i Padri della Chiesa

Una luce splende alla mia anima – Agostino d’Ippona, Le Confessioni 10,6  Che ti amo, Signore, non ho alcun dubbio; ne sono certo. Con la tua parola hai toccato il mio cuore, e io ho cominciato ad amarti. Ma che cosa amo amandoti?

Non una bellezza corporea né una grazia transitoria;
non lo splendore di una luce così cara a questi miei occhi;
non dolci melodie di svariate cantilene;
non un profumo di fiori, di unguenti e di aromi;
non manna né miele; non membra invitanti ad amplessi carnali.

Amando il mio Dio, non amo queste cose.

E tuttavia nell’amare lui amo una certa luce, una voce, un profumo,
un cibo e un amplesso che sono la luce, la voce, il profumo, il cibo,
l’amplesso dell’uomo interiore che è in me,
dove splende alla mia anima una luce che nessun fluire di secoli può portar via,
dove si espande un profumo che nessuna ventata può disperdere,
dove si gusta un sapore che nessuna voracità può sminuire,
dove si intreccia un rapporto che nessuna sazietà può spezzare.

Tutto questo io amo quando amo il mio Dio.

Agostino d’Ippona, Le Confessioni 10,6 

Dignità dell’uomo nella sua creazione – Giovanni Crisostomo, Omelie sul Genesi, 2 

« Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Gen 1,26). Anzitutto si deve qui investigare il motivo per il quale, in occasione della creazione del cielo, Dio non disse «facciamo», bensì «il cielo sia!», «la luce sia!», come, d’altronde, in ogni parte della creazione. La parola «facciamo» appare solo qui e questa espressione suona come un consiglio, una deliberazione, una comunicazione di Dio a un’altra persona fornita della sua medesima dignità. E chi è mai colui che deve essere creato, dal momento che può rallegrarsi di un simile onore? È l’uomo, il grande e meraviglioso essere vivente che Dio considera come il più illustre di tutta la creazione, per amore del quale esiste il cielo, la terra, il mare e il resto della creazione.

È l’uomo, la cui salvezza Dio ha tanto desiderato da non risparmiare, per amore di lui, il suo Figlio unigenito. Dio, infatti, non ha smesso di compiere efficacemente la sua opera fino a quando non abbia sollevato quest’uomo e non l’abbia fatto sedere alla propria destra.

Paolo esclama:
Dio ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere in Cristo Gesù alla destra nei cieli (Rm 8,32).

Per questo, dunque, ci fu il consiglio, la deliberazione e la comunicazione.
Non come se Dio avesse avuto bisogno di un consiglio (non sia mai!), ma per mostrarci, attraverso questo discorso, l’onore spettante a colui che stava per nascere. »

Giovanni Crisostomo,   

Basta
la Fede.  - S. Efrem Siro
« Il mare è grande. Se vuoi scandagliarlo, verrai travolto dall’impeto delle sue onde. Un’onda sola può strapparti via e sbatterti contro uno scoglio. Ti basti, o debole uomo, poter dedicarti ai tuoi commerci su una piccola nave. Ma la fede è meglio, per te, che una nave sul mare. Questa infatti è retta dai remi, tuttavia i flutti la possono far affondare; ma la tua fede non affonda mai, se la tua volontà non lo vuole.Come sarebbe desiderabile per il marinaio regolar il mare a proprio volere! Ma in un modo egli la pensa, e in altro modo agisce l’onda. Solo nostro Signore dominò il mare, tanto che quello tacque e si placò. Ma egli ha dato anche a te il potere di dominare, come lui, un mare, e di rabbonirlo. L’investigare è più amaro del mare, e il questionare è più tempestoso delle onde. Se si abbatte sul tuo spirito il vento della cavillosità, dominala, e appiana le sue onde! Come la burrasca mette sossopra il mare, cosi i cavilli conturbano il tuo spirito. Nostro Signore domina, il vento cessa e la nave scivola in pace sulle onde. Domina lo spirito capzioso, raffrenalo, e la tua fede sarà in pace. A ciò dovrebbero indurti anche le creature di cui conosci l’uso. Per esempio, tu non sei in grado di chiarire le sorgenti, pur tuttavia non smetti di bere da loro. E per il fatto poi di aver da loro bevuto, tu non pensi certo di averle comprese. Anche di comprendere il sole tu non sei in grado, pur tuttavia non ti sottrai alla sua luce. E per il fatto che questa scende a te (con i suoi raggi) tu non ti cimenti certo di salire verso la sua altezza. L’aria è per te un pegno, ma quanto essa sia estesa, tu non lo sai. Dalle creature tu ricevi un aiuto e un’utilità limitati, e tuttavia lasci che il loro tesoro sconosciuto giaccia nel forziere. Non ti vergogni di ciò che è da meno, e non desideri ciò che è da più. Queste opere del Creatore, dunque, ti insegnano come comportarti col Creatore stesso: che devi, cioè, cercare il suo aiuto, ma devi anche tenerti lontano dal sofisticare sopra di lui. Accogli la vita dalla Maestà, ma non questionare su questa Maestà. Ama la bontà del Padre, ma non indagare la sua essenza. Ama e apprezza la mitezza del Figlio, ma non investigare sulla sua generazione. Ama il soffio dello Spirito Santo, ma non tentare di scandagliarlo. Il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo si sono manifestati col loro nome. Il loro nome pondera, dunque, ma non indagarne le personalità. Se tu vuoi perscrutarne l’essenza, sei perduto; se credi nei nomi, vivrai. Il nome del Padre sia per te una barriera: non oltrepassarla, cercando di scandagliare la sua natura. Il nome del Figlio sia per te una muraglia: non superarla, cercando di scandagliare la sua generazione. Il nome dello Spirito Santo sia per te una siepe: non scervellarti per comprenderlo. Questi nomi siano dunque per te la barriera e con questi nomi allontana ogni investigazione. Hai udito i nomi e la loro realtà: volgiti ai comandamenti. Hai udito la legge e i comandamenti; rivolgiti allora ai tuoi costumi. E quando i tuoi costumi sono perfetti, rivolgiti alle promesse. Non trascurare i comandamenti per applicarti a ciò che non è prescritto. Hai avuto esperienza della verità con realtà manifeste, non perderti per realtà che son nascoste.

La verità è descritta in poche parole, non instaurare su di essa lunghe ricerche. Tu, rifugiati nel silenzio! »

S. Efrem Siro, La fede, 2, 3-6  Invocazione allo Spirito Santo  - S. Simeone il Nuovo Teologo 

Vieni, luce vera  Vieni, eterna vita 

Vieni, mistero nascosto  Vieni, tesoro ineffabile 

Vieni, realtà indicibile  Vieni, persona incomprensibile 

Vieni, esultanza perenne  Vieni, verace attesa di quanti saranno salvati 

Vieni, il rialzarsi di chi giace  Vieni, risurrezione dei morti 

Vieni, o potente, che ogni cosa sempre compi, muti e trasformi con il solo volere  Vieni, invisibile e del tutto intangibile e impalpabile 

Vieni, tu che sempre rimani immobile, e ad ogni istante tutto ti muovi e vieni a noi che giacciamo nell’Ade, tu che sei al di sopra di tutti i cieli  Vieni, nome desiderato e celebrato, ma del tutto impossibile a essere detto da parte nostra chi egli sia o a essere conosciuto quale e quanto sia 

Vieni, gioia eterna  Vieni, corona immarcescibile 

Vieni, porpora del grande Dio e Re nostro  Vieni, cintura cristallina e di pietre preziose 

Vieni, calzare inaccessibile  Vieni, vera destra regale purpurea e sovrana 

Vieni, tu che ha bramato e brama la mia misera anima  Vieni, solo a chi è solo – poiché io sono solo, come vedi 

Vieni, tu che mi hai separato da tutto e mi hai reso solo sulla terra  Vieni, tu che sei divenuto in me desiderio e hai fatto che ti desiderassi, o del tutto inaccessibile 

Vieni, mio respiro e mia vita  Vieni, consolazione della mia povera anima 

Vieni, gioia e gloria e delizia senza fine.  (S. Simeone il Nuovo Teologo « Inni e Preghiere » – invocazione allo Spirito Santo) 

  

Publié dans : ||le 13 juin, 2007 |Pas de Commentaires »

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