Archive pour le 21 décembre, 2010

Maria Vergine incinta

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ROMANO IL MELODE: Hymn., 32, 6.8-12 (per il Natale)

dal sito:

http://digilander.libero.it/undicesimaora2/padri/Melode_antologia.pdf

ROMANO IL MELODE

Hymn., 32, 6.8-12

Con palme i bambini ti lodano,
chiamandoti figlio di David:
avevan ragione, o Maestro,
perché tu l`insolente hai ucciso
Golia spirituale.
Le danzatrici dopo la vittoria
cosí l`acclamarono:
Saul mille ne uccise, David diecimila (cf. 1Sam 18,6-7).
Questo la Legge sta a dire,
e dopo la tua grazia, o mio Gesú.
La Legge è Saul geloso che perseguita;
però su David perseguitato
sboccia il frutto di grazia,
poiché di David il Signor tu sei,
o Benedetto, venuto a richiamare Adamo…
Tu la forza manifesti
eleggendo l`indigenza.
Segno di povertà fu quello
infatti di sedersi sopra un asinello,
mentre con la tua gloria
fai vacillare Sion.
Le vesti dei discepoli eran certo
un marchio d`indigenza,
ma l`inno dei bambini e delle folle il grido (cf. Mt 21,9)
eran di tua potenza il segno:
«Osanna nell`alto dei cieli» – ovvero:
Salvaci alfine; Salva, o Altissimo, gli oppressi.
Abbi pietà di noi, per queste palme;
I rami che si agitano il tuo cuore toccheranno,
tu che venuto sei per richiamare Adamo.
Adamo per noi contrasse,
mangiando il non dovuto,
il debito che ci opprime,
e fino ad oggi, al posto suo vien chiesto
a noi suoi discendenti.
Impadronirsi di sua vittima
dal creditor fu ritenuto poco;
incombe allor sui figli
reclamando del padre il debito,
svuota del debitor la casa,
tutti menando fuori.
A colui che è onnipotente
perciò noi ricorriamo:
conoscendo la nostra spoliazione,
assumiti tu il nostro debito,
tu ricco qual sei,
tu che venuto sei per richiamare Adamo.
Per liberare gli uomini venisti,                                                               
testimone il profeta Zaccaria,
che dolcissimo, giusto e salvatore,
un tempo t`ha chiamato (cf. Zc 9,9).
Esausti e vinti siamo,
scacciati dappertutto.
Nella Legge credemmo intravedere
un liberator, però in servaggio
essa ormai ci ha ridotti;
quindi appello ai profeti
facemmo e sulla speranza ci han lasciati.
Per questo coi bambini
ci gettiamo ai tuoi piedi:
pietà di noi, oppressi;
consenti a subir la croce e la sentenza
tu della morte lacera,
tu che venuto sei per richiamare Adamo.
«O creatura della mano mia -
risponde il Creatore a quelli che sí gridano -,
sapendo che la Legge non aveva
potere di salvarti,
lo stesso son venuto.
A]la Legge salvarti non spettava,
perché non è lei che t`ha creato;
né dei profeti compito,
che creature mie come te erano.
Solo a me spetta d`affrancarti
dal debito oppressore.
Per te sono venduto, e sí ti libero;
per te son crocifisso, e dalla morte scampi;
muoio, cosí a gridar ti insegno:
Benedetto tu sei
tu che venuto sei per richiamare Adamo.
Ho forse io amato tanto gli angeli?
No, sei tu, il meschino, che io ho preferito.
La mia gloria offuscai,
e ricco, liberamente povero mi feci,
per amor tuo.
Per te ho sofferto
fame, sete e fatica.
Per monti, valli e per burroni ho corso,
pecorella smarrita, per cercarti;
nome di agnello presi
per ricondurti, attratta da mia voce;
e di pastore, per dare la mia vita
per te, e sottrarti al lupo.
Tutto perché tu gridi io sopporto:
Benedetto tu sei,
tu che venuto sei per richiamare Adamo».        
                                  

STORIA DEL NATALE

dal sito:

http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/index.php?option=com_content&task=view&id=3499&Itemid=133

STORIA DEL NATALE

Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù, per i Cristiani figlio di Dio e della Vergine Maria. Cade il 25 dicembre (il 7 gennaio nelle Chiese orientali, per lo slittamento del calendario giuliano).

Il termine italiano Natale deriva dal latino natalis che significa « natalizio », « relativo alla nascita ».
Già nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell’Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), anch’essa il 25 dicembre, introdotta da Aureliano nel 273 d.C., soppiantata progressivamente durante il III secolo dalla ricorrenza cristiana. Il Natale è anche chiamato Natale di Gesù o Natività del Signore.
 
I primi secoli del Cristianesimo
Il Natale non è presente tra i primi elenchi di festività cristiane di Sant’Ireneo e Tertulliano ; Origene, probabilmente alludendo ai Natalitia imperiali dichiara  che nelle scritture solo i peccatori, e non i santi, celebrano la loro nascita. Arnobio ridicolizza la celebrazione dei « compleanni » degli dei.
Le chiese cristiane celebravano piuttosto la festa dell’Epifania (dal greco p?f??e?a (epiphàneja): manifestazione, comparsa, apparizione, nascita), che commemora la visita dei Re Magi a Gesù.
Il processo attraverso il quale il 25 dicembre divenne la ricorrenza della nascita di Gesù per tutta la cristianità, incominciò solo nel III secolo e durò fino al successivo e differì temporalmente secondo le diocesi.

Celebrazioni in Alessandria d’Egitto
Le prime evidenze di una celebrazione provengono da Alessandria d’Egitto, circa 200 d.C., quando Clemente di Alessandria[5] disse che certi teologi egiziani, « molto curiosi », definirono non solo l’anno, ma anche il giorno della nascita di Gesù il 25 Pachon, corrispondente al 20 maggio del ventottesimo anno di Augusto ma fecero questo non perché ritenessero che il Cristo fosse nato quel giorno ma solo perché quel mese era il nono del loro calendario [6]. Altri scelsero le date del 24 o 25 Pharmuthi (19 o 20 aprile).
Un testo del 243, De paschae computus, attribuito a Cipriano ma probabilmente apocrifo, dichiara che la nascita di Cristo fu il 28 marzo perché fu in quel giorno che il sole fu creato[2].
Clemente dichiara anche che i Balisilidiani celebravano l’Epifania e con essa, probabilmente, anche la nascita di Gesù, il 15 l’11 Tybi (10 o 6 gennaio).
In un qualche momento la doppia commemorazione di Epifania e Natività deve essere diventata comune, sia perché l’apparizione dei pastori era considerata una delle manifestazioni della gloria di Cristo, sia forse a causa di una discrepanza del vangelo di Luca 3,22 presente in vari codici, tra cui il codice Bezae, in cui le parole di Dio sono rese houios mou ho agapetos, ego semeron gegenneka se (« tu sei il mio figlio prediletto, in questo giorno ti ho generato ») al posto di en soi eudokesa (« in te mi sono compiaciuto »).
Abraham Ecchelensis (1600-1664)
 riferisce della presenza di un dies Nativitatis et Epiphaniae da una costituzione della chiesa di Alessandria al tempo del Concilio di Nicea.
Epifanio riferisce di una cerimonia dai tratti gnostici ad Alessandria in cui, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, un disco solare inquartato (oggi noto come « croce celtica ») detto Korê era portato in processione attorno a una cripta, al canto Oggi a quest’ora Korê ha dato vita all’Eterno[9].
Giovanni Cassiano (360-435) scrive tra il 418 e il 427 che i monasteri egiziani ancora osservano gli antichi costumi.
Il 29 Choiak (11 agosto) e 1 gennaio 433 Paolo di Emesa predica presso Cirillo di Alessandria, e i suoi sermoni  mostrano che la celebrazione del Natale il mese di dicembre era già fermamente stabilita, e i calendari provano la sua permanenza; per cui la festa si era diffusa in Egitto tra il 427 e il 433.

Celebrazioni a Cipro, Armenia e Anatolia
A Cipro, alla fine del IV secolo, Epifanio dichiara contro gli Alogi[12] che Cristo era nato il 6 gennaio ed era stato battezzato l’8 novembre.
Efrem il Siro (i cui inni si riferiscono all’Epifania e non al Natale) prova che la Mesopotamia ancora festeggiava la nascita tredici giorni dopo il solstizio d’inverno, ovvero il 6 gennaio.
Contemporaneamente in Armenia la data di dicembre era ignorata, e tuttora gli Armeni celebrano il Natale il 6 gennaio.
In Anatolia, i sermoni di Gregorio di Nissa su Basilio Magno (morto prima del 1 gennaio 379) e i due seguenti durante la festa di santo Stefano[14], provano che nel 380 il Natale era già celebrato il 25 dicembre[15].
Nel V secolo Asterio di Amaseia e Anfilochio di Iconio, contemporanei di Basile e Gregorio, mostrano che nelle loro diocesi le feste dell’Epifania e del Natale erano separate.

Celebrazioni a Gerusalemme
Nel 385 Egeria scrive di essere rimasta profondamente impressionata dalla festa della Natività di Gerusalemme, che aveva aspetti prettamente natalizi; il vescovo si recava di notte a Betlemme, tornando a Gerusalemme il giorno della celebrazione. La presentazione di Gesù al tempio era celebrata quattordici giorni dopo. Ma questo calcolo inizia dal 6 gennaio, e la festa continuava per gli otto giorni dopo quella data [17]; successivamente menziona solo le due feste maggiori dell’Epifania e della Pasqua. Per cui il 25 dicembre nel 385 non era osservato a Gerusalemme.
Giovanni di Nikiu per convincere gli armeni a osservare la data del 25 dicembre fa notizia di una corrispondenza tra Cirillo di Gerusalemme e papa Giulio I in cui Cirillo dichiara che il suo clero non può, nella singola festa della nascita e del battesimo, effettuare una doppia processione tra Betlemme e il Giordano e chiede a Giulio di stabilire la vera data della Natività dai documenti del censimento portati a Roma da Tito; Giulio stabilisce il 25 dicembre.
In un altro documento[19] si riferisce che Giulio scrisse a Giovenale di Gerusalemme (circa 425-458), aggiungendo che Gregorio Nazianzeno a Costantinopoli era stato criticato per aver dimezzato le festività, ma Giulio morì nel 352 e la testimonianza di Egeria rende questi ultimi due documenti di origine dubbia[2].
Sofronio Eusebio Girolamo, scrivendo nel 411, rimprovera ai palestinesi di mantenere la celebrazione della nascita di Cristo nella festa della Manifestazione.
Cosmas Indicopleustes suggerisce [21] che anche alla metà del VI secolo la chiesa di Gerusalemme riteneva, basandosi sul passo evangelico di Luca, che il giorno del battesimo fosse il giorno della nascita di Gesù in quanto essere divino. La commemorazione di Davide e Giacomo l’Apostolo si svolgeva il 25 dicembre.
Il 25 dicembre 432 Paolo di Emesa pronunciava a Cirillo di Alessandria un discorso sul Natale.

Celebrazioni ad Antiochia
Ad Antiochia, dopo una lunga resistenza, la festa del 25 dicembre venne accolta nel 386 grazie all’opera di san Giovanni Crisostomo.
Durante la festa di san Filogonio del 386[22] San Giovanni Crisostomo predicò un importante sermone: in reazione ad alcuni riti e feste ebraiche invitò la chiesa di Antiochia a celebrare la nascita di Cristo il 25 dicembre quando già parte della comunità la celebrava in quel giorno da almeno dieci anni; dichiarò che in occidente la festa era già celebrata e che egli desiderava introdurla, che questa era osservata dalla Tracia a Cadice e che la sua miracolosamente rapida diffusione era un segno della sua genuinità.
Per giustificare la decisione interpretò gli episodi evangelici dicendo che il sacerdote Zaccaria entrò nel Tempio ricevendo l’annuncio del concepimento di Giovanni Battista in settembre; il vangelo data quindi il concepimento di Gesù dopo sei mesi, ovvero in marzo, per cui la nascita sarebbe avvenuta in dicembre.
Infine il Crisostomo dichiarò di sapere che i rapporti del censimento della Sacra Famiglia erano ancora a Roma e quindi Roma doveva aver celebrato il Natale il 25 dicembre per un tempo abbastanza lungo da consentire al Crisostomo di riportare con certezza la tradizione romana. Il riferimento agli archivi romani è antico almeno quanto Giustino di Nablus e Tertulliano. Papa Giulio I, nella falsificazione cirillina citata in precedenza, afferma di aver calcolato la data basandosi su Flavio Giuseppe, sulla base della stessa considerazione non provata riguardante Zaccaria.

Celebrazioni a Costantinopoli
Nel 379/380 Gregorio Nazianzeno si fa iniziatore (in lingua greca: exarchos) presso la Chiesa di Costantinopoli della nuova festa, proposta in tre sue omelie[26] predicate in tre giorni successivi nella cappella privata chiamata Anastasia; dopo il suo esilio nel 381, la festa scomparve[2].
Secondo Giovanni di Nikiu, Onorio, presente durante una delle sue visite, si accordò con Arcadio perché fosse osservata la festa nella stessa data di Roma. Kellner colloca questa visita nel 395; Baumstark tra il 398 e il 402; l’ultima data si basa su una lettera di Giacomo di Edessa citata da George di Beeltân, che dichiara che il Natale fu portato a Costantinopoli da Arcadio e Crisostomo dall’Italia dove secondo la tradizione si era tenuta fin dai tempi apostolici. Crisostomo fu vescovo tra il 398 e il 402, e quindi la festa sarebbe stata introdotta in questo periodo da Crisostomo vescovo allo stesso modo in cui era stata introdotta ad Antiochia da Crisostomo presbitero; però Lübeck prova che le evidenze su cui si basa la tesi di Baumstark non sono valide.
Più importante, ma solo poco meglio accreditata[2], è la tesi di Erbes’ che la festa sia stata introdotta da Costantino I tra il 330 e il 335; esattamente nel 330 secondo l’opinione di alcuni storici, e probabilmente consigliato della madre Elena e dai vescovi del Concilio di Nicea.

Celebrazioni a Roma
Riguardo alla Chiesa di Roma, la più antica[2] fonte sulla celebrazione del Natale è il Cronografo del 354[31] compilato nel 354, che contiene importanti tre date:
•    Nel calendario civile il 25 dicembre è indicato come Natalis Invicti.
•    Nella Depositio Martyrum, una lista di martiri romani o di altra origine universalmente venerati, il 25 dicembre è indicato come VIII kal. ian. natus Christus in Betleem Iudeae.
•    In corrispondenza del 22 febbraio, VIII kal. mart. è menzionata la cattedra di San Pietro.
Nella lista dei consoli sono indicati i giorni di nascita e di morte di Cristo e le date di ingresso a Roma e di martirio dei santi Pietro e Paolo.
Una citazione significativa è:
(LA) « Chr. Caesare et Paulo sat. XIII. hoc. cons. Dns. ihs. XPC natus est VIII Kal. ian. d. ven. luna XV »    (IT) « durante il consolato di Cesare (Augusto) e Paolo nostro signore Gesù Cristo nacque otto giorni prima delle calende di Gennaio [ovvero il 25 dicembre ] un venerdì, il quattordicesimo giorno della Luna »
Queste indicazioni però sembrango scorrette e possono essere delle successive aggiunte al testo, per cui anche se la Depositio Martyrum è datata al 336 è probabile che questa indicazione debba essere datata al 354, anche se la presenza in un calendario ufficiale lascia supporre che siano esistite delle celebrazioni popolari precedenti.
Sul finire del IV secolo la festività passò a Milano e per poi diffondersi nella altre diocesi del nord: Torino, Ravenna, ecc.
Ipotesi sull’origine della data del Natale
Sul fatto che il Natale venga festeggiato il 25 dicembre vi sono diverse ipotesi che possono essere raggruppate in due categorie: la prima che la data sia stata scelta in base a considerazioni simboliche interne al Cristianesimo, la seconda che sia derivata dall’influsso di festività celebrate in altre religioni praticate contemporaneamente al Cristianesimo di allora. Le due categorie di ipotesi possono coesistere.
Questo primo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come « interna » al Cristianesimo, senza apporti da altre religioni, derivante da ipotesi cristiane sulla data di nascita di Gesù.
•    Un’ipotesi afferma che la data del Natale si fonda sulla data della morte di Gesù o Venerdì Santo. Dato che la data esatta della morte di Gesù nei Vangeli ricorre tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù, hanno seguito l’antica idea che i profeti del Vecchio Testamento morirono a una « era integrale », corrispondente all’anniversario della loro nascita.[senza fonte] Secondo questa ipotesi Gesù morì nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione, così la sua data di nascita avrebbe dovuto cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, il 25 dicembre o 6 gennaio.[senza fonte]
•    Il sorgere del sole e la luce sono simboli usati nel Cristianesimo e nella Bibbia. Per esempio nel vangelo di Luca, Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, descrive la futura nascita di Cristo, come « verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge ». Il Natale, nel periodo dell’anno in cui il giorno comincia a allungarsi, potrebbe essere legato a questo simbolismo.]
•    Un’ipotesi piuttosto recente asserisce che la data del Natale corrisponda, entro certi limiti, alla vera data di nascita di Gesù. Si tratta di un’ipotesi basata sull’analisi dei testi presenti nella biblioteca essena di Qumran e su alcune informazioni fornite dal Vangelo secondo Luca. Secondo Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù (e quindici mesi prima del Natale), e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre San Zaccaria mentre questi officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire il calendario dei turni che le vari classi sacerdotali seguivano per tali offici, ed è stato possibile stabilire che il turno della classe di Abia (a cui apparteneva Zaccaria) cadeva due volte l’anno. Uno dei due turni corrispondeva all’ultima settimana di settembre, ossia proprio quindici mesi prima della settimana del Natale.
Il secondo gruppo di ipotesi spiega la data del 25 dicembre come « esterna » al Cristianesimo, come un tentativo di assorbimento di culti precedenti al Cristianesimo con la sovrapposizione di festività cristiane a feste di altre religioni antiche.
•    C’è chi afferma che la nascita del Cristo derivi dalla tradizione e dalla festa ebraica della luce, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev e all’inizio del Tevet. Il mese di Kislev è comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata al 5 a.C., il venticinquesimo giorno di Kislev. In questo senso il Cristianesimo avrebbe ripetuto quanto già fatto per le principali festività cristiane come Pasqua o Pentecoste, che sono derivate dalle corrispondenti festività ebraiche.[senza fonte]
•    La festa si sovrappone quasi perfettamente alle celebrazioni per il solstizio d’inverno (tipiche del nord Europa) e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre). Secondo alcuni studi recenti, a partire da quelli di Thomas Talley sul Natale e sulla diffusione del culto del Dies natalis solis invicti, l’ipotesi che la festa liturgica del Natale sia sorta per sostituire la festa pagana si è ridimensionata a favore di una origine autonoma avvenuta all’interno delle comunità cristiane dell’africa donatista.

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buona notte

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Fioritura liriodendro di Brunhilde Reinig

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Omelia per il 21 dicembre 2010: La gioia dell’incontro

dal sito:

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/11808.html

Omelia (21-12-2007) 
Messa Meditazione

La gioia dell’incontro

Gioisci! Questo è il senso della formula standardizzata ‘Ave’. E’ la gioia che ha attraversato l’Antico Testamento e che trova il culmine nelle due letture proposte oggi a libera scelta, dal Cantico o da Sofonia. Si gioisce per una presenza, per uno che ci viene donato. E’ lo sposo del Cantico, immagine splendente di Dio che ci ama; è il Re d’Israele ‘in mezzo a te’ come Salvatore potente. Elisabetta lo riconosce già nel bambino presente nel grembo di Maria; il bambino Giovanni Battista ne accoglie in un rimbalzo gioioso l’effetto salvifico. La gioia della vita è Uno che è presente.

L’incontro tra Elisabetta e Maria è l’incontro tra l’attesa e il compimento, tra la promessa e il suo realizzarsi. Avviene il primo riconoscimento del Fatto nuovo che è entrato nella storia: ‘il mio Signore’, come esclama Elisabetta. Ciascuna delle due mamme è contenta per il proprio figlio e per il figlio dell’altra: già questo è un raddoppio di gioia. Ma qui arriva a compimento l’attesa dei secoli. Si incontrano le acque che scendono scroscianti dalle rocce della storia di Israele e quelle del nuovo ruscello sgorgato dalla potenza di Dio. L’anziana Elisabetta e la giovane Maria. Colui che porta a termine l’Antico Testamento, e il Messia che inizia una nuova storia. I discepoli di Giovanni passeranno al nuovo Maestro, all’Uomo nuovo, iniziatore della nuova umanità. Tutto questo comincia ad accadere nel buon terreno delle Madri, e queste donne realizzano la propria vocazione e missione materna riconoscendo e accogliendo l’identità, la vocazione e la missione dei figli.
L’esito è la gioia. Si gioisce per una persona presente. E quale persona! La gioia vera della vita coincide con un bimbo che nasce, con un amico che si incontra, con un amore che sboccia. La gioia è l’altro. Qui, l’altro coincide con l’Altro, con Colui che è il tutto della vita, il Valore supremo e il senso di ogni cosa. La gioia non sta nell’avere delle cose, ma in un rapporto vero, capace di riconoscere l’altro, la sua dignità, la sua personalità; capace di riceverlo, ospitarlo, e quindi amarlo e seguirlo. Ci sono tante piccole e normali esperienze umane che documentano la verità di questo fatto nei rapporti familiari, amicali, amorosi. Ma tutto viene esaltato al massimo, quando l’altro è riconosciuto come segno di Dio e quindi la sua accoglienza coincide con l’accoglienza di Dio stesso, divenuto visibile e vicino come un amico.

‘Benedetta tu fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! ». Lo dico a te o Maria, e nello stesso tempo lo dico alla Chiesa Madre, che mi dona Cristo rendendolo presente come un amico e come un figlio.

Ogni rapporto umano, di amicizia o di amore, trova compimento nella sua apertura a Cristo. La pienezza della gioia non sta nel contrapporre gli affetti umani all’amore di Cristo, ma nel viverli come segno che apre a un amore più grande. Domando di vivere in questo modo le mie amicizie e i miei amori.

Commento a cura di don Angelo Busetto

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