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« LA VITA È DONARE UNA VIA » – VOCAZIONE ALLA VITA RELIGIOSA

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« LA VITA È DONARE UNA VIA »  – VOCAZIONE ALLA VITA RELIGIOSA

di Gianfranco Basti    “Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (Gv 14,5-6)

Nell’ultima cena Gesù, istituendo l’Eucarestia, compie il gesto che manifesta il senso, il “perché” profondo di tutta la sua vita. Trasformando la tradizionale preghiera di benedizione sul pane e sul vino della pasqua ebraica nel gesto di consacrazione, del dono di tutta la sua vita al Padre per noi – “Questo è il mio corpo…”, “Questo è il mio sangue…” -Cristo spiega ai suoi apostoli il mistero profondo della sua vita e quindi di tutti coloro che vorranno, come noi, vedere in Cristo il loro modello, appunto la loro via, la loro verità, la loro vita. La vita di Cristo e la vita di coloro che sono di Cristo è una vita chiamata a divenire benedizione, eucaristia – che è poi la traduzione greca del termine “benedizione”, berakah in ebraico -, perché possiede la medesima struttura triadica di ogni preghiera ebraica di benedizione che ha Dio come suo principio e come suo fine. Benedire Dio per l’ebreo significa consacrare, ridonare a Lui i doni che Egli per primo ci ha fatto e che l’uomo ha arricchito del suo personale impegno. Mentre la preghiera del pagano ha l’uomo stesso come principio e fine (io ho bisogno – mi rivolgo a Dio – perché mi esaudisca), la preghiera del pio israelita segue la direzione inversa: Dio nella sua misericordia mi colma di doni – mi scopro ricco dei doni di Dio – a Dio li ridono in rendimento di grazie, in fiducioso abbandono. “Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (Lc 12,29-32). Scoprire la propria vocazione significa, così, scoprire la dimensione eucaristica della propria vita, significa scoprire che la nostra vita è dono e che possiamo fare della nostra esistenza un rendimento di grazie a Dio, ridonandola a Lui, in modo personalissimo ed irripetibile. Innumerevoli sono le vie che gli uomini possono percorrere per questo “ritorno al Padre”, innumerevoli quante sono le persone umane, vie tutte nuove ed imprevedibili quanto è sempre nuova ed imprevedibile una vita. Per questo è così facile smarrirsi…   “Io sono la via” Ecco allora risuonare come attualissime per ciascuno di noi le parole di Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. La risposta di Gesù è un invito alla sequela: “Io sono la via…”. Cristo, la sua vita e il suo modello sono il sommo criterio per giudicare della giustezza della via che ogni battezzato sta percorrendo. Per questo, ogni battezzato che non ha sbagliato strada, che ha saputo seguire Cristo fino in fondo, fino al dono pieno di sé, può divenire modello nel Modello unico che è Cristo per schiere innumerevoli di altri fratelli, attualizzazione nelle diverse epoche della storia dell’unico Vangelo fatto davvero “vita” solo nella vita del Cristo. Tutto il segreto della scelta religiosa è qui. Ogni santo, ogni maestro dello spirito, fondatore di una certa famiglia religiosa, altro non è che un’espressione particolare dell’unica, multiforme ricchezza del Cristo in una certa situazione politica, culturale, sociale, religiosa, in risposta a certe particolari attese, desideri, bisogni dell’umanità e della Chiesa. Ogni famiglia religiosa si caratterizza così per un certo carisma, contemplativo o attivo, caritativo o di annuncio, d’insegnamento o di testimonianza. I carismi sono tanti, tantissimi: non passa anno senza che non se ne aggiungano di nuovi nella Chiesa. Segno della vitalità e creatività dello Spirito indubbiamente. E, nello stesso tempo, possiamo essere certi che ciascuno di essi non fa che evidenziare un aspetto particolarissimo della vita del Cristo. Lui solo è la sintesi dei carismi: Lui solo è stato in pienezza contemplativo e uomo della carità, maestro inarrivabile di verità altissime ed umile servitore dei poveri, martire e profeta, predicatore ed umile operaio… in una parola, il Santo dei santi. Potremmo dire che Cristo ha vissuto così bene ogni dimensione della sua vita umana e divina, che un aspetto soltanto della sua esistenza terrena è capace di riempire e dare un senso alla vita di migliaia di battezzati che si consacrano alla contemplazione, o al servizio della carità, o all’insegnamento, o all’annuncio, o alla condivisione della sorte degli uomini, mediante la loro consacrazione religiosa. I religiosi sono dei battezzati che hanno sentito nella profondità del loro cuore l’unica chiamata ad una sequela radicale del Cristo, attraverso le promesse solenni (o voti) di vivere: la castità evangelica non come nel matrimonio, ma nel dono totale di se stessi al Signore ed alla Chiesa in una famiglia spirituale; di vivere la povertà evangelica non nel modo del laico cristiano, ma nella rinuncia totale ad ogni retribuzione per il lavoro svolto; di vivere l’obbedienza evangelica , non solo nella leale disponibilità ad ogni autorità legittima, sia di origine umana che divina, ma nella rinuncia senza riserve a disporre della propria vita per il bene comune.

Carismi e comunità All’interno di questa comune vocazione, ed a questa comune grazia a vivere il battesimo come sequela radicale del Cristo, ogni religioso si differenzia dall’altro per la scelta di un particolare carisma. Una scelta, beninteso, che non è una sorta di agenzia di collocamento delle diverse generosità. Al contrario, ogni religioso è tale perché è rimasto affascinato da una dimensione particolare della vita del Cristo, e da come un certo fondatore di famiglia religiosa è riuscito ad incarnare nella sua vita questa dimensione, attualizzandola nell’oggi della Chiesa. Ma per la scoperta e la scelta della vocazione religiosa ciò non basta ancora. Come ho potuto notare in molti, ciò che determina in maniera definitiva il riconoscere la volontà di Dio per una persona è quella indicibile – e pure così evidente per chi la vive – sintonia di desideri, prospettive, progetti, affetti, che fa sì che la scelta religiosa sia letteralmente una scelta per vivere l’unica sequela del Cristo dall’interno di una particolare famiglia. Una famiglia “spirituale”, certo, con tutti quei pregi e quei difetti rispetto alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, che costituiscono la sua peculiarità. Eppure di una vera famiglia si tratta, perché comunità di persone fondata su vincoli altrettanto forti quali quelli di sangue: i vincoli dell’unico Spirito della carità di Cristo che unisce a sé “sponsalmente” ciascuno dei membri che formano questa comunità. Così, in essa, di nuovo come nella famiglia naturale, le persone si sono liberamente riunite insieme al solo fine di perseguire la crescita e la felicità di ciascuno dei membri, attraverso un dono e un servizio alla comunità più grande della Chiesa e dell’umanità. Proprio per questa continuità ed insieme questa peculiarità del religioso rispetto al battezzato laico, e della famiglia religiosa rispetto a quella naturale, non è raro trovare affiancate a molte famiglie religiose, forme di vita consacrata – si pensi, per esempio, ai cosiddetti “terz’ordini” – di persone e di intere famiglie che, pur vivendo in pienezza il battesimo nello stato laicale, condividono lo stesso carisma di servizio e di sequela. In questo modo, la vita religiosa raggiunge il suo culmine. Essa infatti si specifica proprio come la vocazione a vivere profeticamente la via di una particolare sequela del Cristo, aprendo la strada ad una moltitudine di fratelli chiamati a condividere in tanti modi la medesima passione per il Vangelo e per il Regno. Per convincersene, si pensi solo a cosa è significato il movimento francescano per la Chiesa dall’inizio di questo secondo millennio o la testimonianza di Madre Teresa di Calcutta per la Chiesa ed il mondo alla fine di questo stesso millennio… I religiosi profeticamente indicano agli altri battezzati una molteplicità di modi per fare della propria vita un’eucarestia di lode e di dono, secondo uno stile e delle modalità particolari, eppure mossi dall’unica carità del Cristo che ci “urge” dentro. “Un acqua viva grida dentro di me: ‘vieni al Padre’ ”: così il martire e vescovo Ignazio descriveva nel II sec. “la voce” di questa carità. Molte sono le vie per questo “ritorno al Padre”. Esse però convergono nell’unica via che è Cristo stesso, perché è la medesima carità ad averle ispirate, affinché solo la Chiesa nella sua interezza divenga sempre più e meglio, icona, immagine viva ed autentica del Cristo nella storia degli uomini e del mondo. (da “Se vuoi”)

AMARE DIO

http://www.clerus.org/pls/clerus/cn_clerus.h_centro?dicastero=2&tema=7&argomento=33&sottoargomento=0&lingua=3&Classe=1&operazione=ges_formaz&vers=3&rif=102&rif1=102lunedi

AMARE DIO

(Biblioteca Pastorale Vocazionale)

(da Clerus.org)

Chi non sente il desiderio di attuare la propria vocazione, qualunque essa sia, e vivere la vita in pienezza? Chi non ha mai sognato di giungere alla piena identità con se stesso, con il proprio essere? Acquistare la piena maturità in Cristo è l’anelito segreto di ogni cristiano. E proprio questo desiderio di pienezza di vita che spinge l’uomo a porsi in cammino e a intraprendere il « santo viaggio » verso la completa attuazione di ciò a cui è chiamato.
Come riamare Dio da cui ci scopriamo immensamente amati? Ci sarà un modo semplice e attuale per compiere l’itinerario di crescita spirituale a cui il Vangelo ci chiama, e così giungere a rispondere all’Amore con quella pienezza di amore a Dio che è la santità e l’integrale maturità umana di tutta la persona.
Sì, il modo c’è! Ed e semplice e sicuro e attuale oggi più che mai. È racchiuso in una parola del Vangelo: “Non chiunque mi dice, Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli,, (Mc 13, 31). In questo conformarsi al volere del Padre si attua la risposta d’amore. “Chi osserva la sua parola – scrive Giovanni riferendosi alla rivelazione di Gesù -, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto” ( 1 Gv 2, 5). Non conta tanto dire di sì a parole. Importano i fatti, come ci insegna Gesù nella parabola dei due figli (cf. Mc 21, 28-31). Si mostra l’amore facendo la volontà di Dio nel presente, vivendo con interezza il quotidiano, compiendo per amore e con sincerità, per Iddio, quanto attimo per attimo ci è suggerito dallo Spirito attraverso la Parola di Dio, le circostanze di ogni giorno, i doveri e le condizioni della nostra vita, i piccoli gesti abituali… Scegliere Dio è scegliere ciò che lui vuole.
È qui che forse possiamo ritrovare finalmente la semplicità del vivere evangelico. È questo anche l’insegnamento dei più grandi mistici che, pur sperimentando fenomeni spirituali straordinari, sapevano bene che la perfezione non consiste nel far miracoli o nell’operare in modo straordinario, ma – come scrive ad esempio san Paolo della Croce – “in essere perfettissimamente unito alla santissima volontà di Dio, e chi è più unito e trasformato in questo divinissimo beneplacito, quello è il più umile, il più povero di spirito, il più perfetto, il più santo”.
Con la semplicità e la profondità che gli sono proprie, anche il Curato d’Ars non esitava ad affermare che “la santità non consiste nel fare grandi cose, ma nel compiere fedelmente i comandi di Dio e nell’adempiere i doveri dello stato in cui il buon Dio ci ha messi”. Ed ancora recentemente, Paolo Vl confermava la validità di questa strada per l’uomo di oggi, quando diceva: “La santità a noi richiesta non è quella dei miracoli, cioè dei fenomeni straordinari, ma quella della volontà buona e ferma che, in ogni vicenda ordinaria del vivere comune, cerca la dirittura logica della ricerca della volontà di Dio”.
Come riamare l’Amore? Facendo cio che a lui piace! Santità e volontà di Dio sono quindi sinonimi, anche se il termine volontà di Dio va compreso in tutta la sua profondità. Come tante altre parole del vocabolario cristiano, anche questa espressione ha perduto il suo smalto, divenendo spesso scialba, antiquata, fino ad assumere una patina opaca. Spesso è purtroppo sinonimo di rassegnazione o ha fatto da copertura all’ingiunzione autoritaria della volontà di un uomo su altri uomini. Occorre riscoprirla per quello che veramente è: l’incontro tra Dio e l’uomo, la manifestazione che Dio fa di se stesso, e la piena conformazione dell’uomo, in tutto il suo essere, al Dio che rivelandosi si comunica.
Dio ha su ciascuno un disegno d’amore: da sempre l’ha pensato, voluto, amato. Un disegno che si svela progressivamente nel tempo attraverso un rapporto dialogico nel quale, a mano a mano che si aderisce al suo progetto d’amore, si prende coscienza di come Dio ci ha pensati. Creati nel Figlio, ognuno di noi è, nel profondo della sua persona, verbo nel Verbo, parola nella Parola. Per conoscersi occorre quindi rispecchiarsi nella Parola, che si è dispiegata nelle parole del Vangelo. Vivendo il Vangelo, rievangelizzandoci, entriamo in comunione con la Parola originaria e archetipa, e anche la nostra parola prende consistenza. La volontà di Dio non è allora un’imposizione esteriore, arbitraria. È piuttosto il fiorire della nostra più autentica personalità fino a diventare quel verbo d’amore che il Padre da sempre ha pronunciato nel suo Verbo divino. È un rapporto con Dio, un dialogo. Lui mi parla, si svela e mi svela. Io gli rispondo adeguandomi a lui, divenendo come mi ha pensato nel suo disegno d’amore. Si intesse così tutto un legame, sempre più profondo, attraverso il quale io mi realizzo pienamente in una crescita continua che mi porta a diventare quel capolavoro che Dio da sempre ha visto e custodito in sé. Fare la volontà di Dio è l’opposto dell’alienazione: è il pieno ritrovamento di se stessi.
La parola di Dio che sono io, proprio perché parola nella Parola, non è mai disgiunta dalle altre parole che Dio ha pronunciato nel suo amore fecondo e inesauribile. II mio disegno è parte di un disegno più vasto che mi pone in rapporto con gli altri, con le persone con cui vivo, con l’umanità intera, ma anche con gli angeli e con i santi che già dimorano nel seno del Padre. Quando infatti Dio ci pensa, non ci pensa separati dagli altri: ci vede tutti come membri della sua grande famiglia, legati gli uni agli altri, in dono gli uni verso gli altri. Così la vocazione a riamare l’Amore ci pone in dialogo di comunione con gli altri, cos) come ci pone in dialogo di comunione con Dio. Donandoci e accogliendoci, in una costante reciprocità, « usciamo » fuori da noi e diventiamo ciò che siamo chiamati ad essere: il capolavoro pensato da Dio.

VIVERE LA DIVINA AVVENTURA
L’uomo è il culmine della creazione e tutta la riassume in sé.
Fra tutti gli esseri della terra è il solo fatto a immagine e somiglianza di Dio e ha un rapporto personale con lui: un rapporto di conoscenza, di amore, di amicizia, di comunione. Aderendo a ciò che Dio vuole da lui, l’uomo stesso si realizza come uomo e il suo essere trova felicità e pienezza.
Ma fin dal principio l’uomo rifiuta il rapporto con il Creatore; vuole affermare se stesso e diventare Dio, prescindendo da lui, anzi contro di lui.
Anche di fronte al peccato del primo uomo Dio non lo abbandona, lo punisce, ma lo salva. Egli lo caccia dal giardino, ma gli lascia la vita e la speranza di una redenzione.
Con la chiamata di Abramo, l’umanità dice di nuovo il suo « sì » a Dio, e ha inizio così l’avventura di un nuovo cammino morale, spirituale e sociale.
Dopo avere stretto l’alleanza con Abramo e la sua discendenza, Dio rivela a Mosè sul Monte Sinai la propria volontà nel Decalogo, che aiuta l’uomo ad essere più uomo sia in rapporto con Dio che con i suoi simili.
Per mostrare all’uomo tutto il suo amore Dio manda il Figlio Gesù nel quale tutti possono trovare un modello della piena conformità al volere del Padre.
Gesù mostra agli uomini tutta la volontà di Dio, attraverso la sua vita e i suoi insegnamenti, ma soprattutto con il Comandamento Nuovo: “Come io ho amato voi, così anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 13, 34).
Per il cristiano, fare la volontà di Dio significa « vivere come Gesù », cioè vivere quel rapporto d’amore di figlio col Padre, che si attua nel fare la sua volontà.
Questo amore totale a Dio e agli uomini che Gesù chiede agli altri, egli lo ha vissuto prima di tutti, fino a dare la sua vita per noi.
La volontà di Dio, come ce la mostra il Nuovo Testamento con la vita, la morte e la risurrezione di Gesù, non è l’osservanza di un codice di precetti, ma è tutta e solo Amore, perché è soltanto sull’amore che saremo giudicati.
Se ci incamminiamo per la strada della volontà di Dio, egli ci guida lungo sentieri pensati attimo per attimo dal suo amore, inventati dalla sua fantasia e suggeriti dalla sua provvidenza.
Vivendo cosi, si acquista una grande elasticità nel comprendere la volontà di Dio e si compone un disegno magnifico di cui forse non si capisce subito il senso, ma di cui si sa di certo che è proposto da un Padre che ci vuole bene.
Scriveva Chiara Lubich nel 1946: “Far da Gesù sulla terra, prestare a Dio la nostra umanità affinché la usi per farvi rivivere il suo Figlio diletto. Per questo far come Gesù: solo la Volontà del Padre.
“E la Volontà del Padre è racchiusa nel Vangelo ed è: essere una sola cosa con Dio Padre per mezzo e con l’esempio di Gesù ed essere una sola cosa con tutti i fratelli: « Ut omnes unum sint »”.
Nel Vangelo vissuto fu trovata dunque la chiave per comprendere la Volontà di Dio. E, per attuare quello che Gesù chiama il suo Comandamento, Chiara e le sue prime compagne fecero un patto di amore scambievole.
La guerra, che faceva da sfondo al Movimento nascente, aiutò a far capire un’altra cosa fondamentale, e cioè che la Volontà di Dio va fatta subito perché un momento dopo sarebbe troppo tardi.
“L’unico tempo che avevamo nelle nostre mani – ricorda Chiara – era il momento presente. Il passato non era più, il futuro non sapevamo se ci sarebbe mai stato: vivendo il presente, si vivrà bene il futuro quando sarà presente.
“Come un viaggiatore non cammina avanti e indietro nel treno, per affrettare la corsa, ma sta seduto al suo posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente.
“Il treno del tempo cammina da sé e, presente dopo presente, arriveremo al momento dal quale dipende l’eternità”.
Un altro esempio è quello del sole con i raggi. “Ognuno di noi cammina nella vita su un raggio distinto da quello del fratello ma pur sempre su un raggio di sole e cioè nella Volontà di Dio.
“Cosi ognuno si sente, per l’unica Volontà che ci lega fra noi e al Padre in Gesù, uno col fratello, con Gesù, col Padre”.
Bisogna camminare sempre in quel raggio e rimanere costantemente nella Volontà di Dio dell’attimo presente. E per rimanerci occorre far tacere la nostra Volontà, facendo solo la sua.
Quando ci accorgiamo di aver trascorso qualche attimo nella Volontà nostra, « fuori dal raggio », nelle tenebre, l’unico modo per migliorarci è rimettersi a far subito in quell’attimo la Volontà divina.
E mentre gli attimi in cui si vive fuori del raggio possono sembrare come i tanti nodi di un disegno intricato e senza senso, quando si crede alla misericordia di Dio, e si vedono le cose con gli occhi suoi, tutto appare come una magnifica trama, che è il disegno di Dio su ciascuno di noi.
* * *

Tutti i santi non fanno che esortarci a vivere la Volontà di Dio:
Per san Francesco di Sales: “L’anima che ama Iddio è tanto trasformata nella divina Volontà da meritare di essere chiamata « Volontà stessa di Dio »”.
“L’anima corre come un cavallo sfrenato – dice Caterina da Siena – di grazia in grazia velocemente e di virtù in virtù, ‘ché non ha alcun freno che la trattenga dal correre, perché ha tagliato in se ogni disordinato appetito e desiderio della propria Volontà, i quali sono i freni e i legami che non lasciano correre le anime degli uomini spirituali”.
“Non dimenticatelo mai – dice Teresa d’Avila – perché è importantissimo. L’unica brama di chi vuol darsi all’orazione deve essere di fare il possibile per risolversi a conformare la sua Volontà a quella di Dio”.
“La somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del vostro volere a quello di Dio”.
“Mentre pensavo se non avessero ragione di vedermi di malocchio uscir di clausura per fondare monasteri e se non fosse meglio darmi con maggior impegno all’orazione, intesi queste parole: « Finché si è sulla terra, il profitto non consiste nel maggiormente godermi, ma nel fare la mia Volontà »”.
Una regola d’oro che tutti i santi ci confermano è di vivere bene l’oggi, l’affanno di ogni giorno, il momento presente.
Caterina da Siena diceva: “La fatica che è passata, noi non l’abbiamo, però che è fuggito il tempo; quella che è a venire non l’abbiamo però che non siamo sicuri di avere il tempo”.
E Antonio Abate: “Ricominciare oggi di nuovo, nella purezza di cuore e nell’obbedienza alla Volontà di Dio”.
Maestra del vivere il presente è Teresa di Lisieux: “Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all’attimo che passa; un attimo è un tesoro”.
“La mia vita è un baleno, un’ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va.
Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l’oggi”.
I1 completo abbandono alla Volontà di Dio, Teresa d’Avila l’ha espresso con una bellissima poesia:
“Vita o morte, trionfo oppure infamia, infermità o salute, sia in pace che tu mi voglia o in orride pene continue e acute, tutto accetta e gradisce questo cuore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, ignore.
“Dammi ricchezza o in povertade astringimi, inferno dammi o cielo, vita sepolta fra più dure tenebre o senza velo: a tutto mi sottometto, o dolce Amore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore.
“L’Alma, se vuoi, di gioia inalterabile oppure d’assenzio inonda; divozione, orazione, ratti ed estasi o siccità profonda; nel tuo volere trova pace il cuore: Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore”.
La tensione fra Volontà umana e Volontà divina è vissuta da Gesù stesso nell’Orto degli Ulivi:
“Padre, se è possibile, si allontani da me questo calice… Tuttavia sia fatto non ciò che voglio io, Padre, ma ciò che vuoi tu”.
“Soffri e non vorresti lamentarti – dice José Maria Escrivà – Non importa se ti lamenti. È la reazione naturale della nostra povera carne. Purché la tua Volontà voglia, ora e sempre, quello che vuole Dio”.
Ma poi vengono i frutti: “La piena accettazione della Volontà di Dio porta necessariamente la gioia e la pace: la felicità nella croce”.
La Chiesa ha illuminato sempre con la sua dottrina il cammino dell’uomo verso Dio, chiarendogli i misteri del suo volere.
Il Concilio Vaticano II ci ricorda la consolante affermazione di Paolo: “Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità”.
Con chiarezza poi il Concilio ci ricorda: “Il Padre vuole che noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo in ciascuno dei nostri fratelli. Ma vi è anche la vita di tutti i giorni, con le sue vicende che, se vengono prese con fede dalla mano del Padre celeste, servono a santificarci, perché sono il mezzo per cooperare alla Volontà divina”.
La voce di Dio parla anche attraverso i Vescovi, dice il Concilio: “Essi fanno le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice”.
C’è poi la voce di Dio che parla nel nostro cuore. Per chi la sa ascoltare essa diventa come il faro che guida sulla rotta dell’esistenza.
Nel Concilio si è parlato spesso anche di segni dei tempi nei quali bisogna imparare a scorgere con la luce della fede il progetto di Dio nel cammino della storia. Fra questi segni dei tempi vi è la ricerca dell’unità fra le Chiese separate.
“La Volontà di Cristo – dice Giovanni Paolo II – ci stimola a lavorare seriamente e costantemente per l’unità con tutti i nostri fratelli cristiani”.

* * *
Ma come va fatta la Volontà di Dio? “Con estrema fiducia e senza riserva”, dice Giovanni Paolo II. “La nostra resa alla Volontà di Dio deve essere totale, il Sì detto una volta per sempre”.
Di fronte alla morte che vede giungere, Paolo VI ci apre il suo animo: “Non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente la Tua Volontà. Fare presto, fare tutto, fare bene. Fare lietamente ciò che ora tu vuoi da me, anche se supera immensamente le mie forze e se mi chiede la vita”.
Papa Giovanni nel suo “Giornale dell’anima” scriveva: “La mia vera grandezza consiste nel fare totalmente e con perfezione la Volontà di Dio.
Tutto il creato compie la Volontà di Dio. I cieli, mossi dalla sua Volontà, gli stanno sottomessi in pace – scrive Papa Clemente Romano -: Il giorno e la notte percorrono il corso da lui prescritto senza ostacolarsi a vicenda. Il sole e la luna e i cori delle stelle girano come egli ha ordinato, in armonia, e senza deviare dall’orbita da lui segnata. L’immenso mare ricurvo, che per l’opera sua creatrice si raccolse nei suoi alvei, non oltrepassa mai i confini che gli pose intorno”.
Nel « Padre Nostro » chiediamo: “Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra”.
“Quando questo sarà compiuto, allora tutto sarà cielo – esclama Pietro Crisologo -. Allora tutti saranno una cosa sola, anzi uno solo, il Cristo, tutti, quando in tutti vivrà l’unico Spirito di Dio”.
Scriveva Chiara Lubich nel Natale ’46 alle sue prime compagne: “Sì, sì, sì virile, fortissimo, totalitario, attivissimo alla Volontà di Dio… …Se tutte faremo la Volontà di Dio saremo prestissimo quella perfetta unità che Gesù vuole in terra come nel Cielo. E questo non è il nostro sogno? Se poi tutta la nostra vita, nell’attimo presente, sarà questo « sì » ripetuto con uguale intensità, vedremo veramente avverato quello che abbiamo chiesto e tanto desiderato come dono di Natale: essere Gesù. Questo vi invito a fare tutte. Perché su tutte Iddio ha posto una magnifica stella, la sua particolare Volontà su ciascuna di noi, seguendo la quale arriveremo unite al Paradiso e vedremo dietro la nostra luce camminare molte stelle!”.

Publié dans:Vocazionali (Temi) |on 2 juin, 2015 |Pas de commentaires »

LA BIBBIA RACCONTA UNA STORIA D’AMORE

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BERE ALLA SORGENTE

di REGINA CESERATO pddm, biblista

LA BIBBIA RACCONTA UNA STORIA D’AMORE

 se Dio ti parla è perché ti cerca. Se ti cerca è perché tu sei importante per Lui.

Quando per la prima volta ti rendi conto che è LUI a farti esistere, è come un innamoramento. Allora la sua PAROLA diventa dentro di te come un fuoco divorante, chiuso nelle tue ossa che ti sforzi di contenere ma che non puoi.
Egli ti parla con parole di fuoco che arrivano in fondo al cuore per fare di te, non senza il tuo consenso, un TESTIMONE. Inizia allora un’avventura della fede che non avresti mai immaginato!
Se tu ASCOLTI Dio che ti parla, cominci a esistere veramente come persona posta di fronte a un ALTRO nella libertà. I tuoi occhi si aprono e finalmente puoi vedere la tua storia, quella dell’umanità e della creazione, dentro un grande progetto d’amore. Finiranno i non sensi e le disperazioni, le paure e le insicurezze, perché imparerai a farti pellegrino… un uomo o una donna sempre in cammino sulle strade del mondo fino a quando non giungerai alla terra promessa: il cuore del Padre che ti ha creato e ti attrae irresistibilmente verso di Sé.
Mettersi in viaggio
Il Dio che si rivela nella Bibbia, è il Dio della storia, che vuole fare la strada con te. Egli ti lancia sul cammino, chiedendoti solo di fidarti della sua Parola, come Abramo, come Maria di Nazaret, come il funzionario regio di Cafarnao… Egli, fedele fino in fondo, non ti abbandonerà mai.
Fin dai tempi antichi, Dio ha trovato il modo per lasciarsi trovare dall’uomo e farsi capire. La Bibbia, libro santo dei Giudei e dei Cristiani, ti spiega come.
Leggere la Bibbia, infatti, è come intraprendere un viaggio verso un paese sconosciuto. Se non hai una guida e se non conosci né le strade, né la lingua del paese, ci sarà il rischio di perderti.
Il mondo della Bibbia ti riserva una scoperta continua perché ti apre all’incontro sempre nuovo, con una PAROLA che è contemporaneamente di Dio e dell’uomo.
Non si tratta certo di un LIBRO come un altro… anzi questo LIBRO è addirittura una BIBLIOTECA di 73 volumi! Si tratta di una PAROLA che i secoli non sono riusciti a fare invecchiare!
Per un credente, leggere TUTTA la Bibbia almeno una volta nella vita è davvero indispensabile. La difficoltà maggiore che forse incontrerai nell’intraprendere questo viaggio, all’interno del testo sacro, sta essenzialmente nella distanza di millenni che ci separa dalla tradizione orale e dal testo scritto, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. Questa distanza viene colmata per l’azione dello Spirito Santo il Quale ti introduce in TUTTA LA VERITA’ che è Gesù Cristo, Colui che, morto e risorto, continua a interpretare le Scritture per la sua Chiesa.
Dio parla e parlando TI chiama e chiamando TI invia per una missione, a servizio dei fratelli. Per la forza esplosiva che porta in sé la parola di Dio, anche tu, come ogni generazione di credenti di ieri e di oggi, ricevi l’invito a rispondere in modo libero e responsabile.
La PAROLA di Dio vestita di umanità
Per farsi capire dall’umanità, Dio ha parlato usando il nostro linguaggio umano e gradualmente, col passare dei millenni, si è formata la Bibbia. Nel testo scritto che puoi leggere oggi, è fissata una ricchissima esperienza di fede.
Come credente puoi attingere a questa inesauribile miniera dove ti incontrerai con il Dio dell’alleanza che lega a Sé la VITA del popolo di Israele e delle prime comunità cristiane.
Bevendo a questa sorgente, molte generazioni di credenti hanno imparato ad essere fedeli a Dio e a dare la vita per i propri fratelli.
Per entrare nel mondo della Bibbia dovrai sentir vibrare, insieme all’attuale testo scritto, anche la tradizione orale che l’ha preceduto.
La storia di Israele come le parole e i fatti riguardanti Gesù, venivano raccontati in modo vivo. In questo modo la fede in Dio si è comunicata anzitutto attraverso la vita. Oggi ancora questa è la strada perché il Vangelo possa fare il suo cammino in mezzo alla nostra società.
Così il PARLARE/ASCOLTARE della tradizione orale vivifica l’operazione più tecnica dello SCRIVERE/LEGGERE propria di un testo scritto.
Se accogli la BIBBIA con la convinzione della fede, come il documento dell’amore di Dio per gli uomini, sentirai succedere dentro di te quello che ti capita quando ami qualcuno. Nella misura in cui conosci meglio una persona, l’ami di più e ne parli agli altri.
Un popolo, una terra, una storia
Il viaggio dentro la Bibbia, ti aiuterà anche a rifare, nella tua pelle, il cammino dell’esodo, dall’Egitto, simbolo biblico di oppressione, alla Terra promessa, simbolo di libertà e di liberazione. Camminerai in quella striscia di terra che Dio ha promesso ad Abramo e ai suoi discendenti e lì, nella sua terra e in mezzo al suo popolo, incontrerai anche Gesù.
Se guardi una carta geografica, la Palestina ti fa pensare a una « spina dorsale » collinosa fiancheggiata dalla pianura costiera, lungo il Mar Mediterraneo, e dalla profonda valle del Giordano, dall’altro lato. A sud il territorio è desertico, e a nord si stende la Galilea, con le sue colline spinte verso l’Ermon e le montagne del Libano. All’interno, in direzione della valle del Giordano e del Mar Morto, le alture della Giudea si trasformano in un deserto, scenario della vita del Battista e delle tentazioni di Gesù. Gesù è cresciuto a Nazaret, una cittadina della Galilea. Quando iniziò il suo ministero pubblico, prima di salire a Gerusalemme per portare a compimento, nella Pasqua, la salvezza del mondo, camminò molto in ogni direzione, predicando il Regno e compiendo guarigioni. Dio ha scelto un popolo, una terra, una cultura e una lingua particolare, per rivelare il suo progetto sull’uomo e la creazione.
Tu sei un progetto di Dio. Sarà bello per te scoprire, dentro questo linguaggio, il senso della tua vita che ha dimensioni di universo e di storia. Ti troverai insieme a un popolo che crede, che spera e che ama e, sostenuto da tutti, niente ti potrà fermare.
Un Dio geloso
Aprendo la Bibbia, noterai immediatamente la distinzione tra le due parti chiamate Antico e Nuovo Testamento.
La parola TESTAMENTO è usata in riferimento alla Bibbia per tradurre il termine ebraico: ALLEANZA. La Bibbia infatti ci narra la vicenda storica del Popolo d’Israele con il suo Dio che si manifesta come un « Dio geloso » quando viene messo da parte da coloro che si è scelti come esclusiva proprietà. Ogni peccato infatti, è un rifiuto dell’amore. Dio non accetta che tu possa vivere con « un piede in due scarpe » e né di essere messo alla pari delle molte cose da fare durante la giornata. Di più, ora che comprendi le esigenze del tuo Battesimo, ricevi l’invito a entrare e a rimanere nell’alleanza definitiva, sigillata da Cristo nel mistero pasquale.
Per noi cristiani, è Gesù Cristo l’evento fondamentale che illumina tutta la storia, dando vero significato al presente e al futuro.
La Chiesa ne è consapevole ed è per questo che, specialmente nella liturgia, legge e interpreta le Scritture sante, sempre a partire dal Vangelo.
La storia di un padre che aveva due figli…
La Bibbia è un libro unico nel suo genere. Non è un libro di scienze naturali, né un libro di storia universale, né un corso sistematico di teologia, anche se contiene elementi di tutto questo, ma è la STORIA DELL’AMORE DI DIO per l’uomo il quale, formato dalle sue mani, nella creazione, ha scelto di scappare di casa, per costruirsi da solo la felicità. Leggendo la Bibbia ti incontrerai con il volto del Dio VIVO che non riesce a darsi pace fino a quando questo figlio immaturo, scappato di casa, capisca che il sua amore non è un attentato alla dignità umana, una prigione, un paio di scarpe strette… ma coincide con gli spazi aperti della libertà, della maturità, dell’armonia con Lui, con la creazione e con tutti gli esseri umani!
Se la Bibbia ti spiega com’è il cuore di Dio ti aiuta a capire anche com’è il cuore umano e quali insidie Satana, troneggiando nei suoi centri di potere organizzato, tende alla tua libertà di persona fatta per il bene, per la felicità, per la comunione con Dio e con i fratelli. La storia di ieri, narrata nella Bibbia, la ritrovi facilmente anche oggi, nel bene e nel male.
Basta che ti guardi attorno, che legga i giornali o che guardi la televisione. Vedrai uomini e donne fedeli a Dio e solidali con i fratelli, come Abramo, i Patriarchi, i Profeti, Gesù, Maria, gli apostoli, le donne di Galilea… ma ti troverai faccia a faccia anche con Adamo ed Eva e la triste storia del peccato. Così, purtroppo, non è difficile ritrovare un Caino che uccide suo fratello, la pornografia di Sodoma e Gomorra e la torre di Babele, innalzarsi con frenetica produzione di mattoni, come una sfida contro il cielo. Se impari a leggere la Bibbia, entrando nelle sue immagini, nel suo universo e nei suoi molteplici linguaggi, sarà sorprendente accorgerti dell’estrema attualità della PAROLA DI DIO, capace di illuminare tutte le situazioni umane e di vivificarle.
La PAROLA di Dio è VIVA e ti raggiunge ovunque, come un amico, per fare la strada in tua compagnia.
Gesù Cristo, la Parola fatta carne
La presenza dello Spirito Santo che ha guidato la redazione della Bibbia, perché si proclamassero le verità che sono necessarie per la salvezza dell’uomo, è particolarmente operante quando la comunità cristiana si mette in ascolto delle Scritture, per metterle in pratica.
Per questa presenza e con il tuo impegno personale, anche tu, membro di un popolo regale, profetico e sacerdotale, puoi capire i molteplici linguaggi della Bibbia, gustare la bellezza della Parola di Dio ed accoglierne le esigenze vitali.
Dio, sempre vicino alla storia dell’umanità, è il pellegrino misterioso che in Cristo Risorto cammina con noi lungo le strade del mondo, aprendoci il senso delle Scritture. Lasciarti guidare da Lui è trovare la SALVEZZA. La fede non è una magia, né una ideologia, né un’illusione… ma è FIDARSI DI QUALCUNO PER SEMPRE.
Gesù, Messia di Israele e di tutte le nazioni, vuole essere TUTTO questo per te e più ancora! Egli si è fatto la tua VIA, la tua VERITA’ e la tua VITA. Che risposta gli darai?
Fermati e ascolta! Ha un messaggio per te!

(da « Se vuoi »)

Publié dans:meditazioni, Vocazionali (Temi) |on 21 mai, 2015 |Pas de commentaires »

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