Archive pour le 24 novembre, 2009

Notre Dame du Chêne

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CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA I DI AVVENTO, PAPA BENEDETTO OMELIA (2 DICEMBRE 2006, ANNO B)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2006/documents/hf_ben-xvi_hom_20061202_i-vespri-avvento_it.html

CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA I DI AVVENTO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Sabato, 2 dicembre 2006

Cari fratelli e sorelle!

La prima antifona di questa celebrazione vespertina si pone come apertura del tempo di Avvento e risuona come antifona dell’intero anno liturgico. Riascoltiamola: « Date l’annunzio ai popoli: Ecco, Dio viene, il nostro Salvatore ». All’inizio di un nuovo ciclo annuale, la liturgia invita la Chiesa a rinnovare il suo annuncio a tutte le genti e lo riassume in due parole: « Dio viene ». Questa espressione così sintetica contiene una forza di suggestione sempre nuova. Fermiamoci un momento a riflettere: non viene usato il passato – Dio è venuto -, né il futuro – Dio verrà -, ma il presente: « Dio viene ». Si tratta, a ben vedere, di un presente continuo, cioè di un’azione sempre in atto: è avvenuta, avviene ora e avverrà ancora. In qualunque momento, « Dio viene ». Il verbo « venire » appare qui come un verbo « teologico », addirittura « teologale », perché dice qualcosa che riguarda la natura stessa di Dio. Annunciare che « Dio viene » equivale, pertanto, ad annunciare semplicemente Dio stesso, attraverso un suo tratto essenziale e qualificante: il suo essere il Dio-che-viene.

L’Avvento richiama i credenti a prendere coscienza di questa verità e ad agire in conseguenza. Risuona come un appello salutare nel ripetersi dei giorni, delle settimane, dei mesi: Svegliati! Ricordati che Dio viene! Non ieri, non domani, ma oggi, adesso! L’unico vero Dio, « il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe », non è un Dio che se ne sta in cielo, disinteressato a noi e alla nostra storia, ma è il-Dio-che-viene. È un Padre che mai smette di pensare a noi e, nel rispetto estremo della nostra libertà, desidera incontrarci e visitarci; vuole venire, dimorare in mezzo a noi, restare con noi. Il suo « venire » è spinto dalla volontà di liberarci dal male e dalla morte, da tutto ciò che impedisce la nostra vera felicità. Dio viene a salvarci.

I Padri della Chiesa osservano che il « venire » di Dio – continuo e, per così dire, connaturale al suo stesso essere – si concentra nelle due principali venute di Cristo, quella della sua Incarnazione e quella del suo ritorno glorioso alla fine della storia (cfr Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 15, 1: PG 33, 870). Il tempo di Avvento vive tutto di questa polarità. Nei primi giorni l’accento cade sull’attesa dell’ultima venuta del Signore, come dimostrano anche i testi dell’odierna celebrazione vespertina. Avvicinandosi poi il Natale, prevarrà invece la memoria dell’avvenimento di Betlemme, per riconoscere in esso la « pienezza del tempo ». Tra queste due venute « manifeste » se ne può individuare una terza, che san Bernardo chiama « intermedia » e « occulta », la quale avviene nell’anima dei credenti e getta come un « ponte » tra la prima e l’ultima. « Nella prima – scrive san Bernardo – Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione » (Disc. 5 sull’Avvento, 1). Per quella venuta di Cristo, che potremmo chiamare « incarnazione spirituale », l’archetipo è sempre Maria. Come la Vergine Madre custodì nel suo cuore il Verbo fatto carne, così ogni singola anima e l’intera Chiesa sono chiamate, nel loro pellegrinaggio terreno, ad attendere il Cristo che viene e ad accoglierlo con fede ed amore sempre rinnovati.

La liturgia dell’Avvento pone così in luce come la Chiesa dia voce all’attesa di Dio profondamente inscritta nella storia dell’umanità; un’attesa purtroppo spesso soffocata o deviata verso false direzioni. Corpo misticamente unito a Cristo Capo, la Chiesa è sacramento, cioè segno e strumento efficace anche di questa attesa di Dio. In una misura nota a Lui solo la comunità cristiana può affrettarne l’avvento finale, aiutando l’umanità ad andare incontro al Signore che viene. E fa questo prima di tutto, ma non solo, con la preghiera. Essenziali e inseparabili dalla preghiera sono poi le « buone opere », come ricorda l’orazione di questa Prima Domenica d’Avvento, con la quale chiediamo al Padre celeste di suscitare in noi « la volontà di andare incontro con le buone opere » al Cristo che viene. In questa prospettiva l’Avvento è più che mai adatto ad essere un tempo vissuto in comunione con tutti coloro – e grazie a Dio sono tanti – che sperano in un mondo più giusto e più fraterno. In questo impegno per la giustizia possono in qualche misura ritrovarsi insieme uomini di ogni nazionalità e cultura, credenti e non credenti. Tutti infatti sono animati da un anelito comune, seppure diverso nelle motivazioni, verso un futuro di giustizia e di pace.

La pace è la meta a cui aspira l’intera umanità! Per i credenti « pace » è uno dei più bei nomi di Dio, che vuole l’intesa di tutti i suoi figli, come ho avuto modo di ricordare anche nel pellegrinaggio dei giorni scorsi in Turchia. Un canto di pace è risuonato nei cieli quando Dio si è fatto uomo ed è nato da donna, nella pienezza dei tempi (cfr Gal 4, 4). Iniziamo dunque questo nuovo Avvento – tempo donatoci dal Signore del tempo – risvegliando nei nostri cuori l’attesa del Dio-che-viene e la speranza che il suo Nome sia santificato, che venga il suo Regno di giustizia e di pace, che sia fatta la sua Volontà come in Cielo, così in terra.

Lasciamoci guidare, in questa attesa, dalla Vergine Maria, Madre del Dio-che-viene, Madre della Speranza. Ella, che tra pochi giorni celebreremo Immacolata, ci ottenga di essere trovati santi e immacolati nell’amore alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo, al quale, con il Padre e lo Spirito Santo, sia lode e gloria nei secoli dei secoli. Amen. 

ITINERARIO ATTRAVERSO L’ANNO LITURGICO

dal sito:

http://www.jesus.2000.years.de/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01111997_p-66_it.html

ATTIVITÀ DI COMMISSIONI E COMITATI

Commissione Liturgica

ITINERARIO ATTRAVERSO L’ANNO LITURGICO

Spirito – Maria – Speranza – Confermazione

Lo scopo dell’Itinerario è di aiutare ad approfondire il contenuto dei misteri della redenzione celebrati nel corso dell’anno liturgico (cf SC n. 102): attraverso una lettura dei testi del Messale, del Lezionario e della Liturgia delle Ore si pone in evidenza quanto è stato sottolineato per quest’anno da Giovanni Paolo II nella Tertio Millennio Adveniente.

Il Papa invita a riscoprire la presenza e l’azione dello Spirito, che agisce sacramentalmente nella Chiesa, soprattutto mediante la Confermazione. È lo Spirito a costruire il Regno di Dio nella storia e a prepararne la piena manifestazione in Gesù Cristo. In questa prospettiva risalta l’esortazione a riscoprire la virtù della speranza e a contemplare e imitare la Vergine Maria, docile alla voce dello Spirito (cf TMA, nn. 45-48).

Poiché la liturgia è il luogo privilegiato dove si attualizza l’opera della salvezza (cf SC n. 6), essa è dunque lo spazio eccellente del passaggio dello Spirito: è impegno di tutti riscoprire, in modo particolare quest’anno, nella celebrazione dei santi misteri la presenza dello Spirito Santo, per la cui effusione si manifesta e si compie l’opera della redenzione (cf LG n. 59; AG n. 4).

Avvento

La liturgia dell’Avvento nutre nei fedeli l’attesa fiduciosa della Parusia, illuminata dai testi messianici dell’Antico Testamento e vissuta nella prospettiva del Natale, che rinnova la memoria delle divine promesse già compiute, anche se non definitivamente. L’Avvento, col suo carattere di attesa della venuta del Signore, che è insieme quella del passato e del futuro, è quindi un tempo adatto per riscoprire nella propria vita il progetto di Dio e prepararsi a «quella nuova primavera di vita cristiana che dovrà essere rivelata dal Grande Giubileo, se i cristiani saranno docili all’azione dello Spirito Santo» (TMA, n. 18).

L’Avvento è tempo dello Spirito Santo, che fu il vero « Precursore » di Cristo, nella sua prima venuta. Lo Spirito di Dio ha parlato per mezzo dei profeti: «Hai pazientato con loro molti anni e li hai scongiurati per mezzo del tuo Spirito e per bocca dei tuoi profeti» (Ne 9,30; cf Zc 7,12). È l’ispiratore degli oracoli messianici (cf Is 11,1-9; 42,1-7). Per la potenza dello Spirito il Verbo si è incarnato nel grembo della Vergine (cf Lc 1,35). Elisabetta, « piena di Spirito Santo », riconobbe e proclamò Maria « madre del Signore » (Lc 1,41.43).

Ed è ancora nello Spirito Santo che la Chiesa vive l’attesa del ritorno del Signore: «Lo Spirito e la Sposa dicono: « Vieni! »» (Ap 22,17). Lo Spirito suscita nel cuore della Sposa la nostalgia e il desiderio dello Sposo. Ecco perché la comunità in preghiera implora il dono dello Spirito per andare incontro al Cristo: «Padre onnipotente [...] fa’ che, ardenti del tuo Spirito, splendiamo come lampade davanti al Cristo che viene»(1).

L’Avvento ha in sé la consolazione, la potenza e la ricchezza della Pentecoste. Lo ricorda san Bernardo: «Nella prima venuta il Signore venne nella debolezza della carne, in questa intermedia [che celebriamo nella liturgia] viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria»(2). In tale contesto, l’Avvento invita la Chiesa a prendere coscienza che, nella sua missione di annunciare il Messia a tutte le genti, è sempre lo Spirito Santo l’agente principale dell’evangelizzazione (cf TMA, n. 45).

L’Avvento è tempo di speranza. Nello Spirito di Cristo, la comunione definitiva con Dio Padre, è già presente nella storia, anche se in modo invisibile e misterioso. Sperare per il credente non è solo attendere che qualcosa accada: è impegno, qui e ora, alla costruzione del Regno di Dio. La speranza, «da una parte, spinge il cristiano a non perdere di vista la meta finale che dà senso e valore all’intera sua esistenza e, dall’altra, gli offre motivazioni solide e profonde per l’impegno quotidiano nella trasformazione della realtà per renderla conforme al progetto di Dio» (TMA, n. 46). Il motivo della speranza è intimamente collegato con l’attesa gioiosa, che caratterizza la liturgia della Domenica III: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4.5)(3). Infatti l’oggetto della speranza cristiana è Cristo stesso, il mistero un tempo nascosto ed ora rivelato: «Cristo in voi, speranza della gloria» (Col 1,27).

L’Avvento, in particolare i giorni dal 17 al 23 dicembre, è tempo mariano per eccellenza: la Chiesa ricorda la Figlia di Sion, Vergine dell’attesa e dell’accoglienza del Verbo di Dio. Nella Domenica IV la liturgia romana celebra Maria, «colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). La colletta della Messa fa riferimento all’Annunciazione, mistero di vocazione-missione e di consacrazione mediante lo Spirito. Infatti, nella Vergine lo Spirito discende con pienezza e in maniera stabile, come sui personaggi carismatici e sui profeti dell’Antica Alleanza, consacrati per la salvezza del popolo. Sul modello di Maria, «donna di speranza, che seppe accogliere come Abramo la volontà di Dio sperando contro ogni speranza (Rm 4, 18)» (TMA, n. 48), i fedeli sono invitati a prepararsi ad andare incontro al Salvatore che viene(4). Nella prima parte d’Avvento, la solennità dell’Immacolata Concezione esorta la Chiesa a contemplare le meraviglie dell’amore di Dio(5) operate in Maria, «immune da ogni macchia di peccato, plasmata per così dire dallo Spirito Santo e formata come una creatura nuova» (LG, n. 56). La Vergine Madre di Cristo appare davanti a tutta l’umanità quale «segno immutabile e inviolabile dell’elezione da parte di Dio», «segno di sicura speranza»(6).

Natale ed Epifania del Signore

Nel triennio preparatorio al 2000, «centrato su Cristo, Figlio di Dio fatto uomo» (TMA, n. 39), siamo quest’anno invitati a riscoprire, in tale mistero, la particolare azione dello Spirito. Ci è guida insostituibile la lettura e meditazione dei primi capitoli del Vangelo di san Luca, proclamati dalla liturgia natalizia, in cui la Chiesa contempla e celebra «Maria, che concepì il Verbo incarnato per opera dello Spirito Santo» (TMA, n.48)(7).

Il Natale è tempo dello Spirito Santo. San Luca racconta l’origine umana di Gesù alla luce della sua risurrezione. La sua intenzione emerge dalle espressioni e dai temi contenuti in Lc 1,35: « Spirito Santo », « potenza », « sotto la sua ombra » (la nube dell’Esodo), il titolo « Figlio di Dio ». Il messaggio proveniente dall’insieme di questi elementi è di fondare la filiazione divina di Gesù sul concepimento per opera dello Spirito Santo.

La Chiesa è consapevole di celebrare il Natale nella luce e nella realtà della Pasqua: la liturgia della Messa vespertina della vigilia presenta il Natale come il «grande giorno che ha dato inizio alla nostra redenzione»(8). Il brano di Is 62,1-5, nella medesima Messa, riprende il tema ecclesiologico dell’unione sponsale tra Dio e la Chiesa, che ha la sua prima grande manifestazione nel mistero dell’Incarnazione: l’eterno Figlio di Dio appare nel tempo, indissolubilmente unito alla natura umana, nella persona di Gesù Cristo. Artefice di tale unione nuziale è lo Spirito Santo.

La Domenica II dopo Natale mette in rilievo il tema della Sapienza divina che «fissa la tenda in Giacobbe» (Sir 24,8) e quello della nostra predestinazione a figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo (cf Ef 1,3-6). È lo Spirito che ci guida a scoprire i misteri della Sapienza di Dio e ci rende conformi all’immagine del Figlio (cf Ef 1,17)(9).

Nella festa del Battesimo del Signore contempliamo ancora una volta che, per mezzo dello Spirito, al Giordano come a Nazareth, il Figlio di Maria viene annunciato, costituito e manifestato come il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore. Consacrato dalla potenza dello Spirito, Gesù, dal suo Battesimo, si dimostra pronto ad assumere tutte le umiliazioni e le sofferenze insite nella sua scelta di solidarietà con l’umanità peccatrice. Lo sottolinea il ritornello del Salmo responsoriale (dal Sal 103): «Benedetto il Signore che dona la vita».

Il tema della speranza pervade tutta la liturgia natalizia. La nascita del Signore è il lieto annunzio di « una grande gioia » che apre il cuore dell’uomo alla speranza della salvezza (cf Lc 2,10-11). Lo evidenzia il prefazio II di Natale: «Nel mistero adorabile del Natale, egli, Verbo invisibile, apparve visibilmente nella nostra carne, per assumere in sé tutto il creato e sollevarlo dalla sua caduta». Poiché il Natale di Cristo è messaggio di ottimismo per il mondo intero(10), ha senso raccogliere e trasmettere l’invito del Papa a valorizzare ed approfondire «i segni di speranza presenti in questo ultimo scorcio di secolo, nonostante le ombre che spesso li nascondono ai nostri occhi» (TMA, n. 46).

Nei testi liturgici del tempo natalizio – preghiere, inni, antifone – la Chiesa esprime la propria lode ed invocazione per la Madre del Signore. In particolare, nella solennità del I gennaio contempla il mistero della divina maternità di Maria, meraviglia dello Spirito di Dio: «per opera dello Spirito Santo ha concepito il tuo unico Figlio; e sempre intatta nella sua gloria verginale, ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo nostro Signore» (cf prefazio).

NOTE

(1) Orazione dopo la comunione del 17 dicembre.
(2) Seconda lettura dell’Ufficio di letture del mercoledì della prima settimana d’Avvento.
(3) Antifona d’ingresso.
(4) Cf Paolo VI, Esortazione Apostolica Marialis Cultus, n. 4.
(5) Cf Salmo responsoriale.
(6) Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris Mater, n.11.
(7) Cf Paolo VI, Esortazione Apostolica Marialis Cultus, n. 5.
(8) Orazione sulle offerte.
(9) Cf il testo di san Basilio, indicato come seconda lettura all’Ufficio delle letture del 2 gennaio.
(10) Cf l’inizio del testo di san Leone Magno indicato come seconda lettura dell’Ufficio delle letture del giorno di Natale.

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buona notte

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Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] : « Lodate il Signore nel suo santuario… Ogni vivente dia lode al Signore» (Sal 150)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091124

Martedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario : Lc 21,5-11
Meditazione del giorno
Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
La preghiera della Chiesa

« Lodate il Signore nel suo santuario… Ogni vivente dia lode al Signore» (Sal 150)

        Nell’antica Alleanza avevano già una certa comprensione della dimensione eucaristica della preghiera: quell’opera prodigiosa della tenda dell’Alleanza (Es 25) come, in seguito, quella del Tempio di Salomone, fu considerata come l’immagine di tutta la creazione radunata attorno al suo Signore per adorarlo e servirlo… Come, secondo il racconto della creazione, il cielo è stato srotolato come un telo, così, dei teli dovevano costituire le pareti della tenda. Come le acque che sono sotto il firmamento sono state separate dalle acque che sono sopra il firmamento, così il velo del Tempio separava il Santo dei santi dagli spazi esteriori… Il candelabro a sette bracci figura i luminari del cielo. Agnelli e uccelli rappresentano il pullulare degli esseri viventi che abitano il mare, la terra e il cielo. E come all’uomo fu affidata la terra, spetta al sommo sacerdote tenersi nel santuario…

        Al posto del Tempio di Salomone, Cristo ha edificato un tempio fatto di pietre vive (1 Pt 2, 5), la comunione dei santi. Egli si tiene in mezzo ad esso in quanto sommo sacerdote eterno, e sull’altare egli in persona è il sacrificio eternamente offerto. E tutta la creazione è resa partecipe di questa liturgia: i frutti della terra vi sono riuniti in offerte misteriose, i fiori e le luci, i teli e il velo del Tempio, il sacerdote consacrato, come pure l’unzione e la benedizione della casa di Dio. 

        Neanche i cherubini sono assenti. Le loro figure scolpite montavano la guardia nel Santo dei santi. Ora i monaci, che sono la loro immagine vivente, si curano che la lode di Dio non cessi mai, sulla terra come in cielo… I loro canti di lode chiamano all’alba tutta la creazione a unirsi per magnificare il Signore: monti e colline, fiumi e torrenti, e creature tutte che abitano sulla terra, nuvole e venti, piogge e rugiade, neve e nebbia, tutti i popoli della terra, uomini di ogni condizione e razza, e abitanti dei cieli, angeli e santi (Dn 3, 57-90)… Noi dobbiamo raggiungere, per mezzo della nostra liturgia, questa lode eterna di Dio. « Noi », cioè, non soltanto i religiosi regolari… ma tutto il popolo cristiano.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 24 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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