Archive pour le 23 décembre, 2014

Gesù e l’agnello, Leonardo da Vinci (particolare)

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OMELIA NATALE DEL SIGNORE (25-12-2013) – (PER IL COMMENTO)

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OMELIA NATALE DEL SIGNORE (25-12-2013) – (PER IL COMMENTO)

MONS. VINCENZO PAGLIA

Ancora una volta siamo qui convocati per celebrare il Natale del Signore. L’evento della nascita di Gesù avvenuta una volta per tutte – duemila anni fa, circa, si rende ora presente – in modo misterioso, ma reale, attraverso la Liturgia della Chiesa, in particolare mediante il sacramento dell’Eucaristia.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato – come sempre – ci offre la chiave di lettura del «mistero», che stanotte (oggi) ci coinvolge e interpella, a fondo, la nostra vita in qualunque stato si esprima e qualunque età abbia raggiunto: l’anziano come il giovane, il prete come il laico, la persona consacrata come quella sposata, oggi – che lo si voglia o no – chiunque è messo di fronte all’«avvenimento» che ha dato una spina dorsale alla storia dell’umanità.
Annunciare il Natale, infatti, significa affermare che Dio, attraverso il Verbo fatto carne, ha pronunciato per noi la sua ultima parola, quella definitiva: una parola profonda, bella, chiarificatrice e decisiva, perché è il «sì» di Dio al matrimonio con l’umanità, dove l’indissolubilità e la fecondità sono garantite da un patto di stabilità, che ha Dio stesso per garante.
L’araldo della Liturgia del Natale è il profeta Isaia: nella Messa della notte ci ha detto che il popolo immerso nelle tenebre «vide una grande luce» (9,1); nella Messa dell’aurora, annuncia l’arrivo del Salvatore, con la sua ricompensa (62,11); nella Messa del giorno, mette in evidenza il messaggero che porta ai deportati una buona notizia: il Signore ci ha riscattati dalla schiavitù e «i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» (52,10).
La sintesi di questo annuncio sta nel nome stesso di Gesù: il Salvatore. È chiaro che l’uomo, con tuta la sua intraprendenza, non può salvarsi da solo. Quando pretende di fare di testa sua, combina solo guai, perché finisce per prevalere in lui lo spessore del suo egoismo, che si dipana nei sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia la classica formula del catechismo antico, che sintetizza il lungo elenco delle opere della carne, presentato da Paolo ai Galati (5,19-21).
Gesù dunque è nato per salvarci dal male, cioè dal peccato, che genera in noi la morte. Gesù, è apparso sulla terra non per caso, ma per dare un senso alla vita che, oltre la morte, ha un futuro, dove ciascuno può trovare la piena realizzazione di sé. Per questo il Natale ci rivela l’amore di Dio per noi: Dio che si fa «condiscendente», cioè scende e sta con noi. I Padri greci chiamavano questo mistero « synkatabasis ».
Di fronte a questo mistero – che è segno di contraddizione – la società si spacca in due: coloro che hanno compreso il senso del Natale e lo vivono nella gioia vera, una gioia religiosa, una gioia che porta luce e pace, perché è la gioia di Dio; ci sono coloro, invece, che confondono la gioia del Natale con l’allegria mondana, perché di fronte al mistero si bloccano e chiudano le saracinesche del loro spirito, per rimanere di un mondo piccolo, che si accontenta delle luci artificiali e di quanto offre il mercato umano: per certuni il Natale, molto spesso, genera la noia, anziché la gioia. Allora c’è qualcosa che non funziona: senza la fede l’uomo si perde.
La fede – lo ha scritto San Paolo a Tito, ci dice che in questo mondo «è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e a vivere con sobrietà, in attesa della beata speranza», cioè dell’incontro con «il nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» (Cf Te 2,11-13).
La fede dunque non è un rifugio per gli sprovveduti o un talismano da nascondere nelle pieghe cauteriate della nostra coscienza. Essa attira, dentro il presente, il futuro: da quando Cristo – vero Dio e vero uomo – è entrato nella storia, il tempo è diventato una dimensione di Dio e la fede – dice Tommaso d’Aquino è un «habitus», una costante disposizione dell’animo, che permette l’innesto della vita eterna in noi, mediante l’ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia. La fede dunque ha una forte rilevanza per la vita personale e sociale.
Se vogliamo guardare in faccia la realtà del nostro mondo occidentale vediamo che le ragioni della sua crisi sono soprattutto due: 1) la secolarizzazione con il conseguente individualismo utilitarista: senza Dio è scomparsa l’etica della responsabilità (Weber) anche nei paesi dell’antica riforma; 2) il ruolo della politica: senza Dio anche la democrazia cade nella trappola del potere, a scapito del bene comune. Essa deve reimparare dal Vangelo: « dare a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare ». Come diceva un illuminato docente (il Prof. Naso): « Non prendetevela con Dio se Cesare scappa con la cassa ». Oggi si può aggiungere che non è colpa di Dio se in parlamento prevalgono le lobby anziché le ragioni del bene comune.
Purtroppo nell’agone socio-politico italiano ed europeo prevale sempre più l’emergere di un progetto di vita al di fuori di Dio, nella persuasione che, per garantire la laicità della democrazia, la fede vada relegata nell’intimo della persona, dimenticando che l’autentica laicità ha radici cristiane e che il vero laico trova nell’ispirazione cattolica (cioè « secondo il tutto ») non solo una verifica della propria identità, ma anche il proprium da porre sulla bilancia delle decisioni democratiche.
Di fatto la separazione tra fede e ragione è un «dramma», perché ha distrutto la capacità di raggiungere le più alte forme del ragionamento (Cf. Fides et ratio, n.25). In altre parole, per l’oscuramento della ragione non sostenuta dalla fede, l’uomo è insidiato nella sua dignità e nella sua capacità di raggiungere la piena maturità: le fantasie genetiche, il basso indice di natalità, il disprezzo della vita umana, la glorificazione delle devianze sessuali, la corrosione dell’istituto della famiglia, rivelano l’assenza di una educazione al senso della vita, che costringe le nuove generazioni a brancolare nel buio di una «libertà senza verità», e impedisce loro di sperimentare la forza trasformante del vero amore.
Oggi, di fronte ai grandi mutamenti planetari, le ideologie sono in crisi, ma pretendono di conservare il loro potere contrattuale. D’altra parte, l’Europa, fatica ad elaborare un nuovo pensiero critico: ne aveva uno, in passato, quello prodotto dal cristianesimo e che le aveva dato un volto presentabile, (André Frossard) ma ora si sta facendo di tutto per rottamarlo. Tutto ciò è frutto di un pensiero anemico che ha sostituito il bene con i valori: quando un bene viene chiamato « valore », lo si devalorizza e l’equivalenza dei valori genera il « relativismo ».
Così non si può andare avanti! Il Natale 2013 ci dice che Dio non si è stancato di noi, anche se la cultura dominante – non la maggioranza della gente – si è stancata di lui. Questa è la causa della nostra crisi a tutti i livelli, specialmente di quello economico e morale.
Allora bisogna « ripartire da Cristo », cioè dalla Verità – come scrive il filosofo francese Remì Brague – perché solo la Verità, che si è resa visibile in Gesù Cristo, ci rende veramente liberi, soprattutto verso le nostre passioni, ma soprattutto per riscrivere le nostre regole di vita.

NATALE 2014 – OMELIA: CORRIAMO VERSO LA GIOIA

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NATALE 2014 – OMELIA

PADRE ANTONIO RUNGI

CORRIAMO VERSO LA GIOIA

Noi uomini di questo tempo abbiamo bisogno di buone notizie, di notizie di vita e di gioia. Difficile trovarle nella quotidianità del nostro mondo e nei rapporti. Troppi fatti negativi, potrebbero deprimerci, scoraggiarsi, far serpeggiare nel nostro animo lo scoramento. Puntuale, ogni anno, il 25 dicembre arriva la solennità del Natale, la festa per eccellenza della gioia, della vita, del futuro, della famiglia, della pace, dell’armonia, della bontà e della tenerezza, di tutto ciò, in poche parole, è la vera buona notizia della storia che si rinnova ogni anno, partendo da quella grotta di Betlemme, dove risuona la prima volta il vero canto della gioia, perché lì nasce il Redentore. Il Natale, anche in questo nostro tempo super-tecnologico, riparte ogni volta dall’annuncio degli Angeli sulla grotta di Betlemme dove la santa famiglia, aspetta la visita di quanti vanno a vedere con i loro occhi la gloria di Dio che si è manifesta in Gesù bambino. Nel descrivere la nascita di Gesù, l’evangelista Luca mette in risalto i momenti salienti dell’avvenimento.
Il nucleo essenziale del Natale ed il suo messaggio che si rinnova ogni anno in questa solennità da 2014 anni è sta proprio qui. Non temete, ormai la gioia ha preso possesso di questo mondo, perché Dio si è fatto uomo ed è in mezzo a noi, è l’Emmanuele. La conseguenza di questa buona notizia è che ci sarà pace ed amore sulla terra per quanti accettano di vivere davvero il Natale di Gesù, Giuseppe e Maria e non il proprio egoistico natale del piacere e del divertimento, dell’odio e del risentimento, della guerra e della violenza, dell’ingiustizie e cattiverie. No! Il Natale che Gesù ci chiede di celebrare e vivere è un Natale contrassegnato dalla pace e dall’amore a livello generale e non a livello di poche persone. Tutta l’umanità deve essere investita dalla forza dell’amore e della pace, che ha origine nel Redentore.
Come i pastori dobbiamo correre ad incontrare la gioia del Signore. Non possiamo rimanere immobile nel cuore della notte, con i nostri pensieri, angosce, i nostri problemi, anche veri e reali, ma lontani dalla vera felicità che solo Dio ci può donare sempre. Correre verso la gioia non solo di Gesù, il Redentore, ma anche di Maria e di Giuseppe, perché anche loro possano guidarci, nel modo più giusto e sapiente, ad accogliere Gesù nel modo più giusto e positivo possibile. Non blocchiamo il processo di un cammino di elevazione spirituale che ci fa assaporare la gioia vera, ogni volta che facciamo un piccolo passo ed un progresso in ordine alla santità. E con il profeta Isaia, cantiamo la gioia dell’atteso Messia, scappando via dalle tenebre del peccato, della menzogna e della falsità. Questo è natale che sogniamo tutti da sempre, prima della venuta di Gesù e soprattutto dopo la sua nascita e la sua venuta su questa terra. Uomini e donne libere di fare la pace e fare il bene sempre, mai dimenticandosi che il bene deve sempre prevalere e il male deve essere sempre lottato e per quanto ci è possibile sconfitto dentro di noi e intorno a noi, con le armi dell’amore e della tenerezza. In Gesù Bambino, ci ricorda l’Apostolo Paolo nella sua lettera a Tito che « è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo ». Il Natale chiede conversione e rinnovamento, distacco dalle cose mondane e ricerca della giustizia, della pietà, coltivando la vera speranza cristiana, senza la quale il Natale è solo un giorno di festa, che durante fino a Santo Stefano.

Sia questa la nostra preghiera nella notte più bella della storia dell’umanità e nel giorno più luminoso dell’intera creazione

Dio della gioia e della tenerezza
che vieni tra noi nella condizione
di un bambino, povero ed indifeso,
proteggi tutti i bambini della terra,
perché possano incontrare
solo il volto gioioso di madri e padri
che sanno amare,
con la stessa attenzione
di Giuseppe e Maria.

Nella grotta di Betlemme,
tua prima culla,
hai sperimentato il freddo e il gelo
di una natura che ti ha accolto,
rispettando i tempi e le stagioni,
che hai dato ad essa
creandola dal niente.

Nella grotta di Betlemme
hai sperimentato,
Gesù Bambino,
la tenerezza e la bontà
delle persone semplici,
ma anche degli intellettuali del tuo tempo,
venuti da vicino e da lontano
per adorarti e contemplarti.

Fa o Gesù Bambino,
gioia eterna dell’Altissimo,
che questa umanità,
segnata da tanti dolori e sofferenze,
sperimenti la gioia del tuo Natale,
con lo stesso entusiasmo
degli angeli che apparvero
nel momento della Tua nascita
su quella povera e misera grotta
di un paese sconosciuto
e senza futuro.

Dona o Signore,
Redentore dell’uomo
la vera gioia del cuore,
con la stessa tonalità e consistenza
che, Maria, Tua e nostra Madre,
ha sperimentato accogliendoti
nel suo grembo verginale.

Fa’ che questo Natale 2014
segni un nuovo modo
di essere cristiani
e di vivere uniti in una grande
e sola famiglia
che inizia la sua esistenza
ai tuoi piedi Gesù Bambino.

Giuseppe e Maria,
i tuoi santi genitori terreni,
ci accompagnino
con uno stile di vita
in modo da potere celebrare
veramente questo Natale
dell’anno 2014, che volge al termine,
senza rimpianti e impedimenti,
ma con un rinnovato spirito
di servire e mai di essere servito,
come tu ci hai insegnato a fare,
con il tuo stile di vita povera
ed obbediente fino alla fine. Amen.

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