siracusa.

“La cosa più pericolosa è l’esistenza di un profondo sottostrato, molto consolidato, in tutto il mondo – ha detto il sacerdote in una intervista a ZENIT -. La pedofilia non è più solo legata al debosciato di turno ma è quasi diventata un fenomeno culturale che sta prendendo sempre più piede”.

Quello che emerge, ha aggiunto il prete sicialiano, è spesso il volto di “una società che ci vuole far vedere che il bambino non come tale, quindi come una persona che sta sviluppando la sua personalità, ma come un adulto, con desideri ed esigenze sessuali che devono essere soddisfatti”.

Don Di Noto parla dell’esistenza di una vera e propria “Cupola pedo-criminale” con un giro d’affari di oltre 13 miliardi di euro, e che usa i social network come Facebook per propagandare il proprio “credo” e commerciare il materiale pedopornografico.

Un “mercato impiantato sull’innocenza” che si è allargato anche alle pubblicazioni, ai giocattoli e agli articoli di bigiotteria, afferma il sacerdote costretto a volte ad essere scortato dagli agenti della Digos per le ripetute minacce di morte di cui è stato fatto oggetto.

E i dati gli danno ragione: da gennaio a ottobre 2009, l’associazione Meter, ha già fatto iscrivere 1.410 notizie di reato – a fronte delle 340 dello scorso anno – presso la Procura Distrettuale di Catania a seguito del lavoro svolto dal Compartimento “Sicilia Orientale” di Catania, per un totale di circa 10.000 segnalazioni di portali, siti, comunità su social network pedofile e pedopornografiche.

Un dramma che coinvolge minori vittime della pornografia e dello sfruttamento sessuale, il cui numero si aggira sui 200.000 l’anno.

A questa piaga si è aggiunto di recente anche il nuovo filone della infantofilia scoperto e denunciato per la prima volta da Meter nel 2002, che coinvolge bambini in tenerissima età, da pochi giorni a due anni.

Secondo il Rapporto presentato da Meter, il 16 settembre scorso, al Consiglio sui diritti umani dell’Onu, sono più di 750.000 i “predatori” sessuali a caccia di bambini connessi a internet in modo continuativo.

“Meter – sostiene don Di Noto -, negli ultimi 7 anni di attività sociale a tutela dell’infanzia, ha segnalato ufficialmente alla Polizia Postale Italiana e alle Polizie di diversi paesi nel mondo 53.290 siti pedopornografici, aprendo filoni di indagini che hanno portato a migliaia di indagati e arrestati, e in alcuni casi anche alla individuazione delle vittime di nazionalità italiana”.

La nuova frontiera, tuttavia, sembre essere diventata quella dei film pedopornografici in cui a recitare sono i minori, guidati sul “set” da degli adulti, che in questo modo riescono a sottrarsi alla giustizia, data la non imputabilità dell’età per bambini che fanno sesso tra loro.

Per questa ragione, il 22 settembre scorso, a Roma, nel corso di una audizione presso la Commissione Bicamerale per l’Infanzia, presieduta dall’on. Alessandra Mussolini, don Di Noto ha chiesto l’adozione di una proposta di legge – formulata dall’associazione Meter e appoggiata con entusiasmo da 160 deputati dei diversi schieramenti – per contrastare “coloro che, servendosi di qualunque mezzo, compreso quello telematico, legittimano pubblicamente, diffondono giudizi atti a legittimare, istigano o effettuano apologia”.

“Il problema – spiega il sacerdote – è che nel pacchetto di legge che dovrebbe essere varato non è stato incluso il contrasto alla pedofilia ‘pseudoculturale’”.

Alla radice del proliferare di questa piaga sociale, il sacerdote individua “una profonda emergenza educativa, una crisi sostanziale che coinvolge le famiglie. E nel momento in cui la famiglia è in crisi educativa, economica, di relazioni, con genitori assenti, questo fa emergere un vuoto che i pedofili, parliamoci chiaro, nessuno me ne voglia, vanno a riempire”.

“E’ vero, anche, che i media, come la tv o internet stesso, non ci vengono incontro e a volte innescano dei meccanismi di disadattamento enormi”, ha detto.

“Per questo – ha osservato – noi come Chiesa dobbiamo forse appropriarci con molta serenità di questo strumento di comunicazione che è Internet ma non soltanto divenendo dei testimoni digitali”.

Studiato all’Università di Pechino, in Cina, in un corso di lingua inglese in cui si affronta il tema della pedofilia, don Di Noto rifugge i toni celebrativi e si schermisce dicendo: “Sono solo un discreto e normale uomo che fa il parroco e più che al Paradiso punto allo scantinato del Cielo”.

Tuttavia gli esordi non sono stati del tutto incoraggianti. Don Di Noto racconta, infatti, che nei primi anni ’90, quando aveva cominciato a occuparsene e pochi avevano familiarità con Internet, veniva visto anche all’interno della gerarchia della Chiesa come un “disturbatore” e un “provocatore”.

“Ma era vero – afferma –: disturbavo le coscienze dorimienti perchè c’era il grido dei bambini che incontravo lacerati; provocavo, alla luce dello Spirito Santo, che mi interpellava a dare viva voce alla prossimità che la Chiesa doveva, da tempo e spesso non l’ha fatto, per le vittime dell’abuso sessuale”.

“La profezia è normale che venga vista sempre malevolmente – replica –. Ma io ho sempre considerato Internet come una terra di missione”.

Oggi l’associazione Meter conta su una “famiglia” – così ama definirla – di oltre 300 volonari, con 9 sportelli operativi in Sicilia, alcuni dei quali voluti espressamente dai Vescovi locali, come parte del loro piano di azione pastorale incentrata sui bambini. Numerosi anche i referenti volontari sparsi su tutto il suolo italiano e che fanno capo spesso alle parrocchie.

Meter ha anche messo in piedi una “rete di comunione” con progetti in Brasile, Romania e Paraguay, dove per esempio ai bambini di strada, sprovvisti di documenti e quindi di una identità, viene dato un sostegno concreto attraverso avvocati, psicologi, medici, educatori e operatori.

L’associazione sopravvive grazie ai soldi privati, spesso aiutata dalla “generosità di molti bambini, che rinunciano alle loro paghette”, mentre la Regione Sicilia contribuisce con circa un centinaio di migliaia di euro.

Promotrice di leggi contro la pedofilia on-line in Italia e all’estero, Meter ha dato un contributo alla nuova formulazione di una normativa in materia varata dal Giappone.

Per quanto riguarda l’approccio della Chiesa al problema della pedofilia, don Di Noto sottolinea che “la Chiesa è madre e accoglie tutti i peccatori (che vogliono e desiderano convertirsi) e coloro che subiscono soprusi. Anche il perdono è per i pedofili, ma devono compiere atti di seria e vera e autentica conversione”.

“Ho incontrato tante, molte vittime, bambini lacerati, annientati – afferma –. Ho raccolto anche dei sacerdoti che hanno chiesto aiuto: ho sempre chiesto loro che chi compie questi atti non può rimanere a vivere pienamente il ministero. Gesù Cristo non lo permetterebbe, ne sono più che convinto”.

“Le violenze, gli abusi compiuti da un pastore sono gravi – spiega –, sono la manifestazione elaborata e consapevole del male e non da una occasione, perchè non c’è mai un’occasione per violare l’innocenza”.

Tuttavia, precisa, “non possiamo agire solo per l’emergenza. Solo quando accade l’irreparabile, la missione della Chiesa è annunciare l’Amore di Dio a tutti, e rendersi opera di salvezza e di speranza”.

“I Vescovi, pastori e padri di figli a cui hanno rubato la dignità e l’innocenza devono assumersi un impegno: nominerei in tutte le diocesi del mondo, iniziando dall’Italia, il Vicario episcopale dei bambini. Un segno dell’amore di Gesù Cristo attraverso il Vescovo e i pastori”.

In più, il sacerdote ha chiesto di promuovere la presenza in tutte le diocesi dello Sportello Meter.

“Noi, il sottoscritto è a servizio dei bambini, i prediletti del Signore, i figli prediletti della Chiesa. Sempre”, ha quindi concluso.

[Per maggiori informazioni: www.associazionemeter.org]

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buona notte

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Catechismo della Chiesa cattolica : « Credo nella risurrezione della carne » (2)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091121

Sabato della XXXIII settimana del Tempo Ordinario : Lc 20,27-40
Meditazione del giorno
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 996-1001

« Credo nella risurrezione della carne » (2)

Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. « In nessun altro argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne ». (S. Agostino) Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la vita eterna?
Che cosa significa « risuscitare »? Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù.
Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,29).
Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! » (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, « tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti », (Concilio Laterano IV) ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, (Fil 3 , 21) in « corpo spirituale » (1 Cor 15,44): « Ma qualcuno dirà: « Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno? ». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco [...]. Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. [...] È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità » (1 Cor 15,35-53). Il « modo con cui avviene la risurrezione » supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all’Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo: « Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l’altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l’Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione ». (S. Ireneo)
Quando? Definitivamente « nell’ultimo giorno » (Gv 6,39-40); «alla fine del mondo ». Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla parusia di Cristo.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 21 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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