Archive pour le 19 décembre, 2014

Ecce Ancilla Domini! by Dante Gabriel Rossetti

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Publié dans:immagini sacre |on 19 décembre, 2014 |Pas de commentaires »

L’ANNUNCIAZIONE (J. RATZINGER)

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L’ANNUNCIAZIONE (J. RATZINGER)

Nel suo libro La figlia di Sion, Papa Benedetto XVI, allora Cardinale J. Ratzinger, il racconto dell’Annunciazione è fonte di numerose meditazioni. Egli, andando diritto all’essenziale, apre la via ai principali approfondimenti che il lettore trova poi a sua disposizione.

Il luogo
Anzitutto, è già importante la localizzazione che Luca presenta in voluta contrapposizione con la precedente storia di Giovanni Battista.
L’annuncio della nascita del Battista avviene nel Tempio di Gerusalemme, è fatto ad un sacerdote che sta svolgendo la sua funzione e avviene, per così dire, nell’ordinamento ufficiale, come prescritto dalla legge, in conformità al culto, al luogo e alle funzioni.
L’annuncio della nascita del Messia viene fatto a Maria, ad una donna, in un luogo insignificante della semi-pagana Galilea che né Flavio Giuseppe né il Talmud nominano. Tutto ciò era « insolito per la sensibilità ebraica.
Ora Dio si rivela dove e quando Lui vuole ». Incomincia una vita nuova, al centro della quale non vi è il tempio ma l’umanità semplice di Gesù Cristo. È Egli ora il vero tempio, la tenda dell’incontro.

Il saluto a Maria
Il saluto a Maria (Lc 1,28-32) è stato formulato con stretto riferimento a Sof. 3,14-17 : è Maria la figlia di Sion alla quale sono rivolte le espressioni di quel testo, a lei viene detto « Gioisci » ; a lei viene detto che il Signore viene a lei; è lei che viene sollevata dall’angoscia perché il Signore è con lei per salvarla. [...]
Maria rimase turbata (Lc 1,29) a questo messaggio. Il suo turbamento non deriva dalla non comprensione o da quella paura pusillanime alla quale lo si vorrebbe talvolta far risalire. Deriva dalla commozione prodotta dagli incontri con Dio, di quelle gioie incommensurabili che sono capaci di commuovere le nature più dure.
Nel saluto dell’angelo compare il motivo portante con cui Luca presenta la figura di Maria in genere: è lei, in persona, la vera Sion alla quale si sono rivolte le speranze da tutte le rovine della storia.
È lei il vero Israele, nel quale si uniscono inseparabilmente Antica e Nuova Alleanza, Israele e Chiesa.
È lei il « popolo di Dio » , che porta frutto per la potenza della grazia di Dio.

Un concepimento misterioso
Dobbiamo infine fare attenzione anche all’espressione con la quale, in modo preciso, viene descritto il mistero del nuovo concepimento e della nuova nascita: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo ». [...]
La prima immagine fa riferimento al racconto della creazione ( Gn 1,2) e caratterizza quindi l’avvenimento come una nuova creazione: il Dio, il cui Spirito aleggiava sugli abissi, chiamò l’essere dal nulla. Egli che, come « Spirito creatore », è la ragione di tutto ciò che è, questo Dio inaugura qui una nuova creazione. Viene perciò sottolineato con ogni energia il taglio radicale che la venuta di Cristo significa: la sua novità è tale che essa raggiunge anche il fondamento dell’essere; è tale che può venire solamente dalla potenza creatrice di Dio stesso, non da altre parti.
La seconda immagine « su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo », appartiene alla teologia cultuale d’Israele; essa rimanda alla nube che stende la sua ombra sul Tempio ed indica così la presenza di Dio. Maria appare come la tenda santa sulla quale comincia ad agire la presenza nascosta di Dio.

J. Ratzinger (Papa Benedetto XVI)
La figlia di Sion, Jaca Book, Milano 1979, p.41-43

21 DICEMBRE 2014 | 4A DOMENICA DI AVVENTO B | OMELIA

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21 DICEMBRE 2014 | 4A DOMENICA DI AVVENTO B | OMELIA

4A DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B 2014

Per cominciare
È l’ultima domenica che precede il Natale. La festa è nell’aria, in un balenare di stelle e di luci. È la festa più bella dell’anno che coinvolge tutti, anche chi non vorrebbe avere niente a che spartire con Gesù di Nazaret. Il vangelo di questa domenica ci presenta « il mistero nascosto per secoli » che si svela in Maria. È così che il Natale trova il suo vero significato e la festa un senso pieno.

La Parola di Dio
2 Samuele 7,1-5.8b-12.14a.16.
Il giovane Davide, preso dai pascoli, a custodia del gregge, diventa re d’Israele e vuole costruire un tempio al Signore. Ma Iahvè per bocca del profeta Natan, gli dice che sarà suo figlio Salomone a costruirlo, promettendogli in questo modo una discendenza e la stabilità del regno.
Romani 16,25-27.
In queste poche righe, che concludono la lettera ai Romani, Paolo dice che con il suo vangelo si fa annunciatore del « mistero nascosto per secoli », un mistero di amore misericordioso che si è rivelato in Gesù Cristo.
Luca 1,26-38.
A dieci secoli dal tempo del re Davide, dopo una storia di attesa e di infedeltà del popolo d’Israele, si compiono finalmente in pienezza le promesse: Dio si cerca una madre, il mistero si fa vicino nel ventre di Maria. È la vergine Maria il tempio vivo di Dio in cui si rivelano l’amore e la fedeltà di Dio.

Riflettere
o Ecco realizzarsi le promesse di Dio. Nell’annunciazione Dio si consegna all’umanità prendendo vita nel seno di una giovane donna. Anche Maria si consegna a Dio e si fa strumento nelle sue mani. È grazie a lei, la ragazza di Nazaret, la sposa di Giuseppe, che la salvezza giunge sulla terra.
o All’annuncio dell’angelo non mancano paure, bisogno di chiarimenti, esultanza del cuore, piena disponibilità, proprio come avviene in ogni impegno d’amore. In questo momento, nel ventre di Maria, si realizza l’unione sponsale tra Dio e l’umanità.
o Le scelte di Dio si realizzano nel tempo. Anzitutto Dio si sceglie un popolo, il più piccolo dei popoli dell’antichità, un popolo di nomadi, e ne fa il suo interlocutore privilegiato, il portatore della sua parola nel mondo.
o Dio sceglie poi un re e una dinastia, quella di Davide. Davide è un re carico dei suoi peccati, un uomo astuto e violento, che dovrà più volte invocare la misericordia di Dio. Ma è anche un uomo che, a suo modo, risponde alle scelte di Dio e le accoglie. Dalla sua dinastia nascerà il messia, attraverso la persona di Giuseppe, che è appunto della stirpe di Davide.
o Infine Dio sceglie una ragazza. Maria è la serva di Iahvè, il nuovo tempio di Gerusalemme, la nuova Eva. È la risposta dell’uomo a Dio, è la nostra offerta al Dio che ci cerca e si fa uomo.
o In Maria diventa possibile l’impossibile e si realizza l’incarnazione, la venuta di Dio fra noi: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra ».
o « Ecco la serva del Signore », dice Maria. È il momento in cui Maria si consegna ai piani di Dio. La volontà di Dio diventa la sua volontà: più che a Betlemme, è questo l’istante dell’incarnazione, perché è ora che Dio si consegna a lei facendosi uomo nel suo grembo. Da quel sì di Maria potremmo dire che il cuore di Dio ha assunto i palpiti di un vero uomo: Dio si fa nostro fratello, assume la nostra umanità, si fa carne. « Vero Dio e vero uomo », grazie al sì di Maria.
o La nascita di Gesù coinvolge oltre che Maria anche Giuseppe e i progetti di Dio s’intrecciano con i loro. Giuseppe, appena comprende le intenzioni di Dio sulla sua promessa sposa, decide di farsi da parte. Ma l’angelo si fa vivo anche con lui: « Non temere di prendere con te Maria: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo. Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù » (Mt 1,20).

Attualizzare
* È inevitabile alla vigilia di questo Natale confrontare le scelte di Dio che viene a noi con il nostro modo di attendere il Natale. Dio vuole ancora rivelarsi a noi anche oggi, ma lui si serve di mezzi poveri ed è venuto a noi nella povertà. Mentre le tante, troppe luci del nostro Natale offuscano la luminosità del mistero dell’incarnazione.
* Gesù si incarna in Maria a Nazaret, in Galilea, a 140 km nord della capitale Gerusalemme. Nazaret è una cittadina che oggi ha 40 mila abitanti, più della metà musulmani. E nasce a Betlemme, dove non trova ospitalità e viene alla luce in un capanno per gli animali, accolto da umili pastori, mal considerati dai capi degli ebrei.
* Il Natale di Gesù avviene nella semplicità e nel silenzio. Gesù nasce di notte, non nel fracasso e nella baraonda. Solo nel silenzio è possibile cogliere la profondità del mistero, conoscere noi stessi, capire l’amore inventivo di Dio. Il modo migliore per prepararci al Natale, oggi più che mai, è quello di creare un po’ di silenzio: per cercare Dio, per farci trovare da Dio.
* Scrive il detenuto Benedetto, che attende in carcere il Natale con malinconia: « Un Natale lontano da casa, un Natale molto triste, lontano da chi ci vuole bene e da chi siamo affezionati. Dove solo noi sappiamo cosa si prova ». Sì, l’attesa del Natale è anche nostalgia per gli affetti persi o per i legami spezzati. È la stessa atmosfera del Natale che ci porta a sentimenti di malinconia e tenerezza. Ed è tutto così comprensibilmente umano. Ma non è propriamente questo il Natale cristiano, quello dell’incontro con Gesù. Anche noi, come Maria e Giuseppe dovremmo in un primo tempo sentirci turbati e quasi sconvolti dall’incarnazione, dall’arrivo di Dio sulla terra. Poi, inevitabilmente, lasciarci prendere dalla gioia profonda cantata dagli angeli nella notte santa: « Pace in terra agli uomini che Dio ama ».

Carne della sua carne
Ecco come parla di Maria di Nazaret lo scrittore Jean Paul Sartre: « Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio… Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: « Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia ». Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo, che si può prendere tra le braccia e coprire di baci ».

Anche un non credente capisce l’importanza del silenzio
« Nulla può essere realizzato senza la solitudine. Io ho cercato di realizzare per me la più completa solitudine. Ma non ci sono riuscito. Da quando esiste l’orologio è finita la possibilità di realizzare la solitudine. Ve l’immaginate un eremita con l’orologio? E allora bisogna accontentarsi di una « solitudine simulata ». Ma in questi limiti sprofondarsi. Con se stessi. Solitudine non vuol dire rifiuto del mondo. Anzi vuol dire collocarsi in un osservatorio dove tutte le cose del mondo possono penetrare, ma decantate e rese limpide » (Pablo Picasso).

Umberto DE VANNA sdb

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