Archive pour le 29 janvier, 2013

La croce e la Resurrezione, Pontificio Ateneo S. Anselmo

La croce e la Resurrezione, Pontificio Ateneo S. Anselmo dans immagini sacre resurr--2

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IL PENSIERO EBRAICO: IL MIDRASH

http://www.linguaggioglobale.com/filosofia/oriente/eb_midrash.htm

Il PENSIERO ORIENTALE – DI ERNESTO RIVA

IL PENSIERO EBRAICO: IL MIDRASH

Il termine midrash, plurale midrashim, viene dalla radice DRS, che contiene i concetti di spiegare, interpretare, indagare, sviscerare, e infatti darshanim sono coloro che si servono del midrash per indagare il testo biblico. La Casa del midrash è poi la scuola dove si approfondisce lo studio dei testi sacri. Nell’accezione divenuta comune e diffusa, il termine midrash viene quindi ad indicare un’attività di studio e di ricerca del testo biblico, eseguita con la massima attenzione, che non si limita al senso immediato e letterale ma indaga e scruta ogni possibile significato implicito: midrash quindi indica essenzialmente un metodo rabbinico di esegesi. Il termine poi per estensione indica anche altre due cose: la singola interpretazione ottenuta applicando il metodo e la raccolta di più interpretazioni (raccolta molto diluita nel tempo, che va dal IV sec. a.C al 1550 ca.).
Vi sono due tipi di midrash: uno relativo alla halakà e uno relativo alla aggadà. Il primo si riferisce alla componente legale e giuridica della tradizione; con l’altro termine, si itende praticamente tutto ciò che non è strettamente halakà e quindi ogni forma di narrazione storica, mitica, leggendaria, le espressioni post-bibliche della letteratura sapienziale, la morale, in un certo senso anche la mistica. Ma per toccare subito con mano che cosa sia concretamente il midrash, ecco qui di seguito una serie di midrashim.
Perché il mondo fu creato con la lettera Beth? Per insegnarci: come la Beth è chiusa da tutti i suoi lati, e aperta solo in avanti, così tu non sei autorizzato a indagare ciò che è in alto, in basso, in avanti e indietro, ma solo dal giorno in cui fu creato il mondo in poi. (Bereshit Rabbà,1).
Disse Rabbi Berechia: « mentre il Signore stava per creare il primo uomo, previde che da lui sarebbero derivati i giusti e i peccatori e pensò: se io creo l’uomo, ne verranno i peccatori; e se non lo creo, come sorgeranno i giusti? Allora il Santo, benedetto Egli sia, allontanò da sé il pensiero dei peccatori e, unitosi all’attributo della clemenza, creò l’uomo » (Bereshit Rabbà, 8).
« L’uomo fu creato solo (come progenitore del genere umano) perché da ciò si deducesse che chiunque distrugge una vita umana è come se distruggesse un mondo e viceversa chi salva una vita è come se salvasse il mondo intero » (Sanedrin, 37).
« Così dirai alla casa di Giacobbe ed esporrai ai figli di Israele » (Esodo, 19,3). L’espressione casa di Giacobbe significa: le donne. Il Signore disse a Mosè: alle donne annuncia i principi fondamentali, quelli che esse sono in grado di comprendere. Esporrai ai figli di Israele si riferisce agli uomini. Agli uomini, disse il Signore, esporrai minutamente tutte quelle leggi che sono in grado di comprendere. Secondo un’altra interpretazione, la Torà doveva essere esposta alle donne prima che agli uomini perché le donne sono più sollecite nell’adempimento delle mitzvot o, secondo altri, affinché si mostrassero zelanti nell’avvicinare i loro figli allo studio della Torà (Shemot Rabbà 25).

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DIO UNSE DI SPIRITO SANTO GESÙ DI NAZARETH : LUCA 3,21-22

http://www.sanbiagio.org/lectio/spirito2.pdf

DIO UNSE DI SPIRITO SANTO GESÙ DI NAZARETH

LUCA 3,21-22

prendiamo in considerazione la grande pagina del battesimo di gesù al giordano. tanto in matteo (3,11) che in marco (1,8) in luca (3,17) e in giovanni (1,33) è esplicitata un’affermazione importante: anche gesù battezzava, ma diversamente da giovanni, cioè con la forza dello spirito santo. tutti gli evangelisti narrano del battesimo di gesù: una scena succinta, ma di forte densità perché, come rimette in luce la teologia dopo il vaticano ii, ha un’enorme significato esistenziale per gesù. è qui infatti che egli accetta la sua vocazione entrando nella consapevolezza della propria missione di messia. l’evangelista ci ha appena detto che giovanni il battista è stato imprigionato da erode: lui che ha battezzato anche gesù nel giordano. è il battesimo che li accomuna e li diversifica. in luca, a differenza degli altri sinottici, il battesimo è descritto come già avvenuto; ma la sua enorme importanza viene colta anche dal fatto che qui è collocata la genealogia di gesù: da giuseppe fino ad adamo. c’è il peso di tutte le generazioni
affidato a lui che, accettando ora nello spirito santo la sua vocazione, redime con la sua obbedienza, la disobbedienza di adamo.
tre nuclei:
v. 21 il battista è scomparso dalla scena del giordano. tutto il popolo è ormai stato battezzato; anche gesù lo
è stato, mentre era in preghiera.
v. 22a si è aperto il cielo. è comparso lo spirito che aleggiava su gesù in forma di colomba.
v. 22b una voce, quella del padre, ha proclamato: « tu sei il figlio mio, l’amato, in te mi compiaccio ».
i versetti 21-22 sono il centro di tutto il cap.3. gesù si è messo in fila con i peccatori, facendosi carico del loro peccato e della loro morte, di cui quel battesimo è segno.
v.21 l’immersione nell’acqua, quasi una liquida tomba prenatale (cfr. ger. 20,17), è l’immersione in ciò che raffigura il ritorno all’abisso della morte. è il gesto di chi, non conoscendo peccato, si è fatto per noi maledizione e peccato (cfr. 2 cor.5,21).è l’immagine di un altro battesimo: quello della passione di cui gesù dirà: « c’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato finché non sia compiuto » (12,50). l’immersione avviene mentre gesù sta pregando. è tipico di luca sottolineare questo suo modo di vivere i momenti esistenziali più importanti: pregando.
v.22a nel pensiero cristiano più antico questo versetto è importantissimo, perché dice che avviene in questo momento la misteriosa unzione di gesù nello spirito santo. pietro, in casa del centurione cornelio, affermerà: « dopo il battesimo predicato da giovanni dio unse di spirito santo e potenza gesù di nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo » (at. 10,37ss.). lo spirito santo era apparso sotto forma di colomba. l’aleggiare dello spirito con questa parvenza di colomba sulla persona di gesù immersa nell’acqua richiama l’aleggiare sulle acque del caos primordiale (cfr. gen.. 1,2). evoca anche la colomba portatrice di salvezza il cui ritorno tranquillizzò noè. come poi non assimilarla al simbolo dell’amore fedele? tuba in ogni stagione il suo amore, così come l’amore di dio, appunto lo spirito santo, canta la sua
perenne fedeltà per l’uomo e provoca una risposta di amore fedele. (cfr. ct.2,14).
v.22b l’amante, la voce del padre, nella presenza-azione dello spirito santo, riconosce gesù come l’amato per eccellenza. è in lui , l’amato, che a nostra volta siamo infinitamente amati. a tal punto che il padre non esita a dare il figlio sulla croce perché chiunque crede al suo mistero di morte e risurrezione abbia la vita (cfr. gv.3,16), e una vita filiale secondo lo spirito. « gesù si chiama cristo -scrive tertulliano- perché unto dal padre con lo spirito santo ». a ragione r. cantalamessa afferma che l’unzione ricevuta da gesù nel giordano è un’unzione trinitaria . »il padre ha unto, il figlio è stato unto, lo spirito santo è la stessa unzione. » . isaia non a caso dice: « lo spirito del signore è su di me, perché mi ha unto » (is. 61,1) . e il salmista afferma: « dio, il tuo
dio ti ha unto con olio di allegrezza »( sl.44,8).chiaramente approfondire questi testi evangelici sulla scorta dei più antichi padri, significa scoprire che il battesimo di gesù non è solo da celebrarsi come la festa dell’istituzione del battesimo cristiano. c’è ben di più:
« è dal momento del battesimo che gesù acquisì la certezza che doveva assumere il ruolo di servo di javéh ». lo asseriscono o. culmam e diversi altri autori. ora questo mistero dell’unzione dello spirito santo al giordano c’interessa e ci interpella da vicino. lo spirito santo, per il quale il verbo s’era fatto carne, prende con potenza ad agire in gesù, a guidarlo e a ispirarlo fino a quando, morente, egli « emette lo spirito »(gv. 19,30). non solo, ma gesù, mandato dal padre, trasmette le parole di dio e dà lo spirito senza misura (gv. 3,34). come dice origene: « ci sono stati uomini sapienti che, possedendo dio, ne
hanno riferito le parole; essi tuttavia avevano solo parzialmente lo spirito di dio (…). invece il salvatore, mandato a trasmettere le parole di dio, non dona lo spirito parzialmente, perché egli non lo dona agli altri avendolo ricevuto egli stesso; bensì dona lo spirito essendone la sorgente » lo spirito santo è il mistero del permanere di gesù, oggi, in mezzo a noi nella forza che egli ci dà con la parola e coi sacramenti. lo spirito santo, è stato
detto, è oggi la scia del profumo che gesù si è lasciato dietro, passando sulla terra. s. ignazio d’antiochia afferma: « il signore al giordano ha ricevuto sul suo capo un’unzione profumata per spirare sulla chiesa l’incorruttibilità ». . mirabilmente s. agostino dice: « non solo fu unto il suo capo: lo siamo stati anche noi che siamo il suo corpo. noi siamo il corpo di cristo perché tutti siamo unti e tutti noi, in lui, siamo di cristo e siamo cristo poiché il cristo totale è il capo e il corpo insieme ». ed è di capitale importanza credere (come credo all’esistenza della forza solare!) che l’unzione di spirito santo agisce in noi, è forza operativa in ordine alla nostra esistenza di consacrazione e servizio.
con quale preparazione e consapevolezza ricevo i sacramenti che ci rendono partecipi di questa unzioneprofumo? è con vero spirito di servizio che vivo in compagnia delle sorelle e dei fratelli? con quale impegno personale, divento a mia volta « cristo » , cioè unto, consacrato , effondo il profumo di una vita santa? ho il coraggio di effondere questo profumo di vita-testimonianza sulle membra del corpo mistico, spezzando l’alabastro della mia umanità troppo spesso legata ancora agli schemi « dell’uomo vecchio », con tutte le sue spinte egoistiche?
il « profumo di cristo » (cfr. 2 cor. 2,15) diventa espansione accattivante da parte del mio testimoniare gesù per opera e forza di spirito santo fuori dal sonnacchioso tran tran d’una vita che, se non abbagliata da cristo, è rassegnata e spenta? & solo chi nel mistero di cristo, l’amato del padre, accetta d’essere infinitamente amatoda lui può veramente impegnarsi (fuori da volontarismi e lassismi) alla vocazione fondamentale del cristiano (tanto più della religiosa) che è vocazione ad amare, nello spirito santo, come cristo, dando la vita. qual è la mia convinzione a riguardo?
facciamo nostra la bella preghiera della messa crismale del giovedì santo:
« o padre, che hai consacrato il tuo unico figlio con l’unzione dello spirito santo e lo hai costituito messia e signore, concedi a noi, partecipi della sua consacrazione,  di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza ». avendone l’occasione, aspiro aria profumata di primavera o il semplice profumo di un fiore e, interiorizzando a lungo la mia sensazione olfattiva, prego:


« o spirito santo,
profumata unzione del padre sul capo di gesù,
rendimi profumo di lui
in mezzo a sorelle e fratelli »

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