Archive pour la catégorie 'Santi: memorie facoltative'

Santa Geltrude (Gertrude) la Grande Vergine – 16 novembre – Memoria Facoltativa

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/30050

Santa Geltrude (Gertrude) la Grande Vergine

16 novembre – Memoria Facoltativa

Eisleben (Germania), ca. 1256 – Monastero di Helfta (Germania), 1302

Geltrude, detta la grande, entrò nel monastero cistercense di Helfta. Donna di profonda cultura anche profana, alimentò la sua vita spirituale nella liturgia specialmente eucaristica, nella Scrittura e nei Padri. Ebbe un’elevata esperienza mistica, caratterizzata dal vivo senso della libertà dei figli di Dio e da una tenera devozione all’umanità di Cristo. Precorse il culto al Cuore di Gesù. (Mess. Rom.)

Etimologia: Geltrude = la vergine della lancia, dal tedesco
Emblema: Giglio

Martirologio Romano: Santa Geltrude, detta Magna, vergine, che, fin dall’infanzia si dedicò con grande impegno e ardore alla solitudine e agli studi letterari e, convertitasi totalmente a Dio, entrò nel monastero cistercense di Helfta vicino a Eisleben in Germania, dove percorse mirabilmente la via della perfezione, consacrandosi alla preghiera e alla contemplazione di Cristo crocifisso. Il suo transito si celebra domani.
(17 novembre: A Helfta vicino a Eisleben nella Sassonia in Germania, anniversario della morte di santa Geltrude, vergine, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).    

Invece delle origini familiari, conosciamo le sue passioni giovanili: letteratura, musica e canto, arte della miniatura. Per una ragazza del suo tempo, queste non sono cose tanto comuni. Gertrude, infatti, ha fatto i suoi studi, ed è certo quindi che veniva da una famiglia benestante. Ma non era figlia di nobili, come hanno scritto alcuni, confondendola con un’altra Gertrude. Comunque, già all’età di cinque anni, la sua famiglia la mette a scuola nel monastero di Helfta, in Sassonia, che all’epoca segue le consuetudini cistercensi.
E qui Gertrude trova la maestra delle novizie Matilde di Hackeburg e, successivamente, la grande Matilde di Magdeburgo, maestra di spiritualità e anche di bello scrivere: la narrazione delle sue esperienze mistiche, Lux divinitatis, costituisce un elegante testo poetico. Matilde è il personaggio decisivo nella vita interiore di molte giovani che l’avvicinano, maestra di una spiritualità fortemente attratta dal richiamo mistico. A questa scuola cresce Gertrude, che tuttavia non sembra percorrere tranquillamente la frequente trafila alunna-postulante-monaca. Alcune fonti, addirittura, le attribuiscono momenti di vita “dissipata”. Però a 26 anni diventa un’altra; o, come dirà successivamente lei stessa: il Signore, « più lucente di tutta la luce, più profondo di ogni segreto, cominciò dolcemente a placare quei turbamenti che aveva acceso nel mio cuore ».
Una mutazione che sorprende molti, e che lei stessa attribuisce a una visione, seguita poi da altri fenomeni eccezionali come visioni, estasi, stigmate. E in aggiunta vengono a tormentarla le malattie. Ma accade a lei come ad altre donne e uomini misteriosamente “visitati” che l’infermità fisica, invece di fiaccarli, li stimola. Gertrude vorrebbe vivere in solitudine questa avventura dello spirito, ma non sempre può: le voci corrono, arriva al monastero gente per confidarsi, per interrogarla, anche semplicemente per vederla. E questa contemplativa malata ha momenti di stupefacente attivismo, nel contatto con le persone e nell’impegno di divulgatrice del culto per l’umanità di Gesù Cristo, tradotta nell’immagine popolarissima del Sacro Cuore. Accoglie tanti disorientati e cerca di aiutarli. Per raggiungerne altri scrive, sull’esempio di Matilde, e lo fa con l’eleganza che è frutto dei suoi studi.
Quell’impegno di adolescente e di giovane nelle discipline scolastiche l’ha preparata a essere “apostolo” nel modo richiesto dai suoi tempi. E anche precorritrice di Teresa d’Avila e di Margherita Maria Alacoque.
La fama di santità l’accompagna già da viva, e dura nel tempo, anche se ci vorrà qualche secolo per il riconoscimento ufficiale del suo culto nella Chiesa universale. Ma per chi l’ha conosciuta e ascoltata, Gertrude è già santa al momento della morte nel monastero di Helfta, all’età di circa 46 anni.

Autore: Domenico Agasso

Publié dans:Santi, Santi: memorie facoltative |on 16 novembre, 2011 |Pas de commentaires »

6 Ottobre: San Bruno (mf)

dal sito:

http://liturgia.silvestrini.org/santi/2011-10-06.html

6 Ottobre: San Bruno

Sacerdote e monaco

BIOGRAFIA
Nacque verso il 1035 a Colonia, da nobile famiglia. Compì i suoi studi alla scuola episcopale di Reims, dove, dopo l’ordinazione sacerdotale, tornò in qualità di insegnante di teologia. Aspirando alla vita solitaria, si ritirò dapprima a Sèche Fontaine, presso il monastero di Molesme, poi nel territorio di Grenoble, valle della Cartusia, o Chartreuse, dove ebbe inizio l’ordine dei Certosini. Chiamato a Roma dal Papa Urbano II gli fu di aiuto in momenti difficili per la Chiesa. Nel 1101 a Torre, in Calabria, se ne volò al cielo per ricevere la ricompensa delle sue virtù e delle sue fatiche.

MARTIROLOGIO
San Bruno, sacerdote, che, originario di Colonia in Lotaringia, nel territorio dell’odierna Germania, dopo aver insegnato la teologia in Francia, desideroso di condurre vita solitaria, fondò con pochi discepoli nella deserta valle di Chartroux un Ordine in cui la solitudine eremitica si combinasse con una minima forma di vita comunitaria. Chiamato a Roma dal papa beato Urbano II, perchè lo aiutasse nelle necessità della Chiesa, riuscì tuttavia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in un eremo vicino al monastero di La Torre in Calabria.

DAGLI SCRITTI…
Dalla «Lettera ai suoi figli Certosini» di san Bruno
Il mio spirito esulti nel Signore

Dai frequenti ed affettuosi rapporti del nostro caro fratello Landowino sono stato informato della vostra fedeltà assoluta alla regola, e dico che ciò vi fa veramente onore. L’anima mia si rallegra nel Signore sapendovi grandemente impegnati a perseguire l’ideale della santità e della perfezione. Ne godo veramente e sono portato a lodare e ringraziare il Signore, e tuttavia sospiro amaramente. Esulto certo, com’è giusto, per la copiosa messe delle vostre virtù, ma sono addolorato e mi vergogno di starmene inerte e pigro nella bruttura dei miei peccati. Ma voi, o miei carissimi fratelli, gioite per la vostra sorte beata e per la grande abbondanza della grazia di Dio su di voi. Gioite perché siete restati incolumi tra i pericoli d’ogni genere e i naufragi di questo mondo in tempesta. Gioite perché avete raggiunto la sicura quiete nell’oasi più protetta, a cui molti non arrivano, nonostante la loro volontà ed anche i loro sforzi. Molti altri l’hanno bensì raggiunta, ma poi ne furono esclusi, perché a nessuno di essi era satto concesso dall’alto.
Perciò, o miei cari fratelli, sappiate e tenetelo per certo che chiunque ha goduto di questo bene prezioso, qualora dovesse perderlo per qualche motivo, se ne dorrà senza fine, sempre che abbia qualche stima o cura della salvezza dell’anima sua. Quanto a voi, carissimi miei fratelli laici, io dico: «L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1, 46), perché vedo la magnificenza della sua misericordia sopra di voi, secondo quanto mi riferisce il vostro priore e padre, che molto vi ama ed é assai fiero e contento di voi. Esultiamo anche noi, perché interviene Dio stesso a istruirvi, a dispetto della vostra poca familiarità con le lettere. L’Onnipotente scrive con il suo dito nei vostri cuori non solo l’amore, ma anche la conoscenza della sua santa legge. Dimostrate con le opere ciò che amate e ciò che conoscete. Infatti quando con ogni assiduità e impegno osservate la vera obbedienza, é chiaro che voi sapete cogliere saggiamente proprio il frutto dolcissimo e vitale della divina Scrittura.(Nn. 1-3; SC 88, 82-84)

Publié dans:Santi: memorie facoltative |on 6 octobre, 2011 |Pas de commentaires »

12 agosto: S.Giovanna Francesca Chantal – (1572-1641)

dal sito:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/30400

Santa Giovanna Francesca de Chantal Religiosa

12 agosto – Memoria Facoltativa

Digione, Francia, 1572 – Moulins, 13 dicembre 1641

La vita di Giovanna Frémiot è legata indissolubilmente alla figura di Francesco di Sales, suo direttore e guida spirituale, e di cui fu seguace e al tempo stesso ispiratrice e collaboratrice. Nata a Digione nel 1572, a vent’anni sposò il barone de Chantal, da cui ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, avvertì sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio. Sotto la guida di Francesco di Sales, diede vita a una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all’assistenza dei malati. L’Istituto si diffuse rapidamente nella Savoia e nella Francia. Ben presto seguirono Giovanna, diventata suor Francesca, numerose ragazze, le Visitandine, come erano chiamate e universalmente note le suore dell’Isituto. Prima della sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre del 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei. (Avvenire)

Etimologia: Giovanna = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraico

Martirologio Romano: Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.
(13 dicembre: Nel monastero della Visitazione a Moulins in Francia, anniversario della morte di santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, la cui memoria si celebra il 12 agosto).
Alla figura di questa grande Santa francese, morta il 13 dicembre dei 1641, ma ricordata oggi nel Calendario universale, non si può non avvicinare quella di San Francesco di Sales, che fu suo direttore e guida spirituale, e di cui ella fu seguace e al tempo stesso ispiratrice, penitente e insieme collaboratrice.
Così, Santa Giovanna di Chantal e San Francesco di Sales formano una delle due coppie più celebri e più alte nella spiritualità francese del ’600 – e anche nelle opere di assistenza. L’altra coppia, non meno grande, è formata da San Vincenzo de Paul e da Santa Luisa di MarilIac.
Il grande predicatore e direttore d’anime, Vescovo di Ginevra, l’aveva vista la prima volta quando predicava la Quaresima del 1604, a Digione. Giovanna era sulla trentina, e indossava severi abiti vedovili. Al primo colloquio, il modestissimo abbigliamento della vedova non parve abbastanza modesto a San Francesco di Sales, il quale le domandò:
o Lei ha intenzione di rimaritarsi, Signora? « .
o No « , rispose Giovanna.  » Bene – soggiunse il Santo, con un rapido cenno degli occhi – Allora sarà meglio ammainare le insegne « .La rinunzia interiore, che formava il nocciol dell’insegnamento del Vescovo di Ginevra, doveva essere accompagnata e sottolineata anche dalla rinuncia esteriore. E tale passo non fu facile, per la figlia del ricchissimo Presidente Frémyot, nata a Digione nel 1572, e vissuta nel castello di Bourbilly accanto al Barone d Chantal, da lei sposato a venti anni, in un matrimonio affettuoso e felice, dal quale nacquero numerosi figli.
Un incidente di caccia le aveva tolto il marito quando Giovanna aveva ventotto anni. La donna fu sull’orlo della disperazione. La salvò la necessità di curare i figli, ancora piccoli, e soprattutto la forza della sua fede, che ebbe in lei aspetti quasi virili, di grande coraggio e ardimento.
Dopo il primo incontro, San Francesco di Sales ne assunse la direzione spirituale, con quella leggerezza di tatto che era il carattere distintivo del grande Santo savoiardo. Ella avvertiva sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo, e di vivere soprattutto per Dio. Fino all’ultimo, il direttore di spirito volle metterla alla prova.  » Ascoltate – le disse un giorno – bisogna che voi entriate a Santa Chiara « .  » Padre mio – ella rispose – sono prontissima « .  » No – riprese il Santo. – Non siete abbastanza robusta. Dovrete farvi suora nell’ospedale di Beaune « .  » Tutto ciò che vi parrà  » accondiscese Giovanna. E Francesco:  » Non è ancora ciò che voglio: dovrete essere Carmelitana « .  » Sono pronta ad obbedire  » ripeté la vedova.
Dopo aver così saggiato a lungo lo zelo e l’obbedienza della donna, il Santo le espose il suo progetto, di una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all’assistenza dei malati. Di questa nuova fondazione’ ella doveva essere cofondatrice e prima direttrice.
Giovanna di Chantal si disse di nuovo pronta, ma questa volta con maggior fervore, con un sussulto del cuore. Ma occorsero alcuni anni, prima che la figlia del Presidente di Digione, sistemati i figli e disposto dei suoi beni terreni, potesse diventare la prima suora della Visitazione.
L’Istituto che ebbe ad Annecy la prima sede, conobbe una rapida e vasta fortuna nella Savoia e nella Francia. Attorno a Giovanna, diventata Suor Francesca, si moltiplicarono le caritatevoli Visitandine, come le sue suore erano chiamate e presto universalmente note e amate.
Prima della sua morte, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei, Giovanna Francesca di Chantal, nello spirito di carità del grande San Francesco di Sales.

A CASA DI PRISCILLA E AQUILA

ho saltato alcuni ammonimenti ed aiuti di tipo pastorale, in mezzo ad alla fine, dal sito:

www.webdiocesi.chiesacattolica.it/

(il link riguarda tutte le diocesi, se volete cercare l’originale è più semplice mettere il titolo nel motore di ricerca))

Arcidiocesi di Modena-Nonantola   

Ufficio Famiglia

A  CASA  DI  PRISCILLA  E  AQUILA

Atti 18 1 Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. 2 Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro 3 e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende. 4 Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
5 Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. 6 Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani”. 7 E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. 8 Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare.
9 E una notte in visione il Signore disse a Paolo: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, 10 perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città”. 11 Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.

18 Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto. 19 Giunsero a Efeso, dove lasciò i due coniugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giudei. 20 Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì. 21 Tuttavia prese congedo dicendo: “Ritornerò di nuovo da voi, se Dio lo vorrà”, quindi partì da Efeso. 22 Giunto a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi scese ad Antiochia.
23 Trascorso colà un pò di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli.
24 Arrivò a Efeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture. 25 Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. 26 Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. 27 Poiché egli desiderava passare nell’Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; 28 confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

COMMENTO

 Il cap. 18 rappresenta negli Atti alcune grosse novità:
La rilevanza di due grosse comunità: Corinto e Efeso; l’incontro con l’autorità romana (Gallione) e il riconoscimento che il Cristianesimo non contraddice la legge dello stato; un nuovo modo di  procedere nell’annuncio: non più nella sinagoga, ma in un locale “laico” per avere contatti con i pagani. Infine il contatto con altri evangelizzatori: Aquila e Priscilla, Apollo.
San Paolo a Corinto nella casa di Prisca e Aquila.
San Paolo raggiunge Corinto dopo l’esperienza di Atene e il contatto, per molti versi problematico con la cultura greca. Corinto è una città ricca di commerci, politicamente e amministrativamente rilevante (è sede del governatore romano) è sede di una vita dissoluta: “Vivere alla corinzia” = vita licenziosa), dire “ragazza di Corinto” voleva dire prostituta; a Corinto su 600.000 abitanti 400.000 sono schiavi.
Paolo a Corinto lavora, entrando nel quartiere e nella corporazione dei tessitori, in casa di Aquila e Priscilla.
Il  lavoro è un dato importante: Paolo ha sempre riconosciuto il diritto dei missionari al loro sostentamento.

1 Cor 9,11:“Se noi abbiamo seminato in voi le cose spirituali, è forse gran cosa raccogliere beni materiali? Se gli altri hanno tale diritto su di voi, non l’avremo noi di più?”;

Paolo vuol lavorare con le sue mani per non essere d’intralcio al Vangelo:
1 Cor 9,13: “Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non creare intralcio al vangelo di Cristo”.

1 Cor 4,12: “Ci affatichiamo lavorando con le nostre mani”.
Per non essere di peso ad alcuno:

2 Cor 9b: “In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò per l’avvenire”

e per dare prova di disinteresse

1 Cor 9,18: “Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo”.

Così tutti dobbiamo lavorare per sovvenire alle proprie necessità

1 Tes 3,10: “Se qualcuno non vuole lavorare, non mangi!”

e a quella degli altri

Atti 20,35: “In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si debbano soccorrere i deboli, ricordandovi della parola del Signore Gesù che ha detto: ‘Vi è più gioia nel dare che nel ricevere’”.

Il lavoro di Paolo consente di cogliere la sua passione per il Vangelo, per non porvi intralcio, perché sia annunciato, perché la Parola non sia incatenata. È una prova di credibilità per il Vangelo. Paolo dirà ai Romani che non si vergogna dal Vangelo, e lo dimostra al punto di superare il suo diritto al mantenimento…

Aquila e Priscilla

A Corinto Paolo è accolto in una famiglia della quale si nominano sempre insieme i coniugi: Aquila e Priscilla ( o Prisca) Serve a tutti riflettere su di loro: agli sposi per individuare i tratti del ministero vissuto in coppia; ai preti per cogliere che gli sposi non sono solo  i destinatari del nostro annuncio, ma nello stesso tempo possono essere  cooperatori ( sun – ergoi) nell’annuncio del vangelo, cioè partecipi  del “disegno” di evangelizzazione dell’apostolo e non semplicemente dei personaggi subordinati e relegati a un ruolo di contorno.
 
La fisionomia di questa coppia:
Vengono da Roma, allontanati per decreto di Claudio. Il provvedimento venne preso a seguito di tensioni verificatesi nel quartiere ebreo (Trastevere) dove vivono molti ebrei (forse 50.000 ). Il motivo delle tensioni può essere l’annuncio del Vangelo e l’allontanamento della coppia farebbe pensare a un loro ruolo attivo anche a Roma. Cosa probabile dato il loro comportamento.
Accolgono, aiutano e rincuorano Paolo e viaggiano con lui (Atti 18).
Ascoltano Apollo e lo catechizzano accogliendolo, forse, nella loro comunità domestica. Qui il testo menziona prima Priscilla quasi ad indicare un suo intervento. La loro casa diventa il luogo dell’approfondimento e  della comprensione della fede, da parte di un grande evangelizzatore. Il seminario di Apollo è stata una  casa!

Apollo

È colto, versato nelle Scritture, sa parlare. Viene da Alessandria, ambiente raffinato. Ha però  bisogno di “formarsi”, manca di una formazione completa. Da battitore libero, diventa annunciatore. L’operato di Prisca e Aquila concorre alla  formazione di questo apostolo che San Paolo apprezza e stima. Lo considera, infatti,  quasi suo eguale, nella convinzione che l’azione degli apostoli è sostenuta dall’azione 1 Cor 3,5-8
“Ma che cosa è mai Apollo? che cosa è mai Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato Paolo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere…
Non c’è differenza fra chi pianta e chi irriga, a ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. »
Il ministero di Aquila e Priscilla  è delicato e importante: ospitano la chiesa, rischiano e faticano per essa: San Paolo spesso li ricorda nelle sue lettere:                    
“Vi salutano molto nel Signore Aquila e Priscilla, con la comunità che si raduna nella loro casa”. 1Cor 16,19
 “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, per salvarmi la vita essi          hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutta la chiesa dei Gentili, salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa”. Rm 16,3
—————————-
 Il cap. 18 rappresenta negli Atti alcune grosse novità:

 La rilevanza di due grosse comunità:
Corinto
Efeso

 L’incontro con l’autorità romana (Gallione) e il riconoscimento che il Cristianesimo non contraddice la legge dello stato.

 Un nuovo modo di  procedere nell’annuncio: non più nella sinagoga, ma in un locale “laico” per avere contatti con i pagani.

 Infine il contatto con altri evangelizzatori:
Aquila e Priscilla
Apollo
Proprio su questi personaggi oltre che su Paolo concentriamo la nostra attenzione sia nella comprensione del brano (I°), che sulla sua meditazione (II°).
Corinto è una città ricca di commerci, politicamente e amministrativamente rilevante (è sede del governatore romano) è sede di una vita dissoluta: “Vivere alla corinzia” = vite licenziosa, dire “ragazza di Corinto” voleva dire prostituta; a Corinto su 600.000 abitanti 400.000 sono schiavi.
Paolo vi giunge dopo lo smacco di Atene, segnato dal contatto con la sapienza greca.
Paolo a Corinto lavora, entrando nel quartiere e nella corporazione dei tessitori, in casa di Aquila e Priscilla.
Il  LAVORO è un dato importante: Paolo ha sempre riconosciuto il diritto dei missionari al loro sostentamento.

1 Cor 9,11:“Se noi abbiamo seminato in voi le cose spirituali, è forse gran cosa raccogliere beni materiali? Se gli altri hanno tale diritto su di voi, non l’avremo noi di più?”;
Paolo vuol lavorare con le sue mani per non essere d’intralcio al Vangelo:
1 Cor 9,13: “Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non creare intralcio al vangelo di Cristo”.
1 Cor 4,12: “Ci affatichiamo lavorando con le nostre mani”.
Per non essere di peso ad alcuno:
2 Cor 9b: “In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò per l’avvenire”
e per dare prova di disinteresse
1 Cor 9,18: “Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo”.
Così tutti dobbiamo lavorare per sovvenire alle proprie necessità
1 Tes 3,10: “Se qualcuno non vuole lavorare, non mangi!”
e a quella degli altri

Atti 20,35: “In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si debbano soccorrere i deboli, ricordandovi della parola del Signore Gesù che ha detto: ‘Vi è più gioia nel dare che nel ricevere’”.
Il LAVORO di Paolo consente di cogliere la sua passione per il Vangelo, per non porvi intralcio, perché sia annunciato, perché la Parola non sia incatenata. È una prova di credibilità per il Vangelo.
Paolo dirà ai Romani che non si vergogna dal Vangelo, e lo dimostra al punto di superare il suo diritto al mantenimento…
Paolo è reduce dal fallimento di Atene
si scontra con la sinagoga
cerca vie nuove per l’annuncio
Proprio qui è confermato dalla potenza divina
Il voto di Paolo a Cenere.
Paolo uomo del suo tempo:
giudeo osservante, ma rapito da Cristo.
2 – Aquila e Priscilla
Anche per noi preti è importante riflettere su questi sposi: abbiamo davanti i destinatari del nostro annuncio e nello stesso tempo dei cooperatori del Vangelo.
Vengono da Roma, allontanati per decreto di Claudio. Il provvedimento venne preso a seguito di tensioni verificatesi nel quartiere ebreo (Trastevere) dove vivono molti ebrei (50.000 ± ). Il motivo delle tensioni può essere l’annuncio del Vangelo e l’allontanamento della coppia farebbe pensare a un loro ruolo attivo anche a Roma. Cosa probabile dato il loro comportamento.
Accolgono, aiutano e rincuorano Paolo e viaggiano con lui (Atti 18).
Ascoltano Apollo e lo catechizzano accogliendolo, forse, nella loro comunità domestica. Qui il testo menziona prima Priscilla quasi ad indicare un suo intervento.
“Vi salutano molto nel Signore Aquila e Priscilla, con la comunità che si raduna nella loro casa” 1Cor 16,19.
Nella loro casa ospitano la Chiesa riunita…
Rm 16,3: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutta la chiesa dei Gentili, salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa”. Hanno un merito verso tutta la Chiesa…Accanto alla figura di Paolo c’è una coppia di sposi, nominata sempre insieme e con il nome della donna prima, a volte. Il loro servizio è a favore della chiesa, ed anche di Paolo.

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