Archive pour le 23 septembre, 2008

Padre Pio da Pietracina

Padre Pio da Pietracina dans Santi

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APOFTEGMI DEI PADRI DEL DESERTO: DELL’ORAZIONE

dal sito: 

http://www.esicasmo.it/PADRI/padri.htm#

DELL’ORAZIONE

APOFTEGMI DEI PADRI DEL DESERTO

<APOTÈGMA dal greco: APÒFTEGMA, composto di apo-ftéggo (mai) parlo con brevità, precisione, enfasi, composto di apò part. intens. e fthèggo emetto suono, discorro, della stessa famiglia di phemi o femi parlo (Fama e cfr. Dittongo). – Sentenza breve, precisa, enfatica di oracolo, di filosofo, che esprime argutamente quanche importante ed utile verità

dal sito:

http://www.etimo.it/?term=apotegma&find=Cerca

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DELL’ORAZIONE

Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi poichè la prima preoccupazione alla quale lo spirito si apprende fin dall’aurora, esso continua a macinarla come una mola per tutto il giorno, sia grano, sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il tuo nemico getti zizzania.

Accadde un giorno che gli anziani si recassero dall’abate Abraham il profeta della regione. Lo interrogarono sull’abate Banè, dicendo: « Ci siamo intrattenuti con abba Banè sulla clausura nella quale egli si trova adesso; ci ha detto queste gravi parole: Egli stima tutta l’ascesi e tutte le elemosine che ha fatto nel suo passato come una profanazione». E il santo vegliardo Abraham rispose loro e disse: «Ha parlato rettamente». Gli anziani si rattristarono per via della loro vita che era anch’essa a quel modo. Ma l’abate Abraham disse loro: « Perché affliggervi? Durante il tempo, in effetti, nel quale abba Banè distribuiva le elemosine, sarà arrivato a nutrire forse un villaggio, una città, una contrada. Ma ora è possibile a Banè levare le sue due mani affinché l’orzo cresca in abbondanza nel mondo intero. Gli è anche possibile, ora, chiedere a Dio di rimettere i peccati di tutta questa generazione ». E gli anziani, dopo averlo udito, si rallegrarono che vi fosse un supplice che intercedeva per loro.

Un fratello si recò presso un anziano che abitava al Monte Sinai e gli domandò: «Padre, dimmi come si deve pregare, perchè ho molto irritato Iddio». L’anziano gli disse: «Figliuolo, io quando prego parlo così: Signore, accordami di servirti come ho servito Satana e di amarti come ho amato il peccato».

Se sei lento ad alzarti la notte per la liturgia, non dare nutrimento al tuo corpo, perché la Scrittura dice: « Il pigro non mangi neppure ». E io ti dico: come nel mondo colui che ruba incorre in una severa condanna, uguale condanna è riservata da Dio a chiunque non si alzi per la sua liturgia, salvo nel caso di malattia o di grande lavoro, benché dal malato come dal lavoratore Dio esiga una liturgia spirituale, perché essa può essere offerta a Dio facendo a meno del corpo.

L’abate Evagrio diceva: « Se ti vien meno il coraggio, prega. Prega con timore e tremore, con ardore, sobrietà e vigilanza. Così bisogna pregare, soprattutto a motivo dei nostri nemici invisibili che sono malvagi e accurati nel male, perché principalmente su questo punto essi ci porranno ostacoli ».

L’abate Macario, interrogato su come si debba pregare, rispose: «Non è necessario parlare molto nella preghiera, ma stendiamo sovente le mani e diciamo: « Signore abbi pietà di noi, come tu vuoi e come tu sai ». Quando la tua anima è in angustiata, di’: « »Aiutami ». E Dio ci farà misericordia, perché sa quello che a noi conviene ».

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I PADRI DEL DESERTO

dal sito:

http://www.padrideserto.netsons.org/page2.html

I PADRI DEL DESERTO

Con la definizione

padri del deserto si indicano quei monaci, eremiti e anacoreti che nei secoli IV e V, dopo la pace costantiniana, abbandonarono le città per vivere in solitudine nei deserti dEgitto, di Palestina, di Siria. Uno dei primi di questi anacoreti fu SantAntonio abate, detto Antonio il Grande. Nell’ascesi solitaria, i padri (abba) e le madri (amma) del deserto cercavano la via che conduce a Dio e alla pace interiore. Testimoni di una fede cristiana vissuta con radicalità, ebbero numerosi discepoli e i loro detti o apoftegmi, in cui traspaiono sapienza evangelica e arguzia umana, furono raccolti e tradotti in varie lingue.
Accanto alla Vita di Antonio, scritta dal vescovo di Alessandria, Atanasio il Grande, e alla Historia Lausiaca di Palladio, le varie raccolte di Apoftegmi restano le fonti pi
ù importanti per accostarsi alla spiritualità di questi asceti.
All
inizio, questi uomini, che intendevano condurre una vita cristiana in purezza, erano solo un gruppetto: Antonio, Macario, Sisoes Ben presto, però, il loro genere di vita stupì e attrasse molte altre persone, ed essi furono così raggiunti da diversi discepoli provenienti da ogni parte del mondo. Alcuni, come Arsenio, avevano occupato le più alte cariche alla corte imperiale; altri, i più, erano di origine modesta. Un certo Mosè si era convertito, grazie al Signore, quando era capo di una banda di briganti; Zaccaria vi era giunto ancora ragazzino; altri lasciavano dietro di sé città, mestiere e figli In alcuni decenni, le capanne e le grotte in cui si stabilirono i primi eremiti attrassero così tanti uomini desiderosi di condividere la loro vita che, nei deserti, furono costituite vere e proprie colonie monastiche. Sono rimasti celebri i nomi di Sceti, Nitri e quella colonia detta delle Celle, in cui si installarono coloro che nel deserto non trovavano più la solitudine cercata.
Si possono immaginare facilmente tutti i problemi sollevati dall
aumento di popolazione di queste colonie monastiche. Occorreva anzitutto trovare ritmi di vita che conciliassero le esigenze di una vita vissuta nel deserto, a fianco a fianco, e il bisogno di solitudine che aveva spinto questi uomini e donne di Dio a lasciare i centri abitati.
Dopo molte esitazioni fu deciso, in comune, di passare la settimana ciascuno nel proprio eremo, e di ritrovarsi insieme in chiesa e negli edifici annessi, il sabato e la domenica, per la Santa Eucaristia, l
ufficio delle preghiere e regolare i pochi problemi gestionali che dovevano essere risolti.
Il principio, infatti, era generalmente che ciascuno dovesse vivere del proprio lavoro manuale, non importa quale, purch
è fosse compatibile con le caratteristiche del deserto e con le esigenze della preghiera continua e del raccoglimento. Si fabbricavano dunque, con mezzi offerti dalla Divina Provvidenza, ceste, funi, stuoie, che leconomo della colonia sincaricava dio vendere per poter acquistare altri prodotti.
Tuttavia il problema pi
ù importante da risolvere era di un altro tipo. Questi uomini, che avevano preso le distanze dalla vita delle città e che, comunque, non intendevano condurre unesistenza conventuale, in cui si vive insieme seguendo una regola, come potevano vivere secondo il Santo Vangelo? Poiché non vi erano norme prestabilite, come formare i numerosi adepti che continuavano ad affluire? È questo uno dei grandi interrogativi che si posero e si pongono tuttora uomini di tutte le epoche, a partire dalla predicazione del Vangelo.
Dai detti o apoftegmi
è possibile farsi unidea di come i padri del deserto vennero a capo della questione. Si possono delineare alcune linee guida. Innanzitutto grande autorità riconosciuta è la Parola di Dio. Poi viene la parola degli anziani, presso cui vivevano i discepoli. In seguito si ebbe anche lapporto dei primi grandi dottori della spiritualità monastica, come Giovanni Cassiano, Isaia di Sceti, Dorotea di Gaza ed altri. Uno dei meriti di questi uomini e donne è di aver consolidato le basi della spiritualità monastica usufruendo di una tradizione sperimentata.

Tratto da: I padri del deserto. Così dissero così vissero.

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buona notte

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Viveva di fede come noi

dal sito: 

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=09/23/2008#

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa
Ultimi colloqui, 21/08/1897

Viveva di fede come noi

Quanto avrei voluto essere sacerdote per poter predicare sulla Madonna ! Una sola volta sarebbe stata sufficiente per dire tutto quello che penso a questo proposito.

Prima avrei fatto capire quanto poco conosciamo la sua vita. Non occorre dire cose inverosimili o che non sappiamo; per esempio che, da piccola, a tre anni, la Madonna ha offerto se stessa a Dio nel Tempio con sentimenti ardenti di amore e del tutto straordinari ; mentre forse ci é andata semplicemente per obbedire ai suoi genitori… Perché una omelia sulla Madonna possa piacermi e farmi del bene, occorre che io veda la sua vita reale, non la sua vita supposta ; e sono certa che la sua vita reale era molto semplice. Ce la mostrano inabbordabile, mentre bisognerebbe mostracela imitabile, fare vedere le sue virtù, dire che viveva di fede come noi, dare delle prove di questo per mezzo del Vangelo in cui leggiamo : « Non compresero le sue parole » (Lc 2,50). E questa parola molto misteriosa : « I suoi genitori si stupivano delle cose che si dicevano di lui » (Lc 2,33). Questo stupirsi suppone un certo meravigliarsi, non è vero ?

Sappiamo bene che la Madonna è Regina del Cielo e della terra, eppure è più madre che regina, e non occorre dire a motivo delle sue prerogative, che lei eclissi la gloria di tutti i santi, come il sole al suo sorgere fa scomparire le stelle. Mio Dio ! quanto questo mi appare strano ! Una madre che fa scomparire la gloria dei suoi figli ! Io penso tutto il contrario, ritengo che essa farà crescere molto lo splendore degli eletti. È bene parlare delle sue prerogative, ma non occorre dire soltanto questo… Forse qualche anima andrà fino al punto di sentire allora una certa lontananza con una tale creatura talmente superiore e dirà : « Se le cose stanno così, ci accontenteremo di andare a brillare in un angolino».

Ciò che la Madonna aveva in più rispetto a noi, era il fatto che non poteva peccare, che era esente dalla macchia originale, ma d’altra parte, è stata meno fortunata di noi, poiché non ha avuto la Madonna da amare, e questa è una tale dolcezza per noi.

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