Archive pour le 17 septembre, 2008

San Francesco: le stimmate

San Francesco: le stimmate  dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

San Bonaventura: San Francesco, le stimmate

oggi per i francescani è festa, è il ricordo delle stimmate di San Franceco, riporto il racconto del dono delle stimmate da San Bonaventura;

dalle: Fonti Francescane, Editrice Francescane, Assisi 190

SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO
LEGGENDA MAGGIORE
(VITA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI)

CAPITOLO XIII

LE SACRE STIMMATE
1222
1. Francesco, uomo evangelico, non si disimpegnava mai dal praticare il bene. Anzi, come gli spiriti angelici sulla scala di Giacobbe, o saliva verso Dio o discendeva verso il prossimo. Il tempo a lui concesso per guadagnare meriti, aveva imparato a suddividerlo con grande accortezza: parte ne spendeva nelle fatiche apostoliche per il suo prossimo, parte ne dedicava alla tranquillità e alle estasi della contemplazione.
Perciò, dopo essersi impegnato, secondo l’esigenza dei tempi e dei luoghi, a procacciare la salvezza degli altri, lasciava la folla col suo chiasso e cercava la solitudine, col suo segreto e la sua pace: là, dedicandosi più liberamente a Dio, detergeva dall’anima ogni più piccolo grano di polvere, che il contatto con gli uomini vi avesse lasciato.

1223
Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina lo trasse in disparte, e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna.
Qui egli aveva iniziato, secondo il suo solito, a digiunare la quaresima in onore di san Michele arcangelo, quando incominciò a sentirsi inondato da straordinaria dolcezza nella contemplazione, acceso da più viva fiamma di desideri celesti, ricolmo di più ricche elargizioni divine. Si elevava a quelle altezze non come un importuno scrutatore della maestà, che viene oppresso dalla gloria, ma come un servo fedele e prudente, teso alla ricerca del volere di Dio, a cui bramava con sommo ardore di conformarsi in tutto e per tutto.

1224
2. Egli, dunque, seppe da una voce divina che, all’apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa Dio maggiormente gradiva in lui e da lui.
Dopo aver pregato molto devotamente, prese dall’altare il sacro libro dei Vangeli e lo fece aprire dal suo devoto e santo compagno, nel nome della santa Trinità.
Aperto il libro per tre volte, sempre si imbatté nella Passione del Signore. Allora l’uomo pieno di Dio comprese che, come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della Passione, prima di passare da questo mondo.
E benché ormai quel suo corpo, che aveva nel passato sostenuto tante austerità e portato senza interruzione la croce del Signore, non avesse più forze, egli non provò alcun timore, anzi si sentì più vigorosamente animato ad affrontare il martirio.
L’incendio indomabile dell’amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di carità così forti, che le molte acque non potevano estinguerle.

1225
3. L’ardore serafico del desiderio, dunque, lo rapiva in Dio e un tenero sentimento di compassione lo trasformava in Colui che volle, per eccesso di carità, essere crocifisso.
Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo.
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore.
Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada dolorosa della compassione.
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito.

1226
Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne.
Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso.
Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all’indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne.
Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande.

1227
4. Vedeva, il servo di Cristo, che le stimmate impresse in forma così palese non potevano restare nascoste ai compagni più intimi; temeva, nondimeno, di mettere in pubblico il segreto del Signore ed era combattuto da un grande dubbio: dire quanto aveva visto o tacere?
Chiamò, pertanto, alcuni dei frati e, parlando in termini generali, espose loro il dubbio e chiese consiglio. Uno dei frati, Illuminato, di nome e di grazia, intuì che il Santo aveva avuto una visione straordinaria, per il fatto che sembrava tanto stupefatto, e gli disse: « Fratello, sappi che qualche volta i segreti divini ti vengono rivelati non solo per te, ma anche per gli altri. Ci sono, dunque, buone ragioni per temere che, se tieni celato quanto hai ricevuto a giovamento di tutti, venga giudicato colpevole di aver nascosto il talento ».
Il Santo fu colpito da queste parole e, benché altre volte fosse solito dire: « Il mio segreto è per me », pure in quella circostanze, con molto timore, riferì come era avvenuta la visione e aggiunse che, durante l’apparizione il serafino gli aveva detto alcune cose, che in vita sua non avrebbe mai confidato a nessuno.
Evidentemente i discorsi di quel sacro serafino, mirabilmente apparso in croce, erano stati così sublimi che non era concesso agli uomini di proferirli.

1228 5. Così il verace amore di Cristo aveva trasformato l’amante nella immagine stessa dell’amato.
Si compì, intanto, il numero dei quaranta giorni che egli aveva stabilito di trascorrere nella solitudine e sopravvenne anche la solennità dell’arcangelo Michele. Perciò l’uomo angelico Francesco discese dal monte: e portava in sé l’effigie del Crocifisso, raffigurata non su tavole di pietra o di legno dalla mano di un artefice, ma disegnata nella sua carne dal dito del Dio vivente. E, poiché è cosa buona nascondere il segreto del re, egli, consapevole del regalo segreto, nascondeva il più possibile quei segni sacri.
Ma a Dio appartiene rivelare a propria gloria i prodigi che egli compie e, perciò, Dio stesso, che aveva impresso quei segni nel segreto, li fece conoscere apertamente per mezzo dei miracoli, affinché la forza nascosta e meravigliosa di quelle stimmate si rivelasse con evidenza nella chiarezza dei segni.

1229
6. Nella provincia di Rieti, infieriva un’epidemia gravissima e violentissima, che sterminava buoi e pecore, senza possibilità di rimedio.
Ma un uomo timorato di Dio una notte ebbe una visione, in cui lo si esortava a recarsi in fretta al romitorio dei frati, dove allora dimorava il servo di Dio, a prendere l’acqua con cui Francesco si era lavato, per aspergerne tutti gli animali.
Al mattino, quello andò al luogo e, ottenuta di nascosto quella sciacquatura dai compagni del Santo, andò ad aspergere con essa le pecore e i buoi ammalati.
Meraviglia!: appena toccati da quell’acqua, fosse pure una goccia sola, gli animali colpiti ricuperavano le forze, si alzavano Immediatamente e correvano al pascolo, come se non avessero mai avuto malattie.
Così, per l’ammirabile efficacia di quell’acqua, che era stata a contatto con le sacre piaghe, ogni piaga scompariva e la pestilenza fu cacciata dal bestiame.

1230
7. Nel territorio attorno alla Verna, prima che il Santo vi soggiornasse, i raccolti venivano ogni anno distrutti da una violenta grandinata, provocata da una nube che si alzava dalla montagna.
Ma, dopo quella fausta apparizione, con meraviglia degli abitanti, la grandine non venne più: evidentemente l’aspetto stesso del cielo, divenuto sereno in maniera inusitata, dichiarava, così, la grandezza di quella visione e la virtù taumaturgica delle stimmate, che proprio là erano state impresse .

1231
Una volta, d’inverno, il Santo stava compiendo un viaggio, cavalcando, per la debolezza fisica e l’asperità della strada, un asinello, di proprietà d’un pover uomo.
Non poterono giungere all’ospizio prima del calar della notte e dovettero pernottare sotto la sporgenza d’una roccia, per evitare in qualche modo i danni della neve.
Il Santo si accorse che il suo accompagnatore brontolava sottovoce, si lamentava, sospirava, si agitava da una parte e dall’altra, perché aveva un vestito troppo leggero e non riusciva a dormire a causa del freddo intenso. Infiammato dal fuoco dell’amor divino, egli stese allora la mano e lo toccò. Fatto davvero mirabile: al contatto di quella mano sacra, che portava in sé il carbone ardente del serafino, immediatamente quell’uomo si sentì invadere, dentro e fuori, da un fortissimo calore, quasi fosse investito dalla fiamma di una fornace. Confortato nello spirito e nel corpo subito s’addormentò, fra sassi e nevi, e dormì fino al mattino, più saporitamente di quanto avesse mai riposato nel proprio letto, come poi raccontò lui stesso.
Tutti questi sono indizi sicuri, da cui risulta che quei sacri sigilli furono impressi dalla potenza di Colui che, mediante il ministero dei serafini, purifica, illumina ed infiamma.
Difatti essi, all’esterno, purificavano dalla pestilenza ed erano efficacissimi nel donare ai corpi salute, serenità e calore .
Ciò fu dimostrato da miracoli anche più probanti, che avvennero dopo la morte del Santo e che noi riporteremo più tardi, a suo luogo.

1232
8. Grande era la cura che egli metteva nel nascondere il tesoro scoperto nel campo; ma non poté impedire che alcuni vedessero le stimmate delle mani e dei piedi, benché tenesse le mani quasi sempre coperte e, da allora, andasse con i piedi calzati.
Videro, durante la sua vita, molti frati: uomini già per se stessi in tutto e per tutto degni di fede a causa della loro santità eccelsa, essi vollero tuttavia confermare con giuramento, fatto sopra i libri sacri, che così era e che così avevano visto.
Videro anche, stante la loro familiarità con il Santo alcuni cardinali e resero testimonianza alla verità sia con la parola sia con gli scritti, intessendo veridicamente le lodi delle sacre stimmate in prose rimate, inni ed antifone, che pubblicarono in suo onore. Anche il sommo pontefice, papa Alessandro, predicando al popolo, in presenza di molti frati, fra cui c’ero anch’io affermò di aver potuto osservare quelle stimmate sacre con i propri occhi, mentre il Santo era in vita.
Videro, alla sua morte, più di cinquanta frati, e Chiara la vergine a Dio devotissima, con le altre sue suore, nonché innumerevoli secolari. Molti di essi, come si dirà a suo luogo, mentre le baciavano per devozione, le toccarono anche ripetutamente, per averne una prova sicura.

1233
Ma la ferita del costato la nascondeva con tanta premura, che nessuno la poté osservare, mentre era in vita, se non furtivamente.
Uno dei frati, che era solito servirlo con molto zelo, lo persuase una volta, con pia astuzia, a lasciarsi togliere la tonaca, per ripulirla. Così, guardando con attenzione, poté vedere la piaga: la toccò rapidamente con tre dita e poté misurare, a vista e al tatto, la grandezza della ferita.
Con analoga astuzia riuscì a vederla anche il frate che era allora suo vicario.
Un frate suo compagno, di ammirevole semplicità, mentre una volta gli frizionava le spalle malate, facendo passare la mano attraverso il cappuccio, la lasciò scivolare per caso sulla sacra ferita, procurandogli intenso dolore.
Per questa ragione il Santo portava, da allora, mutande così fatte che arrivavano fino alle ascelle e proteggevano la ferita del costato.
I frati che gli lavavano le mutande e gli ripulivano di quando in quando la tonaca, trovavano quegli indumenti arrossati di sangue e così, attraverso questa prova evidente, poterono conoscere, senza ombra di dubbio, l’esistenza della sacra ferita, che, poi, alla sua morte, insieme con molti altri, poterono venerare e contemplare a faccia svelata .

1234
9. Orsù, dunque, o valorosissimo cavaliere di Cristo brandisci le armi del tuo stesso invittissimo Capitano: cosi splendidamente armato, sconfiggerai tutti gli avversari.
Brandisci il vessillo del Re altissimo: alla sua vista, tutti i combattenti dell’esercito di Dio ritroveranno coraggio. Ma brandisci anche il sigillo di Cristo, il pontefice sommo: con questa garanzia le tue parole e le tue azioni saranno da tutti e a piena ragione ritenute irreprensibili e autentiche !
Ormai, nessuno ti deve recare molestia per le stimmate del Signore Gesù, che porti nel tuo corpo; anzi ogni servitore di Cristo è tenuto a venerarti con tutto l’affetto.
Ormai, per questi segni certissimi, non solo confermati a sufficienza da due o tre testimoni, ma confermati in sovrabbondanza da prove innumerevoli, gli insegnamenti di Dio in te e per te si sono dimostrati veracissimi e tolgono agli increduli ogni velo di scusa, rinsaldano nella fede i credenti, li elevano con la fiducia della speranza, li infiammano col fuoco della carità.

1235
10. Ora si è compiuta veramente in te la prima visione che tu vedesti, secondo la quale tu, futuro capitano dell’esercito di Cristo, dovevi essere decorato con l’insegna delle armi celesti e con il segno della croce.
Ora il fatto che tu, al principio della tua conversione, abbia avuto quella visione, in cui il tuo spirito fu trafitto dalla spada dolorosa della compassione e quell’altro, in cui hai udito quella voce scendere dalla croce, come trono sublime e segreto propiziatorio di Cristo, come tu stesso hai confermato con la tua sacra parola, risultano indubitabilmente veri.
Ora resta confermato che furono vere rivelazioni celesti, e non frutto di fantasia, quelle che seguirono alla tua conversione: quella della croce, che frate Silvestro vide uscire in maniera mirabile dalla tua bocca, quella delle spade, che il santo frate Pacifico vide trapassare il tuo corpo in forma di croce; quella in cui l’angelico frate Monaldo con chiarezza ti vide librato nell’aria in forma di croce, mentre Antonio, il Santo, predicava sulla scritta posta in cima alla croce.
Ora, finalmente, verso il termine della tua vita, ti viene mostrato il Cristo contemporaneamente sotto la figura eccelsa del Serafino e nell’umile effige del Crocifisso, che infiamma d’amore il tuo spirito e imprime nel tuo corpo i sigilli, per cui tu vieni trasformato nell’altro Angelo, che sale dall’oriente e porti in te il segno del Dio vivente. Tutto questo da una parte conferisce la garanzia della credibilità alle visioni precedenti, mentre dall’altra riceve da essa la prova della veridicità.

1236
Ecco: attraverso le sei apparizioni della Croce, che in modo mirabile e secondo un ordine progressivo furono mostrate apertamente in te e intorno a te, ora tu sei giunto, come per sei gradi successivi, a questa settima, nella quale poserai definitivamente.
La croce di Cristo, che ti fu proposta e che tu subito hai abbracciato agli inizi della tua conversione e che, da allora, durante la tua vita hai sempre portato in te stesso mediante una condotta degna d’ogni lode e hai sempre mostrato agli altri come esempio, sta a dimostrare con perfetta certezza che tu hai raggiunto definitivamente l’apice della perfezione evangelica.
Perciò nessuno, che sia veramente devoto, può respingere questa dimostrazione della sapienza cristiana, seminata nella terra della tua carne; nessuno, che sia veramente umile, può tenerla in poca considerazione, poiché essa è veramente opera di Dio ed è degna di essere accettata da tutti.

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Bilancio di Benedetto XVI sul recente viaggio in Francia (catechesi del mercoledì)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-15439?l=italian

Bilancio di Benedetto XVI sul recente viaggio in Francia

Nell’Udienza generale del mercoledì


CITTA’ DEL VATICANO, mercoled

ì, 17 settembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della catechesi tenuta da Benedetto XVI in occasione dellUdienza generale del mercoledì svoltasi nellAula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dallItalia e da ogni parte del mondo.Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sul viaggio apostolico che ha appena compiuto in Francia, in occasione del 150° anniversario delle Apparizioni di Lourdes.


* * *

Cari fratelli e sorelle!

Lincontro odierno mi offre la gradita opportunità di ripercorrere i vari momenti della visita pastorale che ho compiuto nei giorni scorsi in Francia; visita culminata, come si sa, con il pellegrinaggio a Lourdes, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a santa Bernadette. Mentre rendo fervide grazie al Signore che mi ha concesso una così provvidenziale possibilità, esprimo nuovamente viva riconoscenza allArcivescovo di Parigi, al Vescovo di Tarbes et Lourdes, ai rispettivi collaboratori e a tutti coloro che in diversi modi hanno cooperato alla buona riuscita del mio pellegrinaggio. Ringrazio cordialmente anche il Presidente della Repubblica e le altre Autorità che mi hanno accolto con tanta cortesia.

La visita è iniziata a Parigi, dove ho incontrato idealmente lintero popolo francese, rendendo così omaggio a unamata Nazione nella quale la Chiesa, già dal II secolo, ha svolto un fondamentale ruolo civilizzatore. E interessante che proprio in tale contesto sia maturata lesigenza di una sana distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, secondo il celebre detto di Gesù: « Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio » (Mc 12,17). Se sulle monete romane era impressa leffige di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore delluomo c’è però limpronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. Autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dellautonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare.In questa prospettiva si colloca l

ampia riflessione sul tema: « Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea », che ho sviluppato nellincontro con il mondo della cultura, in un luogo scelto per la sua valenza simbolica. Si tratta del Collège des Bernardins, che il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger volle valorizzare quale centro di dialogo culturale, un edificio del XII secolo, costruito per i cistercensi, dove i giovani hanno fatto i loro studi. Quindi c’è proprio la presenza di questa teologia monastica che ha dato anche origine alla nostra cultura occidentale. Punto di partenza del mio discorso è stata una riflessione sul monachesimo, il cui scopo era di ricercare Dio, quaerere Deum. Nellepoca di crisi profonda della civiltà antica, i monaci, orientati dalla luce della fede, scelsero la via maestra: la via dellascolto della Parola di Dio. Essi furono pertanto i grandi cultori delle Sacre Scritture e i monasteri divennero scuole di sapienza e scuole « dominici servitii« , « del servizio del Signore », come li chiamava san Benedetto. La ricerca di Dio portava così i monaci, per natura sua, ad una cultura della parola. Quaerere Deum, cercare Dio, lo cercavano sulla scia della sua Parola e dovevano quindi conoscere sempre più in profondità questa Parola. Bisognava penetrare nel segreto della lingua, comprenderla nella sua struttura. Per la ricerca di Dio, rivelatosi a noi nelle Sacre Scritture, diventavano in tal modo importanti le scienze profane, volte ad approfondire i segreti delle lingue. Si sviluppava di conseguenza nei monasteri quella eruditio che avrebbe consentito il formarsi della cultura. Proprio per questo, quaerere Deum - cercare Dio, essere in cammino verso Dio, resta oggi come ieri la via maestra ed il fondamento di ogni vera cultura.

Della ricerca di Dio è espressione artistica anche larchitettura, e non c’è dubbio che la cattedrale di Notre-Dame a Parigi ne costituisca un esempio di valore universale. Allinterno di quel magnifico tempio, dove ho avuto la gioia di presiedere la celebrazione dei Vespri della Beata Vergine Maria, ho esortato i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose e i seminaristi venuti da ogni parte della Francia, a dare priorità al religioso ascolto della divina Parola, guardando alla Vergine Maria come a sublime modello. Sul sagrato di Notre-Dame ho salutato poi i giovani, accorsi numerosi ed entusiasti. A loro, che stavano per iniziare una lunga veglia di preghiera, ho consegnato due tesori della fede cristiana: lo Spirito Santo e la Croce. Lo Spirito apre lintelligenza umana ad orizzonti che la superano e le fa comprendere la bellezza e la verità dellamore di Dio rivelato proprio nella Croce. Un amore da cui nulla mai potrà separarci, e che si sperimenta donando la propria vita sullesempio di Cristo. Poi una breve sosta allInstitut de France, sede delle cinque Accademie nazionali: essendo io membro di una delle Accademie, ho visto qui con grande gioia i miei colleghi. E poi la mia visita è culminata nella Celebrazione eucaristica sullEsplanade des Invalides. Riecheggiando le parole dellapostolo Paolo ai Corinzi, ho invitato i fedeli di Parigi e della Francia intera a ricercare il Dio vivente, che ci ha mostrato il suo vero volto in Gesù presente nellEucaristia, spingendoci ad amare i nostri fratelli così come Lui ha amato noi.Mi sono poi recato a Lourdes, dove ho potuto subito unirmi a migliaia di fedeli nel « Cammino del Giubileo », che ripercorre i luoghi della vita di santa Bernadette: la chiesa parrocchiale col fonte battesimale dove

è stata battezzata; il « Cachot » dove visse da bambina in grande povertà; la Grotta di Massabielle, dove la Vergine le apparve per ben 18 volte. Alla sera ho partecipato alla tradizionale Processione aux flambeaux, stupenda manifestazione di fede in Dio e di devozione alla sua e nostra Madre. Lourdes è veramente un luogo di luce, di preghiera, di speranza e di conversione, fondate sulla roccia dellamore di Dio, che ha avuto la sua rivelazione culminante nella Croce gloriosa di Cristo.

Per una felice coincidenza, domenica scorsa la liturgia ricordava lEsaltazione della Santa Croce, segno di speranza per eccellenza, perché è testimonianza massima dellamore. A Lourdes, alla scuola di Maria, prima e perfetta discepola del Crocifisso, i pellegrini imparano a considerare le croci della propria vita proprio alla luce della Croce gloriosa di Cristo. Apparendo a Bernadette, nella grotta di Massabielle, il primo gesto che fece Maria fu appunto il Segno della Croce, in silenzio e senza parole. E Bernadette la imitò facendo a sua volta il Segno della Croce, pur con mano tremante. E così la Madonna ha dato una prima iniziazione nellessenza del cristianesimo: il Segno della Croce è la somma della nostra fede, e facendolo con cuore attento entriamo nel pieno mistero della nostra salvezza. In quel gesto della Madonna c’è tutto il messaggio di Lourdes! Dio ci ha tanto amato da dare se stesso per noi: questo è il messaggio della Croce, « mistero di morte e di gloria ». La Croce ci ricorda che non esiste vero amore senza sofferenza, non c’è dono della vita senza dolore. Molti apprendono tale verità a Lourdes, che è una scuola di fede e di speranza, perché è anche scuola di carità e di servizio ai fratelli. E in questo contesto di fede e di preghiera che si è tenuto limportante incontro con lEpiscopato francese: è stato un momento di intensa comunione spirituale, in cui abbiamo insieme affidato alla Vergine le comuni attese e preoccupazioni pastorali.Tappa successiva

è stata poi la processione eucaristica con migliaia di fedeli, tra cui, come sempre, tanti ammalati. Dinanzi al Santissimo Sacramento, la nostra comunione spirituale con Maria s’è fatta ancor più intensa e profonda perché Lei ci dona occhi e cuore capaci di contemplare il suo Divin Figlio nella santa Eucaristia. Era commovente il silenzio di queste migliaia di persone davanti al Signore; un silenzio non vuoto, ma pieno di preghiera e di coscienza della presenza del Signore, che ci ha amato fino a salire sulla croce per noi. La giornata di lunedì 15 settembre, memoria liturgica della Beata Vergine Maria Addolorata, è stata infine dedicata in modo speciale ai malati. Dopo una breve visita alla Cappella dellOspedale, ove Bernardette ricevette la Prima Comunione, sul sagrato della Basilica del Rosario ho presieduto la celebrazione della Santa Messa, durante la quale ho amministrato il sacramento dellUnzione degli infermi. Con i malati e con quanti li accudiscono, ho voluto meditare sulle lacrime di Maria versate sotto la Croce, e sul suo sorriso, che illumina il mattino di Pasqua.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo insieme il Signore per questo viaggio apostolico ricco di tanti doni spirituali. In particolare, rendiamo a Lui lode perché, Maria, apparendo a santa Bernadette, ha aperto nel mondo uno spazio privilegiato per incontrare lamore divino che guarisce e salva. A Lourdes, la Vergine Santa invita tutti a considerare la terra come luogo del nostro pellegrinaggio verso la patria definitiva, che è il Cielo. In realtà tutti siamo pellegrini, abbiamo bisogno della Madre che ci guida; e a Lourdes, il suo sorriso ci invita ad andare avanti con grande fiducia nella consapevolezza che Dio è buono, Dio è amore.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto gli Abati e le Abbadesse dellOrdine Cistercense e le Suore Ospedaliere della Misericordia, che sono venuti, in occasione delle rispettive Assemblee capitolari, a rinnovare al Successore di Pietro i loro sentimenti di affetto e di profonda comunione ecclesiale.

Saluto poi i fedeli della parrocchia di San Pio X, in Grottaferrata e i rappresentanti del Centro diurno « Lo Zainetto », di Ovada.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati, e agli sposi novelli. Cari giovani, lamicizia con Gesù sia per voi fonte di gioia e motivo ispiratore di ogni vostra scelta impegnativa. Cari malati, attingete dalla preghiera conforto e serenità nei momenti della sofferenza e della prova. Cari sposi novelli, il costante contatto con il Signore vi sia di sprone a corrispondere alla vostra vocazione familiare.

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno k9675-1

http://translate.google.com/translate?hl=it&u=http://www.ars.usda.gov/is/graphics/photos/plantsimages.new.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

« Adamo, dove sei ? » (Gen 3,9) : rispondere alle chiamate del Signore

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=09/17/2008#

San Silvano (1886-1938), monaco ortodosso
Scritti

« Adamo, dove sei ? » (Gen 3,9) : rispondere alle chiamate del Signore

L’anima mia desidera il Signore. Tu hai nascosto il Tuo volto e da ciò la mia anima fu sconvolta, e io desidero fino alla morte di vederti nuovamente, perché Tu, Signore, hai sedotto l’anima mia. Se tu non mi avessi attratto con la tua grazia, non potrei sentire tanta nostalgia di Te e non ti cercherei con lacrime. Come può cercare e che cosa cercherà colui che non ha conosciuto e non ha perduto nulla? Quando vivevo nel mondo, pensavo a Te ma non sempre. Ora il mio Spirito brucia, fino alle lacrime, dal desiderio di vederti, o mia luce.

Tu mi hai istruito con la tua misericordia. Ma ora Ti sei nascosto a me, affinché l’anima mia impari l’umiltà, poiché senza l’umiltà la grazia non può rimanere nell’anima, e allora l’acedia la paralizza. Ma quando l’anima impara l’umiltà, né l’acedia né l’afflizione si avvicinano ad essa, perché lo Spirito di Dio la rallegra e la rende felice…

Gloria al Signore e alla sua misericordia, poiché egli si manifesta a noi suoi servi peccatori, per mezzo dello Spirito santo; e l’anima lo conosce meglio che il padre suo secondo la carne, poiché il padre lo vediamo come persona distinta da noi, mentre lo Spirito santo penetra tutta l’anima, la mente e il corpo.

Signore, insegnaci, mediante il tuo Spirito santo, ad essere obbedienti e sobri. Dacci lo spirito di pentimento di Adamo e le lacrime per i nostri peccati. Fa’ che ti ringraziamo e lodiamo in eterno. Misericordioso Signore, donaci lo spirito di umiltà

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

Preghiera alla Beata Vergine Addolorata

dal sito: 

http://www.alleanzacattolica.org/indici/oremus/prom163_164.htm

Preghiera alla Beata Vergine Addolorata

Lasciami vivere accanto a te, Madre mia,

per tenere compagnia alla tua solitudine

e al tuo profondo dolore!

Lasciami risentire nella mia anima

il pianto doloroso dei tuoi occhi

e l’abbandono del tuo cuore!

Non voglio sul cammino della mia vita

gustare la letizia di Betlemme, adorando il Bambino Gesù,

nelle tue braccia verginali.

Non voglio godere nella tua umile casa di Nazareth

della cara presenza di Gesù Cristo.

Né voglio unirmi al coro degli angeli

nella tua gloriosa Assunzione!

Voglio nella mia vita

gli scherni e le beffe del Calvario;

voglio la lenta agonia del Figlio tuo,

il disprezzo, l’ignominia, l’infamia della Croce.

Voglio, o Vergine Addolorata, stare vicino a te, in piedi,

per fortificare il mio spirito con le tue lacrime,

consumare il mio sacrificio col tuo martirio,

sostenere il mio cuore con la tua solitudine,

amare il mio e tuo Dio

con l’immolazione di tutto il mio essere.

Beato Miguel A. Pro S.J.

***

Preghiera composta il 13-11-1927, testo in Archivio della Postulazione generale della Compagnia di Gesù, Contenitore Scritti P. Pro, III, 32, trad. it. in La Civiltà Cattolica, anno 139, n. 3320, 15-10-1988, p. 140.

Publié dans:Maria Vergine, preghiere |on 17 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

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