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I DONI DELLO SPIRITO SANTO : IL DONO DELLA SAPIENZA / 2

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I DONI DELLO SPIRITO SANTO : IL DONO DELLA SAPIENZA / 2

Ho scelto due brani della Bibbia come spunto per poterci rivolgere con amore al nostro Signore Gesù Cristo. Egli è la Sapienza eterna. Tutta la Sacra Scrittura ci conduce a Lui, vero Dio e vero Uomo, come Lui stesso ha spiegato ai discepoli di Emmaus (cf Lc 24, 13-35). Il dono della sapienza “ci porta addirittura, scriveva il Card. Ballestrero, all’esperienza personale di Dio, fino a costruire un meraviglioso e allettante intimo rapporto con il Padre e la Trinità

La Sapienza nella Scrittura Per meglio conoscere e amare Gesù, nella potenza dello Spirito, dobbiamo conoscere cosa dice la Bibbia a proposito della Sapienza. Uno dei passi più antichi lo troviamo nel libro dei Proverbi 8,22-36. “Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività” (22). La Sapienza esce dal cuore di Dio, è qualcosa che gli appartiene intimamente, è una Persona, è “il Primogenito di ogni creatura” (Col 1,15). È “la prima di ogni sua opera” (22). Nei libri sapienziali la Sapienza appare come Persona ed è  profezia del Cristo Signore che verrà. “Dall’eternità, fin dal principio, quando ancora non esistevano gli abissi, io fui generata” (23-24). Prima di ogni cosa creata, e, allo stesso tempo, la primogenita perché altri dopo di essa e per essa, verranno generati dallo stesso Dio e Padre. “Quando fissava i cieli, quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto” (27.29.30). Un architetto geniale e amoroso, che si immedesima, quasi, con il creato, perché rispecchiando la bellezza di Dio fosse un inno di lode e di ringraziamento, di esultanza e di compiacimento, di gioia e di diletto. “Ero la sua delizia” (30): l’architetto, la Sapienza creatrice si dilettava “davanti a lui in ogni istante”. O Sapienza increata e creatrice che hai scelto la tua dimora tra di noi e ti compiaci oltre ogni misura di essere nostro concittadino, io ti adoro e ti accolgo come compagno del mio cammino. Ti ascolto, sto seduto ai tuoi piedi e desidero i tuoi favori. “Beato l’uomo che mi ascolta” (34). Lo Spirito mi ha introdotto nella tua casa dove ogni cosa è al suo posto in modo perfetto, e mi ha invitato a mangiare il tuo pane e a bere il vino che tu mi hai preparato (cf Pr 9,1.6).

La Sapienza e il popolo d’Israele Il cantico della Sapienza prosegue nel libro del Siracide (24,1-21): “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo” (3). Nel suo giro di perlustrazione sulla terra, trova ogni cosa perfetta, ma cerca un posto di suo gradimento dove riposare e non trova nulla di meglio che la tenda di Giacobbe. Il popolo di Israele diventa il suo popolo. La Sapienza si avvicina a noi sempre di più. Non guarda più a tutto il creato, opera delle sue mani, ma alle tende di Giacobbe: qui fissa la sua dimora, e Gerusalemme entra in suo potere, per diventare il luogo di culto. “Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion” (10). O Sapienza, noto che ti compiaci di questa tua scelta; mi rallegro perché Gerusalemme diventa la città amata, ti lodo da quando hai messo le tue “radici in mezzo a un popolo glorioso”; ti esalto perché siamo diventati “tua porzione”, “tua eredità” (11-12). O Sapienza di Dio a chi ti potrò paragonare? Sei forte come il cedro del Libano, solitaria e rara come le palme di Engaddi, bella come le rose di Gerico, antica e generosa come un olivo maestoso, sei piena di maestà e di sicurezza come il terebinto dai lunghi rami (13-16). Mi avvicino a te perché voglio saziarmi dei tuoi frutti. Da te, Sapienza increata, vengo attirato, corro al profumo dei tuoi unguenti; consacrami con l’olio dell’esultanza. O Sapienza increata, dono del Padre, regalo sempre desiderabile, germoglio grazioso generato da Maria, mi avvicino a te, perché tu mi attiri; mi avvicino a te perché non desidero altro che te, o ti desidero perché già tu mi possiedi. Dio, Sapienza incarnata, Figlio di Dio, Figlio dell’uomo, mi voglio “saziare dei tuoi prodotti”; ti presento questo “voglio” – creatura debole e fragile –, perché tu, conoscenza gustosa, ti offri a me in cibo e io ho bisogno di mangiare, di saziarmi per vivere. Il tuo discorso mi convince: “Il ricordo di me è più dolce del miele” (Sir 24,19). Quando penso agli anni passati, al ricordo di te, dell’amicizia, dei colloqui, dell’abbandono in te, dell’amore sincero e appassionato, non posso non confermare quanto tu, Sapienza divina, affermi. La mia bocca ne sente ancora il gusto, e tutto il mio essere è come un favo di miele, che tu hai colto. Tu mi possiedi e anch’io ti possiedo. Davanti a te sono come una nuvola di incenso – ti lodo ti benedico, ti ringrazio, ti adoro –, perché tu bruci dentro di me. Quante volte mi sono nutrito di te, e ancora mi nutro, ma ho sempre fame di te, infatti il tuo amore per me non si è esaurito, è sempre nuovo, è sempre potente, pieno di grazia, di gioia, di consolazione, di doni. E come è possibile saziare un cuore? O Sapienza, o Intelligenza, o Amore: Dio-Uomo, Verbo del Padre, Parola visibile, Dio inesauribile, Uomo alla mia portata di uomo. Bevo alla fonte e la sete cresce a dismisura: più bevo e più ho sete; più mi ristoro e mi sazio e più cerco la fonte. Ho sete e mi sento pago allo stesso tempo, come tu, Padre, quando generi la Parola e dici: Figlio! Da sempre generi, da sempre ti compiaci. Ho fame della Sapienza e ne sono sazio nello stesso istante. Come tu, Figlio, Sapienza sussistente, che sei generato e dici: Padre! Dall’eterno vieni generato e da allora ne sei soddisfatto. Padre! Figlio! È il grande dialogo dell’Amore, Principio di ogni cosa creata. O Sapienza, quanto più mi avvicino a te, più te desidero; e quanto più ti desidero, più mi avvicino a te che non mi hai mai lasciato neanche un istante.                                            

Don Timoteo Munari SDB

 

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