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MARCO 4,26-34. COMMENTO DI SAN BEDA IL VENERABILE (mf 25 maggio)

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MARCO 4,26-34. COMMENTO DI SAN BEDA IL VENERABILE (mf 25 maggio)

(non è il vangelo di oggi, ma siamo nell’anno delle letture di San Marco Evangelista)

In Marci evangelium expositio,I,4 PL 92,172-174.

L’uomo getta il chicco nel terreno, quando affida al suo cuore generose risoluzioni. Poi dorme, perché riposa già nella speranza di un’opera buona. Tuttavia, egli si alza di notte e di giorno, perché deve procedere in mezzo a circostanze felici o avverse.
Il seme germoglia e viene su senza che egli sappia come, giacché la virtù, una volta concepita, progredisce senza che sia possibile misurarne l’avanzamento.
La terra da se porta frutto, perché la grazia preveniente di Dio aiuta l’uomo a far spuntare buone opere.
La terra dapprima produce erba, poi la spiga, e infine il grano pieno nella spiga. L’erba rappresenta i teneri inizi del bene; la spiga significa che la virtù concepita nell’animo sta facendo progressi; il grano maturo vuoi dire che l’impianto della virtù è abbastanza robusto per compiere un lavoro consistente e accurato.

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Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura.
Allorché l’Onnipotente ha fatto maturare il grano, vale a dire quando dirige ognuno verso la sua perfezione, da mano alla falce, pronunziando il suo giudizio e mettendo termine alla vita mortale; poi miete per ammassare il frumento nei granai del cielo.
Quando concepiamo buoni desideri, gettiamo in terra il chicco; dando inizio al bene, siamo erba; crescendo nelle buone opere diventiamo spiga, e consolidandoci nella perfezione arriviamo ad essere la spiga turgida di chicchi.
Se dunque noti qualcuno ancora incerto nel bene, come grano in erba, non lo canzonare, perché in lui sta spuntando il frumento di Dio.Gesù dice ancora: A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso e come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra. e il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra.
Il regno di Dio rappresenta la predicazione del vangelo e la conoscenza delle Scritture, che sono la via verso la vita. Gesù parlava di questo allorché affermò ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo: Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.1( Mt 21,43 ) Il Regno è perciò davvero simile a un granellino di senapa che il seminatore getta nel suo campo.

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Solitamente si dice che il seminatore della parabola raffigura Cristo Salvatore, perché egli semina la salvezza nell’anima dei fedeli. Un’altra interpretazione vede nel seminatore l’uomo stesso che getta il chicco nel terreno del suo cuore.
La nostra anima riceve il grano della predicazione, lo semina nel cuore, lo conserva in vita e lo fa moltiplicare grazie al calore della fede.
Questo seme è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra.
La predicazione del vangelo è la più modesta di tutte le dottrine filosofiche. Essa annunzia lo scandalo della croce, e in priorità insegna la fede nella morte e nella risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, uomo e Dio.
Se paragoni questa dottrina a quella dei filosofi, ai loro sistemi, al loro volumi, allo splendore dell’eloquenza e allo sfoggio di cultura dei loro discorsi, vedrai subito come il vangelo sia il più piccolo fra tutti i semi.
Eppure tutte quelle dottrine non hanno nulla di vivo, di concreto o di essenziale, ma si esauriscono facilmente, diventando flaccide e marce come ortaggi e verdure che avvizziscono e sono gettati via.
La predicazione evangelica, al contrario, pur sembrando minuscola in apertura, spuntando contemporaneamente nell’anima del fedele e nel mondo intero, non secca come l’erba ma cresce a misura di albero.

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Il chicco di senape, seminato in terra o nel campo del Signore, non da un ortaggio ma cresce e si trasforma in albero. Il suo sviluppo supera in altezza, dimensione e longevità tutte le piante ortofruttifere.
Lalbero della predicazione evangelica si pianta, elevando gli spiriti degli ascoltatori e facendo loro desiderare le realtà suprerme. Quest’albero stende lunghi rami, perché i predicatori annunziano il vangelo nel mondo intero. Esso eccelle per durata di vita, dato che la verità che i predicatori annunziano non avrà mai fine.
Sotto la sua ombra nidificano gli uccelli del cielo, perché le anime dei fedeli sono avvezze a volare verso l’alto con il desiderio e a fissare lassù il cuore, dimentiche di quello che passa, secondo questa parola del salmista: Sotto le sue ali troverai rifug io. 2 ( Sal 90,4 )
Lo stesso la sposa del Cantico dei cantici cioè la Chiesa, composta dalle anime dei santi proclama con fierezza: Alla sua ombra., cui anelavo mi siedo e dolce e il suo frutto al mio palato. 3 ( Ct 2,3 ) Cio significa in altri termini:
Abbandonando ogni consolazione, mi sono posta sotto la protezione di Dio che desideravo vedere. E’ tale l’allegrezza di vederlo e la sua presenza è cosi dolce al mio cuore che forzatamente devo disprezzare, anzi rigettare, tutto quello che non è l’amato.

 

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