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SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO – 26 LUGLIO

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SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO – 26 LUGLIO

Secondo un’antica tradizione che risale al II secolo, ebbero questo nome i genitori della beata Vergine Maria. È il protovangelo di Giacomo, a darne i nomi. Il culto di sant’Anna esisteva in oriente già nel secolo VI e si diffuse in occidente nel secolo X. Più recente è il culto di san Gioacchino.

Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo
Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi é debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia é nato per noi un bimbo, ci é stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino é Dio.
O Gioacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Gioacchino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.
O vergine bellissima e dolcissima! O figlia di Adamo e Madre di Dio. Beato il seno, che ti ha dato la vita! Beate le braccia che ti strinsero e le labbra che ti impressero casti baci, quelle dei tuoi soli genitori, cosicché tu conservassi in tutto la verginità! «Acclami al Signore tutta le terra, gridate, esultate con canti di gioia» (Sal 97, 4). Alzate la vostra voce, gridate, non temete.

Natività di Maria
santa genitrice di Dio e gloriosissima madre di Gesù Cristo.
Così come viene narrata nei Vangeli “apocrifi”:
Protovangelo di Giacomo
Con integrazioni, in corsivo, dal cosiddetto Evangelo dello Pseudo-Matteo
[1, 1] Secondo le storie delle dodici tribù di Israele c’era un certo Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo: « Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale espiazione in mio favore ».
[2] Mentre egli così agiva, il Signore gli moltiplicava i greggi, sicché nel popolo d’Israele non c’ era uomo come lui. AvevaGiotto – Il bacio di Anna e Gioacchino iniziato a comportarsi così dall’età di quindici anni. A vent’anni, prese in moglie Anna, figlia di Achar della sua tribù, cioè della tribù di Giuda, della stirpe di Davide. Ma pur avendo convissuto con lei per vent’anni, da lei non ebbe figli, né figlie.
[2] Giunse il gran giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le loro offerte. Davanti a lui si presentò Ruben, affermando: « Non tocca a te offrire per primo le tue offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza ». [3] Gioacchino ne restò fortemente rattristato e andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo: « Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele per vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in Israele ». Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca Abramo al quale, nell’ultimo suo giorno, Dio aveva dato un figlio, Isacco.
[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: « Non scenderò né per cibo, né per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda ».
[2, 1] Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: « Piangerò la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità ». [2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: « Fino a quando avvilisci tu l’anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un’impronta regale ». [3] Ma Anna rispose: « Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un maligno che te l’ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato ». Replicò Giuditta: « Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele? ». Anna si afflisse molto. [4] Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l’ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco ».
[3, 1] Guardando fisso verso il cielo, vide, nell’alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una lamentazione, dicendo: « Ahimè! chi mi ha generato? qual ventre mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del Signore. [2] Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? [3] Non somiglio a queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore ».
[4, 1] Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: « Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza ». GIOTTO di Bondone (1267-1337)- Annunciazione a Sant’Anna – Cappella Scrovegni, Padova
Ciò detto, si allontanò dai suoi occhi. Tremante e timorosa per aver visto questa visione e udito il discorso, entrò in camera, si gettò sul letto mezza morta e rimase giorno e notte in gran timore e in preghiera.
Anna rispose: « (Com’è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l’offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita ». [2] Ed ecco che vennero due angeli per dirle: « Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti ». Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: « Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui.
Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre ».
« Io sono un angelo di Dio e oggi sono apparso a tua moglie piangente e orante, e l’ho consolata; sappi che dal tuo seme concepì una figlia e tu l’hai lasciata ignorandola. Questa starà nel tempio di Dio; su di lei riposerà lo Spirito santo; la sua beatitudine sarà superiore a quella di tutte le donne sante; nessuno potrà dire che prima di lei ce ne sia stata un’altra uguale: e in questo mondo, dopo di lei un’altra non ci sarà. Discendi perciò dai monti, ritorna dalla tua sposa e troverai che è in stato interessante. Dio infatti ha suscitato in lei un seme, del quale devi ringraziarlo. Il suo seme sarà benedetto, e lei stessa sarà benedetta e sarà costituita madre di una benedizione eterna ».
[3] Dopo avere adorato l’angelo, Gioacchino gli disse: « Se ho trovato grazia davanti a te, siediti un po’ nella mia tenda e benedici il tuo servo ». L’angelo gli rispose: « Non dirti servo, ma conservo; siamo infatti servi di uno stesso Signore. Ma il mio cibo è invisibile e la mia bevanda non può essere vista da alcun mortale. Perciò non mi devi pregare di entrare nella tua tenda. Se hai intenzione di darmi qualcosa, offrila in olocausto al Signore ».
Gioacchino prese allora un agnello immacolato e disse all’angelo: « Non avrei osato offrire un olocausto al Signore se il tuo ordine non mi avesse dato il potere sacerdotale per offrirlo ». L’angelo gli rispose: « Non ti avrei invitato ad offrire, se non avessi conosciuto la volontà del Signore ». Mentre Gioacchino offriva il sacrificio a Dio, salirono in cielo sia l’angelo sia il profumo del sacrificio.
[3] Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi pastori, dicendo: « Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo ». [4] Ed ecco che Gioacchino giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: « Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre ». Il primo giorno Gioacchino si riposò in casa sua.
[5, 1] Il giorno seguente presentò le sue offerte, dicendo tra sé: « Se il Signore Iddio mi è propizio, me lo indicherà la lamina del sacerdote ». Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote. Quando questi salì sull’altare del Signore, Gioacchino non scorse in sé peccato alcuno, ed esclamò: « Ora so che il Signore mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati ». Scese dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua. [2] Si compirono intanto i mesi di lei. Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: « Che cosa ho partorito? ». Questa rispose: « Una bambina ». « In questo giorno », disse Anna, « è stata magnificata l’anima mia », e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le impose il nome Maria.
[6, 1] La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l’età di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la riprese, dicendo: « (Com’è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore ». Così, nella camera sua fece un santuario e attraverso le sue mani non lasciava passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei. [2] Quando la bambina compì l’anno, Gioacchino fece un gran convito: invitò i sacerdoti, gli scribi, il consiglio degli anziani e tutto il popolo di Israele. Gioacchino presentò allora la bambina ai sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedici questa bambina e dà a lei un nome rinomato in eterno in tutte le generazioni ». E tutto il popolo esclamò: « Così sia, così sia! Amen ». La presentò anche ai sommi sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio delle sublimità, guarda questa bambina e benedicila con l’ultima benedizione, quella che non ha altre dopo di sé ». [3] Poi la madre la portò via nel santuario della sua camera, e le diede la poppa. Anna innalzò quindi un cantico al Signore Iddio, dicendo: « Canterò un cantico al Signore, Dio mio, poiché mi ha visitato e ha tolto da me quello che per i miei nemici era un obbrobrio: il Signore, infatti, mi ha dato un frutto di giustizia, unico e molteplice dinanzi a lui. Chi mai annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta? Ascoltate, ascoltate, voi, dodici tribù di Israele: Anna allatta! ». La pose a giacere nel santuario della sua camera e uscì per servire loro a tavola. Terminato il banchetto, se ne partirono pieni di allegria, glorificando il Dio di Israele. Educazione di Maria – Tiepolo
[7, 1] Per la bambina passavano intanto i mesi. Giunta che fu l’età di due anni, Gioacchino disse a Anna: « Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita ». Anna rispose: « Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre ». Gioacchino rispose: « Aspettiamo ». [2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: « Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore ». Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Maria salì velocemente i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro né – come suole fare l’infanzia – darsi pensiero dei genitori. Perciò i genitori si affrettarono entrambi stupiti, e cercarono la bambina fino a quando la trovarono nel tempio. Anche i pontefici del tempio si erano meravigliati.
Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: « Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell’ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione ». [3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell’altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.
[1] Maria destava l’ammirazione di tutto il popolo di Israele. All’età di tre anni, camminava con un passo così maturo, parlava in un modo così perfetto, si applicava alle lodi di Dio così assiduamente che tutti ne restavano stupiti e si meravigliavano di lei. Essa non era considerata una bambinetta, ma una persona adulta; era tanto assidua nella preghiera, che sembrava una persona di trent’anni. Il suo volto era così grazioso e splendente che a stento la si poteva guardare. Era assidua nel lavoro della lana; e nella sua tenera età, spiegava quanto donne anziane non riuscivano a capire.
[2] Si era imposta questo regolamento: dalla mattina sino all’ora terza attendeva alla preghiera; dall’ora terza alla nona si occupava nel lavoro tessile; dalla nona in poi attendeva nuovamente alla preghiera. Non desisteva dalla preghiera fino a quando non le appariva l’angelo di Dio, dalla cui mano prendeva cibo: così sempre più e sempre meglio progrediva nel servizio di Dio. Inoltre, mentre le vergini più anziane si riposavano dalle lodi divine, essa non si riposava mai, al punto che nelle lodi e nelle vigilie non c’era alcuna prima di lei, nessuna più istruita nella conoscenza della Legge, nessuna più umile nell’umiltà, più aggraziata nei canti, più perfetta in ogni virtù. Era costante, salda, immutabile e progrediva in meglio ogni giorno.
[3] Nessuno la vide adirata né l’udì maledire. Ogni suo parlare era così pieno di grazia che si capiva come sulle sue labbra c’era Dio. Assidua nella preghiera e nella meditazione della Legge, nel parlare era attenta a non mancare verso le compagne. Vigilava inoltre a non mancare in alcun modo con il riso, con il tono della bella voce, con qualche ingiuria, con alterigia verso una sua pari. Benediceva Dio senza posa, e per non desistere dalle lodi a Dio neppure nel suo saluto, quando era salutata rispondeva: « Deo gratias ». Quotidianamente si nutriva soltanto con il cibo che riceveva dalla mano dell’angelo; il cibo che le davano i pontefici lo distribuiva ai poveri. Frequentemente si vedevano gli angeli di Dio parlare con lei e obbedirle diligentemente. Se qualche malata la toccava, nello stesso istante se ne tornava a casa salva.
[8, 1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s’era voltata indietro. Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.

 

Publié dans:Santi : Anna e San Gioacchino |on 26 juillet, 2018 |Pas de commentaires »

SANTA TERESA DI LISIEUX – 1 OTTOBRE

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SANTA TERESA DI LISIEUX – 1 OTTOBRE

Biografia

Teresa Martin nacque ad Aleçon (Orne), piccolo villaggio della Normandia francese, il 2 gennaio 1873 da una famiglia borghese agiata di profonda fede cristiana, ultima di otto figli, di cui tre muoiono piccoli, perché in quel tempo la mortalità infantile non era ancora stata vinta. Tuttavia nonostante le tragedie nella famiglia Martin regna una solida fede che le acconsente di scorgere in ogni avvenimento la presenza di Dio.
Il padre Louis Martin nato il 22 Agosto a Bordeaux, era orologiaio aveva imparato il suo lavoro in Svizzera, da bambino aveva seguito suo padre nelle diverse guarnigioni (Avignone, Strasburgo) e conobbe la vita dei campi militari sino al congedo del padre successivamente si ritirarono ad Aleçon nel 1830. Louis a ventidue anni sogna una vita religiosa e si presenta come postulante al monastero del Gran San Bernardo ma non viene accettato perché non conosce il latino, tuttavia per otto anni conduce una vita quasi monastica, tutta dedita al lavoro, alla preghiera, alla lettura.
La mamma Zélie Guérin, nata il 23 Dicembre 1831 in una famiglia di origine contadina, è stata educata da un padre autoritario e da una madre molto severa, anche lei pensa alla vita religiosa, ma la sua domanda di essere accolta presso le suore dell’Hotel-Dieu d’Aleçon viene respinta ed allora si lancia nella fabbricazione del « Punto di Aleçon » apre un negozio diventa un’abile lavoratrice e avrà un pieno successo.
Appena nata Teresa conosce la sofferenza: a soli quindici giorni rischia di morire per un’enterite acuta. A due mesi Teresa supera una crisi però la madre è tuttavia costretta, su parere del medico, a separarsi dalla figlia e affidarla a una nutrice amica.
All’età di quattro anni Teresa perde la mamma, minata da un cancro al seno, tuttavia le sorelle fanno del loro meglio per crescere la piccola Teresa, nello stesso periodo si trasferiscono a Lisieux (Calvados). Ha nove anni quando sua sorella Paolina, la sua «piccola mamma», entra al Carmelo della città, Teresa cade gravemente ammalata. Nessuno sa diagnosticare la malattia. Teresa, familiari e amici pregano moltissimo. Il 13 Maggio 1883, quando ormai sembrava inevitabile la morte. Teresa vede la Vergine sorridente e immediatamente guarisce. La guarigione improvvisa e quel sorriso materno di Maria la rendono ancora più determinata a realizzare il sogno da sempre nutrito ossia consacrarsi totalmente all’Amore. Alla prima comunione (8 Maggio 1884) Teresa sperimentò di sentirsi amata « fu un bacio d’amore, mi sentivo amata, e dicevo anche: Ti amo, mi do a te per sempre ».
Successivamente anche la primogenita Maria entra nel Carmelo. A 14 anni, Teresa annuncia al padre l’intenzione di entrare al Carmelo. A 15 anni (il 9 aprile 1888) varca il cancello della clausura, dopo aver ottenuto – considerata la sua giovane età – un permesso particolare da papa Leone XIII, che incontrò il 20 novembre 1887 a Roma. Nel Carmelo era calmissima e ritrovò la pace, che non l’abbandonò più nemmeno durante la prova. La madre Gonzaga, nonostante la giovane età di Teresa la trattava con severità, tuttavia lei non se ne lamentò mai.
Frattanto le condizioni del padre precipitarono. L’arteriosclerosi devastò il papà di Teresa che fu interdetto e ricoverato per tre anni in una casa di cura. Questo fatto le procurò un terribile dolore.
Ma la prova più grande per lei non fu quella della salute, bensì la « notte » dello spirito che l’avvolse per diciotto mesi. Sperimentò questo non attraverso le frequentazioni di atei, ma nel silenzio incombente di Dio capì la condizione dell’ateo: « Dio ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento ».
La sua salute cagionevole tuttavia non resisterà a lungo al rigore della regola carmelitana e il 30 settembre 1897, all’età di 24 anni, morirà di tubercolosi, vivendo giorno per giorno le sue sofferenze in perfetta unione a Gesù Cristo morto in croce, per la salvezza degli uomini.
Questo periodo di nove anni trascorsi in una vita da religiosa, apparentemente senza rilievo, avranno una meravigliosa portata spirituale, tanto più forte se si considera che da allora molte persone semplici, grazie al suo esempio si sentono di poter imitare e raggiungere lo stesso livello di quest’anima senza pretese né complicazioni, ma tuttavia così terribilmente esigente con se stessa. Quella di Teresa è la «via d’infanzia», o «piccola via» che fa riconoscere la propria piccolezza e si abbandona con fiducia alla bontà di Dio come un bambino nelle braccia di sua madre.
Nella vita di Teresa tutto è in contrasto. Il suo linguaggio è povero e spesso infantile, ma il suo pensiero è geniale. La sua vita apparentemente senza drammi è invece una tragedia della fede. La sua esistenza si è svolta fra le quattro mura del Carmelo, eppure il suo messaggio è universale.
Teresa ha scritto molto. Ha composto tre manoscritti, uno nel 1895, «Storia di un’anima» (chiamato manoscritto A), autobiografia scritta dietro richiesta della sorella Paolina (madre Agnese) un altro nel 1897 (chiamato manoscritto B), anno in cui scrive per obbedire alla sua priora. Le sue sorelle poi hanno raccolto le sue «ultime conversazioni» dal maggio 1897 al giorno della sua morte (questo chiamato manoscritto C). Si rimane poi stupiti dal gran numero di lettere inviate alla famiglia e dalle numerose poesie che ha composto. Teresa ha sofferto molto. Le prove spirituali che ha attraversato nel corso di questa vita nascosta (notte della fede, vuoto spirituale, tentazione di miscredenza) la rendono molto vicina a quelli che dubitano e non credono.
Teresa è sconosciuta quando muore nel 1897, ma quando viene canonizzata ventotto anni più tardi, nel 1925, la fama della sua santità si è sparsa celermente nel mondo intero: Lisieux diventerà uno delle destinazioni più ricercate da grandi masse di fedeli da ogni parte del mondo. Teresa viene proclamata, nello stesso anno sempre da papa Pio XI patrono universale delle Missioni, – per le quali ella ha pregato senza posa – è patrona della Francia, come Giovanna d’Arco.
Nel 1997, centenario della sua morte, Teresa è dichiarata « Dottore della Chiesa », la terza donna che assurge al massimo della considerazione teologica in duemila anni di Cristianesimo, dopo santa Caterina da Siena e santa Teresa d’Avila.
Il santo è visto come un prototipo che polarizza le energie e indica come realizzare il Vangelo in una data epoca. S. Teresa di Lisieux è profondamente moderna perché aiuta lo spirito ed il cuore a fondere le cose della terra a quelle del cielo e intendere le cose di Dio, del suo Amore, ai comportamenti più concreti.
Nel linguaggio odierno si parla spesso di tensione, per esprimere la difficoltà che ha l’uomo a vivere coscientemente a livello spirituale. S. Teresa ci offre un equilibrio armonioso. Per questo motivo può essere facilmente presa come modello di vita spirituale.

SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO (meditazione-devozione direi)

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SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO

Dai loro frutti li riconoscerete …. Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi.  Mt.7,16-17

I Nonni di Gesù
Sant’Anna e San Gioacchino,
rappresentano un pezzo fondamentale della storia della salvezza.
Davvero preziosa è la loro eredità,
se essa è costituita dalla persona stessa del Verbo incarnato!
Il loro nipote è Gesù Cristo,
Dio generato nella carne umana da Maria.
Gesù dice “Dai frutti conoscerete la pianta”
Dalla santità del frutto, cioè di Maria, Immacolata fin dal concepimento,
colei che doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo,
deduciamo la santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino.

Celebrare la festa dei “nonni” di Cristo,
significa per la Chiesa prendere sul serio, fino in fondo,
l’inserzione di Dio stesso nelle generazioni umane.

***
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia),
Gioacchino in ebraico significa Dio rende forti.

Sant’Anna, madre della Beata Vergine Maria,
è patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti,
viene spesso ritratta con un mantello verde, il colore delle gemme a primavera,
perchè dal suo seno è germogliata la Speranza del mondo.

Mancando nei Vangeli ogni accenno ai genitori della Vergine,
i nomi dei genitori di Maria si conoscono dall’apocrifo
‘Protovangelo di Giacomo’ (II Sec.)
dal quale emergono due biografie dense di fede e di tenerezza.

Il Protovangelo inizia la sua narrazione con gli eventi
che cambiarono la vita di Gioacchino e Anna.
Gioacchino era un uomo molto ricco,
che faceva le sue offerte al Tempio in misura doppia,
dicendo: “Quello che do in più sia per tutto il popolo”».
Ma quest’uomo ricco e pio viveva il grande dolore di non aver avuto figli
in vent’anni di matrimonio con la sua pia sposa Anna.
Egli si ricordò del patriarca Abramo, al quale Dio,
nella vecchiaia aveva concesso un figlio, Isacco.
Profondamente afflitto Gioacchino si ritirò nel deserto per quaranta giorni:
«Non scenderò di qui né per mangiare né per bere,
finché il Signore mio Dio non mi avrà guardato benignamente,
e la preghiera sarà per me cibo e bevanda».
Anna intanto viveva un duplice dolore:
«Piangerò la mia vedovanza, e piangerò la mia sterilità»,
e implorava il Signore dicendo:
«Benedicimi ed esaudisci la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara».
Ed ecco che l’angelo del Signore le si presentò davanti:
“Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai,
e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.
E Anna rispose: “Se io metterò al mondo un figlio lo darò come offerta al Signore
mio Dio e starà al suo servizio per tutti i giorni della sua vita”.
Gioacchino, avvertito da un angelo, ritornò a casa da sua moglie,
che appena lo vide arrivare gli si appese al collo piena d’emozione
«Ora so che il Signore Iddio mi ha grandemente benedetta».
Dopo nove mesi Anna diede alla luce una bambina, alla quale mise il nome Maria.
Quando la bambina ebbe compiuto tre anni fu portata al Tempio,
dove venne accolta dal sacerdote che, la benedisse dicendo:
«Il Signore ha glorificato il tuo nome per tutte le generazioni,
in te alla fine dei tempi il Signore manifesterà la sua redenzione
per i figli d’Israele».

Pur nella discordante letteratura apocrifa, il fondamento storico,
è probabilmente arricchito da elementi secondari,
copiati dalla vicenda della madre di Samuele.

La tradizione cristiana ha comunque, accolto e venerato
Gioacchino e Anna come i genitori della Vergine.
Il culto di Gioacchino e di Anna è molto antico,
si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente
Il culto di Sant’Anna è documentato in Oriente nel VI Sec.,
in Occidente nel X Sec.,
quello di San Gioacchino nel XIV Sec.
La Chiesa li festeggia il 26 Luglio.

26 LUGLIO: SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO (mf)

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26 LUGLIO: SANT’ANNA E SAN GIOACCHINO (mf)

Secondo un’antica tradizione che risale al II secolo, ebbero questo nome i genitori della beata Vergine Maria. È il protovangelo di Giacomo, a darne i nomi. Il culto di sant’Anna esisteva in oriente già nel secolo VI e si diffuse in occidente nel secolo X. Più recente è il culto di san Gioacchino.

Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo
Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17).  O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi é debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia é nato per noi un bimbo, ci é stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino é Dio.
O Giacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Giachino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.
O vergine bellissima e dolcissima! O figlia di Adamo e Madre di Dio. Beato il seno, che ti ha dato la vita! Beate le braccia che ti strinsero e le labbra che ti impressero casti baci, quelle dei tuoi soli genitori, cosicché tu conservassi in tutto la verginità! «Acclami al Signore tutta le terra, gridate, esultate con canti di gioia» (Sal 97, 4). Alzate la vostra voce, gridate, non temete.

NATIVITÀ DI MARIA
SANTA GENITRICE DI DIO E GLORIOSISSIMA MADRE DI GESÙ CRISTO.

COSÌ COME VIENE NARRATA NEI VANGELI “APOCRIFI”:
PROTOVANGELO DI GIACOMO
CON INTEGRAZIONI DAL COSIDDETTO EVANGELO DELLO PSEUDO-MATTEO

[1, 1] Secondo le storie delle dodici tribù di Israele c’era un certo Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo: « Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale espiazione in mio favore ».
[2] Mentre egli così agiva, il Signore gli moltiplicava i greggi, sicché nel popolo d’Israele non c’ era uomo come lui. AvevaGiotto – Il bacio di Anna e Gioacchino iniziato a comportarsi così dall’età di quindici anni. A vent’anni, prese in moglie Anna, figlia di Achar della sua tribù, cioè della tribù di Giuda, della stirpe di Davide. Ma pur avendo convissuto con lei per vent’anni, da lei non ebbe figli, né figlie.
[2] Giunse il gran giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le loro offerte. Davanti a lui si presentò Ruben, affermando: « Non tocca a te offrire per primo le tue offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza ». [3] Gioacchino ne restò fortemente rattristato e andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo: « Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele per vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in Israele ». Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca Abramo al quale, nell’ultimo suo giorno, Dio aveva dato un figlio, Isacco.
[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: « Non scenderò né per cibo, né per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda ».
[2, 1] Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: « Piangerò la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità ». [2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: « Fino a quando avvilisci tu l’anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un’impronta regale ». [3] Ma Anna rispose: « Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un maligno che te l’ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato ». Replicò Giuditta: « Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele? ». Anna si afflisse molto. [4] Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l’ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco ».
[3, 1] Guardando fisso verso il cielo, vide, nell’alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una lamentazione, dicendo: « Ahimè! chi mi ha generato? qual ventre mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del Signore. [2] Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? [3] Non somiglio a queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore ».
[4, 1] Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: « Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza ». GIOTTO di Bondone (1267-1337)- Annunciazione a Sant’Anna – Cappella Scrovegni, Padova
Ciò detto, si allontanò dai suoi occhi. Tremante e timorosa per aver visto questa visione e udito il discorso, entrò in camera, si gettò sul letto mezza morta e rimase giorno e notte in gran timore e in preghiera.
Anna rispose: « (Com’è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l’offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita ». [2] Ed ecco che vennero due angeli per dirle: « Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti ». Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: « Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui.
Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre ».
« Io sono un angelo di Dio e oggi sono apparso a tua moglie piangente e orante, e l’ho consolata; sappi che dal tuo seme concepì una figlia e tu l’hai lasciata ignorandola. Questa starà nel tempio di Dio; su di lei riposerà lo Spirito santo; la sua beatitudine sarà superiore a quella di tutte le donne sante; nessuno potrà dire che prima di lei ce ne sia stata un’altra uguale: e in questo mondo, dopo di lei un’altra non ci sarà. Discendi perciò dai monti, ritorna dalla tua sposa e troverai che è in stato interessante. Dio infatti ha suscitato in lei un seme, del quale devi ringraziarlo. Il suo seme sarà benedetto, e lei stessa sarà benedetta e sarà costituita madre di una benedizione eterna ».
[3] Dopo avere adorato l’angelo, Gioacchino gli disse: « Se ho trovato grazia davanti a te, siediti un po’ nella mia tenda e benedici il tuo servo ». L’angelo gli rispose: « Non dirti servo, ma conservo; siamo infatti servi di uno stesso Signore. Ma il mio cibo è invisibile e la mia bevanda non può essere vista da alcun mortale. Perciò non mi devi pregare di entrare nella tua tenda. Se hai intenzione di darmi qualcosa, offrila in olocausto al Signore ».
Gioacchino prese allora un agnello immacolato e disse all’angelo: « Non avrei osato offrire un olocausto al Signore se il tuo ordine non mi avesse dato il potere sacerdotale per offrirlo ». L’angelo gli rispose: « Non ti avrei invitato ad offrire, se non avessi conosciuto la volontà del Signore ». Mentre Gioacchino offriva il sacrificio a Dio, salirono in cielo sia l’angelo sia il profumo del sacrificio.
 [3] Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi pastori, dicendo: « Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo ». [4] Ed ecco che Gioacchino giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: « Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre ». Il primo giorno Gioacchino si riposò in casa sua.
[5, 1] Il giorno seguente presentò le sue offerte, dicendo tra sé: « Se il Signore Iddio mi è propizio, me lo indicherà la lamina del sacerdote ». Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote. Quando questi salì sull’altare del Signore, Gioacchino non scorse in sé peccato alcuno, ed esclamò: « Ora so che il Signore mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati ». Scese dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua. [2] Si compirono intanto i mesi di lei. Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: « Che cosa ho partorito? ». Questa rispose: « Una bambina ». « In questo giorno », disse Anna, « è stata magnificata l’anima mia », e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le impose il nome Maria.
[6, 1] La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l’età di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la riprese, dicendo: « (Com’è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore ». Così, nella camera sua fece un santuario e attraverso le sue mani non lasciava passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei. [2] Quando la bambina compì l’anno, Gioacchino fece un gran convito: invitò i sacerdoti, gli scribi, il consiglio degli anziani e tutto il popolo di Israele. Gioacchino presentò allora la bambina ai sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedici questa bambina e dà a lei un nome rinomato in eterno in tutte le generazioni ». E tutto il popolo esclamò: « Così sia, così sia! Amen ». La presentò anche ai sommi sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio delle sublimità, guarda questa bambina e benedicila con l’ultima benedizione, quella che non ha altre dopo di sé ». [3] Poi la madre la portò via nel santuario della sua camera, e le diede la poppa. Anna innalzò quindi un cantico al Signore Iddio, dicendo: « Canterò un cantico al Signore, Dio mio, poiché mi ha visitato e ha tolto da me quello che per i miei nemici era un obbrobrio: il Signore, infatti, mi ha dato un frutto di giustizia, unico e molteplice dinanzi a lui. Chi mai annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta? Ascoltate, ascoltate, voi, dodici tribù di Israele: Anna allatta! ». La pose a giacere nel santuario della sua camera e uscì per servire loro a tavola. Terminato il banchetto, se ne partirono pieni di allegria, glorificando il Dio di Israele. Educazione di Maria – Tiepolo
[7, 1] Per la bambina passavano intanto i mesi. Giunta che fu l’età di due anni, Gioacchino disse a Anna: « Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita ». Anna rispose: « Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre ». Gioacchino rispose: « Aspettiamo ». [2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: « Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore ». Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Maria salì velocemente i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro né – come suole fare l’infanzia – darsi pensiero dei genitori. Perciò i genitori si affrettarono entrambi stupiti, e cercarono la bambina fino a quando la trovarono nel tempio. Anche i pontefici del tempio si erano meravigliati.
Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: « Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell’ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione ». [3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell’altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.
[1] Maria destava l’ammirazione di tutto il popolo di Israele. All’età di tre anni, camminava con un passo così maturo, parlava in un modo così perfetto, si applicava alle lodi di Dio così assiduamente che tutti ne restavano stupiti e si meravigliavano di lei. Essa non era considerata una bambinetta, ma una persona adulta; era tanto assidua nella preghiera, che sembrava una persona di trent’anni. Il suo volto era così grazioso e splendente che a stento la si poteva guardare. Era assidua nel lavoro della lana; e nella sua tenera età, spiegava quanto donne anziane non riuscivano a capire.
[2] Si era imposta questo regolamento: dalla mattina sino all’ora terza attendeva alla preghiera; dall’ora terza alla nona si occupava nel lavoro tessile; dalla nona in poi attendeva nuovamente alla preghiera. Non desisteva dalla preghiera fino a quando non le appariva l’angelo di Dio, dalla cui mano prendeva cibo: così sempre più e sempre meglio progrediva nel servizio di Dio. Inoltre, mentre le vergini più anziane si riposavano dalle lodi divine, essa non si riposava mai, al punto che nelle lodi e nelle vigilie non c’era alcuna prima di lei, nessuna più istruita nella conoscenza della Legge, nessuna più umile nell’umiltà, più aggraziata nei canti, più perfetta in ogni virtù. Era costante, salda, immutabile e progrediva in meglio ogni giorno.
[3] Nessuno la vide adirata né l’udì maledire. Ogni suo parlare era così pieno di grazia che si capiva come sulle sue labbra c’era Dio. Assidua nella preghiera e nella meditazione della Legge, nel parlare era attenta a non mancare verso le compagne. Vigilava inoltre a non mancare in alcun modo con il riso, con il tono della bella voce, con qualche ingiuria, con alterigia verso una sua pari. Benediceva Dio senza posa, e per non desistere dalle lodi a Dio neppure nel suo saluto, quando era salutata rispondeva: « Deo gratias ». Quotidianamente si nutriva soltanto con il cibo che riceveva dalla mano dell’angelo; il cibo che le davano i pontefici lo distribuiva ai poveri. Frequentemente si vedevano gli angeli di Dio parlare con lei e obbedirle diligentemente. Se qualche malata la toccava, nello stesso istante se ne tornava a casa salva.
[8, 1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s’era voltata indietro. Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.

Publié dans:Santi : Anna e San Gioacchino |on 26 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

Brevi note sulla festa dei Santi Gioacchino e Anna

http://www.zenit.org/article-31885?l=italian

CUSTODIA DELLA VITA, TRA ATTUALITÀ E TRADIZIONE

Brevi note sulla festa dei Santi Gioacchino e Anna

di P. Mario Piatti icms,

direttore del mensile “Maria di Fatima”

Roma, giovedì, 26 luglio 2012 (ZENIT.org).- In mezzo alla quotidiana selva di notizie, quasi mai rassicuranti, che la cronaca purtroppo ci elargisce generosamente e con scrupolosa dovizia di particolari, la liturgia sa ricondurci, con soprannaturale sapienza, alla verità più profonda dell’Uomo, aiutandoci a riflettere su ciò che realmente vale, al di  là dei fatti e dei misfatti del giorno corrente.
Una ulteriore preziosa occasione ci è provvidenzialmente offerta dalla “memoria” dei Santi Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria. Conosciamo, della loro vita, quanto ci hanno tramandato i Vangeli apocrifi, in particolare il Protovangelo di Giacomo (sec. II), che ci informa anche sui loro nomi, ormai entrati a pieno diritto nei nostri Calendari liturgici. Anzitutto, occorre segnalare il crescente interesse per quei testi della primitiva letteratura cristiana: pur non essendo “canonici” –anzi, a volte puramente fantasiosi- tuttavia forniscono notizie sempre degne di attenzione, trasmettendoci anche significative indicazioni, relative in special modo agli ultimi “dogmi mariani”, alla cui solenne promulgazione hanno –direttamente o indirettamente- contribuito.
La odierna Liturgia ci permette, inoltre, di riconsiderare la attualità e la consistenza –umana e spirituale- di personaggi che sembrano a volte sepolti nel passato, giudicati degni al massimo di qualche indagine filologica, destinata ai soli esperti: la santità, invece, è una parola sempre vera e contemporanea ad ogni epoca, capace di favorire ancora l’adesione del cuore e della volontà al Signore. È il valore inesauribile di una Tradizione, non soltanto affidata a codici e a pergamene, ma consegnata alla Chiesa –e a ciascuno di noi- di generazione in generazione, attraverso la vita concreta, le scelte, il sacrificio e la Fede di chi ci ha preceduti.
Nella devozione popolare Gioacchino e Anna sono stati accolti, con crescente affetto e con sincera “simpatia”, dal cuore dei fedeli, che hanno loro attribuito il “patronato” su un ampio ventaglio di iniziative e di attività umane. Sant’Anna, tra le tante altre prerogative, è stata in particolare associata alle madri di famiglia, alle mamme in attesa, alle partorienti, alle vedove, ed è invocata nel caso di parti difficili e contro la sterilità.
Il valore della maternità, dono infinito di amore e rinnovata conferma della fedeltà di Dio ai suoi impegni con l’Uomo, non può mai rappresentare una minaccia, quasi un ostacolo posto alla nostra libertà, ai nostri progetti e alle nostre aspettative; né, d’altra parte, può ritenersi una legittima pretesa, da ottenere a qualunque costo e a qualunque prezzo, addirittura sacrificando tante altre vite umane, come accade invece con la fecondazione artificiale, omologa o eterologa che sia.
La venerazione verso Sant’Anna –congiunta allo sposo Gioacchino- ci conduce inevitabilmente a rimettere al centro il miracolo della Vita, originata dall’Amore eterno di Dio e affidata alla custodia premurosa del nostro cuore. A Sant’Anna, da secoli, ricorrono appunto le madri “in attesa”, le coppie che chiedono la grazia di un figlio, le mamme avanzate in età, ma ancora preoccupate per il bene e per la salute –fisica e spirituale- dei loro figli.
Uno degli antidoti più efficaci, contro la devastante e distruttiva mentalità del nostro tempo, è indubbiamente la conoscenza. Chi conosce, ama, perché intuisce e rispetta la bellezza e la indicibile preziosità celata dietro la visibilità delle cose; chi conosce, libero da pregiudizi, sa interrogarsi sulle segrete dinamiche nascoste nel mistero della realtà che ci circonda e, in particolare, sul miracolo stesso della Vita. Fin dai primi istanti, la nuova creatura intesse un complesso e articolato colloquio vitale con la madre: i primi giorni, successivi alla fecondazione, sono in questo senso determinanti per lo sviluppo, equilibrato e corretto, del figlio: questo lo riconosce e lo insegna la Scienza, quando non è inquinata dai tanti preconcetti ideologici, che offuscano e ottenebrano l’intelligenza.
In questo iniziale dialogo, serrato e dolcissimo, tra la madre e il figlio, che vive nel seno materno il suo primo decisivo ingresso nel mondo, è posta in luce tutta la forza e la fragranza di quell’originario affidamento, che implica il bene di due persone, legandole nel sacro vincolo dell’Amore.
Nella mai sufficientemente meditata Mulieris Dignitatem (n. 30) il beato Giovanni Paolo II scriveva: “La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna – proprio a motivo della sua femminilità – ed esso decide in particolare della sua vocazione”.
Sant’Anna ha chiesto, con il suo sposo, la grazia di essere madre: Dio l’ha concessa, al di là di ogni suo desiderio, affidandole addirittura l’Immacolata, la Theotokos, e disponendo la loro famiglia ad accogliere suo Figlio, l’eterno Verbo, la Sapienza increata.
Proteggano ancora, i santi genitori della Vergine, le madri in attesa e le aiutino nella loro insostituibile vocazione; benedicano le coppie sterili, perché ritrovino nella volontà di Dio non solo conforto e rassegnazione, ma anche una ragione positiva della loro condizione, mai di inferiorità, ma di autentica ed efficace missione, nella Chiesa e nel mondo.
Affidiamo a Gioacchino e Anna anche le mamme che hanno sbagliato, non accogliendo -forse per paura, per ignoranza o per puro e semplice egoismo- il dono che stava fiorendo nel loro grembo. Solo Dio conosce e giudica i cuori: a noi spetta il compito di servire sempre la Verità e di intercedere -pur con i nostri limiti e con le nostre fragilità- per chi ha peccato, anche gravemente, sostenendo i nostri fratelli con la preghiera, con l’esempio e con la carità.

Publié dans:Santi, Santi : Anna e San Gioacchino |on 27 juillet, 2012 |Pas de commentaires »

Sant’Anna e San Gioacchino (26 luglio m)

http://www.ora-et-labora.net/annagioacchino.html

Sant’Anna e San Gioacchino (26 luglio m)

Secondo un’antica tradizione che risale al II secolo, ebbero questo nome i genitori della beata Vergine Maria. È il protovangelo di Giacomo, a darne i nomi. Il culto di sant’Anna esisteva in oriente già nel secolo VI e si diffuse in occidente nel secolo X. Più recente è il culto di san Gioacchino.

Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo
Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi é debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia é nato per noi un bimbo, ci é stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino é Dio.
O Giacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Giachino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.
O vergine bellissima e dolcissima! O figlia di Adamo e Madre di Dio. Beato il seno, che ti ha dato la vita! Beate le braccia che ti strinsero e le labbra che ti impressero casti baci, quelle dei tuoi soli genitori, cosicché tu conservassi in tutto la verginità! «Acclami al Signore tutta le terra, gridate, esultate con canti di gioia» (Sal 97, 4). Alzate la vostra voce, gridate, non temete.

Natività di Maria
santa genitrice di Dio e gloriosissima madre di Gesù Cristo.

Così come viene narrata nei Vangeli “apocrifi”:
Protovangelo di Giacomo
Con integrazioni dal cosiddetto Evangelo dello Pseudo-Matteo

[1, 1] Secondo le storie delle dodici tribù di Israele c’era un certo Gioacchino, uomo estremamente ricco. Le sue offerte le faceva doppie, dicendo: « Quanto per me è superfluo, sarà per tutto il popolo, e quanto è dovuto per la remissione dei miei peccati, sarà per il Signore, quale espiazione in mio favore ».
[2] Mentre egli così agiva, il Signore gli moltiplicava i greggi, sicché nel popolo d’Israele non c’ era uomo come lui. Aveva iniziato a comportarsi così dall’età di quindici anni. A vent’anni, prese in moglie Anna, figlia di Achar della sua tribù, cioè della tribù di Giuda, della stirpe di Davide. Ma pur avendo convissuto con lei per vent’anni, da lei non ebbe figli, né figlie.
[2] Giunse il gran giorno del Signore e i figli di Israele offrivano le loro offerte. Davanti a lui si presentò Ruben, affermando: « Non tocca a te offrire per primo le tue offerte, poiché in Israele non hai avuto alcuna discendenza ». [3] Gioacchino ne restò fortemente rattristato e andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo: « Voglio consultare i registri delle dodici tribù di Israele per vedere se sono io solo che non ho avuto posterità in Israele ». Cercò, e trovò che, in Israele, tutti i giusti avevano avuto posterità. Si ricordò allora del patriarca Abramo al quale, nell’ultimo suo giorno, Dio aveva dato un figlio, Isacco.
[4] Gioacchino ne restò assai rattristato e non si fece più vedere da sua moglie. Si ritirò nel deserto, vi piantò la tenda e digiunò quaranta giorni e quaranta notti, dicendo tra sé: « Non scenderò né per cibo, né per bevanda, fino a quando il Signore non mi abbia visitato: la mia preghiera sarà per me cibo e bevanda ».
[2, 1] Ma sua moglie innalzava due lamentazioni e si sfogava in due pianti, dicendo: « Piangerò la mia vedovanza e piangerò la mia sterilità ». [2] Venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, sua serva le disse: « Fino a quando avvilisci tu l’anima tua; Ecco, è giunto il gran giorno del Signore e non ti è lecito essere in cordoglio. Prendi invece questa fascia per il capo che mi ha dato la signora del lavoro: a me non è lecito cingerla perché io sono serva e perché ha un’impronta regale ». [3] Ma Anna rispose: « Allontanati da me. Io non faccio queste cose. Dio mi ha umiliata molto. Forse è un maligno che te l’ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato ». Replicò Giuditta: « Quale imprecazione potrò mai mandarti affinché il Signore che ha chiuso il tuo ventre, non ti dia frutto in Israele? ». Anna si afflisse molto. [4] Si spogliò delle sue vesti di lutto, si lavò il capo, indossò le sue vesti di sposa e verso l’ora nona scese a passeggiare in giardino. Vedendo un alloro, si sedette ai suoi piedi e supplicò il Padrone, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come hai benedetto il ventre di Sara, dandole un figlio, Isacco ».
[3, 1] Guardando fisso verso il cielo, vide, nell’alloro, un nido di passeri, e compose in se stessa una lamentazione, dicendo: « Ahimè! chi mi ha generato? qual ventre mi ha partorito? Sono infatti diventata una maledizione davanti ai figli di Israele, sono stata insultata e mi hanno scacciata con scherno dal tempio del Signore. [2] Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio agli uccelli del cielo, poiché anche gli uccelli del cielo sono fecondi dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio alle bestie della terra, poiché anche le bestie della terra sono feconde dinanzi a te, Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? [3] Non somiglio a queste acque, poiché anche queste acque sono feconde dinanzi a te, o Signore. Ahimè! a chi somiglio io mai? Non somiglio certo a questa terra, poiché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni e ti benedice, o Signore ».
[4, 1] Ecco, un angelo del Signore le apparve, dicendole: « Anna, Anna! Il Signore ha esaudito la tua preghiera; tu concepirai e partorirai. Si parlerà in tutta la terra della tua discendenza ».
Ciò detto, si allontanò dai suoi occhi. Tremante e timorosa per aver visto questa visione e udito il discorso, entrò in camera, si gettò sul letto mezza morta e rimase giorno e notte in gran timore e in preghiera.
Anna rispose: « (Com’è vero che) il Signore, mio Dio, vive, se io partorirò, si tratti di maschio o di femmina, l’offrirò in voto al Signore mio Dio, e lo servirà per tutti i giorni della sua vita ». [2] Ed ecco che vennero due angeli per dirle: « Tuo marito Gioacchino sta tornando con i suoi armenti ». Un angelo del Signore era infatti disceso da lui per dirgli: « Gioacchino, Gioacchino! Il Signore ha esaudito la tua insistente preghiera. Scendi di qui.
Ecco, infatti, che Anna, tua moglie, concepirà nel suo ventre ».
« Io sono un angelo di Dio e oggi sono apparso a tua moglie piangente e orante, e l’ho consolata; sappi che dal tuo seme concepì una figlia e tu l’hai lasciata ignorandola. Questa starà nel tempio di Dio; su di lei riposerà lo Spirito santo; la sua beatitudine sarà superiore a quella di tutte le donne sante; nessuno potrà dire che prima di lei ce ne sia stata un’altra uguale: e in questo mondo, dopo di lei un’altra non ci sarà. Discendi perciò dai monti, ritorna dalla tua sposa e troverai che è in stato interessante. Dio infatti ha suscitato in lei un seme, del quale devi ringraziarlo. Il suo seme sarà benedetto, e lei stessa sarà benedetta e sarà costituita madre di una benedizione eterna ».
[3] Dopo avere adorato l’angelo, Gioacchino gli disse: « Se ho trovato grazia davanti a te, siediti un po’ nella mia tenda e benedici il tuo servo ». L’angelo gli rispose: « Non dirti servo, ma conservo; siamo infatti servi di uno stesso Signore. Ma il mio cibo è invisibile e la mia bevanda non può essere vista da alcun mortale. Perciò non mi devi pregare di entrare nella tua tenda. Se hai intenzione di darmi qualcosa, offrila in olocausto al Signore ».
Gioacchino prese allora un agnello immacolato e disse all’angelo: « Non avrei osato offrire un olocausto al Signore se il tuo ordine non mi avesse dato il potere sacerdotale per offrirlo ». L’angelo gli rispose: « Non ti avrei invitato ad offrire, se non avessi conosciuto la volontà del Signore ». Mentre Gioacchino offriva il sacrificio a Dio, salirono in cielo sia l’angelo sia il profumo del sacrificio.
[3] Gioacchino scese, e mandò a chiamare i suoi pastori, dicendo: « Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi anche dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e per il consiglio degli anziani; e anche cento capretti per tutto il popolo ». [4] Ed ecco che Gioacchino giunse con i suoi armenti. Anna se ne stava sulla porta, e vedendo venire Gioacchino, gli corse incontro e gli si appese al collo, esclamando: « Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta molto. Ecco, infatti, la vedova non più vedova, e la sterile concepirà nel ventre ». Il primo giorno Gioacchino si riposò in casa sua.
[5, 1] Il giorno seguente presentò le sue offerte, dicendo tra sé: « Se il Signore Iddio mi è propizio, me lo indicherà la lamina del sacerdote ». Nel presentare le sue offerte, Gioacchino guardò la lamina del sacerdote. Quando questi salì sull’altare del Signore, Gioacchino non scorse in sé peccato alcuno, ed esclamò: « Ora so che il Signore mi è propizio e mi ha rimesso tutti i peccati ». Scese dunque dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua. [2] Si compirono intanto i mesi di lei. Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: « Che cosa ho partorito? ». Questa rispose: « Una bambina ». « In questo giorno », disse Anna, « è stata magnificata l’anima mia », e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi la poppa alla bambina e le impose il nome Maria.
[6, 1] La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l’età di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la riprese, dicendo: « (Com’è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore ». Così, nella camera sua fece un santuario e attraverso le sue mani non lasciava passare nulla di profano e di impuro. A trastullarla chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei. [2] Quando la bambina compì l’anno, Gioacchino fece un gran convito: invitò i sacerdoti, gli scribi, il consiglio degli anziani e tutto il popolo di Israele. Gioacchino presentò allora la bambina ai sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio dei nostri padri, benedici questa bambina e dà a lei un nome rinomato in eterno in tutte le generazioni ». E tutto il popolo esclamò: « Così sia, così sia! Amen ». La presentò anche ai sommi sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: « O Dio delle sublimità, guarda questa bambina e benedicila con l’ultima benedizione, quella che non ha altre dopo di sé ». [3] Poi la madre la portò via nel santuario della sua camera, e le diede la poppa. Anna innalzò quindi un cantico al Signore Iddio, dicendo: « Canterò un cantico al Signore, Dio mio, poiché mi ha visitato e ha tolto da me quello che per i miei nemici era un obbrobrio: il Signore, infatti, mi ha dato un frutto di giustizia, unico e molteplice dinanzi a lui. Chi mai annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta? Ascoltate, ascoltate, voi, dodici tribù di Israele: Anna allatta! ». La pose a giacere nel santuario della sua camera e uscì per servire loro a tavola. Terminato il banchetto, se ne partirono pieni di allegria, glorificando il Dio di Israele.
[7, 1] Per la bambina passavano intanto i mesi. Giunta che fu l’età di due anni, Gioacchino disse a Anna: « Per mantenere la promessa fatta, conduciamola al tempio del Signore, affinché il Padrone non mandi contro di noi e la nostra offerta riesca sgradita ». Anna rispose: « Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina non cerchi poi il padre e la madre ». Gioacchino rispose: « Aspettiamo ». [2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: « Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore ». Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Maria salì velocemente i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro né – come suole fare l’infanzia – darsi pensiero dei genitori. Perciò i genitori si affrettarono entrambi stupiti, e cercarono la bambina fino a quando la trovarono nel tempio. Anche i pontefici del tempio si erano meravigliati.
Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: « Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell’ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione ». [3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell’altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.
[1] Maria destava l’ammirazione di tutto il popolo di Israele. All’età di tre anni, camminava con un passo così maturo, parlava in un modo così perfetto, si applicava alle lodi di Dio così assiduamente che tutti ne restavano stupiti e si meravigliavano di lei. Essa non era considerata una bambinetta, ma una persona adulta; era tanto assidua nella preghiera, che sembrava una persona di trent’anni. Il suo volto era così grazioso e splendente che a stento la si poteva guardare. Era assidua nel lavoro della lana; e nella sua tenera età, spiegava quanto donne anziane non riuscivano a capire.
[2] Si era imposta questo regolamento: dalla mattina sino all’ora terza attendeva alla preghiera; dall’ora terza alla nona si occupava nel lavoro tessile; dalla nona in poi attendeva nuovamente alla preghiera. Non desisteva dalla preghiera fino a quando non le appariva l’angelo di Dio, dalla cui mano prendeva cibo: così sempre più e sempre meglio progrediva nel servizio di Dio. Inoltre, mentre le vergini più anziane si riposavano dalle lodi divine, essa non si riposava mai, al punto che nelle lodi e nelle vigilie non c’era alcuna prima di lei, nessuna più istruita nella conoscenza della Legge, nessuna più umile nell’umiltà, più aggraziata nei canti, più perfetta in ogni virtù. Era costante, salda, immutabile e progrediva in meglio ogni giorno.
[3] Nessuno la vide adirata né l’udì maledire. Ogni suo parlare era così pieno di grazia che si capiva come sulle sue labbra c’era Dio. Assidua nella preghiera e nella meditazione della Legge, nel parlare era attenta a non mancare verso le compagne. Vigilava inoltre a non mancare in alcun modo con il riso, con il tono della bella voce, con qualche ingiuria, con alterigia verso una sua pari. Benediceva Dio senza posa, e per non desistere dalle lodi a Dio neppure nel suo saluto, quando era salutata rispondeva: « Deo gratias ». Quotidianamente si nutriva soltanto con il cibo che riceveva dalla mano dell’angelo; il cibo che le davano i pontefici lo distribuiva ai poveri. Frequentemente si vedevano gli angeli di Dio parlare con lei e obbedirle diligentemente. Se qualche malata la toccava, nello stesso istante se ne tornava a casa salva.
[8, 1] I suoi genitori scesero ammirati e lodarono il Padrone Iddio perché la bambina non s’era voltata indietro. Maria era allevata nel tempio del Signore come una colomba, e riceveva il vitto per mano di un angelo.

Publié dans:Santi, Santi : Anna e San Gioacchino |on 25 juillet, 2012 |Pas de commentaires »

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