Archive pour le 7 novembre, 2009

la pauvre veuve…

la pauvre veuve... dans immagini sacre 19%20BIBLE%20REVIVAL%20ELIJA%26H%20AND%20THE%20POOR%20WIDOW

la pauvre veuve (sul sito è messa come la vedova del racconto 1Re, prima lettura di domani, ma io credo che si tratti della vedova del vangelo, c’è una immagine simile in bianco e nero del Gustave Doré, poi sullo sfondo mi sembra propio Gesù)
 
 http://www.artbible.net/1T/1Ki1708_Elijah_and_the_widow/index_2.htm

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Omelia (08-11-2009) : Poor but happy! Povera ma felice!

la persona descritta da Padre Castiglione la conosco, ossia l’ho incontrata, perché Largo Argentina è a 20 minuti da casa mia in autobus (se non c’è traffico), è proprio così, dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16594.html

Omelia (08-11-2009) 

padre Mimmo Castiglione
Poor but happy! Povera ma felice!

Si tratta non soltanto di guardare (e soppesare),
ma di saper vedere oltre le apparenze.
E leggere ed interpretare,
facendo oculate considerazioni e dando giusti giudizi.
Non ci illudiamo. La differenza raramente si percepisce.
È sottile, difficile da cogliere.
Come sottili erano le monete di rame, senza tintinnio,
che la povera Vedova getta nella tromba del tempio,
per mantenere (si fa per dire!) un culto obsoleto, esteriore,
per alcuni ipocrita e formale,
per mantenere i già ricchi teologi del tempo.
Ironia della sorte! Proprio lei garante!

Sciocchi ed incoscienti, non si capisce il lutto.
Le lacrime, che solcano i visi contratti dal dolore,
se si è distratti non si scorgono.
Della miseria ci si prende gioco
e la solitudine non si comprende!

A Largo Argentina in Roma,
riparata dalla pioggia o dal sole da un ombrello,
una signora dignitosamente siede,
tenendo appoggiato su un tavolino improvvisato
un pezzo di cartone, con la scritta:
Poor but happy! Povera ma felice!
Scruta i passanti, e sembra volere offrire conforto
a quanti tristi le scorrono davanti.
Sorniona invita al sorriso, con quelle sue treccine bianche,
che contrastano col nero della pelle.
Dio lo si incontra anche nel povero,
soprattutto se dal cuore lieto e generoso!
Sì, è vero, anche nel disperato,
ma è tutta un’altra cosa!

Si conclude l’insegnamento di Gesù a Gerusalemme, nel tempio,
simbolo della presenza di Dio e del prestigio di quanti vi esercitavano potere.
Ammaestra i soli discepoli sul valore dell’offerta.
Protagonista una povera Vedova.
La sua generosità contrasta con la cupidigia degli Scribi.
Avidi. Vanitosi. Simulatori. Non tutti, s’intende!

Nella stanza del tesoro, tredici cassette per le offerte a forma d’imbuto,
suddivise a seconda delle intenzioni,
comunicate al momento all’inserviente.
Fiato alle trombe! Qualora l’obolo era consistente!
La povera Vedova offre la sua piccola elemosina:
i suoi giorni e il suo sostentamento, il suo vitto ed il domani.
Tutta quanta la vita, dalla sua miseria!

Nessun rumore, nessun tintinnio, e nessuno forse se n’è accorto,
neanche l’addetto (e meno male! Sarebbe stata oggetto d’ironia e di derisione!).
Tranne il Maestro, che stando attento a quanto gli accade intorno:
ascolta, interpreta e condivide. Sì, proprio così, condivide!
Infatti, anche lui darà tutto quanto aveva per vivere, cioè il suo sangue,
perché non esista un solo uomo al mondo,
che possa affermare di non essere stato amato mai da nessuno!

Un’altra anonima come la Vedova, più avanti nel Vangelo,
mostrerà generosità e dedizione cospargendo d’unguento il capo del Maestro.
Due donne dunque son vicine al Signore
prima d’avviarsi a vivere la donazione di sé nella sua passione d’amore.
Sacrificio di soave odore! Gesù, come la Vedova,
s’affiderà completamente con fiducia filiale al Padre.

E ritornano ancora gli Scribi ostili al Maestro.
Vanitosi sfoggiano superiorità, godono delle riverenze e nel primeggiare.
Ipocriti, ostentano il loro rapporto con Dio,
sfruttando poi con cupidigia la generosità e l’ospitalità delle vedove,
facendosi pagare profumate parcelle per le loro prestazioni giuridiche.

Non mi guardo affatto dai vanesi, o dagli adulatori,
o da quanti oziano occupandosi delle miserie altrui
per soddisfare le proprie inconsistenze,
ed esibizionisti vanno a passeggio per ricevere approvazione e plauso.

Che tristezza vedermi quando anch’io m’inchino,
umiliandomi per convenienza o per diplomazia,
poiché mi dico: Non si sa mai!

Mi guardo bene, invece (e non dovrei!), da quanti, poveri e sereni,
non possono darmi nient’altro che la loro condivisione,
arricchendomi con la loro compassione.

E che pensare del tesoro del tempio (e del mio tesoro!),
che diventa occasione di sfoggio?!
E che commozione,
accorgersi della povera Vedova che vi dona il proprio cuore,
e la speranza, la propria sussistenza, le sicurezze ed il futuro.

Ah, i poveri! Se non vivono con disperazione,
arrivano lesti a destinazione (all’abbandono-fiducia nella Provvidenza),
molto prima di me, che in corsa e resistenza mi reputo un campione!

PREGHIERA

Pietà Gesù, della mia vanità. Pietà per tutte le volte che sfoggio superiorità.
Pietà per tutta l’ansia della mia vita per mascherare la mia inferiorità.

Pietà Maestro, per tutte le volte che ho divorato il bene altrui,
ostentando pietà e devozione.
Pietà della mia falsa religiosità e della mia ipocrisia. Pietà della mia avidità.

Pietà Gesù, per tutte le volte che mi sono servito della mia professione religiosa
e del prestigio conferitomi dal ruolo, per arricchirmi di vanagloria e gratificazione,
e compensare così il mio bisogno d’essere stimato e valutato.

Avessi il coraggio, Signore Gesù, di darti tutto quanto ho da vivere!
In pace trascorrerei i miei giorni senza illusioni e senza alcuna distrazione.

Benedetto o Dio Giusto, Santo e Misericordioso.
Padre degli orfani. Difensore delle vedove. 

Omelia per domani 8 novembre 2009: La strana contabilità di Gesù: disarmante e vincente aritmetica!

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/8502.html

Omelia (12-11-2006) 

don Mario Campisi
La strana contabilità di Gesù: disarmante e vincente aritmetica!

La scena ideale della vedova povera (vangelo) che dà tutto quanto possiede sullo sfondo dell’ammonimento agli scribi è il centro della liturgia della Parola di questa domenica. Questa figura viene letta in dissolvenza su una altro quadro drammatico e stupendo, quello della vedova di Zarepta (1^ lettura).

L’episodio, pur nella sua sobrietà, mette in risalto la semplicità, la buona fede, l’ingenuità della vedova. La vedova si fida ciecamente di ciò che il profeta Elia le dice di fare perché farina e olio non sarebbero mancati più. L’episodio fa saltare in aria i nostri presunti calcoli.

Lo sfondo, nella celebrazione odierna, su cui sono collocate le due figure di donna è quello della fede. La vicenda della vedova di Zarepta, chiamata a provvedere al sostentamento del profeta Elia (1^ lettura), e la generosità della vedova del vangelo, rilevata da Gesù e da lui elogiata, si pongono come due modelli di fede autentica e costruttrice.

L’insegnamento di Gesù permette di proporre un confronto tra l’atteggiamento di ostentazione e di ambizione degli scribi e la generosità segreta della vedova che è « notata » solo da Gesù.

Scribi e farisei erano le persone più rispettabili del mondo ebraico. Questi si sentivano grandi, potenti. Qui Gesù li mette in discussione, li accusa di vanità per via delle lunghe vesti, dei saluti sollecitati, dei primi posti nelle sinagoghe e nei banchetti. Ma c’è di più e grave anche: scribi e farisei divorano le case delle vedove. Infine Gesù rimprovera l’ostentazione della loro preghiera, speculazione sul sacro, approfittando della buona fede del popolo: « Essi riceveranno una condanna più grave ».

Il mondo è pieno di disuguaglianze. Ma la disuguaglianza – ecco il problema – tocca livelli inaccettabili. La sperequazione diventa ingiustizia sociale quando la retribuzione si ferma nell’operaio a milleduecento euro e sale nell’uomo politico parlamentare nazionale a diciennovemila euro (esentasse con moltissimi privilegi – la lista sarebbe lunga).

Ma la liturgia della Parola di oggi si ferma non tanto sulla valutazione di ordine materiale quanto piuttosto su quella delle persone: la differenza tra ricchi e poveri incide sul piano delle valutazioni morali. Più spesso di quanto non si creda gli uomini vengono valutati in base ai soldi.

Il Signore oggi vuole insegnarci a guardare a occhio nudo, mentre gli altri vogliono metterci sul naso occhiali rossi o verdi o affumicati.

Oggi di fronte a questa macroscopica situazione di divario economico mondiale, si sente il bisogno di adottare l’ottica divina, giudicare il mondo e gli uomini attraverso gli occhi di Dio. E così vedremo il mondo non proprio alla rovescia ma quasi.

Valutare gli uomini per quello che sono moralmente. Il successo può contare se è frutto di intelligenza e di lavoro, se raggiunto in tutta pulizia. Le doti umane vanno messe sul bilancio attivo di una persona. Ecco allora il punto: non dobbiamo cedere nel tranello dell’efficientismo, valutare in termini di resa, di successo…

Il Vangelo è per il bene totale dell’uomo: l’evangelizzazione si risolve in promozione umana. Intendendo per promozione umana non soltanto più scuole, più case, più strade, più macchine, ma la prese di coscienza del proprio essere, dei reali valori umani, delle responsabilità e corresponsabilità, dei propri limiti, delle virtù poco appariscenti come la modestia e la povertà di spirito: « beati i poveri in spirito… ».

Stando al giudizio di Gesù chi ha dato di più ha dato di meno: la vedova che badato di meno di tutti ha dato più di tutti. Ma non può bastare che Dio veda e valuti come Gesù ha indicato; dobbiamo imparare a valutare alla maniera di Cristo. Questa è la strada del Vangelo, la mentalità di Cristo. 

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno file5161257098200
http://www.morguefile.com/archive/browse/#/?display=620656

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Clemente d’Alessandria: « Non potete servire a Dio e a Mammona »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091107

Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario : Lc 16,9-15
Meditazione del giorno
Clemente d’Alessandria (150-circa 215), teologo

« Non potete servire a Dio e a Mammona »

C’è una ricchezza che semina la morte dovunque essa domini : liberatevene e sarete salvi. Purificate la vostra anima ; rendetela povera per potere udire la chiamata del Salvatore che vi dice nuovamente : « Vieni e seguimi » (Mc 10,21). Egli è la via su cui cammina chi ha il cuore puro ; la grazia di Dio non si infila in un’animo ingombrato e lacerato da una moltitudine di possessi.

Chi considera la sua fortuna, il suo oro e il suo argento, le sue case come doni di Dio, costui testimonia a Dio la sua riconoscenza venendo in aiuto ai poveri con i suoi averi. Egli sa di possederli più per i suoi fratelli che per se stesso. Rimane padrone delle sue ricchezze invece di diventarne schiavo ; non le rinchiude nel suo animo, né rinchiude la sua vita in esse, ma prosegue senza stancarsi un’opera tutta divina. E se un giorno la sua fortuna venisse a scomparire, accetta la sua rovina con un cuore libero. Dio dichiara che un tale uomo è « beato » ; lo chiama « povero in spirito », erede assicurato del Regno dei cieli (Mt 5,3)…

Invece, c’è chi serra la sua ricchezza nel suo cuore, al posto dello Spirito. Costui tiene in lui le sue terre, accumula senza fine la sua fortuna, non si preoccupa di nulla se non di ammassare sempre di più. Non alza mai gli occhi verso il cielo ; sprofonda nelle cose materiali. In effetti, non è altro che polvere e in polvere tornerà. Come potrebbe provare il desiderio del Regno colui che, al posto del cuore, porta in sè un campo o una mina, e che la morte sorprenderà inevitabilmente in mezzo alle passioni ? « Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore » (Mt 6,21).

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 7 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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