« Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse : ‘ Pace a voi ’ »

Giovanni Paolo II
Varcate la soglia della speranza

« Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse : ‘ Pace a voi ’ »

Abbiamo più che mai bisogno di udire questa parola di Cristo risorto: « Non abbiate paura » (Mt 28,10). Questa è una necessità per l’uomo di oggi… che non cessa di avere paura nel suo intimo, e non senza ragione… È questa anche una necessità per tutti i popoli e le nazioni del mondo intero. Bisogna che, nella coscienza di ogni essere umano, si fortifichi la certezza che esiste Qualcuno che tiene in mano la sorte di questo mondo che passa, Qualcuno che ha le chiavi della morte e degli inferi (Ap 11,8), Qualcuno che è l’Alfa e l’Omega della storia dell’uomo (Ap 22,13), sia individuale che collettiva; e soprattutto la certezza che questo Qualcuno è Amore, l’Amore fattosi uomo, l’Amore crocifisso e risorto, l’Amore sempre presente in mezzo agli uomini! Egli è l’Amore eucaristico. È fonte inesauribile di comunione. È l’unico a cui possiamo credere senza riserva quando ci chiede: « Non abbiate paura! »

Publié dans : Bibbia: commenti alla Scrittura | le 11 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

di Gianfranco Ravasi su: i discepoli di Emmaus

L’articolo è di Gianfranco Ravasi, mi sembra del 2000, sono riuscita a prenderlo anche se era stato cancellato da internet (cioè la pagina non esisteva più ma compariva e poi si chiudeva internet) comunque ce l’ho fatta, perché Ravasi mi piace, dal sito, doveva essere “Novena.it”:

 

Nel 1623 un grande musicista tedesco, Heinrich Schùtz, compose uno stupendo oratorio intitolato
Storia della risurrezione (op. 3). Alla partitura egli aggiunse un post-scriptum di poche ma intense righe: «Signore Gesù Cristo, tu mi hai concesso di cantare la tua risurrezione su questa terra. Nel giorno del tuo giudizio, Signore, richiamami dalla mia tomba e, in cielo, il mio canto, mescolato a quello dei serafini, ti renderà grazie in eterno!». La narrazione evangelica della Pasqua di Cristo, pur nella sua estrema sobrietà, ha una potenza di speranza da aver mosso tanti cuori, in particolare quelli di coloro che hanno voluto riproporre la loro fede attraverso la bellezza dell’arte. Si pensi solo all’indimenticabile cascata di alleluia del Messia di Hàndel (1742). Ci fermiamo ora su una delle pagine più affascinanti del Vangelo di Luca: i discepoli di Emmaus (24,13-35).
La cornice cronologica è proprio quella del giorno di Pasqua. Due discepoli stanno camminando sulla strada che da Gerusalemme conduce a un non meglio identificabile villaggio di Emmaus. Il Cristo della gloria pasquale non è riconoscibile coi sensi soltanto: è necessaria una via superiore di conoscenza. Due sono le tappe di questo processo di fede: prima l’ascolto delle Scritture spiegate da Cristo in chiave cristiana; poi lo “spezzare il pane” che, nel linguaggio neotestamentario, allude all’eucaristia. In questi termini abbiamo già ciò che ogni domenica facciamo all’interno delle chiese, ascoltando la Parola di Dio e accostandoci alla mensa del Signore.
Nell’ascolto della Parola «il cuore arde nel petto»; allo spezzare del pane «gli occhi si aprono e lo riconoscono». Ma c’è anche quell’indimenticabile implorazione finale: «Rimani con noi perché si fa sera e il giorno sta ormai declinando!». Lasciamo la parola al grande scrittore francese, Francois Mauriac (1885-1970), e alla sua Vita di Gesù (1936): «A chi di noi, dunque, la casa di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l’avevano preso il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra. Seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli. Era la sera. Ecco una porta aperta, l’oscurità d’una sala ove la fiamma del caminetto non rischiara che il suolo e fa tremolare delle ombre. O pane spezzato! O porzione del pane consumata malgrado tanta miseria! Rimani con noi, perché il giorno declina…! Il giorno declina, la vita finisce. L’infanzia sembra più lontana che il principio del mondo, e della giovinezza perduta non sentiamo più altro che l’ultimo mormorio degli alberi morti nel parco irriconoscibile…».
Cristo, presenza ineludibile, è «con noi sino alla fine del mondo» (Matteo 28,20). Il celebre scrittore Kafka all’amico Gustav Janouch che lo interrogava su Cristo aveva risposto: «Questo è un abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitare». 

Publié dans : CAR. GIANFRANCO RAVASI | le 11 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

Denunce che non vanno fino in fondo

Da Avvenire on line: 

 Denunce che non vanno fino in fondo La Chiesa del potere e il bisogno di spiritualità  Forse dietro tante prese di posizione violentemente laiciste vi è il desiderio di essere accolti Lucetta Scaraffia 

 Fra le polemiche contro la Chiesa che sui quotidiani di questi giorni hanno colto ogni pretesto per attaccare la tradizione cattolica, su Liberazione di domenica ne è apparsa una di tono diverso, firmata da Fabio Sebastiani. Anche in questo caso la Chiesa è accusata, non di ingerirsi indebitamente in questioni che non la riguardano, ma di non sapere rispondere alla richiesta di spiritualità che viene da una società in crisi profonda. Con l’invocazione delle possibilità che potrebbero venire proprio da quel Dio unico, tante volte accusato invece di essere all’origine del fanatismo: «C’è il rischio – scrive l’articolista – che se non si dà una risposta effettiva al bisogno di spiritualità espresso nella forma della globalità, e attraverso questo di unità dei popoli, si riaffacci quel millenarismo spontaneo e oscurantista, sotto forma di religione fai-da-te di credenze e « pizzini » (nel senso dei baci perugina) moralisti, che tanto dolore può portare nel mondo». E si domanda: «Chi sarà in grado di assolvere oggi al duro compito di trovare nuovi percorsi all’unità spirituale su scala mondiale?». Se pure in altri termini, Sebastiani esprime preoccupazioni simili a quelle avanzate da Benedetto XVI in molti recenti discorsi, ma prospettando naturalmente cause e soluzioni differenti. Secondo l’articolista la Chiesa cattolica non può infatti rispondere perché ha scelto il potere invece della vera spiritualità, quella di Francesco d’Assisi e della teologia della liberazione. Certo, è un discorso ripetuto infinite volte, rimproverando alla Chiesa di essere una istituzione umana, con i difetti e i pregi di un organismo antico e vitale, e non ammettendo che senza questa istituzione, con tutti i suoi possessi terreni e i suoi divieti morali, oggi non saremmo qui a parlare di cristianesimo, a discutere se la tradizione cristiana abbia ancora senso e forza. E Sebastiani non prende in considerazione nemmeno un attimo il fatto che il disagio – inteso come «forte crisi di spiritualità e di idealità» – denunciato dal suo articolo, possa avere origine proprio nella secolarizzazione, nella cultura dei diritti individuali portati all’esasperazione, nella rivolta contro le regole morali cristiane. Egli chiede alla Chiesa di trovare le parole giuste per rispondere, ma non accetta critiche, né la proposta di altri valori e di altri modi di vivere. Sembra quasi pensare che se la Chiesa accogliesse la cultura in crisi di questa società priva di senso, se dicesse le cose che questa vuole sentirsi dire, la guarirebbe. Come se fossero i rimproveri della Chiesa – di una Chiesa dipinta lontana dagli uomini e chiusa nel suo arroccamento di potere – a impedire alle donne e agli uomini di oggi di essere sereni, di trovare un senso alla propria vita. È un ragionamento che fa riflettere, al di là delle intenzioni dell’autore: forse, dietro tante prese di posizione violentemente laiciste vi è il desiderio di essere accolti. Ma senza mettersi in discussione, senza rinunciare a niente.  

Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro

questo articolo lo ritengo paticolarmente interessante, anche perché io le omelie di Papa Benedetto le ho seguite in diretta e, ho costatato anche io, che i mass media trasmettevano parzialmente – e quindi deformato – il pensiero del Papa, sul sito ci sono comunque i testi integrali

http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=132701 

Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro

Segrete tranne a chi le ha potute ascoltare di persona, mentre Benedetto XVI le pronunciava. Anche nel messaggio « urbi et orbi » il papa ha detto molto più che un elenco di paesi in guerra. Ecco i testi integrali

di Sandro Magister

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Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro dans Sandro Magister

ROMA, 11 aprile 2007 – L’immagine qui sopra è ripresa da un dipinto del Caravaggio. Gesù risorto appare agli apostoli, e a Tommaso che dubita dice: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. L’incredulità di Tommaso e la sua successiva professione di fede – “Mio Signore e mio Dio!” – sono state al centro del messaggio rivolto al mondo da Benedetto XVI la domenica di Pasqua.

Papa Joseph Ratzinger ha detto che « ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso ». Gli innumerevoli mali che affliggono gli uomini mettono a dura prova la fede. Ma proprio nelle piaghe di Cristo risorto appare il vero volto di Dio: « un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita ». È qui che la fede, da quasi morta, rinasce: perché « solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede ».

A questo punto Benedetto XVI ha chiamato per nome le regioni del mondo dove ci sono più ferite e dolore, dal Darfur al Congo, dall’Afghanistan all’Iraq alla « Terra benedetta che è la culla della nostra fede ». E ha aggiunto:

« Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza ».

In precedenza aveva detto che « l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero uomo ».

Ma poco o niente di questo annuncio del Cristo risorto è stato rilanciato dai grandi media. Ha avuto evidenza solo l’elenco dei paesi colpiti da guerre e calamità.

C’è un limite oltre il quale le parole di Benedetto XVI non vanno. Esse raggiungono nella loro interezza solo coloro che le ascoltano di persona, o presenti fisicamente o grazie a una diretta televisiva. Il numero di queste persone è cospicuo, superiore a quello di tutti i precedenti pontificati. Il messaggio pasquale « urbi et orbi » e la Via Crucis del venerdì santo sono stati seguiti da grandi folle e ritrasmessi in più di quaranta paesi. Ma ancor più sterminato è il numero delle persone alle quali il messaggio del papa arriva mutilato, o non arriva del tutto.

Questo limite comunicativo Benedetto XVI lo ha sperimentato in misura ancora maggiore nelle altre celebrazioni della scorsa settimana santa.

Nella messa « crismale » della mattina del giovedì il papa ha dedicato l’omelia a spiegare il senso profondo dell’essere sacerdoti, « rivestiti di Cristo » e quindi capaci di agire e parlare « in persona Christi ». L’ha fatto ripercorrendo la simbologia delle vesti liturgiche. Ma a quanti degli oltre quattrocentomila vescovi e sacerdoti cattolici sono arrivate le sue parole?

Nell’omelia della messa « in coena Domini » della sera del giovedì Benedetto XVI ha illustrato la novità della Pasqua di Gesù rispetto a quella celebrata dagli ebrei.

Nell’omelia della notte di Pasqua ha descritto la vittoria di Gesù sulla morte avvalendosi delle raffigurazioni tipiche delle Chiese d’oriente: con Gesù risorto che scende negli inferi e così « porta a compimento il cammino dell’incarnazione. Mediante il suo morire Egli prende per mano Adamo, tutti gli uomini in attesa, e li porta alla luce ».

Ma tra i presenti a queste messe solo chi comprendeva l’italiano poteva ascoltare con frutto le omelie del papa. I media cattolici che ne hanno tradotto e rilanciato i testi in vari paesi hanno allargato l’area d’ascolto di poco, a un pubblico di nicchia.

Per un papa come Benedetto XVI che ha incentrato proprio sulla parola il suo ministero, questo è dunque un limite serio. Nella curia romana gli uffici che si occupano di comunicazione non hanno fatto sinora nulla di nuovo, per ovviarvi almeno in parte. Ad esempio, nessuno provvede a far arrivare tempestivamente, a tutti i vescovi e sacerdoti del mondo, collegati via internet, una newsletter con i testi del papa nella rispettiva lingua.

Le sole iniziative efficaci, in questo campo, sono di Benedetto XVI in persona. Col suo libro su Gesù che uscirà tra pochi giorni in più lingue egli raggiungerà in forma diretta e personale un numero altissimo di lettori in tutto il mondo.

E Gesù « vero Dio e vero uomo » è proprio il cuore del messaggio di papa Benedetto. Così come è stato il cuore delle sue omelie di Pasqua.

Eccole integrali

Publié dans : Sandro Magister | le 11 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

buona notte

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Publié dans : immagini buon...notte, giorno | le 11 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

« Camminava con loro »

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
Per il 6 gennaio 1941

« Camminava con loro »

Lo stesso Signore che la Parola della Scrittura ci mette sotto gli occhi nella sua umanità, mostrandocelo su tutte le strade che ha percorso sulla terra, abita in mezzo a noi, nascosto sotto le specie del pane eucaristico, viene a noi ogni giorno come Pane della Vita. In ambedue questi aspetti, si fa vicino a noi, e sotto questi due aspetti desidera che lo cerchiamo e lo troviamo. L’uno chiama l’altro. Quando vediamo con gli occhi della fede il Salvatore davanti a noi come la Scrittura ce lo dipinge, allora cresce il nostro desiderio di accoglierlo in noi, nel Pane della Vita. Il pane eucaristico a sua volta ravviva il nostro desiderio di fare sempre più profondamente conoscenza con il Signore a partire dalla Parola della Scrittura, e dona forze al nostro spirito per una migliore comprensione.

Publié dans : Bibbia: commenti alla Scrittura | le 11 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

L’uomo, signore della creazione

devo fare l’elenco delle meditazioni che metto da questo sito, spero non sia un doppione, dal sito:

http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20030404_gregorio-nissa_it.html 

L’uomo, signore della creazione

 

« È così che l’insieme degli esseri raggiunge la sua perfezione. Il cielo e la terra e ogni sostanza situata fra loro furono compiuti; ciascuna cosa accolse la bellezza che le è propria: il cielo, lo splendore degli astri; il mare e l’aria, gli animali che vi nuotano e vi volano; la terra, la diversità delle piante e degli animali, di tutti quegli esseri, insomma, che ricevono insieme la loro vitalità dalla volontà divina e che la terra mise al mondo nel medesimo istante. La terra, che aveva fatto germogliare nello stesso tempo fiori e frutti, si riempiva di splendore. I prati si ricoprivano di tutto quanto vi cresce. Le rocce e le cime delle montagne, i versanti delle colline e le pianure, tutte le valli si ornavano di erba fresca e della magnifica varietà degli alberi: quest’ultimi spuntavano appena dal suolo, che già avevano raggiunto la loro perfetta bellezza.  Naturalmente, tutte le cose erano nella gioia. Gli animali dei campi, condotti alla vita grazie al comando di Dio, saltavano nei boschi a frotte, divisi a seconda delle diverse razze. Ovunque le ombre boscose riecheggiavano del canto armonioso degli uccelli. Si può anche immaginare lo spettacolo che si offriva agli sguardi di fronte a un mare ancora calmo e tranquillo in tutte le sue onde. I porti e i rifugi che si erano spontaneamente scavati lungo le coste secondo il volere divino, univano il mare al continente. I placidi movimenti delle onde rispondevano a quelle vicine, facendo lievemente increspare la superficie dei flutti sotto l’effetto di dolci e benefiche aurette. Tutta la ricchezza della creazione, sulla terra e sul mare, era pronta; ma colui al quale essa è donata, non ancora era là.   Quel grande e prezioso essere che è l’uomo non aveva ancora trovato posto nella creazione. Non era infatti giusto che il capo facesse la sua apparizione prima dei suoi sudditi; soltanto dopo la preparazione del suo regno, allorché il Creatore dell’universo aveva, per così dire, allestito il trono di colui che doveva regnare, doveva logicamente essere rivelato il re. 

Ecco qui la terra, le isole, il mare e, al di sopra di questi, a guisa di un tetto, la volta del cielo. Ricchezze d’ogni specie erano state riposte in questi palazzi: per «ricchezze» intendo riferirmi a tutta la creazione, a tutto ciò che la terra produce e fa germogliare, a tutto il mondo sensibile, vivente e animato, così come anche (se si deve contare fra queste ricchezze quelle sostanze che la bellezza rende preziose agli occhi degli uomini, come l’oro, l’argento e queste pietre tanto ambite) a tutti quei beni che Dio pone in abbondanza nel seno della terra come in cantine reali.  Unicamente allora Iddio fa apparire l’uomo in questo mondo, affinché egli sia, delle meraviglie dell’universo, il contemplatore e la guida. Il Signore vuole che il loro godimento, infatti, doni all’uomo l’intelligenza di colui che gliele ha fornite, in maniera che la grandiosa bellezza di ciò che egli vede lo ponga sulle tracce della potenza ineffabile e inesprimibile del Creatore. Ecco perché l’uomo è condotto per ultimo nella creazione. Non che costui venga relegato con disprezzo all’ultimo posto, ma perché, fin dalla sua nascita, comprendesse di essere il sovrano di quel suo regno. Un buon padrone di casa, d’altronde, non introduce il suo invitato che dopo i preparativi del pranzo, allorché egli abbia messo tutto a posto come si deve e adeguatamente decorato la casa, il divano e la tavola. Soltanto allora, pronta la cena, fa sedere il suo convitato. Allo stesso modo, colui il quale, nella sua immensa ricchezza, è l’anfitrione della nostra natura adorna dapprima la dimora di bellezze d’ogni genere, allestendo questo grande e vario festino. A questo punto egli introduce l’uomo per rivelargli non il possesso di beni che questi non ancora detiene, bensì il godimento di quanto a lui si offre. Ecco perché, nel creare la nostra natura, Iddio getta un duplice fondamento all’unione del divino con il terrestre, affinché, attraverso l’uno e l’altro carattere, l’uomo godesse doppiamente sia di Dio, grazie alla sua natura divina, sia dei valori terreni, in virtù di quella sua sensibilità che appartiene alla loro stessa dimensione.«    Gregorio di Nissa, La formazione dell’uomo, 1-2 

Publié dans : meditazioni | le 10 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

A Pechino migliaia di battesimi

Da AsiaNews: 

 

10/04/2007 09:49
 

 

CINA
A Pechino migliaia di battesimi; nel Zhejiang prigione per due sacerdoti
di Bernardo Cervellera


L’ondata di nuove conversioni è tale che è divenuto difficile trovare madrine e padrini a sufficienza. Nell’attesa della lettera del papa ai cattolici della Cina, si inasprisce il pugno duro dell’Associazione Patriottica, specie nell’Hebei e nel Zhejiang.


 

Pechino (AsiaNews) – Nelle chiese cattoliche della Cina, la notte di Pasqua migliaia di persone sono state battezzate. Ma in alcune aree per la Chiesa sotterranea è ancora persecuzione e prigionia. 

Nella sola Pechino alla Veglia Pasquale vi sono stati quasi mille battesimi di adulti! Nella chiesa di San Salvatore (Beitang) vi erano 180 battesimi; nella cattedrale dell’Immacolata (Nantang) 200; nella chiesa di San Giuseppe (Dongtang) altre centinaia e nella chiesa di San Michele, dove si incontrano i cinesi di origine coreana, altre centinaia. A tutti questi vanno aggiunte le centinaia di battesimi nella chiesa sotterranea. 

  

L’ondata di rinascita religiosa e di conversioni al cattolicesimo è tale che ormai le comunità cristiane fanno fatica a trovare madrine e padrini a sufficienza per accompagnare i catecumeni. Nella capitale è quasi divenuta una tradizione che una sola persona faccia da madrina o da padrino a decine di battezzandi. La situazione è simile in tutte le altre grandi città della Cina: Shanghai, Xian, Guangzhou, Chengdu, Xiamen, Shenzhen… 

  

Un sacerdote, professore in seminario, fa notare ad AsiaNews che la società cinese contemporanea è segnata da molte piaghe: “il materialismo nella vita quotidiana, … l’individualismo sfrenato, che spinge all’egoismo e a non fare attenzione alle persone, al futuro e all’ambiente”. La Chiesa, continua il sacerdote, “risponde al grido silenzioso nel cuore della gente, alla sete di Dio che sta investendo la Cina”. In più, i cristiani mostrano che “una sana collaborazione fra la fede e la ragione migliora la vita umana e incoraggia il rispetto per la creazione”. 

  

La maggioranza dei nuovi battezzati, sono persone benestanti, impiegati di alto livello che pur avendo raggiunto un discreto benessere, non sono soddisfatti. “Solo il cristianesimo – ha detto uno di loro – è riuscito a saziare il mio bisogno spirituale”. 

  

Fra i nuovi battezzati vi sono anche insegnanti di università e studenti universitari, persone che si fanno domande sul senso della vita e per i quali i miti del buddismo e del taoismo, per quanto rispettabili, non tengono di fronte alle esigenze scientifiche e di ragionevolezza. 

Fra i neo-battezzati vi sono pure poveri e migranti, giovani che sono arrivati in città dalle loro campagne, desiderando qualche briciola di ricchezza per le loro famiglie. Nel mondo economico cinese essi sono trattati come schiavi, mal pagati o perfino non pagati, bollati come illegali. 

  

Dimenticati o oppressi, essi trovano sostegno, amicizia, aiuto dalla Chiesa. Nella Cina che ha eliminato ogni sostegno sociale, i cattolici cinesi sono ormai impegnati su molti fronti della carità: orfani, anziani, malati di Aids, cure mediche gratuite ai poveri. Tutti questi impegni della Chiesa ufficiale e non ufficiale sono ben visti dal governo perché rispondono a bisogni che lo Stato stesso ignora o non riesce a soddisfare. 

  

Tutte queste libertà rimangono però all’interno di una “gabbia” di concessioni da parte del governo. Per chi desidera piena libertà religiosa e rifiuta l’adesione e il controllo dell’Associazione Patriottica, vi sono ancora arresti e condanne. In molte comunità sotterranee i fedeli non hanno potuto partecipare alle celebrazioni perché la polizia è in pieno assetto per arrestare i sacerdoti. A Wenzhou (Zhejiang), il Giovedì Santo, la polizia ha fatto un raid nel luogo dove si doveva tenere la Messa in Cena Domini. I preti sono riusciti a fuggire appena in tempo, sfuggendo all’arresto. 

  

Due sacerdoti della diocesi, p. Shao Zhoumin e p. Jiang Sunian, che per venire in pellegrinaggio a Roma, hanno falsificato i loro documenti, sono stati condannati a 9 e 11 mesi di prigione. Anche nell’Hebei, dove il vescovo sotterraneo Giacomo Su Zhimin è “desaparecido” da 10 anni, la polizia controlla che non vi siano riunioni di fedeli sotterranei. Tutti loro, per celebrare la Pasqua, si sono trasferiti altrove in situazioni più tranquille. 

  

Secondo dati di AsiaNews, almeno 17 vescovi sotterranei sono scomparsi, arrestati o tenuti in isolamento; 20 sacerdoti sono in arresto. L’ultimo arresto è avvenuto il 27 dicembre scorso nell’Hebei. Dei 9 sacerdoti arrestati, 5 rimangono ancora in prigione e 4 sono stati liberati. 

Tutti, cattolici sotterranei e ufficiali, notano un inasprimento della politica di controllo dell’Associazione Patriottica. Tale durezza è motivata anzitutto dal fatto che ormai, la maggior parte dei segretari dell’AP sono atei, membri del Partito fra i più radicali, il cui scopo è distruggere le comunità religiose o perlomeno controllarle da vicino. 

  

Un altro motivo è l’attesa della lettera del papa alla Chiesa della Cina. Essa di fatto richiamerà al fatto che la Chiesa cinese è una sola ed è nella quasi totalità fedele alla Santa Sede. La lettera del Papa segnerà il fallimento ufficiale della politica cinese, che in quasi 60 anni di comunismo ha tentato di eliminare le religioni, soffocarle o dividerle. 

  

Dopo decenni di martirio, la Chiesa di Cina è più viva che mai: crescono le vocazioni al sacerdozio, tanto che in molte diocesi l’età media dei sacerdoti è sui 34-35 anni; in molte aree fioriscono vocazioni religiose femminili a carattere diocesano. E anche se rimane il divieto governativo a far nascere e radunare vocazioni religiose maschili, molti sacerdoti vivono seguendo una regola monastica 

 

NUOVE SCRITTE A GENOVA

da Avvenire on line:

NUOVE SCRITTE A GENOVA A preoccupare il brodo di coltura

Paolo Viana

La Chiesa è prepotente, loro sono democratici. È questo lo schema che spesso ricorre nei ragionamenti (parola impegnativa) che vengono mossi da certo estremismo politico. Le accuse alla Chiesa le leggiamo su taluni giornali, le ascoltiamo nei cortei, le scorgiamo nelle vignette: violenta, aggressiva, addirittura razzista. Sono accuse che si intensificano in alcune stagioni, come quest’ultima, contrassegnata dal dibattito sui destini della famiglia insidiata dai tentativi di legalizzazione delle coppie di fatto. Accuse che erano pretestuose fino a ieri, ma che diventano grottesche oggi, perché provengono all’incirca dagli stessi ambienti culturali in cui, è lecito presumerlo, si collocano gli autori delle ripetute scritte genovesi contro il presidente della Cei.
Per ora è solo terrorismo spray, d’accordo, il rosso e il nero sono solo vernice; ma è inevitabile domandarsi come tenterà di giustificare queste minacce chi nelle scorse settimane ha tacciato la Chiesa italiana di avere scarsa inclinazione alla vita democratica. Purtroppo, non è la prima volta che si appalesa questo rancore sgrammaticato, e non è la prima volta che il messaggio fortemente etico della Chiesa attizza la reazione di chi sul disorientamento sociale ci campa. Se non di sentimento anti-cattolico, si può parlare certamente di un « fastidio » da parte di taluni milieu culturali e politici; un fastidio che rischia di essere emulato con iniziative criminali.
Il caso genovese, per il momento, mantiene i contorni di un « episodio », sulla cui pesantezza tuttavia non ci sono dubbi, soprattutto se confrontato con la mitezza del « bersaglio », che è lo stile proprio del pastore di quella città, « colpevole » solo di essere stato volgarmente equivocato dieci giorni fa, durante una conversazione condotta in un incontro pastorale. Gli si sono attribuiti esempi ed accostamenti che tali erano solamente nella fantasia di un giovane cronista, e poi nel pressapochismo dei colleghi di agenzia che di quell’amar o equivoco si sono fatti rapidi diffusori. Da quel momento, l’arcivescovo Bagnasco è diventato un bersaglio sensibile: ma è mai possibile che viviamo in un Paese così eccitato ed eccitabile, così isterico ed intollerante?
Non sappiamo se dietro certi volantini distribuiti la vigilia di Natale e dietro le scritte violente comparse ieri mattina in un quartiere di Genova vi siano solo dei delinquentelli da vicolo o un gruppo un po’ più organizzato. Per ora nulla lascia intendere che questo episodio vada collegato alla recrudescenza del fenomeno brigatista, pure emersa a livello nazionale nelle scorse settimane. Quel che tuttavia sappiamo è che il salto tra la microcriminalità politica e l’avventurismo di indole terroristica è più probabile se il brodo di coltura è abbondante e caldo al punto giusto. Se gli obiettivi più sensibili sono abitualmente lasciati soli, rispetto allo scherno pubblico e alla maldicenza generalizzata. Se la « strana » propensione cattolica a coniugare il rispetto dei valori con la carità e il dialogo anche nei confronti di chi non li condivide viene sistematicamente fraintesa da quanti considerano l’etica alla stregua di un abito reversibile.
Quel che impressiona è la frequenza con cui questo fastidio si trasforma in parola estremistica e travalica la critica o la satira per diventare attacco personale, derisione gratuita, urlo che vuole zittire, falsificazione storica. Avviene ormai quotidianamente nel Paese in cui qualcuno – l’ha fatto Liberazione – paragona il clero al Ku Klux Klan, o vien permesso di salire in cattedra a un Oreste Scalzone così che « spieghi » ai giovani la storia del terrorismo, o ci si straccia le vesti se viene catturato un superlatitante del calibro di Cesare Battisti. È lo stesso Paese che, guarda caso, viene invitato dalla tv pubblica a ridere delle giullarate di Dario Fo, che sfrutta il palcoscenico di Rai Tre per colpire i vescovi italiani con toni che fanno rimpiangere tutti i saltimbanchi precedenti. È u na violenza fatta solo di parole, certo, ma che proprio per questo può passare rapidamente di bocca in bocca, di mente in mente, e finire su un muro di Genova.
immagine da:

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/bagnasco-2/ansa101516650904130400_big.jpg

NUOVE SCRITTE A GENOVA dans articoli da giornali, temi interessanti ansa101516650904130400_big

buona notte

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