Archive pour le 28 janvier, 2013

The Calling of the First Apostles, Domenico Ghirlandaio 1481

The Calling of the First Apostles, Domenico Ghirlandaio 1481  dans immagini sacre Calling-of-Apostles-Domenico-Ghirlandaio-1481
http://freechristimages.org/biblestories/jesus_calls_his_first_disciples.htm

Publié dans:immagini sacre |on 28 janvier, 2013 |Pas de commentaires »

«AMO PERCHÉ AMO, AMO PER AMARE» – SAN BERNARDO

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_w.htm#«AMO PERCHÉ AMO, AMO PER AMARE»

«AMO PERCHÉ AMO, AMO PER AMARE»

SAN BERNARDO *

San Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo Abate di Chiara valle. I doni di natura e di grazia hanno conferito a questo letterato, teologo e mistico, un fascino tutto particolare. La sua opera conserva ancora oggi un grande valore spirituale.
Nei suoi sermoni sul Cantico dei Cantici, grazie anche alla perfezione della forma letteraria, egli ci fa gustare i frutti di una lunga esperienza di vita spirituale.

L’amore basta a se stesso, piace per sé e a motivo di sé; è merito e ricompensa a se stesso. Non cerca all’infuori di sé nessuna causa e nessun frutto: suo frutto è appunto amare. Amo perché amo, amo per amare. Grande cosa è l’amore purché risalga al suo principio e, ritornato alla sua origine, riversatosi nella sua fonte, attinga sempre da essa per poter fluire perennemente. Di tutti i moti dell’anima, dei sentimenti e degli affetti, l’amore è il solo col quale la creatura può rispondere al suo Creatore, se non da pari a pari, almeno da simile a simile…
L’amore dello Sposo, o meglio lo Sposo che è amore, chiede solo reciprocità d’amore e fedeltà. L’amata dunque deve amari o a sua volta. Come potrebbe non amare lei che è sposa e sposa dell’Amore? Come potrebbe l’Amore non essere amato?
E’ giusto allora che, rinunziando a tutti gli altri affetti, si dia interamente ad un unico amore, lei a cui tocca rispondere all’Amore stesso ricambiando amore. Infatti anche se si effonde tutta in amore, che proporzione ci sarà tra questo suo amore e lo scorrere perenne di quella che è la fonte? Certamente il flusso dell’amore non sgorga con la stessa ricchezza da chi ama e da chi è l’Amore, dall’anima e dal Verbo, dalla sposa e dallo Sposo, dal Creatore e dalla creatura: l’abbondanza della fonte non è certo quella dell’assetato. E allora? Sarà quindi vano, sparirà completamente il desiderio di quella che aspetta le nozze? L’aspirazione di chi attende, l’ardore dell’amante, la fiducia di chi spera saranno delusi perché la sposa non può correre col passo di un gigante, contendere in dolcezza col miele, in mitezza con l’agnello, in candore col giglio, in luminosità col sole, in amore con colui che è Carità? No. Infatti, anche se la creatura ama di meno perché è più piccola, tuttavia può amare con tutta se stessa e dove c’è il tutto nulla manca. Perciò, come ho detto, amare così è una vera unione nuziale: non è infatti possibile volere tanto bene e non essere ricambiati nella stessa misura, in modo che il perfetto connubio consista nel reciproco consenso di due. A meno che qualcuno non obbietti che è l’anima ad essere amata dal Verbo, amata prima e di più. Perciò è prevenuta e superata nell’amore. Beata colei che ha meritato di essere prevenuta e benedetta con tanta tenerezza! Felice quella a cui è stato concesso di sperimentare un abbraccio così soave! Questo non è altro che amore santo e casto, dolce e delicato, amore tanto sereno quanto sincero, amore reciproco tutto intimo e forte, che congiunge due non in una sola carne, ma in un solo spirito e di due non fa più due ma uno solo, come dice Paolo: Chi aderisce a Dio, è un solo spirito con lui (1 Cor. 6, 17).

* Sermones super Cantica Canticorum, sermo LXXXIII, vol. II – Ed. Cist. Roma 1958 – pp. 300-302.

MILANO NON DIMENTICA LE VITTIME DELL’OLOCAUSTO NAZISTA (Il Cardinale Scola…)

http://www.zenit.org/article-35296?l=italian

MILANO NON DIMENTICA LE VITTIME DELL’OLOCAUSTO NAZISTA

Il cardinale Scola inaugura il Memoriale della Shoah nel Binario 21 della Stazione Centrale, luogo da cui nel gennaio del ’44 partirono i convogli destinati ad Auschwitz

Salvatore Cernuzio
ROMA, Monday, 28 January 2013 (Zenit.org).
Custodire la memoria per evitare di ripetere gli errori passati ed edificare quindi anche il presente. Già ieri Benedetto XVI aveva rivolto questo invito ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus, durante il quale, in occasione del “Giorno della Memoria”, ha ricordato le vittime dell’orrore nazista.
Anche il cardinale Angelo Scola ha ribadito tale concetto, inaugurando ieri il Memoriale della Shoah, il nuovo spazio nella Stazione centrale di Milano dedicato “a quanti hanno avuto barbaramente strappata la vita nei campi di sterminio, sia ebrei, sia deportati politici”.
Oltre all’Arcivescovo di Milano, erano presenti alla cerimonia anche il rabbino capo Alfonso Arbib; il presidente della Fondazione Memoriale, Ferruccio de Bortoli, autorità civili e numerosi altri rappresentanti della Comunità ebraica e della società milanese.
Il Memoriale della Shoah è stato allestito nel Binario 21 della stazione ambrosiana, un binario ferroviario «sotto» la città, divenuto negli anni il simbolo della deportazione ebraica, perché proprio da lì, il 30 gennaio 1944, partirono i convogli destinati ad Auschwitz carichi di circa 605 persone. Di queste, ne tornarono solo ventidue.
A lungo abbandonato, il Binario 21 è spesso stato oggetto di diverse ipotesi di recupero. Solo nel 2009 però si è dato finalmente il via ai lavori di un ambizioso progetto che ha visto una prima realizzazione proprio ieri, nel «cuore» del Memoriale. Da zona cadente della Stazione centrale, il binario è, dunque, diventato ora un luogo di memoria, di ricordi, ma anche di studio, documentazione e “ammonizione” per il domani.
La struttura ospita un percorso tematico: dalla «Sala delle testimonianze», dedicata alle voci dei sopravvissuti, si passa al «Cannocchiale della Discriminazione», spazio multimediale di proiezioni in movimento. Si arriva poi al «Binario della Destinazione Ignota» e al «Muro dei Nomi», sul quale sono ricordati i nomi di tutte le persone deportate quel tragico 30 gennaio.
“Questo Memoriale – ha dichiarato il cardinale – Scola con le attività ad esso collegate, dice non solo per la nostra città, ma a tutto il Paese, che la memoria non è puro ricordo ma opera di edificazione del presente”. “Non mi sfuggono – ha proseguito – le responsabilità storiche di taluni figli della Chiesa di fronte alle tragiche ingiustizie compiute contro i membri del popolo ebraico”.
Il porporato ha quindi ricordato le parole del Beato Giovanni Paolo II, quando, nella storica visita al Mausoleo di Yad Vashem a Gerusalemme, affermò con grande chiarezza: «La Chiesa cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell’amore e non da considerazioni politiche, è profondamente rattristata per l’odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo».
Nella storia di Milano degli ultimi decenni, ha ricordato poi il cardinale Scola, “non manca certo la documentazione di innumerevoli gesti di carità tra i nostri popoli”. Tuttavia, ha aggiunto, “in questa sede, non è il caso di sottolineare l’opera dei cristiani”. L’atteggiamento richiesto è infatti un altro: «prendere atto della ferita dell’altro e portarne il peso accettando la propria responsabilità» come affermò il card. Jean-Marie Lustiger, uno dei più autorevoli interpreti del dialogo tra giudei e cristiani.
Un dialogo che – ha affermato Scola – “nel frangente spesso doloroso di transizione che l’umanità sta vivendo” è più urgente che mai. “Il legame tra ebrei e cristiani – ha rimarcato l’Arcivescovo – è chiamato ad un compito improcrastinabile: essere un terreno fecondo in cui possa mettere radici e svilupparsi l’incontro e il confronto tra i membri di tutte le religioni e mondovisioni, a partire dagli altri figli di Abramo, i musulmani”.
“Per gli ebrei e per i cristiani – ha aggiunto il porporato – la logica profonda di un autentico rapporto tra culture, civiltà e religioni, impostato secondo verità, implica sempre l’autoesposizione dei soggetti che ne sono protagonisti perché il Dio di Abramo è un Dio che si è esposto compromettendosi con la storia”.
La città di Milano si propone quindi come crocevia “di incontro di tutte le fedi religiose e mondovisioni”. In particolare, l’augurio del cardinale Scola è “che questo Memoriale possa rappresentare un fattore privilegiato per la edificazione di nuova ambrosiana civiltà”.

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