GIROLAMO E LA VERGINITA’ DI MARIA

dal sito:

http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/studi/08-09/06-Girolamo_e_verginita_Maria.html

STUDI MARIANI | MARIA e i PADRI della CHIESA:

 GIROLAMO E LA VERGINITA’ DI MARIA

Entrando in alcune chiese antiche, ci può accadere di osservare una tela che raffiguri un santo, dal volto emaciato, per i digiuni e le penitenze, che medita sulla morte, simboleggiata da un teschio, a contatto con i libri sacri della Scrittura, ai quali mostra di applicarsi con diligenza. Non c’è dubbio: si tratta di San Girolamo, vissuto nel IV secolo.

È uno dei grandi Padri e Dottori della Chiesa che si distinse per un notevole merito: tradusse tutta la Bibbia dalle lingue originali (ebraico e greco) in latino, che ai suoi tempi i cristiani, che vivevano in molti dei Paesi che oggi chiamiamo Europa occidentale e Nord Africa, capivano.

Verginità e matrimonio

San Girolamo, da giovane, a Roma, trascorreva molto tempo a spiegare la Bibbia ad un circolo di donne, vedove e ragazze, che erano attratte da un ideale: la verginità. Egli era uno straordinario direttore spirituale e così, per suo suggerimento, non poche di esse lasciarono del tutto la vita mondana per partire per la Terra Santa e vivere, sempre con la guida di Girolamo, in alcuni monasteri, a quel tempo celeberrimi.

Non mancarono le “malelingue” che accusavano il nostro santo di aver plagiato quelle splendide ragazze e le loro madri instillando in loro un’idea dannosa: la superiorità della verginità sul matrimonio. Per sostenere la loro posizione, questi criticoni adoperarono un argomento che provocò la reazione veemente di Girolamo, il quale, a dire la verità, non impiegava molto tempo per “scaldarsi” e rendere “pan per focaccia” ai suoi avversari. Costoro dicevano che la verginità non aveva uno speciale valore tanto è vero che anche la Madonna concepì sì verginalmente il Signore, ma poi, come qualsiasi altra donna, ebbe altri figli, nati dal matrimonio con Giuseppe.

Tra i detrattori della verginità della Madonna non mancavano teologi di un certo valore, come un certo Elvidio. Il nostro Girolamo gli dedicò un trattato che rimane ancora oggi un capolavoro per illustrare il fondamento storico-biblico della verginità della Madonna, checché ne dicano certi evangelici o testimoni di Geova, che ripetono, un po’ come pappagalli quello che sentono dai loro pastori, ma che non hanno mai letto le spiegazioni dei Padri della Chiesa. Elvidio, gongolante, faceva notare che il Vangelo gli dava ragione: “Prima di avere rapporti, fu trovata incinta per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,18), cioè – affermava – la Madonna ebbe rapporti coniugali dopo il concepimento.

Girolamo, con ironia e acutezza, scrive: “La preposizione «prima», benché sovente indichi una conseguenza, a volte, invece mostra solo le cose che si pensavano antecedentemente. Come se uno non potesse dire, prima di pranzo ho preso la nave per l’Africa. Oppure, Elvidio, prima di pentirsi, è stato colto dalla morte”. La conclusione che Girolamo ricava è chiarissima: “Quando l’evangelista afferma: «prima di avere rapporti», vuole intendere che il tempo delle nozze è vicino e che le cose sono arrivate al punto tale che colei che prima era considerata sposa stava per diventare moglie”.

Non lo crediamo perché non lo leggiamo

Girolamo era un e­sperto nella conoscenza del mondo semitico, cioè il mondo in cui è nata la Bibbia ed è vissuto il Signore. Era a contatto con i rabbini, aveva imparato benissimo la lingua ebraica e, soprattutto, trascorse molti anni della sua vita di asceta e studioso a Betlemme.

Non ha perciò difficoltà a controbattere l’obiezione di coloro che negano la verginità perpetua della Madonna adducendo come argomento il termine “primogenito: “Diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,7), sentiamo proclamare solennemente durante la Messa della notte di Natale. “In base a questo passo – annota Girolamo – alcuni perversamente sospettano che Maria abbia avuto altri figli, sostenendo che un figlio non si chiama primogenito se non ha dei fratelli.

Invece le divine Scritture sogliono chiamare primogenito qualcuno non perché seguono dei fratelli, ma perché è nato per primo”. Sono questi solo alcuni degli argomenti che Girolamo propone per smontare una ad una le idee sbagliate di Elvidio e di tutti i denigratori della verginità di Maria Santissima. Essi si riassumono in un principio così formulato dallo stesso Girolamo:

“Che Dio sia nato da una Vergine, lo crediamo perché lo leggiamo. Che Maria abbia consumato il matrimonio dopo il parto, non lo crediamo perché non lo leggiamo”.

La verginità perpetua di Maria, così profondamente dimostrata dai Padri sulla base delle Scritture, è diventata parte integrante della fede della Chiesa: fu proclamata solennemente in un Sinodo tenuto a Roma nel 649, presieduto dal Papa del tempo e, poi, costantemente riproposta dai Sommi Pontefici. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne parla diffusamente (numeri 496-507).

Giustamente, San Girolamo, dopo aver esposto degli argomenti che rendono questo articolo della fede ragionevole e inoppugnabile, invita ad assumere un atteggiamento di contemplazione e di gratitudine a Dio per così grande meraviglia:

“La santa Vergine Maria, la beata Maria, madre e vergine, vergine prima del parto e vergine dopo il parto! Io sono nello stupore, perché un vergine è nato da una Vergine, e dopo la nascita del vergine, la madre è rimasta vergine”.

Ciò che era nascosto ora è palese

Come si accennava, Girolamo ha tradotto tutto l’Antico Testamento e ne ha commentato molti libri. Si accorge perciò che i libri dell’Antica Alleanza parlano della Madonna attraverso delle immagini delicate e simboliche che rimangono non comprensibili se non sono applicate alla vita e alla santità della Vergine Maria. Girolamo riassunse questo modo di interpretare la Bibbia nelle parole latine:

Quod in vetere latet, in Novo patet, che vuol dire: “Ciò che nell’Antico Testamento rimane nascosto, nel Nuovo viene alla luce”.

Per esempio, il profeta Ezechiele aveva predetto che la porta orientale del Tempio di Gerusalemme doveva rimanere chiusa per far passare il Messia. Questo passo, in sé oscuro, si illumina di significato se applicato alla Madonna: “Soltanto Cristo ha aperto le porte chiuse della vulva verginale, le quali tuttavia continuarono a rimanere chiuse.

Questa è la porta orientale chiusa, attraverso cui solo il pontefice entra ed esce e che nondimeno è sempre chiusa”. Non c’è da meravigliarsi: come il Sommo Poeta dice, la Madonna è “termine fisso d’eterno consiglio”, cioè da sempre conosciuta ed amata da Dio, che, pertanto, ispirando gli autori sacri dei libri dell’Antico Testamento, li mosse a parlare profeticamente di Lei.

Vivendo per tanti anni a Betlemme, che, ai suoi tempi non era molto cambiata rispetto a quelli di Gesù, San Girolamo non può non rendersi conto di una delle eccellenti virtù che contraddistinguono la santità di Maria: la sua povertà e così dice in un’omelia pronunciata a Natale:

“Chiunque è povero si consoli: Giuseppe e Maria, la Madre del Signore, non avevano un servitore o un’ancella. Vennero soli da Nazareth. Non avevano una bestia da soma. Loro stessi sono signori e servi nello stesso tempo. Quale novità! Entrano nell’albergo, non nella città: infatti la loro timida povertà non osava accostarsi ai ricchi. Ammirate la grandezza della povertà: vanno all’albergo”.

Già, la Madonna, tanto umile sulla terra, tanto grande nel Cielo! Da lì esercita la sua funzione mediatrice di grazia per ciascuno di noi, come ci piace ricordare alla conclusione della presentazione del pensiero mariologico di San Girolamo.

Roberto SPATARO SDB
Studium Theologicum Salesianum | Gerusalemme

Publié dans : Padri della Chiesa e Dottori |le 10 mars, 2010 |Pas de Commentaires »

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