Archive pour le 25 janvier, 2013

Jesus preaching in Synagogue – vangelo di domanica prossima

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OMELIA III SETTIMANA DEL T.O. (27-01-2013): IO SONO QUELLO CHE VOI ASPETTATE

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OMELIA  III SETTIMANA DEL T.O. (27-01-2013)

DON MARCO PEDRON

IO SONO QUELLO CHE VOI ASPETTATE

Nel vangelo di oggi Gesù torna a Nazaret. Dov’era stato finora? Gesù è stato nel deserto (Lc 4,1-13) dove ha incontrato il diavolo nelle tentazioni ma soprattutto ha aderito al movimento del Battista.
Il Battista è ritenuto santo e anche un po’ fanatico dal popolo; sicuramente è mal visto dalle autorità religiose che ne temono la sua popolarità (Mt 21,25-26) e che lo considerano un pazzo scatenato e uno posseduto (Mt 11,18: « E’ venuto Giovanni che non mangia e non beve…: ha un demonio »).
Adesso però il Battista è in galera nel supercarcere di Macheronte per guai politi con Erode e non può più predicare. Lo fa però Gesù. E la sua fama si diffonde velocemente e rapidamente (Lc 4,14).
Gesù va nelle sinagoghe a predicare e ha grande successo; dai paesi vicini arrivano le voci entusiastiche, i consensi e le lodi.
Adesso torna nella sua città, Nazaret, a va nella sinagoga.
Osserviamo che si dice « secondo il solito » (Lc 4,16): vuol dire che anche per Gesù, come per ogni buon ebreo, era tradizione andarci di sabato. Ma non ci andrà ancora per molto.
Intanto qui Gesù ci va, ma non per partecipare al culto, ma per insegnare. E visto ciò che accade nelle sinagoghe ogni volta che predica, non ci andrà più. Infatti, e lo sentiremo domenica prossima, dopo la sua predica « quelli della sinagoga » tentarono di farlo fuori (Lc 4,29).
Nel vangelo questa cosa è incredibile: quando Gesù si presenta alle persone pie e religiose queste tentano di farlo fuori e di fargli la pelle. Quando Gesù invece si presenta ai delinquenti e la feccia della società, questi lo ascoltano.
E perché cercano di farlo fuori?
I luoghi sacri sono quelli più pericolosi per Gesù. Per tre volte tenta di insegnare nelle sinagoghe: la prima lo interrompono malamente (Mc 1,21); la seconda e la terza decidono e tentano di assassinarlo (Mc 3,1; Lc 4,16-30).
La zona di massimo pericolo rimane il Tempio. La « Casa di Dio » è il posto più pericoloso per Gesù: delle 12 volte che il verbo « uccidere » (apokteino) appare in Gv, 6 volte lo si incontra nel tempio (Gv 7,19.20.25; 8,22.37.40). E delle 8 volte che Gv usa il verbo « arrestare » (piazo), 4 sono nel tempio (7,30.32.33; 8,20).
Ciò che è incredibile dei vangeli è che i posti più religiosi « uccidono », o ci provano, il figlio di Dio. E lo fanno in nome di Dio. Perché la gente che non conosce Dio si attacca al proprio Dio. Chi non ha sperimentato Dio si attacca alle idee e alle regole di Dio e diventa rigido, inflessibile e giudicante.
Chi « ha conosciuto » Dio, invece, sa Chi è Lui: Lui è amore, vitalità, perdono, gioia, compassione tenerezza. Ma chi non lo conosce lo ridurrà alle proprie idee e alla propria testa.
E quando qualcuno parlerà di Dio a chi non conosce Dio, questi gli risponderà: « Tu sei pazzo! Dio non è così ». Perché, per lui che non lo conosce, Dio è come i suoi pensieri.
C’è una storia che racconta così: « Quando il guru si sedeva per le funzioni religiose ogni sera arrivava il gatto del santuario e distraeva i fedeli. Così egli ordinò che durante le funzioni serali il gatto venisse legato. Molto tempo dopo la morte del guru si continuava a legare il gatto durante le funzioni serali. E quando alla fine il gatto morì, portarono al santuario un altro gatto per legarlo debitamente durante le funzioni serali. Secoli dopo i discepoli del guru scrissero dotti trattati sul ruolo essenziale di un gatto in ogni funzione correttamente condotta ». Fa sorridere… forse!
Il divieto di digiunare ventiquattro ore prima di fare la Comunione era dovuto al fatto che la gente non si ingolfasse e soprattutto che non arrivasse a Messa ubriaca (secoli fa era assai frequente). Ma mio nonno si sentiva in colpa terribile (peccato grave!) se non digiunava o contravveniva alla regola.
Un’altra storia racconta che un uomo e un monaco camminavano verso il monastero. Arrivati al fiume incontrarono una donna molto bella che pure lei voleva attraversare il fiume, solo che l’acqua era troppo alta. Il monaco disse: « Io per amore di Dio non la posso toccare ». L’uomo, invece, se la pose sulle spalle e la portò dall’altra parte del fiume. Durante la prosecuzione del viaggio verso il monastero il monaco non fece che riprendere l’uomo: « Hai toccato una donna! E vai al monastero con questo peccato? Ma non ti vergogni? E cosa dirà la gente? E una donna così? E le hai toccato le natiche! », e così via. Per tutte le quattro ore del viaggio il monaco non fece altro che richiamare l’uomo alle regole di Dio e a cosa aveva fatto. Ad un certo punto l’uomo lo interruppe e gli disse: « Fratello, io la donna l’ho lasciata al fiume. Tu quand’è che decidi di lasciarla? ».
Gli uomini normali peccano e poi tutto finisce lì. Ma gli uomini troppo religiosi vedono peccato e male dappertutto: non perché ci sia ma perché loro non riescono a staccarsene. Il peccato che vedono dovunque è la proiezione delle proprie ombre interne.
Allora: c’è grande attesa (« gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui »; Lc 4,20).
C’è molta gente nella sinagoga (« gli occhi di tutti ») e il capo della sinagoga dev’essere molto contento. Infatti, se non vi sono dieci maschi adulti il capo della sinagoga deve pagarli (minyan) perché si possa svolgere la liturgia. Ma oggi ce ne sono in abbondanza.
Ma perché lo vogliono far fuori? Anche a quell’epoca c’era l’anno liturgico; la Bibbia era suddivisa in tre anni e ad ogni Sabato corrispondeva una lettura. Gesù, che capisce poco di liturgia, oppure che non gli gusta la liturgia fissata dai liturgisti, quando gli danno il rotolo del profeta Isaia anziché leggere la lettura che quel giorno presentava, ne cerca una particolare.
La traduzione dice: « Apertolo trovò » (Lc 4,17). Ma il verbo eurisko vuol dire cercare. Allora Gesù non legge il testo che doveva leggere ma ne va in cerca di un altro. E’ lui che lo cerca! E questa cosa sconcerta perché le regole liturgiche erano sacrali.
Il testo che Gesù legge si leggeva sì di sabato ma nella cinquantesima e cinquantunesima settimana dell’anno, durante l’estate e non in quel momento.
Gesù cerca il passo di Isaia al capitolo 61, che parla dell’investizione dell’unto del Signore e lo legge: « Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione (e fino a qui, tutto bene), e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore » (Lc 4,18-19). E fin qua tutto ok.
Gesù cita Isaia ma citando il profeta egli definisce la sua missione: « Io sono qui per questo; Dio mi ha mandato per questo ». E qual è la prima preoccupazione di Dio? L’umanità sofferente.
La prima preoccupazione di Dio è « la povertà » (Lc 4,18: « ai poveri il lieto annuncio=vangelo »). Gesù non è venuto per costituire un gruppo di monaci che si dedicano alla preghiera ma per togliere la povertà, ogni povertà. Perché se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la povertà!
L’A.T. era chiaro su questo. Dio stesso diceva: « Non vi sarà più nessun povero in mezzo a voi perché il Signore senza dubbio ti benedirà nella terra che ti ha dato in eredità » (Dt 15,4). A quel tempo vi erano tante nazioni e ognuna aveva la propria divinità. I popoli circostanti, vedendo che in Israele non c’era nessun bisognoso, nessun povero, avrebbero dovuto dire: « Il Dio di Israele è il più importante ». Qual è la buona notizia che i poveri attendono? La fine della povertà!
Se uno era povero (cioè mancante di) di cibo Gesù gli dava il pane (Lc 9,10-17: la condivisione dei pani). Ma questo non piace ai ricchi; i ricchi ti fanno l’elemosina ma non vogliono condividere.
Se uno era povero di libertà, lui gliela offriva: « Va vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi » (Lc 18,22). Sei prigioniero perché ti sei attaccato a quella cosa lì: liberatene e sarai libero. Ma questo non piace a chi ha certezze, sicurezze. Perché a volte sono tutto e solo quello che ha.
Se uno era povero di vista, lui gli dava la luce (Gv 9). Se uno non ci vedeva, lui gli apriva gli occhi. Ma questo non piace a molti perché si vedono cose che non si vorrebbero vedere.
Se uno era oppresso lui gli dava la libertà (Gv 11,43): « Lazzaro esci fuori! ». « Non vedi che sei oppresso dalle tue sorelle? Non vedi che ti fanno morire? Non vedi che sono relazioni mortali? Vuoi morire lì dentro? Esci fuori! ». Per niente agli altri dice: « E voi, scioglietelo e lasciatelo andare » (Gv 11,44). Ma questo non piace a molti perché vivere vuol dire cambiare i rapporti, le relazioni e gli equilibri.
Lui è venuto per questo: per darti ciò che ti manca… se lo vuoi però!
Ma adesso viene il bello perché il profeta Isaia continua dicendo: « Un giorno di vendetta del Signore » (Is 61,2). E che fa Gesù? Gesù si ferma qui e non lo dice questo versetto, che era il più atteso perché era « il tempo della rivincita, della vendetta sui nostri nemici ».
Se noi non capiamo il contesto non capiamo perché poi lo vogliono uccidere. Infatti uno si chiede: « Ma che cos’avrà detto poi di così tanto male? ». E uno non capisce.
Nazaret è in Galilea. E la Galilea era un ambiente di nazionalisti. Succedeva infatti spesso che in Galilea, paese di rivoluzionari, la gente si sollevasse contro il potere romano invocando la venuta del Messia.
Allora: la gente che lo ascolta non aspetta altro che quel versetto: « E’ tempo del Messia, che ci farà vendetta e scaccerà i nostri oppressori Romani ». La gente aspetta questo Messia; questo era il lieto annuncio: che loro, poveri, schiavi e prigionieri sarebbero stati liberati dal Messia dai Romani.
Come vedete in ogni tempo Dio « viene usato »: oggi gli si chiede di vincere al Superenalotto, di farci trovare l’uomo giusto, di mandarci questo o quello, a quel tempo di mandare il Messia-Rambo.
Poi, dice il vangelo, « Gesù lo arrotolò, lo consegnò all’inserviente e sedette » (Lc 4,20). Le persone sono sconcertate: « Ma come? Perché ha interrotto? Non va avanti? ». La lettura della Bibbia, fatta così, è mutilata, blasfema, irriverente. C’è bisogno di una spiegazione.
E’ per questo che « gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui » (Lc 4,20). Nell’aria c’è una tensione pazzesca perché non è in linea con le attese di tutti, con le attese della tradizione, con le attese dei religiosi. Gesù dice: « Sì, il Messia viene ma non è affatto il Rambo che pensate voi! ».
E quando dice: « Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi » (Lc 4,21) succede il putiferio e il finimondo. E domenica prossima sentiremo cosa accadrà!
Forse noi non ci rendiamo bene conto ma Gesù si definisce l’unto, il Messia tanto aspettato. « Quello che da secoli aspettavate, quello che da sempre avete pregato e invocato, il vostro desiderio più grande: eccomi qua, sono io. Io sono l’unto; io sono il Messia; io sono l’aspettato ».
Se un vostro amico vi dicesse: « Io sono Gesù Cristo », qual è la prima cosa che fate? La prima è che vi mettete a ridere, la seconda, invece, è che vi preoccupate e la terza che lo portate da uno psichiatra. E da uno bravo, perché uno che dice così!
C’era un uomo (fatto reale riportato da Bandler e Grinder) che si credeva Gesù Cristo. Gli psichiatri avevano provato tutti i metodi classici, ma nessuno riusciva a fargli cambiare idea. La situazione sembrava senza vie d’uscita e irrisolvibile. Così un giorno Bandler va da quest’uomo e gli chiede: « Lei è Gesù Cristo? ». E l’altro: « Sì, figlio mio ». Al che Bandler gli dice: « Torno tra un istante ». L’uomo rimane un tantino confuso; 3-4 minuti dopo, ecco che Bandler torna con un metro a nastro. Chiede all’uomo di allargare le braccia, ne misura l’apertura, misura quindi l’altezza dell’uomo, e se ne va. L’uomo che si proclama Gesù Cristo resta un tantino incerto. Qualche minuto dopo Bandler ritorna con un bel trave di legno, un altro appuntito da una parte, un martello e dei chiodi. Bandler richiede: « E’ lei Gesù Cristo? ». E l’uomo: « Lei lo ha detto, io lo sono! ». Bandler: « Bene, bene! ». Così distende l’uomo sopra il trave, gli apre le braccia (l’uomo è totalmente confuso ed esterrefatto), prende un chiodo e il martello. In quell’istante l’uomo gli chiede: « Ma si può sapere cosa sta facendo? ». Bandler: « Lei è Gesù Cristo, sì o no? »: L’uomo: « Gliel’ho detto, io lo sono ». Bandler: « Bene, bene, perché io sono il governatore romano Ponzio Pilato e lei sa bene cosa adesso gli faccio… ». Non finisce di dire queste parole che l’uomo si mette ad urlare: « No, no, lo giuro, non sono io Gesù Cristo, non sono io… ». Caso risolto. L’uomo non si definì mai più Gesù Cristo.

E il problema più grande per Gesù non era che si dichiarasse lui l’Unto (unto=masciah, ebracio=messia): che fosse l’Unto, il Messia, potevano accettarlo. Ma mai avrebbero potuto accettare che fosse così.
Essere l’Unto era il desiderio più grande di tutti. Perché il Messia era così aspettato che tutti lo avrebbero seguito: era la massima attesa di ogni ebreo.
Chi desiderò ardentemente di essere l’Unto, il Consacrato, fu Erode. E’ interessante sapere cosa fece Erode perché ricorda dei personaggi un po’ megalomani di oggi. E questo ci fa capire il perché è terrorizzato quando gli dicono: « E’ nato il Messia a Betlemme, il re dei Giudei » (Mt 2,2).
Erode arrivò al potere in maniera illegale, perché diventò re di Giudea pur non potendo, in quanto era arabo. Diventò re in maniera oscura, non si sa ancora bene come fece. E siccome aveva l’ostilità da parte del gruppo dirigente, Erode capì che per farsi accettare doveva occupare quelli che all’epoca erano i mezzi di informazione. Erode venne chiamato il Grande perché era furbo (in questo senso « grande »!). Chi erano quelli che detenevano l’informazione? I farisei! Bene, lui li eliminò tutti.
Ma non era ebreo. Quindi si fece pubblicizzare dal suo storiografo di essere l’Unto del Signore, cioè l’Inviato del Signore. E per dimostrare che era ebreo si era fatto costruire un falso albero genealogico.
Era megalomane, aveva cinque sfarzosi castelli e una particolarità che ci descrive Giuseppe Flavio è quella che si tingeva i capelli. Giuseppe Flavio scriveva: « Erode è un vecchio svergognato che si tinge i capelli di rosso ». Aveva un fratello, poi, sul quale scaricava tutte le sue malefatte.
Aveva promesso, perché la folla e la gente non lo amava tanto, diecimila posti di lavoro e comprendendo l’importanza dello sport e della pubblicità, finanziò le olimpiadi dell’epoca. Quello che è tragico è che Erode ha regnato per quarant’anni!
Essere l’Unto era la massima aspirazione di tutti. Gesù poteva benissimo essere un pazzo. Non sono mica matti quelli che vogliono uccidere il « pazzo » Gesù. Dobbiamo capirli. Agli occhi dei discepoli Gesù era il Messia. Ma agli occhi degli altri Gesù era davvero pazzo.                                   
Ciò che colpisce di Gesù è 1. la sua ferma e incrollabile convinzione di essere il Messia. Si può dire: « E va beh, era il Figlio di Dio, lo sapeva! ». Ma da un punto di vista umano, quanta sicurezza, autostima, quale radicamento uno deve avere per essere certo, sicuro, di essere l’Inviato?
Da questo punto di vista la fiducia in sé è la base, le fondamenta per costruire ogni sogno. Una cosa non sta in piedi senza fondamenta; senza fiducia in sé non si può raggiungere nessun sogno.                                       

E poi 2. di Gesù colpisce questo « oggi ». Gesù chiude il tempo dell’attesa. L’attesa si compie oggi. Basta posticipare, basta rimandare, basta sperare che accada chissà cosa. Io lo faccio oggi.
C’è un « scusa » che dovrei dire a qualcuno? Lo faccio « oggi ».
C’è una scelta difficile che dovrei fare? La faccio oggi: prendo il coraggio e scelgo.
C’è una prigione da cui devo uscire? Qualunque sia il costo, lo faccio oggi.
C’è una cosa che dovrei vedere o ammettere? Smetto di raccontarmela, di nascondermela, lo faccio oggi.
C’è un « sì » che dovrei dire a qualcuno? Anche se ho paura, lo faccio oggi.
C’è un « no » che dovrei dire a qualcuno? Anche se vuol dire conflitto o tensione, lo dico oggi.
Mi accorgo che la vita mi sta scappando? Devo cambiare oggi. Domani in genere è mai. Domani è solo una illusione per dirsi « no » rivestita da « sì ». L’anno di grazia del Signore, se scelgo, è « oggi ». La scelta cambia il caso in destino.
Durante gli esercizi spirituali ci hanno fatto fare questo esercizio: « Dovete morire fra due giorni: cosa fate? ». E ciascuno ha detto e scritto cosa avrebbe fatto. Il giorno dopo alla mattina ci hanno detto: « Bene adesso avete questa giornata per farlo ». E l’abbiamo fatto. E’ stato meraviglioso: cose che si rimandavano (e non si sa perché) le abbiamo fatte « oggi ». E la domanda che c’è rimasta è: « Ma perché qualcuno ci deve costringere? Perché non farlo da noi? ».
Pensate alla cosa più urgente della vostra vita? Pensata… Fatela oggi.
E’ l’azione, l’oggi, che cambia la direzione della mia vita.

Pensiero della Settimana
« Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi sarò contento: a che serve essere tristi, a che serve?
Perché soffia un vento cattivo?
Perché dovrei dolermi, oggi, del domani?
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
Forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi sarò contento; e ad ogni amaro giorno dirò:
« Da domani, sarò triste. Oggi no ».


(Preghiera di un ragazzo trovata in un ghetto nel 1941)

CONVERSIONE DI SAN PAOLO, 25 GENNAIO – UFFICIO DELLE LETTURE

25 GENNAIO : CONVERSIONE DI SAN PAOLO

(lo so sono in ritardo, ma l’Ufficio si può fare in qualsiasi ora)

UFFICIO DELLE LETTURE

INNO

 O apostoli di Cristo,
colonna e fondamento
della città di Dio!

Dall’umile villaggio
di Galilea salite
alla gloria immortale.

Vi accoglie nella santa
Gerusalemme nuova
la luce dell’Agnello.

La Chiesa che adunaste
col sangue e la parola
vi saluta festante;

ed implora: fruttifichi
il germe da voi sparso
per i granai del cielo.

Sia gloria e lode a Cristo,
al Padre e allo Spirito,
nei secoli dei secoli. Amen

1 ant.  Io sono Gesù che tu perseguiti;
duro è per te resistere al pungolo.

SALMO 18 A

I cieli narrano la gloria di Dio, *
    e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio *
    e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole, *
    di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce *
    e ai confini del mondo la loro parola.

Là pose una tenda per il sole †
    che esce come sposo dalla stanza nuziale, *
    esulta come prode che percorre la via.

Egli sorge da un estremo del cielo †
    e la sua corsa raggiunge l’altro estremo: *
    nulla si sottrae al suo calore.

1 ant.  Io sono Gesù che tu perseguiti;
duro è per te resistere al pungolo.

2 ant.  Anania, va’ e cerca Saulo:
io l’ho scelto perché annunzi il mio nome
a tutti i popoli.

SALMO 63

Ascolta, Dio, la voce, del mio lamento, *
    dal terrore del nemico preserva la mia vita.
Proteggimi dalla congiura degli empi *
    dal tumulto dei malvagi.

Affilano la loro lingua come spada, †
    scagliano come frecce parole amare *
    per colpire di nascosto l’innocente;

lo colpiscono di sorpresa *
    e non hanno timore.

Si ostinano nel fare il male, †
    si accordano per nascondere tranelli; *
    dicono: «Chi li potrà vedere?».

Meditano iniquità, attuano le loro trame: *
    un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso.

Ma Dio li colpisce con le sue frecce: *
    all’improvviso essi sono feriti,
la loro stessa lingua li farà cadere; *
    chiunque, al vederli, scuoterà il capo.

Allora tutti saranno presi da timore, †
    annunzieranno le opere di Dio *
    e capiranno ciò che egli ha fatto.

Il giusto gioirà nel Signore †
    e riporrà in lui la sua speranza, *
    i retti di cuore ne trarranno gloria.

2 ant.  Anania, va’ e cerca Saulo:
io l’ho scelto perché annunzi il mio nome
a tutti i popoli.

3 ant.  Nelle sinagoghe Paolo annunciava Gesù,
affermando che era il Cristo.

SALMO 96

Il Signore regna, esulti la terra, *
    † gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono, *
    giustizia e diritto sono la base del suo trono.

Davanti a lui cammina il fuoco *
    e brucia tutt’intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo: *
    vede e sussulta la terra.

I monti fondono come cera davanti al Signore, *
    davanti al Signore di tutta la terra.
I cieli annunziano la sua giustizia *
    e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

Siano confusi tutti gli adoratori di statue †
    e chi si gloria dei propri idoli. *
    Si prostrino a lui tutti gli dei!

Ascolta Sion e ne gioisce, †
    esultano le città di Giuda *
    per i tuoi giudizi, Signore.

Perché tu sei, Signore, l’Altissimo su tutta la terra, *
    tu sei eccelso sopra tutti gli dei.

Odiate il male, voi che amate il Signore: †
    lui che custodisce la vita dei suoi fedeli *
    li strapperà dalle mani degli empi.

Una luce si è levata per il giusto, *
    gioia per i retti di cuore.
Rallegratevi, giusti, nel Signore, *
    rendete grazie al suo santo nome.

3 ant.  Nelle sinagoghe Paolo annunciava Gesù,
affermando che era il Cristo.

V. Buono e pietoso è il Signore,
V. lento all’ira e grande nell’amore.

PRIMA LETTURA         

Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 1,11-24
Rivelò a me il suo Figlio perché lo annunziassi

    Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
    In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia- Ma ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio a causa mia.

RESPONSORIO         Cfr. Gal 1,11-12; 2 Cor 11,10.7

R. Il vangelo che annunzio non è modellato sull’uomo: * non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
V. La verità di Cristo è in me, poiché vi ho annunziato il vangelo di Dio:
R. non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

SECONDA LETTURA         

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 2, Panegirico di san Paolo, apostolo; PG 50,477-480)
Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo

    Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3,13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invitava tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2,18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12,10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2,14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.
    Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro.
    Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l’unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi.
    Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. Pensava infine che la morte, la sofferenza e mille supplizi diventassero come giochi da bambini quando si trattava di sopportarli per Cristo.

RESPONSORIO         Cfr. 1 Tm 1,13-14; 1 Cor 15,9

R. Dio mi ha usato misericordia, perché agivo senza saperlo. * La grazia ha sovrabbondato, insieme alla fede e alla carità, che è in Cristo Gesù.
V. Non merito di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.
R. La grazia ha sovrabbondato, insieme alla fede e alla carità, che è in Cristo Gesù.

Celebrazione vigiliare

TE DEUM

Noi ti lodiamo, Dio, *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

ORAZIONE

    O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell’apostolo Paolo, concedi anche a noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di camminare sempre verso di te e di essere testimoni della tua verità. Per il nostro Signore.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

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