Archive pour le 25 septembre, 2008

Le Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma

Le Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma dans immagini sacre

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Dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma (traduzione dal francese)

è una preghiera che ho trovato sul sito : « Fraternité de Jerusalem » per la dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo, ho cercato il testo in italiano non l’ho trovato, così ho tradotto io, credo corrisponda bene con il testo francese anche se la traduzione da una lingua straniera, per quanto simile come il francese, non rende mai bene  come l’orginale;

sul Blog: « la pagina di San Paolo » ho messo anche il testo francese per chi conosce la lingua e anche sul Blog francese ho messo il testo in originale (ovvio!), dal sito:

http://jerusalem.cef.fr/pages/24homelies/index.php?hid=205

Dedicazione delle Basiliche di San Pietro e Paolo a Roma

Frère Pierre-Marie

Nulla “nella vita„, poiché si dice,

predisponeva questi due uomini

che la liturgia avvicina oggi in una stessa festa,

ad incontrarsi

e meno ancora ad operare insieme.

Un punto comune tuttavia, alla partenza:

tutti due sono di razza ebrea.

Un grande punto comune all’arrivo:

tutti due muoiono come apostoli di Gesù Christo.

*

Il primo si chiama Simone

del nome del secondo figlio dell’antenato Jacob.

Il secondo porta il nome di Saul

come il primo re conceduto da dio al popolo di Israele.

Simone è un pescatore di Bethsaida

e passa più chiaramente (la maggior parte) dal suo tempo

sulle acque del lago di Tiberiade.

È un Galileo, immerso nel cuore di questa terra,

centro (incrocio) delle nazioni pagane.

Vieni al mio seguito, farò di te un pescatore di uomini.

Lasciando là lo sparviero, parte immediatamente a seguito di Gesù.

Diventa suo discepolo.

Alcuni tempi dopo, al termine di tutta una notte in preghiera,

sui lati della montagna, Gesù la chiama nuovamente

e lo mette in testa dei dodici,

e riceve allora, come loro, il nome di apostolo.

Come quello che vi ha chiamati è santo,

scriverà un giorno nella sua prima lettera

agli stranieri della diaspora,

diventate santi voi anche in tutta la vostra condotta (1,17).

Predicando il primo d’esempio,

un buon pastore e modello della gregge di Dio (3,2),

il discepolo Simone, l’apostolo Pietro

diventerà, semplicemente: San Pietro.

Quale itinerario: la Galilea, la Samaria, Gerusalemme,

con questa notte memorabile e terribile,

quella dell’agonia del suo Signore,

dove, volendo andare, lui anche, al suo seguito,

sulle acque della morte,

prende timore improvvisamente, poiché il vento aveva girato,

una volta ancora,

ed era diventato contrario (Mt 14,24.30).

E quindi la mattina radiante del giorno santo di Pasqua.

Il vento pazzo d’amore, ridiventato favorevole questa volta,

al fuoco pieno del giorno di Pentecoste (Ac 2,2.47).

Gerusalemme ancora, Giaffa, Cesarea marittima,

Antiochia e Roma infine.

Sarà dunque: San Pietro di Roma.

Nel luogo stesso del suo martirio, si costruirà una chiesa

sotto la parola ed alla memoria del suo nome.

Voi dunque, come pietre vive,

affrettatevi alla costruzione di un edificio spirtuale (1 P 2,5).

*

- Saulo, Saulo perché mi perseguiti?

- Chi sei, o Signore?

- Sono Gesù che tu perseguiti (Ac 9,4-5).

Allora, questo circonciso dell’ottavo giorno, della razza di Israele,

della tribù di Beniamino, Ebreo, figlio d’Ebrei,

quanto alla legge Fariseo, quanto al zelo un persecutore della Chiesa,

quanto alla giustizia che può dare la legge,

un irreprensibile,

si solleva (Fil 3,5-6).

Cieco alla luce, vinto nella sua carne,

scosso nelle sue certezze, che si riconosceva infine

il primo dei peccatori (1 Tm 1,15)!

Due anni nel deserto, Gerusalemme, Antiochia, Cipro…

Cilicia la Galazia, Lidia, Misia, la Macedonia….

Efeso, Filippi, Salonicco, Atene, Corinto…

Tutto il nord del bacino mediterraneo percorso

Nei molti viaggi missionari

e, per finire, per lui anche, la città di Roma.

Vi morirà anche lui, martire di Cristo.

*

Vicino alla collina vaticana,

nel luogo del circo di Nerone, l’apostolo Pierre è crocifisso.

Sulla strada di Ostia, fuori dei rifugi,

l’apostolo Paul è decapitato.

Celebriamo oggi, fratelli e sorelle,

la dedicazione di queste due chiese,

erette nel cuore della capitale dell’impero,

diventata la città dove il vescovo di Roma, il Papa

presiede alla carità di tutte le Chiese:

la Basilica di San Pietro in Roma

e la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Donatisi con tutto il cuore all’annuncio del vangelo

ecco questi due uomini che tutto avrebbe potuto separare,

ma uniti nel dono del loro sangue.

Del loro sangue che viene a fecondare la terra della città

La più pagana del mondo,

per farne la culla, dopo Gerusalemme, dove la chiesa è sorta,

di tutta la cristianità!

*

Fratelli e sorelle,

lodiamo Pietro e Paolo

per l’esempio indimenticabile delle loro vite.

Noi anche, nonostante tante diversità, di molti itinerari,

noi, eccoci, profondamente uniti

nella stessa fede in Gesù Cristo,

il Salvatore di tutti gli uomini,

e l’appartenenza alla sua chiesa universale

attraverso la quale è piaciuto a Dio far passare la salvezza.

Quale grazia di appartenere a questa Gerusalemme nuova

dove qualsiasi insieme fa corpo!

La salvezza viene dai giudei,

aveva detto Gesù ad una donna pagana di Samaria.

Ora, con Pierre e Paul, possiamo ripeterlo:

Noi siamo tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù.

Tutti voi, infatti, battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.

Non c’è più giudeo, né greco, né schiavo né uomo libero,

né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,27-28).

Ma se appartenete a Cristo,

voi siete dunque della discesa di Abramo,

eredi secondo la promessa.

Veramente i doni di Dio e la chiamata di Dio

sono senza ripensamenti e le sue promesse per sempre!

Poiché dice il la preghiera della messa

di questa festa della dedicazione,

possiamo rifare questa preghiera:

“Guardia la tua Chiesa, Signore,

sotto la protezione degli apostoli Pietro e Paolo.

Poiché ricevé per loro, il primo annuncio del Vangelo,

che essa ne riceva fino alla fine dei tempi

la grazia di cui ha bisogno per crescere!„

San Pietro e San Paolo di Roma,

pregate con noi! pregate per noi!

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Madonna della Mercede

Madonna della Mercede dans immagini sacre

http://santiebeati.it/

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« Erode cercava di vederlo »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=09/25/2008#

Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento sul vangelo di Luca, I, 27 ; SC 45, 60

« Erode cercava di vederlo »

Non si può vedere il Signore in questo mondo se non quando egli lo vuole. Cosa c’è di strano in questo ? Anche alla risurrezione, non sarà dato di vedere Dio se non a coloro che hanno il cuore puro : «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio » (Mt 5,8). Quanti beati egli aveva già enumerati, eppure non aveva promesso loro questa possibilità di vedere Dio. Se dunque coloro che hanno il cuore puro vedranno Dio, sicuramente gli altri non lo vedranno…; non può vedere Dio colui che non ha voluto vedere Dio.

Infatti non dovunque si vede Dio, bensì in un cuore puro. Non sono gli occhi del corpo a cercare Dio; egli non può essere afferrato dallo sguardo, né toccato dal tatto, né sentito in conversazione, né riconosciuto dall’andatura. Lo crediamo assente e lo vediamo; è presente e non lo vediamo. Del resto, non tutti gli apostoli vedevano Cristo. Per questo disse loro : « Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto ? » (Gv 14,9) Infatti chiunque ha conosciuto « quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità – l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza » (Ef 3,18-19), ha visto anche Cristo, ha visto anche il Padre. Infatti « noi non conosciamo Cristo secondo la carne » (2Cor 5,16) ma secondo lo Spirito : « Il nostro respiro è l’unto del Signore», il Cristo (Lm 4,20). Si degni, nella sua misericordia, di colmarci di tutta la pienezza di Dio, affinché possiamo vederlo !

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Preghiera alla Madonna della Mercede Madonna Mercede S. Erasmo

dal sito:

http://www.plebanadinervi.it/main.php?chg_node=49&idd=95

Preghiera alla Madonna della Mercede Madonna Mercede S. Erasmo

Maria, con il tuo libero “sì” alla proposta di Dio, tu hai generato Colui che doveva essere il redentore degli uomini.

Tu sei Madre di misericordia perché la redenzione che Cristo ha operato è l’immagine più viva del nostro Dio ricco di misericordia.

Guarda, o Madre, noi, tuoi figli: abbiamo ancora oggi bisogno di misericordia e di redenzione. Restano da spezzare troppe catene – non solo spirituali e morali, ma anche fisiche – per liberare bambini, uomini e donne da tragiche schiavitù.

Il tuo Figlio ci ha detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).

Aiutaci ad essere figli “liberi per liberare” nel dono di se stessi, ad immagine del Figlio che ci ha chiamati “amici”.

Aiutaci a cercare sempre la beata “libertà dei figli di Dio” perché risplenda sempre più sul nostro volto l’immagine di Colui che abita in noi.

Rivolgi a noi, tuoi figli, il tuo sguardo di Madre, perché avvertiamo la nostra responsabilità verso ogni fratello e, liberi nell’amore che raggiunge ogni uomo, insieme, possiamo godere della gioia della salvezza ritrovata. Amen.

Publié dans:Maria Vergine, preghiere |on 25 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

Beata Vergine Maria della Mercede (memoria facoltativa)

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/71800

Beata Vergine Maria della Mercede (memoria facoltativa)

24 settembre

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

La Beata Vergine Maria è considerata a tutti gli effetti l’ispiratrice della fondazione, da parte di s. Pietro Nolasco (1180-1245), dell’antico Ordine della Mercede; il titolo con cui viene onorata è strettamente correlato alla storia di quest’Ordine, che da lei prese la denominazione.
S. Pietro Nolasco nacque a Mais Saintes Puellas (Tolosa, Francia) verso il 1180 e fin da adolescente si stabilì con la famiglia a Barcellona in Spagna.
La prima notizia della sua presenza a Barcellona si ha nel 1203, quando profondamente addolorato nel vedere lo stato miserevole dei cristiani fatti schiavi dai Mori, padroni allora di gran parte della Spagna, egli si trasformò in mercante, per insinuarsi facilmente tra i maomettani ed a Valenza liberò con suo denaro trecento schiavi.
Esaurite le sua ricchezze, si unì ad altri generosi e nobili giovani, per raccogliere offerte e quindi ripetere ogni anno il riscatto di gruppi di schiavi; ma per quanta solerzia impiegassero in questa meritoria opera, vedevano il numero degli schiavi aumentare sempre più.
Bisogna dire che in precedenza vari re e Ordini militari si erano occupati del riscatto degli schiavi, in Francia per esempio era sorto l’Ordine dei Trinitari che se ne interessava, ma molto limitatamente, mentre gli Ordini militari si erano presto estinti.
La situazione degli schiavi, trasportati nei Paesi arabi dai musulmani, era diventata angosciante per Pietro Nolasco e i suoi compagni, che nei 15 anni trascorsi, avevano operato altri cinque grandi riscatti detti “redenzioni” per migliaia di cristiani.
Pietro ad un certo punto valutò la possibilità di ritirarsi a vita contemplativa, sentendosi impotente ad arginare la situazione, alimentata in continuazione dai Mori di Spagna.
E in una di queste veglie di preghiera, la notte fra il 1° e il 2 agosto 1218, la Vergine Maria gl’ispirò, illuminando la sua intelligenza, di fondare un Ordine religioso che si dedicasse alle opere di misericordia e specialmente alla redenzione degli schiavi, anche a costo della propria vita.
Dopo averne parlato con il giovane re d’Aragona, Giacomo I e con il vescovo di Barcellona, Berenguer, il 10 agosto 1218, Pietro Nolasco costituì ufficialmente il nuovo ‘Ordine Religioso Redentore’, nella cattedrale di Santa Croce di Barcellona, prendendo la Regola di S. Agostino.
Inoltre il vescovo consegnò ai giovani laici del gruppo, la veste di lana bianca in omaggio alla purezza immacolata della Vergine Maria, sotto il cui patrocinio sorgeva l’Ordine; re Giacomo I consegnò loro lo scudo del suo regno d’Aragona come distintivo (quattro sbarre rosse in campo oro) e il vescovo autorizzò di poter portare sopra l’abito la Croce, segno della sua cattedrale.
In quel memorabile giorno il re Giacomo I ‘il Conquistatore’ (1208-1276) regnante dal 1213, donò all’Ordine l’Ospedale di S. Eulalia in Barcellona, che divenne il primo convento dei religiosi (che erano tutti laici, compreso Pietro Nolasco), fungendo anche come casa d’accoglienza per gli schiavi liberati e sede delle opere di misericordia a favore degli infermi e poveri.
Sotto la guida del fondatore, si mise in moto tutta una organizzazione a favore della libertà dei cristiani messi in schiavitù, che oltre ad aver persa la libertà, erano in pericolo per le pressioni e sofferenze inflitte, di abiurare la propria fede e passare all’islamismo.
La ‘redenzione’ avveniva con il pagamento di un riscatto in denaro o altri generi, fatto al padrone mediante una terza persona, la somma variava secondo l’età, le condizioni sociali, economiche e fisiche dei riscattandi.
Il denaro veniva raccolto dai religiosi con il contributo di ogni ceto sociale dell’epoca, compreso le famiglie che avevano qualche loro componente schiavo in terra araba, vittima delle scorrerie saracene che funestarono dall’inizio del XIII secolo, le coste di Spagna, Francia, Sardegna, Sicilia e Italia Meridionale.
Le ‘redenzioni’ venivano accuratamente preparate, precedute da una cerimonia religiosa prima dell’imbarco; le spedizioni erano dense di pericoli, per i pirati che infestavano il Mediterraneo, i naufragi frequenti, la possibilità di un tradimento degli arabi, che impadronitisi del denaro, trattenevano anche i Mercedari come schiavi, in attesa di un altro riscatto.
Innumerevoli furono i religiosi che incontrarono la morte anche atroce, nell’espletare queste missioni redentrici; si calcola che con questo sistema siano stati liberati circa 52.000 schiavi cristiani nei primi 130 anni della costituzione dell’Ordine Religioso. Al ritorno positivo delle spedizioni, veniva cantato in cattedrale un solenne ‘Te Deum’ di ringraziamento, unitamente agli schiavi liberati.
Caratteristica eroica dei Mercedari durante le redenzioni, era quella di proporsi al posto di uno schiavo, se il denaro non bastava e rimanere prigionieri fino all’arrivo della somma dall’Europa, cosa che non sempre avveniva in tempo specie per gli agguati dei pirati, allora il religioso veniva ucciso barbaramente per vendetta.
L’Ordine fu approvato da papa Gregorio IX il 17 gennaio 1235, in seguito i componenti furono anche sacerdoti e non più solo laici come agli inizi, a cui si aggiunsero la Confraternita e il Terz’Ordine della Mercede. Nel 1265 con s. Maria di Cervellon si aggregò il ramo femminile delle Monache Mercedarie, a cui seguirono in tempi più moderni altre Congregazioni religiose femminili della stessa spiritualità della Mercede.
I Mercedari furono presenti come cappellani con Cristoforo Colombo, quando fu scoperto il Continente Americano; il primo convento fu fondato nel 1514 a Santo Domingo.
L’Ordine Religioso Redentore come si è detto era sotto la protezione della Madonna che ne fu l’ispiratrice; nel 1272 i redattori delle Costituzioni stabilirono che l’Ordine assumesse la denominazione di “S. Maria della Mercede”, titolo attribuitale perché della Mercede o della Misericordia deriva da quanto diceva il re Alfonso X ‘il Savio’ (1221-1284) “Redimere gli schiavi è opera di grande ‘Merced’ “, ossia di Misericordia.
La Vergine è considerata dai religiosi Mercedari, Madre sia di sé stessi, quanto degli schiavi per la cui salvezza eterna i religiosi si devono preoccupare.
È chiaro che oggi per schiavitù s’intende tutti quei pericoli ed affanni che contraddistinguono il peregrinare degli uomini, anelanti alla salvezza eterna, non solo di quella fisica e Maria Corredentrice del genere umano, con amore continua la sua opera come nostra avvocata e ministra della salvezza.
La Chiesa ha voluto valorizzare questo titolo prettamente mariano, stabilendo un ricordo particolare nella liturgia il 24 settembre.

Autore: Antonio Borrelli

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