Archive pour le 2 septembre, 2008

Cristo luce del mondo

Cristo luce del mondo dans immagini buon...notte, giorno

http://santiebeati.it/

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 2 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

« Uscì e si recò in un luogo deserto »

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&ordo=&localTime=09/03/2008#

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Il cammino di perfezione, cap. 26/28

« Uscì e si recò in un luogo deserto »

Come possiamo non ricordarci un Maestro come colui che ci insegnò la preghiera, che ce la insegnò con tanto amore e con un così grande desiderio che essa ci fosse utile?… Sapete che ci ha insegnato a pregare nella solitudine. Così faceva sempre il nostro Signore, quando pregava, non perché questo gli fosse necessario, ma perché voleva darci un esempio. Abbiamo detto prima che non possiamo parlare allo stesso tempo a Dio e al mondo. Ora, non fanno altra cosa, coloro che recitano delle preghiere e contemporaneamente ascoltano quel che si dice attorno, o si fermano ai pensieri che si presentano senza preoccuparsi di respingerli.

Non parlo di quelle indisposizioni che sopravvengono a volte, né soprattutto della melancolia e della debolezza dello spirito che affligono certe persone e le impediscono, malgrado i loro sforzi, di raccogliersi. Lo stesso dicasi per questi temporali interiori che possono turbare a volte i fedeli servi di Dio, e che vengono permessi da lui, per il loro miglior bene. Nella loro afflizione, cercano invano la calma. Qualunque cosa facciano, non possono essere attenti alle preghiere che pronunciano. Il loro spirito, ben lungi dal fissarsi su qualcosa, va talmente alla ventura che sembra in preda a una specie di frenesia. Dalla pena che ne provano,vedranno che questo non è colpa loro; che non si tormentino dunque… Poiché la loro anima è malata, che si applichino a procurarle qualche riposo e si occupino di qualche altra opera di virtù. Questo devono fare le persone che vegliano su se stesse, e capiscono che non si può parlare a Dio e al mondo allo stesso tempo.

Ciò che dipende da noi, è provare di essere nella solitudine per pregare. E piaccia a Dio che questo basti, lo ripeto, per capire al cospetto di chi siamo e come il Signore risponde alle nostre domande! Pensate forse che egli taccia, quando non lo sentiamo? No, certo. Parla al cuore quando lo prega il cuore.

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Il cardinale vicario Agostino Vallini: Un itinerario di fede e di speranza

dal sito:

http://www.cardinalrating.com/cardinal_207__article_7391.htm

Un itinerario di fede e di speranza

Sept 02, 2008
Il cardinale vicario Agostino Vallini racconta il suo primo pellegrinaggio a Lourdes a capo della diocesi di Roma.

(Radio Vaticana) Un itinerario di fede e di speranza capace di portare la pace nei cuori: è questa una delle realtà presenti nel pellegrinaggio che sta compiendo la diocesi di Roma a Lourdes e che si concluderà il prossimo 30 agosto. Il cammino spirituale diventa quest’anno, in occasione del 150.mo anniversario delle apparizioni della Madonna, un momento importante di riflessione ma anche di preghiera e raccoglimento. Elena Mandarano ha raccolto il commento del cardinale Agostino Vallini, vicario di Roma, che ieri ha aperto ufficialmente il pellegrinaggio con la Santa Messa.

R. – Il messaggio della Madonna a realizzare la propria vita secondo il Vangelo è un messaggio attuale ancora oggi. La gente è affamata di questo messaggio di Lourdes, tant’è vero che viene con tanto desiderio di vita nuova.

D. – Il tema pastorale di quest’anno è “Venite alla fonte e lavatevi”. Qual è il significato?

R. – Fa riferimento al messaggio della Madonna che invitava Bernardette a scavare lì, vicino alla Grotta. E lei bevve a quell’acqua, un’acqua non soltanto fisica ma anche un’acqua spirituale che vuol dire purificazione, adesione al Signore con cuore limpido e sincero.

D. – Maria Madre, quindi, che indica le orme di Cristo…

R. – Ci siamo messi alla scuola di Maria. Adesso, pian piano, cercheremo di percorrere questo cammino di purificazione, abbeverarci a quest’acqua: non solo all’acqua della fonte, non solo alle piscine ma – direi – anche all’acqua del Sacramento della penitenza, all’acqua della carità. Io spero che il cammino spirituale possa portare veramente grande frutto. E poi, c’è anche questa grande attesa per la visita del Santo Padre: io ho portato ai pellegrini la benedizione del Papa, che ho incontrato qualche giorno fa, e loro pregano e vedo che a Lourdes il riferimento al prossimo viaggio apostolico del Santo Padre è veramente atteso.

D. – Eminenza, questo è il suo primo pellegrinaggio come vicario di Roma. Che significato riveste per lei?

R. – Devo dire che io sono stato a Lourdes tanti anni. La prima volta 50 anni fa, e oggi ritorno con una nuova responsabilità, con il desiderio di un bagno di fiducia, di conforto, di sostegno. Ho bisogno io stesso di purificarmi a quest’acqua, di diventare migliore nel cuore, nello spirito, di essere pronto al servizio in collaborazione umile, ma anche generosa con il Santo Padre. Quindi, vengo anch’io a scuola di Maria e spero di potere apprendere quanto più è possibile la scienza dell’amore, della fede e della speranza. Così, servendo il regno di Dio.

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SALMI 113-118: L’HALLEL EGIZIANO di Rita Torti Mazzi

dal sito:

http://www.paroledivita.it/upload/2005/articolo5_25.asp 

SALMI 113-118: L’HALLEL EGIZIANO
di
Rita Torti Mazzi

 I Sal 113-118 costituiscono lHallel, che già nel Talmud babilonese è detto «egiziano», in quanto, come commenta Rashi a bBerakot 56a[1], è detto a Pasqua per celebrare luscita dallEgitto. Secondo i maestri furono scelti questi salmi, perché contengono cinque temi fondamentali della fede giudaica: lesodo (Sal 114,1), la divisione del Mar Rosso (Sal 114,3), il dono della Torah al Sinai (Sal 114,4; cf. Gdc 5,4-5), la risurrezione dei morti (Sal 116,9) e la sofferenza che precede la venuta del Messia (Sal 115,1) (bPesachim 118a). Tutto converge verso la Pasqua ultima, verso la redenzione messianica. 

LHallel è nato per la Pasqua e la sua origine sarebbe molto antica: «Al tempo in cui Israele uscì dallEgitto, uscì dalla sua schiavitù di fango e mattoni, fu allora che dissero lHallel» (Midrash Salmi 113,2). Se Rabbi Eleazaro lattribuiva a Mosè e al popolo dIsraele «quando erano risaliti dal mare», altri invece lattribuivano a Davide, ma si preferiva la prima opinione, perché non sembrava possibile «che il popolo dIsraele avesse offerto lagnello pasquale o preso i rami di palma [il lulav, composto da palma, mirto, salice e cedro, che si agita a Sukkot], senza avere mai detto canto [di lode]» (bPesachim 117a).  L’Hallel nella liturgia di Israele 

Si sa dalla Mishnah che lHallel era cantato nel tempio durante gli otto giorni della festa delle Capanne (Sukkah IV 5), il 14 Nisan, nel momento in cui nel tempio si offriva il sacrificio pasquale (Pesachim V 7), e nelle case durante il Seder pasquale (Pesachim X 6). Dopo la distruzione del tempio divenne parte integrante della liturgia sinagogale. Il Talmud stabilisce che si reciti completo, dopo la camidah (preghiera delle Diciotto benedizioni) del mattino, negli otto giorni della festa delle Capanne (Sukkot), negli otto giorni della «festa delle luci» (o della «Dedicazione», Chanukkah), nel primo giorno di Pasqua (Pesach) e della festa delle Settimane (Shavucot) [nella diaspora nei primi due giorni] e nel Seder pasquale (bArachin 10b). Si recita invece abbreviato (omettendo i Sal 115,1-11 e 116,1-11) negli ultimi sei giorni di Pesach (secondo il Midrash Dio rimproverò gli angeli che si apprestavano a intonare canti di giubilo mentre gli egiziani perivano nel mare, dicendo: «Le opere delle mie mani periscono nel mare e voi osate cantare canti di giubilo?») e anche allinizio di ogni mese (Rosh Chodesh), secondo un uso sviluppatosi prima in Babilonia e poi in Israele (bTaanit 28b).  Nel Seder pasquale si recita lHallel diviso. Prima di bere la seconda coppa, chi presiede ricorda che in ogni generazione ognuno ha lobbligo di considerarsi come se egli stesso fosse uscito dallEgitto (cf. Es 13,8) e per questo deve «ringraziare, lodare, glorificare, esaltare colui che ha fatto ai nostri padri e a noi tutti questi miracoli []. Diciamo dunque davanti a lui: Alleluia!» (Pesachim X 5). Seguono i Sal 113-114 e poi la benedizione della «redenzione», di cui la seconda parte, attribuita a Rabbi Aqiba (verso il 135 d.C.), ha un evidente carattere messianico (Pesachim X 6). 

La seconda parte dellHallel (Sal 115-118) si recita invece dopo il pasto sulla quarta coppa e si conclude con la «benedizione del canto» (bPesachim 118a).  Non si sarebbe potuto recitare lHallel al di fuori della festa: chi lo dice ogni giorno lo svilisce e lo profana (bShabbat 118b). La gioia che vi si esprime è incontenibile: deve essere cantato «con bellezza» (Cantico Rabba II 31) e cioè con forza, con entusiasmo. Si dice: «La Pasqua nella casa e lhallel fora il tetto» (Cantico Rabba, II 31)[2]. Uno dei modi più comuni e antichi di recitarlo comporta la ripetizione di «alleluia» da parte dellassemblea a ogni mezzo versetto dei salmi: complessivamente 123 volte[3]

Unità e molteplicità  LHallel è sempre stato sentito nella tradizione ebraica come un unico poema, con cui Israele loda il Signore per le meraviglie da lui compiute e lo ringrazia. È composto secondo un ordine; se non si leggesse secondo questordine non si adempirebbe il precetto (bMeghillah 17a). Riassume tutta la storia della salvezza: 

«Quando Israele uscì dallEgitto» [Sal 114,1] si riferisce al passato. «Non per noi, Signore, non per noi» [Sal 115,1] alle presenti generazioni; «Amo, perché il Signore ascolta la mia voce» [116,1] ai giorni del Messia; «Legate la festa con funi» [118,27] ai giorni di Gog e Magog; «Mio Dio sei tu e ti rendo grazie» [118,28] al secolo futuro (jBerakot II 4; jMegillah II 1. et al.).  Ma, pur facendo parte di un insieme, i singoli salmi che costituiscono lHallel (Sal 113-118), restano evidentemente dei testi a sé stanti, ciascuno collocato nel proprio tempo e ciascuno con il proprio genere letterario. 

Salmo 113: invito alla lode universale  Apre lHallel il Sal 113, che nel v. 1 invita «‘i servi del Signore» (possono esserlo, perché sono stati liberati dalla «schiavitù» dEgitto) a una lode universale, che abbraccia il tempo («ora e sempre», v. 2) e lo spazio («dal sorgere del sole al suo tramonto», v. 3, e quindi dallest allovest, su tutta la terra). 

1 Alleluia  Lodate, servi del Signore, 

lodate il nome del Signore.  2 Sia benedetto il nome del Signore 

ora e sempre.  3 Dal sorgere del sole al suo tramonto, 

sia lodato il nome del Signore.  4 Su tutti i popoli eccelso è il Signore 

più alta dei cieli è la sua gloria.  5 Chi è pari al Signore nostro Dio 

che siede nellalto  6 e si china a guardare 

nei cieli e sulla terra?  7 Solleva lindigente dalla polvere, 

dallimmondizia rialza il povero  8 per farlo sedere tra i principi 

tra i principi del suo popolo  9 fa abitare la sterile nella sua casa 

quale madre gioiosa di figli.  In ebraico il salmo inizia e termina con lalleluia, che abbraccia a un tempo la lode e il nome divino (Hallelu-Yah = «Lodate YHWH»), unificando la composizione in una grande inclusione. E lalleluia risuona ancora due volte nel v. 1, nellimperativo hallelu («lodate»). Nei vv. 2-3, disposti chiasticamente, si riprende linvito, esortando a «benedire», a «lodare» il nome del Signore (cf. Zc 14,9). 

La motivazione della lode è la «grandezza» del Signore, su cui si insiste nella seconda strofa, affermandone con forza lincomparabilità (v. 5): è «eccelso» sopra tutti i popoli; la sua gloria (kabod) arriva fin sopra i cieli (v. 4: cf. Is 6,3; Sal 29), ma mentre «sta in alto (siede per giudicare)» allo stesso tempo «si abbassa per guardare» (vv. 5-6; cf. Is 57,15). Cerca gli ultimi della terra e ne capovolge la situazione: i vv. 7-9 mostrano che il Signore è grande perché esalta gli umili, i poveri (cf. Is 66,2). La maestà di Dio si manifesta nella sua misericordia.  «Chi è pari al Signore nostro Dio?», chiede il salmista con una domanda retorica nel Sal 113,5. Che nessuno sia pari al Dio dIsraele lo dicono chiaramente i due salmi che seguono immediatamente, i Sal 114 e 115, considerati nella LXX ununità (113A e 113B): il primo mostra il cosmo intero sconvolto dalla presenza del Signore accanto al suo popolo, il secondo ne proclama la superiorità assoluta sugli idoli dei pagani. 

Salmo 114  1 Alleluia 

Quando Israele uscì dallEgitto,  la casa di Giacobbe da un popolo barbaro, 

2 Giuda divenne il suo santuario,  Israele il suo dominio. 

3 Il mare vide e si ritrasse,  il Giordano si volse indietro; 

4 i monti saltellarono come arieti,  le colline come agnelli di un gregge. 

5 Che hai tu, mare, per fuggire  E tu, Giordano, perché torni indietro? 

6 Perché voi, monti, saltellate come arieti?  E voi, colline, come agnelli di un gregge? 

7 Trema, o terra, davanti al Signore,  davanti al Dio di Giacobbe, 

8 che muta la rupe in un lago,  la roccia in sorgenti dacqua. 

Nei primi quattro versi si riassume il cammino che porta il popolo di Dio dallEgitto alla terra promessa: il mare e il Giordano si fanno da parte per lasciarlo passare; montagne e colline tremano, quando Dio si manifesta sul Sinai per dare la Torah a Israele.  Il locutore sa cosa sta succedendo, ma finge di non sapere per suscitare una certa attesa, mettendo così in evidenza leccezionalità dellavvenimento: perché il mare, il fiume, le montagne sono sconvolti da questo popolo in marcia? Il salmista non cerca una risposta alla sua domanda, né si preoccupa di darla, ma nel v. 7 invita la terra a tremare davanti al Dio di Giacobbe. Allora tutto diventa chiaro: lo sconvolgimento cosmico è provocato dalla presenza di Dio accanto al suo popolo[4]

Il Signore è il Dio creatore, che fa sgorgare lacqua dalla roccia (v. 8). La sua potenza creatrice trasforma tutto: la roccia diventa stagno e il granito sorgente (v. 8: cf. Es 17,6): anche in altri passi lepisodio di Meriba è descritto come un prodigio di Dio (Is 48,21; Sal 107,35) come una figura dellesodo futuro, una nuova creazione (Is 35,6s; 41,18; 43,20). Anche a Israele Dio dà una nuova identità, ne fa il suo popolo e lo conduce nella terra promessa ai Padri: il v. 1 sottolinea sia la sua separazione dallEgitto, sia la relazione di appartenenza a Dio (cf. v. 7).  Salmo 115 

1 Non a noi, Signore, non a noi,  ma al tuo nome da gloria, 

per la tua fedeltà, per la tua grazia.  2 Perché i popoli dovrebbero dire: 

«Dov’è il loro Dio?»

3 Il nostro Dio è nei cieli,  egli opera tutto ciò che vuole. 

4 Gli idoli delle genti sono argento e oro  opera delle mani delluomo. 

5 Hanno bocca e non parlano,  hanno occhi e non vedono, 

6 hanno orecchi e non odono,  hanno narici e non odorano. 

7 Hanno mani e non palpano,  hanno piedi e non camminano; 

dalla gola non emettono suoni.  8 Sia come loro chi li fabbrica 

e chiunque in essi confida.  9 Israele confida nel Signore: 

egli è loro aiuto e loro scudo.  10 Confida nel Signore la casa di Aronne: 

egli è loro aiuto e loro scudo.  11 Confida nel Signore chiunque lo teme: 

egli è loro aiuto e loro scudo.  12 Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: 

benedice la casa dIsraele,  benedice la casa di Aronne. 

13 Il Signore benedice quelli che lo temono,  benedice i piccoli e i grandi. 

14 Vi renda fecondi il Signore,  voi e i vostri figli. 

15 Siate benedetti dal Signore  che ha fatto cieli e terra. 

16 I cieli sono i cieli del Signore  ma ha dato la terra lha data ai figli delluomo. 

17 Non i morti lodano il Signore  né quanti scendono nella tomba. 

18 ma noi, i viventi, benediciamo il Signore  ora e per sempre 

Linizio è insolito: un grido improvviso rivolto al destinatario della lode, il cui nome (YHWH) è invocato fin dal v. 1 e ripetuto poi in ogni verso nei vv. 9-18. Si vuole scuotere il Signore, sottolineando che sono in gioco il suo onore, la sua fama. Dio non può venire meno, senza perdere di credibilità, alle qualità essenziali su cui si fonda lalleanza: lamore, la magnanimità, la fedeltà, la lealtà, la verità Nel duplice «Non a noi!» risuona il desiderio di uscire dalla vergogna: se Dio glorifica il suo nome, anche i suoi fedeli verranno glorificati[5]

Se gli altri popoli dubitano delle capacità del Dio dIsraele ed esprimono il loro scherno con la domanda: «Dov’è il loro Dio?» (v. 2), lorante col suo «perché?» esorta il suo Dio a intervenire e, replicando in base al significato letterale dellinterrogativa degli avversari, li mette a tacere con una stupenda risposta: «Il nostro Dio è nei cieli e opera tutto ciò che vuole!» (v. 3).  Reagendo allinsulto, si glorifica Dio, riuscendo a ribaltare la situazione: non il Signore, ma gli idoli dei pagani sono un nulla; nei vv. 4-8 se ne sottolinea limpotenza con sette negazioni enfatiche. Gli idoli sono opera delle mani delluomo: chi confida in essi resta confuso. Possono invece confidare nel Signore, Israele, la casa di Aronne, coloro che lo temono: per tre volte si ripete che egli è veramente «loro aiuto» e «loro scudo» (vv. 9-11). Se gli idoli sono impotenti (vv. 4-8), non lo è certamente il Signore, che si ricorda del suo popolo e lo benedice (vv. 12-13). È il Creatore del cielo e della terra, e, come ha benedetto in passato, così benedirà anche in futuro: una benedizione che è fecondità (vv. 14-15). E la fede diventa lode, una lode che dura per tutta la vita, costituendo latteggiamento fondamentale del credente (vv. 17-18). 

Salmo 116: l’azione di grazie  La lode è concatenata alla supplica nel Sal 116, nel quale LXX e Vulgata vedono due blocchi distinti (i vv. 1-9 costituiscono il Sal 114; i vv. 10-19 il Sal 115). 

1 Alleluia.  Amo il Signore perché ascolta 

il grido della mia preghiera.  2 Verso di me ha teso lorecchio 

nel giorno in cui lo invocavo.  3 Mi stringevano funi di morte, 

ero preso nei lacci degli inferi.  Mi opprimevano tristezza e angoscia. 

4 e ho invocato il nome del Signore:  ti prego, Signore, salvami! 

5 Buono e giusto è il Signore,  il nostro Dio è misericordioso. 

6 Il Signore protegge gli umili;  ero misero ed egli mi ha salvato. 

7 Ritorna, anima mia, alla tua pace,  poiché il Signore ti ha beneficato; 

8 egli mi ha sottratto dalla morte,  ha liberato i miei occhi dalle lacrime, 

ha preservato i miei piedi dalla caduta.  9 Camminerò alla presenza del Signore 

sulla terra dei viventi.  10 Alleluia. 

Ho creduto anche quando dicevo:  «Sono troppo infelice»

11 Ho detto con sgomento:  «Ogni uomo è inganno»

12 Che cosa renderò al Signore  per quanto mi ha dato? 

13 Alzerò il calice della salvezza,  e invocherò il nome del Signore. 

14 Adempierò i miei voti al Signore,  davanti a tutto il suo popolo. 

15 Preziosa agli occhi del Signore  è la morte dei suoi fedeli. 

16 Sì, io sono il tuo servo, Signore,  io sono tuo servo, figlio della tua ancella; 

hai spezzato le mie catene.  17 A te offrirò sacrifici di lode 

e invocherò il nome del Signore.  18 Adempirò i miei voti al Signore 

davanti a tutto il suo popolo,  19 negli atri della casa del Signore 

in mezzo a te, Gerusalemme  Si può considerare il salmo una composizione unitaria, racchiusa dal termine «invocare» nei vv. 2 e 17. Lo stesso verbo ricorre anche nei vv. 4 e 13, ma la prima volta il salmista ha invocato il nome del Signore per essere salvato dalla morte (v. 3), la seconda volta, invece, lo invoca per rendergli grazie. I vv. 8-9 in posizione centrale[6] mettono bene a fuoco la situazione: lorante ha attraversato una prova mortale, ma è stato liberato; resterà in vita. Cosa potrà dare al Signore in cambio di quanto ha ricevuto? (v. 12). 

Ha ricevuto la vita e pertanto deve offrire la vita che gli è stata donata. Lorante comprende che il fatto di non morire gli permette di continuare a invocare il nome di YHWH e questa volta non per chiedere aiuto, ma semplicemente per rendere grazie[7] La supplica era il grido della sua fede; la stessa fede viene ora espressa nellazione di grazie: alzerà «il calice della salvezza» invocando il nome del Signore davanti al suo popolo (questa seconda parte del Sal 116 è diventata nella liturgia cristiana il salmo eucaristico per eccellenza). 

Salmo 117  In questo salmo, il più breve di tutto il Salterio, linvito alla lode è universale, anche se la motivazione è nazionale: 

1 Alleluia.  Lodate il Signore, popoli tutti, 

Voi tutte nazioni, dategli gloria;  2 perché forte è il suo amore per noi 

e la fedeltà del Signore dura in eterno.  Israele parla alle nazioni: «La lode ha per contenuto un avvenimento annunciato da Israele, annunciato fuori di Israele. Israele che loda è Israele che testimonia»[8]. In Rm 15,9 Paolo, citando questo salmo in una catena di citazioni bibliche, dirà che le nazioni pagane «glorificano Dio per la sua misericordia»

Salmo 118  LHallel termina col Sal 118, che ricorda agli ebrei la liberazione dallEgitto, la salvezza operata dalla destra del Signore: la Pasqua è il giorno fatto dal Signore per il suo popolo (v. 24), il giorno in cui Israele è stato scelto come pietra angolare (v. 22) per costruire la dimora di Dio in mezzo agli uomini. 

Il salmo si apre e si chiude con linvito a celebrare il Signore «perché è buono, perché eterna è la sua misericordia» (vv. 1.29). I diversi gruppi a cui viene rivolto linvito (cf. Sal 115,9-11) rispondono in coro: «Eterna è la sua misericordia» (vv. 2.3.4), ritornello ripetuto in ogni versetto anche nel Sal 136.  Un personaggio principale (il re? Il popolo rappresentato da un individuo?), superato un grave pericolo, rende grazie pubblicamente: loda il Signore perché lha esaudito, lha salvato (vv. 14-15.21). Lintera comunità chiede: hoshya-na = salvaci! (v. 25). è lOsanna (cf. Mc 11,9), utilizzato dopo lesilio (in particolare nella festa delle Capanne) essenzialmente come domanda. Si rinnova la domanda per il futuro, acclamando il Signore, lunico capace di salvare. Al culmine della cerimonia (vv. 28-29) il personaggio principale pronuncia il suo atto di fede e di fedeltà verso il Signore («Sei tu il mio Dio») e, al tempo stesso, la sua azione di grazie, a cui tutti sono invitati a unirsi. 

[1] I testi del Talmud babilonese sono preceduti dalla lettera b, quelli del Talmud palestinese (o di Gerusalemme) dalla lettera j. 

[2] Oppure: «La Pasqua come unoliva [la porzione di agnello pasquale che spetta a ciascuno è piccola come unoliva] e lhallel fora il tetto» (jPesachim VII 12).  [3] Cf. U. Neri (ed.), Alleluia. Interpretazioni ebraiche dellHallel di Pasqua (Sal 113-118), Città Nuova, Roma 1981. 

[4] R. Torti Mazzi, Quando interrogare è pregare. La domanda nel Salterio alla luce della letteratura accadica, San Paolo, Cinisello B. 2003, 276.  [5] Torti Mazzi, Quando interrogare è pregare, 249. 

[6] Per lanalisi della struttura, cf. J.N. Aletti – J. Trublet, Approche poétique et théologique des Psaumes. Analyses et methodes, Cerf, Paris 1983, 38-39.  [7] Torti Mazzi, Quando interrogare è pregare, 263. 

[8] P. Beauchamp, Salmi notte e giorno, Cittadella, Assisi 1983, 115.

Publié dans:biblica, ebraismo |on 2 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

fiori sulla tomba di Santa Monica, Chiesa di Sant’Agostino, Roma, buona notte a tutti

fiori sulla tomba di Santa Monica, Chiesa di Sant'Agostino, Roma, buona notte a tutti dans immagini sacre

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« Che parola è mai questa ? »

 dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=09/02/2008#

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Omelie per la Quaresima 1981

« Che parola è mai questa ? »

Quel momento che la Bibbia chiama «il principio» ci indica Colui che ha il potere di creare l’essere e di dire: «Questo sia!» e questo fu (Gen 1,1-3)… Questa parola «Questo sia!» non ha generato un magma caotico. Quanto più conosciamo l’universo, tanto più troviamo in esso una razionalità le cui vie percorse dal pensiero ci meravigliano. Attraverso di esse, riscopriamo quello Spirito Creatore al quale dobbiamo anche la ragione. Albert Einstein scrisse che nelle leggi della natura «si manisfesta una ragione tanto superiore che tutta la razionalità del pensiero e del volere umani sembrano essere, in confronto, un riflesso assolutamente insignificante.»

Constatiamo che l’infinitamente grande, l’universo delle stelle, è retto dalla potenza di una Ragione [Logos]. E impariamo anche sempre di più sull’infinitamente piccolo, sulla cellula, sugli elementi fondamentali della vita. Anche qui, scopriamo una razionalità che ci stupisce, in modo che dobbiamo dire con san Bonaventura: «Chi non vede questo è cieco. Chi non lo ode è sordo. E chi non si mette subito a pregare e lodare lo Spirito Creatore è muto»…

Attraverso la razionalità della creazione, Dio in persona ci guarda. La fisica e la biologia, tutte le scienze in generale ci hanno offerto un racconto della creazione, nuovo e inudito. Queste immagini grandi e nuove ci fanno conoscere il volto del Creatore. Ci richiamano, sì, che in principio, e nel fondo di ogni essere, c’è lo Spirito Creatore. Il mondo non è nato dalle tenebre e dall’assurdo. Sgorga dall’intelligenza, dalla libertà, dalla bellezza che è amore. Vedere tutto ciò ci dà il coraggio che ci permette di vivere e ci rende capaci di assumere con fiducia l’avventura della vita.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 2 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

preghiera di Madre Teresa di Calcutta: Ho sentito il battito del tuo cuore

dal sito:

http://www.piccolifiglidellaluce.it/madreteresa.htm

MADRE TERESA DI CALCUTTA

Ho sentito il battito del tuo cuore

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente
di un’assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.

Publié dans:preghiere |on 2 septembre, 2008 |Pas de commentaires »

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