un preghiera per me… le letture di questa mattina

oggi pomeriggio vado a fare l’elettrocardiogramma, non credo che troveranno grossi problemi, tuttavia, se volete, fate una preghiera per me; non credo che avrò il tempo di postare qualcosa oggi pomeriggio, forse stasera potrò mettere il vangelo e il commento al vangelo di domani, vi lascio, come una cosa mia, perché questa è la mia vita, ossia la preghiera, le letture dell’Ufficio di questa mattina, dal sito Maranathà, per i salmi, se volete leggerli, allo stesso link, grazie, 

Gabriella

http://www.maranatha.it/Ore/pas/pas6/letMARpage.htm

 Prima Lettura
Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 2, 12-17

Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno
Scrivo a voi, figlioli,
perché vi sono stati rimessi i peccati
in virtù del nome del Signore.
Scrivo a voi, padri,
perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Scrivo a voi, giovani,
perché avete vinto il maligno.
Ho scritto a voi, figlioli,
perché avete conosciuto il Padre.
Ho scritto a voi, padri,
perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Ho scritto a voi, giovani,
perché siete forti,
e la parola di Dio dimora in voi
e avete vinto il maligno.
Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!
Responsorio
  1 Gv 2, 17. 15
R. Il mondo passa, con la sua concupiscenza, * ma chi fa la volontà di Dio, rimane in eterno, alleluia.
V. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui;
R. ma chi fa la volontà di Dio, rimane in eterno, alleluia

Seconda Lettura Dal «Commento sul vangelo di Giovanni» di san Cirillo d’Alessandria, vescovo   (Lib. 11, 11; PG 74, 559-562)

Cristo è vincolo di unità
Secondo san Paolo quanti comunichiamo alla santa umanità del Cristo, veniamo a formare un sol corpo con lui. Presenta così questo mistero di amore: «Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i gentili cioè sono chiamati in Cristo Gesù a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della promessa» (Ef 3, 5-6). Se tutti tra di noi siamo membra dello stesso corpo in Cristo e non solo tra di noi, ma anche con lui che è in noi per mezzo della sua carne, è evidente che tutti siamo una cosa sola sia tra noi che in Cristo. Cristo infatti è vincolo di unità, essendo egli al tempo stesso Dio e uomo.
Quanto all’unione spirituale, seguendo il medesimo ragionamento, diremo ancora che noi tutti, avendo ricevuto un unico e medesimo Spirito santo, siamo, in certo qual modo, uniti sia tra noi, sia con Dio. Infatti, sebbene, presi separatamente, siamo in molti, ed in ciascuno di noi Cristo faccia abitare lo Spirito del Padre e suo, tuttavia unico e indivisibile è lo Spirito. Egli con la sua presenza e la sua azione riunisce nell’unità spiriti che tra loro sono distinti e separati. Egli fa di tutti in se stesso una unica e medesima cosa.
La potenza della santa umanità del Cristo rende concorporali coloro nei quali si trova. Allo stesso modo, credo, l’unico e indivisibile Spirito di Dio che abita in tutti, conduce tutti all’unità spirituale.
Perciò ancora san Paolo ci esorta: Sopportatevi a vicenda con amore, cercate di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti, ed è presente in tutti (cfr. Ef 4, 2-6). Infatti dimorando in noi un unico Spirito, vi sarà in noi un unico Padre di tutti, Dio, per mezzo del Figlio. Lo Spirito Santo riconduce all’unità con sé e all’unità vicendevole fra loro tutti quelli che si trovano a partecipare di lui. E tutti noi evidentemente siamo partecipi dello Spirito. Infatti abbiamo lasciato la vita animale e obbediamo alle leggi dello Spirito. In tal modo abbandoniamo la nostra vita, ci uniamo allo Spirito Santo, acquistiamo una conformità celeste a lui e veniamo trasformati, in certo qual modo, in un’altra natura. Perciò siamo chiamati non più uomini solamente, ma anche figli di Dio e uomini celesti. Siamo resi cioè partecipi della natura divina.
Tutti siamo una cosa sola nel Padre e Figlio e Spirito Santo: una cosa sola dico, per l’identità della condizione, la coesione nella carità, la comunione alla santa carne di Cristo e la partecipazione dell’unico Spirito Santo.
Responsorio    Cfr. 1 Cor 10, 17, 16; Sal 67, 11. 7
R. Poiché c’è un solo pane noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo: * tutti partecipiamo all’unico pane e all’unico calice, alleluia.
V. Nel tuo amore, o Dio, prepari una mensa al povero e lo accogli nella tua casa:
R. tutti parteciperanno all’unico pane e all’unico calice, alleluia.
Orazione
Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come ora si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore.
R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

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buona notte

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bird of Florida

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« Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò »

Sant’Antonio di Padova (circa 1195 – 1231), francescano, dottore della Chiesa
Discorsi

« Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò »

Lo Spirito Santo è il frumento che ci conforta sul cammino verso la patria, è il vino che ci rallegra nella tribolazione, l’olio che rende dolce l’amarezza della vita. Occorreva questo triplice soccorso agli apostoli che dovevano andare a predicare nel mondo intero. Per questo Gesù manda loro lo Spirito Santo. Ne sono stati colmi – colmi perché gli spiriti immondi non abbiano accesso in loro: quando un vaso è colmo, non vi si può mettere nulla di più.

Lo Spirito santo « v’insegnerà » (Gv 16,13), perché sappiate; vi suggerirà, perché vogliate. Egli dà il sapere e il volere; aggiungiamo noi il nostro « potere », nella misura delle nostre forze, e saremo i templi dello Spirito Santo (1 Cor 6,19).

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Immacolata Concezione di Maria

immacolataconcezionedimariafrancia.jpg

immagine dal sito francese:

http://catho62-bruay.cef.fr/rosaire/calfetemariale/fetemariale.htm

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Maria ed Elisabetta

mariaedelisabetta.jpg

Magnificat
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio,
mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà
della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me
l’Onnipotente e santo é il suo nome:
di generazione in generazione
la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua
misericordia, come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre.

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I vescovi latinoamericani: l’incontro con il Papa uno straordinario momento di fraternità e comunione ecclesiale

dal sito della Radio vaticana: 

14/05/2007 14.39.45

I vescovi latinoamericani: l’incontro con il Papa, uno straordinario momento di fraternità e comunione ecclesiale 

Un momento di grande fraternità e di intensa comunione ecclesiale: così i vescovi latinoamericani hanno definito l’incontro con il Papa e l’inaugurazione della Conferenza di Aparecida. Ascoltiamo in proposito il commento del vescovo di Petrópolis Filippo Santoro, al microfono di Alessandro Gisotti:

 
R.- Un’impressione straordinaria, molto positiva, perché indica in pratica l’agenda della V Conferenza di Aparecida. Per esempio, quando all’inizio parla del rapporto tra Vangelo e cultura, dell’inculturazione nel senso vero del termine, legato al fatto dell’Incarnazione. E poi, ancora, quando recupera l’opzione preferenziale per i poveri, a partire dall’opzione di Dio che sceglie di incarnarsi, di farsi povero, come fatto non sociologico, ma come fatto – prima di tutto – antropologico e cristologico. E dopo, l’aspetto mirabile è tutto il discorso fatto sulla realtà: che cos’è la realtà. Perché è un luogo comune di certi teologi latinoamericani che la teologia occidentale e quella ortodossa, si occupa di principi astratti e di idee e invece la teologia latinoamericana parte dalla realtà. E allora, lui ha fatto la domanda: “Ma qual è la realtà? » La realtà a partire da quello che è il suo significato, perché senza significato non abbiamo la realtà. E’, quindi, una sutura tra la cristologia e il giudizio sulla realtà. Secondo me, questo è un punto ricchissimo perché indica un nuovo metodo o approfondisce il metodo della Conferenza generale di Santo Domingo, dando enfasi ad una prospettiva nuova che parte dall’esperienza della fede e quindi abborda i problemi sociali come ha fatto anche il Santo Padre: non ha lasciato fuori nessun problema! Un altro aspetto molto bello è stato l’incontro tra il Vangelo e le culture: i popoli che lo aspettavano e poi quel giudizio che voler prescindere dall’annuncio di Cristo nei popoli latinoamericani non è un progresso, è un regresso.

 
D. – Il Papa è stato anche molto chiaro sul ruolo della Chiesa di fronte alla questione sociale …

 
R. – Sì: è stato chiarissimo. Posti questi fondamenti, ha invitato ad una presenza e ad un lavoro.
  

 

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Il discorso del Papa ieri sera – Amati fratelli nell’Episcopato!

Dal sito Korazym il discorso del Papa di ieri sera: 

Amati fratelli nell’Episcopato!

«Pur essendo Figlio di Dio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (cfr Eb 5, 8-9).
1. Il testo che abbiamo appena ascoltato nella Lettura Breve dei Vespri odierni contiene un profondo insegnamento. Anche in questo caso constatiamo che
la Parola di Dio è viva e più tagliente di una spada a doppio taglio, penetra fino alla giuntura dell’anima, procurandole sollievo e stimolando i suoi servitori fedeli (cfr Eb 4, 12). Ringrazio a Dio per avermi concesso di incontrare un Episcopato prestigioso, che presiede ad una delle più numerose popolazioni cattoliche del mondo. Vi saluto con sensi di profonda comunione e di sincero affetto, ben conoscendo la dedizione con la quale seguite le comunità che vi sono state affidate. La calorosa accoglienza da parte del Signor Parroco della Catedral da Sé e di tutti i presenti mi ha fatto sentire a casa, in questa grande Casa comune che è la nostra Santa Madre,

la Chiesa Cattolica.
Rivolgo un saluto speciale alla nuova Presidenza della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile e, mente esprimo riconoscenza per le parole del suo Presidente, Mons. Geraldo Lyrio Rocha, formulo l’auspicio di un proficuo lavoro nel compito di consolidare sempre più la comunione tra i Vescovi e di promuovere l’azione pastorale comune in un territorio di dimensioni continentali. 2. Il Brasile accoglie con la sua tradizionale ospitalità i partecipanti alla V Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano. Esprimo il mio ringraziamento per la cortese accoglienza da parte dei suoi membri ed il mio profondo apprezzamento per le preghiere del popolo brasiliano, elevate soprattutto per il successo dell’incontro dei Vescovi ad Aparecida. Si tratta di un grande evento ecclesiale che si situa nell’ambito dello sforzo missionario che l’America Latina dovrà assumersi, proprio a partire da qui, dal suolo brasiliano. È per questo che ho voluto rivolgermi inizialmente a voi, Vescovi del Brasile, evocando quelle parole dense di contenuto della Lettera agli Ebrei: «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9). Esuberanti nel loro significato, questi versetti parlano della compassione di Dio per noi, espressa nella passione del suo Figlio; e parlano della sua ubbidienza, della sua libera e cosciente adesione ai disegni del Padre, esplicitata in modo speciale nella preghiera nel monte degli Ulivi: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Così, è Gesù stesso che ci insegna che la vera via di salvezza consiste nel conformare la nostra volontà a quella di Dio. È precisamente ciò che chiediamo nella terza invocazione della preghiera del Padre Nostro: che sia fatta la volontà di Dio come in cielo così in terra, poiché laddove regna la volontà di Dio, lì è presente il Regno di Dio. Gesù ci attira con la sua volontà, con la volontà del Figlio, ed in questo modo ci guida verso la salvezza. Andando incontro alla volontà di Dio, con Gesù Cristo, apriamo il mondo al Regno di Dio.

Noi Vescovi siamo convocati per manifestare questa verità centrale, poiché siamo legati direttamente a Cristo, Buon Pastore. La missione che ci è affidata, come Maestri della fede, consiste nel ricordare, come lo stesso Apostolo delle Genti scriveva, che il nostro Salvatore «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4-6). Questa, e non altra, è la finalità della Chiesa: la salvezza delle anime, una ad una. Il Padre perciò ha inviato il suo Figlio, e «come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi», è detto in San Giovanni (Gv 20, 21). Da qui, il mandato di evangelizzare: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20). Sono parole semplici e sublimi, nelle quali sono indicati l’obbligo di predicare la verità della fede, l’urgenza della vita sacramentale, la promessa dell’aiuto continuo di Cristo alla sua Chiesa. Queste sono realtà fondamentali e si riferiscono all’istruzione nella fede e nella morale cristiana, così come alla pratica dei sacramenti. Laddove Dio e la sua volontà non sono conosciuti, dove non esiste la fede in Gesù Cristo, e nella sua presenza nelle celebrazioni sacramentali, manca l’essenziale anche per la soluzione degli urgenti problemi sociali e politici. La fedeltà al primato di Dio e della sua volontà, conosciuta e vissuta in comunione con Gesù Cristo, è il dono essenziale che noi Vescovi e sacerdoti dobbiamo offrire alla nostra gente (cfr Populorum progressio, 21).

3. Il ministero episcopale ci spinge così al discernimento della volontà salvifica, nella ricerca di una pastorale che educhi il Popolo di Dio a riconoscere ed accogliere i valori trascendenti, in fedeltà al Signore e al Vangelo.

È vero che i tempi presenti risultano difficili per
la Chiesa e molti dei suoi figli sono tribolati. La vita sociale sta attraversando momenti di smarrimento sconcertante. Viene attaccata impunemente la santità del matrimonio e della famiglia, cominciando dal fare concessioni di fronte a pressioni capaci di incidere negativamente sui processi legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita nel nome dei diritti della libertà individuale; si attenta contro la dignità dell’essere umano; si diffonde la ferita del divorzio e delle libere unioni. Più ancora: quando, in seno alla Chiesa, è messo in questione il valore dell’impegno sacerdotale come affidamento totale a Dio attraverso il celibato apostolico e come totale disponibilità a servire le anime, e si dà la preferenza alle questioni ideologiche e politiche, anche partitiche, la struttura della totale consacrazione a Dio comincia a perdere il suo significato più profondo. Come non sentire tristezza nella nostra anima? Ma abbiate fiducia:
la Chiesa è santa e incorruttibile (cfr Ef 5, 27). Liceva Sant’Agostino: «
La Chiesa vacillerà, se vacilla il suo fondamento; ma potrà forse Cristo vacillare? Visto che Cristo non vacilla,
la Chiesa rimarrà intatta fino alla fine dei tempi» (Enarrationes in Psalmos, 103, 2, 5; PL 37, 1353).

Tra i problemi che affliggono la vostra sollecitudine pastorale c’è, senza dubbio, la questione dei cattolici che abbandonano la vita ecclesiale. Sembra chiaro che la causa principale, tra le altre, di questo problema possa essere attribuita alla mancanza di un’evangelizzazione in cui Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni delucidazione. Le persone più vulnerabili al proselitismo aggressivo delle sette – che costituisce motivo di giusta preoccupazione – e incapaci di resistere agli assalti dell’agnosticismo, del relativismo e del laicismo sono in genere i battezzati non sufficientemente evangelizzati, facilmente influenzabili perché possiedono una fede fragile e, a volte, confusa, vacillante ed ingenua, anche se conservano una religiosità innata. Nell’Enciclica Deus caritas est, ho ricordato che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (n. 1). È necessario, pertanto, avviare l’attività apostolica come una vera missione nell’ambito del gregge costituito dalla Chiesa in Brasile, promovendo un’evangelizzazione metodica e capillare in vista di un’adesione personale e comunitaria a Cristo. Si tratta infatti di non risparmiare sforzi per andare alla ricerca dei cattolici che si sono allontanati e di coloro che conoscono poco o niente Gesù Cristo, attraverso una pastorale dell’accoglienza che li aiuti a sentire
la Chiesa come un luogo privilegiato dell’incontro con Dio e mediante un itinerario catechistico permanente.

Si richiede, in una parola, una missione evangelizzatrice che interpelli tutte le forze vive di questo gregge immenso. Il mio pensiero pertanto va ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose ed ai laici che si prodigano, molte volte con difficoltà immense, per la diffusione della verità evangelica. Molti di loro collaborano o partecipano attivamente nelle Associazioni, nei Movimenti e nelle altre nuove realtà ecclesiali che, in comunione con i loro Pastori ed in conformità con gli orientamenti diocesani, portano la loro ricchezza spirituale, educativa e missionaria nel cuore della Chiesa, come preziosa esperienza e proposta di vita cristiana.

In questo sforzo evangelizzatore, la comunità ecclesiale si distingue per le iniziative pastorali, inviando soprattutto nelle case delle periferie urbane e dell’interno i suoi missionari, laici o religiosi, cercando di dialogare con tutti in spirito di comprensione e di delicata carità. Tuttavia, se le persone incontrate vivono in una situazione di povertà, bisogna aiutarle come facevano le prime comunità cristiane, praticando la solidarietà perché si sentano veramente amate. La gente povera delle periferie urbane o della campagna ha bisogno di sentire la vicinanza della Chiesa, sia nell’aiuto per le necessità più urgenti, sia nella difesa dei suoi diritti e nella promozione comune di una società fondata sulla giustizia e sulla pace. I poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo, ed il Vescovo, formato ad immagine del Buon Pastore, deve essere particolarmente attento a offrire il balsamo divino della fede, senza trascurare il «pane materiale». Come ho potuto mettere in risalto nell’Enciclica Deus caritas est, «
la Chiesa non può trascurare il servizio della carità, così come non può tralasciare i Sacramenti e
la Parola» (n. 22).

La vita sacramentale, specialmente attraverso
la Confessione e l’Eucaristia, assume qui un’importanza di prima grandezza. A voi Pastori spetta il compito principale di assicurare la partecipazione dei fedeli alla vita eucaristica e al Sacramento della Riconciliazione; dovete vigilare perché l’accusa e l’assoluzione dei peccati siano ordinariamente individuali, così come il peccato costituisce un fatto profondamente personale (cfr Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et paenitentia, 31, III). Soltanto l’impossibilità fisica o morale esime il fedele da questa forma di confessione, potendo lui in questo caso ottenere la riconciliazione con altri mezzi (cfr can. 960; cfr Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 311). È opportuno, perciò, inculcare nei sacerdoti la pratica della disponibilità generosa ad accogliere i fedeli che ricorrono al Sacramento della misericordia di Dio (cfr Lett. ap. Misericordia Dei, n. 2).

4. Ripartire da Cristo in tutti gli ambiti della missione, riscoprire in Gesù l’amore e la salvezza che il Padre ci dà, mediante lo Spirito Santo: tale è la sostanza, la radice della missione episcopale che fa del Vescovo il primo responsabile della catechesi diocesana. Spetta a lui, infatti, la direzione superiore della catechesi, circondandosi di collaboratori competenti e degni di fiducia. È ovvio, pertanto, che i suoi catechisti non sono semplici comunicatori di esperienze di fede, ma devono essere autentici araldi, sotto la guida del loro Pastore, delle verità rivelate. La fede è un cammino condotto dallo Spirito Santo che si compendia in due parole: conversione e sequela. Queste due parole-chiave della tradizione cristiana indicano chiaramente che la fede in Cristo implica una prassi di vita fondata sul duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, ed esprimono anche la dimensione sociale della vita.

La verità suppone una conoscenza chiara del messaggio di Gesù trasmessa grazie ad un linguaggio inculturato comprensibile, ma necessariamente fedele alla proposta del Vangelo. Nei tempi attuali è urgente una conoscenza adeguata della fede, com’è ben riepilogata nel Catechismo della Chiesa Cattolica, con il suo Compendio. Fa parte della catechesi essenziale anche l’educazione alle virtù personali e sociali del cristiano, così come l’educazione alla responsabilità sociale. Precisamente perché fede, vita e celebrazione della sacra liturgia come fonte di fede e di vita sono inseparabili, è necessaria una più corretta applicazione dei principi indicati dal Concilio Vaticano II, riguardanti
la Liturgia della Chiesa, incluse le disposizioni contenute nel Direttorio per i Vescovi (cfr nn. 145-151), con il proposito di restituire alla Liturgia il suo carattere sacro. È con questa finalità che il mio Venerabile Predecessore sulla Cattedra di Pietro, Giovanni Paolo II, ha voluto rinnovare «un caldo appello perché, nella Celebrazione eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà… La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i santi Misteri» (Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, 52). Riscoprire e apprezzare l’ubbidienza alle norme liturgiche da parte dei Vescovi, come «moderatori della vita liturgica della Chiesa», significa rendere testimonianza della Chiesa stessa, una ed universale, che presiede nella carità.

5. Bisogna fare un salto di qualità nella vita cristiana del popolo, perché possa testimoniare la sua fede in maniera limpida e chiara. Questa fede, celebrata e partecipata nella liturgia e nella carità, nutre e rinvigorisce la comunità dei discepoli del Signore, mentre li edifica come Chiesa missionaria e profetica. L’Episcopato brasiliano possiede una struttura di grande portata, i cui Statuti sono stati recentemente rivisti per la loro migliore attuazione ed una più esclusiva dedizione al bene della Chiesa. Il Papa è venuto in Brasile per chiedere che, al seguito della Parola di Dio, tutti i Venerabili Fratelli nell’Episcopato sappiano essere portatori di eterna salvezza per tutti coloro che obbediscono a Cristo (cfr Eb 5,10). Noi Pastori, sulla scia dell’impegno assunto come successori degli Apostoli, dobbiamo essere fedeli servitori della Parola, senza visioni riduttive né confusioni nella missione che ci è affidata. Non basta osservare la realtà a partire dalla fede personale; è necessario lavorare con il Vangelo alla mano ed ancorati all’autentica eredità della Tradizione Apostolica, senza interpretazioni motivate da ideologie razionalistiche.

Così, «nelle Chiese particolari spetta al Vescovo conservare ed interpretare
la Parola di Dio e giudicare con autorità ciò che risulta essere o non essere in conformità con essa» (Congregazione per
la Dottrina della Fede, Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, n. 19). Egli, come Maestro di fede e di dottrina, potrà contare sulla collaborazione del teologo che, «nella sua dedizione al servizio della verità, dovrà, per rimanere fedele alla sua funzione, tenere conto della missione propria del Magistero e con esso collaborare» (ibid., n. 20). Il dovere di conservare il deposito della fede e di mantenere la sua unità richiede una stretta vigilanza, in modo tale che esso sia «conservato e trasmesso fedelmente, e che le posizioni particolari siano unificate nell’integrità del Vangelo di Cristo» (Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi, n. 126).

Ecco quindi l’enorme responsabilità che assumete come formatori del popolo, specialmente dei vostri sacerdoti e religiosi. Sono loro i vostri fedeli collaboratori. Conosco l’impegno con il quale cercate di formare le nuove vocazioni sacerdotali e religiose. La formazione teologica e nelle discipline ecclesiastiche richiede un aggiornamento costante, ma sempre in accordo con l’autentico Magistero della Chiesa.

Faccio appello al vostro zelo sacerdotale ed al senso di discernimento delle vocazioni, anche per sapere completare la dimensione spirituale, psico-affettiva, intellettuale e pastorale nei giovani maturi e disponibili al servizio della Chiesa. Un buono ed assiduo accompagnamento spirituale è indispensabile per favorire la maturazione umana, ed evita il rischio di deviazioni nel campo della sessualità. Tenete sempre presente che il celibato sacerdotale costituisce un dono «che
la Chiesa ha ricevuto e vuole conservare, convinta che esso è un bene per lei e per il mondo» (
Direttorio per il Ministero e
la Vita dei Presbiteri,
n. 57).

Vorrei raccomandare alla vostra sollecitudine anche le Comunità religiose che si inseriscono nella vita della vostra Diocesi. Esse offrono un contributo prezioso, poiché «vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1 Cor 12,4).
La Chiesa non può non manifestare gioia ed apprezzamento per tutto quello che i Religiosi vanno realizzando attraverso le Università, le scuole, gli ospedali ed altre opere ed istituzioni.

6. Conosco la dinamica delle vostre Assemblee e lo sforzo per definire i diversi piani pastorali in modo che diano la priorità alla formazione del clero e degli operatori della pastorale. Alcuni di voi hanno incoraggiato movimenti di evangelizzazione per facilitare il raggruppamento dei fedeli in una certa linea d’azione. Il Successore di Pietro conta su di voi, perché la vostra preparazione poggi sempre sulla spiritualità di comunione e di fedeltà alla Sede di Pietro, affinché sia sicuro che l’azione dello Spirito non sia vana. Infatti, l’integrità della fede, insieme alla disciplina ecclesiale, è e sempre sarà, un tema che richiederà attenzione e impegno da parte di tutti voi, soprattutto quando si tratta di trarre le conseguenze dal fatto che esiste «una sola fede ed un solo battesimo».

Come sapete, tra i diversi documenti che si occupano dell’unità dei cristiani si trova il Direttorio per l’Ecumenismo, pubblicato dal Pontificio Consiglio per
la Promozione dell’Unità dei Cristiani. L’Ecumenismo, ossia la ricerca dell’unità dei cristiani diventa in questo nostro tempo, nel quale si verifica l’incontro delle culture e la sfida del secolarismo, un compito sempre più urgente della Chiesa cattolica. In conseguenza, però, della moltiplicazione di sempre nuove denominazioni cristiane e, soprattutto di fronte a certe forme di proselitismo, frequentemente aggressivo, l’impegno ecumenico diventa un lavoro complesso. In tale contesto, è indispensabile una buona formazione storica e dottrinale, che abiliti al necessario discernimento ed aiuti a capire l’identità specifica di ognuna delle comunità, gli elementi che dividono e quelli che aiutano nel cammino verso la costruzione dell’unità. Il grande campo comune di collaborazione dovrebbe essere la difesa dei valori morali fondamentali, trasmessi dalla tradizione biblica, contro la loro distruzione in una cultura relativistica e consumistica; e ancora, la fede in Dio Creatore ed in Gesù Cristo, suo Figlio incarnato. Inoltre, vale sempre il principio dell’amore fraterno e della ricerca di comprensione e di avvicinamenti reciproci; ma anche la difesa della fede del nostro popolo, confermandolo nella gioiosa certezza che l’«unica Christi Ecclesia… subsistit in Ecclesia catholica, a successore Petri et Episcopis in eius communione gubernata» («l’unica Chiesa di Cristo… sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui» (Lumen gentium, 8).

In tale senso si procederà verso un dialogo ecumenico franco, per il tramite del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane, impegnandosi al pieno rispetto delle altre confessioni religiose, desiderose di rimanere in contatto con
la Chiesa cattolica che è in Brasile.

7. Non costituisce affatto una novità la constatazione che il vostro Paese convive con un disavanzo storico di sviluppo sociale, le cui tracce estreme sono il vasto contingente di brasiliani che vivono in situazione di indigenza ed una disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che arriva a livelli molto elevati. A voi, venerabili Fratelli, come gerarchia del popolo di Dio, spetta promuovere la ricerca di soluzioni nuove e colme di spirito cristiano. Una visione dell’economia e dei problemi sociali, dalla prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, porta a considerare le cose sempre dal punto di vista della dignità dell’uomo, che trascende il semplice gioco dei fattori economici. Bisogna, quindi, lavorare instancabilmente a favore della formazione dei politici, come anche di tutti i brasiliani che hanno un determinato potere di decisione, grande o piccolo che sia, ed in genere di tutti i membri della società, in modo tale che assumano pienamente le proprie responsabilità e sappiano dare un volto umano e solidale all’economia.

È necessario formare nelle classi politiche ed imprenditoriali un genuino spirito di veracità e di onestà. Coloro che assumono un ruolo di leadership nella società devono cercare di prevedere le conseguenze sociali, dirette ed indirette, a breve e lungo termine, delle proprie decisioni, agendo secondo criteri di massimizzazione del bene comune, invece di cercare profitti personali.

8. A Dio piacendo, carissimi Fratelli, troveremo altre opportunità per approfondire le questioni che interpellano la nostra congiunta sollecitudine pastorale. Questa volta ho voluto, certamente non in maniera esaustiva, esporre i temi più rilevanti che si impongono alla mia considerazione di Pastore della Chiesa universale. Vi partecipo il mio affettuoso incoraggiamento, che è al tempo stesso una fraterna e sentita supplica: perché proseguiate e lavoriate sempre, come già andate facendo, nella concordia, avendo per vostro fondamento una comunione che nell’Eucaristia trova il suo momento culminante e la sua sorgente inesauribile. Vi affido tutti a Maria Santissima, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, mentre di cuore imparto a ciascuno di voi ed alle vostre rispettive Comunità
la Benedizione Apostolica. Grazie!

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San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa (Ap 21,14)

Tertulliano (155? – 220?), teologo
Prescrizione contro gli eretici, 20-22 ; CCL I, 201s

San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa (Ap 21,14)

Gesù Cristo, il Signore nostro, durante il Suo soggiorno sulla terra, manifestò chi egli fosse, ciò che era stato, quale fosse la volontà del Padre Suo di cui egli era servitore, quale comandamento prescriveva all’uomo. Tutto questo lo diceva apertamente alla folla oppure ai suoi discepoli, in disparte. Egli ne aveva prescelti dodici e li teneva sempre presso di sè: non si allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perchè fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

E gli Apostoli sùbito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati, messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, titarono a sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo stesso insegnamento della fede.

Poi hanno fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro, fratelli e che praticano reciprocamente l’ospitalità. Questa costruzione si basa sull’unico fondamento della tradizione di uno stesso mistero. Gli apostoli hanno predicato quello che Cristo ha loro rivelato e null’altro doveva essere predicato da quelle Chiese fondate direttamente dagli apostoli alle quali essi avevano parlato di viva voce o, come si attesta, tramite lettere.

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