« Come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri »

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Giovanni, Omelia 65

« Come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri »

« Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda »… Lo chiama nuovo perché, spogliandoci dell’uomo vecchio, esso ci riveste del nuovo? Non un amore qualsiasi, infatti, rinnova l’uomo, ma l’amore che il Signore distingue da quello puramente umano aggiungendo: « come io ho amato voi »… « Le sue membra sono sollecite l’uno dell’altro; se soffre un membro, soffrono insieme le altre membra, se è onorato un membro, si rallegrano le altre membra » (1 Cor 12, 25-26). Esse infatti ascoltano e mettono in pratica l’insegnamento del Signore: « Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda »; e non come si amano i corruttori, né come si amano gli uomini in quanto uomini, ma « in quanto dèi » (Gv 10,35) e figli tutti dell’Altissimo (Lc 6,35) per essere fratelli dell’unico Figlio suo, amandosi a vicenda di quell’amore con cui li ha amati egli stesso, che li vuol condurre a quel fine che li appagherà e dove ci sono i beni che potranno saziare tutti i loro desideri. Allora, ogni desiderio sarà soddisfatto, quando Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15, 28)… Chi ama il prossimo di un amore sincero e santo, chi ama in lui se non Dio? Questo amore, che si distingue da ogni espressione di amore mondano, il Signore lo caratterizza aggiungendo: « come io ho amato voi ». Che cosa, infatti, se non Dio, egli ha amato in noi? Non perché già lo possedessimo, ma perché lo potessimo possedere; per condurci, come dicevo prima, là dove « Dio sarà tutto in tutti ». E’ in questo senso che giustamente si dice che il medico ama gli ammalati: cosa ama in essi, se non la salute che vuol ridonare, e non la malattia che vuole scacciare. « Come io ho amato voi, così voi amatevi a vicenda ». Per questo dunque ci ha amati, perché anche noi ci amiamo a vicenda.

volto di Gesù

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volto di Gesù

dal sito: Maranatà

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V domenica di Pasqua – primi vespri

dal sito Maranathà: 

V DOMENICA DI PASQUA
PRIMI VESPRI

V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.  

Inno
Alla cena dell’Agnello,
avvolti in bianche vesti,
attraversato il Mar Rosso,
cantiamo a Cristo Signore.
Il suo corpo arso d’amore
sulla mensa è pane vivo;
il suo sangue sull’altare
calice del nuovo patto.

In questo vespro mirabile
tornan gli antichi prodigi:
un braccio potente ci salva
dall’angelo distruttore.

Mite agnello immolato,
Cristo è la nostra Pasqua;
il suo corpo adorabile
è il vero pane azzimo.

Irradia sulla tua Chiesa
la gioia pasquale, o Signore;
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.

Sia lode e onore a Cristo,
vincitore della morte,
al Padre e al Santo Spirito
ora e nei secoli eterni. Amen.

1^ Antifona
Le mie mani si levano a te
come sacrificio della sera, alleluia.
SALMO 140, 1-9   Preghiera nel pericolo
E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; *
ascolta la mia voce quando t’invoco. 
Come incenso salga a te la mia preghiera, *
le mie mani alzate come sacrificio della sera. 
Poni, Signore, una custodia alla mia bocca, *
sorveglia la porta delle mie labbra. 

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male †
e compia azioni inique con i peccatori: *
che io non gusti i loro cibi deliziosi. 

Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, †
ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo; *
tra le loro malvagità continui la mia preghiera. 

Dalla rupe furono gettati i loro capi, *
che da me avevano udito dolci parole. 

Come si fende e si apre la terra, *
le loro ossa furono disperse 
alla bocca degli inferi. 

A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; *
in te mi rifugio, proteggi la mia vita. 
Preservami dal laccio che mi tendono, *
dagli agguati dei malfattori. 

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Le mie mani si levano a te
come sacrificio della sera, alleluia.
2^ Antifona
Mi hai liberato dal carcere di morte:
rendo grazie al tuo nome, alleluia.
SALMO 141   Sei tu il mio rifugio


Cristo nella passione invoca il Padre:  «Abbà, Padre! Allontana da me questo calice … » (Mt 14, 33) e domanda la resurrezione sulla quale la Chiesa  dei santi fonda la sua fede (cfr. Cassiodoro).
Con la mia voce al Signore grido aiuto, *
con la mia voce supplico il Signore; 
davanti a lui effondo il mio lamento, *
al tuo cospetto sfogo la mia angoscia. 
Mentre il mio spirito vien meno, *
tu conosci la mia via. 
Nel sentiero dove cammino *
mi hanno teso un laccio. 

Guarda a destra e vedi: *
nessuno mi riconosce. 
Non c’è per me via di scampo, *
nessuno ha cura della mia vita. 

Io grido a te, Signore; †
dico: Sei tu il mio rifugio, *
sei tu la mia sorte 
nella terra dei viventi. 

Ascolta la mia supplica: *
ho toccato il fondo dell’angoscia. 
Salvami dai miei persecutori *
perché sono di me più forti. 

Strappa dal carcere la mia vita, *
perché io renda grazie al tuo nome: 
i giusti mi faranno corona *
quando mi concederai la tua grazia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Mi hai liberato dal carcere di morte:
rendo grazie al tuo nome, alleluia.
3^ Antifona
Obbediente al Padre nella sua passione,
Cristo, figlio di Dio,
è divenuto salvezza
per ogni uomo che lo segue, alleluia.

CANTICO Fil 2, 6-11  Cristo servo di Dio
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *
non considerò un tesoro geloso 
la sua uguaglianza con Dio; 
ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
e gli ha dato il nome 
che è al di sopra di ogni altro nome; 

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
nei cieli, sulla terra *
e sotto terra; 

e ogni lingua proclami 
che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Obbediente al Padre nella sua passione,
Cristo, figlio di Dio,
è divenuto salvezza
per ogni uomo che lo segue, alleluia.
Lettura breve   1 Pt 2, 9-10
Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (Es 19, 6; Is 43, 20. 21), voi che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia (Os 1, 6. 9).

Responsorio Breve
R. Resta con noi, Signore, * alleluia, alleluia.
Resta con noi, Signore, alleluia, alleluia.
V. Ormai si fa sera.
Alleluia, alleluia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Resta con noi, Signore, alleluia, alleluia.
Antifona al Magnificat
Anno A 
Io sono la via, la verità, la vita,
nessuno viene al Padre,
se non passa da me, alleluia.

Anno B  La parola di vita che vi ho annunziato
rende puri i vostri cuori, alleluia.

Anno C  Il Figlio dell’uomo è stato glorificato
e Dio è stato glorificato in lui, alleluia.

CANTICO DELLA BEATA VERGINE (Lc 1, 46-55)

Esultanza dell’anima nel SignoreL’anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva. *
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Magnificat
Anno A 
Io sono la via, la verità, la vita,
nessuno viene al Padre,
se non passa da me, alleluia.

Anno B  La parola di vita che vi ho annunziato
rende puri i vostri cuori, alleluia.

Anno C  Il Figlio dell’uomo è stato glorificato
e Dio è stato glorificato in lui, alleluia.

Intercessioni
Salutiamo e invochiamo Cristo, vita e risurrezione nostra:
Figlio del Dio vivente, proteggi il tuo popolo.
Signore Gesù Cristo, ti preghiamo per la Chiesa cattolica,
- santificala nella verità, perché diffonda il tuo regno fra tutte le genti.

Ti preghiamo per quanti soffrono a causa dell’oppressione, della miseria, della fame,
- da’ a tutti conforto e aiuto.

Ti preghiamo per coloro che si sono allontanati da te,
- fa’ che gustino la dolcezza del tuo perdono.

Salvatore nostro, che sei stato crocifisso e sei risorto,
- abbi pietà di noi quando verrai a giudicare il mondo.

Ti preghiamo per i miliardi di uomini che vivono sulla faccia della terra,
- per coloro che si sono congedati da noi con la speranza di riaverci compagni per sempre nella festosa comunità dei santi.
Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
 

Publié dans : liturgia | le 5 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

Oggi è il mio compleanno, io e mia sorella…

siamo andate a fare una passeggiata per Roma, il tempo è stato un po’ più belo di ieri che ha piovuto quasi tutto il giorno, stasera c’è un po’ di sole che entra, timidamente, rosa, dalla finestra: Abbiamo mangiato in un posticino tra semplice ed elegante moderno, cucinano bene, si trova a via Ripetta non lontano da Piazza Navona, ma più vicino al centro antico di Roma quello più abitato, dove ci sono più negozi che risalgono all’altro secolo, insomma il centro forse più “nostro” della città. Abbiamo mangiato abbondante, ma abbiamo digerito tutto, vuol dire che era ben cucinato, io ho preso un piatto classico di Roma che sono i spaghetti (mezzi maccheroni in questo caso) alla carbonara (conditi con pancetta, uovo, pecorino,sale e molto pepe), poi una bella bistecca con patate che è la mia passione, condita con un buon vino bianco secco: Müller Thurgau, che credo sia del Tirolo, in genere a me piacciono i vini Veneti e tirolo (o Alto Adige) che sono chiarissimi, secchi e delicati; abbiamo comperato un libro su un  bancarella, poi siamo tornate a casa, tutto qui, per stasera abbiamo comperato una piccola torta e dei dolci con due candeline una con la scritta 6 e l’altra con la scritta 5 se si mettono vivine formano il mio compleanno: 65. 

 

 Io di giorno in giorno sto un po’ meglio, sono stata un po’ intontita ancora dalla “botta”. Oggi pomeriggio ho dormito tantissimo e mi sento meglio; dopo un trauma fa sempre bene dormire. A proposito i segni rossi sul fiso dove ho preso “ il marciapiede” mi fanno sembrare un indiano d’america che ha dissotterrato l’ascia di guerra; 

 

ci sono alcuni articoli interessanti da postare, spesso ne ho diversi e devo scegliere, ma stasera non ho voglia, scusatemi, sento bisogno di fermarmi e pregare che questi giorni la sofferenza mi ha fatto stare un poco fuori di testa; vi posto i salmi del Vespro di stasera, poi vado a pregare anche io; pregherò anche per voi e per gli amici dell’altro Blog, per
la Francia; 

Publié dans : con voi | le 5 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

buona notte

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wildflowers

Publié dans : immagini buon...notte, giorno | le 5 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

La preghiera nel nome del Figlio

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Ritiro predicato al vaticano, 1983

La preghiera nel nome del Figlio

La preghiera cristiana è preghiera nel nome del Figlio. Mentre san Luca si contenta di una sola allusione all’identità della preghiera dei figli e di quella del Figlio, in San Giovanni questo elemento essenziale diviene esplicito. « Pregare nel nome del Figlio » non è una semplice formula, non sono mere parole. Per compenetrarci di questo nome, dobbiamo accettare un processo di identificazione, accettare il cammino della conversione e della purificazione, quel cammino che fa diventare Figlio, e che è cioè l’attuazione del battesimo nella penitenza costante. Così rispondiamo all’invito del Signore: « Io quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me » (Gv 12,32).

Quando pronunciamo la formula liturgica « per Cristo, nostro Signore », tutta questa teologia è presente. Giorno dopo giorno, queste parole ci invitano sul cammino dell’identificazione a Gesù, il Figlio, sul cammino del battesimo, cioè della conversione e della penitenza.

AVE MARIA

maria.jpg

Ave, Maria
Ave, Maria, grátia plena,
Dóminus tecum.
Benedícta tu in muliéribus,
et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta María, Mater Dei,
ora pro nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ.
Amen.

Publié dans : immagini sacre | le 4 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

Predicatore del Papa: lo Spirito d’Amore del Risorto fa nuove tutte le cose

Dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-05-04 

Predicatore del Papa: lo Spirito d’Amore del Risorto fa nuove tutte le cose 

Commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., al Vangelo domenicale 

ROMA, venerdì, 4 maggio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia – alla liturgia di questa domenica, V di Pasqua.

 

* * * 

UN COMANDAMENTO NUOVO  

V Domenica di Pasqua
Atti 14,20b-26; Apocalisse 21,1-5a; Giovanni 13, 31-33a 

C’è una parola che ricorre più volte nelle letture di questa Domenica. Si parla di « un nuovo cielo e una nuova terra », della « nuova Gerusalemme », di Dio che fa « nuove tutte le cose » e infine, nel Vangelo, del « comandamento nuovo »: « Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi »

« Nuovo », « novità » appartengono a quel ristretto numero di parole « magiche », che evocano sempre e solo sensi positivi. Nuovo di zecca, nuovo fiammante, vestito nuovo, vita nuova, giorno nuovo, anno nuovo. Il nuovo fa notizia. Sono sinonimi. « Nuova » e « novella », come aggettivi, significano una cosa nuova e, come sostantivi, una notizia. Il Vangelo si chiama « buona novella » proprio perché contiene la novità per eccellenza.

Perché ci piace tanto il nuovo? Non solo perché ciò che è nuovo, non usato (per esempio, un’automobile), in genere, funziona meglio. Se fosse solo per questo, perché saluteremmo con tanta gioia l’anno nuovo, il nuovo giorno? Il motivo profondo è che la novità, ciò che non è ancora conosciuto e sperimentato, lascia più spazio all’attesa, alla sorpresa, alla speranza, al sogno. E la felicità è proprio figlia di queste cose. Se fossimo sicuri che l’anno nuovo ci riserverà esattamente le stesse cose del vecchio, né più né meno, già non ci piacerebbe più.

Nuovo non si oppone ad « antico », ma a « vecchio ». Anche « antico » e « antichità », « antiquariato » infatti sono parole positive. Qual è la differenza? Vecchio è ciò che con il passare del tempo peggiora e perde valore; antico è ciò che con il passare del tempo migliora e acquista valore. Per questo oggi si cerca di evitare di usare l’espressione « Vecchio Testamento » e si preferisce parlare invece di « Antico Testamento ».

Adesso, con queste premesse, accostiamoci alla parola del Vangelo. Si pone subito una domanda: come mai si definisce « nuovo » un comandamento che era noto già fin dall’Antico Testamento (cfr. Lev 19, 18)? Qui ci torna utile la distinzione tra vecchio ed antico. « Nuovo » non si oppone, in questo caso, ad « antico », ma a « vecchio ». Lo stesso evangelista Giovanni in un altro passo scrive: « Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento antico…E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo » (1 Gv 2, 7-8). Insomma, un comandamento nuovo, o un comandamento antico? L’una e l’altra cosa. Antico secondo la lettera, perché era stato dato da tempo; nuovo secondo lo Spirito, perché solo con Cristo è data anche la forza di metterlo in pratica. Nuovo non si oppone qui, dicevo, ad antico, ma a vecchio. Quello di amare il prossimo « come se stessi » era diventato un comandamento « vecchio », cioè debole e consunto, a forza di essere trasgredito, perché
la Legge imponeva sì l’obbligo di amare, ma non dava la forza per farlo.

Occorreva, per questo, la grazia. E infatti, per sé, non è quando Gesù lo formula durante la vita, che il comandamento dell’amore diventa un comandamento nuovo, ma quando, morendo sulla croce e dandoci lo Spirito Santo, ci rende, di fatto, capaci di amarci gli uni gli altri, infondendo in noi l’amore che egli stesso ha per ognuno.

Il comandamento di Gesù è un comandamento nuovo in senso attivo e dinamico: perché « rinnova », fa nuovi, trasforma tutto. « E questo amore che ci rinnova, rendendoci uomini nuovi, eredi del Testamento nuovo, cantori del cantico nuovo » (S. Agostino). Se l’amore parlasse, potrebbe fare sue le parole che Dio pronuncia nella seconda lettura di oggi: « Ecco, io faccio nuove tutte le cose ». 

Superare le tensioni tra culture e religioni

dal sito della Radio Vaticana: 

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=131796

Superare le tensioni tra culture e religioni e sostenere l’avvio di un serio negoziato per il Medio Oriente: Benedetto XVI ne ha parlato con l’ex presidente iraniano, Khatami, ricevuto in udienza. Intervista con mons. Piero Coda

 

Un segnale forte per il dialogo interreligioso e la convivenza civile in Iran: con queste premesse era stata annunciata dal nunzio apostolico in Iran, l’arcivescovo Angelo Mottola, la visita compiuta oggi al Papa, in Vaticano, dell’ex presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyyed Mohammad Khatami, giunto ieri sera a Roma. Durante il colloquio è stato auspicato di poter superare le tensioni che segnano i nostri tempi ed espresso sostegno ad iniziative forti per avviare un negoziato serio sul Medio Oriente, come la conferenza sull’Iraq chiusa oggi a Sharm-el-Sheikh. Il servizio di Roberta Gisotti:

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Benedetto XVI è stato a colloquio stamani per circa mezz’ora con l’ex capo di Stato iraniano, che si è poi soffermato un’altra mezz’ora con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, accompagnato dall’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Conversazioni » – informa una nota della della Sala stampa vaticana – che “hanno permesso di soffermarsi sull’importanza di un sereno dialogo tra le culture, inteso a superare le gravi tensioni che segnano il nostro tempo e a promuovere una fruttuosa collaborazione a servizio della pace e dello sviluppo di tutti i popoli. Si è accennato pure – prosegue la nota – alle condizioni ed ai problemi delle comunità cristiane in Medio Oriente ed in Iran”. E, riguardo “alla situazione del Medio Oriente, è stata ribadita la necessità di iniziative forti della comunità internazionale” – come
la Conferenza sull’Iraq a Sharm-el-Sheikh – “in ordine all’avvio di un negoziato serio, che tenga conto dei diritti e degli interessi di tutti, nel rispetto della legalità internazionale e nella consapevolezza – conclude la nota – che occorre ricostruire la fiducia reciproca”. Al termine del colloquio tra Benedetto XVI e Khatami, lo scambio dei doni: l’ex presidente iraniano ha offerto una pubblicazione di pitture del suo Paese con immagini simboliche sul tema della pace, e il Papa ha ricambiato con un’artistica penna dedicata ai 500 anni dei Musei Vaticani. Una visita dunque attesa, quella di Khatami a Benedetto XVI – in agenda già dal novembre scorso, poi annullata “per motivi di ordine internazionale”, dopo le reazioni del mondo musulmano al discorso del Papa nell’Università di Ratisbona.

Da ricordare il precedente incontro, nel marzo ’99, tra Khatami – che ha guidato il suo Paese dal ‘97 al 2005 – e Giovanni Paolo II, il primo nella storia di un presidente iraniano con il Papa in Vaticano, improntato – si commentò allora – in uno spirito di dialogo tra musulmani e cristiani. E bene aprono alla speranza le parole di Khatami al suo arrivo ieri sera a Roma. “In un mondo in cui la cosa più importante è la violenza già parlare di pace sarebbe tantissimo”, ha detto l’ex presidente iraniano salutando i partecipanti al Convegno alla Pontificia Università Gregoriana sul tema “Dialogo interculturale: una sfida per la pace”. E stamani, ancora nella stessa sede ha auspicato “sforzi comuni in futuro” con il Papa per curare “le sofferenze di questo mondo”, ma forse – ha aggiunto – un solo incontro non può bastare, perchè “le ferite sono purtroppo molto ampie”. Fitta d’impegni l’agenda di Khatami in Italia, dove resterà fino al 10 maggio per incontrare il presidente del Consiglio Prodi, oltre al ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, al presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, al presidente dell’Unione interparlamentare, Pierferdinando Casini, e diverse altre autorità politiche e religiose a Napoli, Palermo, Milano, Forlì e Bari.

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Si è aperta dunque ieri pomeriggio e si è chiusa stamane a Roma, presso
la Pontificia Università Gregoriana, la conferenza su “Dialogo interculturale, una sfida per la pace”, promossa dalla fondazione “
La Gregoriana” e dall’ambasciata iraniana presso
la Santa Sede, che ha visto la partecipazione dell’ex presidente iraniano, Mohammad Khatami. Al centro del dibattito, il rapporto fra cattolicesimo e islam, con riferimento alla situazione iraniana. Eugenio Bonanata ha intervistato mons. Piero Coda, docente di Teologia alla Lateranense:

 
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R. – Il valore di questa Conferenza è quello di una tappa – direi – storica nel cammino dell’incontro tra cristianesimo ed islam e in particolare islam sciita, quello che vive in Iran, in quanto la presenza qui a Roma del presidente Khatami, in un dialogo profondo e serrato con il cristianesimo e con la cultura occidentale, è sintomo di una grande apertura e della volontà non solo di mantenere, ma anche di far compiere dei salti qualitativi in avanti nel dialogo, appunto, tra cristianesimo ed islam.

 
D. – In che misura è possibile in Iran parlare di dialogo interreligioso?

 
R. – L’islam ha in se stesso, proprio in base ai suoi testi fondatori e alla sua esperienza bimillenaria, le virtualità necessarie per aprire degli spazi di dialogo con il cristianesimo, con le altre religioni e con la cultura moderna. La prima fondamentale linea di questa fondazione di possibilità del dialogo è il fatto stesso di credere nella rivelazione di Dio e, quindi, in una parola che è rivolta all’uomo e che fa l’uomo capace di ascolto, di apertura e misericordia verso l’altro.

 
D. – Le differenze fra le due religioni sono evidenti, ma come si può evitare lo scontro di civiltà e parlare dunque di pace?

 
R. – Lo scontro di civiltà bisogna vedere quanto nasca dalle viscere di queste tradizioni di fede e quanto invece nasca dalle sovrastrutture che una vita politica ed economica del nostro tempo tendono a porre anche sulle tradizioni religiose e mettendole, quindi, in concorrenza fra di loro.

 
D. – In Occidente, in Europa è l’immigrato a rappresentare il volto dell’islam, questo immigrato che fa paura e con cui, in alcuni casi, è difficile relazionarsi…

 
R. – Occorre diventare capaci di relazionarsi con gli altri. Non si diventa così con il semplice tocco di una bacchetta magica, ma è necessario dialogare, essere aperti, essere misericordiosi, come il Buon Samaritano di cui parla Gesù. E’ certamente un’arte difficile. Occorre oggi educarsi, tutti e non solo le nazioni occidentali – che per tanti motivi aprono le loro porte ad un forte flusso di immigrazione – ma anche altre terre ed altre civiltà della terra si aprono oggi ad un confronto diverso, ad un maggiore movimento. E’, come dire, in modo del tutto speciale, una caratteristica del nostro tempo quella del dialogo.

 
D. – Ecco, quindi, il presente, la modernità, il futuro e quindi i nostri figli…

 
R. – Certamente. Quando Paolo VI nella sua prima enciclica parla del dialogo come la parole del nostro tempo, dicendo che
la Chiesa è oggi chiama a farsi dialogum. Espressione, questa, straordinaria e che ha dettato poi anche la tabella di marcia del Concilio e che ha intuito profeticamente dallo Spirito Santo, quella che è una esigenza del nostro tempo. E’ impensabile che le generazioni future possano convivere in modo costruttivo e nella pace senza una cultura che assuma ed interiorizzi la capacità e la volontà di dialogo come struttura portante del vivere sociale. 

 

Publié dans : Approfondimenti | le 4 mai, 2007 |Pas de Commentaires »

ATTACCO ALLA CHIESA

Dal giornale on line di “Avvenire” 

ATTACCO ALLA CHIESA
Padre Lombardi sulle parole del comico Rivera: «Atto irresponsabile». Ma tutti devono darsi da fare «per disinnescare le tensioni. Non bisogna trasformare una sciocchezza in una tragedia» 

«È terrorismo alimentare
furori ciechi e irrazionali» 

L’«Osservatore romano»: strategia della tensione le frasi contro il Papa al concerto del 1° maggio 

Da Roma Gianni Santamaria 

«Anche questo è terrorismo». Non ricorre ai mezzi termini l’Osservatore Romano per definire la performance del comico Andrea Rivera, che dal palco del primo maggio – sul quale era salito come conduttore insieme all’attrice Claudia Gerini – si è lasciato andare a pesanti battute sul Papa e
la Chiesa cattolica. Il giorno dopo, ieri, il giornale della Santa Sede, nella cronaca che apre la pagina delle notizie italiane, ha definito la prova un «piccolo comizio», nel quale il conduttore «ha mischiato varie cose e varie aggressioni verbali, dando vita a un confuso e approssimativo discorso sull’evoluzionismo e sui temi delle vita e della morte». In serata, parlando al Tg1, il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha definito le parole di Rivera un «atto irresponsabile», invitando poi a darsi da fare tutti «per disinnescare le tensioni e per ricreare le condizioni per un dialogo sereno nella nostra società». In questo senso, ha concluso il gesuita, «è bene che quella che in realtà è stata una evidente sciocchezza non diventi una tragedia, e non sia occasione per un riaccendersi di sproporzionati conflitti». Ma a far accendere un’infuocata polemica nel corso della giornata era stato il riferimento dell’Osservatore al terrorismo. L’articolo apparso sull’organo della Santa Sede, invece, afferma con sicurezza che «è terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre dell’amore per la vita e l’amore per l’uomo». E rincara la dose: «È vile e terroristico lanciare sassi, questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile». Inoltre l’Osservatore sottolinea come ciò sia fatto tramite argomenti «risibili», che manifestano la «solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere». Infine, il giornale d’Oltretevere collega la vicenda al clima di questi mesi, culminato nelle minacce al presidente della Cei Angelo Bagnasco. «Sono di queste ore anche gli slogan nei cortei inneggianti ai terroristi, i messaggi che appaiono su internet, provenienti da « br » in carcere, un’offensiva che cerca di trovare terreno fertile nell’odio anticlericale». Quest’ultimo viene «coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua sola ragione d’essere, per convenienza politica». Un atteggiamento che usa «interpretazioni capziose di discorsi fatti dallo stesso presidente della Cei, discorsi condotti sempre, come si diceva, in nome dell’amore, in difesa del bene dell’uomo, ragionamenti articolati e argomentati, rivolti a chi ha l’onesta di ascoltarli». Mentre le forzature servono solo ad aprire una «nuova strategia della tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare a impugnare le armi, per rivitalizzare organizzazioni che hanno perso su tutti i fronti, primo fra tutti quello della storia». Insomma, a far rivivere «anacronismi». «Come quella presenza sul palco a San Giovanni. Un residuato in mezzo a tanti giovani». Infine, l’articolo si chiede come ci sia finito sul palco «questo personaggio, al quale si è purtroppo costretti a concedere ora un’immeritata notorietà». «Chi l’ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo. Le parole del « conduttore » forse sono solo espressione di una sconcertante superficialità. Ma la loro pericolosità non è altrettanto superficiale». Gli organizzatori, vale a dire le confederazioni sindacali, hanno preso le distanze subito per bocca dei tre segretari. «Sono frasi del tutto inopportune, tanto più in una giornata come questa», è stato il commento di Guglielmo Epifani della Cgil. Per Raffaele Bonanni della Cisl, «questo non è il luogo adatto per fare politica e fare divisioni». Angeletti (Uil) ha liquidato quelle di Rivera come «dichiarazioni stupide». Bonanni ieri ha invitato l’artista a scusarsi con il Vaticano, ma anche con i sindacati «perché ha usato impropriamente» la manifesta zione «come occasione di propaganda ideologica» e ha affermato che, con le altre due sigle dei lavoratori, valuterà nei prossimi giorni se «chiedere i danni a questa persona per aver leso, in qualche modo, l’immagine di tolleranza e di convivenza tipica del concerto del primo maggio». Rivera – già artista di strada, poi transitato dal teatro, con Gigi Proietti, alla tv, con Serena Dandini («Parla con me» su Raitre) – alla fine e si è detto «profondamente dispiaciuto di aver creato polemiche così accese nel mondo televisivo, politico e religioso» e si è detto «consapevole di non aver fatto delle esternazioni leggere», ma che non era sua intenzione offendere il Papa e

la Chiesa.

 

 

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