Archive pour le 4 décembre, 2010

Giovanni Battista

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Mat-03,01-John the baptist_Jean Baptiste

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Preghiere per l’Avvento: Vieni, Signore Gesù

dal sito:

http://www.parrocchia-cambiano.it/riflessioni_preghiere_11.php

PREGHIERE PER L’AVVENTO

Vieni, Signore Gesù

Lieti aspettiamo la tua venuta: vieni, Signore Gesù.
Tu che esisti da prima dei tempi,
hai voluto farti uomo come noi.
Attendiamo che ti riveli nella tua gloria,
Gesù Salvatore,
conservaci senza peccato
per il giorno della tua venuta.
Tu volesti raccogliere tutti gli uomini
nel tuo unico regno:
vieni e raduna quelli che aspettano
di contemplare il tuo volto.
Noi speriamo in te, Signore Gesù.
Al tuo nome e al tuo ricordo
si volge il nostro desiderio.
Donaci un cuore libero e lieto.
per venire incontro a te con le lampade accese,
così che tornando e bussando alla nostra porta
tu ci possa trovare vigilanti nella preghiera
ed esultanti nella lode.
Affrettati, non tardare, Signore Gesù:
la tua venuta doni conforto e speranza
a coloro che confidano
nel tuo amore misericordioso.
Fa che per la debolezza della nostra fede
non ci stanchiamo di attendere
la tua consolante presenza.
Amen.

Publié dans:NATALE 2010 e Avvento, preghiere |on 4 décembre, 2010 |1 Commentaire »

AVVENTO: IL GERMOGLIO CHE CONVERTE ALLA VITA – OMELIA (di padre Angelo del Favero)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-24807?l=italian

AVVENTO: IL GERMOGLIO CHE CONVERTE ALLA VITA

II Domenica di Avvento, 5 dicembre 2010

di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 3 dicembre 2010 (ZENIT.org).-“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. (…) Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà” (Is 11,1-10).
“In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. (…) Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli di Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non da buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Mt 3,1-12).
La prima parola di questa II Domenica d’Avvento ci fa saltare l’inverno e ci trasporta in Galilea: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse..” (Is 11,1). Iesse è uno degli anziani benestanti di Betlemme, padre di quel re Davide da cui discende il “figlio di Davide” per eccellenza, Gesù, Figlio di Dio, figlio di Giuseppe, generato da Maria di Nazaret. Il profeta Isaia paragona il capostipite Iesse al ceppo senza vita di un tronco che emerge in terra arida da radici ormai morte, simbolo dei peccati e delle infedeltà perpetuate dalla dinastia regale davidica.
Possiamo paragonare questo triste ceppo a un grembo irrimediabilmente sterile. Ma ecco l’impossibile evento, il miracolo: da questo tronco morto spunta un granello verde, un minuscolo germoglio, un virgulto assolutamente inatteso. Pieno di vitalità com’è, il germoglio-virgulto cresce e diventa un fresco ramoscello, agitato dalla brezza del vento-spirito (in ebraico è la stessa parola).
La miniparabola di Isaia agli Israeliti (come già in 6,13), non vuole alimentare solo la speranza terrena di un nuovo sovrano in grado di assicurare al paese la giustizia e la pace, ma rappresenta il lieto e lontano annuncio dell’Emmanuele (Is 7,14), il Dio-con-noi che lo Spirito Santo concepirà secoli dopo nel grembo verginale di Maria.
L’Avvento, nella misteriosa contemporaneità operata dalla liturgia, celebra il compimento di queste Scritture, oggi vigorosamente annunciato da Giovanni il Battista, precursore del Messia promesso.
La debolezza e fragilità di questo germoglio non deve ingannare nessuno: il vento che lo muove non è una semplice brezza, ma l’energia divina dello stesso Spirito Santo che lo ha generato, forza invincibile ed inesorabile come la scure che abbatte gli alberi (Mt 3,10). Egli però, non è il Dio contro di noi, ma “con noi”, destinato a sbaragliare i suoi nemici con la mitezza e con l’amore, per mezzo dell’offerta di se stesso quale vittima di espiazione per i peccati di tutti. Risorto dai morti, egli libererà ogni uomo dalla schiavitù del Male donandogli la libertà di compiere sempre il bene per mezzo dei doni del suo Spirito: “sapienza e intelligenza, consiglio e fortezza, conoscenza, pietà e timore del Signore” (Is 11,2). Sono questi i sette volti di quel divino Amore la cui tenerezza, intensità e totalità può essere paragonata all’amore materno, come spesso si legge nei profeti biblici.
Proprio la comparsa in mezzo a noi di questo mirabile germoglio è rivelazione e culmine di un simile Amore, cantato in eterno dalle schiere degli angeli e dei santi. Eccone uno splendido esempio: “Vidi con assoluta sicurezza… che Dio prima ancora di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto meno, né mai svanirà. Ed in questo amore egli ha fatto tutte le sue opere, e in questo amore egli ha fatto in modo che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore la nostra vita dura per sempre…In questo amore noi abbiamo il nostro principio, e tutto questo noi lo vedremo in Dio senza fine” (santa Giuliana di Norwich, Il libro delle rivelazioni, cap. 86, p. 320).
Lasciamo ora il contesto storico cui si riferisce Isaia e veniamo al nostro tempo, cercando di attualizzare il messaggio di speranza del suo meraviglioso germoglio.
Poniamoci anzitutto la domanda: a cosa fa pensare la comparsa di questa esuberanza di vita sul ceppo morto? Conosciamo la risposta messianica, ma non ci accontentiamo della teologia. In verità il simbolo è più eloquente oggi di duemila anni fa.
Il ceppo sterile e senza vita ben rappresenta, infatti, l’attuale, tragica, cultura della morte, di cui è emblematicamente e principalmente vittima proprio quel germoglio di vita umana dal cui rispetto e dalla cui accoglienza dipende la salvezza e la pace dell’intera umanità, efficacemente rappresentata dalla riconciliazione paradisiaca degli animali feroci dipinta da Isaia.
Sulla verità umana e divina del germoglio umano ci ha sapientemente ammaestrato Benedetto XVI durante la “Veglia per la vita nascente” celebrata nella Basilica Vaticana il 27 novembre scorso: “Non si tratta di un cumulo di materiale biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato, un nuovo individuo della specie umana. soggetto capace di intendere e di volere, autocosciente e libero, irripetibile e insostituibile, vertice di tutte le realtà terrene, che esige di essere riconosciuto come valore in se stesso e merita di essere accolto sempre con rispetto e amore. Così è stato Gesù nel grembo di Maria; così è stato per ognuno di noi, nel grembo della madre. L’incarnazione del Signore e l’inizio della vita umana, infatti, sono intimamente connessi. La prima rivela che ogni vita umana ha una dignità incomparabile, a cui è legata la grande responsabilità che abbiamo verso tutti”.
Isaia e Benedetto ci orientano così a quella fondamentale “questione antropologica” che, se ha come presupposto ragionevole il riconoscimento della dignità intangibile e del valore assoluto del germoglio umano sin dal concepimento, nondimeno, in definitiva, rimanda ad un’altra e più profonda questione, quella della conversione dei cuori alla verità della vita che è Cristo.
La meravigliosa riconciliazione degli animali feroci descritta dal profeta Isaia, sta allora ad indicare il dono della pace e della gioia che Dio vuol fare al mondo intero proprio per mezzo del più debole ed indifeso degli uomini, del più dimenticato e perseguitato tra i martiri dell’odio e della violenza, il germoglio figlio dell’uomo che rinnova, ad ogni suo concepimento, il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio.
———-
* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E’ diventato carmelitano nel 1987. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

La perenne lezione di Betlemme: Il mistero del Natale nel tempo (Angelo Comastri)

dal sito:

http://www.stpauls.it/madre03/0312md/0312md03.htm

La perenne lezione di Betlemme

di Mons. ANGELO COMASTRI

Il mistero del Natale nel tempo  

Domande di sempre: che cosa è accaduto a Betlemme? Perché da due millenni il mondo sembra fermarsi in questa Notte Santa? E ancora: si vede qualche conseguenza della venuta di Dio in mezzo a noi? – La risposta è nei fatti della storia dell’umanità.
Se nel giorno di Natale io mi trovassi solo in chiesa, mi toglierei le scarpe e, avanzando scalzo, attraverserei lentamente tutta la chiesa ricordando il lungo cammino che parte da Betlemme. E poi mi inginocchierei davanti a Gesù Bambino e gli consegnerei due lacrime! Sì, due lacrime di pentimento per non aver ascoltato la voce buona di Betlemme, per non aver capito la meravigliosa lezione di Betlemme.
Poniamoci ancora una volta la domanda: che cosa è accaduto a Betlemme? Perché da due millenni il mondo sembra fermarsi in questa notte e in questo giorno? Mi trema la voce e mi batte il cuore nel ricordare il fatto incredibile: duemila anni fa, Dio ha fatto un passo decisivo e irreversibile verso di noi; Dio ha lasciato che il suo Figlio in qualche modo uscisse dall’abbraccio divino ed entrasse nella nostra storia pericolosa, infida, inospitale: sì, inospitale soprattutto per Dio. Eppure è accaduto!
Miracolose ‘conseguenze’ della venuta di Gesù fra noi
E le conseguenze? Si vede qualche conseguenza della venuta di Dio in mezzo a noi? Sì, certamente: basta aprire gli occhi.
Gesù è un potenziale d’amore divino che si è inserito nel tronco inaridito dell’umanità. Basta allora che un persecutore, davanti a Lui, cada dal cavallo dell’orgoglio… ed ecco il miracolo: il persecutore si alza innamorato di Cristo, fino a girare il mondo per Lui e a morire per Lui: è la storia meravigliosa di Paolo di Tarso.
Basta che un lussurioso inquieto si nasconda nel silenzio e nella preghiera per ascoltare Cristo… e nasce un gigante di santità che ancora oggi fa venire le vertigini: è la vicenda incantevole di Aurelio Agostino di Ippona.
Basta che un giovane gaudente e malaticcio ascolti la voce del Crocifisso… e nasce Francesco d’Assisi: un gigante della poesia, un gigante della libertà interiore, un gigante della pace, un gigante del dialogo e della comunicazione… perché era un gigante della santità, cioè un uomo che si è offerto a Dio come un’umile culla.
Basta che una donna analfabeta si inginocchi davanti a Gesù e si consegni a Lui… e nasce Caterina da Siena: una donna che è stata capace di dare una svolta decisiva alla storia del suo tempo, ricordando il Vangelo al primo responsabile dell’annuncio del Vangelo, il Papa!
Questi sono fatti! E possiamo continuare quanto vogliamo.
Basta che in pieno secolo ventesimo un povero fraticello, discepolo di Francesco d’Assisi, si metta in sincero ascolto di Cristo… e nasce Padre Pio da Pietrelcina: un uomo che, vivendo in pochi metri quadrati di Convento, attira intorno a sé una folla strabocchevole proveniente da tutti gli angoli della terra.
Basta che una fragile donna dei nostri giorni senta la voce di Gesù che le dice: « ho sete! » … e nasce il miracolo d’amore di Madre Teresa di Calcutta: una donna che, pregando, è diventata un incendio di carità e un contagioso esempio di misericordia, che ha stupito il mondo intero.
Tutto questo nasce da Gesù: tutto questo parte da Betlemme!
E poi milioni e milioni di persone che, nel silenzio della casa o della fabbrica o degli ospedali o dei lebbrosari o di mille altre frontiere d’amore, hanno scritto pagine meravigliose di bontà, sempre e soltanto per Lui: per Gesù!
Questo è il Natale: accorgerci di Gesù, accoglierlo nella vita e lasciar continuare in noi la novità della santità sbocciata come un inatteso miracolo nella povera mangiatoia di Betlemme. Ognuno di noi ripeta oggi questo miracolo.

Buon Natale!

Mons. Angelo Comastri

Publié dans:Cardinali, NATALE 2010 e Avvento |on 4 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno digitalis_purpurea_b48

Digitalis purpurea

http://www.floralimages.co.uk/b_pink02.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 4 décembre, 2010 |Pas de commentaires »

Omelia (04-12-2010) : I benefici di Dio verso il suo popolo

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/20800.html

Omelia (04-12-2010) 
Monaci Benedettini Silvestrini

I benefici di Dio verso il suo popolo

Il brano che oggi viene proposto alla nostra considerazione è generosa offerta di perdono da parte di Dio. Sentiremo allora parola confortevoli. Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, « tu non dovrai più piangere ». Insieme a tanti beni della terra, ti sarà dato il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, è vero, ma anche la gioia di conoscere il tuo maestro che ti indicherà la strada per la quale devi camminare. Chi è questo maestro che ci indica la via gradita a Dio? La risposta possiamo trovarla nel brano del vangelo di Matteo. Nell’Antico Testamento Dio istruiva il popolo mediante i profeti, nella nuova alleanza sarà lo stesso il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù nostro Salvatore che si metterà in cammino « per città e villaggi, per insegnare nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia ». La sua compassione si manifesta verso le folle stanche e sfinite. Invia allora i suoi discepoli a « predicare che il regno dei cieli è vicino, a guarire gli infermi, a risuscitare i morti, sanare i lebbrosi e scacciare i demoni ». Folle stanche e sfinite le avremo fino alla fine del mondo. Oggi maggiormente stanche perché, nonostante il benessere, almeno nel nostro mondo occidentale, il nostro popolo ha smarrito i valori spirituali e a volte anche quelli umani. Incontriamo così sulla nostra strada giovani tristi, indecisi, immaturi, eterni bambini, cresciuti nel benessere, ma non preparati alla vita. Hanno bisogno di riempire il vuoto dell’animo con il chiasso della discoteca, con le stranezze della moda, con le stravaganze delle scelte… per togliersi di dosso la noia. Sono certo che il Signore Gesù ha tanta compassione di noi, della nostra gente. Allora mandò i discepoli a portare conforto. Oggi il Papa, i vescovi, i sacerdoti e laici impegnati sono alla ricerca di poter entrare nell’animo di ogni uomo smarrito per portare la speranza che trae il suo inizio proprio dalla culla di Betlemme. Voglia il cielo che tutti i nostri fratelli, tormentati dalla sofferenza e dallo sconforto, ritrovino la speranza nella Parola per eccellenza, fatta carne, che è Cristo Gesù. 

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