Archive pour le 29 mars, 2016

J. Kirk Richards – Garden Tomb

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SAN MASSIMO DI TORINO – PARTICIPIO PASSATO O PARTICIPIO PRESENTE?

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SAN MASSIMO DI TORINO – PARTICIPIO PASSATO O PARTICIPIO PRESENTE?

Participio passato o participio presente? San Massimo di Torino risponderebbe così. In margine alla Colletta della VI domenica di Pasqua.

MAGGIO 6, 2015 

Scrivere sulla preghiera Colletta della VI domenica di Pasqua può essere pericoloso: tanti e tanti sono gli spunti che potrebbe offrire questo testo, che nel Messale ci appare come un solo testo, ma che in verità è la centonizzazione di altri tre testi, molto più antichi. Può essere interessante affrontare questo testo da un dettaglio che non è proprio minimo, nonostante possa apparire secondario. Nella traduzione italiana, c’è una sfasatura temporale, in riferimento ai giorni di letizia. Vediamo: Fac nos, omnipotens Deus, hos laetitiae dies, quos in honorem Domini resurgentis exsequimur, affectu sedulo celebrare, ut quod recordatione percurrimus semper in opere teneamus Nel testo del Messale italiano, i giorni di letizia sono in onore “del Cristo risorto”, mentre nell’originale latino il participio presente suggerisce meglio una certa contemporaneità. Certamente, la traduzione non avrebbe potuto essere strettamente letterale – giorni di letizia in onore di Cristo risorgente -, ma non si vede la difficoltà di un’espressione italiana come la seguente: “giorni di letizia in onore di Cristo che risorge”. Si tratta di sfumature, e forse non vale la pena di farne una questione di stato, ma può essere comunque utile notare queste piccolezze: siamo nel tempo pasquale, e l’unità della cinquantina poteva essere evidenziata anche in tale attenzione temporale. Quel participio dovrà essere passato o presente? Al di là delle regole grammaticali o dello stile linguistico, qui vale, prima di tutto, la regola liturgica e “lo stile di Dio”: l’azione pasquale di Dio è perennemente presente, e i miracoli di Cristo non passano con il passare degli anni, figuriamoci se passano con il passare dei giorni! Su questo dovremo tornare, per oggi (!) sarà sufficiente e bello ascoltare alcuni passaggi di san Massimo di Torino, tratti da un sermone nella festa dell’Epifania, in cui il brano evangelico era la pericope delle nozze di Cana: I miracoli di Cristo, infatti, sono tali che non passano per la distanza di anni, ma acquistano vigore per la grazia; non vengono sepolti dall’oblio, ma si rinnovano quanto a efficacia. Dinanzi alla potenza di Dio in realtà niente risulta abolito, niente risulta passato. In rapporto alla sua grandezza tutto è per lui al presente. Per lui tutto il tempo è oggi  [totum illi tempus est hodie] e di conseguenza il santo profeta dice: Mille anni ai suoi occhi come un giorno solo. E se tutto il tempo di secoli è un giorno solo per il Signore, nello stesso giorno in cui il Salvatore operò meraviglie per i nostri padri le operò anche per noi. Perciò anche noi come i nostri antenati vediamo i miracoli del Signore, quando li guardiamo con stupore pari al loro. Anche noi come loro abbiamo dolcemente bevuto dalle stesse idrie: essi vi hanno attinto una coppa di vino, mentre noi ne abbiamo ricavato il calice di salvezza.

San Massimo di Torino, Sermone 102,2.

edizione: Massimo di Torino, Sermoni liturgici (Letture cristiane del primo millennio 28) (ed. M. Mariani Puerari), Milano 1999, 350; cf. CCL 23, 406

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI – LA RISURREZIONE DI CRISTO È UN AVVENIMENTO

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MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI – LA RISURREZIONE DI CRISTO È UN AVVENIMENTO

La risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile di papa Benedetto XVI   «In resurrectione tua, Christe, caeli et terra laetentur / Nella tua risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra» (Liturgia Horarum).

Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero! Il mattino di Pasqua ci ha riportato l’annuncio antico e sempre nuovo: Cristo è risorto! L’eco di questo avvenimento, partita da Gerusalemme venti secoli fa, continua a risuonare nella Chiesa, che porta viva nel cuore la fede vibrante di Maria, la Madre di Gesù, la fede di Maddalena e delle altre donne, che per prime videro il sepolcro vuoto, la fede di Pietro e degli altri Apostoli. Fino ad oggi – anche nella nostra era di comunicazioni ultratecnologiche – la fede dei cristiani si basa su quell’annuncio, sulla testimonianza di quelle sorelle e di quei fratelli che hanno visto prima il masso rovesciato e la tomba vuota, poi i misteriosi messaggeri i quali attestavano che Gesù, il Crocifisso, era risorto; quindi Lui stesso, il Maestro e Signore, vivo e tangibile, apparso a Maria di Magdala, ai due discepoli di Emmaus, infine a tutti gli undici, riuniti nel Cenacolo (cfr. Mc 16, 9-14). La risurrezione di Cristo non è il frutto di una speculazione, di un’esperienza mistica: è un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa un’impronta indelebile. La luce che abbagliò le guardie poste a vigilare il sepolcro di Gesù ha attraversato il tempo e lo spazio. È una luce diversa, divina, che ha squarciato le tenebre della morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio, lo splendore della Verità e del Bene. Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così l’irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato a ogni speranza umana, a ogni attesa, desiderio, progetto. Per questo il cosmo intero oggi gioisce, coinvolto nella primavera dell’umanità, che si fa interprete del muto inno di lode del creato. L’alleluia pasquale, che risuona nella Chiesa pellegrina nel mondo, esprime l’esultanza silenziosa dell’universo, e soprattutto l’anelito di ogni anima umana sinceramente aperta a Dio, anzi, riconoscente per la sua infinita bontà, bellezza e verità. «Nella tua risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra». A questo invito alla lode, che si leva oggi dal cuore della Chiesa, i “cieli” rispondono pienamente: le schiere degli angeli, dei santi e dei beati si uniscono unanimi alla nostra esultanza. In Cielo tutto è pace e letizia. Ma non è così, purtroppo, sulla terra! Qui, in questo nostro mondo, l’alleluia pasquale contrasta ancora con i lamenti e le grida che provengono da tante situazioni dolorose: miseria, fame, malattie, guerre, violenze. Eppure, proprio per questo Cristo è morto ed è risorto! È morto anche a causa dei nostri peccati di oggi, ed è risorto anche per la redenzione della nostra storia di oggi. Perciò, questo mio messaggio vuole raggiungere tutti e, come annuncio profetico, soprattutto i popoli e le comunità che stanno soffrendo un’ora di passione, perché Cristo Risorto apra loro la via della libertà, della giustizia e della pace. Possa gioire la Terra che, per prima, è stata inondata dalla luce del Risorto. Il fulgore di Cristo raggiunga anche i Popoli del Medio Oriente, affinché la luce della pace e della dignità umana vinca le tenebre della divisione, dell’odio e delle violenze. In Libia la diplomazia e il dialogo prendano il posto delle armi e si favorisca, nell’attuale situazione conflittuale, l’accesso dei soccorsi umanitari a quanti soffrono le conseguenze dello scontro. Nei Paesi dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, tutti i cittadini – e in particolare i giovani – si adoperino per promuovere il bene comune e per costruire società, dove la povertà sia sconfitta e ogni scelta politica risulti ispirata dal rispetto per la persona umana. Ai tanti profughi e ai rifugiati, che provengono da vari Paesi africani e sono stati costretti a lasciare gli affetti più cari arrivi la solidarietà di tutti; gli uomini di buona volontà siano illuminati ad aprire il cuore all’accoglienza, affinché in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle necessità impellenti di tanti fratelli; a quanti si prodigano in generosi sforzi e offrono esemplari testimonianze in questa direzione giunga il nostro conforto e apprezzamento. Possa ricomporsi la civile convivenza tra le popolazioni della Costa d’Avorio, dove è urgente intraprendere un cammino di riconciliazione e di perdono per curare le profonde ferite provocate dalle recenti violenze. Possano trovare consolazione e speranza la terra del Giappone, mentre affronta le drammatiche conseguenze del recente terremoto, e i Paesi che nei mesi scorsi sono stati provati da calamità naturali che hanno seminato dolore e angoscia. Gioiscano i cieli e la terra per la testimonianza di quanti soffrono contraddizioni, o addirittura persecuzioni per la propria fede nel Signore Gesù. L’annuncio della sua vittoriosa risurrezione infonda in loro coraggio e fiducia. Cari fratelli e sorelle! Cristo risorto cammina davanti a noi verso i nuovi cieli e la terra nuova (cfr. Ap 21, 1), in cui finalmente vivremo tutti come un’unica famiglia, figli dello stesso Padre. Lui è con noi fino alla fine dei tempi. Camminiamo dietro a Lui, in questo mondo ferito, cantando l’alleluia. Nel nostro cuore c’è gioia e dolore, sul nostro viso sorrisi e lacrime. Così è la nostra realtà terrena. Ma Cristo è risorto, è vivo e cammina con noi. Per questo cantiamo e camminiamo, fedeli al nostro impegno in questo mondo, con lo sguardo rivolto al Cielo. Buona Pasqua a tutti!

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