Archive pour le 6 novembre, 2009

Affresco « S. Maria degli Angeli » all’ingresso del santuario francescano in Piedimonte Matese (CE)

Affresco

http://altocasertano.wordpress.com/2008/08/02/

Publié dans:immagini sacre |on 6 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Donne che si benedicono a vicenda (Maria ed Elisabetta)

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano5/anselm_grun_2.htm

Donne che si benedicono a vicenda

Quando Maria visitò sua cugina Elisabetta, quest’ultima fu piena di Spirito Santo ed esclamò: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). La donna più anziana benedice la più giovane. Entrambe le donne sono incinte. È un incontro prodigioso quello che ci viene descritto da Luca nel suo vangelo. In quanto greco, Luca ha una sensibilità particolare per la dignità della donna e per la sua capacità di sentire che il nostro compito più importante è benedirci a vicenda e diventare una benedizione per gli altri. Le donne dicono di se stesse che sono fertili, quando sono incinte. Le donne conoscono la grande benedizione della creazione. Ai giorni nostri sono proprio le donne ad aver sviluppato nuove forme di liturgia della benedizione. Amano benedirsi a vicenda.

Nell’incontro tra Maria ed Elisabetta vedo una dimensione affettuosa nel rapporto reciproco. Lì non è questione di rivalità, come sperimentano spesso gli uomini nelle loro relazioni interpersonali. Lì è questione di gioire per l’altra persona e della capacità di vivere insieme la benedizione di Dio, che è destinata a tutti, e di gioirne insieme agli altri. La benedizione pronunciata da Elisabetta su Maria rende viva anche lei. Il bambino le sussulta nel grembo. Il suo isolamento si trasforma in nuova vitalità. E Maria, la benedetta, prorompe nel canto di lode del Magnificat. Trasmette ad altri la benedizione di Dio. Benedire significa: lodare Dio per tutto ciò che ha fatto per noi. Dio è la fonte di ogni benedizione. Per questo fa parte della benedizione la lode di Dio come nostro creatore, redentore e salvatore.

Con questo racconto l’evangelista ci invita a benedirci a vicenda. Benedirsi a vicenda può avvenire attraverso un gesto, per esempio tracciando una croce sulla fronte dell’ altra persona. Ma può anche semplicemente avvenire attraverso una parola. Elisabetta benedice Maria dicendole qualcosa di buono. La parola greca per ‘benedire’, euloghein, e la traduzione latina benedicere, significano: dire qualcosa di buono, dire bene. Benedire consiste nel dire qualcosa di buono dell’altro, su di lui e rivolto a lui. Elisabetta glorifica Maria come la donna che è benedetta più di tutte le altre, che ha una dignità inviolabile. Nella benedizione Elisabetta vede il mistero di questa giovane donna e del bambino che porta in grembo. Ciò che Elisabetta dice a proposito di Maria vale per ciascuno di noi. Ognuno di noi è una donna benedetta, un uomo benedetto. Ogni donna è sotto la benedizione di Dio. Ognuno è creato e amato da Dio come persona speciale e unica.

Elisabetta non glorifica soltanto Maria, bensì anche il frutto del suo seno. La benedizione che promette a sua cugina si riferisce al bambino che le cresce in grembo. Essere benedetti significa che in me fiorisce qualcosa di nuovo. Nei sogni il bambino rappresenta sempre qualcosa di nuovo e genuino, che desidera aprirsi una strada in me, attraverso tutto ciò che non è autentico e nasconde la mia vera natura. Oggi molte persone soffrono del fatto che la loro vita scorre in maniera monotona e basta, senza che accada nulla di notevole. Si sentono logorate. Tutto segue il suo corso abituale. Essere benedetti come Maria significa che Dio fa fiorire in me qualcosa di nuovo, che mi porta a contatto con l’immagine genuina e originale che egli si è fatto di me.

A proposito del bambino che Maria metterà al mondo, l’angelo dice: «Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Il nostro nucleo più intimo, l’immagine intatta di Dio dentro di noi, sono santi, sacri. In ognuno di noi c’è qualcosa di sacro, di cui gli esseri umani non possono disporre. Il sacro, infatti, è proprio ciò che è sottratto alla signoria del mondo. Per i Greci soltanto ciò che è sacro può risanare. L’angelo promette anche a noi che dentro di noi esiste qualcosa di santo, di sacro, che ha raggiunto salvezza e perfezione, che è intatto e non infettato dalla colpa.

Se sei a contatto con quanto di santo è in te, potrai avere un’zione benefica sugli altri. Allora – benedetto come Maria – anche tu diventerai una benedizione per gli altri. Ti auguro che, come Maria, tu sappia dire di sì al fatto che Dio ti ha benedetto e ti dona un figlio che sarà chiamato santo. È un mistero quello che avviene in te quando il bambino divino nasce dentro di te. Il mistero ha bisogno della tua parola di fede, come quella che ha pronunciato Maria dandoti l’esempio: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).

Publié dans:biblica, Maria Vergine |on 6 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Luciano Tagliacozzo Scrive « Cio’ che non e’ commensurabile. »

credo che sia una traduzione dall’inglese con qualche frase strana, ma è bella ugualmente, dal sito:

http://www.e-brei.net/old/modules.php?name=News&file=article&sid=625

Taanit 9a
Postato il Mercoledì, 04 febbraio (?)

 Luciano Tagliacozzo Scrive « Cio’ che non e’ commensurabile. » (c’era la pioggia)
 
C’e’ benedizione solo su cio’ che non e’ visibile, perche’ l’eterno ordinera’ alla benedizione di essere con te nei granai. Diceva la scuola di Rabbi Ishmael: la benedizione e’ efficace solo sulle cose che l’occhio non puo’ percepire, perche’ l’eterno ordinera’ alla benedizione di essere con te nei granai.

I nostri maestri hanno insegnato: entrando in un granaio per misurare il proprio grano si deve dire: benedetto colui che benedice l’opera delle nostre mani. Dopo aver misurato, sarebbe una benedizione vana, perche’ la benedizione non si estende a niente che sia gia’ pesato, misurato o contato. Essa si posa unicamente sulle cose che non si possono vedere.

C. apri’ questo passo, si sedette sulla poltrona e affermo’ con il dito alzato: e’ la lode dell’invisibile. Niente di cio’ che e’ rappresentato e’ degno di lode, niente che sia opera dell’uomo deve essere benedetto, sarebbe l’idolatria di se stessi. Inoltre contato, pesato e diviso (Dan.5,25) e’ la scritta misteriosa che nel libro di Daniele appare sui muri della reggia: e’ la fine dell’impero babilonese. Ascoltate, ho trovato una citazione: fa cose grandi senza limite, meraviglie senza numero. Ecco egli passa vicino e non lo vedo (Job 9:10sg.).

L. andiamoci piano, se c’e’ questo significato nella Ghemarah e’ solo una interpretazione remez, allegorica. Non e’ l’unica possibile del resto. Qui’ siamo di fronte ad una Halacha’ che ci viene comunicata; anche se non siamo per nulla esperti in questo, cerchiamo di riordinare le idee.

Cosa sono le cose che non si contano?

Il Minian degli ebrei in sinagoga
Il numero degli ebrei, infatti si preleva un mezzo siclo, al momento del censimento e si conta il totale dei sicli raccolti.
L’offerta (Teruma’) al tempio. infatti secondo la Mishnah Terumot, si puo’ prelevare da cio’ che e’ contato, ma non si puo’ contare.si deve prelevare ad occhio.

Se vogliamo ricercare delle allusioni bibliche, ricordate che ad Abramo viene promesso che i suoi figli saranno ein mispar senza numero. Contare e’ dunque un limite alla benedizione.

Sembrava essersi svegliato: non e’ solo per questa ragione. Si benedice prima di mangiare un frutto, prima di lavarsi le mani, la Torah comincia con la lettera beth che indica la benedizione. Si benedice l’inizio.
Si aggiusto’ i capelli e disse: come donna, quando si accende la lampada dello Shabbat non si guarda la luce prima di aver detto la benedizione. La benedizione si posa su cio’ che e’ lontano dall’occhio.
L. ecco dunque alcune possibili spiegazioni. Contare e’ un atto creativo tale e quale come formare il mondo. E’ un modo per dare la luce. Come e’ scritto vide che la luce era buona e separo’ la luce dalle tenebre (Gen.1,4). Dunque vedere e’ un modo di creare. Contare e’ un modo di creare, come e’ scritto e fu sera e mattina giorno uno (Gen 1,8), e anche pronunciare parola e’ un modo di creare come e’ detto disse si raccolgano le acque (Gen 1,9). sono termini antropomorfi, direbbe Maimonide, omonimi di creare, formare, fare.

Con tre forme di espressione egli ha creato il suo mondo: con il numero, con la lettera e con la parola (Sefer Yezira’ 1,1)

Era seccato; il suo spirito razionale soffriva. Non scandalizzatevi se vi parlero’ ancora di antropologia. Del resto, con Durkheim, Levy Bruhl, Levi Strauss, mi sembra che anche questa sia una passione nazionale di noi ebrei. Frazer, nel ramo d’oro afferma che il culto del grano e’ proprio della terra di Canaan prima degli ebrei, come culto della resurrezione di cio’ che e’ nascosto. Anzi, che dal culto del grano non visibile all’occhio umano siano nati culti misterici, se non anche il cristianesimo primitivo. Inoltre, proprio a Rosh Hashana’ in parecchie famiglie ebraiche romane si usa piantare del grano in vasetti o piantine, e metterlo a crescere in posti non in vista.
L. non mi sembra nulla di scandaloso. Anzi, la resurrezione del grano invisibile e’ proprio il senso simbolico di questo passo del Talmud. Sentite.

L. si mise gli occhiali e ricomincio’ a leggere da dove si era smesso:

Raduni di armate carita’ ricchezze segno

Rabbi Yonatan disse: il giorno in cui cade la pioggia e’ grande come quello del raduno degli esiliati di Israele, come e’ detto: facci tornare come in antico, come i torrenti in una terra secca (Sal.126,4) nei torrenti e’ menzionata la pioggia, come e’ detto: apparvero i canali del mare (2 Sam. 22,16)

Poi Rabbi Yohanan disse: il giorno in cui cade la pioggia e’ grande come quando le armate cessano di combattere come e’ detto: tu irrighi i suoi solchi, tu abbassi le zolle piu’ alte (Sal. 65,11)

Era soddisfatto. Finalmente un buon segno. Questa pioggia cominciava ad annoiarmi, era piu’ importante della Torah e della resurrezione perche’ la Torah e’ per gli ebrei, la resurrezione per i giusti, la pioggia e’ per tutti. D. era un buontempone ora, non ci puo’ essere una cosa che dica alle altre: sono sempre piu’ importante di voi; finalmente qualcosa che dica alla pioggia: mettiti da parte io sono importante quanto te: il raduno degli esuli.
Infatti il tornare della pioggia e’ per benedizione. Meshiv haruah: fai ritornare lo spirito umorid ha gheshem e scendere la pioggia.
Tutti salutarono, presero gli ombrelli e uscirono.

Pioveva, naturalmente.

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San Michele, l’angelo della Croce

dal sito:

http://www.zenit.org/article-20210?l=italian

San Michele, l’angelo della Croce

di don Marcello Stanzione*

ROMA, venerdì, 6 novembre 2009 (ZENIT.org).- E’ di questi giorni la sentenza della Corte europea che ha intimato all’Italia di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici. E’ un ennesimo attacco cristofobico di una sparuta minoranza atea ed oscurantista al sentire comune di una nazione che vede nella croce la radice della propria civiltà.

La liturgia della Chiesa ha definito san Michele come il porta-stendardo di Cristo. “Egli è, ella proclamava nella liturgia tridentina della liturgia delle ore nel giorno della sua festa, Quel vincitore che dispiega lo stendardo della salvezza, la Croce”.

Una leggenda dice che Costantino imperatore, fedele seguace del credo monoteistico del “Sol Invictus”, passò alla nuova confessione cristiana dopo la lotta con Massenzio, nel corso della quale gli apparve nell’aria una croce luminosa recante la scritta: “In hoc signo vinces, cioè In questo segno vincerai”, che gli assicurava la vittoria contro il numero preponderante di nemici.

Successivamente secondo la leggenda in un sogno fatto da Costantino, l’arcangelo Michele si manifestò come il “Signore delle milizie celesti” ed il “Campione della dottrina della Chiesa attribuendo a se stesso il merito del trionfo”.

Da quel momento Costantino fu molto legato all’immagine dell’archistratega, tanto che il tempio in onore di Vesta da lui fatto costruire nella città di Costantinopoli venne da lui stesso chiamato con il nome di “Michaelium” perché si credeva che lì si fosse mostrato San Michele.

Nell’opera d’arte “Trittico di San Michele” di Gerard David del 1510 circa, custodita al Kunsthistoriches Museum, lo scudo di san Michele porta l’immagine della Croce, lo stesso vessillo della resurrezione di Cristo, segno della vittoria sulla morte e sul male.

La lancia di San Michele, l’arma con cui combatte e sconfigge il demonio è una croce astile: un raro ma significativo motivo iconografico. Sotto i piedi dell’Arcangelo una serie di figure mostruose rappresentano il demonio e il male che esso porta nel mondo.

Sullo sfondo le schiere dell’esercito celeste comandato da san Michele combattono contro gli angeli ribelli, gli angeli del diavolo e li precipitano a terra. Afferma un teologo domenicano: “Il principio fondamentale della vittoria su satana è la croce di Cristo per la potenza dello Spirito e l’intercessione della Madonna; ma la forza che immediatamente viene applicata, il potere, per così dire esecutivo di Cristo e della sua Santissima Madre è, come satana, una creatura angelica, e – secondo la Tradizione cristiana – il capo di tutti gli angeli sani e fedeli a Dio: San Michele Arcangelo”.

“Il culto verso questa creatura angelica, santa e sublime, è antichissimo, comune alla Chiesa Occidentale e a quella Orientale. Tale culto ha recentemente subito un notevole declino proprio in concomitanza – non è un caso – con la diminuita importanza che si da alla lotta contro il demonio. Ma ciò non giova affatto ad un vero progresso né in campo ecclesiale né in quello della vita interiore delle singole anime” (G. CAVALCOLI, La buona battaglia, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1986, p. 55).

Tutto nella religione cattolica si fa attraverso la Croce. L’umiliazione di Gesù sulla Croce fu il motivo della sua esaltazione nella resurrezione. A lui viene affidato il regno sugli uomini, mentre satana viene detronizzato dall’impero che aveva ottenuto sull’umanità con la disobbedienza di Adamo. Dal momento della resurrezione di Gesù scoppia una guerra in terra, a somiglianza della guerra avvenuta in cielo tra Michele e i suoi angeli e il drago e i suoi angeli. Il diavolo si scaraventa furioso contro i seguaci di Gesù, suscitando contro di loro e la Chiesa tutte quelle straordinarie potenze religiose, economiche, ideologiche e politiche su cui domina.

Attraverso il segno della croce il cristiano è battezzato, è fortificato nella legge, è benedetto e purificato durante la sua vita ed al momento della sua morte. Infine, è all’ombra di questo segno protettore ch’egli riposa nella tomba. Tutto in lui è marcato da questo segno divino, tutto nel suo essere deve portarlo, la sua fronte, come un’impronta gloriosa; il suo cuore, come uno scudo invincibile.

La Croce ha dunque un grande posto nella vita dell’uomo. E’ così da quando Gesù l’ha lasciata al mondo come memoriale delle sue sofferenze e la prova del suo amore ineffabile.

Ma, lasciandola, egli ha dovuto affidarla ad uno dei suoi angeli. Quest’incarico toccava a san Michele, poiché san Michele, secondo numerosi teologi del passato, era stato il suo consolatore nell’orto dell’agonia, e l’aveva assistito durante le tre ore mortali dove era rimasto sospeso a questo sacro legno.

San Michele è quindi l’angelo della Croce. Come già abbiamo notato, egli la mostrò in visione a Costantino che divenne il primo imperatore cristiano. La Tradizione crede, in effetti, che sia stato san Michele che venne a presentare il Labarum a Costantino ed alle sue truppe.

Sempre secondo la leggenda sarebbe su sua ispirazione che la madre dell’imperatore, santa Elena trovò il posto del legno sacro, e fu col suo aiuto che più tardi l’imperatore Eraclio trionfò sui Persiani e potè recuperare la vera Croce caduta nelle loro mani.

San Michele è l’angelo della Croce. E’ attraverso i raggi d’una croce splendente che si mostrava a San Francesco d’Assisi, quando gli impresse nella sua carne le stimmate del Salvatore. E’ questo lo stendardo che è stato dispiegato al fronte dagli eserciti cristiani, come fecero i Portoghesi contro i Mori nel XII secolo. Egli lo dispiega sempre a protezione delle anime per mettere in fuga i loro nemici infernali.

San Michele è l’angelo della Croce. Molti uomini politici del nostro tempo non possono sopportare la vista di questo segno divino. Essi vogliono distruggerlo. I loro sforzi per strappare questo legno benedetto saranno vani: quando tutto marcisce e secca, esso è sempre verde; quando tutto invecchia, rimane sempre giovane; quando tutto muore, è sempre vivente. Quando le tempeste hanno soffiato dalla terra e dall’inferno, essa, sfidando i loro sforzi impotenti, è rimasta in piedi sotto la custodia di san Michele.

Amiamo il simbolo della Croce. A ranghi serrati, raggruppiamoci intorno ad essa, vicino a san Michele. Un giorno essa apparirà in cielo. E’ san Michele che la presenterà ai popoli della terra. Noi ci ritroveremo allora nel raggio della sua gloria, vicino all’arcangelo, per l’eterno trionfo nel Paradiso.

———–

* Don Marcello Stanzione è il Presidente dell’Associazione Milizia di San Michele Arcangelo

Publié dans:Arcangeli, Crocifisso (il) |on 6 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno epipactis_atrorubens_1065

http://www.floralimages.co.uk/index2.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 6 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

Santa Teresa del Bambin Gesù: Il buon uso del denaro

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20091106

Venerdì della XXXI settimana del Tempo Ordinario : Lc 16,1-8
Meditazione del giorno
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Scritto autobiografico B, 4r°

Il buon uso del denaro

Gesù, lo so bene, l’amore si paga soltanto con l’amore, perciò ho cercato, ho trovato sollievo rendendoti amore per amore. «Usate le ricchezze che rendono ingiusti, per farvi degli amici i quali vi ricevano nei tabernacoli eterni» (Lc 16,9). Ecco, Signore, il consiglio che tu dai ai tuoi discepoli dopo aver detto loro che «i figli delle tenebre sono più abili nelle loro faccende che i figli della luce». Figlia della luce, ho capito che i miei desideri di esser tutto, di far mie tutte le vocazioni, sono ricchezze che potrebbero rendermi ingiusta, allora le ho usate per farmi degli amici. Ricordando la preghiera di Eliseo al padre suo Elia quando osò chiedergli « il suo duplice spirito » (2 R 2,9), mi sono presentata dinanzi agli angeli e ai santi, e ho detto loro: «Sono la creatura più piccola, conosco la mia miseria e la mia debolezza, ma so anche quanto piaccia ai cuori nobili, generosi, far del bene, perciò, vi supplico, Beati abitanti del Cielo, vi supplico di adottarmi come figlia; tutta vostra sarà la gloria che mi farete acquistare, ma degnatevi di esaudire la mia preghiera, è temeraria, lo so, tuttavia oso chiedervi di ottenermi il vostro duplice amore. »

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 6 novembre, 2009 |Pas de commentaires »

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