» Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi « 

Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
Something Beautiful for God

« Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi »

La gioia è preghiera. La gioia è forza. La gioia è amore. È come una rete di amore che prende le anime. « Dio ama chi dona con gioia » (2 Cor 9,7). Chi dona con gioia dona di più. Non c’è modo migliore per manifestare la nostra gratitudine verso Dio e verso gli uomini di questo: accettare tutto con gioia. Un cuore ardente d’amore è sempre un cuore gioioso. Non lasciate mai la tristezza invadervi al punto di farvi dimenticare la gioia di Cristo risorto. Proviamo tutti l’ardente desiderio del cielo dove sta Dio. Ora è in potere di noi tutti essere fin d’ora in cielo con lui, essere felici con lui in questo stesso istante. Ma questa felicità immediata con lui vuole dire: amare come egli ama, aiutare come egli aiuta, dare come egli dà, servire come egli serve, soccorrere come egli soccorre, rimanere con lui a tutte le ore del giorno, e toccare il suo essere dietro il volto dell’afflizione umana.

preghiera alla Madonna di Pompei

madonnadipompei.jpg

 ho dimenticato di segnare il nome del sito, ma credo che sia uno di quelli ufficiali di Pompei;

DIRSI TUTTO IL MESE DI MAGGIO E NEI QUINDICI SABATI E NELLE QUINDICI DOMENICHE PRECEDENTI LE GRANDI FESTIVITÀ DI MAGGIO ED OTTOBRE  (Prima di recitare
la Corona). 

Tu mi chiami, e io vengo a Te, o Madre amabile. Ascolto la voce tua soave che mi 

penetra il cuore; ed ecco a Te mi rivolgo, o Regina augusta del cielo e della terra, o Avvocata dei peccatori, o Maria, mia pietosissima Signora. Tu, per un tratto di miseri­cordia del tuo divin Figliuolo per noi crocifisso, hai voluto che il mondo ai dì nostri ti venerasse in questa Valle desolata ed oscura, accanto ai ruderi d’ una spenta civiltà pagana; per riac­cendere la fede e la speranza in tutti i peccatori. E qui, dove Satana riceveva sacrileghe adorazioni sotto l’effigie di idoli abominevoli, Tu, Vergine imma­colata, chiami i tuoi figli ad onorarti, ad invocarti, ad amarti sotto la dolce effigie di Regina del SS. Rosario. Deh! che il mio cuore, alla fragranza delle tue rose celesti, si apra al pentimento ed alla speranza. Con la possanza del tuo braccio allontana da me Satana, e quanto mi è di ostacolo, ad amar Te, e servire a Te, massime in questi giorni consacrati al tuo Rosario; e da Dio mi ottieni tutte le grazie necessarie al mio stato per salvarmi.  O Madre mia pietosa! Lo sguardo tuo clemente si è già posato su di me infelice; altrimenti io non mi troverei ora qui ai tuoi piedi. Io mi affido alle tue promesse. Tu lo dicesti a S. Dome­nico: I devoti del mio Rosario hanno un segnale di Predestinazione alla gloria. Oh, che conforto prova il mio cuore a questa tua parola! Io già sento che ti amo assai, o Madre mia, ed amo an­cora il tuo Rosario: io dunque ho certa speranza di venire a vederti in Para­diso. Da oggi voglio crescere nell’amor tuo ed essere costante nella devozione alla tua celeste Corona. Sia questa per me l’ora avventurata, l’ora della mise­ricordia del Signore, da che tutta la mia fiducia, dopo Gesù, ho riposta in Te, o Madre cara; e fermamente spero, che questi giorni di apparecchio alla solennità del tuo diletto Rosario mi apri­ranno la via della eterna salvezza. 

Vergine bella, io ti ringrazio che Tu mi chiami a parte de’ tuoi sacrati Mi­steri. Le sante tue gioie saranno le gioie dell’anima mia: i tuoi dolori formeranno il balsamo delle mie pene: le tue glorie saranno il mio conforto nei travagli di questa vita, ed avviveranno in me la speranza di un beato avvenire. Così sia. Salve Regina… 

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L’interesse dei grandi media per il viaggio del Pontefice in Brasile e la Conferenza di Aparecida

dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/  data pubblicazione: 2007-05-09 

L’interesse dei grandi media per il viaggio del Pontefice in Brasile e
la Conferenza di Aparecida 
Intervista a José Maria Mayrink, giornalista de “O Estado de S. Paulo” 

INDAIATUBA, mercoledì, 9 maggio 2007 (ZENIT.org).- Alla vigilia dell’arrivo di Benedetto XVI in Brasile, ZENIT ha conversato con José Maria Mayrink, una nota firma del giornalismo brasiliano, per discutere sull’interesse suscitato da questa visita nei grandi media. Vincitore del Premio Esso di Giornalismo – il più importante della categoria – José Maria Mayrink, del gruppo “O Estado de S. Paulo”, copre
la CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile) da 40 anni. In questa intervista, parla della visita del Papa nel Paese e della Conferenza di Aparecida dal punto di vista dei media.

Qual è la sua percezione dell’interesse dei grandi media per il viaggio del Papa in Brasile?

José Maria Mayrink: Il grande interesse è in relazione al Papa, ma il fulcro del viaggio di Benedetto XVI non è il passaggio per San Paolo, ma
la V Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano e del Caribe, ad Aparecida. Finora, tuttavia,
la Conferenza è in secondo piano, perché quando se ne parla è nel contesto della presenza del Papa ad Aparecida. Tutto, quindi, ruota intorno al Papa, il che è comprensibile, perché è lui il grande personaggio di tutto questo, nonostante la grande importanza che avrà
la V Conferenza.

Pensa che i grandi media si stiano rapportando bene a Papa Benedetto XVI? O il Pontefice è una novità più grande di quanto immaginassero?

José Maria Mayrink: Il Papa è una novità, ma il modo con cui ci si rapporta a lui riguarda più che altro la curiosità. La gran parte della stampa, dei media, sta provando a capire e sta ancora cercando un profilo del Papa. Da ciò deriva questa curiosità a ogni livello: nel sapere come verrà, chi incontrerà, ciò che dirà, come si vestirà, quale sarà il suo stile e inevitabilmente c’è un paragone con Giovanni Paolo II.

La grande stampa sottolinea temi precisi, come alcuni aspetti della morale cattolica, e il Papa, invece, a quanto sembra, verrà con un messaggio più ampio e con un grande carico di spiritualità. Pensa che la grande stampa faccia attenzione a questo?

José Maria Mayrink: Forse la grande stampa sta aspettando che il Papa parli di questioni di morale cattolica e, ad esempio, affronti temi che sono all’ordine del giorno, come l’aborto, l’eutanasia, l’unione civile di omosessuali, la teologia della liberazione. Ma è possibile, secondo quanto mi ha detto il Cardinale Geraldo Majella, che parli in difesa della vita, il che comprende la questione dell’aborto, la sessualità, l’eutanasia, senza entrare specificamente in ciascuno di questi punti. Anche se menzionasse uno, o più di uno di questi punti, ciò avverrebbe in senso complessivo, nel contesto della difesa della vita. E’ anche possibile che dia un orientamento sulla teologia della liberazione, ma lasci ai Vescovi ad Aparecida il compito di approfondire la questione, le cui conclusioni approverà in seguito.

La stampa deve essere cauta per comprendere il messaggio di Benedetto XVI nel suo insieme, per non correre il rischio di frammentazioni e interpretazioni decontestualizzate. Non è così?

José Maria Mayrink: Il rischio di frammentazione esiste. Nel caso di Benedetto XVI, si tratta di un grande teologo, che sostiene posizioni già avanzate a livello teologico dal Concilio Vaticano II, del quale è stato esperto, come sacerdote e professore di teologia. C’è quindi questa contrapposizione del teologo competente e rispettato con l’ex Prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede. Si ricorda sempre questa sua funzione di Prefetto della Congregazione che in precedenza era chiamata Sant’Uffizio. Per questo, sembra che Ratzinger si identifichi sempre con il grande inquisitore, il che non è vero. Anche persone che si sono confrontate con lui come Prefetto distinguono le cose. Ci si aspettava, il che di fatto si sta confermando, che egli, come Papa, avrebbe avuto un atteggiamento più pastorale che come Prefetto, dove, per la sua funzione, aveva il compito di vigilare sulla difesa della fede e della dottrina. Penso che questa immagine possa cambiare un po’, il che dipenderà dai discorsi che pronuncerà qui in Brasile. Ci sarà un discorso un po’ più intellettuale, che il grande popolo non comprenderà, all’apertura della V Conferenza.

Il popolo analizzerà il Papa molto a livello visivo, paragonandolo a Giovanni Paolo II, ma sono geni differenti, modi diversi di presentarsi. Benedetto XVI non ha la stessa età che aveva Giovanni Paolo II quando venne per la prima volta in Brasile. Giovanni Paolo II aveva 60 anni, era gioviale, parlava e improvvisava frasi in Portoghese e non aveva ancora subito l’attentato e le operazioni relative. Per temperamento, Papa Benedetto XVI è più contenuto, ma può attirare le persone anche per questa immagine.

Tre eventi saranno definitivi da questo punto di vista, a mio parere. In primo luogo l’incontro con i giovani, nello Stato di Pacaembu, che probabilmente avrà grandi ripercussioni; in secondo luogo,
la Messa nel Campo di Marte, in cui canonizzerà Frei Galvão.
La Messa potrà portare un milione di persone nel Campo di Marte, secondo quanto si prevede. A questo si aggiunge il fatto che canonizzerà Frei Galvão, un santo della città di San Paolo, dove si trova sepolto. Anche se è vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, è vicino alle persone per la sua storia e per come questa viene resa nota. C’è anche il fatto che si tratta del primo santo nato in Brasile.

In quali aspetti i media devono stare attenti per fare una buona copertura del viaggio del Papa in Brasile e anche della V Conferenza?

José Maria Mayrink: La preoccupazione di realizzare una buona copertura esiste nella redazione. Nel giornale “O Estado de S. Paulo”, in cui io lavoro, si riunisce per questa copertura un’équipe di più di 20 giornalisti. Sono 60 gli accreditati, contando anche fotografi, autisti, ecc.. Abbiamo avuto una riunione con un teologo, per mostrare non solo l’importanza che ha Aparecida e la rilevanza della visita del Papa, ma anche questioni pratiche relative alla terminologia da usare. Spiegare che
la Conferenza di Aparecida non è del CELAM, ma dell’episcopato dell’America Latina e del Caribe. Spiegare che si dice canonizzazione e non santificazione. In questi giorni sono attesi circa 3.000 giornalisti accreditati. La gran parte di loro coprirà la visita del Papa. Una piccola percentuale rimarrà per
la Conferenza di Aparecida, ma questa Conferenza, si vedrà in seguito, entrerà nella storia come quelle di Medellín, Puebla e Santo Domingo.

Benedetto XVI in Brasile. Ma intanto i « latinos » invadono il Nord

dal sito: la Chiesa de l’ »Espresso »: 

Benedetto XVI in Brasile. Ma intanto i « latinos » invadono il Nord


La quinta nazione al mondo con popolazione latinoamericana sono ormai gli Stati Uniti. Un’inchiesta del Pew Forum su un’emigrazione che cambia il volto del cattolicesimo, nel paese guida dell’Occidentedi Sandro Magister

ROMA, 9 maggio 2007 – Il viaggio di Benedetto XVI in Brasile è il primo che egli compie, da papa, al di fuori di quel mondo che appare essere più suo: l’Europa e l’Occidente. Ma i confini tra l’America latina e il Nord del mondo non sono più così netti. Con 37 milioni di immigrati ispanici, gli Stati Uniti sono ormai la quinta nazione al mondo – e presto saranno la quarta – per quantità di popolazione latinoamericana, dopo Brasile, Messico, Colombia e Argentina e davanti a tutti gli altri paesi del Centro e Sudamerica. Un cattolico su tre degli Stati Uniti proviene dall’America latina, parla spagnolo o portoghese e frequenta preferibilmente le chiese dove trova fedeli anch’essi venuti dal Sud. Inoltre, quasi la metà degli immigrati ispanici negli Stati Uniti si identificano come carismatici, esattamente come avviene nei paesi di provenienza. E questo modifica sensibilmente il paesaggio religioso degli Stati Uniti, anche per quanto riguarda
la Chiesa cattolica. I latinoamericani non solo rivoluzionano i numeri, ma cambiano la forma in cui il cattolicesimo è vissuto nel paese guida dell’Occidente.

Un’inchiesta del Pew Forum on Religion & Public Life, pubblicata negli Stati Uniti proprio alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Brasile, ha studiato per la prima volta a fondo questa imponente trasformazione, che avrà forti riflessi sul futuro del cattolicesimo mondiale.

Il testo integrale della ricerca è nel sito web del Pew Forum:

> Changing Faiths: Latinos and the Transformation of American Religion Eccone i risultati essenziali, punto per punto: RELIGIONE E DEMOGRAFIA Più di due terzi dei « latinos » negli Stati Uniti, il 68 per cento, sono cattolici. E di questi il 28 per cento si qualificano come carismatici, proporzione che sale al 70 per cento tra gli immigrati di confessione protestante.

I cattolici sono in proporzione più alta tra gli immigrati dal Messico. I protestanti sono più numerosi tra quelli che vengono da Puerto Rico. I senza religione, una piccola porzione del tutto, sono in quantità maggiore tra chi proviene da Cuba.

Il Pew Forum prevede che da qui al 2030 i latinoamericani saliranno dal 33 al 41 per cento dei cattolici degli Stati Uniti.

PRATICHE E CREDENZE RELIGIOSE

Rispetto agli altri cattolici degli Stati Uniti gli ispanici sono più devoti alla Madonna, pregano di più i santi, ritengono
la Bibbia parola direttamente ispirata da Dio, vanno più spesso in chiesa, danno alla religione un posto più importante nella vita.

Inoltre, una buona metà dei cattolici « latinos » crede che Gesù tornerà sulla terra presto, durante la loro vita. E tre su quattro sono convinti che Dio assicura ricchezza e salute a coloro che hanno fede.

CATTOLICI E CARISMATICI

A differenza degli altri cattolici degli Stati Uniti, di cui solo uno su dieci si definisce carismatico, tra i cattolici « latinos » si definiscono tali il 28 per cento: una proporzione che aumenta di molto se si guarda non alle classificazioni ma ai comportamenti tipici di questo cattolicesimo puritano, comunitario, ispirato, con frequenti esperienze soprannaturali, dalle guarigioni al parlare in lingue sconosciute.

Rispetto agli altri cattolici, i carismatici di provenienza latinoamericana sono anche molto più fedeli alle dottrine tradizionali della Chiesa: credono che il pane e il vino della messa siano realmente il corpo e il sangue di Gesù, si confessano, recitano il rosario.

CONVERSIONI

Tra gli emigrati dall’America latina uno su cinque ha cambiato religione, quasi tutti per il « desiderio di una più diretta e personale esperienza di Dio ». Pochissimi dicono di aver abbandonato
la Chiesa cattolica perché insoddisfatti delle sue posizioni su questioni come il celibato del clero o il divieto del divorzio, oppure per il modo « non vivo nè coinvolgente » con cui si celebra la messa (bocciatura peraltro condivisa dalla metà di essi).

Rispetto alle altre credenze, i cattolici « latinos » esprimono un giudizio favorevole per i cristiani evangelici nella misura del 42 per cento di giudizi favorevoli, per gli ebrei nella misura del 38 per cento, per i protestanti pentecostali nella misura del 36 per cento, per i mormoni nella misura del 32 per cento, per i musulmani nella misura del 26 per cento, per gli atei nella misura del 17 per cento. I non favorevoli per lo più non si pronunciano. Tra le altre confessioni, spicca il giudizio altamente favorevole (77 per cento) dei pentecostali per gli ebrei.

CHIESA ETNICA

Negli Stati Uniti, le chiese frequentate dai cattolici « latinos » sono per i due terzi degli intervistati quelle in cui si verificano tutte e tre queste condizioni: la messa è celebrata in spagnolo o in portoghese, i fedeli appartengono alla stessa etnia e i preti sono ispanici.

RELIGIONE E POLITICA

Mentre la maggioranza dei cattolici non ispanici preferisce che
la Chiesa si tenga lontana dalla politica, i « latinos » la pensano diversamente: il 57 per cento chiedono che
la Chiesa si pronunci volta a volta sulle questioni sociali e politiche. E il 44 per cento lamentano che i leader politici manifestino « troppo poco » la loro fede religiosa.

Il 52 per cento dei cattolici provenienti dall’America latina sono contro il matrimonio tra omosessuali, il 54 per cento sostengono che l’aborto debba essere illegale, il 40 per cento si oppongono alla pena di morte, con proporzioni maggiori tra chi va a messa più di frequente.

Sette « latinos » su dieci, sia cattolici che protestanti, dicono che le Chiese non dovrebbero dare indicazioni su partiti e candidati. Nel voto, i cattolici ispanici si dichiarano per il partito democratico tre volte di più che per il partito repubblicano(48 per cento contro 17 per cento), al contrario dei protestanti che sono a maggioranza repubblicani.

In ogni caso, quasi la metà dei cattolici « latinos », al pari dei protestanti, sono convinti che i mali sociali sarebbero sanati se più persone si avvicinassero a Cristo.

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«Il Gesù di Ratzinger vince l’angoscia»

dal sito on line di « Avvenire » 

INTERVISTA


«Studiando i vangeli si è allargato il campo alle tracce epigrafiche, papirologiche, numismatiche. È sempre più evidente la storicità di Cristo, che, come scrive il Papa, non può essere ridotto a leggenda». Parla la grande storica dell’Antichità 
Sordi: «Il Gesù di Ratzinger vince l’angoscia» 

«Nel mondo pagano e romano, la grande novità evangelica si innesta sull’attesa, molto viva nel periodo augusteo, di una comunione tra il mondo degli uomini e quello degli dèi»  Di Paolo Viana 

Si potrebbe dire che da decenni si confronta con Gesù, ma solo per caso. Nel senso che l’interesse scientifico di Marta Sordi, una delle massime studiose di storia romana, si concentra proprio su quell’età imperiale all’inizio della quale si svolse la vicenda storica di Cristo, ma non su di Lui. Leggere il Gesù di Nazaret di Benedetto XVI per lei significa confrontarsi con un metodo, oltre che con un’epoca, una persona e una fede. In quest’intervista analizza la via seguita da Ratzinger per descriverli.
Il libro del Papa, nel sancire l’unità tra due profili spesso alternativi nell’esegesi, cioè il Cristo della storia e quello della fede, mette sotto esame il metodo storico-critico. Quali sono i suoi limiti?
«Ratzinger non nega il metodo storico-critico ma ne individua effettivamente limiti e rischi, che nascono, come scrive il Papa, dalle distinzioni sempre più sottili di tradizioni stratificate e dalla trasformazioni di ipotesi in verità indiscutibili. Il metodo storico-critico applicato ai Vangeli è nato tra il XIX e il XX secolo nell’ambito di una storiografia impostata sull’ipercritica. Quest’approccio però è stato superato, almeno in parte, dalla storiografia recente. Studiando il mondo greco e romano coevo ai Vangeli, non ci si è accontentati più delle fonti letterarie, ricorrendo anche a quelle numismatiche, papirologiche, epigrafiche, ecc. Quanto quest’evoluzione sia stata proficua lo dimostrano vari esempi: Valerio Publicola, personaggio chiave nel passaggio tra la monarchia e la repubblica romana, è rimasto avvolto nella leggenda finché non fu trovata un’epigrafe che permise di riscriverne la storia. Ebbene, molti esegeti, anche attuali, non hanno seguito quest’evoluzione e sembrano aver perduto ogni contatto con le fonti. Essi continuano a costruire le loro interpretazioni sulle ipotesi dei loro predecessori, stratificazioni che per loro diventano dei dogmi».
Quindi lo strappo tra il Cristo della storia e quello della fede che Ratzinger « ricuce » non è il figlio del metodo storico-critico ma rappresenta la sua degenerazione.
«Esattamente. E questo vale anche per la scoperta e l’applicazione dei generi letterari alla Bibbia. Così, se è stato fondamentale, per comprendere l’Antico Testamento, riconoscere il carattere sapienziale e non storico di libri come quelli di Giobbe e di Giona, un’acquisizione che dobbiamo precisamente al metodo storico-critico, è devastante quando si pretende di applicare ai Vangeli un genere letterario differente da quello storico o storico-biografico».
Come capiamo che i Vangeli appartengono al genere storico?
«Dal prologo di Luca. Il suo Vangelo è uno dei sinottici, non un testo scollegato dagli altri, e utilizza un linguaggio e un’architettura tipici della storiografia scientifica di tipo tucidideo, con quel richiamo all’akribia, il senso critico, e all’autopsia, che esalta la testimonianza oculare dei fatti raccontati. Del resto, i Vangeli sono scritti in un’epoca critica, segnata dalla trasmissione scritta delle conoscenze, e quanto si tenesse a una testimonianza diretta degli eventi lo dimostra la scelta degli stessi Apostoli, che dopo l’Ascensione, scegliendo il dodicesimo di loro, individuano Mattia perché era stato testimone della vita di Gesù dal battesimo di Giovanni fino alla Resurrezione».
Qual è la personalità di Cristo che emerge dalla sintesi ratzingeriana?
«Il centro della personalità di Gesù – Benedetto XVI lo dice a più riprese – è il suo rapporto con Dio Padre. Devo aggiungere che la persona che emerge da quest’esegesi che « unifica » i due profili è molto più coerente e storicamente attendibile di quella che ci propongono certuni esegeti, che vedono nel Cristo il rivoluzionario fallito o il mite moralista che tutto permette, come sottolinea anche l’autore. Su questa personalità di Gesù non avrei dubbi perché il Papa ci ritorna continuamente nel libro: dalla confessione di Pietro, al racconto della Trasfigurazione, sino al famoso « Io sono » con cui afferma l’identità col Padre».
Se non prometteva né rivoluzioni, né riforme, quale fu, per i contemporanei, la novità del messaggio cristiano?
«Ratzinger risponde: Gesù ha portato Dio. Rileggiamo il suo libro: non il pane, non la pace, né il benessere, o meglio tutto questo ma nel giusto ordine, che vede Dio al primo posto… Una novità che emerge dalle pagine sulle tentazioni, sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, sull’istituzione dell’Eucaristia. Nel mondo pagano e soprattutto in quello romano, la grande novità del cristianesimo si spiega con l’attesa, particolarmente sentita nel periodo augusteo, di una comunione tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Catullo rimpiangeva l’età degli eroi perché allora gli dei camminavano in mezzo agli uomini e condividevano con loro nozze e mense. Virgilio rivela nella quarta egloga la stessa esigenza. Non dimentichiamo che nozze e mense sono simboli anche nella Rivelazione biblica. Individuano la comunione con Dio».
Questo significato può valere anche per i moderni?
«Anche noi abbiamo un immenso bisogno di comunione con Dio e l’angoscia di oggi non è molto diversa dal sentimento che pervadeva i romani negli anni delle guerre civili, quando, scrive Catullo, il fas e il nefas, il diritto divino e il suo rovesciamento, si mescolano e vige il totale disordine, gli dei si allontanano e la luce sul mondo si spegne…» 

Publié dans : Approfondimenti | le 9 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

buona notte

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Publié dans : immagini buon...notte, giorno | le 9 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

« Senza di me non potete far nulla »

San Silvano (1886-1938), monaco ortodosso
Sofronio, Staret Silvano

« Senza di me non potete far nulla »

Gli apostoli videro il Signore nella gloria quando fu trasfigurato sul Monte Tabor ; ma poi, nell’ora della sua passione, con timore, fuggirono. Tale è la fragilità dell’uomo. In verità, proveniamo proprio da quella stessa terra, anzi, da quella terra peccatrice. Perciò il Signore ha detto : « Senza di me non potete far nulla ». E così è. Quando la grazia è dentro di noi, siamo veramente umili ; allora la nostra intelligenza è più viva, e siamo ubbidienti, mansueti, graditi a Dio ed agli uomini. Ma quando perdiamo la grazia, ci secchiamo come il tralcio gettato via. Chi non ama suo fratello per il quale il Signore è morto in mezzo a grandi sofferenze, ha separato se stesso dalla Vite. Ma chi lotta contro il peccato sarà portato dal Signore

Maria, il bambino Gesù e gli angeli

mariaeangeli.gif

Publié dans : immagini sacre | le 8 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

« Progetto Scienza, Teologia e Ricerca ontologica/STOQ”: ne parla il cardinale Paul Poupard

dal sito della Radio Vaticana: 

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=132429

Presentati in Vaticano i primi quattro volumi curati dai ricercatori del « Progetto Scienza, Teologia e Ricerca ontologica/STOQ”: ne parla il cardinale Paul Poupard

Un programma di ricerca post-lauream, cui aderiscono sei Università pontificie romane, incentrato sul rapporto fra scienza, filosofia e teologia: si tratta del “Progetto Scienza, Teologia e Ricerca ontologica/STOQ”, giunto alla sua terza fase e coordinato dal Pontificio Consiglio della Cultura, che stamattina ha presentato alla stampa i primi quattro volumi curati dai ricercatori del Progetto insieme con i nuovi uffici del dicastero, situati in via della Conciliazione. I volumi riguardano metodi matematici impiegati in fisica, rassegne storico-critiche delle definizioni di « vivente » e di « organismo », atti del primo workshop tenuto alla Pontificia Università Gregoriana sulle relazioni tra scienza e filosofia e diversi contributi relativi al concetto di vita e al problema degli organismi. Ma qual è il messaggio di fondo di questi primi libri? Giovanni Peduto lo ha chiesto al presidente del dicastero pontificio, il cardinale Paul Poupard:


R. – Il messaggio che viene da questi primi volumi è che è possibile e anche doveroso dare strumenti semplici e concreti di cultura scientifica a persone che non hanno avuto prima una preparazione prettamente scientifica. Il secondo dato è che questo, fatto da specialisti, dimostra che la scienza – ben lontana dall’essere nemica della fede – aiuta la fede ad inserirsi nel contesto culturale, la permette di approfittare delle sue ricerche e permette che la scienza stessa riceve dalla fede un orientamento profondo che le evita, in particolare, di ridurre l’uomo ad un oggetto invece che una persona.

D. – Il Papa chiede di ampliare gli orizzonti della ragione. Lei vede una crisi della ragione, oggi?


R. – C’è come un dubbio che la ragione, che nel razionalismo pretendeva di eliminare la fede, adesso sia essa stessa a dubitare della sua capacità di ragionare. Allora, è interessante vedere come uomini di fede aiutino gli uomini della « ragione » – se così si possono definire – e i filosofi a riprendere fiducia nella propria ragione. E’ questa la grande lezione che non cessa di darci il nostro Santo Padre Benedetto.


D. – Oggi, molti intellettuali di ispirazione laica stanno riflettendo in maniera positiva sugli interventi di Benedetto XVI…


R. – Certamente. Perché proprio loro trovano un aiuto che non si poteva pensare prima e dunque, nel rispetto totale della epistemologia: e cioè che la ragione stessa scopre la dimensione religiosa della vita e che questa dimensione religiosa fornisce un orizzonte e conforta la ricerca razionale.


D. – Più che mai, oggi è vitale un dialogo non solo tra religioni, ma anche tra fede e cultura laica. Come evitare il ricomporsi di antichi steccati?


R. – Questa è l’intuizione del Santo Padre: di coniugare il dialogo interculturale e il dialogo interreligioso, che così consente agli uomini di cultura di diverse provenienze di incontrarsi, per discutere in modo ragionevole. Ho appena ricevuto un invito dell’Università della Repubblica di Tunisia, che ha una popolazione musulmana, a partecipare a un convegno sul rapporto tra fede e ragione, alla luce di tre grandi maestri: Maimonide, Averroè e Tommaso d’Aquino. Ho appena ricevuto un interlocutore del Marocco che mi diceva che gli incontri tra cristiani e musulmani nel Marocco vertono su questi due ambiti: prima di tutto, l’incontro tra uomini di cultura che scambiano opinioni sul mondo stesso della cultura, e dall’altra parte gli scambi anche sull’esperienza religiosa di credenti. 

Publié dans : Approfondimenti | le 8 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

Con grande amore” la Chiesa brasiliana attende domani l’arrivo di Benedetto XVI,

dal sito della Radio Vaticana:

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=132400

“Con grande amore”
la Chiesa brasiliana attende domani l’arrivo di Benedetto XVI, nel suo primo viaggio in America Latina. Il commento di don José Tola
 
“Con grande amore”
la Chiesa del Brasile si prepara ad accogliere, domani pomeriggio, Benedetto XVI, in visita nel maggior Paese cattolico al mondo, in occasione della V Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano e dei Carabi, che il Papa inaugurerà domenica prossima nel Santuario di Aparecida, per poi rientrare in Italia. Si tratta del sesto viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, il primo in America Latina, dove vive quasi la metà dei cattolici dell’intero pianeta. Il popolo brasiliano è in fervente attesa scrivono i presuli – in un Lettera inviata al Papa lo scorso 2 maggio – per manifestare i loro sentimenti di “affetto, comunione e fedeltà”, sottolineando che la canonizzazione – prevista venerdì 11 maggio – del primo santo brasiliano, Frei Antonio de Sant’Ana Galvao, “sarà un grande beneficio per tutti ed un forte incentivo per la santità nella Chiesa”. L’arrivo in Brasile del Santo Padre – che partirà domani mattina alle ore 9 dall’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino – è previsto alle 16.30 ora locale nella città di Guarulhos, da dove raggiungerà in un’ora di volo in elicottero la grande metropoli di San Paolo. Sui momenti forti del viaggio del Papa e il clima che lo attende, il servizio del nostro inviato a San Paolo, Alessandro Gisotti:


La Chiesa del Brasile aspetta a braccia aperte il Successore di Pietro, dieci anni dopo l’ultimo viaggio in questa terra di Giovanni Paolo II. Per la quinta volta nella storia, un Papa visiterà il Paese con più cattolici al mondo. Ma il viaggio apostolico di Benedetto XVI non si caratterizza solo per l’abbraccio ai fedeli brasiliani. Il momento culminante della visita, infatti, sarà l’apertura della V Conferenza generale dell’episcopato dell’America Latina e dei Caraibi, domenica 13 nel Santuario mariano dell’Aparecida, a 170 chilometri da San Paolo. Un luogo particolarmente significativo: quello di Aparecida, infatti, con 8 milioni di pellegrini all’anno, è il santuario più visitato di tutto il Sud America. Il tema scelto da Benedetto XVI per l’evento ecclesiale è “Discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché in Lui i nostri popoli abbiano vita”.
La Conferenza di Aparecida, come è stato sottolineato dai vertici del CELAM, il Consiglio dell’episcopato latino americano, non avrà il fine di esaminare questioni dogmatiche, ma avrà un carattere eminentemente missionario e pastorale. Dal secolarismo al fenomeno delle sette, dalla lotta alla povertà alla pastorale vocazionale, tanti i temi all’ordine del giorno della Conferenza, in programma dal 13 al 31 maggio, che riunisce i rappresentanti delle 22 Conferenze episcopali dell’America Latina e dei Caraibi. Per la prima volta, poi, saranno presenti con diritto di voto delegati delle Conferenze episcopali di Stati Uniti, Canada, Spagna e Portogallo.

Come già Paolo VI a Medellin nel 1968 e Giovanni Paolo II a Puebla nel 1979 e a Santo Domingo nel 1992, spetterà a Benedetto XVI aprire
la Conferenza generale dell’episcopato del continente latinoamericano con un atteso intervento che darà gli orientamenti alla Chiesa dell’America Latina per affrontare le sfide dei prossimi anni. La prima parte del viaggio del Santo Padre nel “continente della speranza”, come lo definì Karol Wojtyla e come ha ribadito Papa Benedetto nel
Regina Caeli di domenica scorsa, sarà invece tutta dedicata alla Chiesa e al popolo brasiliano. Un ruolo speciale lo avranno i giovani, che il Santo Padre incontrerà nella serata di giovedì 10 maggio allo Stadio Pacaembu, di San Paolo, quasi un’edizione brasiliana delle GMG. Poi, sabato 12 maggio, a Guarantiguetà il toccante incontro con i ragazzi tossicodipendenti, ospitati dalla Comunità di recupero « Facenda da Esperanza », fondata nel 1979 dal francescano tedesco, Hans Stapel. I ragazzi aspettano con trepidazione l’arrivo del Papa che – sottolineano alla Radio Vaticana – con questo gesto dimostra il suo amore per chi ha sbagliato, ma in Cristo ha trovato la forza di cambiare vita.


Due le grandi Messe che il Papa celebrerà in Brasile. L’11 maggio, nell’area paulista del Campo di Marte, Benedetto XVI presiederà
la Messa di canonizzazione di Frei Galvao, primo Santo brasiliano. Alla celebrazione eucaristica, sono attesi almeno un milione di pellegrini. A sottolineare l’importanza dell’evento, all’entrata di molte chiese di San Paolo, spiccano grandi foto di Benedetto XVI accanto all’immagine di Frei Galvao. Centinaia di migliaia di fedeli parteciperanno poi alla Messa di domenica 13 maggio, solennità della Madonna di Fatima, che il Papa celebrerà nel piazzale antistante il Santuario dell’Aparecida. Qui, un grande manifesto alle porte del Santuario dà il benvenuto al Papa in lingua portoghese, ma anche in tedesco, in omaggio alla terra natale di Joseph Ratzinger.


L’articolato programma del viaggio apostolico prevede anche altri appuntamenti significativi a partire dal colloquio tra Benedetto XVI e il presidente Luiz Inacio Lula da Silva, il 10 maggio. Nella stessa giornata, il Papa riceverà al Monastero San Benedetto i rappresentanti delle altre confessioni cristiane e di altre religioni. Non mancheranno poi gli incontri tra il Papa e l’episcopato brasiliano, che proprio in questi giorni si è riunito a Campinas, in vista della Conferenza dell’Aparecida. Nella monumentale “Catedral da Sé”, la sera dell’11 maggio, il Papa celebrerà i Vespri assieme ai 427 vescovi del Brasile. Benedetto XVI si rivolgerà anche ai sacerdoti, religiosi e religiose del Paese: l’appuntamento è per sabato 12 maggio, quando il Papa guiderà la recita del Santo Rosario nel grande Santuario di Aparecida.
Da San Paolo, Alessandro Gisotti, Radio Vaticana.


Il Vangelo è la risposta alle grandi sfide di oggi, aveva raccomandato Benedetto XVI, nel gennaio scorso, rivolto alla Pontificia Commissione per l’America Latina. Un’esortazione che chiama, in particolare i presuli latinoamericani, ad un rinnovato impegno di evangelizzazione, come sottolinea il rev. José Tola, officiale della Pontificia Commissione per l’America Latina, intervistato da Alessando Gisotti:

 
R. – Io credo che tutti i vescovi latinoamericani siano molto consapevoli che l’unico cammino per rendere la società umana più giusta, più riconciliata, sia quello di proporre il Vangelo in modo esplicito.
La Parola di Cristo concentra il nostro sguardo su quello che è essenziale e non è difficile – di fronte a tante carenze, soprattutto nel continente latinoamericano dove c’è tanta povertà, tanta ingiustizia – trascurare il fatto che l’azione della Chiesa perde tutto il suo vigore se non è prima di tutto annuncio della persona di Cristo. Credo che solo con questa premessa si possano affrontare con coraggio e con una speranza solida tutte le sfide che presenta la vita dell’uomo in questo tempo.

D. – L’ultima Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e caraibico si è svolta nel 1992. Com’è cambiato in America Latina il modo di rapportarsi con la fede in questi 15 anni?


R. – La fede rimane sempre il patrimonio più importante dell’America Latina. L’America Latina è un continente che si caratterizza – è stato sempre così – per la sua fede, per una fede molto viva, per la sua religiosità. Comunque, non si può trascurare il fatto che negli ultimi 15 anni si sono presentate diverse difficoltà. Per esempio, è importante vedere che la proporzione dei cattolici è diminuita e ci sono tante altre difficoltà come la presenza sempre più forte delle sette. Di fronte a tutto questo, io accennerei a due punti tra i più decisivi del contesto attuale: il primo è quello della pastorale vocazionale e il secondo aspetto è quello della famiglia. Nella nostra riunione plenaria di gennaio, il cardinale Grocholewski ha ricordato nel suo intervento che la famiglia in America Latina ha una grande potenzialità e questa potenzialità occorre saperla sfruttare al meglio.


D. – Sempre nel discorso alla Pontificia Commissione per l’America Latina, il Papa ha messo l’accento sull’urgenza di una nuova evangelizzazione nel continente. Con quale spirito viene accolto questo invito del Santo Padre?


R. – Direi che viene accolto prima di tutto con molta speranza e lo spirito è quello di un’evangelizzazione rinnovata che non è la stessa cosa di una ri-evangelizzazione, perché non si tratta di una ri-evangelizzazione ma di una nuova creatività nel modo di diffondere il Vangelo, nel modo di evangelizzare. Il cristianesimo richiede di vivere il Vangelo con radicalità e per questo sono importantissimi i modelli. Quindi i pastori latinoamericani sanno che con la loro parola e con la loro testimonianza vitale devono infondere il coraggio e la forza nel cuore dei cattolici per creare una grande onda di conversione e santità in tutto il continente.


D. – Cosa può dare ai fedeli e ai pastori dell’America Latina un evento come la visita di Benedetto XVI in Brasile?


R. – Può dare più coraggio, può dare più slancio, più forza, più speranza. Penso che l’America Latina è un continente che ha un amore e un affetto molto particolare per il Successore di Pietro. L’America Latina è ancora profondamente cattolica. La visita del Papa servirà a dare maggior vigore e a rafforzare l’identità profonda di questo continente. 

Publié dans : Papa Benedetto XVI | le 8 mai, 2007 |Pas de Commentaires »
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