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ARCANGELO GABRIELE

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ARCANGELO GABRIELE

L’Arcangelo Gabriele viene anche chiamato « Eroe di Dio », ed è a capo degli ambasciatori per l’umanità, nonché l’Angelo della Rivelazione. Maestoso, abbigliato di ricche vesti, dell’iconografia cristiana è spesso ritratto in
ginocchio di fronte alla Madonna con le braccia incrociate sul petto o con in mano una pergamena, uno scettro o un giglio. Gabriele è anche il messaggero di buone nuove. Nella tradizione giudaica era l’Angelo del Giudizio, ma sotto il cristianesimo divenne l’Angelo della Misericordia. Questo dolcissimo Arcangelo Gabriele ha sempre avuto nell’ambito delle Sacre Scritture, compreso il Corano, il compito di annunciatore, messaggero, di divulgatore nei confronti dell’umanità bisognosa della Parola di Dio. Il suo compito è quello di portare messaggi di Dio agli uomini e annunciare il verificarsi di grandi eventi soprattutto legati alla nascita di persone non comuni. La più famosa apparizione dell’Arcangelo Gabriele è quella alla Vergine Maria per comunicarle la nascita di Gesù. Il suo nome significa « Dio è forte », ed è l’arcangelo della speranza e della rivelazione, la voce di Dio che porta buone notizie. Come apparve alla
Madonna per ricordarle la sua missione e come ispirò Giovanna d’Arco, così, quando saremo pronti, Gabriele ci annuncerà gli obiettivi principali del nostro destino spirituale. L’Arcangelo Gabriele ha sempre avuto nell’ambito delle Sacre Scritture, compreso il Corano, il compito di annunciatore, messaggero, divulgatore della Parola di Dio nei confronti dell’umanità; egli si manifesta in prevalenza per annunciare l’incarnazione e la nascita di fanciulli molto
speciali… Il suo ruolo è particolarmente legato alla sfera della maternità. Le nascite annunciate da Gabriele non sono mai comuni, avverranno sempre in un ambito di prodigio, e i bambini che nasceranno avranno dinanzi a sé un grande compito da svolgere. Gabriel appare ad Abramo per annunciargli che sua moglie Sara, ormai avanti negli anni e ritenuta sterile, gli darà il figlio che ha atteso invano per tutta la sua giovinezza e che, da questo figlio, nascerà un popolo eletto. Gabriele torna sulla Terra secoli dopo, per annunciare ad una giovane vergine la nascita di un figlio che
avrà nome Gesù, una nascita destinata a cambiare la storia dell’umanità, attesa e profetizzata da tutte le Sacre Scritture dei secoli precedenti. Nello stesso periodo, Gabriele appare a Zaccaria, sacerdote del Tempio e marito
di Elisabetta, cugina di Maria. Anche Elisabetta è avanti negli anni e sterile ed anche Zaccaria, pur avendo visto coi suoi occhi l’Angelo, stenta a credere a questa paternità annunciata. Oltre al ruolo di annunciatore, Gabriele pare
avere anche un compito importante nella protezione dei fanciulli « speciali » che ha accompagnato dal cielo al ventre delle madri. Ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare il piccolo Isacco. Fa sgorgare l’acqua per dissetare il piccolo Ismaele. Da tutto questo, Gabriele può essere ben definito come il custode della creatività espressa in tutti i campi dello scibile: è colui che apre la mente dell’uomo alla comprensione del genio e della bellezza, colui che fa appunto « concepire » le idee, poiché a lui attiene tutto quanto concerne il concepimento, sia sui piani fisici che su quelli puramente astratti. Gabriel, dunque, agendo attraverso le Legioni dei suoi Angeli, estende il suo dominio su tutto quanto concerne la creazione fisica e spirituale di un nuovo Essere, accompagnandolo lungo il viaggio verso
l’incarnazione. L’Arcangelo Gabriele e i suoi otto Angeli sono consacrati ad attività di fecondazione e cristallizzazione (ovvero, pietrificazione). Gabriele infatti concentra la totalità degli impulsi provenienti da tutti gli altri Arcangeli
per convertirli in immagini all’interno degli umani. Tali pulsioni vengono integrate all’organismo umano grazie a particolari centri ricettivi che, nella terminologia induista, prendono il nome di chakra (« ruota »). La porzione
delle energie che viene da noi incorporata si tramuta in atti, in azioni. Né si tratta di azioni indefinite: al contrario, esse corrispondono, alla lettera, alla potenzialità specifica dell’energia ricevuta. In pratica, nel momento in cui
le sue energie penetrano in noi, l’Arcangelo Gabriele esplica sulle nostre persone un potere coercitivo. Non si tratta tuttavia di una fatalità che ci costringe ad agire contro la nostra volontà: infatti tali immagini altro non sono che lo stadio conclusivo di un lungo processo di elaborazione dei nostri sentimenti, dei nostri sensi, delle nostre idee. Inoltre, quando le energie penetrano nel nostro organismo, prossime alla realizzazione a livello fisico, la persona può avere coscienza di tale immagine ricevuta e comprendere all’istante la lezione che l’esperienza da vivere le insegnerebbe. Dunque, gli Angeli hanno facoltà di far salire verso l’Arcangelo la lezione già appresa, senza bisogno che questa sia vissuta. A sua volta l’Arcangelo la trasmette all’Ego, senza che la persona sia tenuta a viverla. L’Arcangelo Gabriele realizza in tal modo l’altra sua funzione: quella di restituire al Cosmo le energie che gli competono e che non sono
state utilizzate. Questa seconda funzione dell’Arcangelo Gabriele è assai più ampia: se infatti da un lato « bombarda » gli Umani con la vitalità energetica inviata dagli altri Arcangeli, per altro verso si occupa anche di lanciare dei « missili » (verso gli altri Arcangeli e verso l’Ego) carichi dei frutti delle nostre esperienze. Esiste tuttavia una legge cosmica in forza della quale ogni cosa deve fare ritorno alla matrice da cui è sortita. Nel nostro Mondo, i Pensieri e i Sentimenti che esprimiamo finiscono sempre con il tornare a noi. Allorché questi Desideri-Pensieri si integrano ad altre
persone che, grazie ad essi, agiscono vivendo esperienze che utilizzano i nostri prestiti, prima o poi le esperienze in questione ci verranno rese con un carico di Bene o di Male. Ciò che ci capita qui, nel nostro Mondo, si verifica similmente a livello interplanetario: una volta utilizzate nell’ambito della nostra attività quotidiana, le energie debbono
ineluttabilmente tornare alla matrice che le ha emesse. Tuttavia, ciò che sale verso gli altri Arcangeli costituisce solo ed esclusivamente la parte positiva ottenuta con il materiale energetico che essi ci hanno inviato. In senso fisico, la Luna è il riferimento visibile dell’energia emanata da Gabriele. Essa in ventotto giorni (malgrado il ciclo apparente di 29 giorni e mezzo) compie il periplo completo dello Zodiaco, per darci la possibilità di conoscere il contenuto del Messaggio Lunare dell’Arcangelo Gabriele e del Coro dei suoi Angeli. La Luna rappresenta infatti l’Inconscio (meglio,
Subconscio) della persona: la sua sfera energetica è il ricettacolo che alberga la nostra storia e il nostro vissuto personale e, tramite Gabriele, tali vissuti vengono proiettati nell’Universo per ogni fine suscettibile di tornare proficuo.

Publié dans:Arcangeli, FESTA |on 28 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

29 SETTEMBRE – SANTI ARCANGELI: MICHELE, GABRIELE e RAFFAELE

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29 SETTEMBRE – SANTI ARCANGELI: MICHELE, GABRIELE e RAFFAELE

Il nuovo calendario liturgico raggruppa in un unico giorno la festa dei tre arcangeli. Nel Nuovo Testamento il termine “arcangelo” è attribuito solo a Michele, a Gabriele e a Raffaele.
Il culto di Michele si diffuse dapprima solo in Oriente: in Europa iniziò alla fine del V secolo, dopo l’apparizione dell’arcangelo sul monte Gargano. Michele è citato nella Bibbia nel libro di Daniele come primo dei principi e custodi del popolo d’Israele; è definito arcangelo nella lettera di Giuda e nel libro dell’Apocalisse. Michele è colui che conduce gli altri angeli alla battaglia contro il drago, cioè il demonio, e lo sconfigge.
Il suo nome, di origine ebraica, significa: “Chi è come Dio?”.
La diffusione del culto dell’arcangelo Gabriele, il cui nome significa “Dio è forte”, è più tarda: si attesta attorno all’anno Mille. Gabriele è l’angelo inviato da Dio, e nell’Antico Testamento è mandato al profeta Daniele per aiutarlo a interpretare il senso di una visione e per predirgli la venuta del Messia. Nel Nuovo Testamento è presente all’annuncio della nascita del Battista a Zaccaria, e nell’Annuncio a Maria, messaggero della Incarnazione del Figlio di Dio.
Raffaele è uno dei sette angeli che, si dice nel libro di Tobia, stanno sempre al cospetto del Signore. È l’inviato di Dio che accompagna il giovane Tobi a riscuotere un credito nella Media e lo riporta sano e salvo in Assiria, assieme a Sara, la sposa, che ha guarito dal suo male, come guarirà il padre Tobia dalla sua cecità. Il suo nome significa infatti “medicina di Dio”, ed è venerato come guaritore.

PREGHIERE A SAN MICHELE ARCANGELO
Glorioso Arcangelo San Michele che in premio del tuo zelo e coraggio mostrato pet la gloria e l’onore di Dio contro il ribelle Lucifero ed i suoi seguaci non solo fosti confermato nella grazia insieme con i tuoi aderenti, ma fosti anche costituito
Principe della celeste Corte, protettore e difensore della Chiesa, avvocato dei buoni cristiani e consolatore degli agonizzanti permetti che, a te rivolto, ti preghi di farti mio mediatore presso Dio, ed ottenermi da Lui le grazie che mi sono necessarie.
Pater, Ave, Gloria.

Glorioso Arcangelo San Michele, sii in vita ed in morte nostro protettore fedele.
O Principe gloriosissimo delle milizie celesti, San Michele Arcangelo, difendici nei combattimenti e nelle lotte terribili che dobbiamo sostenere in questo mondo, contro il nemico infernale.
Vieni in aiuto agli uomini, combatti ora coll’esercito degli angeli Santi le battaglie del signore, come già pugnasti contro il capo degli orgogliosi, Lucifero, e gli angeli decaduti che lo seguirono.
Tu Principe invincibile, soccorri il popolo di Dio e procurali la vittoria.
Tu che la Santa Chiesa venera come custode e patrono e si gloria di avere a suo difensore contro le malvagie dell’inferno.
Tu a cui l’Eterno ha confidato le anime per condurle nella celeste beatitudine, prega per noi il Dio della pace, affinchè il demonio sia umiliato e vinto e più non possa tenere gli uomini sotto la schiavitù, nè nuocere alla santa Chiesa.
Offri al trono dell’Altissimo le nostre preghiere affinchè le sue misericordie scendano tosto su di noi e l’infernale nemico più non possa sedurre e perdere il popolo cristiano. Così sia.

San Michele Arcangelo,
patrono carissimo, dolce amico del mio spirito, contemplo la gloria che Ti colloca lì,dinanzi alla SS. Trinità, vivino alla Madre di Dio.
Umilmente Ti prego: ascolta la mia preghiera ed accogli la mia offerta.
Glorioso San Michele, qui prostato, mi dono mi offro per sempre a Te e mi rifugio sotto le Tue ali splendenti.

A Te affido il mio passato per ricevere il perdono di Dio.
A Te affido il mio presente perchè accolga la mia offerta e ritrovi la pace.
A Te affido il mio futuro che accetto dalle mani di Dio, confortato dalla Tua presenza.
Michele Santo, Ti supplico: con la Tua luce illumina il cammino della mia vita.
Con la Tua potenza, proteggimi dal male del corpo e dell’anima.
Con la Tua spada, difendimi dalla suggestione diabolica.

Con la Tua presenza, assistimi nel momento della morte
e conducimi in Paradiso, al posto che mi hai riservato.
Alloro canteremo insieme:

Gloria al Padre che ci ha creati, al Figlio che ci ha salvati
e allo Spirito Santo che ci ha santificati. Amen.

San Michele Arcangelo
a Te, che sei il Principe di tutti gli Angeli,
affido la mia famiglia.
Vieni davanti a noi con la tua spada
e scaccia ogni sorta di male.
Insegnaci la via che porta a nostro Signore.
Te lo chiedo umilmente per intercessione di Maria Santissima,
Tua Regina e nostra Madre.
Amen

INVOCAZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO

Nel momento della prova, sotto le Tue ali mi rifugio,
glorioso San Michele ed invoco il Tuo soccorso.
Con la Tua potente intercessione presenta a Dio la mia supplica
ed ottienimi le grazie necessarie per la salvezza della mia anima.
Difendimi da ogni male e guidami sulla via dell’amore e della pace.
San Michele illuminami.
San Michele proteggimi.
San Michele difendimi.
Amen.

PREGHIERA A SAN GABRIELE ARCANGELO
O glorioso Arcangelo S. Gabriele, io condivido la gioia che provasti nel recarti quale celeste Messaggero a Maria, ammiro il rispetto con cui ti presentasti a lei, la devozione con cui la salutasti, l’amore con cui, primo fra gli Angeli, adorasti il Verbo Incarnato nel suo seno e ti prego di ottenermi di ripetere con gli stessi tuoi sentimenti il saluto che allora rivolgesti a Maria e di offrire con lo stesso amore gli ossequi che allora presentasti al Verbo fatto Uomo, con la recita del Santo Rosario e dell’Angelus Domini. Amen.

LITANIE A SAN GABRIELE ARCANGELO

Signore pietà, Signore pietà
Cristo pietà, Cristo pietà
Signore Pietà, Signore pietà

Cristo ascoltaci, Cristo ascoltaci
Cristo esaudiscici, Cristo esaudiscici

Padre Celeste, Dio, Abbi pietà di noi
Figlio, Redentore del mondo, Dio, Abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio, Abbi pietà di noi
Trinità Santa, Unico Dio, Abbi pietà di noi

(Alle seguenti invocazioni si risponde: Prega per noi)
Santa Maria, Regina degli angeli
San Gabriele
San Gabriele, colmo della forza di Dio
San Gabriele, adoratore perfetto del Verbo Divino
San Gabriele, dimora di pace e verità
San Gabriele, colonna del tempio di Dio
San Gabriele, ammirevole luce della Chiesa
San Gabriele, messaggero dello Spirito Santo
San Gabriele, gloriosissimo principe della Gerusalemme celeste
San Gabriele, difensore della fede cristiana
San Gabriele, fornace del divino amore
San Gabriele, propagatore della gloria di Gesù Cristo
San Gabriele, celeste guardiano della beata Vergine Maria
San Gabriele, tu che dal Cielo hai contemplato il mistero del Verbo fatto carne
San Gabriele, tu che hai annunciato a Maria l’Incarnazione del Verbo di Dio
San Gabriele, tu che hai rivelato a Daniele il tempo della venuta del Messia
San Gabriele, tu che hai annunciato a Zaccaria la nascita del precursore del Signore
San Gabriele, tu, di cui il Vangelo ha fatto l’elogio:
“L’Angelo Gabriele è stato inviato da Dio alla Vergine Maria”
San Gabriele, avvocato nostro

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, Perdonaci Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, Esaudiscici Signore
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, Abbi pietà di noi, Signore

Prega per noi, San Gabriele il Signore nostro Dio

Preghiamo.
O Dio, che fra tutti gli altri angeli
hai scelto l’arcangelo Gabriele
per annunciare il mistero della tua Incarnazione,
fa’ che, dopo aver onorato in terra il tuo messaggero,
potremo gustare in Cielo gli effetti della sua protezione.
Tu che sei Dio, e che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen

PREGHIERA A SAN RAFFAELE ARCANGELO
O glorioso Arcangelo san Raffaele che, dopo aver custodito gelosamente il figlio di Tobia nel suo fortunoso viaggio, lo rendeste finalmente ai suoi cari genitori salvo e incolume, unito a una sposa degna di lui, siate guida fedele anche a noi: superate le tempeste e gli scogli di questo mare procelloso del mondo, tutti i vostri devoti possano raggiungere felicemente il porto della beata eternità. Amen.

PREGHIERA A SAN RAFFAELE ARCANGELO
Nobilissimo Arcangelo San Raffaele, che dalla Siria alla Media accompagnasti sempre fedele il giovane Tobia, degnati di accompagnare anche me, benchè peccatore, nel pericoloso viaggio che ora sto facendo dal tempo all’eternità.
Gloria
Sapientissimo Arcangelo che, camminando presso il fiume Tigri, preservasti il giovane Tobia dal pericolo della morte, insegnandogli la maniera di impadronirsi di quel pesce che lo minacciava, preserva anche l’anima mia dagli assalti di tutto ciò che è peccato.
Gloria
Pietosissimo Arcangelo che prodigiosamente ridonasti al cieco Tobia la vista, libera ti prego l’anima mia dalla cecità che l’affligge e la disonora, affinchè, conoscendo le cose nel loro vero aspetto, non mi lasci mai ingannare dalle apparenze, ma cammini sempre sicuro nella via dei divini comandamenti.
Gloria
Perfettissimo Arcangelo che stai sempre dinanzi al trono dell’Altissimo, a lodarlo, a benedirlo, a glorificarlo, a servirlo, fà che anch’io non perda mai di vista la divina presenza, affinchè i miei pensieri, le mie parole, le mie opere siano sempre dirette alla Sua gloria ed alla mia santificazione
Gloria

PREGHIERA A SAN RAFFAELE
(Cardinale Angelo Comastri)
O Raffaele, Medicina di Dio,
la Bibbia ti presenta come l’Angelo che soccorre,
l’Angelo che consola, l’Angelo che guarisce.
Vieni accanto a noi nella strada della nostra vita
così come ti facesti vicino a Tobia
in un momento difficile e decisivo della sua esistenza
e gli facesti sentire la tenerezza di Dio
e la potenza del Suo Amore.

O Raffaele, Medicina di Dio,
oggi gli uomini presentano ferite profonde nel cuore:
l’orgoglio ha appannato lo sguardo
impedendo agli uomini di riconoscersi fratelli;
l’egoismo ha aggredito la famiglia;
l’impurità ha tolto all’uomo e alla donna
la gioia dell’amore vero, generoso e fedele.

Soccorrici e aiutaci a ricostruire famiglie
Che siano specchio della Famiglia di Dio!

O Raffaele, Medicina di Dio,
tante persone soffrono nell’anima e nel corpo
e sono lasciate sole nel loro dolore.

Guida sulla strada della sofferenza umana
tanti buoni samaritani!

Prendili per mano affinché siano consolatori
capaci di asciugare lacrime e di confrontare i cuori.

Prega per noi, affinché crediamo
che Gesù è la vera, grande e sicura Medicina di Dio. Amen.

PREGHIERE AI TRE ARCANGELI

Venga dal Cielo nelle nostre case l’Angelo della pace, Michele, venga portatore di serena pace e releghi nell’inferno le guerre, fonte di tante lacrime.
Venga Gabriele, l’Angelo della forza, scacci gli antichi nemici e visiti i templi cari al Cielo, che Egli trionfatore ha fatto elevare sulla Terra.
Ci assista Raffaele, l’Angelo che presiede alla salute; venga a guarire tutti i nostri malati e a dirigere i nostri incerti passi per i sentieri della vita.

Glorioso Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti,
difendici contro tutti i nostri nemici visibili e invisibili
e non permettere mai che cadiamo sotto la loro crudele tirannia.
San Gabriele Arcangelo, tu che giustamente sei chiamato la forza di Dio, poiché sei stato scelto per annunciare a Maria il mistero in cui l’Onnipotente doveva manifestare meravigliosamente la forza del suo braccio, facci conoscere i tesori racchiusi nella persona del Figlio di Dio e sii nostro messaggero presso la sua santa Madre!
San Raffaele Arcangelo, guida caritatevole dei viaggiatori, tu che, con la potenza divina, operi miracolose guarigioni, degnati di guidarci nel corso del nostro pellegrinaggio terreno e suggerisci i veri rimedi che possono guarire le nostre anime e i nostri corpi. Amen.

Publié dans:Arcangeli, FESTA |on 28 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

BENEDETTO XVI – GLI ARCANGELI – 29 SETTEMBRE (2007)

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070929_episc-ordinations_it.html

CAPPELLA PAPALE PER L’ORDINAZIONE EPISCOPALE DI SEI ECC.MI PRESULI

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI – GLI ARCANGELI

Basilica Vaticana

Sabato, 29 settembre 2007 -

Cari fratelli e sorelle,

siamo raccolti intorno all’altare del Signore per una circostanza solenne e lieta ad un tempo: l’Ordinazione episcopale di sei nuovi Vescovi, chiamati a svolgere mansioni diverse a servizio dell’unica Chiesa di Cristo. Essi sono Mons. Mieczyslaw Mokrzycki, Mons. Francesco Brugnaro, Mons. Gianfranco Ravasi, Mons. Tommaso Caputo, Mons. Sergio Pagano, Mons. Vincenzo Di Mauro. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale con un fraterno abbraccio. Un saluto particolare va a Mons. Mokrzycki che, insieme a all’attuale Cardinale Stanislaw Dziwisz, per molti anni ha servito come segretario il Santo Padre Giovanni Paolo II e poi, dopo la mia elezione a Successore di Pietro, ha fatto anche a me da segretario con grande umiltà, competenza e dedizione. Con lui saluto l’amico di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Marian Jaworski, a cui Mons. Mokrzycki recherà il proprio aiuto come Coadiutore. Saluto inoltre i Vescovi latini dell’Ucraina, che sono qui a Roma per la loro visita « ad limina Apostolorum ». Il mio pensiero va anche ai Vescovi greco-cattolici, alcuni dei quali ho incontrato lunedì scorso, e la Chiesa ortodossa dell’Ucraina. A tutti auguro le benedizioni del Cielo per le loro fatiche miranti a mantenere operante nella loro Terra e a trasmettere alle future generazioni la forza risanatrice e corroborante del Vangelo di Cristo.
Celebriamo questa Ordinazione episcopale nella festa dei tre Arcangeli che nella Scrittura sono menzionati per nome: Michele, Gabriele e Raffaele. Questo ci richiama alla mente che nell’antica Chiesa – già nell’Apocalisse – i Vescovi venivano qualificati « angeli » della loro Chiesa, esprimendo in questo modo un’intima corrispondenza tra il ministero del Vescovo e la missione dell’Angelo. A partire dal compito dell’Angelo si può comprendere il servizio del Vescovo. Ma che cosa è un Angelo? La Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa ci lasciano scorgere due aspetti. Da una parte, l’Angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero suo essere verso Dio. Tutti e tre i nomi degli Arcangeli finiscono con la parola « El », che significa « Dio ». Dio è iscritto nei loro nomi, nella loro natura. La loro vera natura è l’esistenza in vista di Lui e per Lui. Proprio così si spiega anche il secondo aspetto che caratterizza gli Angeli: essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio. Se la Chiesa antica chiama i Vescovi « angeli » della loro Chiesa, intende dire proprio questo: i Vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. « Multum orat pro populo » – « Prega molto per il popolo », dice il Breviario della Chiesa a proposito dei santi Vescovi. Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro.
Tutto ciò diventa ancora più chiaro se ora guardiamo le figure dei tre Arcangeli la cui festa la Chiesa celebra oggi. C’è innanzitutto Michele. Lo incontriamo nella Sacra Scrittura soprattutto nel Libro di Daniele, nella Lettera dell’Apostolo san Giuda Taddeo e nell’Apocalisse. Di questo Arcangelo si rendono evidenti in questi testi due funzioni. Egli difende la causa dell’unicità di Dio contro la presunzione del drago, del « serpente antico », come dice Giovanni. È il continuo tentativo del serpente di far credere agli uomini che Dio deve scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di Lui. Ma il drago non accusa solo Dio. L’Apocalisse lo chiama anche « l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusa davanti a Dio giorno e notte » (12, 10). Chi accantona Dio, non rende grande l’uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l’uomo diventa un prodotto mal riuscito dell’evoluzione. Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. È compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell’uomo. E che cosa si potrebbe dire e pensare di più grande sull’uomo del fatto che Dio stesso si è fatto uomo? L’altra funzione di Michele, secondo la Scrittura, è quella di protettore del Popolo di Dio (cfr Dn 10, 21; 12, 1). Cari amici, siate veramente « angeli custodi » delle Chiese che vi saranno affidate! Aiutate il Popolo di Dio, che dovete precedere nel suo pellegrinaggio, a trovare la gioia nella fede e ad imparare il discernimento degli spiriti: ad accogliere il bene e rifiutare il male, a rimanere e diventare sempre di più, in virtù della speranza della fede, persone che amano in comunione col Dio-Amore.
Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1, 26 – 38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo « sì » alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’ »angelo » della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui, agli uomini di tutti i tempi: « Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me » (3, 20). Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo: questo ci dicono i grandi inni su Cristo nella Lettera agli Efesini e in quella ai Colossesi. Cristo bussa. Anche oggi Egli ha bisogno di persone che, per così dire, gli mettono a disposizione la propria carne, che gli donano la materia del mondo e della loro vita, servendo così all’unificazione tra Dio e il mondo, alla riconciliazione dell’universo. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini.
San Raffaele ci viene presentato soprattutto nel Libro di Tobia come l’Angelo a cui è affidata la mansione di guarire. Quando Gesù invia i suoi discepoli in missione, al compito dell’annuncio del Vangelo vien sempre collegato anche quello di guarire. Il buon Samaritano, accogliendo e guarendo la persona ferita giacente al margine della strada, diventa senza parole un testimone dell’amore di Dio. Quest’uomo ferito, bisognoso di essere guarito, siamo tutti noi. Annunciare il Vangelo, significa già di per sé guarire, perché l’uomo necessita soprattutto della verità e dell’amore. Dell’Arcangelo Raffaele si riferiscono nel Libro di Tobia due compiti emblematici di guarigione. Egli guarisce la comunione disturbata tra uomo e donna. Guarisce il loro amore. Scaccia i demoni che, sempre di nuovo, stracciano e distruggono il loro amore. Purifica l’atmosfera tra i due e dona loro la capacità di accogliersi a vicenda per sempre. Nel racconto di Tobia questa guarigione viene riferita con immagini leggendarie. Nel Nuovo Testamento, l’ordine del matrimonio, stabilito nella creazione e minacciato in modo molteplice dal peccato, viene guarito dal fatto che Cristo lo accoglie nel suo amore redentore. Egli fa del matrimonio un sacramento: il suo amore, salito per noi sulla croce, è la forza risanatrice che, in tutte le confusioni, dona la capacità della riconciliazione, purifica l’atmosfera e guarisce le ferite. Al sacerdote è affidato il compito di condurre gli uomini sempre di nuovo incontro alla forza riconciliatrice dell’amore di Cristo. Deve essere « l’angelo » risanatore che li aiuta ad ancorare il loro amore al sacramento e a viverlo con impegno sempre rinnovato a partire da esso. In secondo luogo, il Libro di Tobia parla della guarigione degli occhi ciechi. Sappiamo tutti quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare, diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell’amore, è il servizio di Raffaele affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al Vescovo. Così, spontaneamente siamo portati a pensare anche al sacramento della Riconciliazione, al sacramento della Penitenza che, nel senso più profondo della parola, è un sacramento di guarigione. La vera ferita dell’anima, infatti, il motivo di tutte le altre nostre ferite, è il peccato. E solo se esiste un perdono in virtù della potenza di Dio, in virtù della potenza dell’amore di Cristo, possiamo essere guariti, possiamo essere redenti.
« Rimanete nel mio amore », ci dice oggi il Signore nel Vangelo (Gv 15, 9). Nell’ora dell’Ordinazione episcopale lo dice in modo particolare a voi, cari amici. Rimanete nel suo amore! Rimanete in quell’amicizia con Lui piena di amore che Egli in quest’ora vi dona di nuovo! Allora la vostra vita porterà frutto – un frutto che rimane (Gv 15, 16). Affinché questo vi sia donato, preghiamo tutti in quest’ora per voi, cari fratelli. Amen.

Publié dans:angeli, Arcangeli, Papa Benedetto XVI |on 30 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

Arcangeli: San Michele, Gabriele, Raffaele

http://lesbonsanges.free.fr/index.php?option=com_content&view=article&id=3&Itemid=30

(traduzione Google dal francese)

Arcangeli: San Michele, Gabriele, Raffaele

Arcangeli
Tutti i reparti degli ordini angelici si riferiscono alla gloria di Dio e la deificazione dell’uomo. gli uomini sono oggetto di particolare preoccupazione angeli. Tra noi e loro è un commercio perpetuo, rappresentata dalla scala di Giacobbe. (Genesi 28, 10-15) i livelli più bassi di questa scala misteriosa e provengono in occasioni solenni, completi di importanti missioni umane, tale è la funzione del Arcangeli, il cui nome significa angelo sopra.
Anche se questi spiriti celesti form un ordine separato, il secondo componente della gerarchia terzo coro sebbene l’ufficio, quindi, ambasciatore suitable Extraordinary e appartiene a quelle della stessa famiglia, essendo simili tra loro da donazioni la natura e la grazia, Dio può, tuttavia, lasciando la loro missione normale, che è quello di essere ambasciatori straordinari, selezionare e nominare gli altri inviati cori angelici, che poi prenderà il nome di arcangeli. Questo è ciò che noi chiamiamo il santo Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele, pur appartenendo all’ordine dei cherubini e serafini, o se il numero di coloro che si trovano direttamente davanti a Dio. Sono arcangeli, sono inviati speciali.

dopo Jean de Sainte-Eulalie, 1845-1924, francescano
——–
Il culto degli Arcangeli dà grande consolazione e coraggio. Esse sono divise in vari livelli. Il colore del loro abbigliamento è diverso. Questo è il coro dei sette Arcangeli appartengono spiriti beati che stanno davanti al trono di Dio, sempre pronto a eseguire gli ordini dell’Onnipotente.

SAINT MICHEL
Il nome di questo grande Arcangelo significa « Chi è come Dio »
Questo è Saint Michel, che è il più vicino a Dio Padre. Dotato come un guerriero, che unisce la bellezza sublime di una grande potenza. L’ordine di angeli sono dotati come lui.
San Michele si celebra l’8 maggio e il 29 settembre.
Questi arcangeli poi assistere i martiri nella loro tormenti, frequentano lo stesso a coloro che soffrono persecuzioni per Dio. Il Dio misericordioso manda, via San Michele, l’arcangelo l’angelo custode per aiutare colui che è perseguitato. Come atti eroici di abnegazione, mortificazione forza di volontà in queste anime! Eppure, non credo che dover niente a loro angelo soccorso ricevuto. Gli angeli sono diligente servizio agli uomini, ma gli uomini sono ingrati verso il cielo!

SAN GABRIELE
Gabriel in ebraico significa « Forza di Dio ». Questo è l’angelo dell’annunciazione. San Gabriele è più vicino a Gesù.
Si celebra il suo 24 marzo.
San Gabriele indossa una stola sacerdotale e un’alba. In particolare, è il messaggero dello Spirito Santo. Privilegi il luogo stesso rango S. Michel. E ‘l’angelo di « figlio dello Spirito Santo, » i sacerdoti e tutte le anime che hanno un ardente devozione allo Spirito Santo, o che desiderano servirlo bene. Questo è ancora il capo della preghiera fervente. I sacerdoti non dovrebbero lasciar passare un solo giorno senza invocare, in particolare quando si tratta di proclamare la Parola di Dio. Coloro che sono alle prese con maggiore sofferenza fisica o mentale deve richiamare troppo. Ci fa un ardente amore per la Madre di Dio. Egli saluto al momento della morte e portare a loro anime queen che spesso hanno lodato. La bellezza del qualcosa arcangelo Gabriele più attraente, più irresistibile, si parla più al cuore non è così grande come quella di St. Michel.
San Gabriele è trasmesso da Dio ai tre Magi, che erano pagani, l’ordine di andare a Betlemme. Quando squilla l’Angelus, San Gabriele i benvenuti. Quale gioia deve aver provato quando ha sentito queste parole: « Eccomi, sono la serva del Signore » E come è inclinato, quando il Verbo si è fatto carne!
San Gabriele è l’angelo della santa Umanità di Gesù. E ‘stato lui che per primo ha annunciato ai pastori la nascita del Salvatore, colui che è stato il custode della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, colui che, nel Giardino degli Ulivi, Cristo confortato, e ancora che, alla quarta stazione sulla via del Calvario, favorendo altresì la Madre di Dio, lui, infine, che quando Gesù morì sulla croce, ha partecipato il nostro Redentore. E ‘stato anche l’Angelo della Resurrezione, l’angelo dell’Ascensione. Chi onora San Gabriele sarà, al momento della morte, confortato e pacificati da lui, perché ha visto il Signore, quando Egli morì sulla croce.

SAINT RAPHAEL, AIUTARE LA ARCANGELO
Raphael significa « medicina di Dio ». Raphael è l’arcangelo dello Spirito Santo.
San Raffaele si celebra il 24 ottobre.
Saint Raphael è il patrono dei confessori e penitenti. Chi onora fedelmente saranno sempre buoni direttori spirituali. Saint Raphael è l’angelo della consolazione nelle difficoltà attuali, egli è nostro aiuto in difficoltà. Si tratta in particolare di chi amministra il sacramento della Penitenza e di chi lo riceve.
Coloro che sono coinvolti nello stato di matrimonio non si deve dimenticare neanche. L’indumento di Saint Raphael, si arrotola e si indossa una cintura. La mano destra tiene uno scettro a forma di bastone, mentre San Gabriele, egli porta un giglio, Saint Michel uno scudo e una spada. I sette doni dello Spirito Santo sono rappresentati da arcangeli la cui bellezza sfida espressione. Pazienza L’arcangelo si indossa un cappotto verde. Il suo viso è rivolto verso il cielo, con le mani giunte in preghiera fervente. Non vi è, nella sua bellezza, qualcosa che si muove, mi piacerebbe quasi malinconico. Quando Dio manda anime entrare rassegnazione e pazienza. Ci sono persone con le quali essa rimane incessantemente nature privilegiate, che sostengono tutto, anche le cose che sembrano incredibili. Dovunque si posa gli occhi, c’è una croce. Questo arcangelo aiuta coloro che soffrono con coraggio a sopportare con pazienza. Anche a me, ho bisogno di te oggi, aiutando arcangelo! Io non sono degno di chiedere la vostra visita, ma solo per l’amore di Dio, in modo che non offende la pazienza divina con pensieri di viltà e di impazienza. Medito di più, ora, i privilegi degli angeli. Oh! cielo deve essere bello!

Secondo Mechtild von Thaller

Publié dans:Arcangeli, Santi |on 28 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

ANGELI: FIGURE SOVRUMANE, MA NON DIVINE (Giianfranco Ravasi)

dal sito:

http://digilander.libero.it/davide.arpe/AngeliNondiviniRavasi.htm

ANGELI: FIGURE SOVRUMANE, MA NON DIVINE

da “Bibbia: domande scomode” a cura di Gianfranco Ravasi  

Nel calendario liturgico il 2 ottobre reca la memoria degli Angeli custodi, una celebrazione piuttosto recente all’interno della liturgia cattolica (l’introduzione nel calendario romano ha la data del 1615). Pochi giorni prima, il 29 settembre, si è avuta invece la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: la data fu scelta sulla base dell’antico martirologio del VI secolo che in quel giorno commemorava la dedicazione, avvenuta nel V secolo, di una basilica in onore di san Michele sulla via Sala­ria a Roma. Ecco, noi vorremmo, in modo molto sintetico, illustrare questa figura biblica di forte rilievo e dai contorni piuttosto variegati.
Infatti, dalla prima pagina della Bibbia con i «Cherubini dalla fiamma della spada folgorante», posti a guardia del giardino dell’Eden (Gen 3,24) fino alla folla angelica che popola l’Apocalisse, le Sacre Scritture sono animate dalla presenza di queste figure sovrumane ma non divine, la cui realtà era nota anche alle culture circostanti a Israele, sia pure con moda­lità differenti. Il nome stesso ebraico, mal’ak, e greco, ànghelos, ne denota la funzione: significa, infatti, “messaggero”. Da qui si riesce a intuire la missione e, per usare un’espressione del filosofo Massimo Cacciari, la “necessità” (L ‘angelo necessario è il titolo di una sua opera) di questa figura biblica, affermata ripetutamente dalla tradizione giudaica e cristiana, confermata dal magistero della Chiesa nei documenti conciliari (a partire dal Credo di Nicea del IV secolo) e papali e accolta nella liturgia e nella pietà popolare. Il compito dell’angelo è sostanzialmente quello di salvaguardare la trascendenza di Dio, ossia il suo essere misterioso e “altro” rispetto al mondo e alla storia, ma al tempo stesso di renderlo vicino a noi comunicando la sua parola e la sua azione, proprio come fa il “messaggero”. E per questo che in alcuni casi l’angelo nella Bibbia sembra quasi ritirarsi per lasciare spazio a Dio che entra in scena direttamente. Così nel racconto del roveto ardente ad apparire a Mosè tra quelle fiamme è innanzitutto “l’angelo del Signore”, ma subito dopo è «Dio che chiama dal roveto: Mosè, Mosè!» (cf Esodo 3,2-4). La funzione dell’angelo è, quindi, quella di rendere quasi visibili e percepibili in modo mediato la volontà, l’amore e la giustizia di Dio, come si legge nel Salterio: «L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva. [...] Il Signore darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi; sulle loro mani ti porteranno, perché non inciampi nella pietra il tuo piede» (34,8; 91,11-12). Si ha qui l’immagine tradizionale dell”’angelo custode”, bene raffigurata nell’angelo Azaria­Raffaele del libro di Tobia. Il compito dell’angelo è, quindi, quello del mediatore tra l’infinito di Dio e il finito dell’uomo e questa funzione la espleta anche per il Cristo. Come scriveva il teologo Hans Urs von Balthasar, «gli angeli circondano l’intera vita di Gesù, appaiono nel presepe come splendore della discesa di Dio in mezzo a noi; riappaiono nella risurrezione e nell’ascensione come splendore della ascesa in Dio». La loro è ancora una volta la missione di mettersi vicini all’umanità per svelare il mistero della gloria divina presente in Cristo in un modo che non ci accechi come sarebbe con la luce divina diretta. L’angelo è un segno dell’Unico che dev’essere adorato, Dio; è solo un indice puntato verso l’unico mistero, quello divino; è un mediatore al servizio dell’unico perfetto Mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Signore: «A quale degli angeli — si chiede la Lettera agli Ebrei (1,5) — Dio ha detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?»
È, quindi, pericolosa la deriva cui ha condotto il movimento di New Age con l’immissione di elementi magico-esoterici e di “misteriose presenze” nella concezione degli angeli. L’angelo può, infatti, per questa via sconfinare parados­salmente in demonio. Il tema della caduta degli angeli, in verità, è molto caro alla tradizione giudaica e cristiana soprattutto popolare, ma ha una presenza solo allusiva nella Bibbia: ad esempio, c’è la Lettera di Giuda che parla di «angeli che non conservarono lo loro dignità ma lasciarono la propria dimora» (v. 6); oppure ci si può riferire alla Seconda Lettera di Pietro che presenta «gli angeli che avevano peccato, precipitati negli abissi tenebrosi dell’inferno» (2,4). Ciò che è netta è l’affermazione biblica della presenza oscura di Satana che cerca proprio di spezzare quel dialogo di vita e di amore tra Dio e l’umanità che l’angelo, invece, favorisce e sostiene.

Gianfranco Ravasi, Angeli: figure sovrumane, ma non divine in Vita Pastorale, periodici S. Paolo n. 10/2006 p. 56.

Publié dans:angeli, Arcangeli, CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 16 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

I TRE ARCANGELI MICHELE, GABRIELE, RAFFAELE

dal sito:

http://www.angelologia.it/arcangeli.htm

I TRE ARCANGELI MICHELE, GABRIELE, RAFFAELE

Michael

La predilezione degli umani nei confronti di Michael, divenuto per tutti San Michele Arcangelo, è dovuta al fatto che gli viene attribuito uno dei compiti più importanti: quello della lotta contro le Forze del Male. Per questo, è familiarmente raffigurato con la corazza e la spada di un guerriero nell’atto di calpestare e dunque sconfiggere Satana, rappresentato sotto forma di serpe o drago.
La sua spada fiammeggiante, naturalmente, ha valore simbolico: con essa, non solo trafigge il drago ma squarcia il buio, sconfigge le tenebre e riporta ai suoi protetti il conforto della Luce. Egli è dunque il protettore dalle insidie che provengono dalle forze oscure, è la roccaforte della Luce, il baluardo nei confronti delle tenebre. Il suo è il ruolo centrale di capo delle armate Celesti, il vincitore della Bestia, il vincitore per eccellenza di tutte le battaglie.
Questo suo aspetto di guerriero vittorioso ed invulnerabile gli assicurerà il grande favore da parte di tutti gli eserciti, dei soldati e dei regnanti di tutte le epoche. Infatti, già nel 313 l’imperatore Costantino gli tributa un intenso culto. Personaggio piuttosto dubbio, Costantino fu un feroce massacratore di Cristiani; si ravvide dopo aver avuto una grande visione. Una croce fiammeggiante gli apparve in cielo con una scritta: « In hoc signo vinces », (con questo segno vincerai). Stava infatti per scendere in battaglia contro l’esercito dell’imperatore Massenzio: la tradizione vuole che ciò accadesse alle pendici del monte Musinè. Dimenticando l’odio con cui ha martorizzato tanti cristiani proprio in nome di quella croce, decide di accettare il consiglio del cielo. Fa contrassegnare con la croce tutte le armi, i carri e gli stendardi e, com’era prevedibile, vincerà la battaglia. Toccato nel vivo, Costantino ordina immediatamente che cessino le persecuzioni contro i cristiani, viene catechizzato e fa costruire, tra l’altro, un grande santuario a Costantinopoli tutto dedicato all’Arcangelo, il Micheleion, ponendo la città sotto alla sua celeste protezione. In seguito, furono ben quindici le chiese della città costruite in onore di Michele. Dal mondo bizantino, il culto dell’Arcangelo Michele dilaga rapidamente ovunque, diffuso soprattutto dalla popolarità che gode fra i soldati.
Nel 490 in Italia inizia una serie di eventi miracolosi nel Gargano che culminerà con l’apparizione dell’Arcangelo all’arcivescovo Lorenzo di Siponto. Chiede che gli venga costruito un santuario in una grotta inaccessibile. E’ molto esplicito:
Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta; io stesso ne sono il vigile custode… Là dove si spalanca la roccia i peccati degli uomini verranno perdonati… Quello che qui verrà chiesto con la preghiera, qui verrà esaudito.
Ma l’impresa è ardua, quella caverna è collocata in una posizione veramente impossibile per costruirci dentro. Il vescovo temporeggia, l’Angelo no. Tre anni dopo, Michele torna a riapparire, insiste. Avvisa che quel luogo è stato consacrato da lui stesso, che i culti possono iniziare senza aspettare oltre. Monsignore si reca nella grotta e, con suo grande stupore, trova un altare di marmo già pronto, ricoperto da un velo rosso « disceso dal cielo ». Sul blocco di marmo è impressa l’orma dei piedi dell’Angelo. Il luogo viene denominato « la Celeste Basilica » e i culti iniziano immediatamente. A tutt’oggi Monte sant’Angelo sul Gargano è meta di continui pellegrinaggi, dettati da una grandissima devozione.
Altre grotte saranno consacrate dall’Arcangelo, altre basiliche saranno costruite in suo nome e altri potenti lo invocheranno a protezione dei propri regni o nelle battaglie: Michael giunge dunque fino a noi conservando intatte le sue prerogative di Principe delle Milizie Celesti, Guerriero e Difensore della Luce.

Per tutte le citazioni bibliche riferite all’Arcangelo Michele
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-Gabriel
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L’Arcangelo Gabriele ha sempre avuto nell’ambito delle Sacre Scritture, compreso il Corano, il compito di annunciatore, messaggero, divulgatore della Parola di Dio nei confronti dell’umanità; egli si manifesta in prevalenza per annunciare l’incarnazione e la nascita di fanciulli molto speciali… Il suo ruolo è particolarmente legato alla sfera della maternità. Le nascite annunciate da Gabriele non sono mai comuni, avverranno sempre in un ambito di prodigio, e i bambini che nasceranno avranno dinanzi a sé un grande compito da svolgere.
Gabriel appare ad Abramo per annunciargli che sua moglie Sara, ormai avanti negli anni e ritenuta sterile, gli darà il figlio che ha atteso invano per tutta la sua giovinezza e che, da questo figlio, nascerà un popolo eletto. Gabriele torna sulla Terra secoli dopo, per annunciare ad una giovane vergine la nascita di un figlio che avrà nome Gesù, una nascita destinata a cambiare la storia dell’umanità, attesa e profetizzata da tutte le Sacre Scritture dei secoli precedenti. Nello stesso periodo, Gabriele appare a Zaccaria, sacerdote del Tempio e marito di Elisabetta, cugina di Maria. Anche Elisabetta è avanti negli anni e sterile ed anche Zaccaria, pur avendo visto coi suoi occhi l’Angelo, stenta a credere a questa paternità annunciata.
Oltre al ruolo di annunciatore, Gabriele pare avere anche un compito importante nella protezione dei fanciulli « speciali » che ha accompagnato dal cielo al ventre delle madri. Ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare il piccolo Isacco. Fa sgorgare l’acqua per dissetare il piccolo Ismaele nel deserto. Avvisa Giuseppe di levarsi e fuggire col bambino perché Erode lo cerca per ucciderlo.
Da tutto questo, Gabriele può essere ben definito come il custode della creatività espressa in tutti i campi dello scibile: è colui che apre la mente dell’uomo alla comprensione del genio e della bellezza, colui che fa appunto « concepire » le idee, poiché a lui attiene tutto quanto concerne il concepimento, sia sui piani fisici che su quelli puramente astratti. Gabriel, dunque, agendo attraverso le Legioni dei suoi Angeli, estende il suo dominio su tutto quanto concerne la creazione fisica e spirituale di un nuovo Essere, accompagnandolo lungo il viaggio verso l’incarnazione.
Per tutte le citazioni bibliche riferite all’Arcangelo Gabriele
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-Raphael

E’ l’Arcangelo che fin dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. In tempi moderni il suo dominio si è esteso sulla medicina, la farmacologia, la chimica. E’ quindi l’Arcangelo ispiratore della scienza applicata all’uomo, soprattutto della ricerca scientifica; colui che fa scendere, attraverso le sue Legioni, idee ed intuizioni nella mente degli individui predisposti.
L’Antico Testamento parla di Raffaele quando, camuffato come un qualunque essere umano, appare al giovane Tobia e lo accompagna e protegge in un viaggio lungo e pieno di pericoli. Il padre di Tobia è cieco, strada facendo Raffaele (che ha dichiarato di chiamarsi Azaria) dà istruzioni precise al giovane sulla preparazione di un particolare farmaco estratto dalle interiora di un pesce: Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato, mettili in disparte; getta via invece gli intestini. Tobia non ha conoscenze terapeutiche ed interroga il « forestiero » sull’utilità di conservare queste parti non certo nobili. L’Angelo sa ciò che sarebbe accaduto nel futuro e così gli risponde: Quanto al cuore ed al fegato ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di un affetto da albugine. Si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono. (Tb 6, 4)
Il viaggio è ancora lungo, l’Angelo conosce cose che per il ragazzo sono nascoste. Tobia non sa che sposerà una fanciulla in una città lontana. Una fanciulla perseguitata dal demone Asmodeus che ha ucciso i suoi sette mariti prima che potessero anche solo sfiorarla. Quando si realizzeranno i progetti divini, la notte delle nozze Tobia teme di essere ucciso come gli altri, ma i suffumigi suggeriti dal misterioso accompagnatore libereranno la sua sposa: L’odore respinse il demonio che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò in ceppi (Tb 8, 3). Tornato a casa con la sposa, Tobia spalma l’unguento ottenuto dal pesce sugli occhi del padre, soffia come lo ha istruito l’Angelo, e il vecchio riacquista la vista.
Sarà questo antefatto a consacrare Raphael come nume tutelare della medicina; con qualunque nome egli venga da sempre chiamato (sia esso Mercurio per i romani, Hermes per i greci, Thot per gli egiziani) il suo compito è quello di dispensare l’energia risanante e la sua risposta ha come unica condizione la nostra invocazione e la nostra richiesta di aiuto.
Per tutte le citazioni bibliche riferite all’Arcangelo Raffaele
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La tradizione ebraica

Contrariamente a quella cristiana, la tradizione ebraica ha dedicato studi approfonditi per estrapolare i nomi segreti degli Angeli dai versetti delle Sacre Scritture. Nel « Pentateuco », la serie dei cinque libri di Mosè, sarebbero nascoste le indicazioni dei nomi segreti. Fu proprio Yahvè a chiedere di osservare attentamente: Io mando il mio Angelo innanzi a voi, osservatelo poiché egli porta il mio nome. Rigorosi esecutori della Parola Divina, i Rabbini hanno esaminato i 3 versetti (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14 dell’Esodo, e per esattezza i capitoli 19, 20 e 21, traendo da essi i 72 nomi angelici.
Vedi Nomi in ebraico degli Angeli.
Ma la tradizione cristiana non ha accettato alcun nome che non fosse esplicitamente, e non « occultamente », rivelato nelle Scritture. Quando altri nomi sono stati introdotti nei rituali sono subito insorti problemi con le gerarchie ecclesiastiche. Nella sezione Angeli e Astri è trattato il « caso » dei 7 Angeli planetari, anticamente venerati e conosciuti anche con diversi nomi: « i 7 Reggitori del mondo », « le 7 Luci Ardenti », « i 7 Occhi del Signore », « i 7 Troni ».

Publié dans:Arcangeli |on 28 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

Preghiamo con… i Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele

se volete il link alla preghiera sul sito:

http://www.paoline.it/Catechesi/articoloRubrica_arb343.aspx

Preghiamo con… i Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele

I santi arcangeli sono gli amici di Dio e dell’uomo.

Michele significa: Chi è come Dio? Gabriele: Fortezza di Dio. Raffaele: Medicina di Dio. La festa dei Santi Arcangeli a noi oggi ricorda che la storia non è solo in mano ai governanti terreni e alle loro scelte politiche, ma è retta anche da un progetto più alto, che Dio vuole attuare attraverso i suoi messaggeri, gli angeli, che fanno da intermediari tra il mistero divino e la storia umana, rendendo visibile e percepibile Dio.
L’Evangelista Luca mostra sovente l’intervento degli angeli nelle origini della Chiesa perché con la venuta di Cristo l’umanità è entrata nell’èra definitiva in cui Dio è vicino all’uomo e il cielo è unito alla terra. Essi vengono da Dio “inviati in servizio, a vantaggio di coloro che devono essere salvati” (Ebr 1,14). La nostra “azione di grazie”, l’Eucaristia, è una “concelebrazione” (cf LG 50) in cui ci uniamo agli Angeli nel triplice canto: “Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo”.

Guida: Michele, Gabriele e Raffaele sono i tre arcangeli che si incontrano nella storia biblica, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento.
Sono anche i tre amici dell’uomo, custodi e protettori nelle sue necessità. Michele, l’angelo guerriero; Gabriele, l’angelo annunciante; Raffaele, l’angelo accompagnatore.
 
MICHELE

Michele: il suo nome deriva dall’ebraico e significa: “Chi è come Dio?”.
La sua presenza è ricordata nel libro di Daniele e dell’Apocalisse.  Michele è colui che affronta l’avversario per eccellenza: satana.
Nella tradizione è considerato sostenitore del bene, che difende i giusti e che sfida il potere del male.
È protettore degli Stati e patrono delle forze di polizia e dei radiologi.

“Sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del popolo di Dio” (Dn 12,1)
 
“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo
delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti
alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago” (Ap 12,1-7)
 
GABRIELE

Gabriele: anche il suo nome ha origine ebraiche e significa: “Uomo di Dio – uomo forte”.
La sua presenza si incontra nel libro di Daniele, e la sua missione di annunciatore di speranza si esplicita nel Nuovo Testamento con l’annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni il Battista, e con l’annuncio a Maria della nascita di Gesù, il Figlio di Dio!
Gabriele è dunque il rivelatore dell’evento centrale della storia della salvezza ed è considerato il patrono di coloro che operano nel mondo delle telecomunicazioni.
 
 (Passi biblici)
“Mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera.  Egli mi rivolse questo discorso: “Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. (Dn 9, 21-22)
“L’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita,  poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre  e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio” (Lc 1, 13-16).
 
RAFFAELE

Raffaele: “Dio guarisce”, è il significato ebraico del nome.
La sua figura appare solo nel libro di Tobia. Egli è colui che libera la futura
sposa di Tobia, Sara, da un demonio che le uccide i mariti nella prima notte di nozze. Ed è ancora Lui che reperisce dal fiele di un pesce un farmaco che guarisce la cecità del vecchio Tobi.
Raffaele è ricordato come protettore dei malati.
 
 (Passi biblici)
“Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tb12,15). 

Publié dans:Arcangeli |on 28 septembre, 2011 |Pas de commentaires »

MICHELE GABRIELE, RAFFAELE

(stralcio) dal sito:

http://www.zammerumaskil.com/liturgia/feste-e-solennita/santi-arcangeli-michele-gabriele-e-raffaele.html

MICHELE GABRIELE, RAFFAELE

Commento

« Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo… « 

La festa di oggi sta a ricordarci la realtà spirituale che sostiene tutte le cose. E’ dunque una festa di Luce che richiama strettamente il dono dello Spirito Santo di Scienza. E’ una festa che celebra l’illuminazione cristiana.
Il compito degli Angeli e ancor più degli Arcangeli è sostanzialmente questo: illuminarci e condurci nella via di Dio.
La loro realtà discreta e incessante continua quel mistero di sovrabbondante misericordia che sgorga dal Cristo. La realtà e la missione di queste creature è proprio quella di farci vedere la realtà come essa è e cioè segnata dalla potenza del sacrificio redentore del Cristo.

Gli Arcangeli e gli Angeli svolgono spiritualmente, un po come Giovanni Battista ha fatto nella carne, la preparazione e la testimonianza di Cristo.
Parlano al nostro intimo. Ci suscitano intuizioni, ravvivano i sette doni dello Spirito, ed in particolare, come già detto, quello di Scienza:
ci aiutano a vedere ogni cosa con gli occhi di Dio.

Con la loro discrezione  e la loro funzione cristocentrica ci fanno capire come quanto essi siano distanti non solo dall’azione di satana e dei suoi accoliti decaduti ma anche da una forma di « angelologia » edulcorata e talvolta melensa che appanna o talvolta nega il ruolo di Cristo fondamentale nella creazione e nella Redenzione. Gli angeli e gli arcangeli infatti sono ben distanti da ogni forma di gnosi ma anzi aiutano a vedere Cristo e il Suo mistero in sintonia totale con la Chiesa voluta da Gesù.

Gli angeli infatti guardano a Cristo e ne sono beati e colmi di gioia. A questa beatitudine e a questa gioia spingono le nostre vite dal profondo se coltiviamo la loro amicizia e il loro aiuto.
Mentre satana nega (per quanto può) la realtà cristocentrica e l’amore sovrabbondante dell’incarnazione
gli angeli e gli arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele, a modo proprio, la sottolineano e la proclamano con forza.

Pertanto i nostri amici carissimi vanno invocati costantemente non solo per la nostra guida ma anche per sostenere i sacerdoti, i vescovi e il Santo Padre e tutto il magistero della Chiesa.
C’è infatti un legame strettissimo tra l’azione degli angeli e degli Arcangeli e il magistero della Chiesa, il legame della Verità e della Carità, che chiama le cose per nome e sconfigge ogni sotterfugio ideologico e gnostico.

Pertanto coltiviamo l’amicizia con il nostro angelo custode e con i santi Arcangeli. Chiediamo come a degli amici. Ci aiutino a vedere e amare Gesù e ad amare la Chiesa radicalmente.
Fuggiamo l’eresia, fuggiamo ogni forma di angelologia che non viene da Dio e che, con l’apparenza seduttiva del « nemico di Dio e dell’uomo », si fonda sul « misticismo gnostico » piuttosto che sulla realtà e la solidità dell’incarnazione.
Invochiamo gli Arcangeli ogni giorno per il bene della Chiesa, del Santo Padre, dei Vescovi e dei sacerdoti.
Chiediamo luci continue e umiltà costante per amare come gli « angeli » che il Signore dona alla Sua Chiesa nei suoi santi.

E anche noi, per quanto possibile, in situazioni opportune e inopportune comportiamoci in maniera « illuminata », docili allo Spirito e al discernimento dei pastori; fuggiamo il male della superbia che si insinua soprattutto nei pensieri e nelle cose spirituali e in una cattiva interpretazione ed un cattivo uso del bene della coscienza.
« Riflettiamo » con la nostra persona, come specchi, se possibile,
quanto Cristo è buono e bello e quanto il Padre incessantemente ci ama.

Paul

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San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sui vangeli, 34, 8-9

« Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, pronti alla voce della sua parola » (Sal 102,20)

È da sapere che il termine “angelo” denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi, sono chiamati arcangeli. Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.

Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele che significa “Chi è come Dio”, perché si possa comprendere dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio dicendo: “Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo” (Is 14, 13) alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all’estremo supplizio. Orbene, egli viene presentato in atto di combattere con l’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: “Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il Drago. Il Drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero, e furono precipitati sulla terra” (Ap 12, 7).

A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato “Fortezza di Dio”; egli viene ad annunziare colui che si degno di apparire nell’umiltà per debellare le potenze maligne dell’aria. Doveva dunque essere annunziato da “Fortezza di Dio” colui che veniva quale “Signore degli eserciti e forte guerriero” (Sal 23, 8). Raffaele significa “Medicina di Dio”. Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità (Tb 11, 17). Fu giusto dunque che venisse chiamato “Medicina di Dio” colui che venne inviato a operare guarigioni

Atto di affidamento a San Michele Arcangelo:

dal sito:

http://www.abbazie.com/sanmichelearcangelo/preghiere_it.html

Atto di affidamento a San Michele Arcangelo:

Principe nobilissimo delle angeliche Gerarchie, valoroso guerriero dell’Altissimo, amatore zelante della gloria del Signore, terrore degli angeli ribelli, amore e delizia di tutti gli Angeli giusti, Arcangelo San Michele, desiderando io di essere nel numero dei tuoi devoti, a te oggi mi offro e mi dono.

Pongo me stesso, il mio lavoro, la mia famiglia, gli amici e quanto mi appartiene sotto la tua vigile protezione.

E’ piccola la mia offerta essendo io un misero peccatore, ma tu gradisci l’affetto del mio cuore.

Ricordati che se da quest’oggi sono sotto il tuo patrocinio tu devi assistermi in tutta la mia vita.

Procurami il perdono dei miei molti e gravi peccati, la grazia di amare di cuore il mio Dio, il mio caro salvatore Gesù, la mia dolce Madre Maria, e tutti gli uomini miei fratelli amati dal Padre e redenti dal Figlio.

Impetrami quegli aiuti che sono necessari per arrivare alla corona della gloria.

Difendimi sempre dai nemici dell’anima mia specialmente nell’ultimo istante delle mia vita.

Vieni in quell’ora, o glorioso Arcangelo, assistimi nella lotta e respingi lontano da me, negli abissi d’inferno, quell’angelo prevaricatore e superbo che prostrasti nel combattimento in Cielo.

Presentami, allora, al trono di Dio per cantare con te, Arcangelo San Michele, e con tutti gli Angeli lode, onore e gloria /a Colui che regna nei secoli eterni.

Amen. 

Publié dans:Arcangeli, preghiere |on 20 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Chi è San Michele Arcangelo?

dal sito:

http://messaggidelcielo.altervista.org/Arcangelo.San.Michele.htm

San Michele Arcangelo 

Chi è San Michele Arcangelo?

Tra gli angeli rifulge per la sua bellezza spirituale uno che la Sacra Scrittura chiama Michele. Era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele. Nell’Antico Testamento appare per tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati. 
« Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro ». (Dn 12,1) 
Il suo nome in ebraico suona Mi – ka – El e significa: Chi è come Dio? A San Michele è attribuito il titolo di arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele -forza di Dio e Raffaele – Dio ha curato.  Nel Nuovo Testamento, S. Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori. Troviamo la descrizione della battaglia e della sua vittoria nel capitolo 12° del libro dell’Apocalisse: 
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: 
« Ora si è compiuta la salvezza, 
la forza e il regno del nostro Dio 
e la potenza del suo Cristo, 
poiché è stato precipitato 
l’accusatore dei nostri fratelli, 
colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. 
Ma essi lo hanno vinto 
per mezzo del sangue dell’Agnello 
e grazie alla testimonianza del loro martirio, 
poiché hanno disprezzato la vita 
fino a morire. 
Esultate, dunque, o cieli, 
e voi che abitate in essi. 
Ma guai a voi, terra e mare, 
perché il diavolo è precipitato sopra di voi 
pieno di grande furore, 
sapendo che gli resta poco tempo » Ap. 12,7-12. 
Per i cristiani, quindi, l’Arcangelo S. Michele è considerato come il più potente difensore del popolo di Dio. Nell’iconografia, sia orientale sia occidentale, S. Michele viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, sotto i suoi piedi il dragone – mostro, satana, sconfitto nella battaglia. I credenti da secoli si affidano alla sua protezione qui sulla terra, ma anche particolarmente nel momento del giudizio, come recita un’antica invocazione: 

« San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio. » 

L’Arcangelo viene riconosciuto anche come guida delle anime al cielo. Questa funzione di S. Michele è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera all’offertorio della messa dei defunti: 

« Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti dalle pene dell’inferno ! San Michele, che porta i tuoi santi segni , le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza. » 

La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte. Perciò in alcune sue rappresentazioni iconografiche, oltre alla spada, l’Arcangelo porta in mano una bilancia. Inoltre nei primi secoli del cristianesimo specie presso i bizantini San Michele era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini. Egli veniva spesso identificato con l’Angelo della piscina di Siloe di cui si parla nel capitolo 5 del vangelo di S. Giovanni: 

« V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua, il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto » (Gv 5, 24). 

« Non solo hai sconfitto il drago grande e terribile nel tuo santuario di Chone, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo ». Così canta l’inno AKATISTO a S. Michele Arcangelo della liturgia bizantina. 

San Michele, infine, ha il singolare privilegio di prestare l’ufficio dell’assistenza davanti al trono della Maestà Divina. Egli stesso si presentò così al vescovo Lorenzo (o Felice) del 1490: « Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio … » 
E la liturgia del Concilio di Trento così pregava offrendo l’incenso: « Per intercessione di S. Michele Arcangelo che sta alla destra dell’altare dell’incenso … degnati di accettare e benedire quest’offerta dell’incenso.

La Chiesa oggi celebra la festa di San Michele, unita insieme a quella di San Gabriele e di San Raffaele, il 29 settembre. In passato, due erano le feste liturgiche in onore dell’Arcangelo (che si conservano ancora per la città di Monte Sant’Angelo): il 29 settembre, come ricordo della dedicazione della Basilica e l’altra, 1’8 maggio, anniversario dell’apparizione di San Michele al Gargano. 
A partire dall’ XI secolo, queste due ricorrenze particolari del Santuario del Gargano si diffusero in tutta l’Europa. Nel Medioevo entrambe venivano collegate con il Gargano. 
La festa dell’Apparizione di san Michele l’8 Maggio fu istituita dal papa Pio V (1566-1572). 
A San Michele furono dedicate diverse chiese, cappelle e oratori in tutta l’Europa. Spesso l’Arcangelo viene rappresentato sulle guglie dei campanili, perché è considerato il guardiano delle chiese contro satana. Inoltre a lui vengono dedicate numerose cappelle – ossari nei cimiteri.

Numerose città in Europa (Jena, Andernach, Colmar) lo venerano come santo patrono; in Italia troviamo sotto la sua protezione più di 60 località (tra le quali i Caserta, Cuneo, Alghero, Albenga, Vasto…). A Lui si sono affidati interi popoli come i Longobardi, e sovrani come Carlo d’Angiò, grande protettore del Santuario del Gargano, e i regnanti della dinastia dei Valois. S. Michele è anche protettore di numerose categorie di lavoratori: farmacisti, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, radiologi. Alla sua protezione si affidano la polizia e i paracadutisti di Francia e d’Italia. 
I religiosi, attuali custodi del Santuario sul Gargano, appartengono proprio alla Congregazione di San Michele Arcangelo.

All’Arcangelo San Michele è dedicata una chiesa nel mio paesino Silì, fraz. di Oristano in Sardegna.  

San Michele e i Longobardi

Cosa c’entra San Michele Arcangelo con i Longobardi?

I Longobardi erano un popolo pagano e guerriero

A cavallo del V secolo comandati da re Aginulfo i Longobardi spadroneggiavano in Italia.

Aginulfo, che da li a poco diventerà il marito della regina cattolica Teodolinda (quella dei libri di storia), maturava la conversione da pagano a cristiano … ed a questa conversione « pensò », oltre a Papa Gregorio Magno, proprio San Michele Arcangelo con « l’onda lunga » della sua apparizione sul Gargano del 490.

Il principe guerriero di Dio che protegge ad un popolo di guerrieri … convertiti e quindi appartenenti al popolo di Dio.

E fu il re longobardo Cuniberto (667-687) a sancire questa conversione facendo dipingere l’effige di San Michele Arcangelo sulla bandiera longobarda. 

Il nome dell’arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell’’Apocalisse’ di s. Giovanni Evangelista e in tutte le cinque volte egli è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli; esso sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra.
In altre scritture, il dragone è un angelo che aveva voluto farsi grande quanto Dio e che Dio fece scacciare, facendolo precipitare dall’alto verso il basso, insieme ai suoi angeli che lo seguivano.
Michele è stato sempre rappresentato e venerato come l’angelo-guerriero di Dio, rivestito di armatura dorata in perenne lotta contro il Demonio, che continua nel mondo a spargere il male e la ribellione contro Dio.
Egli è considerato allo stesso modo nella Chiesa di Cristo, che gli ha sempre riservato fin dai tempi antichissimi, un culto e devozione particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà fino alla fine del mondo, contro le forze del male che operano nel genere umano.
Dante nella sua ‘Divina Commedia’ pone il demonio (l’angelo Lucifero) in fondo all’inferno, conficcato a testa in giù al centro della terra, che si era ritirata al suo cadere, provocando il grande cratere dell’inferno dantesco. Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per san Michele, che già nel mondo pagano equivaleva ad una divinità, ebbe in Oriente una diffusione enorme, ne sono testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri a lui dedicati; nel secolo IX solo a Costantinopoli, capitale del mondo bizantino, si contavano ben 15 fra santuari e monasteri; più altri 15 nei sobborghi.
Tutto l’Oriente era costellato da famosi santuari, a cui si recavano migliaia di pellegrini da ogni regione del vasto impero bizantino e come vi erano tanti luoghi di culto, così anche la sua celebrazione avveniva in tanti giorni diversi del calendario.
Perfino il grande fiume Nilo fu posto sotto la sua protezione, si pensi che la chiesa funeraria del Cremlino a Mosca in Russia, è dedicata a S. Michele. Per dirla in breve non c’è Stato orientale e nord africano, che non possegga oggetti, stele, documenti, edifici sacri, che testimoniano la grande venerazione per il santo condottiero degli angeli, che specie nei primi secoli della Chiesa, gli venne tributata.
In Occidente si hanno testimonianze di un culto, con le numerosissime chiese intitolate a volte a S. Angelo, a volte a S. Michele, come pure località e monti vennero chiamati Monte Sant’Angelo o Monte San Michele, come il celebre santuario e monastero in Normandia in Francia, il cui culto fu portato forse dai Celti sulla costa della Normandia; certo è che esso si diffuse rapidamente nel mondo Longobardo, nello Stato Carolingio e nell’Impero Romano.
In Italia sano tanti i posti dove sorgevano cappelle, oratori, grotte, chiese, colline e monti tutti intitolati all’arcangelo Michele, non si può accennarli tutti, ci fermiamo solo a due: Tancia e il Gargano.
Sul Monte Tancia, nella Sabina, vi era una grotta già usata per un culto pagano, che verso il VII secolo, fu dedicata dai Longobardi a S. Michele; in breve fu costruito un santuario che raggiunse gran fama, parallela a quella del Monte Gargano, che comunque era più antico.
La celebrazione religiosa era all’8 maggio, data praticata poi nella Sabina, nel Reatino, nel Ducato Romano e ovunque fosse estesa l’influenza della badia benedettina di Farfa, a cui i Longobardi di Spoleto, avevano donato quel santuario.
Ma il più celebre santuario italiano dedicato a S. Michele, è quello in Puglia sul Monte Gargano; esso ha una storia che inizia nel 490, quando era papa Gelasio I; la leggenda racconta che casualmente un certo Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano (Foggia) aveva smarrito il più bel toro della sua mandria, ritrovandolo dentro una caverna inaccessibile.
Visto l’impossibilità di recuperarlo, decise di ucciderlo con una freccia del suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invece di colpire il toro, girò su sé stessa colpendo il tiratore ad un occhio. Meravigliato e ferito, il signorotto si recò dal suo vescovo s. Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto (odierna Manfredonia) e raccontò il fatto prodigioso.
Il presule indisse tre giorni di preghiere e di penitenza; dopodiché s. Michele apparve all’ingresso della grotta e rivelò al vescovo: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini…Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.
Ma il santo vescovo non diede seguito alla richiesta dell’arcangelo, perché sul monte persisteva il culto pagano; due anni dopo, nel 492 Siponto era assediata dalle orde del re barbaro Odoacre (434-493); ormai allo stremo, il vescovo e il popolo si riunirono in preghiera, durante una tregua, e qui riapparve l’arcangelo al vescovo s. Lorenzo, promettendo loro la vittoria, infatti durante la battaglia si alzò una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sui barbari invasori, che spaventati fuggirono.
Tutta la città con il vescovo, salì sul monte in processione di ringraziamento; ma ancora una volta il vescovo non volle entrare nella grotta. Per questa sua esitazione che non si spiegava, s. Lorenzo Maiorano si recò a Roma dal papa Gelasio I (490-496), il quale gli ordinò di entrare nella grotta insieme ai vescovi della Puglia, dopo un digiuno di penitenza.
Recatosi i tre vescovi alla grotta per la dedicazione, riapparve loro per la terza volta l’arcangelo, annunziando che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. La leggenda racconta che quando i vescovi entrarono nella grotta, trovarono un altare coperto da un panno rosso con sopra una croce di cristallo e impressa su un masso l’impronta di un piede infantile, che la tradizione popolare attribuisce a s. Michele.
Il vescovo san Lorenzo fece costruire all’ingresso della grotta, una chiesa dedicata a s. Michele e inaugurata il 29 settembre 493; la Sacra Grotta è invece rimasta sempre come un luogo di culto mai consacrato da vescovi e nei secoli divenne celebre con il titolo di “Celeste Basilica”.
Attorno alla chiesa e alla grotta è cresciuta nel tempo la cittadina di Monte Sant’Angelo nel Gargano. I Longobardi che avevano fondato nel secolo VI il Ducato di Benevento, vinsero i feroci nemici delle coste italiane, i saraceni, proprio nei pressi di Siponto, l’8 maggio 663, avendo attribuito la vittoria alla protezione celeste di s. Michele, essi presero a diffondere come prima accennato, il culto per l’arcangelo in tutta Italia, erigendogli chiese, effigiandolo su stendardi e monete e instaurando la festa dell’8 maggio dappertutto.
Intanto la Sacra Grotta diventò per tutti i secoli successivi, una delle mete più frequentate dai pellegrini cristiani, diventando insieme a Gerusalemme, Roma, Loreto e S. Giacomo di Compostella, i poli sacri dall’Alto Medioevo in poi.
Sul Gargano giunsero in pellegrinaggio papi, sovrani, futuri santi. Sul portale dell’atrio superiore della basilica, che non è possibile descrivere qui, vi è un’iscrizione latina che ammonisce: “che questo è un luogo impressionante. Qui è la casa di Dio e la porta del Cielo”.
Il santuario e la Sacra Grotta sono pieni di opere d’arte, di devozione e di voto, che testimoniano lo scorrere millenario dei pellegrini e su tutto campeggia nell’oscurità la statua in marmo bianco di S. Michele, opera del Sansovino, datata 1507.
L’arcangelo è comparso lungo i secoli altre volte, sia pure non come sul Gargano, che rimane il centro del suo culto, ed il popolo cristiano lo celebra ovunque con sagre, fiere, processioni, pellegrinaggi e non c’è Paese europeo che non abbia un’abbazia, chiesa, cattedrale, ecc. che lo ricordi alla venerazione dei fedeli.
Apparendo ad una devota portoghese Antonia de Astonac, l’arcangelo promise la sua continua assistenza, sia in vita che in purgatorio e inoltre l’accompagnamento alla S. Comunione da parte di un angelo di ciascuno dei nove cori celesti, se avessero recitato prima della Messa la corona angelica che gli rivelò.
I cori sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Potestà, Virtù, Principati, Arcangeli ed Angeli. La sua festa liturgica principale in Occidente è iscritta nel Martirologio Romano al 29 settembte e nella riforma del calendario liturgico del 1970, è accomunato agli altri due arcangeli più conosciuti, Gabriele e Raffaele nello stesso giorno, mentre l’altro arcangelo a volte nominato nei sacri testi, Uriele non gode di un culto proprio.
Per la sua caratteristica di “guerriero celeste” s. Michele è patrono degli spadaccini, dei maestri d’armi; poi dei doratori, dei commercianti, di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai; fabbricanti di tinozze, inoltre è patrono dei radiologi e della Polizia.
È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi, compatrono di Caserta.
Difensore della Chiesa, la sua statua compare sulla sommità di Castel S. Angelo a Roma, che come è noto era diventata una fortezza in difesa del Pontefice; protettore del popolo cristiano, così come un tempo lo era dei pellegrini medievali, che lo invocavano nei santuari ed oratori a lui dedicati, disseminati lungo le strade che conducevano alle mete dei pellegrinaggi, per avere protezione contro le malattie, lo scoraggiamento e le imboscate dei banditi.
Per quanto riguarda la sua raffigurazione nell’arte in generale, è delle più vaste; ogni scuola pittorica in Oriente e in Occidente, lo ha quasi sempre raffigurato armato in atto di combattere il demonio.
Sul Monte Athos nel convento di Dionisio del 1547, i tre principale arcangeli sono così raffigurati, Raffaele in abito ecclesiastico, Michele da guerriero e Gabriele in pacifica posa e rappresentano i poteri religioso, militare e civile.

Raffaele (Dio ha guarito), anch’egli fra i sette angeli che stanno davanti al trono di Dio (Tb 12, 15; cfr Ap 8,2), accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco. Il nuovo calendario ha riunito in una sola celebrazione i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, la cui festa cadeva rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre. Dell’esistenza di questi Angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura, che dà loro un nome e ne determina la funzione. S. Michele, l’antico patrono della Sinagoga, è ora patrono della Chiesa universale; S. Gabriele è l’angelo dell’Incarnazione e forse dell’agonia nel giardino degli ulivi; S. Raffaele è la guida dei viandanti.
Il nome di Raffaele significa in ebraico  » Dio risana « . La Scrittura lo dice  » uno (lei sette Angioli che stanno dinanzi al Signore « . Più tardi, la tradizione ha esteso anche a lui il titolo di Arcangiolo, che nella Bibbia viene dato soltanto a Michele, Principe delle milizie celesti.
Dei tre, Raffaele è il meno noto, e meno diffuso è il suo culto tra i fedeli. Forse ciò dipende dal fatto che egli appare soltanto nell’Antico Testamento, ma non nel Nuovo, dove figura invece Gabriele, l’Angiolo dell’Annunciazione, e Michele, l’Angiolo guerriero dell’Apocalisse.
Anche nell’arte Raffaele ha avuto minore abbondanza di raffigurazioni. 1 suoi attributi iconografici non sono precisi, ma lo si riconosce perché, di solito, appare accanto al giovanetto Tobiolo, come attento compagno di viaggio, specialmente nell’episodio del pesce catturato nel Tigri.
Eppure la Bibbia ci dà, sul suo aspetto, un particolare assai interessante.  » Tobiolo – dice – incontrò un giovane bellissimo, con le vesti succinte « . Questa delle vesti corte non è una nota di leggiadria, né un richiamo alla moda dei tempo. Per tutti i popoli che vestivano lunghe tuniche – per gli Israeliti, come per i Romani – la prima necessità del viaggio era quella di rialzarsi le vesti, lasciando libero il passo alla gamba. E chi camminava con passo più spedito, più alto sollevava l’orlo della veste, rimboccandola attorno alla cintura.

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