Archive pour le 26 décembre, 2010

San Giovanni Evangelista a Patmos

San Giovanni Evangelista a Patmos dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Omelia per 27 dicembre 2010: Credere con gli occhi

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/11816.html

Omelia (27-12-2007) 
Messa Meditazione

Credere con gli occhi

Ancora una primizia. Giovanni è il discepolo che Gesù amava, e quindi il più vicino al suo cuore. Dopo la totalità del martirio, proclamata ieri attraverso il diacono Stefano, contempliamo oggi la totalità dell’amore, nato dalla quotidiana familiarità con Cristo, che ha condotto l’apostolo-evangelista a cogliere il mistero della sua umanità e della sua divinità.
L’apostolo che ha intravisto le profondità del mistero di Gesù, non è un mistico che ha divagato dentro visioni notturne o diurne, ma è un uomo concreto che ci riferisce la sua esperienza, un uomo che ha visto e udito e ha toccato con le proprie mani. Il prologo della sua prima lettera esprime l’esperienza del discepolo-testimone con il ritmo di un duetto musicale, dove i termini binari si inseguono per confermarsi a vicenda: udito e veduto, contemplato e toccato; la vita visibile e l’abbiamo veduta; rendiamo testimonianza e annunciamo… Quanto lo stesso Giovanni ha espresso nella profondità del prologo del Vangelo, egli ha avuto modo di verificarlo con la percezione dei sensi. Gesù è oggetto di una realtà sperimentabile; incontrandolo si riconosce non soltanto l’uomo, ma il Verbo stesso di Dio. Per questo, l’annuncio cristiano non si limita a una proposta verbale, ma diventa un invito a coinvolgersi con noi che abbiamo visto e udito, non perché i nostri interlocutori vengano condotti al nostro livello, ma perché possano sperimentare insieme con noi la comunione con Padre e il suo Figlio Gesù.
Questo testo riceve conferma dal racconto del Vangelo, intensamente descrittivo: la corsa dei due apostoli al sepolcro; la discrezione di Giovanni che lascia entrare per primo nel sepolcro il capo degli Apostoli, Pietro; e il suo sguardo acuto, che esamina con precisa attenzione la postura delle bende e del sudario sulla pietra del sepolcro, dove non si nota alcun trafugamento, come è stato recentemente rilevato dopo un esame attento dei verbi impiegati dall’evangelista.
Ecco dunque che cos’è la fede: si crede non per un impulso o una suggestione interiore, ma in forza di quel che si è visto e udito, trascinati dalla grazia a riconoscere il segno del Dio presente.
« Credo o Signore, ma tu sostieni la mia incredulità ». Dammi occhi per vedere e mani per toccare. Donami la grazia di avvicinarmi ai luoghi e alle persone che rendono visibile la tua presenza.
Evitare la superficialità e la sentimentalità della fede, significa anche riconoscere i fatti attraverso i quali il Signore si manifesta. Una conoscenza accurata del Vangelo, introdotto da qualche opera pregevole come il libro del Papa su Gesù, costituisce una buona premessa alla fede.

Commento a cura di don Angelo Busetto

27 Dicembre San Giovanni Apostolo ed evangelista : il discepolo a cui fu chiesto di più…

dal sito:

http://www.moscati.com/carmelo.s.anna/Spirito5.html

Carmelo S.Anna – Carpineto Romano

San Giovanni Evangelista:
il discepolo a cui fu chiesto di più…

In genere, San Giovanni è conosciuto come « il discepolo che Gesù amava », e ciò sottolinea come una predilezione nei suoi riguardi, ma leggendo attentamente alcuni brani del Vangelo, emerge un altro aspetto di questo discepolo, che è quello di una sequela più radicale.
Già al momento dalla chiamata (Mt 5, 18-22), gli è chiesto qualcosa di più: si dice, infatti, che Pietro e Andrea – « lasciate le reti » – seguirono Gesù; invece di Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello si dice che, « lasciate le reti e il padre, seguirono Gesù ».
A Giovanni è chiesto un distacco, non solo dalle cose, ma anche dagli affetti. È ricordato poi come « il fratello di Giacomo » (Mt 17,1) e quindi messo in secondo piano. Quasi posto nell’ombra rispetto al fratello, viene in qualche modo « annullata » la sua personalità.
A lui è chiesto, insieme al fratello, di « bere il calice che Gesù berrà », ma non gli sarà concesso di « sedere alla destra o alla sinistra di Gesù », come la loro madre aveva chiesto (Mt 20, 23). Quindi, la loro, la sua, è una sequela per puro amore e non per interesse.
A lui viene chiesto di vegliare nell’orto degli olivi prima che Gesù venga arrestato (Mt 26, 37). A Lui è stato chiesto di domandare il nome del traditore e a lui è stato rivelato (Gv 14, 25-31). Sempre a Giovanni è stato chiesto di assistere all’agonia in Croce di Gesù e alla sua morte. A lui è stata affidata la Madre di Gesù (Gv 19, 25-27).
Infine, a lui è stato chiesto di correre e arrivare primo al sepolcro dove era stato posto Gesù e, sempre a lui, di far entrare prima Pietro e cedere a lui il compito di guida della Chiesa (Gv 20, 1-10). Cosa ci dice tutto questo?
Se Giovanni è il discepolo che Gesù amava – e tutti possiamo riconoscerci in lui, perché amati in modo particolare dal Signore – è però anche vero che il Signore può chiedere a noi qualcosa di più di quello che ci sentiamo di fare o siamo capaci di fare, e San Giovanni ci insegna a non tirarci indietro, ma a seguire lo stesso Gesù e avere fede in Lui, che ci darà la forze e la grazia di corrispondere sempre con generosità alle sue richieste
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FESTA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE (BENEDETTO XVI 2007)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2007/documents/hf_ben-xvi_ang_20071226_st-stephen_it.html

FESTA DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

BENEDETTO XVI
ANGELUS

Piazza San Pietro

Mercoledì, 26 dicembre 2007

Cari fratelli e sorelle!

All’indomani del Natale, la liturgia ci fa celebrare la « nascita al cielo » del primo martire, santo Stefano. « Pieno di fede e di Spirito Santo » (At 6,5), egli fu scelto come diacono nella Comunità di Gerusalemme, insieme con altri sei discepoli di cultura greca. Con la forza che gli veniva da Dio, Stefano compiva numerosi miracoli ed annunciava nelle sinagoghe il Vangelo con « sapienza ispirata ». Fu lapidato alle porte della città e morì, come Gesù, invocando il perdono per i suoi uccisori (At 7,59-60). Il legame profondo che unisce Cristo al suo primo martire Stefano è la Carità divina: lo stesso Amore che spinse il Figlio di Dio a spogliare se stesso e a farsi obbediente fino alla morte di croce (cfr Fil 2,6-8), ha poi spinto gli Apostoli e i martiri a dare la vita per il Vangelo.
Bisogna sempre rimarcare questa caratteristica distintiva del martirio cristiano: esso è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori. Perciò noi oggi, nella santa Messa, preghiamo il Signore che ci insegni « ad amare anche i nostri nemici sull’esempio di [Stefano] che morendo pregò per i suoi persecutori » (Orazione « colletta »). Quanti figli e figlie della Chiesa nel corso dei secoli hanno seguito questo esempio! Dalla prima persecuzione a Gerusalemme a quelle degli imperatori romani, fino alle schiere dei martiri dei nostri tempi. Non di rado, infatti, anche oggi giungono notizie da varie parti del mondo di missionari, sacerdoti, vescovi, religiosi, religiose e fedeli laici perseguitati, imprigionati, torturati, privati della libertà o impediti nell’esercitarla perché discepoli di Cristo e apostoli del Vangelo; a volte si soffre e si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa. Nella Lettera Enciclica Spe salvi (cfr n. 37), ricordando l’esperienza del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin (morto nel 1857), faccio notare che la sofferenza è trasformata in gioia mediante la forza della speranza che proviene dalla fede. Il martire cristiano, come Cristo e mediante l’unione con Lui, « accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un’azione d’amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto d’amore che si dona totalmente. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita » (Omelia a Marienfeld – Colonia, 21 agosto 2005). Il martire cristiano attualizza la vittoria dell’amore sull’odio e sulla morte.
Preghiamo per quanti soffrono a motivo della fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Maria Santissima, Regina dei Martiri, ci aiuti ad essere testimoni credibili del Vangelo, rispondendo ai nemici con la forza disarmante della verità e della carità.

buona notte e buona festa della Sacra Famiglia

buona notte e buona festa della Sacra Famiglia dans immagini buon...notte, giorno 1747833957_729e38faec

Autumn Season Continues in Manchester

http://www.flickr.com/photos/irashid007/1747833957/

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