Data pubblicazione: 2007-06-04

dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-06-04  Cardinal Bertone:
la Chiesa vuole essere vicina agli indios e ai loro problemi 
Il Segretario di Stato compie un bilancio del viaggio del Papa in Brasile 

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 4 giugno 2007 (ZENIT.org).- In un’intervista al quotidiano “Avvenire”, il Cardinale Tarcisio Bertone ha compiuto un bilancio del viaggio di Papa Benedetto XVI in Brasile e ha spiegato alcune incomprensioni da parte dei mezzi di comunicazione.

Il 31 maggio si è chiusa ad Aparecida (Brasile)
la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. I Vescovi hanno diffuso un documento finale che verrà reso noto solo dopo che Benedetto XVI avrà approvato la sua pubblicazione.

Il Cardinale Segretario di Stato, il salesiano Tarcisio Bertone, afferma che il viaggio del Papa in Brasile è stato un successo, anche in termini di partecipazione di persone.

“Mi hanno riferito che anche quando Giovanni Paolo II si recò in Brasile nel 1991 non mancarono coloro che si misero a contare i fedeli, nell’occasione meno numerosi di quelli lo avevano accolto nel 1980, quando per la prima volta un Pontefice atterrò in quel meraviglioso Paese. Niente di nuovo sotto il sole, quindi”, ha sottolineato.

Il viaggio è iniziato con una conferenza stampa che ha suscitato alcune polemiche, soprattutto dopo la pubblicazione di una trascrizione che in alcuni punti non rifletteva alla lettera quanto effettivamente pronunciato dal Papa.

Cardinal Bertone: Non c’è niente di scandaloso in questo. Anche i testi delle udienze del mercoledì talvolta sono stati pubblicati dopo un’accurata revisione. Anche il Catechismo della Chiesa cattolica nella sua edizione definitiva, l’editio typica del 1997, in più punti si differenzia dalla prima edizione stampata nel 1992. Chi legge poi il recente documento della Commissione teologica internazionale sul limbo può verificare che l’editio typica di una enciclica – nella fattispecie
la Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II – presenta in un punto una formulazione diversa e più precisa rispetto alla versione che era stata in un primo tempo resa pubblica.

Nello specifico che cosa ci può dire riguardo alla scomunica per i legislatori che approvano norme abortiste?

Cardinal Bertone: Mi sembra chiaro che il Papa ha ricordato che spetta ai singoli vescovi stabilire se e quando irrogare la scomunica, che è una pena prevista dal Codice di diritto canonico, quindi in questo caso «ferendae sententiae» (scomunica non automatica, ndr).

E riguardo alla causa di beatificazione dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero? Perché nel testo trascritto non si fa più cenno al fatto che il Papa ha detto di non avere dubbi che monsignor Romero meriti la beatificazione?

Cardinal Bertone: È evidente che il Papa vuole essere molto rispettoso del lavoro della Congregazione delle cause dei santi, il cui prefetto, tra l’altro, era presente nel volo papale.

Dopo questa esperienza ritiene che ci saranno altre conferenze stampa del Papa?

Cardinal Bertone: Sarà il Papa a decidere. Ma è a tutti noto che il cardinale Ratzinger non ha mai avuto paura della stampa e ai cronisti che lo fermavano anche per strada ha sempre gentilmente offerto delle risposte.

Il Papa ha incontrato anche il presidente Lula. Come sono globalmente i rapporti tra Stato e Chiesa in Brasile?

Cardinal Bertone: I rapporti tra
la Chiesa e il grande Stato brasiliano sono sostanzialmente positivi. Si sta elaborando anche una sorta di accordo globale e fondamentale per poter orientare Chiesa e Stato, Chiesa e comunità politica, in quella che il Concilio definisce «una sana collaborazione» per il bene di ogni persona ed anche per la risoluzione dei problemi che possono essere ancora sul tappeto.

Lei ha dichiarato alla Radio Vaticana di sperare che gli accordi vengano siglati entro l’anno. Ma alcune affermazioni attribuite all’ambasciatore brasiliano presso
la Santa Sede sono state interpretate in modo meno ottimista…

Cardinal Bertone: Io ho parlato con il nunzio apostolico a Brasilia, l’arcivescovo Lorenzo Baldisseri, e sono ottimista. Speriamo che sia un ottimismo ben fondato.

Il Papa ha ricevuto in udienza anche l’anziano arcivescovo emerito di São Paulo, il cardinale Paulo Evaristo Arns. Il teologo Jon Sobrino nel criticare
la Notificazione della Congregazione per la dottrina della fede nei suoi riguardi ha scritto che le sue opere sono state giudicate positivamente anche dallo stesso cardinale Arns. Si è parlato anche di questo nel corso dell’udienza?

Cardinal Bertone: Si è trattato di una udienza doverosa, anche se breve. Non sono a conoscenza del fatto che si sia parlato del caso Sobrino.

I discorsi del Papa ai vescovi brasiliani e anche alcuni punti dell’omelia in occasione della canonizzazione di fra Galvão sono stati assai enfatizzati dalla stampa che li ha giudicati particolarmente duri.

Cardinal Bertone: Il Papa non vuole imporre fardelli inutili a nessuno, né ai vescovi, né ai fedeli. Non può però dimenticare le parole esigenti di Gesù che pure si trovano nel Vangelo. Che poi la stampa enfatizzi questi aspetti dei discorsi pontifici a discapito di altri, più positivi, mi sembra quasi ineluttabile. Le notizie in negativo sembrano sempre prevalere su quelle in positivo.

Il Papa nei suoi discorsi ha parlato chiaramente a favore della difesa della vita e della famiglia. E allo stesso tempo ha ricordato che «l’opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà»…

Cardinal Bertone: E qui è scattato uno dei 19 applausi che hanno costellato il discorso inaugurale della Conferenza del Celam. Una volta al catechismo si insegnava che sono quattro i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: l’omicidio volontario; il peccato impuro contro natura; l’oppressione dei poveri; la frode nel salario agli operai. Come si vede sono peccati, ahimé, di grande attualità. Nell’America Latina di oggi infatti – ma non solo lì – vi sono questi tentativi di legalizzare l’aborto o forme di unione che non possono denominarsi famiglia; i poveri sono ancora schiacciati da sistemi economici iniqui; e la manodopera è ancora sfruttata a volte in maniera selvaggia.
La Chiesa quindi non può mancare d i far sentire la propria voce contro questi peccati particolarmente odiosi. Tutti e quattro.

Nel discorso di apertura ad Aparecida ha usato parole forti sia contro il marxismo, sia contro il capitalismo. Per
la Chiesa quindi c’è un giudizio ugualmente negativo nei confronti di questi due sistemi?

Cardinal Bertone:
La Chiesa non guarda al nome dei sistemi ma agli effetti che essi producono sulle persone concrete. E
la Chiesa ha sperimentato, e continua a sperimentare, che sia i sistemi marxisti sia quelli capitalisti non sono adeguati per il benessere di tutta la popolazione. L’America Latina li ha sperimentati, e li sperimenta, entrambi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dove c’è solo una parvenza di uguaglianza sociale, non c’è libertà. Dove si dichiara solo di lavorare per una maggiore uguaglianza sociale, la libertà si restringe. E dove invece sembra esserci tanta libertà, le diseguaglianze sociali raggiungono un livello sempre più intollerabile. Il Papa non poteva mancare di sottolineare questi punti.

Il viaggio ha avuto uno strascico che riguarda la questione « india ». Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha pubblicamente dichiarato di pretendere le scuse di Benedetto XVI perché egli non avrebbe denunciato l’«olocausto» che i conquistadores europei avrebbero causato tra gli indios. Il Papa lo scorso 24 maggio ha ricordato anche le ombre che hanno caratterizzato quel periodo storico…

Cardinal Bertone: Come ha saggiamente detto il cardinale di Caracas, è probabile che il presidente del Venezuela non abbia letto bene il discorso del Papa. D’altra parte, si sa che quando i politici sono presi dalla foga oratoria, qualche giudizio può andare aldilà di quello che si pensa effettivamente. Sta di fatto che, a quanto mi risulta, alle dichiarazioni verbali non sono seguiti atti formali dal punto di vista diplomatico. Oltre a quanto detto dal Papa l’altro mercoledì, vorrei poi sottolineare come proprio nei giorni in cui sono scoppiate queste polemiche
la Santa Sede ha fatto sentire la sua voce al Palazzo di Vetro dell’Onu per denunciare il proprio disappunto per il rinvio sine die dell’adozione di una attesa Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni.
La Santa Sede infatti è e vuole essere vicina agli indios e ai loro problemi concreti, ma non ha interesse ad associarsi a quei movimenti ideologici che si riempiono la bocca con parole di solidarietà agli indios, propagandando a volte teorie anche un po’ strampalate, ma che poi alla prova dei fatti non sono affatto di aiuto reale alla causa sacrosanta delle popolazioni indigene.

Eminenza il 9 giugno il Papa incontrerà il presidente Usa George Bush. Si parlerà anche di America Latina?

Cardinal Bertone: Certamente, ma non solo. Anche di Medio Oriente e delle grandi questioni etiche e sociali che riguardano le popolazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono un grande Paese e l’attuale presidente si è particolarmente distinto per alcune iniziative positive a favore della difesa della vita fin dal suo concepimento. Rimangono però alcuni problemi, già manifestati da quel grande profeta che è stato il servo di Dio Giovanni Paolo II, ad esempio sulla guerra in Iraq e anche sulla drammatica situazione dei cristiani iracheni, che è sempre più degradata.

Eminenza, permetta altre due domande extra. È pronta l’annunciata lettera del Papa ai fedeli cattolici cinesi?

Cardinal Bertone: Il testo della lettera è stato approvato definitivamente dal Santo Padre e ora si sta procedendo alle varie traduzioni e agli aspetti tecnici della sua pubblicazione.

E l’altrettanto atteso motu proprio che liberalizzerebbe l’uso del Messale cosiddetto di san Pio V a che punto è?

Cardinal Bertone: Credo non si dovrà aspettare molto per vederlo pubblicato. Il Papa è personalmente interessato affinché questo avvenga. Lo spiegherà in una sua lettera di accompagnamento, sperando in una serena recezione. 

buona notte

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Publié dans : immagini buon...notte, giorno | le 4 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

La Vergine Maria

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dal sito:

http://www.emarrakech.info/Une-icone-bizantine-de-la-vierge-Marie-retrouvee-par-la-police_a9739.html 

Publié dans : immagini sacre | le 4 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

Diventare una vite che porta frutto

Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Omelie, 7

Diventare una vite che porta frutto

I ceppi di vite, li si lega, li si impala, si piegano i tralci dall’alto in basso, li si attacca a pali solidi per sostenerli. In questo possiamo vedere la vita mite e santa e la passione del Nostro Signore Gesù Cristo, la quale deve essere in tutto il sostegno dell’uomo che cerca il bene. L’uomo deve essere piegato, ciò che in lui è alto deve essere abbassato, ed egli deve immergersi, con tutta la sua anima, in una vera e umile sottomissione. Tutte le nostre facoltà, interiori o esteriori, quelle della sensibilità e dell’avidità, come pure le nostre facoltà razionali, devono essere legate, ognuna al suo posto, in una vera sottomissione alla volontà di Dio.

Poi si rivolta la terra attorno ai ceppi e si sarchiano le erbacce. Così anche l’uomo deve sarchiare se stesso, profondamente attento a ciò che ci potrebbe essere ancora da sradicare nel fondo del suo essere, perché il divino sole possa avvicinarsi più direttamente e brillarvi. Se lascerai allora la forza dall’alto fare in questo modo la sua opera, il sole aspirerà l’umidità del suolo nella forza vitale nascosta nel legno, e i grappoli cresceranno magnifici. Poi il sole, con il suo calore agisce sui grappoli e fa sbocciare i fiori. E questi fiori hanno un profumo nobile e benevolo… Allora il frutto diviene indicibilmente dolce. Questo sia dato a noi tutti.

Publié dans : Non classé | le 4 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

La creazione di Eva

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dal sito:

http://www.casa-in-italia.com/artpx/quat/quat.htm

La creazione di Eva – Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Publié dans : immagini sacre | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

Quattro nuovi Santi europei per la Chiesa universale, cui guardare come i nostri ‘Fratelli maggiori’:

dal sito on line della Radio Vaticana

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=137304

03/06/2007 16.10.31Quattro nuovi Santi europei per
la Chiesa universale, cui guardare come i nostri ‘Fratelli maggiori’: così Benedetto XVI nella Messa per la canonizzazione, stamane in Piazza San Pietro. L’invocazione del Papa all’Angelus perché le armi nel mondo cedano alla pietà 

Nell’odierna Festa della Santissima Trinità, il Santo Padre ha proclamato quattro nuovi Santi. La solenne Messa si è svolta stamane in piazza San Pietro, affollata di migliaia di fedeli, costretti dalla pioggia sotto gli ombrelli. Presenti alla cerimonia i capi di Stato delle Filippine, dell’Irlanda, di Malta e della Polonia, oltre a delegazioni ufficiali del Messico, della Francia e dei Paesi Bassi. Tra gli intervenuti anche l’arcivescovo Peter Carnley, della Comunione anglicana in Australia. Tutti europei i beati oggi canonizzati: Giorgio Preca, maltese, Simone da Lipnica, polacco, Maria Eugenia di Gesù, francese, Carlo di Sant’Andrea, olandese. Il Servizio di Roberta Gisotti: “Quattro nuovi ‘Fratelli maggiori’”: cosi dobbiamo guardare tutti “a questi testimoni esemplari del Vangelo”, – ha sollecitato Benedetto XVI i fedeli – ammirando “la gloria di Dio, che si riflette nella vita dei Santi”.
 
“Ogni singolo Santo partecipa della ricchezza di Cristo ripresa dal Padre e comunicata a tempo opportuno. E’ sempre la stessa santità di Gesù, è sempre Lui, il ‘Santo’, che lo Spirito plasma nelle ‘anime sante’, formando amici di Gesù e testimoni della sua santità”.

“Un amico di Geù e testimone della santità che viene da Lui”, ha osservato il Papa fu Giorgio Preca, “anima profondamente sacerdotale e mistica”, nato nel 1880 a
La Valletta nell’isola di Malta. “Tutto dedito all’evangelizzazione: con gli scritti, con la guida spirituale e all’amministrazione dei Sacramenti e prima di tutto con l’esempio della sua vita”. Antesignano dell’apostolato dei laici, fondatore della “Società della Dottrina Cristiana”, “un’opera benemerita” – ha ricordato il Santo Padre “che mira ad assicurare alle parrocchie il servizio qualificato di catechisti ben preparati e generosi”. Spentosi all’età di 82 anni il sacerdote maltese è stato beatificato nel 2001.

“San Giorgio Preca aiuti
la Chiesa ad essere sempre, a Malta e nel mondo, l’eco fedele della voce del Cristo, Verbo incarnato”.

Si è soffermato poi il Papa sul “grande figlio della terra polacca”, Simone da Lipnica, “testimone di Cristo e seguace della spiritualità di San Francesco d’Assisi”, “vissuto in epoca lontana”, nel XV secolo, “ma proprio oggi – ha sottolineato Benedetto XVI – è proposto alla Chiesa come modello attuale di un cristiano che, animato dallo spirito del Vangelo – è pronto a dedicare la vita per i fratelli”.
“Tak też, przepełniony miłosierną miłością, którą czerpał z Eucharystii, … ».
“Colmo della misericordia che attingeva dall’Eucaristia non esitò a portare l’aiuto ai malati colpiti dalla peste”, che condusse a morte anche lui, poco più che quarantenne. Alla protezione di San Simone il Papa ha affidato oggi in modo particolare “coloro che soffrono a causa della povertà, della malattia, della solitudine e dell’ingiustizia sociale”.

Fortemente amato, negli anni del suo ministero sacerdotale nell’Inghilterra e nell’Irlanda dell’800, fu anche il sacerdote passionista olandese Carlo di Sant’Andrea. Intorno a lui accorsero le persone per cercare “il suo saggio consiglio, la sua compassionevole attenzione, il suo contatto salutare”.
In the sick and the suffering he recognized the face of the Crucified Christ,… ».

“Nella malattia e nella sofferenza San Carlo di Sant’Andrea” – beatificato nel 1988 – “riconobbe – ha evidenziato il Papa – il volto del Cristo Crocefisso, di cui fu devoto per tutta la vita”.

Infine Benedetto XVI ha reso omaggio alla beata francese Maria Eugenia di Gesù, fondatrice all’indomani della Rivoluzione francese delle Religiose dell’Assunzione,beatificata nel 1975. Ella comprese “l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni, in particolare alle ragazze, una formazione intellettuale, orale e spirituale, che le rendesse delle adulte, capaci di prendersi in carico la vita della loro famiglia, sapendo apportare il loro contributo alla Chiesa e alla società”

“Puisse l’exemple de sainte Marie-Eugénie inviter les hommes et les femmes … ».
« Possa quindi l’esempio di Santa Maria Eugenia ispirare gli uomini e le donne di oggi a trasmettere ai giovani i valori che li aiutino a divenire degli adulti forti e dei testimoni gioiosi della Resurrezione ».

Finita la celebrazione i saluti di Benedetto XVI ai fedeli dei vari Paesi, con un accenno al tempo inclemente:
« Vi ringrazio per la vostra pazienza, ma l’acqua è un grande bene e perciò siamo anche grati per l’acqua ».
Prima della recita dell’Angelus, il pensiero del Papa è corso alle tante popolazioni sofferenti per le guerre:
“Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare l’Associazione Nazionale della Sanità Militare, il cui motto recita: “Arma pietati cedant – Le armi cedano alla pietà”: possa questo realizzarsi nel mondo intero!”.
Infine ha ricordato i 750 anni dell’abolizione della schiavitù nella città di Bologna, auspicando « un rinnovato impegno » per superare le « nuove schiavitù che ancora affliggono l’umanità ».
Al termine infine della preghiera mariana Benedetto XVI ha ricevuto nella Cappella della Pietà i capi delle delegazioni dei Paesi intervenuti alla cerimonia di canonizzazione. 

Publié dans : liturgia, Papa Benedetto XVI | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

Cos’è la giovinezza oggi?

du site: 

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-06-03  Cos’è la giovinezza oggi? 

ROMA, domenica, 3 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento di Carlo Valerio Bellieni, Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario « Le Scotte » di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita. 

* * * Abbiamo già visto (ZENIT, 13 maggio)che c’è una chiave per decifrare certi fenomeni moderni in campo di bioetica, che lasciano spesso sconcertati: non si tratta di atti di progresso ma di un’involuzione regressiva, o addirittura l’esito di una paura profonda. Proviamo qui a descrivere lo stravolgimento antropologico che è alla base di questa “reazione di fuga”.

Una volta la storia di ognuno era divisa in infanzia, età adulta e vecchiaia. Ognuna di queste tre tappe era desiderabile, e al tempo stesso irta di “pericoli”. La prima era l’età della spensieratezza, la seconda quella dell’esperienza e la terza della saggezza. Oggi assistiamo ad un cambiamento antropologico: la vita, più semplicemente, consiste in un’epoca sola. Quest’unica età è la giovinezza. Le altre età saranno “non-vita”, semplicemente non-essere. Dalla nascita in poi, ogni esperienza è di poco significato, se non in preparazione dell’essere giovane; l’età infantile non ha valore se non in quanto scimmiotta l’adolescente (piccoli fans copiano i cantanti adulti in TV, le bambine non vivono più se non vestono griffato e si mettono il rossetto); quando non si è più giovani, c’è solo il declino e il maquillage per fingere che gli “ormai” siano degli “ancora”. L’anziano-malato, allettato, demente è un tabù, un fallimento; deve sparire… semplicemente “non è”.

Ma cosa vuol dire oggi la parola “giovinezza”? In realtà già all’inizio del secolo scorso il movimento futurista aveva identificato la “giovinezza” come lo stato desiderabile della vita sposandone la dinamicità e l’esuberanza. Ma oggi alla giovinezza viene tolta la dinamicità e viene ridotta a fanciullezza prolungata, cui si sposa l’assenza di responsabilità: Alessandro Magno morì a 31 anni, avendo conquistato mezzo mondo… oggi a 31 anni non si arriva spesso nemmeno a fare il primo figlio.

Insomma: si è preso ad ideale della vita l’infanzia, con il suo egocentrismo, insicurezza e capricciosità; si è chiamata giovinezza, dilatandone i confini temporali fino ad oltre i 50 anni; e si è asserito che il resto della vita non conta. E’ un po’ come se di tutta la storia della filosofia si esaltasse solo un pensatore, considerando gli altri solo copie di lui o inetti.

Si spiegano così alcuni dei più gravi disastri sociali degli ultimi decenni: ad esempio il prolungarsi dell’età alla quale il giovane si allontana dal nucleo familiare, il procrastinarsi dell’età del matrimonio e del primo figlio, con conseguenze che ben possiamo immaginare: pochi figli e rischi per la gravidanza dovuti all’età materna avanzata. Questo problema dell’età materna all’arrivo del primo figlio è particolarmente devastante: si pensa che si possa aspettare quanto ci pare per concepire, complici tante riviste patinate, e ci si trova a disperarsi perché, passata una certa età il figlio non arriva; il British Medical Journal recentemente spiegava che non si può attendere di aver fatto carriera per fare il figlio: l’età migliore è quella tra 20 e 30 anni, non oltre. Ma l’idea della giovinezza prolungata, porta a procrastinare, non impegnarsi con il reale e fare figli quando ormai è troppo tardi, tanto che il bioeticista Hayry recentemente proponeva di spiegare alle coppie che far figli è immorale (la vita è anche dolore, dice, e far nascere vuol dire esporre al dolore…), per consolarle del figlio che non arriva. E meno figli significa più figli soli, dunque più insicurezza esistenziale e sociale.

Ma questa lettura spiega anche la reazione di fuga da ogni avvenimento che implichi una qualche accettazione dell’imprevisto e di conseguenza una responsabilità… che magari rischi di incrinare questo stato di “giovanilità perenne”. Rientrano in quest’ottica la facilità con cui si ricorre all’aborto, il moltiplicarsi degli esami prenatali nel tentativo di eliminare tutti i “figli imperfetti”. Ma anche il ricorso sempre più diffuso agli stupefacenti è leggibile in quest’ottica, così come il nascere di spinte sempre maggiori verso la “libertà di morte”, cioè l’eutanasia: se essere vecchio significa essere non-giovane, è in fondo una forma di non-essere. Così come non-essere sarà la vita prenatale, e quella infantile, bersagli sempre di maggiori abusi e cattiva considerazione, fino a negare ai neonati e ai bambini lo status di persona: un altro non-essere. Cosa dire infine dell’antinomia tra questa versione del termine “giovinezza” e la disabilità? L’handicap è non-giovane (implica responsabilità e fatica), dunque è un non-essere, e deve essere censurato o fatto scomparire.

E questa versione di giovinezza che si estende fino ai cinquantenni, perennemente intossicati da pubblicità e cibi mordi e fuggi, come spiega il libro “Toxic Childhood” della giornalista inglese Sue Palmer, che vive solo di riflesso dei desideri delle generazioni precedenti, senza ideali propri, tanto da esser chiamata generazione degli “echo-boomers”, ciò di chi vive come un eco delle speranze frustrate dei genitori… è, infine, una giovinezza capricciosa, timorosa e perennemente in fuga: e sulla strada della fuga calpesta e viene calpestata. La resurrezione aspetta una fissione atomica morale, un mutamento genetico esistenziale, proprio ciò di cui parlava Benedetto XVI nel suo viaggio in Germania. E’ possibile, è già qui; anche se molti hanno creduto che sia da folli sperarlo.

Publié dans : Non classé | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

Appello del Papa a una giusta distribuzione delle ricchezze del pianeta

dal sito Zenith: 

Data pubblicazione: 2007-06-01 

Appello del Papa a una giusta distribuzione delle ricchezze del pianeta 

Discorso agli ambasciatori di Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan 

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1° giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questo venerdì ricevendo le lettere credenziali degli ambasciatori presso
la Santa Sede di Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan. 

* * * Eccellenze:
vi do il benvenuto con gioia in Vaticano in occasione della presentazione delle lettere che vi accreditano come ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri rispettivi Paesi: Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan. Mi avete trasmesso le cortesi parole dei vostri Capi di Stato. Vi ringrazio, chiedendo di esprimere loro il mio deferente saluto e i miei migliori auguri per le loro persone e per l’elevata missione che svolgono al servizio del popolo.

Permettetemi di rivolgere attraverso di voi un saluto cordiale a tutte le autorità civili e religiose dei vostri Paesi, così come a tutti i vostri compatrioti. I miei pensieri e le mie preghiere si rivolgono anche alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi. Voi conoscete lo spirito di collaborazione fraterna nel quale agiscono con tutti i loro fratelli nell’umanità, preoccupate di testimoniare il Vangelo che invita a vivere il comandamento dell’amore per il prossimo.

La vostra presenza da diversi continenti dà ai nostri contemporanei l’immagine del mondo che, da nord a sud, dall’est all’ovest, si preoccupa di intavolare relazioni sempre più vicine per costruire una società serena.

In effetti, nel mondo attuale è più necessario che mai affermare i legami che uniscono i Paesi, prestando una particolare attenzione alle Nazioni più povere. Non è possibile utilizzare impunemente le ricchezze dei Paesi più poveri, senza che questi ultimi possano partecipare alla crescita mondiale. Le autorità di tutti i Paesi hanno il dovere di lavorare insieme per una migliore distribuzione delle ricchezze e dei beni del pianeta. Una collaborazione di questo tipo avrà anche ripercussioni sulla solidarietà, la pace e la vita fraterna all’interno dei Paesi e tra loro. Rivolgo un appello per un nuovo impegno di tutte le Nazioni, in particolare di quelle più ricche, perché tutti gli uomini prendano coscienza della loro responsabilità e accettino di trasformare il loro stile di vita in vista di una ripartizione sempre più giusta.

Permettetemi di sottolineare, inoltre, il ruolo che le religioni possono assumere in questo campo. Hanno il dovere di formare i loro membri in uno spirito di relazioni fraterne tra tutti gli abitanti di uno stesso Paese, con un’attenzione rispettosa per tutti gli uomini. Nessuno può essere oggetto di discriminazione o essere emarginato a causa delle sue convinzioni religiose e della sua pratica religiosa, che sono elementi fondamentali della libertà delle persone. Le società sono oneste se proteggono i diritti essenziali e manifestano in questo modo l’attenzione che dedicano alla dignità di ogni essere umano. Dall’altro lato, una vita religiosa autentica non può essere fonte di divisione o di violenza tra persone e comunità umane. Al contrario, costituisce la base della consapevolezza che ogni persona è un fratello da proteggere e aiutare nella sua crescita.

Signore e signori ambasciatori, nel momento in cui iniziate la vostra missione presso
la Santa Sede, vi porgo i miei migliori auguri di successo nel vostro servizio. Chiedo all’Onnipotente di accompagnare voi, i vostri cari, i vostri collaboratori e tutti i vostri compatrioti, e di far scendere su ciascuno di voi l’abbondanza delle sue benedizioni.

[Traduzione dall’originale francese realizzata da ZENIT
© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana]

Publié dans : Papa Benedetto XVI | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

buona festa della Santissima Trinità

buona festa della Santissima Trinità dans immagini sacre cristi1

dal sito:

http://www.artcurel.it/artcurel/santissimatrinita.htm

Publié dans : immagini sacre | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

oggi mi sono stancata molto e…buona notte

oggi mi sono stancata molto e, come vedete, ho fatto quest’ora, voglio andare a letto, non ce la faccio a mettere le letture della messa di domani, ma se volete leggerle potete andare sul sito Maranathà che ho citato, poi andate a messa vero?  

Ciao

Publié dans : con voi | le 3 juin, 2007 |Pas de Commentaires »
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