Pentecoste

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Publié dans : immagini sacre | le 2 juin, 2017 |Pas de Commentaires »

4 GIUGNO 2017 | 8A DOM.: PENTECOSTE – A | OMELIA

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4 GIUGNO 2017 | 8A DOM.: PENTECOSTE – A | OMELIA

VIENI SPIRITO SANTO, VIENI

Per cominciare Nel giorno della Pentecoste nasce la chiesa. Discende sugli apostoli lo Spirito Santo: le porte si spalancano, Pietro, che si era manifestato vile nel momento della prova, ora si fa coraggioso testimone della risurrezione di Cristo. Molti accolgono la sua parola e vengono battezzati e in quel giorno si aggregarono a loro « circa tremila persone » (At 2,41).

La parola di Dio Atti 2,1-11. Questa prima lettura, presente nei tre anni della liturgia, presenta il misterioso evento della Pentecoste, così come lo descrive Luca. L’ »improvviso fragore dal cielo, quasi un vento che si abbatte impetuoso », rimanda al Sinai, quando Iahvè strinse la prima alleanza con il suo popolo. Ma anche al superamento di Genesi 11: come la torre di Babele ha confuso le lingue e ha disperso le genti, così la Pentecoste crea comunicazione e comunione tra genti diverse per lingue e cultura. 1 Corinzi 12,3b-7.12-13. Paolo riconosce la ricchezza dei carismi che si sono manifestati nella comunità cristiana di Corinto, ma è anche preoccupato che questi siano usati per l’ »utilità comune », dal momento che sono tutti a servizio della stessa chiesa, corpo di Cristo. Giovanni 20,19-23. Leggiamo in questo brano il racconto della Pentecoste secondo Giovanni. Gesù alita sugli apostoli e dona loro lo Spirito. Uno Spirito che dà agli apostoli il potere di rimettere i peccati, che è un grande dono a servizio della comunità. Una comunità che si consolida proprio nella riconciliazione.

Riflettere La Pentecoste era una festa ebraica, ed esisteva prima che gli apostoli ricevessero lo Spirito Santo. La prima lettura ci ricorda il momento in cui, « mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste » gli apostoli e i discepoli vengono coinvolti in un’esperienza che li trasforma profondamente. La festa di Pentecoste, sette settimane dopo la Pasqua, era molto sentita dagli ebrei, perché era la festa della mietitura, del raccolto. Ma con il tempo venne ad assumere sempre più il carattere di festa religiosa: si ricordava in modo speciale l’alleanza ricevuta da Mosè sul Sinai, e il tempo in cui aveva ricevuto dalle mani di Iahvè la torah. Era una delle tre solennità in cui gli ebrei si recavano in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme. Per i cristiani è la festa della nascita della chiesa. Gli apostoli si trasformano da paurosi e traditori, in uomini coraggiosi e in testimoni entusiasti del fatto della risurrezione di Gesù, annunciatori del suo vangelo. I fatti e i fenomeni così come vengono raccontati sono pieni di simboli e fanno sicuramente riferimento alla prima alleanza sul monte Sinai: si sente un forte vento; si posano su di loro come lingue di fuoco e si mettono a parlare in altre lingue. C’è tanta gente di nazioni e di lingue diverse che ascoltano e comprendono le parole di Pietro. È esattamente il fenomeno opposto a quello della torre di Babele: là, come una maledizione, ci fu la prima confusione delle lingue e la divisione tra le genti. Qui una nuova comunione tra una moltitudine di genti diverse. Il verificarsi di questi fenomeni straordinari è abbastanza sorprendente, perché nel vangelo, anche quando i fenomeni sono eccezionali (come una moltiplicazione di pani che coinvolge e sfama migliaia di persone), il racconto si fa piano, quasi ordinario. Paolo nella seconda lettura ricorda in particolare che lo Spirito Santo consacra la nostra originalità – i nostri « carismi » – e li mette a servizio della chiesa. « Dio ha bisogno degli uomini, Dio ha bisogno di te », come dice il canto, ma ognuno opera « per il bene comune », così come le diverse membra di un corpo, pur avendo ognuna la sua specifica funzione, sono tutte a servizio della persona.

Attualizzare È il giorno del compleanno della chiesa, nata da una nuova alleanza stipulata dal sangue di Gesù e dalla discesa dello Spirito Santo. C’è tanto entusiasmo tra gli apostoli. Migliaia le conversioni. Com’è cambiato Pietro che solo alcuni giorni prima aveva detto di non conoscere nemmeno Gesù! Nel racconto degli Atti degli apostoli tutto è immagine, spettacolarità: qualcuno ha parlato dello spot di Dio, della sua agenzia di pubblicità… « Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita », diciamo a ogni messa festiva. Ma in realtà lo Spirito Santo è ancora il grande dimenticato nella vita dei cristiani. Eppure nella storia della salvezza è protagonista: quando si parla di Spirito Santo avviene sempre qualcosa di straordinario: scende in Maria e il Figlio di Dio si fa uomo, si posa su Gesù nel battesimo e ha inizio la sua vita pubblica. È in forza dello Spirito di Dio che Gesù risorge. A Pentecoste lo Spirito trasforma un manipolo di paurosi in testimoni coraggiosi e nasce la chiesa. È Spirito di novità: Gesù parla a Nicodemo di rinascita nello Spirito, Ezechiele parla dello Spirito che riporta la vita nelle ossa spente degli ebrei (37,5). È Spirito di unità: come lo Spirito è l’amore che tiene uniti il Padre e il Figlio, così è l’amore che tiene uniti i cristiani. In questo senso è l’opposto di ciò che è capitato ai costruttori della Torre di Babele: se là c’è stata la confusione delle lingue e l’impossibilità di comunicare, nel giorno di Pentecoste ci si comprende, pur parlando lingue diverse ed essendo popoli diversi. Nasce una nuova comunità unita, pur avendo radici diverse, idee diverse, culture diverse… È Spirito missionario. Lo Spirito non chiude gli apostoli nel cenacolo, per custodire nel cuore i bei ricordi di ciò che avevano vissuto con Gesù, ma li spinge alla missione, ad andare addirittura ai pagani, correndo tutti i rischi del caso, organizzando un nuovo modo di vivere l’alleanza. È Spirito di unità pur tra molti carismi: a ciascuno viene data una particolarità dello Spirito per l’utilità comune. È Spirito creativo: la creazione geme nelle doglie del parto e l’uomo deve fare nuova ogni cosa: lo Spirito è l’imprevedibilità di Dio. È Spirito di perdono e di riconciliazione: « Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi… ». Lo Spirito è il dono della vicinanza di Dio, che abita nell’uomo grazie allo Spirito. Lo Spirito è, per i credenti, al centro del proprio cammino personale ed è l’anima della chiesa, che lo rende presente nella parola, nel magistero, nei sacramenti. Una chiesa che senza lo Spirito non sarebbe che un’istituzione benefica tra le tante, mentre al soffio dello Spirito diventa il prolungamento dell’incarnazione di Gesù.

La corrente che porta l’acqua alla foce Parlando della Trinità, san Gregorio Nazianzeno la paragona a un corso d’acqua: il Padre è la sorgente, il Figlio il fiume e lo Spirito Santo la corrente che fa scorrere l’acqua e le fa raggiungere la foce. La sorgente e l’acqua hanno un nome, la corrente no, ma tutto il movimento dell’acqua dipende dallo Spirito. Così accade all’interno della Trinità e nella storia della chiesa.

Per preparasi alla Pentecoste Santa Luisa de Marillac, fondatrice, insieme a san Vincenzo de’ Paoli, delle Figlie della Carità, aveva un attaccamento speciale alla festa di Pentecoste. Scrive alle sue suore: « È vero, questo tempo di preparazione mi è molto caro. In questo giorno in cui Dio diede a Mosè la sua legge scritta, in questo medesimo giorno, sotto la legge della grazia, ha dato alla sua chiesa la legge del suo amore, che dava insieme all’uomo la capacità di praticarla. Per questo ho pensato di domandare il permesso di disporci a questa festività astenendoci dalla santa Comunione durante questi undici giorni in cui la santa Vergine, gli apostoli e le sante donne sono rimaste separate dal loro Maestro ». Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

La preghiera di Pentecoste

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Publié dans : immagini sacre | le 1 juin, 2017 |Pas de Commentaires »

D. BONHOEFFER MEDITAZIONE PER LA PENTECOSTE DEL 1940

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D. BONHOEFFER MEDITAZIONE PER LA PENTECOSTE DEL 1940

dal sito del Monastero di Bose

martedì 19 maggio 2015

Cari amici, ospiti e voi che ci seguite da lontano,
nell’aprile di 70 anni fa si compiva il destino di Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore luterano. Sempre in aprile, due anni prima, era stato arrestato per cospirazione contro Hitler. L’8 aprile 1945, domenica in Albis, veniva condannato per ordine del Führer in persona, il giorno dopo, 9 aprile,muore appeso a un palo nel campo di concentramento di Flossenburg.
Vogliamo ricordare assieme a voi la sua lucida testimonianza resa alla grazia a caro prezzo che attende ogni discepolo del Signore. In una stagione in cui un numero sempre più grande di fratelli e sorelle cristiani conosce il martirio al culmine del loro cammino di sequela, le parole di Bonhoeffer ci siano di lezione e consolazione.
Vi riproponiamo una sua meditazione per la domenica di Pentecoste 1940, quando già l’orrore nazista l’aveva indotto a rientrare in Germania per condividere la sorte del suo popolo mettendosi al servizio della resistenza. Il brano evangelico commentato è tratto dal Vangelo di Giovanni (14,27-31). Sono parole di un « cristiano che molti vorrebbero essere ».

I fratelli e le sorelle di Bose
Al prendere dimora del Padre e del Figlio e all’invio dello Spirito si aggiungono i doni che Cristo elargisce ai discepoli al momento di lasciarli. In primo luogo la pace. Perché i discepoli sappiano di che si tratta, Gesù afferma, e lo ripete chiaramente, che è la sua pace quella che egli dà ai suoi. Altrimenti, quanto facili sarebbero qui le illusioni e le false speranze! È la pace di colui che sulla terra non aveva dove posare il capo, e che è dovuto andare sulla croce. È la pace con Dio e con gli uomini, anche là dove l’ira di Dio e degli uomini
minaccia di annientarci. Solo questa pace di Cristo ha consistenza.
Ciò che offre il mondo può essere solo un sogno, dal quale non potremmo che ridestarci pieni di confusione e di angoscia. Colui che riceve la pace di Gesù, invece, non ha più motivo di lasciarsi
prendere dalla confusione e dall’angoscia, quando il mondo senza pace si ritrova nel tumulto. È questa la pace che Gesù dà alla sua comunità, e nessun altro se non lui la può dare.
Il secondo dono è la gioia. Nel tornare al Padre – che “è più grande” di lui (ci si guardi qui dalle concezioni ariane!), perché è nella gloria – Gesù dona a coloro che lo amano la gioia: ormai, infatti, anche il loro Signore viene esaltato e glorifi cato. Se il cuore dei discepoli è davvero con Cristo, essi prendono dunque parte, in un giubilo adorante, alla sua glorifi cazione, poiché sanno anche che il
Glorifi cato ritorna e rimarrà con loro (notate che qui il ritorno concerne tutta la comunità!). Questa è la gioia in Cristo della comunità.
La promessa di Gesù dona infi ne ai suoi la forza della fede. Ecco il terzo dono. Nulla avviene che il Signore non abbia predetto. Tutto secondo la sua parola. Verrà il principe di questo mondo, ma non potrà nulla contro Gesù, poiché non troverà in lui nessun peccato.
Non è per la potenza del demonio, ma per offrire al mondo il segno che egli ama suo Padre e che a lui soltanto fa obbedienza, fi no alla morte, che Gesù andrà sulla croce. In tutto ciò, però, la comunità sa, per la parola di Gesù, che il suo Signore va al Padre e ritorna. Essa crede alla sua parola e attende il compimento della promessa.
È in questa fede in Cristo, e in essa solamente, che la comunità ha la pace di Cristo e la gioia di Cristo. Nella fede essa ha la certezza dell’invio dello Spirito santo e accoglie il Padre e il Figlio, che porranno la dimora in coloro che amano Gesù Cristo e custodiscono la sua parola.

 

Publié dans : BONHOEFFER DIETRICH, PENTECOSTE | le 1 juin, 2017 |Pas de Commentaires »

I discepoli di Emmaus

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Publié dans : immagini sacre | le 31 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – 24. LO SPIRITO SANTO CI FA ABBONDARE NELLA SPERANZA

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PAPA FRANCESCO – 24. LO SPIRITO SANTO CI FA ABBONDARE NELLA SPERANZA

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 31 maggio 2017

La Speranza cristiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nell’imminenza della solennità di Pentecoste non possiamo non parlare del rapporto che c’è tra la speranza cristiana e lo Spirito Santo. Lo Spirito è il vento che ci spinge in avanti, che ci mantiene in cammino, ci fa sentire pellegrini e forestieri, e non ci permette di adagiarci e di diventare un popolo “sedentario”.
La lettera agli Ebrei paragona la speranza a un’àncora (cfr 6,18-19); e a questa immagine possiamo aggiungere quella della vela. Se l’àncora è ciò che dà alla barca la sicurezza e la tiene “ancorata” tra l’ondeggiare del mare, la vela è invece ciò che la fa camminare e avanzare sulle acque. La speranza è davvero come una vela; essa raccoglie il vento dello Spirito Santo e lo trasforma in forza motrice che spinge la barca, a seconda dei casi, al largo o a riva.
L’apostolo Paolo conclude la sua Lettera ai Romani con questo augurio: sentite bene, ascoltate bene che bell’augurio: «Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (15,13). Riflettiamo un po’ sul contenuto di questa bellissima parola.
L’espressione “Dio della speranza” non vuol dire soltanto che Dio è l’oggetto della nostra speranza, cioè Colui che speriamo di raggiungere un giorno nella vita eterna; vuol dire anche che Dio è Colui che già ora ci fa sperare, anzi ci rende «lieti nella speranza» (Rm 12,12): lieti ora di sperare, e non solo sperare di essere lieti. E’ la gioia di sperare e non sperare di avere gioia, già oggi. “Finché c’è vita, c’è speranza”, dice un detto popolare; ed è vero anche il contrario: finché c’è speranza, c’è vita. Gli uomini hanno bisogno di speranza per vivere e hanno bisogno dello Spirito Santo per sperare.
San Paolo – abbiamo sentito – attribuisce allo Spirito Santo la capacità di farci addirittura “abbondare nella speranza”. Abbondare nella speranza significa non scoraggiarsi mai; significa sperare «contro ogni speranza» (Rm 4,18), cioè sperare anche quando viene meno ogni motivo umano di sperare, come fu per Abramo quando Dio gli chiese di sacrificargli l’unico figlio, Isacco, e come fu, ancora di più, per la Vergine Maria sotto la croce di Gesù.
Lo Spirito Santo rende possibile questa speranza invincibile dandoci la testimonianza interiore che siamo figli di Dio e suoi eredi (cfr Rm 8,16). Come potrebbe Colui che ci ha dato il proprio unico Figlio non darci ogni altra cosa insieme con Lui? (cfr Rm 8,32) «La speranza – fratelli e sorelle – non delude: la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Perciò non delude, perché c’è lo Spirito Santo dentro di noi che ci spinge ad andare avanti, sempre! E per questo la speranza non delude.
C’è di più: lo Spirito Santo non ci rende solo capaci di sperare, ma anche di essere seminatori di speranza, di essere anche noi – come Lui e grazie a Lui – dei “paracliti”, cioè consolatori e difensori dei fratelli, seminatori di speranza. Un cristiano può seminare amarezze, può seminare perplessità, e questo non è cristiano, e chi fa questo non è un buon cristiano. Semina speranza: semina olio di speranza, semina profumo di speranza e non aceto di amarezza e di dis-speranza. Il Beato cardinale Newman, in un suo discorso, diceva ai fedeli: «Istruiti dalla nostra stessa sofferenza, dal nostro stesso dolore, anzi, dai nostri stessi peccati, avremo la mente e il cuore esercitati ad ogni opera d’amore verso coloro che ne hanno bisogno. Saremo, a misura della nostra capacità, consolatori ad immagine del Paraclito – cioè dello Spirito Santo –, e in tutti i sensi che questa parola comporta: avvocati, assistenti, apportatori di conforto. Le nostre parole e i nostri consigli, il nostro modo di fare, la nostra voce, il nostro sguardo, saranno gentili e tranquillizzanti» (Parochial and plain Sermons, vol. V, Londra 1870, pp. 300s.). E sono soprattutto i poveri, gli esclusi, i non amati ad avere bisogno di qualcuno che si faccia per loro “paraclito”, cioè consolatore e difensore, come lo Spirito Santo fa con ognuno di noi, che stiamo qui in Piazza, consolatore e difensore. Noi dobbiamo fare lo stesso con i più bisognosi, con i più scartati, con quelli che hanno più bisogno, quelli che soffrono di più. Difensori e consolatori!
Lo Spirito Santo alimenta la speranza non solo nel cuore degli uomini, ma anche nell’intero creato. Dice l’Apostolo Paolo – questo sembra un po’ strano, ma è vero: che anche la creazione “è protesa con ardente attesa” verso la liberazione e “geme e soffre” come le doglie di un parto (cfr Rm 8,20-22). «L’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è l’azione dello Spirito di Dio che “aleggiava sulle acque” (Gen1,2) all’inizio della creazione» (Benedetto XVI, Omelia, 31 maggio 2009). Anche questo ci spinge a rispettare il creato: non si può imbrattare un quadro senza offendere l’artista che lo ha creato.
Fratelli e sorelle, la prossima festa di Pentecoste – che è il compleanno della Chiesa – ci trovi concordi in preghiera, con Maria, la Madre di Gesù e nostra. E il dono dello Spirito Santo ci faccia abbondare nella speranza. Vi dirò di più: ci faccia sprecare speranza con tutti quelli che sono più bisognosi, più scartati e per tutti quelli che hanno necessità. Grazie.

Publié dans : PAPA FRANCESCO CATECHESI | le 31 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

Shavuot, Il dono della Torah

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Publié dans : immagini sacre | le 30 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – INNO ALLA GIOIA

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PAPA FRANCESCO – INNO ALLA GIOIA

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Lunedì, 23 maggio 2016

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.117, 23-24/05/2016)

«La carta d’identità del cristiano è la gioia»: lo «stupore» di fronte alla «grandezza di Dio», al suo «amore», alla «salvezza» che ha donato all’umanità non può che portare il credente a una gioia che neanche le croci della vita possono scalfire, perché anche nella prova c’è «la sicurezza che Gesù è con noi».
Un vero e proprio inno alla gioia è stata la meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta lunedì 23 maggio. Lo spunto è venuto dalla liturgia del giorno. In particolare, il Pontefice ha voluto rileggere l’incipit del brano tratto dalla prima Lettera di Pietro (1, 3-9) che — ha detto — per il «tono esultante», l’«allegria», il modo dell’apostolo di intervenire «a tutta forza» ricorda l’inizio «dell’Oratorio di Natale di Bach». Scrive, infatti, Pietro: «Sia benedetto il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, ricreati, mediante la resurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce; essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rilevata nell’ultimo tempo».
Sono parole in cui si percepisce «lo stupore davanti alla grandezza di Dio», davanti alla «rigenerazione che il Signore — “in Gesù Cristo e per Gesù Cristo” — ha fatto in noi». Ed è «uno stupore pieno di giubilo, allegro»: subito dopo, ha fatto notare il Papa, nel testo della lettera s’incontra la «parola chiave», ovvero: «Perciò siete ricolmi di gioia».
La gioia di cui parla l’apostolo è duratura. Per questo, ha spiegato Francesco, egli aggiunge nell’epistola che, anche se per un po’ di tempo si è costretti a essere «afflitti dalle prove», quella gioia dell’inizio «non sarà tolta». Infatti essa scaturisce da «quello che Dio ha fatto in noi: ci ha rigenerati in Cristo e ci ha dato una speranza». Una speranza — «quella che i primi cristiani dipingevano come un’àncora in cielo» — che, ha detto il Papa, è anche la nostra. Da lì viene la gioia. E infatti Pietro concludendo il suo messaggio invita tutti: «Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa».
Da tutto ciò, ha sottolineato il Pontefice, si capisce come la gioia sia davvero la «virtù del cristiano». Un cristiano, ha specificato, «è un uomo e una donna con gioia nel cuore». Di più: «Non esiste un cristiano senza gioia». Qualcuno potrebbe obbiettare: «Ma, Padre, io ne ho visti tanti!», intendendo dire con ciò che «non sono cristiani: dicono di esserlo, ma non lo sono, gli manca qualcosa». Ecco perché secondo il Papa «la carta di identità del cristiano è la gioia, la gioia del Vangelo, la gioia di essere stati eletti da Gesù, salvati da Gesù, rigenerati da Gesù; la gioia di quella speranza che Gesù ci aspetta». E anche «nelle croci e nelle sofferenze di questa vita», ha aggiunto, il cristiano vive quella gioia, esprimendola in un altro modo, ovvero con la «pace» che viene dalla «sicurezza che Gesù ci accompagna, è con noi». Il cristiano, infatti, vede «crescere questa gioia con la fiducia in Dio». Egli sa bene che «Dio lo ricorda, che Dio lo ama, che Dio lo accompagna, che Dio lo aspetta. E questa è la gioia».
A fare da contraltare a questo inno alla gioia, la liturgia del giorno propone «un’altra parola», quella legata all’episodio del Vangelo di Marco (10, 17-27) nel quale si narra del giovane «che si è avvicinato a Gesù per seguirlo»: un «bravo giovane» tanto da riuscire «a conquistare il cuore di Gesù» il quale, si legge, «fissò lo sguardo su di lui» e «lo amò». A quel giovane Gesù fece una proposta: «Una sola cosa ti manca: vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e vieni con me»; ma a queste parole egli «si fece scuro in volto e se ne andò rattristato».
Il giovane, ha notato Francesco, «non è stato capace di aprire il cuore alla gioia e ha scelto la tristezza». Ma perché? La risposta è chiara: «Perché possedeva molti beni. Era attaccato ai beni». Del resto, Gesù stesso aveva avvisato «che non si può servire due padroni: o servi il Signore o servi le ricchezze». Tornando su questo tema già affrontato in un’omelia pochi giorni fa, il Pontefice ha spiegato: «le ricchezze non sono cattive in se stesse», la cattiveria è «servire la ricchezza». Fu così, insomma, che il giovane se ne andò triste: «Egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato».
È questo un episodio che getta luce anche sulla vita quotidiana «nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità, nelle nostre istituzioni»: qui infatti, ha sottolineato il Papa, se «troviamo gente che si dice cristiana e vuole essere cristiana ma è triste», vuol dire che succede qualcosa «che non va». Ed è compito di ognuno aiutare questa gente «a trovare Gesù, a togliere quella tristezza, perché possa gioire del Vangelo, possa avere questa gioia che è propria del Vangelo».
Francesco ha voluto approfondire ancora questo concetto centrale e legare la gioia allo stupore che scaturisce — come ricordato da san Pietro nella sua lettera — «davanti alla rivelazione, davanti all’amore di Dio, davanti alle emozioni dello Spirito Santo». Perciò si può ben dire che «il cristiano è un uomo, una donna di stupore».
Una parola — “stupore” — che ritorna anche alla fine del brano evangelico del giorno, «quando Gesù spiega agli apostoli che quel ragazzo tanto bravo non è riuscito a seguirlo, perché era attaccato alle ricchezze e dice che è molto difficile che un ricco, uno che è attaccato alle ricchezze, entri nel regno dei Cieli». Si legge infatti che loro, «più stupiti», dicevano: «E chi può essere salvato?».
L’uomo, il cristiano — ha spiegato il Papa — può essere talmente stupito di fronte a tanta grandezza e tanta bellezza, da pensare: «Io non ce la faccio. Non so come si fa!». La risposta che Gesù dà guardando in faccia i suoi discepoli è consolante: «Impossibile agli uomini — non ce la facciamo… — ma non a Dio!». Possiamo, cioè, vivere la «gioia cristiana», lo «stupore della gioia», e salvarci «dal vivere attaccati ad altre cose, alle mondanità», soltanto «con la forza di Dio, con la forza dello Spirito Santo».
Perciò, ha invitato il Pontefice al termine dell’omelia, «chiediamo oggi al Signore che ci dia lo stupore davanti a lui, davanti a tante ricchezze spirituali che ci ha dato; e con questo stupore ci dia la gioia, la gioia della nostra vita e di vivere in pace nel cuore le tante difficoltà; e ci protegga dal cercare la felicità in tante cose che alla fine ci rattristano: promettono tanto, ma non ci daranno niente!». Questa la conclusione: «Ricordatevi bene: un cristiano è un uomo e una donna di gioia, di gioia nel Signore; un uomo e una donna di stupore».

 

sono veramente molto stanca, vi propongo due letture, link

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2012/documents/hf_ben-xvi_hom_20120527_pentecoste.html

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2015/documents/papa-francesco_20150524_omelia-pentecoste.html

Publié dans : PENTECOSTE | le 29 mai, 2017 |Pas de Commentaires »

Ascensione del Signore

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Publié dans : immagini sacre | le 26 mai, 2017 |Pas de Commentaires »
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