Archive pour le 10 décembre, 2014

(testo in coreano, San Paolo ha sofferto…non capisco, direi il naufragio a Malta)

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MARIA NELLA PIÙ ANTICA PREGHIERA EUCARISTICA

http://it.mariedenazareth.com/15631.0.html?L=4

MARIA NELLA PIÙ ANTICA PREGHIERA EUCARISTICA

Introduzione

L’anafora della Tradizione apostolica figura la più antica anafora eucaristica finora conosciuta. È un testo che affascina gli studiosi della liturgia. I motivi di tale fascino sono vari : l’antichità del testo, la teologia arcaica, l’influsso che ha esercitato sulla struttura e sui contenuti delle altre preghiere eucaristiche, l’aura di mistero che la circonda, poiché non sappiamo chi ne sia l’autore (attribuita un tempo a Ippolito di Roma), quale il luogo di composizione (di incerta origine – alessandrina ?, romana ?) quale la data precisa, se pure certamente molto antica :
Lo scritto risale al primo quarto del terzo secolo (vale a dire prima di 225) il testo scritto trasmette una tradizione che risale probabilmente molto più presto ancora ; l’originale greco è perso, ne abbiamo delle traduzioni latine, copte, arabi, etiopi…
In quel tempo, la creazione dell’anafora era libera, l’autore della tradizione apostolica ha scritto questo bel testo, come una proposta e non già siccome una norma fissa.
Nel 1970 è entrata nel Missale Romanum come Prece eucaristica II.

1) Presentazione dell’anafora
Il passaggio della liturgia ebraica alla liturgia cristiana fu progressivo. Il genere letterario dell’anafora eucaristica della tradizione apostolica è la Berakah, ed il Birkat hamazon, la preghiera ebraica che fa il memoriale degli avvenimenti della liberazione che Dio ha compiuto (senza un avvenimento di saluto, non c’è liturgia) e offre un ringraziamento a Dio per i beni della creazione.
Allontanandosi dai suoi modelli giudaici l’anafora della Tradizione apostolica rivolge immediatamente la lode riconoscente al Signore per aver inviato nel mondo il suo «diletto servo Gesù Cristo [...] come salvatore e redentore», nel Cristo la storia della salvezza è riassunta. Alla creazione vi è solo un riferimento: «per mezzo del quale [il Verbo] facesti ogni cosa ».
Questa preghiera si è ispirata alle omelie pasquali della liturgia della notte di Pasqua (la Pasqua nel suo doppio senso di passione dell’agnello messo a morte e nel senso di passaggio verso il Padre e verso la gloria) a cominciare dal celebre Perì Pascha di Meliton di Sardo nel secondo secolo.
È una preghiera trinitaria, si rivolge al Padre, per il Cristo, col santo Spirito : « [Noi] ti rendiamo grazie o Dio per il tuo diletto servo Gesù Cristo (…) [a te] Padre, e al Figlio con il santo Spirito »
La preghiera esprime una realtà su Gesù (cristologia): Gesù è il figlio amatissimo del Padre, come fu manifestato nel suo battesimo al Giordano ed alla sua trasfigurazione.
La preghiera esprime la sua missione di salvezza (soteriologia).
La preghiera esprime il disegno del Padre e l’unione del Padre con il Figlio: il Padre e il Figlio sono inseparabili. L’idea di messaggero sottolinea che il Cristo è mandato del Padre (Gv 5), compie la salvezza la quale è il disegno del Padre. Il Cristo è « il tuo Verbo inseparabile per cui hai creato tutto » si ispira del Prologo di Giovanni (Gv 1). Il Cristo è chiamato « servo », in latino « puer », in greco « pais » che significa servo, come nei carmi del servo del libro di Isaia.
Dio salva tramite la sua solidarietà con noi, perché si è fatto uomo.
Gesù è la manifestazione del Padre « si è manifestato come tuo Figlio », questa manifestazione è stata data sulla croce e nella Risurrezione.

Ecco il testo antico :
« Ti ringraziamo, o Dio, per[2] il tuo diletto Servo Gesù Cristo, che negli ultimi tempi mandasti a noi [come] salvatore e redentore e messaggero della tua volontà ;
lui, che è il tuo inseparabile Verbo, per mezzo del quale facesti ogni cosa, e [che], nella tua compiacenza, mandasti dal cielo nel seno di una Vergine ;
ed egli essendo stato concepito nel grembo, si incarnò e si manifestò [come] tuo Figlio, nato dallo Spirito santo e dalla Vergine.
Egli, volendo compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo, stese le mani mentre pativa, per liberare dalla passione coloro che in te hanno creduto.
Egli, quando si consegnava alla volontaria passione, per sciogliere [il potere del] la morte e rompere i vincoli del diavolo per calpestare l’inferno e illuminare i giusti, per fissare il limite [della morte] e manifestare la risurrezione, prendendo il pane [e] rendendo ti grazie, disse: « Prendete, mangiate: questo è il mio corpo, che per voi sta per essere spezzato ». Allo stesso modo [ prese] anche il calice, dicendo : « Questo è il mio sangue, che per voi sta per essere versato. Quando fate questo, [voi] fate il mio memoriale ! »
Celebrando dunque il memoriale della sua morte e risurrezione [noi] ti offriamo il pane e il calice, rendendo ti grazie perché ci hai resi degni di stare dinanzi a te e di servirti.
E ti chiediamo di mandare il tuo Spirito santo sull’offerta della santa Chiesa, [perché,] radunando[li] in un solo [corpo], dia a tutti coloro che partecipano ai santi [misteri] di essere riempiti di Spirito santo, per la conferma della fede nella verità, affinché ti lodiamo e ti glorifichiamo per il tuo servo Gesù Cristo, per mezzo del quale a te [è] la gloria e l’onore, ( [a te] Padre, e al Figlio con il santo Spirito) nella tua santa Chiesa,ora e nei secoli dei secoli, Amen. »

Maria nell’anafora della Tradizione apostolica
Nel «rendimento di grazie», la Vergine è menzionata due volte (non sono ricordati infatti né gli angeli né i patriarchi né i profeti né gli apostoli o martiri) :
« Ti ringraziamo, o Dio, per il tuo diletto Figlio Gesù Cristo, che negli ultimi tempi mandasti a noi come salvatore e redentore e messaggero della tua volontà [...], mandasti dal cielo nel seno di una Vergine ed egli essendo stato concepito nel grembo, si incarnò e si è manifestò come Figlio tuo, nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine».
– «gli ultimi tempi» sono quelli in cui Dio ha mandato sulla terra il suo «Figlio diletto», il suo «Verbo inseparabile» perché si facesse uomo. L’espressione «ultimi tempi» è da collegare con Galati 4,4 («Quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna») e con la grande tradizione giovannea del Figlio quale «inviato dal Padre». Il tempo in cui è venuto Gesù è l’ultimo non solo in senso cronologico, ma anche in senso qualitativo : determina la «pienezza del tempo», espressione che designa il compimento definitivo dell’epoca preparatoria e l’inizio di un’epoca nuova che dà significato e valore a tutto l’arco della storia.
- « mandasti a noi come salvatore e redentore e messaggero della tua volontà [...], che hai mandato dal cielo nel seno di una Vergine » : l’Incarnazione è un invio : in essa uno invia, il Padre, l’altro è inviato, il Figlio. L’invio ha un percorso di kenosis: dal cielo, cioè da Dio, al grembo di una Vergine. Lo scopo è la salvezza del genere umano.
- L’espressione « nel seno di una Vergine » attesta la fede della Chiesa nella reale umanità di Cristo contro la tendenza del docetismo gnostico a ridurre il corpo del signore a una semplice apparenza, Dio visita realmente il suo popolo ; l’espressione rileva anche la singolarità dell’evento e la sua origine divina: il fatto inaudito di una Vergine che concepisca e partorisca (cf. Is 7, l4 ; Mt l, 23 ; Lc 1,27. 31) è opera non dell’uomo ma dello Spirito di Dio (cf. Lc 1,35)[3] ; « Vergine » allude anche alla perfezione morale di Maria.
- « ed egli essendo stato concepito nel grembo » («in utero habitus») : ritroviamo affermata la realtà dell’Incarnazione. Tuttavia di essa viene considerata ora non tanto la scesa del Verbo nel grembo di Maria quanto la sua permanenza nel ventre della Vergine.
- «nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine». L’espressione riecheggia la formula del simbolo battesimale di cui la stessa Tradizione fornisce uno dei testi più antichi : «Credi in Cristo Gesù, Figlio di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla Vergine Maria [...] è morto ed è risorto il terzo giorno ?» (Tradizione Apostolica 21). Il motivo per cui viene rivolta al battezzando questa domanda prima che egli venga immerso nelle acque del fonte battesimale è evidente: perché la concezione-nascita verginale di Cristo, Figlio di Dio, appartiene al nucleo centrale della fede.
Quest’arcaica menzione della Vergine non scomparirà più dall’anafora eucaristica ma sarà un elemento presente in ogni prece eucaristica, destinato ad acquisire progressivo rilievo cultuale.
Il motivo di tale menzione non è venerare la Madre del Signore ma glorificare Dio per il dono di Gesù, suo Figlio, nato dalla Vergine. Ma tale menzione, che ha luogo in un contesto marcatamente liturgico, mette in rilievo la funzione essenziale che Maria ha svolto nella storia della salvezza : essa è la madre Vergine di Cristo, Verbo di Dio, salvatore dell’uomo.
Dal punto di vista liturgico non è fuori luogo affermare che la venerazione alla Madre del Signore è sorta presso l’altare del Signore e il fonte battesimale.

[1] Cf. Meliton di Sardes, De corpo e anima, traduction de O. Perler, SC 123, Cerf, 1966, p.238-240
[2] Dobbiamo riconoscere alla preposizione latina « Per + accusativo » un valore causale (ringraziamo per Cristo, a causa di lui) e non semplicemente un valore mediale (ringraziamo per mezzo di Cristo).
[3] l’affermazione della maternità verginale era tanto più necessaria in quanto, fin dalla fine del secolo I, in ambienti eterodossi di matrice giudeo-cristiana gli ebioniti ed altri -, essa veniva negata : Gesù – sostenevano era figlio di Giuseppe e di Maria, concepito e nato come tutti gli altri uomini.
Bibliografia :
Ignazio CALABUIG, Il culto di Maria in occidente, In Pontificio Istituto Liturgico sant’Anselmo, Scientia Liturgica, sotto la direzione di A.J. CHUPUNGCO, vol V, Piemme 1998. p. 270
C. GIRAUDO. La struttura letteraria della preghiera eucaristica. Saggio sulla genesi letteraria di una forma. Roma, Pontificio Istituto Biblico, 1981, (Analecta Biblica 92). Cap. VII / II. L’anafora della Tradizione apostolica, pp. 290-295.
C. GIRAUDO. Eucaristia per la Chiesa. Prospettive teologiche sull’eucaristia a partire dalla «lex orandi» Roma – Brescia I E. P .U .G . Morcelliana, 1989, pp. 410-411.

F. Breynaert

PAPA FRANCESCO – L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI SULLA FAMIGLIA

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014/documents/papa-francesco_20141210_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE.10 DICEMBRE 2014

Piazza San Pietro

Mercoledì, 10 dicembre 2014 – -

L’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

abbiamo concluso un ciclo di catechesi sulla Chiesa. Ringraziamo il Signore che ci ha fatto fare questo cammino riscoprendo la bellezza e la responsabilità di appartenere alla Chiesa, di essere Chiesa, tutti noi.
Adesso iniziamo una nuova tappa, un nuovo ciclo, e il tema sarà la famiglia; un tema che si inserisce in questo tempo intermedio tra due Assemblee del Sinodo dedicate a questa realtà così importante. Perciò, prima di entrare nel percorso sui diversi aspetti della vita familiare, oggi desidero ripartire proprio dall’Assemblea sinodale dello scorso mese di ottobre, che aveva questo tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della nuova evangelizzazione”. E’ importante ricordare come si è svolta e che cosa ha prodotto, come è andata e che cosa ha prodotto.
Durante il Sinodo i media hanno fatto il loro lavoro – c’era molta attesa, molta attenzione – e li ringraziamo perché lo hanno fatto anche con abbondanza. Tante notizie, tante! Questo è stato possibile grazie alla Sala Stampa, che ogni giorno ha fatto un briefing. Ma spesso la visione dei media era un po’ nello stile delle cronache sportive, o politiche: si parlava spesso di due squadre, pro e contro, conservatori e progressisti, eccetera. Oggi vorrei raccontare quello che è stato il Sinodo.
Anzitutto io ho chiesto ai Padri sinodali di parlare con franchezza e coraggio e di ascoltare con umiltà, dire con coraggio tutto quello che avevano nel cuore. Nel Sinodo non c’è stata censura previa, ma ognuno poteva – di più doveva – dire quello che aveva nel cuore, quello che pensava sinceramente. “Ma, questo farà discussione”. E’ vero, abbiamo sentito come hanno discusso gli Apostoli. Dice il testo: è uscita una forte discussione. Gli Apostoli si sgridavano fra loro, perché cercavano la volontà di Dio sui pagani, se potevano entrare in Chiesa o no. Era una cosa nuova. Sempre, quando si cerca la volontà di Dio, in un’assemblea sinodale, ci sono diversi punti di vista e c’è la discussione e questo non è una cosa brutta! Sempre che si faccia con umiltà e con animo di servizio all’assemblea dei fratelli. Sarebbe stata una cosa cattiva la censura previa. No, no, ognuno doveva dire quello che pensava. Dopo la Relazione iniziale del Card. Erdö, c’è stato un primo momento, fondamentale, nel quale tutti i Padri hanno potuto parlare, e tutti hanno ascoltato. Ed era edificante quell’atteggiamento di ascolto che avevano i Padri. Un momento di grande libertà, in cui ciascuno ha esposto il suo pensiero con parresia e con fiducia. Alla base degli interventi c’era lo “Strumento di lavoro”, frutto della precedente consultazione di tutta la Chiesa. E qui dobbiamo ringraziare la Segreteria del Sinodo per il grande lavoro che ha fatto sia prima che durante l’Assemblea. Davvero sono stati bravissimi.
Nessun intervento ha messo in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio, cioè: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e l’apertura alla vita (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; Codice di Diritto Canonico, 1055-1056). Questo non è stato toccato.
Tutti gli interventi sono stati raccolti e così si è giunti al secondo momento, cioè una bozza che si chiama Relazione dopo la discussione. Anche questa Relazione è stata svolta dal Cardinale Erdö, articolata in tre punti: l’ascolto del contesto e delle sfide della famiglia; lo sguardo fisso su Cristo e il Vangelo della famiglia; il confronto con le prospettive pastorali.
Su questa prima proposta di sintesi si è svolta la discussione nei gruppi, che è stato il terzo momento. I gruppi, come sempre, erano divisi per lingue, perché è meglio così, si comunica meglio: italiano, inglese, spagnolo e francese. Ogni gruppo alla fine del suo lavoro ha presentato una relazione, e tutte le relazioni dei gruppi sono state subito pubblicate. Tutto è stato dato, per la trasparenza perché si sapesse quello che accadeva.
A quel punto – è il quarto momento – una commissione ha esaminato tutti i suggerimenti emersi dai gruppi linguistici ed è stata fatta la Relazione finale, che ha mantenuto lo schema precedente – ascolto della realtà, sguardo al Vangelo e impegno pastorale – ma ha cercato di recepire il frutto dalle discussioni nei gruppi. Come sempre, è stato approvato anche un Messaggio finale del Sinodo, più breve e più divulgativo rispetto alla Relazione.
Questo è stato lo svolgimento dell’Assemblea sinodale. Alcuni di voi possono chiedermi: “Hanno litigato i Padri?”. Ma, non so se hanno litigato, ma che hanno parlato forte, sì, davvero. E questa è la libertà, è proprio la libertà che c’è nella Chiesa. Tutto è avvenuto “cum Petro et sub Petro”, cioè con la presenza del Papa, che è garanzia per tutti di libertà e di fiducia, e garanzia dell’ortodossia. E alla fine con un mio intervento ho dato una lettura sintetica dell’esperienza sinodale.
Dunque, i documenti ufficiali usciti dal Sinodo sono tre: il Messaggio finale, la Relazione finale e il discorso finale del Papa. Non ce ne sono altri.
La Relazione finale, che è stata il punto di arrivo di tutta la riflessione delle Diocesi fino a quel momento, ieri è stata pubblicata e viene inviata alle Conferenze Episcopali, che la discuteranno in vista della prossima Assemblea, quella Ordinaria, nell’ottobre 2015. Dico che ieri è stata pubblicata – era già stata pubblicata -, ma ieri è stata pubblicata con le domande rivolte alle Conferenze Episcopali e così diventa proprio Lineamenta del prossimo Sinodo.
Dobbiamo sapere che il Sinodo non è un parlamento, viene il rappresentante di questa Chiesa, di questa Chiesa, di questa Chiesa… No, non è questo. Viene il rappresentante, sì, ma la struttura non è parlamentare, è totalmente diversa. Il Sinodo è uno spazio protetto affinché lo Spirito Santo possa operare; non c’è stato scontro tra fazioni, come in parlamento dove questo è lecito, ma un confronto tra i Vescovi, che è venuto dopo un lungo lavoro di preparazione e che ora proseguirà in un altro lavoro, per il bene delle famiglie, della Chiesa e della società. E’ un processo, è il normale cammino sinodale. Ora questa Relatio torna nelle Chiese particolari e così continua in esse il lavoro di preghiera, riflessione e discussione fraterna al fine di preparare la prossima Assemblea. Questo è il Sinodo dei Vescovi. Lo affidiamo alla protezione della Vergine nostra Madre. Che Lei ci aiuti a seguire la volontà di Dio prendendo le decisioni pastorali che aiutino di più e meglio la famiglia. Vi chiedo di accompagnare questo percorso sinodale fino al prossimo Sinodo con la preghiera. Che il Signore ci illumini, ci faccia andare verso la maturità di quello che, come Sinodo, dobbiamo dire a tutte le Chiese. E su questo è importante la vostra preghiera.

 

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