Archive pour le 31 décembre, 2010

BUON ANNO – DA ME E DAL MIO MICIO « RUDY » (17 ANNI COMPIUTI A NOVEMBRE)

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Omelia per il 1 gennaio 2011: Gli fu messo nome Gesù

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/17103.html

Omelia (01-01-2010) 
don Romeo Maggioni

Gli fu messo nome Gesù

Aggregato al popolo di Dio con il rito della circoncisione, riceve un nome che indica la sua missione: Gesù, cioè Dio-salva.
All’inizio di un anno cerchiamo la benedizione di Dio sui nostri giorni a venire. La Chiesa oggi ce la dona con le parole di Mosè: « Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia » (Lett.).
Il volto di Dio su di noi è Gesù, il « Dio che salva ». Riconoscere lui come nostro Signore, cioè come unico riferimento e misura delle nostre scelte e speranze, è garantire il cammino sicuro di un anno, perché, dice Paolo: « Tutto concorre al bene per quelli cha amano Dio » (Rm 8,28).

1) AL DI SOPRA DI OGNI ALTRO NOME
« Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo ». « Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Mt 1,21). Il nome è una missione. Salvare dal peccato significa riconciliare con Dio una umanità ribelle che ha nel cuore una spinta quasi naturale all’autosufficienza e all’orgoglio del fare da sé. Da questa radice è scaturita la morte e l’insieme di squilibri che determinano divisioni, violenze e guerre. L’egoismo rode il cuore dell’uomo e ne ferisce la libertà, ormai incapace di bene se non è risanata dalla grazia di Cristo. Dire salvezza significa dire che quel che c’è di rotto nel cuore, solo l’intervento di Cristo può aggiustare. E’ il primo contenuto serio degli auguri che oggi ci facciamo: lasciati risanare da Cristo se vuoi vivere un anno.. decente!
« Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore ». Signore, per proclamarlo il Dio venuto vicino. Signore come vertice e senso del cosmo e della storia. Signore perché s’è dimostrato padrone della padrona del mondo che è la morte. Proclama Pietro il giorno di Pentecoste: « Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso » (At 1,36). Non è facile capire questo primato di Cristo nella nostra vicenda di uomini e nella nostra storia personale. San Paolo confessa che « nessuno può dire: Gesù è Signore!, se non sotto l’azione dello Spirito Santo » (1Cor 12,3). Si apre un nuovo anno entro una cultura sempre più secolarizzata che pensa di fare a meno di Dio. Nelle difficoltà e nei dubbi di fede, invochiamo lo Spirito, preghiamo come il vangelo ci suggerisce: « Signore, accresci in noi la fede! » (Lc 17,5), « Credo, aiuta la mia incredulità » (Mc 9,24).
« Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi.. a gloria di Dio Padre ». Più difficile ancora è l’adorazione a Dio, la lode, il riconoscere il primato e la trascendenza di Dio o, se si vuole, cogliere la distanza che ci separa da Lui, e, perlomeno, intuire la grande degnazione che Dio ha avuto nei nostri confronti nell’interessarsi a noi. E’ il momento del culto, privato e ufficiale. Cristo è il Sommo Sacerdote che ci rappresenta davanti a Dio, « sempre vivo per intercedere in nostro favore » (Eb 7,25). E’ la nostra messa festiva, dove Cristo, Capo del suo Corpo che è la Chiesa si pone davanti al Padre insieme a noi e a nome nostro per coinvolgerci ogni volta nel suo atto di obbedienza e d’amore compiuto in croce. E’ il culto più gradito a Dio e il più efficace per noi. L’Eucaristia, « fonte e culmine ». Per questo, ogni orazione del messale termina..: per il nostro Signore Gesù Cristo, lui il tramite, il ponte, l’intermediario di ogni nostro accedere al Padre. Non manchiamo allora lungo l’anno al nostro appuntamento festivo della messa!

2) ABBIATE GLI STESSI SENTIMENTI DI CRISTO
Del Figlio di Dio si dice oggi che « pur essendo nella condizione di Dio, ..svuotò se stesso, divenendo simile agli uomini, dall’aspetto riconosciuto come uomo » (Epist). Questo Figlio di Dio fattosi uomo è venuto a mostrare, in una vicenda umana, quello che è l’intima struttura, o identità, dell’uomo, « predestinato ad essere conforme all’immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29). A offrire quindi, come in un film in anteprima, quale sia il modo unico di portare a riuscita l’unico progetto di vita in cui siamo stati costituiti da Dio Creatore. Cioè la verità di noi stessi: identità, senso e destino. Si apre un anno nuovo: quali modelli di vita ci proponiamo di avere davanti? Siamo bombardati ogni giorno di immagini e mode che gridano di essere l’unica formula di successo umano! Di chi fidarci, se non di Colui che è il costruttore della nostra macchina e ne sa con verità il funzionamento giusto!
E la prima formula sintetica di questo modello che è Cristo, è l’obbedienza! « Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte » (Epist.). Di Gesù non è detto altro: « Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato » (Gv 4,34). E al Getsemani, con atto eroico, dice: « Non sia fatta la mia ma la tua volontà » (Lc 22,42). Fino a concludere sulla croce: « Tutto è compiuto » (Gv 19,30), ho proprio fatto tutto! « Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono » (Eb 5,8-9). Per questo ha insegnato a noi a dire: « Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra » (Mt 6,10).
Non c’è anche per noi altra formula: l’obbedienza a Dio, l’obbedienza da figlio docile e fiducioso.. se si vuole, come Cristo, divenire eredi di Dio! Tutto qui: essere figli obbedienti per divenire « eredi di Dio, coeredi di Cristo » (Rm 8,17). Ciò che ci porta la morte e, assieme, l’egoismo, le violenze e le divisioni (e quindi un mondo che ci pesa sempre di più!), è il peccato, la disobbedienza e il rifiuto di Dio. Non c’è che l’atteggiamento contrario: l’obbedire e il fidarci di Lui per avere la vita eterna e una vita più.. passabile qui! Non ci sono cose speciali da fare per vivere un anno nuovo con prospettive e speranze positive; se una « vita buona » è « il Regno di Dio », non c’è altro augurio e impegno che quello di appartenervi e vivervi dentro con gioia.

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Giornata della Pace. Tante le dimensioni della pace: politiche, economiche, sociali.. Ogni anno il Papa ce ne richiama un aspetto. Giustizia e libertà sono i contenuti essenziali della pace. Diceva sant’Ambrogio, che di gestione pubblica se ne intendeva: « Ubi fides, ibi libertas ». I cristiani, riconoscendo un solo padrone, sono i più liberi e i più tenaci contestatori d’ogni autoritarismo, ingiustizia e violenza. Diventiamo sempre più cristiani; diventeremo anche più costruttori di pace! Ed è vero anche il contrario: « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9). 

Omelia (31-12-2007) : il fluire del tempo

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/12926.html

Omelia (31-12-2007) 
don Ezio Stermieri

il fluire del tempo

Che cosa è per un credente cristiano il prendere coscienza del fluire del tempo? Certamente non consiste nella mentalità oggi così diffusa di decisione per il presente, dove annegare, cogliere la possibilità che sfugge, morire.
Né porta al pessimismo nichilista nel guardare il futuro o alla nostalgia di un passato sfuggito. Il tempo non scorre come rincorrersi di attimi dei quali non conosciamo e possediamo il senso, va verso un « compimento », una pienezza, una rivelazione del tutto, una salvezza del tempo, della vita, dell’esserci e, questa ragion d’esserci è una persona, un nome, il Figlio entrato nel tempo, nato da donna, venuto nella legge del « precario » per dare senso alla vita e per essere salvezza.
Egli è venuto per dare nome e consistenza al « desiderio » al bisogno, al grido dell’uomo per salvare il proprio tempo, per non scomparire, affondare nel nulla. Il senso della vita è nel sapersi figli, è che il grido diventa parola messa dentro di noi dallo Spirito stesso del Figlio e ci fa gridare « Padre ». E, se siamo figli, non lo siamo più solo del tempo che ci ha generati, ma dell’Eternità verso cui andiamo.
Questo Dio ha voluto, al termine della Creazione, del fluire del tempo da quando è entrato nella storia e ha chiesto che ogni figlio che nasce venisse a sapere di essere benedetto. « Ti benedica il Signore e ti protegga…Ti sia propizio, ti conceda pace ». Questo il ‘nome’, il senso più profondo della vita nel suo fluire nel tempo. Anche in noi certamente, pastori erranti di oggi, sorge lo stupore per queste cose che sono si messe nella coscienza, ma hanno bisogno di riflessione, meditazione, osservazione, hanno bisogno dell’atteggiamento di Maria che, abbiamo ascoltato, « da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore ». Per questo ella continua ad esserci sorella nella fede e madre offrendoci Gesù come sapore e salvezza della vita, ci genera a Lui, ci insegna come aprirci al Mistero dell’Eterno che entra nel tempo per salvare la storia, come superare la tentazione della sterilità egoistica ed apprezzare il Disegno di Dio sul tempo: rendendolo salvato.
Seguire Cristo fin sotto la Croce per essere uniti a Lui nel passaggio, nella morte e così con Lui entrare nella pienezza del Regno dei Risorti. E’ Lei, Madre, che ci genera alla Chiesa per vivere il tempo come Pentecoste: dono dello Spirito che rende fratelli gli uomini, dona loro il linguaggio che va oltre il tempo: l’amore; esalta di ognuno il carisma, la originalità, il senso dell’esserci per una salvezza comune, una Patria che ha inizio ora ma sarà comunione dei Santi. E’ sempre lei l’Assunta a svelare il destino e dunque il senso più vero della vita: la Comunione dei Santi. 

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