buona notte

bruyere.jpg

Publié dans : immagini buon...notte, giorno | le 2 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

commento al vangelo del giorno – 2.4.07

dal sito Evangile au Quotidien:

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorsi sul Cantico dei cantici,12

Cospargere i piedi di Cristo dell’unguento della compassione

Vi ho parlato prima di due unguenti spirituali: quello della contrizione, che viene sparso per tutti i peccati ed è simboleggiato attraverso l’unguento di cui la peccatrice cosparse i piedi del Signore: « Tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento »; c’è anche quello della devozione che rinchiude tutti i benefici di Dio… Ma c’è un unguento che li supera ambedue di gran lunga; lo chiamerò l’unguento della compassione. Questo si compone infatti dei tormenti della povertà, delle angosce in cui vivono gli oppressi, delle preoccupazioni della tristezza, delle colpe dei peccatori, insomma di tutte le pene degli uomini, persino dei nostri nemici. Questi ingredienti sembrano indegni eppure l’unguento che compongono è superiore a tutti gli altri. Questo è un balsamo che guarisce: « Beati i misericordiosi, troveranno misericordia » (Mt 5,7).

Così, molte miserie abbracciate sotto uno sguardo compassionevole sono essenze preziose… Beata l’anima che si è curata di fare provviste di questi aromi, di cospargerli dell’olio della compassione e di farli cuocere al fuoco della carità! Chi è, secondo voi, quel « felice uomo pietoso che dà in prestito » (Sal 11,5), portato alla compassione, pronto a soccorrere il prossimo, più contento di dare che di ricevere? Quell’uomo che perdona facilmente, resiste all’ira, non consente alla vendetta, e in ogni cosa guarda come sue le miserie degli altri? Qualunque sia quell’anima impregnata dalla rugiada della compassione, il cui cuore trabocca di pietà, che si fa tutta a tutti, che ritiene se stessa nulla se non un vaso incrinato in cui nulla è tenuto gelosamente, quell’anima così perfettamente morta a se stessa da vivere solamente per gli altri, è felice di possedere quel terzo unguento migliore. Le sue mani distillano un balsamo infinitamente prezioso, che non inaridirà nell’avversità, né sarà disseccato dal fuoco della persecuzione. Dio infatti ricorderà sempre i suoi sacrifici.


 

Publié dans : Non classé | le 1 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

La leggiadria del campo fiorito – Sant’Ambrogio

 c’è nel sito Vaticano un settore dedicato alla spiritualità, vi sto attingendo dei testi belli e di grande aiuto per noi nel cammino verso sia questa Pasqua sia nel cammino della vita, ho scelto Sant’Ambrogio un bell’invito alla bellezza di Dio, l’omelia del Papa la metto domani :

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20030110_ambrogio_it.html

La leggiadria del campo fiorito  « Che bell’aspetto presenta un «campo pieno»! Quale profumo, quale gioia per l’agricoltore! come potremmo esporlo convenientemente, se dovessimo far affidamento solo sulle nostre parole? Ma noi abbiamo la testimonianza della Scrittura, ove troviamo che la bellezza del campo è equiparata alla bellezza di grazia e benedizione dei santi. Dice il santo Isacco: il profumo di mio figlio è come il profumo di un campo pieno (Gen 27,27). 

A che dunque ricordare le viole purpuree, i gigli candidi, le rose rutilanti, i prati rilucenti di fiori, ora variopinti, ora d’oro splendente, ora azzurrini, dei quali tu non sai se più ti rallegra la magnificenza del colore o la fragranza dell’olezzo. Si pascono gli occhi del dolce spettacolo, e il profumo si diffonde in lungo e in largo e ci riempie di soavità. Perciò è divina la parola del Signore: E la bellezza del campo è con me (Sal 49,11).  È con lui, perché egli l’ha creata. E quale artista sarebbe stato capace di produrre una bellezza tanto eccelsa in una semplice cosa? Osservate i gigli del campo (Mt 6,28): quale candore splende nei loro petali, e come i petali stessi, stretti l’un l’altro, tendono in su, da assumere la forma di un calice, nel cui interno splende l’oro, sicuro da ogni oltraggio, perché la corolla lo circonda come un vallo? E se si volesse sfogliare un fiore, e privarlo dei suoi petali, quale mano d’artista mai saprebbe ridonare al giglio la sua leggiadria? 

Quale maestro saprebbe imitare la natura tanto fedelmente da poter osare la ricostruzione di questo fiore, di cui il Signore stesso ci ha dato splendida testimonianza assicurando che neppure Salomone, in tutta la sua magnificenza, non era vestito come uno di essi (Mt 6,29)? Il re più saggio e più ricco, dunque, è giudicato inferiore alla bellezza di questo fiore.«   Ambrogio, Esamerone, 3,36 

Publié dans : Padri della Chiesa e Dottori | le 1 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

“Settimana Santa a Monreale”, autore Romano Guardini

per oggi, perlomeno per qualche giorno non ho la possibilità ddi scrivere testi copiando dai miei libri del Papa perché ho molte cose da organizzare per questo sito, sia da mettere sul sito francese su questo sever, un po’ per volta mi organizzo, ho cercato delle cose che, comunque sono importanti in questo momento liturgico e vicine come tematiche al pensiero del Papa, in questo caso il giornalista Sandro Magister recupera un testo di Romano Guardini che fu quasi un maestro per l’allora Joseph Ratzinger giovane professore.

dal sito la Chiesa.it de l’Espresso: 

“Settimana Santa a Monreale”, autore Romano Guardini


Una straordinaria lezione di liturgia dal vivo, scritta dal teologo che fu maestro di Joseph Ratzinger. In una pagina per la prima volta tradotta dall’originale tedescodi Sandro Magister

ROMA, 12 aprile 2006 – Mentre a Roma, nella basilica di San Pietro, Benedetto XVI celebra la sua prima settimana santa da papa, in un’altra antica e grandiosa basilica, quella di Monreale in Sicilia, i riti pasquali hanno una “guida” a lui idealmente molto vicina: quella di Romano Guardini, il teologo tedesco dal quale il giovane Joseph Ratzinger più imparò in tema di liturgia.
Guardini visitò la basilica di Monreale nel 1929 e ne raccontò nel suo “Viaggio in Sicilia”.
La visitò nei giorni della Settimana Santa: il giovedì durante la messa crismale e il sabato, durante la veglia che all’epoca si celebrava di mattina.
L’attuale arcivescovo di Monreale, Cataldo Naro, ha ripreso quel racconto di Guardini dall’originale tedesco, l’ha tradotto e l’ha riproposto ai fedeli all’interno di una lettera pastorale dal titolo “Amiamo la nostra Chiesa”. Come a far da guida alle celebrazioni liturgiche d’oggi.
In quella pagina, il grande teologo tedesco scrisse tutto il suo stupore per la bellezza della basilica di Monreale e lo splendore dei suoi mosaici.
Ma soprattutto scrisse d’essere stato colpito dai fedeli che assistevano al rito, dal loro “vivere-nello-sguardo”, dalla “compenetrazione” tra questo popolo e le figure dei mosaici, che da esso prendevano vita e movimento.
“Gli sembrò – nota l’arcivescovo Naro nella lettera pastorale – che quel popolo sperimentasse un modo esemplare di celebrare la liturgia: con la visione”.
La basilica di Monreale, capolavoro dell’arte normanna del XII secolo, ha le pareti interamente rivestite da mosaici a fondo d’oro con le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, gli angeli e i santi, i profeti e gli apostoli, i vescovi e i re, e il Cristo “Pantocrator”, reggitore di tutto, che dall’abside avvolge con la sua luce, il suo sguardo, la sua potenza il popolo cristiano.
Ecco qui di seguito il racconto della visita di Guardini a Monreale tradotto dal suo “Reise nach Sizilien [Viaggio in Sicilia]”.
L’originale tedesco è in R. Guardini, “Spiegel und Gleichnis. Bilder und Gedanken [Specchio e parabola. Immagini e pensieri]”, Grünewald-Schöningh, Mainz-Paderbon, 1990, pp. 158-161.
“Allora mi divenne chiaro qual è il fondamento di una vera pietà liturgica…”
di Romano Guardini

Oggi ho visto qualcosa di grandioso: Monreale. Sono colmo di un senso di gratitudine per la sua esistenza. La giornata era piovosa. Quando ci arrivammo – era giovedì santo – la messa solenne era oltre la consacrazione. L’arcivescovo per la benedizione degli olii sacri stava seduto su un posto elevato sotto l’arco trionfale del coro. L’ampio spazio era affollato. Ovunque le persone stavano sedute sulle loro sedie, silenziose, e guardavano.

Che dovrei dire dello splendore di questo luogo? Dapprima lo sguardo del visitatore vede una basilica di proporzioni armoniose. Poi percepisce un movimento nella sua struttura, e questa si arricchisce di qualcosa di nuovo, un desiderio di trascendenza l’attraversa sino a trapassarla; ma tutto ciò procede fino a culminare in quella splendida luminosità.

Un breve istante storico, dunque. Non dura a lungo, gli subentra qualcosa di completamente Altro. Ma questo istante, pur breve, è di un’ineffabile bellezza.

Oro su tutte le pareti. Figure sopra figure, in tutte le volte e in tutte le arcate. Fuoriuscivano dallo sfondo aureo come da un cosmo. Dall’oro irrompevano ovunque colori che hanno in sé qualcosa di radioso.

Tuttavia la luce era attutita. L’oro dormiva, e tutti i colori dormivano. Si vedeva che c’erano e attendevano. E quali sarebbero se rifulgesse il loro splendore! Solo qui o là un bordo luccicava, e un’aura chiaroscura si spalmava sul mantello blu della figura del Cristo nell’abside.

Quando portarono gli olii sacri alla sagrestia, mentre la processione, accompagnata dall’insistente melodia dell’antico inno, si snodava attraverso quella folla di figure del duomo, questo si rianimò.

Le sue forme si mossero. Entrando in relazione con le persone che avanzavano con solennità, nello sfiorarsi delle vesti e dei colori alle pareti e nelle arcate, gli spazi si misero in movimento. Gli spazi vennero incontro alle orecchie tese in ascolto e agli occhi in contemplazione.

La folla stava seduta e guardava. Le donne portavano il velo. Nei loro vestiti e nei loro panni i colori aspettavano il sole per poter risplendere. I volti marcati degli uomini erano belli. Quasi nessuno leggeva. Tutti vivevano nello sguardo, tutti erano protesi a contemplare.

Allora mi divenne chiaro qual è il fondamento di una vera pietà liturgica: la capacità di cogliere il “santo” nell’immagine e nel suo dinamismo. 

* * * 

Monreale, sabato santo. Al nostro arrivo la cerimonia sacra era alla benedizione del cero pasquale. Subito dopo il diacono avanzò solennemente lungo la navata principale e portò il Lumen Christi.L’Exsultet fu cantato davanti all’altare maggiore. Il vescovo stava seduto sul suo trono di pietra elevato alla destra dell’altare e ascoltava. Seguirono le letture tratte dai profeti, ed io vi ritrovai il significato sublime di quelle immagini musive.

Poi la benedizione dell’acqua battesimale in mezzo alla chiesa. Intorno al fonte stavano seduti tutti gli assistenti, al centro il vescovo, la gente stava attorno. Portarono dei bambini, si notava la fierezza commossa dei loro genitori, ed il vescovo li battezzò.

Tutto era così familiare. La condotta del popolo era allo stesso tempo disinvolta e devota, e quando uno parlava al vicino, non disturbava. In questo modo la sacra cerimonia continuò il suo corso. Si dislocava un po’ in tutta la grande chiesa: ora si svolgeva nel coro, ora nelle navate, ora sotto l’arco trionfale. L’ampiezza e la maestosità del luogo abbracciarono ogni movimento e ogni figura, li fecero reciprocamente compenetrare sino ad unirsi.

Di tanto in tanto un raggio di sole penetrava nella volta, e allora un sorriso aureo pervadeva lo spazio in alto. E ovunque su un vestito o un velo ci fosse un colore in attesa, esso era richiamato dall’oro che riempiva ogni angolo, veniva condotto alla sua vera forza e assunto in una trama armoniosa che colmava il cuore di felicità.

La cosa più bella però era il popolo. Le donne con i loro fazzoletti, gli uomini con i loro mantelli sulle spalle. Ovunque volti marcati e un comportamento sereno. Quasi nessuno che leggeva, quasi nessuno chino a pregare da solo. Tutti guardavano.

La sacra cerimonia si protrasse per più di quattro ore, eppure sempre ci fu una viva partecipazione. Ci sono modi diversi di partecipazione orante. L’uno si realizza ascoltando, parlando, gesticolando. L’altro invece si svolge guardando. Il primo è buono, e noi del Nord Europa non ne conosciamo altro. Ma abbiamo perso qualcosa che a Monreale ancora c’era: la capacità di vivere-nello-sguardo, di stare nella visione, di accogliere il sacro dalla forma e dall’evento, contemplando.

Me ne stavo per andare, quando improvvisamente scorsi tutti quegli occhi rivolti a me. Quasi spaventato distolsi lo sguardo, come se provassi pudore a scrutare in quegli occhi ch’erano già stati dischiusi sull’altare .

__________

La lettera pastorale dell’arcivescovo di Monreale, Cataldo Naro, che include il brano di Romano Guardini sopra riportato:

> “Amiamo la nostra Chiesa”E la home page del sito dell’arcidiocesi:

> Arcidiocesi di Monreale__________

Il legame tra Benedetto XVI e Romano Guardini è evidentissimo fin nel titolo del libro “Introduzione allo spirito della liturgia” pubblicato dall’attuale papa nel 1999.

La prefazione del libro così comincia:

“Una delle mie prime letture dopo l’inizio degli studi teologici, al principio del 1946, fu l’opera prima di Romano Guardini ‘Lo spirito della liturgia’, un piccolo libro pubblicato nella Pasqua del 1918. Quest’opera contribuì in maniera decisiva a far sì che la liturgia, con la sua bellezza, la sua ricchezza nascosta e la sua grandezza che travalica il tempo, venisse nuovamente riscoperta come centro vitale della Chiesa e della vita cristiana. [...] Questo mio libro vorrebbe proprio rappresentare un contributo a tale rinnovata comprensione”.

Lo scorso giovedì 6 aprile, rispondendo in piazza San Pietro alla domanda di un giovane sulla sua vocazione, Benedetto XVI è tornato a sottolineare che essa sbocciò e fiorì, quand’era ragazzo, proprio con la “scoperta della bellezza della liturgia”. Perchè “realmente nella liturgia la bellezza divina ci appare e si apre il cielo”.

Publié dans : Non classé | le 1 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

Sabato della XII settimana del Tempo Ordinario – 30.6.07

« Quando si parla dello splendore del volto divino, si indica Dio come fonte della vita. »(In cammino verso Gesù Cristo, Joseph Ratzinger-Papa Benedetto) »

Oggi la Chiesa celebra : Ss. Primi martiri della Chiesa di Roma
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,5-17.
Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente».
Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò».
Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa».
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.
Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,
mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti».
E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.
Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.
Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati,
perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie

marieimmaculeconception.jpg 

 

vangelo dal sito: 

http://www.vangelodelgiorno.org/ (EAQ)

Liturgia delle ore – Ufficio delle letture  – calendario liturgico anche da:

http://www.maranatha.it/

il Papa – immagine di oggi

marzo31.3.07.jpg

Pope Benedict XVI acknowledges faithful and pilgrims at an audience with Italian Artisans Association (Confartigianato) in the Paul VI Hall at the Vatican Saturday, March 31, 2007. In the background is a Vatican Swiss Guard. (AP Photo/Pier Paolo Cito)

Publié dans : immagini del Papa | le 31 mars, 2007 |Pas de Commentaires »

Il racconto di suor Marie Simon-Pierre, guarita dal Parkinson per intercessione di Wojtyla

 dal sito del giornale « Avvenire »:

VERSO GLI ALTARI 

«Scrissi il suo nome. E il tremito si fermò» 

Il racconto di suor Marie Simon-Pierre, guarita dal Parkinson per intercessione di Wojtyla «È stato il Papa della mia generazione Vederlo in tv mi dava la forza di andare avanti nonostante il dolore» 

Dal Nostro Inviato Ad Aix-En-Provence
Paolo Viana  

Il sorriso di suor Marie Simon-Pierre è di una dolcezza toccante e non indulge alla meraviglia. Questa religiosa francese conserva lo stesso sorriso sereno di chi è consapevole che «niente è impossibile a Dio» mentre rievoca i giorni della malattia, quando il morbo di Parkinson non la lasciava dormire; quando ringrazia le consorelle per aver chiesto senza requie l’intercessione di Giovanni Paolo II; allorché torna con la memoria al mattino della guarigione, «inspiegabile» per la Chiesa ma anche per i neurologi che l’hanno esaminata senza sconti; quando, infine, parla della sua devozione per la Vergine, dei bimbi che aiuta a nascere nelle maternità gestite dalle Piccole Sorelle delle Maternità cattoliche e della sua famiglia di Cambrai, che vuole tenere al riparo dai media. «Ho letto diversi libri sul Papa e si parlava anche molto di voi» commenta la religiosa quarantaseienne, con una punta di timidezza, di fronte ai giornalisti di tutto il mondo che affollano la sala della casa della diocesi di Aix-en-Provence.
L’occasione è il primo e unico incontro pubblico sulla «guarigione di una religiosa in rapporto all’intercessione del servo di Dio Giovanni Paolo II», come recita la nota della diocesi di Aix e Arles. La conferenza stampa, organizzata ieri, è stata voluta dall’arcivescovo Claude Feidt per disinnescare la curiosità globale che si è addensata intorno a questa suora vestita di bianco. Lei non chiede altro che di poter continuare a lavorare tra i suoi malati e pregare per la vita e per la famiglia, secondo il carisma della sua congregazione. Ma per i media di tutto il mondo suor Marie Simon-Pierre è già il primo «miracolo» di Wojtyla, il cui processo di beatificazione vedrà la conclusione della fase diocesana lunedì a Roma.
Secondo l’arcivescovo francese, che ha promosso l’inchiesta diocesana, per ora si può parlare solo di una «guarigione legata alla preghiera e all’intercessione di Giovanni Paolo II»: che il caso di Marie Simon-Pierre debba entrare o meno nella causa di canonizzazione di Karol Wojtyla può stabilirlo solo la Congregazione romana per le cause dei santi, che in queste ore riceverà il dossier francese e deciderà se proporlo o meno a Benedetto XVI. Sarà sua l’ultima parola sul «miracolo».
Per suor Marie, invece, il caso si è chiuso il 2 giugno di due anni fa, quando il suo braccio sinistro ha cessato di tremare, i muscoli l’hanno rialzata senza problemi dal letto, la mano ha ripreso a correre sul foglio, spinta da una forza che lei stessa definisce «misteriosa». A chi le chiede se lei si consideri protagonista di un evento soprannaturale, risponde parafrasando le parole evangeliche del cieco nato: «Ero malata e ora mi vedete, sono guarita. Guarita dal Parkinson».
Ripete spesso il nome del morbo, così, senz’astio, anche se si capisce che il ricordo della malattia le riesce di una pesantezza inaudita, sovrastato solo dalla gioia di una donna che oggi si definisce senza remore «trasformata». Ecco la sua testimonianza: «La malattia è evoluta molto dolcemente ma mi ha portato all’impossibilità di compiere gli atti normali della mia professione d’infermiera. Sono mancina e il morbo aveva colpito proprio la parte sinistra del corpo; eppure, malgrado questi problemi, malgrado i tremiti, la rigidità, il dolore, cercavo di proseguire il mio servizio. Anche Giovanni Paolo II era malato di Parkinson. Lui era il Papa della mia generazione e io gli volevo un gran bene come tutti noi, soprattutto noi suore che lo consideravamo l’apostolo della vita e della famiglia. In quegli anni, cioè dal 2001 al 2005, lo seguivo in televisione e il suo esempio mi dava la forza di proseguire». «Sarei voluta andare in pellegrinaggio con il Papa a Lourdes nel 2004 – racconta ancora suor Marie -, ma la salute non me lo permise. Ero arrivata al punto che non riuscivo neppure a guardare la tv, dovevo prepararmi per ore. Mi ero preparata anche il giorno in cui è morto e lì ho avuto l’impressione che non ce l’avrei fatta. Invece, q uando Benedetto XVI avviò la causa di beatificazione, la mia congregazione decise di iniziare a pregare per chiedere l’intercessione di Giovanni Paolo II per me». Una decisione, ci spiegano le consorelle, che Marie Simon-Pierre ha tentato di contrastare per quell’umiltà che la portava a trascinarsi per ore, in silenzio, pur di non far mancare il suo contributo alla maternità di Puyricard, a pochi chilometri da Aix.
Il 1° giugno 2005, tuttavia, la situazione si fa insostenibile e la scelta di abbandonare il lavoro improcrastinabile. Suor Marie rivive con queste parole l’incontro con la sua superiora: «Il 2 giugno capii che lavorare ancora significava danneggiare la Maternità e il lavoro delle mie consorelle, quindi andai da lei e le chiesi di esonerarmi. Lei mi rispose che Giovanni Paolo II doveva ancora dire l’ultima parola e mi esortò a scrivere il suo nome. Presi la stilo, scrivevo come se lo supplicassi. Alla fine, il nome del Papa era praticamente illeggibile. Ci guardammo e restammo entrambe in un lungo silenzio».
La guarigione in realtà era lontana solo poche ore. «La sera, sono andata in ufficio prima di tornare in camera – prosegue la religiosa – e lì ho avvertito una voce che mi diceva di scrivere di nuovo il nome di Giovanni Paolo II. Ci ho riprovato e, stranamente, questa volta era leggibile. Ancor più sorprendente: quella notte, i dolori non mi perseguitarono, riuscii a dormire bene e l’indomani mi alzai dal letto completamente trasformata. Sentivo che era una cosa grande, forte, misteriosa. Era il 3 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù. Ho raggiunto la cappella senza problemi, non tremavo più. Poco dopo l’incontro con l’Eucaristia, sentii chiaramente di essere guarita. Mi diressi verso una sorella e alzai la mano dicendo: « Giovanni Paolo II mi ha guarito ». Sono corsa a scrivere e la mia mano correva sulla carta. Quello stesso giorno, un impiegato dell’ospedale si è sentito male e io l’ho sostituito».
È una storia che mantiene la sua intensità anch e per la superiora di allora, suor Marie Thomas: «Fu anche per me uno shock – ricorda -; ero inquieta, incredula, come l’apostolo Tommaso, di cui porto il nome. Ma visto con il senno di poi, c’erano davvero molti segni». Da quel giorno, suor Marie Simon-Pierre non assume più farmaci ed è guarita anche secondo i medici. L’unico «trattamento» che le rimane si basa su preghiera, lavoro e questa sua radiosità che avvince. «Mi dicono che ho sempre questo sorriso» conferma lei. E subito parte una salva di flash, per catturarlo. 

 

Publié dans : notizie da siti cattolici | le 31 mars, 2007 |2 Commentaires »

Il Papa invita a recuperare la dimensione umana del lavoro

dal sito Zenith: 

Data pubblicazione: 2007-03-30 

Il Papa invita a recuperare la dimensione umana del lavoro 

In un messaggio al Forum internazionale dei Giovani organizzato dal Vaticano 

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 30 marzo 2007 (ZENIT.org).- Tra le difficoltà lavorative che sperimenta la gioventù in questo periodo di globalizzazione, Benedetto XVI ha rivolto un appello a recuperare la dimensione umana del lavoro.

La proposta del Santo Padre fa parte del messaggio che ha inviato ai partecipanti al IX Forum internazionale dei Giovani, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici sul tema « Testimoni di Cristo nel mondo del lavoro », a Rocca di Papa (Roma).

All’incontro, che culminerà con la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si celebra a livello diocesano il 1° aprile, Domenica delle Palme, partecipano circa 300 giovani tra i 20 e i 35 anni, impegnati nella Chiesa e nel mondo del lavoro, provenienti da un centinaio di Paesi e da differenti esperienze lavorative ed ecclesiali.

“Il processo di globalizzazione in atto nel mondo ha recato con sé un’esigenza di mobilità che obbliga numerosi giovani a emigrare e a vivere lontano dal Paese d’origine e dalla propria famiglia”, constata il Papa nel suo messaggio.

“E questo ingenera in tanti un inquietante senso di insicurezza, con indubbie ripercussioni sulla capacità non solo di immaginare e di mettere in atto un progetto per il futuro, ma persino di impegnarsi concretamente nel matrimonio e nella formazione di una famiglia”, ha spiegato.

“In un contesto di liberalismo economico condizionato dalle pressioni del mercato, dalla concorrenza e dalla competitività”, il Papa ha sottolineato “la necessità di valorizzare la dimensione umana del lavoro e di tutelare la dignità della persona”.

“Il riferimento ultimo di ogni attività umana non può che essere l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio”, ha indicato.

“Il lavoro rientra nel progetto di Dio sull’uomo” ed “è partecipazione alla sua opera creatrice e redentrice”.

“Pertanto, ogni attività umana dovrebbe essere occasione e luogo di crescita degli individui e della società, sviluppo dei ‘talenti’ personali da valorizzare e porre al servizio ordinato del bene comune, in spirito di giustizia e di solidarietà”.

“Per i credenti, poi, la finalità ultima del lavoro è la costruzione del Regno di Dio”, ha aggiunto.

Per affrontare queste “problematiche complesse”, il Papa propone ai giovani di prendere come punto di riferimento la Dottrina sociale, “della quale è offerta un’adeguata presentazione nel Catechismo della Chiesa Cattolica e soprattutto nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa”.

“Oggi, più che mai, è necessario e urgente proclamare ‘il Vangelo del lavoro’, vivere da cristiani nel mondo del lavoro e diventare apostoli fra i lavoratori”, ha assicurato il Papa.

“Ma per compiere questa missione occorre restare uniti a Cristo con la preghiera e un’intensa vita sacramentale, valorizzando a tale scopo in maniera speciale la Domenica, che è Giorno dedicato al Signore”, ha aggiunto.

Con questo spirito, il Pontefice incoraggia “i giovani a non perdersi d’animo dinanzi alle difficoltà”.

 

 

Publié dans : notizie da siti cattolici | le 31 mars, 2007 |Pas de Commentaires »

“Sono stata guarita” dal morbo di Parkinson per intercessione di Giovanni Paolo II

da sito Zenith:

Data pubblicazione: 2007-03-30 “Sono stata guarita” dal morbo di Parkinson per intercessione di Giovanni Paolo II 

Il racconto di suor Marie-Simon-Pierre AIX-EN-PROVENCE, venerdì, 30 marzo 2007 (ZENIT.org).- Col sorriso sulle labbra, suor Marie-Simon-Pierre, 46 anni, ha affermato questo venerdì davanti alla stampa di essere guarita dal morbo di Parkinson in modo inspiegabile grazie all’intercessione di Giovanni Paolo II.“Tutto ciò che posso dirvi è che ero malata e ora sono guarita. Ora spetta alla Chiesa pronunciarsi e riconoscere se è un miracolo”, ha affermato davanti a circa sessanta giornalisti nel corso di una conferenza stampa concessa nella casa diocesana della città francese di Aix-en-Provence.

Accompagnata dal Vescovo della diocesi, monsignor Claude Feidt, senza nascondere la sua emozione, ha riconosciuto che per lei non ci sono dubbi: “Sono stata guarita, è l’opera di Dio per intercessione di Giovanni Paolo II”.

“E’ una cosa molto forte, difficile da spiegare a parole”, ha detto la religiosa, che appartiene alla Congregazione delle Piccole sorelle delle Maternità Cattoliche.

Ricordando l’effetto del Parkinson, la stessa malattia di cui soffriva Karol Wojtyla, ha osservato: “Il mio corpo non era più lo stesso e io non ero la stessa”.

“Dalla morte del nostro Santo Padre Giovanni Paolo II, i sintomi della malattia si sono accentuati e aggravati”, ha spiegato, ricordando due mesi durissimi, fino al 2 giugno 2005, quando ha chiesto di non lavorare più nella Maternité de l’Étoile, a Puyricard, vicino Aix-en-Provence.

La sua superiora le ha chiesto di scrivere il nome di Giovanni Paolo II, compito quasi impossibile viste le sue condizioni. Dopo aver scritto alcuni caratteri quasi irriconoscibili, è andata in camera a riposare.

“E lì, quando sono entrata nella mia camera, ho avuto voglia di scrivere, anche se per me era difficile. Ho avuto l’impressione di ascoltare una voce che mi diceva: ‘prendi la penna e scrivi’. Ho scritto un po’”. Poi è andata a dormire, svegliandosi alle 4.30 della mattina dopo.

“Mi sono alzata con un balzo dal letto, nonostante alzarmi fosse diventato per me qualcosa di veramente duro e pesante”, ha ricordato.

“Mi sono sentita totalmente trasformata, interiormente non ero più la stessa”, ha affermato. “Qualcosa che mi risulta difficile spiegare a parole”. “Era troppo forte, troppo grande. Un mistero”.

“Da quel giorno ho smesso di sottopormi a ogni cura”. “Per me è come una seconda nascita, ho avuto l’impressione di riscoprire il mio corpo, di riscoprire le mie membra”, ha confidato.

Il 3 giugno 2005 ha iniziato la giornata con un’indimenticabile Eucaristia come rendimento di grazie.

In questo momento la religiosa svolge il suo servizio in un reparto maternità di Parigi. “Lavoro come infermiera con mamme e bambini della maternità Saint-Félicité. E svolgo tutti i miei compiti”.

La sua guarigione senza spiegazioni scientifiche verrà presentata dal postulatore della causa di beatificazione, monsignor Slawomir Oder, nella fase romana, che ha luogo nella Congregazione per le Cause dei Santi.

Inizierà dopo la conclusione del processo diocesano, il 2 aprile nella Basilica vaticana, alla quale prenderà parte anche la religiosa.

In alcune dichiarazioni recenti, monsignor Oder aveva constatato due elementi in questo caso: la religiosa è stata curata dal Parkinson, la stessa malattia di Giovanni Paolo II, e come lui ha dedicato tutta la sua esistenza alla causa della vita.

 

 

Publié dans : notizie da siti cattolici | le 31 mars, 2007 |Pas de Commentaires »

un’immagine prima di postare qualcosa

prima di cominciare a postare qualcosa desidero mettere un immagine sacra che mi aiuti a mettermi nello spirito del Signore, nel suo amore,

fraangelicojesusestclouesurlacroixbisjpeg.jpg

l’immagine è di frate Angelico

Publié dans : Non classé | le 31 mars, 2007 |Pas de Commentaires »
1...10991100110111021103

Ecrire sans censures ! |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31