Archive pour la catégorie 'San Giuseppe'

St. Joseph: Foster-father of Jesus

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St. Joseph: Foster-father of Jesus

http://airmaria.com/2009/03/23/st-joseph-foster-father-of-jesus/

Publié dans:immagini sacre, San Giuseppe |on 24 février, 2010 |Pas de commentaires »

San Giuseppe campione di Fede:

dal sito:

http://digilander.libero.it/monast/giuseppe/index.htm

San Giuseppe

Il Patriarca

San Giuseppe campione di Fede:

La vita di San Giuseppe è stata veramente travolta dalle iniziative di Dio, iniziative misteriose, iniziative al di là della possibilità di capire. San Giuseppe si è lasciato condurre perché era giusto e « giusto » è l’uomo che vive di fede.
Dove lo porta il Signore? Non lo sa, Dio non glielo dice, non gli spiega niente e lui obbedisce lo stesso. Ha sempre detto di sì con la vita, non con le parole. Non ha mai avuto questioni da sollevare, dubbi da proporre.
San Giuseppe agisce nel silenzio:

E come è fecondo questo silenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l’obbedienza di San Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e San Giuseppe fa.
« Non temere… », e lui non teme, tutti i drammi sono finiti.
« Alzati… », e lui si alza, eccolo già per strada .
« Ritorna… », ed è già di ritorno.
Questa immediatezza di San Giuseppe a tutti i cenni del Signore, ci dimostra la sua bella disposizione interiore!

San Giuseppe è l’Umile:
È stupendo questo esempio di San Giuseppe che, pur essendo capo di casa, è semplicemente a servizio, con una familiarità fatta di abbandono e di continua dedizione. San Giuseppe non misura la vita di Gesù e della Vergine sulle sue esigenze, ma mette la sua vita a servizio delle loro. Non parte per l’Egitto quando fa comodo a lui, ma quando l’interesse di Gesù lo richiede.

San Giuseppe è un uomo coerente:
San Giuseppe è un laico nel senso più pregnante della parola, laico perché non caratterizzato da nessuna funzione ufficiale: è un uomo come tutti, inserito fino in fondo nelle realtà terrene per offrirle come supporto all’Incarnazione. Il Verbo si incarna in una famiglia di cui San Giuseppe è il capo e vive nella realtà delle creature umane, nella condizione più universale, che è quella del lavoro e della povertà. San Giuseppe ci insegna come si offra al Cristo il servizio di una vita totalmente inserita nelle realtà terrene.
Il suo non è un patronato più o meno trionfalistico, ma qualcosa di più profondo, che deriva da una realtà interiore. San Giuseppe ci fa comprendere il contenuto del servizio per il Regno e ci aiuta ad essere nella storia della salvezza coloro che in Cristo credono, a Cristo obbediscono e di Lui si fidano.

Dalla iniziativa di Dio San Giuseppe si trova inserito in modo estremamente compromissivo nel mistero dell’Incarnazione del Verbo:

San Giuseppe è lo sposo di Maria
San Giuseppe sarà il padre putativo di Gesù
Porterà avanti l’Incarnazione come avvenimento storico, come fatto umano e societario.
Sarà San Giuseppe a presiedere la famiglia di Nazareth, a sostenerla con il suo lavoro, a difenderla e a proteggerla, senza fare la parte del protagonista, ma lasciando a Dio di esserlo.
San Giuseppe è il custode della più alta e sacra verginità, quella di Maria, e della immacolatezza del Figlio di Dio. E come lo è stato? Non mettendosi a dire: qui ci sono io che li difendo tutti e due, ma scomparendo.. Ha custodito la santità di Gesù e di Maria scomparendo agli sguardi di tutti, fuorché i loro.
San Giuseppe si è lasciato travolgere dal Signore e condurre per strade misteriose. Ha rinunciato a capire e ha accettato di credere, ha rinunziato a comandare e ha accettato di obbedire.
Eppure, credendo, si è lasciato condurre dal Signore e questi lo ha introdotto in un modo particolarmente intimo nel mistero dell’Incarnazione e della salvezza.

San Giuseppe, questo amabilissimo patrono della vita spirituale, ci aiuti ad essere molto presenti solo al cuore e agli occhi di Dio, e quanti più saranno a dimenticarsi di noi, tanto meglio, perché in questo nostro scomparire agli occhi di tutti e agli stessi nostri occhi, il nostro io sappia perdersi nella adorazione umile e silenziosa della infinita grandezza dell’unico Dio e Signore nostro..

Publié dans:San Giuseppe |on 24 février, 2010 |Pas de commentaires »

per la festa di San Giuseppe un bel « sussidio biblico », Mons. G.B. Bregantini

dal sito:

http://www.monfortani-missioniparrocchiali.it/download/centri%20di%20ascolto/esempio%20per%20un%20gruppo%20di%20ascolto.doc

MONS. GIANCARLO MARIA BREGANTINI
VESCOVO DI LOCRI GERACE

Esempio di sussidio per un Gruppo di Ascolto Biblico

LE MANI DI SAN GIUSEPPE

« Osservi che bella statua di san Giuseppe, dai lineamenti giovani e vivaci. Lo indico a Lei che so legato a questo santo ».
E’ un tratto di conversazione raccolto nel coro della nostra splendida cattedrale di Gerace, di fronte ad una statua settecentesca. Che vigore avevano gli artisti dell’epoca! Non un Giuseppe anziano o spento, ma un giovane dagli occhi penetranti e dalle mani callose, dal cuore grande di padre affettuoso. Le stesse caratteristiche che ritrovo in tanti papà lungo i sentieri di Calabria. Occhi neri e capelli scuri, un po’ distaccati, a tratti rudi, legati alla terra, ma affettuosi e tenerissimi se sai leggere oltre il guscio.
Ecco perché mi piace presentare San Giuseppe così: giovane, operaio, obbediente.
Non è facile parlare agli uomini, ai papà. Scrutano attentamente le tue parole per vedere se quanto dici lo dici perché « l’hai studiato » o perché « ne sei veramente convinto ». Quello che si dice loro deve essere eco di quanto si vive. Non si possono ingannare. Ecco perché bastano poche parole.
Quel silenzio cioè che ritroviamo, verginale, proprio nel falegname di Nazareth. Per questo mi piace presentarlo ai giovani e agli uomini. Era proprio come loro, con un bel progetto d’amore in testa.
Ma ecco che Dio entra nella sua vita e la sconvolge. Gli chiede l’impossibile per un uomo vero: rinunciare alla sua prerogativa di genitore per assumere il compito immenso di papà del piccolo Gesù. Papà e non genitore. Un abisso di differenza. Ma proprio per questo un modello fantastico nel ragionare con gli adulti sul loro ruolo in famiglia: bastano pochi istanti per essere genitori. Ci occorre una vita per essere papà. « Divento padre », non lo sono già. Imparo ad esserlo, nel cammino stesso dei miei figli. Spesso in silenzio e ammirazione di fronte al magico loro crescere. Quel silenzio che una notte vide fiorire proprio il bastone di Giuseppe, simbolo di una fecondità nella paternità che coinvolge i ragazzi adottati, i gesti di aiuto per un figlio non tuo, il volontariato, la paternità verginale di un prete.
E’ l’opposto, l’antidoto alla gelosia, quel tarlo che si nasconde spesso, roditore, nel cuore delle migliori intenzioni, impedendo la fioritura di mille iniziative. Quanto bene si blocca nel cuore, perché il tuo cuore è bloccato dall’invidia!
Giuseppe di Nazareth è… l’azione senza invidia, l’amore senza possesso, il dono senza calcolo. Ma non un uomo astratto, pulito, rotondo, in cravatta. Bensì un operaio scavato nella fatica, ansioso per il suo domani, incerto, dalla tuta impolverata. Ma raggiante nel cuore, perché sa che ogni lavoro è sacro, perché sacro è colui che lo compie.
Non ci sono lavori sporchi o lavori puliti. Nazareth insegna che ogni lavoro è bello, creativo, degno. E dire questo in una società, come quella attuale, specie qui al sud, è contrastare nell’intimo un modo di pensare che assegna alle apparenze il criterio di verità.
Ma è anche un grido perché ogni lavoro abbia la sua giusta mercede, perché l’apprendista non sia pagato con una borsa di spesa, perché l’edile abbia sicurezza sulle impalcature, perché il contadino trovi considerazione in paese. Il lavoro, non il posto.
Ecco chi è San Giuseppe, il falegname.
E c’è una notte nella vita di questo falegname, dove le stelle hanno guidato una angosciante fuga verso l’Egitto. In piena obbedienza si alza « di notte, prende la Sposa e il Bambino e fugge… « . Scappa come tanti profughi politici, emigra come tanti uomini del Sud verso un Nord spesso inospitale o razzista. Anche Giuseppe ha conosciuto la polizia che insegue e il cuore che ti scoppia nel petto dalla paura. Erode che opprime, schiaccia, chiede tangenti, uccide, violenta, sequestra, come la nostra triste mafia, disonore delle nostre belle colline.
I drammi di tanti paesi, di tanti papà sono qui racchiusi! Per questo Giuseppe è grande: perché protegge, difende, si schiera, sa attendere, guida. Finché « Erode muore », il male cede, il ricatto si piega, la violenza si ritorce su chi l’ha compiuta. Itinerari di fede, per questo AVVENTO che si apre con l’anno giubilare dedicato al Padre, di cui san Giuseppe è mirabile segno ed icona significativa. Cammini reali e sofferti, segnati non dall’incenso ma dal sudore e dal sangue. Ma anche dalla certezza che Dio guida, fa fiorire il deserto, protegge, salva.
Buon ascolto ed una preghiera per tuo papà e per il tuo prete e per me e per tutti i collaboratori di Curia che mi aiutano, cui va il mio grazie sincero, ciao, il tuo Vescovo, + p. GianCarlo
1. – GIUSEPPE CREDE, SOGNA E OBBEDISCE….
E’ bello parlare di Giuseppe di Nazareth. Lo sento molto vicino. Perché attraversa tutte le situazioni di ogni papà, di ogni fidanzato, di tanti ragazzi oggi che guardano alla vita. La sognano ad occhi aperti. Ne cercano il senso nell’avvicendarsi di fatti ed eventi, interrogandosi attorno a segni che conservano il fascino e l’inquietudine del mistero.
Un giorno è capitato così anche a san Giuseppe. Era già fidanzato, promesso sposo ad una ragazza di Nazareth. Di nome Maria, che aveva conosciuto lungo i suoi cammini di ragazzo. Limpida, riservata, vera. Bella. Ed un giorno, la simpatia sgorgata dal fascino, si trasforma in amore. Un amore ricambiato, puro e casto. Ma intenso e forte. Come ogni amore che riflette l’amore del Padre celeste. Sole che si specchia nell’acqua trasparente del lago di Genezaret, in Palestina.
Le cose proseguivano bene, nel silenzio e nell’attesa del giorno desiderato. Normali. Autentiche. Come le sanno fare due giovani che affidano a Dio la loro storia. Nella preghiera e nella fede, in rispettosa castità.
Ed ecco che la mano di Dio ha disegni diversi per Maria di Nazareth. Ai suoi occhi, è pensata per un altissima Vocazione: essere Madre del Salvatore. Ed un giorno, a lei che era « vergine, promessa sposa ad un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe » … giunge un messaggero celeste, con un saluto immenso: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te ». Un saluto che non lascia respirare. Ne resta « turbata ». Inquieta. Non coglie il motivo. Finché il segreto è svelato: « Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù ». Gli occhi si sgranano per una meraviglia incontenibile. La proposta è infinita. Come un lago che vuol contenere il mare, « perché grande e Figlio dell’Altissimo egli sarà ». Una richiesta precisa: « Come è possibile? Non conosco uomo? », quasi a dire che nel suo cuore si coltiva un segreto impegno di un dono totale per Dio. Oltre l’uomo. E l’angelo la rassicura, confermando quel germoglio, con la forza dello Spirito Santo. La lascia solo dopo che Maria, creatura, fragile come noi, ma forte nella fede, sa dire: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». (Cfr. Luca 1, 26-38)
E Giuseppe, suo sposo? Non sappiamo se Maria gli abbia rivelato il segreto. Gli avrà parlato? Cosa gli avrà detto dell’angelo? Con quali parole e con quale tono? Non lo sappiamo. Forse non gli ha confidato niente. Era troppo grande quella proposta … Probabilmente ha lasciato a Dio tempi e modi per parlare con Giuseppe. E parte per le montagne della Galilea, ad aiutare la cugina Elisabetta, segnata, lei sterile, dalla presenza insperata di un bimbo in grembo. « Perché nulla è impossibile a Dio ». Si trattiene tre mesi.
Ed intanto? Giuseppe l’avrà accompagnata? Sarà andata da sola? Anche questo non ci è dato di saperlo. Ciascuno vi aggiunga la scelta che sembra più conveniente: « Certo, Giuseppe è rimasto a Nazareth impegnato nel suo lavoro » … Oppure: « Ma no, non può averla lasciata sola in un viaggio così difficile … !? ». Decidete voi.
Al ritorno le cose dovevano essere diventate difficili. Per Maria, più sofferta, e per Giuseppe che si era di certo accorto di qualcosa di strano nello stile e nel grembo di Maria. Ed il cuore di questo giovane è attraversato da un’inquietudine che non sa spiegare. Né può confidare ad alcuno. Teme di mettere a repentaglio l’onore di quella meravigliosa ragazza, di cui non dubita minimamente. E nello stesso tempo, sente che la loro vita è attraversata dalla mano misteriosa dell’Altissimo, verso il quale piega riverente la fronte, in segno di accogliente sottomissione.
Qui, in questo contesto, ecco il brano di Matteo. Bello e pieno di cose da meditare e discutere. Leggiamolo, aprendo il cuore all’ascolto, dopo aver invocato lo Spirito Santo in preghiera.
2.  LEGGIAMO DAL VANGELO DI MATTEO (1,18-25)
. « Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera, dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: « Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.
. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per messo del profeta: « Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele », che significa Dio con noi.
. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece conte gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù ».
3. LO RILEGGIAMO, CON UN BREVE COMMENTO
Il brano è diviso in quattro parti (come puoi vedere graficamente dai quattro puntini):
* la situazione giuridica di Maria e Giuseppe
* l’annuncio dell’angelo a Giuseppe (da confrontare con quello fatto a Maria, raccontato da Luca)
* la citazione biblica dell’Antico Testamento, « compiuta » nel Nuovo Testamento
* l’obbedienza di Giuseppe, il rispetto della verginità di Maria e il nome « Gesù » dato al bambino direttamente da Giuseppe.
3.1 La situazione giuridica di Maria e Giuseppe
La prassi matrimoniale ebraica comportava due fasi, distinte. Nella prima i due contraenti stipulavano il contratto matrimoniale, avente valore giuridico di coniugio; in una seconda fase, si celebrava il rito delle nozze, che segnava l’inizio della coabitazione. Per convenzione, il primo ‘atto’ è chiamato « sposalizio »; il secondo « nozze ». In caso di rottura dello sposalizio, era prescritto l’atto di ripudio e un’eventuale infedeltà rendeva la promessa sposa adultera, punibile. I rapporti sessuali prima della coabitazione erano considerati sconvenienti, ma non rendevano illegittima la prole.
Ciò premesso (cfr. A. POPPI, Sinossi dei quattro Vangeli, p. 64), diventano più comprensibili i termini « giuridici » del brano. Se lo rileggi, lo capirai meglio.
In quest’ottica, ecco la figura di Giuseppe, su cui si sofferma Matteo (mentre Luca preferisce parlare direttamente di Maria). Lo chiama con un termine preciso, ben scelto: « giusto ». Una parola che definisce uno stile. Una vita vi è riassunta. « Giusto », perché attento al disegno di Dio, sa cogliere la sua azione, scruta i segni dei tempi, ha il cuore disponibile e aperto. E’ un giovane limpido, uno specchio d’acqua, come certi ragazzi che negli occhi riflettono il cuore. Senza tornaconti od interessi personali. Coerenti tra il dire e il fare. Ecco, così era Giuseppe di Nazareth.
E questo giovane, di fronte all’agire misterioso di Dio che interviene nella vita, e nel seno di Maria, vive due sentimenti opposti, da una parte un’immensa inquietudine, che si fa nervosismo, notti insonni, volto pensoso, mano nervosa. Perché non sa come spiegarsi il mutamento di Maria. Vede e non capisce. Constata ma non condanna. Dall’altra, è un uomo di fede, giusto, e quindi affida a Lui la soluzione del caso. Lo mette nelle sue mani, nella preghiera e nel discernimento. Decidendo, mentre pensava a queste cose, di sciogliere quello sposalizio con Maria.
E’ simile a tanti nostri momenti di incertezza di fronte ad una grande scelta Da una parte le nostre paure e i mille dubbi che ti mettono in testa gli amici e le vicine di casa. Ma dall’altra, la tua forte fede in Dio, che sai capace di far cose più grandi di te. E allora?
3.2  Il sogno e l’angelo
Piace l’accostamento tra Giuseppe e il sogno. Perché nel sogno ci crediamo un po’ tutti. Per mille coincidenze che ci sono capitate. Al di là dei numeri del lotto … ! Di fatto, Dio parla a Giuseppe ben quattro volte nei sogni. Ed è simpatico, perché nel sonno, non sei tu che decidi, ma lasci spazio a Qualcuno più forte di te. Che ti segna con la sua presenza.
E’ una presenza rassicurante: « Non temere … « . Quante volte Dio interviene con queste precise parole: Non avere paura, abbi fiducia, fatti forza … « . Perché ad operare non siamo da soli ma c’è Lui: « Quello che è generato in Maria, viene dallo Spirito ». Cioè dall’alto. E’ autentico, non dubitare. E’ suo, non nostro. Lui lo difenderà. Come ogni opera che viene da Dio. Non metterti a combattere con Dio (cfr. Atti 5,38). Non sciupare il suo agire. Rispettalo. Rispetta i segni di grazia che pone oggi nella sua Chiesa. I movimenti, le associazioni. i nuovi carismi. La vocazione dei tuoi figli. La tua vocazione che ti sta germogliando nel cuore. Il bimbo che aspetti, forse inatteso, ma sempre provvidenziale. Cogli i frutti di santità che Dio semina ovunque. E sappi attendere anche nella tua vita le sue risposte. NON TEMERE, dunque. E lo dico anche a me, Vescovo, di fronte a certi fatti che mi sorpassano: « Non devo chiudere la porta a Dio… non devo spegnere lo Spirito… Lui mi darà segni precisi, risposte chiare … « . E lo dico ai preti: « siate aperti all’azione dello Spirito, lasciatevi guidare da lui, non dai vostri calcoli o paure ».
3.3  Le profezie si compiono, la Bibbia è parola vera anche oggi
Mi piace il verbo « compiersi, adempiersi ». L’ho riscoperto in quest’anno sul Padre. Perché vi vedo un disegno che lentamente si completa. Si compie, appunto (cfr. la Lettera Pastorale, n. 32: la matita di Dio) secondo le indicazioni del Padre. E la Bibbia è fatta così: un tempo di progetto (= Antico Testamento) e un tempo di realizzazione del progetto (= Nuovo Testamento).
Acaz, il re di cui parla Isaia nella profezia citata (7,14) si trovava nei guai. Era assediato, stava crollando. Per salvarsi, voleva unirsi ad una superpotenza, l’Assiria, lui piccolo staterello. Un’alleanza che lo avrebbe salvato sul momento, ma che poi avrebbe aperto le porte ad un nemico ancora più pericoloso, che lo avrebbe distrutto definitivamente. Ecco allora l’incontro con il profeta Isaia, che gli offre un segno inatteso di speranza: « Tua moglie, una giovane donna, avrà un bambino ». Non sperato. Ma chiaro segno di forza divina.
Qui l’evangelista Matteo, raccogliendo la voce della chiesa, attribuisce quel testo antico alla situazione di Nazareth. E così la giovane donna, Maria, la vergine, diventa segno di una speranza inattesa. Il mondo può ricominciare. Non le alleanze umane fanno fortuna, ma la mano di Dio apre strade impossibili all’apparenza. Ed allora, lo sentiremo veramente come « Dio con noi ». Soprattutto nella paura!
3.4.  L’obbedienza di Giuseppe
E’ nella meditazione della Parola, che conferma il sogno, che Giuseppe sente la presenza del Signore e vi vede il dito di Dio. Sogno e Parola. Non solo il sogno. Ma la meditazione della Parola, nella preghiera. 1 due mezzi con cui Giuseppe ha scoperto la volontà del Signore.
E allora, ogni dubbio è vinto. Fugge la paura. Con immediatezza e decisione: « Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo … « . Nessuna remora. Colpisce, il tono del brano, fatto di decisionalità e coraggio. E’ l’obbedienza di Giuseppe, il pregio più grande di questo giovane. Come: di ogni prete o suora, laico impegnato, :papà o mamma. Obbedire è il momento più alto. Spesso il più difficile, eroico. Ma immenso. Perché tu esci dal tuo progetto, piccolo e minuto, per abbracciare quello infinito di Dio. Che è sempre il migliore.
Adesso guarda a questo Giuseppe mentre « prende Maria con sé, la sua sposa »: sa di dolcezza infinita. La prende sotto braccio, la accompagna, la fa sua, la copre con il suo manto dì protezione e difesa. Le sta accanto con tenerezza e premura. La rassicura, così come Dio ha rassicurato lui. Non il « ripudio », ma il « prendere con sé ». Non il gettare via, ma l’accoglienza. E’ sempre questo lo stile del credente. Quanto dovevano amarsi Giuseppe e Maria! In modo casto ma vero! E in quest’ottica, si coglie anche quel versetto esigentissimo: « Senza che egli la conoscesse, Maria partorì un figlio … « .Tenerezza sì, perché è sua sposa, ma senza l’incontro sessuale. Perché « Maria è sposa dello Spirito santo, prima ancora che sposa di Giuseppe ». E lui rispetta tale priorità. Rispetta il disegno di Dio, in tutta la sua vita, perché è « giusto ». E’ il mistero della verginità di Maria. Ma anche la straordinaria verginità di Giuseppe. Di pari dignità e grandezza. Perché entrambi chiamati al compimento del unico progetto: quel bambino Gesù a loro affidato.
Si può essere papà senza essere genitore?
Qui sta il ruolo di Giuseppe. Lui infatti da il nome « Gesù » a quel bambino che è nato da Maria. Non è suo figlio naturale, lui non è genitore suo, ma lui resta sempre il suo « padre » che sceglie e impone il nome. E’ la guida, il punto di riferimento, l’autorità. Gesù conoscerà « il Padre » celeste tramite il suo papà Giuseppe.
E’ il mistero della paternità di ogni prete: è papà ma non genitore. Come chi si consacra a Dio nella verginità, in una rinnovata maternità. Oppure dei genitori che hanno preso un figlio in affidamento. Non sono tuoi, eppure diventano tuoi. E poi … anche chi è « genitore » deve a sua volta diventare « papà ». Perché genitori si nasce, papà si diventa, in un « itinerario » di amore, di cui Giuseppe di Nazareth è modello in assoluto.
Ma ora capiamo lo scopo finale di tutto: narrare la nascita verginale di Gesù Cristo, dono assoluto del Padre per l’umanità. Dio si serve di noi, ma il suo dono va al di là di noi.
5. CI IMPEGNIAMO A….
Il brano che abbiamo letto, meditato, discusso insieme con la forza dello Spirito, ora ci spinge a prenderci alcuni impegni precisi. Perché la Parola di Dio cambia sempre la nostra vita, come ha fecondato il seno di Maria e cambiato la vita di Giuseppe.
* Impariamo ad essere « giusti », cioè rispettosi del piano del Signore nella nostra vita.
* « Mai precedere, ma sempre seguire il Signore … « . Aspetta sempre la sua mano. Sappi che di certo egli arriva e scioglierà i tuoi dubbi, intervenendo con forza quando meno te lo aspetti. Perché nulla gli è impossibile. Se stai riflettendo sulla tua strada, sappi che Dio di certo ti darà i segni per riconoscere quale sia la tua vera vocazione. Tu però attendilo in silenzio, preghiera e fiducia operosa.
* Sul piano ecclesiale, non porti in antagonismo con Dio. Non voler essere tu a « giudicare » la chiesa. Amala invece sempre, rispettosamente. Lascia a Dio i ritmi e i frutti. Con obbedienza e gratuità. Sii aperto ai movimenti e gruppi, associazioni e carismi nuovi: « Quel che è generato in Lei è opera dello Spirito ».
* I figli siano sempre accolti nel grembo della nostra casa. Sempre. Anche quando arrivano fuori dei nostri calcoli. Anzi, prendi in affido un bambino solo, se necessario, per offrire un calore di papà anche a chi non è tuo figlio.
* Segui con passione anche i figli degli altri. Presta la tua opera nella catechesi, nell’oratorio, nella guida dei ragazzi alla liturgia, nel disagio, aiutando gratuitamente i giovani a trovare un lavoro o a realizzare una cooperativa o un’impresa.
* Coltiva grandi sogni e compi piccoli passi. E’ il segreto della felicità. Pensare in grande e operare nel quotidiano. Come Giuseppe. Allora ogni vocazione si realizzerà.
6.  E’ ORA IL TEMPO DI PREGARE INSIEME…
« O Gesù, che fatto uomo per la nostra salvezza, volesti essere affidato alla protezione e difesa della tua Madre, la vergine Maria e del suo Sposo Giuseppe: anche noi affidiamo noi stessi e la nostra famiglia alla loro sicura custodia.
O Maria e Giuseppe, modelli e tutori delle Famiglie, siateci con Gesù vicini nelle ore tristi e nelle ore liete, nel nostro lavoro e nel. nostro riposo; assisteteci nell’ora della morte.
Otteneteci che ogni casa, santa come la vostra, sia per i suoi membri scuola di virtù, asilo di santità, porta aperta verso la dimora dove ci attende Gesù che con il Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. « .

Publié dans:biblica, San Giuseppe |on 1 mai, 2009 |Pas de commentaires »

Preghiera del beato Giovanni XXIII a san Giuseppe

dal sito:

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=206ù

Preghiera del beato Giovanni XXIII a san Giuseppe

O S. Giuseppe,
scelto da Dio per essere su questa terra
custode di Gesù e sposo purissimo di Maria,
tu hai trascorso la vita
nell’adempimento perfetto del dovere,
sostentando col lavoro delle tue mani
la Santa Famiglia di Nazareth,
proteggi propizio noi che, fiduciosi, ci rivolgiamo a te.
Tu conosci le nostre aspirazioni,
le nostre angustie le nostre speranze:
a te ricorriamo,
perché sappiamo di trovare in te chi ci protegge.
Anche tu hai sperimentato la prova,
la fatica, la stanchezza;
ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace,
esulto di gioia per l’intimitÃ
con il figlio di Dio a te affidato,
e con Maria, sua dolcissima Madre.
Aiutaci a comprendere
che non siamo soli nel nostro lavoro,
a saper scoprire Gesù accanto a noi,
ad accoglierlo con la grazia
e custodirlo con la fedeltÃ
come tu hai fatto.
Ottieni che nella nostra famiglia
tutto sia santificato
nella carità , nella pazienza,
nella giustizia e nella ricerca del bene. Amen.

Publié dans:preghiere, San Giuseppe |on 30 avril, 2009 |Pas de commentaires »

San Giuseppe, Saluti di San Jean Eudes

dal sito:

http://www.sgius.altervista.org/html/Preghiere/preg21saluti.htm

« Per entrare in questo soggiorno di Nazareth, la cui porta è quasi stretta come quella del Cielo, bisogna essere umili e sottomessi come lo furono Gesù, Maria e Giuseppe ».
Madre Maria Teresa Dubouchet

Saluti dì san Jean Eudes
Ti saluto, Giuseppe, immagine di Dio Padre.
Ti saluto, Giuseppe, padre di Dio Figlio.
Ti saluto, Giuseppe, Santuario dello Spirito Santo.
Ti saluto, Giuseppe, beneamato della Santissima Trinità.
Ti saluto, Giuseppe, fedelissimo coadiutore del grande consiglio.
Ti saluto, Giuseppe, degno sposo della Vergine Madre.
Ti saluto, Giuseppe, padre di tutti i fedeli.
Ti saluto, Giuseppe, custode di tutti quelli che hanno abbracciato la santa verginità.
Ti saluto, Giuseppe, fedele osservatore del sacro silenzio.
Ti saluto, Giuseppe, amante della santa povertà.
Ti saluto, Giuseppe, modello di dolcezza e di pazienza.
Ti saluto, Giuseppe, specchio d’umiltà e di obbedienza.
Tu sei benedetto tra tutti gli uomini.
E benedetti siano i tuoi occhi che hanno visto ciò che hai visto.
E benedette siano le tue orecchie che hanno sentito ciò che hai udito.
E benedette siano le tue mani che hanno toccato il Verbo fatto carne.
E benedette siano le tue braccia che hanno portato Colui che porta tutte le cose.
E benedetto sia il tuo petto sul quale il Figlio di Dio ha fatto un dolce riposo.
E benedetto sia il tuo cuore infiammato per Lui dell’amore più ardente.
E benedetto sia il Padre Eterno che ti ha scelto.
E benedetto sia il Figlio che ti ha amato.
E benedetto sia il Santo Spirito che ti ha santificato.
E benedetta sia Maria, tua Sposa, che ti ha amato teneramente come uno sposo e come un fratello.
E benedetto sia l’Angelo che ti ha servito da custode.
E benedetti siano tutti quelli che ti amano e che ti benedicono.
Amen.

Publié dans:San Giuseppe |on 18 mars, 2009 |Pas de commentaires »

TE JOSEPH, INNO A SAN GIUSEPPE

dal sito:

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=216

Inno attribuito a Gersone (+ 1429) grande apostolo della direzione a S. Giuseppe – a Clemente X che l’inserì nel breviario – al Card. Bona – è quasi certamente del P. Giovanni della Concezione carmelitano spagnolo (1665). Per interessamento di Suor Chiara (Vittoria Colonna), Carmelitana, fu introdotto nel Breviario (1671). Analisi: Sposalizio (Str. 1) – rivelazione del mistero dell’Incarnazione (Str. 2) – Natale, Fuga, Smarrimento (Str. 3) – Gioie di Nazareth (Str. 4). Metro: Str. Asclepiadea.

Te, Ioseph, célebrent ágmina cælitum,
te cuncti résonent christíadum chori,
qui, clarus méritis, iunctus es ínclitæ,
casto fœdere Vírgini. 

Almo cum túmidam gérmine cóniugem
admírans dúbio tángeris ánxius,
afflátu súperi Fláminis, ángelus
concéptum púerum docet.  

Tu natum Dóminum stringis, ad éxteras
Ægýpti prófugum tu séqueris plagas;
amíssum Sólymis quæris et ínvenis,
miscens gáudia flétibus.  

Eléctos réliquos mors pia cónsecrat
palmámque eméritos glória súscipit;
tu vivens, súperis par, frúeris Deo,
mira sorte beátior.
 
Nobis, summa Trias, parce precántibus;
da Ioseph méritis sídera scándere,
ut tandem líceat nos tibi pérpetim
gratum prómere cúnticum. Amen.

TRADUZIONE


1. Te, o Giuseppe, ladino le celesti schiere, tutti i cori del fedeli inneggino a te che, illustre per meriti, sei unito con caste nozze all’inclita Vergine.

2. Quando scorgi la sposa feconda di germe divino, sei oppresso da doloroso dubbio, ma ecco che l’Angelo ti svela che il fanciullo è concepito di Spirito Santo.

3. Il nato Signore stringi al seno, ma profugo lo segui (porti) nelle straniere regioni dell’ Egitto. Lo cerchi smarrito in Gerusalemme, ma (ben presto) lo ritrovi, alternando la gioia al pianto.

4. Una santa morte beatifica gli altri santi e la gloria accoglie chi merita² la palma (vittoria), tu, invece, pio¹ beato, ancor vivente al par dei Santi godi di Dio per meravigliosa sorte.

5. O Augusta Trinità , a noi supplici perdona e, per i meriti di Giuseppe, concedici di salire alle stelle (cielo), affinché ci sia finalmente concesso di scioglierti per tutti i secoli un degno inno (di riconoscenza).

Publié dans:San Giuseppe |on 18 mars, 2009 |Pas de commentaires »

Giovanni Paolo II – Festa di San Giuseppe 19 marzo 2001

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20010319_episcopal-ordination_it.html

CAPPELLA PAPALE PER L’ORDINAZIONE DI 9 VESCOVI
NELLA SOLENNITÀ DI SAN GIUSEPPE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Lunedì, 19 marzo 2001 

1. « Ecco il servo saggio e fedele, che il Signore ha posto a capo della sua famiglia » (cfr Lc 12,42).

Così l’odierna liturgia ci presenta san Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria e Custode del Redentore. Egli, servo fedele e saggio, ha accolto con obbediente docilità la volontà del Signore, che gli ha affidato la « sua » famiglia sulla terra, perché la curasse con quotidiana dedizione.

In questa missione san Giuseppe perseverò con fedeltà e amore. Per questo la Chiesa ce lo addita come singolare modello di servizio a Cristo e al suo misterioso disegno di salvezza. E lo invoca come speciale patrono e protettore dell’intera famiglia dei credenti. In modo speciale, Giuseppe ci viene oggi indicato, nel giorno della sua festa, come il Santo sotto il cui efficace patrocinio la divina Provvidenza ha voluto porre le persone e il ministero di quanti sono chiamati ad essere, all’interno del popolo cristiano, « padri » e « custodi ».

2. « «Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo» … «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» » (Lc 2,48-49).
In questo semplice e familiare dialogo tra la Madre e il Figlio, che il Vangelo poc’anzi ci ha proposto, si trovano le coordinate della santità di Giuseppe. Esse rispondono al disegno divino su di lui, che egli, da uomo giusto quale era, seppe assecondare con mirabile fedeltà.

« Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo », dice Maria. « Io devo occuparmi delle cose del Padre mio », replica Gesù. Sono proprio queste parole del Figlio ad aiutarci a capire il mistero della « paternità » di Giuseppe. Ricordando ai genitori il primato di Colui che chiama « Padre mio », Gesù rivela la verità del ruolo sia di Maria che di Giuseppe. Questi è veramente «sposo» di Maria e «padre» di Gesù, come Lei afferma quando dice: «Tuo padre e io ti cercavamo». Ma la sua sponsalità e paternità è totalmente relativa a quella di Dio. Ecco in che modo Giuseppe di Nazaret è chiamato a diventare a sua volta discepolo di Gesù: dedicando l’esistenza al servizio del Figlio unigenito del Padre e della Vergine Madre, Maria.

Si tratta d’una missione che egli prolunga nei confronti della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, alla quale non fa mancare la sua provvida assistenza, come ha fatto per l’umile Famiglia di Nazaret.

3. In questo contesto, è facile volgere l’attenzione a ciò che costituisce oggi il centro della nostra celebrazione. Sto per imporre le mani a nove Sacerdoti, che vengono chiamati ad assumere la responsabilità di Vescovi nella Chiesa. Il Vescovo svolge nella Comunità cristiana un compito che ha molte analogie con quello di san Giuseppe. Lo pone bene in risalto il Prefazio dell’odierna solennità, indicando Giuseppe come « servo saggio e fedele posto a capo della santa Famiglia, per custodire, come padre il Figlio Dio ». « Padri » e « custodi » sono i Pastori nella Chiesa, chiamati a comportarsi come « servi » saggi e fedeli. A loro è affidata la quotidiana cura del popolo cristiano che, grazie al loro aiuto, può avanzare con sicurezza sul cammino della perfezione cristiana.
Venerati e cari Fratelli ordinandi, la Chiesa si stringe a voi e vi assicura la sua preghiera, perché possiate espletare con fedele generosità, a immagine di san Giuseppe, il vostro ministero pastorale. Vi assicurano la loro preghiera in particolare coloro che vi accompagnano in questo giorno di festa: i vostri familiari, i sacerdoti, gli amici, come pure le Comunità da cui provenite e alle quali siete destinati.

4. Le Ordinazioni episcopali, da me di solito conferite nel giorno dell’Epifania, sono state quest’anno posticipate a causa della conclusione del Grande Giubileo. Ho così l’opportunità di compiere questo rito nell’odierna ricorrenza, tanto cara al popolo cristiano. Ciò mi consente di affidare con particolare insistenza ciascuno di voi all’incessante protezione di san Giuseppe, Patrono della Chiesa universale.

Con grande cordialità vi saluto, carissimi, e insieme con voi saluto tutti coloro che si uniscono alla vostra gioia. Vi auguro di cuore di proseguire con generosità rinnovata nel servizio che già rendete alla causa del Vangelo.

5. A te, Monsignor Fernando Filoni, è affidata la missione di Nunzio Apostolico in Iraq e Giordania, a sostegno delle comunità cristiane sparse in quelle terre: sono certo che sarai per loro un messaggero di pace e di speranza. Tu, Monsignor Henryk Józef Nowacki, dopo aver lavorato a lungo al mio fianco, sarai, quale Rappresentante della Sede Apostolica in Slovacchia, sollecito araldo del Vangelo in quel Paese di antica tradizione cristiana. E tu, Monsignor Timothy Paul Broglio, a cui sono grato per la fedele cooperazione offerta al Cardinale Segretario di Stato, ti recherai alle porte del continente americano come Nunzio nella Repubblica Dominicana e Delegato Apostolico in Porto Rico: sii tra quelle care popolazioni testimone dell’affetto del Successore di Pietro.

Anche a te, Monsignor Domenico Sorrentino, sono riconoscente per il prezioso servizio svolto nella Segreteria di Stato, e ora, nell’affidarti la Prelatura di Pompei e il suo celebre Santuario mariano, pongo il tuo ministero sotto lo sguardo benedicente della Vergine del Santo Rosario, chiedendole di guidare i tuoi passi sulle orme di san Paolino, Vescovo di Nola, tua terra natale, e vanto della Campania. La Vergine Santissima continui a vegliare pure sui tuoi passi, Monsignor Tomasz Peta, chiamato ad assumere l’Amministrazione Apostolica di Astana, nel Kazakhstan, dove già da diversi anni operi con lodevole zelo apostolico.

Tu, Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, proseguirai nell’apprezzato servizio di Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e di quella delle Scienze Sociali, istituzioni alle quali attribuisco grande importanza per il dialogo della Chiesa con il mondo della cultura. A te, Monsignor Marc Ouellet, ho voluto affidare l’Ufficio di Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, compito di particolare rilievo per la nobilissima finalità che lo ispira e per le rinnovate speranze che la celebrazione dell’Anno giubilare ha suscitato nell’animo di tanti cristiani.
E tu, Monsignor Giampaolo Crepaldi, assumerai il ruolo di Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, continuando con responsabilità maggiori il tuo già qualificato servizio in tale Dicastero. Infine, abbraccio con affetto te, Monsignor Djura Dudar, che ho scelto quale Ausiliare dell’Eparca di Mukacheve in Transcarpazia, in Ucraina, Paese che tra non molto, a Dio piacendo, avrò la gioia di visitare e al quale invio fin d’ora un cordiale, beneaugurante saluto.

6. Carissimi Fratelli, come san Giuseppe, modello e guida del vostro ministero, amate e servite la Chiesa. Imitate l’esempio di questo grande Santo, come anche quello della sua Sposa, Maria. Se talora vi capiterà di incontrare difficoltà e ostacoli, non esitate ad accettare di soffrire con Cristo a vantaggio del suo Corpo mistico (cfr Col 1,24), perché con Lui possiate gioire di una Chiesa tutta bella, senza macchia né ruga, santa e immacolata (cfr Ef 5,27). Il Signore, che non vi farà mancare la sua grazia, oggi vi consacra e vi invia come apostoli nel mondo. Portate scolpite nel cuore le sue parole: « Io sono con voi tutti i giorni » (Mt 28,20) e non temete. Come Maria, come Giuseppe, fidatevi sempre di Lui. Egli ha vinto il mondo.

15 marzo 2008 – San Giuseppe (perché il 19 cade nella settimana santa e la festa non si può fare)

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Publié dans:immagini sacre, San Giuseppe |on 14 mars, 2008 |Pas de commentaires »

Leone XIII Enciclica: « Quamquam pluries » : (San Giuseppe)

dal sito: 

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=186

  

Lettera enciclica
«Quamquam pluries»

di Leone XIII 

Roma, 15 agosto 1889

 

 Quantunque abbiamo già ordinato più volte che si facessero in tutto il mondo particolari preghiere e si raccomandassero a Dio nel modo più ampio gli interessi della cattolicità, tuttavia nessuno si stupirà se riteniamo opportuno anche oggi ribadire nuovamente questo stesso dovere. Nei tempi funesti, soprattutto quando il potere delle tenebre sembra possa osare tutto a danno della cattolicità, la Chiesa è sempre stata solita supplicare Dio, suo autore e garante, con maggiore fervore e perseveranza, invocando pure l’intercessione dei Santi e particolarmente dell’augusta Vergine, madre di Dio, nel patrocinio dei quali vede il massimo della propria sicurezza. Presto o tardi il frutto delle preghiere e della speranza nella bontà divina si evidenzia. 

Ora vi è ben noto, Venerabili Fratelli, che il tempo presente non è meno calamitoso di quelli più tristi già subiti dalla cristianità. Vediamo infatti perire in moltissimi la fede, che è il principio di tutte le virtù cristiane; vediamo raffreddarsi la carità, e la gioventù degradarsi nei costumi e nelle idee; dovunque si osteggia con violenza e con perfidia la Chiesa di Gesù Cristo; si combatte atrocemente il Pontificato; e con tracotanza ogni giorno più sfrontata si tenta di scalzare le stesse fondamenta della religione. Dove si sia precipitati e che cosa ancora si vada agitando negli animi è più noto di quanto sia necessario spiegarlo con le parole. 

In questa difficile e miserabile situazione, poiché i mali sono più forti dei rimedi umani, non resta che chiedere la guarigione alla potenza divina. Pertanto ritenemmo opportuno spronare la pietà del popolo cristiano perché implori con nuovo fervore e nuova costanza l’aiuto di Dio onnipotente. Quindi, avvicinandosi il mese di ottobre, che in passato abbiamo già decretato sacro alla Vergine Maria del Rosario, vi esortiamo calorosamente a che quest’anno tutto il mese suddetto venga celebrato con la maggior devozione, pietà e partecipazione possibili. Sappiamo bene che nella materna bontà della Vergine è pronto il rifugio, e siamo certi che le Nostre speranze non sono invano riposte in Lei. Se tante volte Ella ci fu propizia nei fortunosi tempi del cristianesimo, perché temere che non voglia ripetere gli esempi del suo potere e della sua grazia, ove sia umilmente costantemente invocata con preghiere comuni? Anzi, tanto più speriamo che in mirabile modo ci assista, quanto più a lungo volle essere pregata. 

Se non che un’altra cosa Ci siamo pure proposta, e per essa voi, Venerabili Fratelli, Ci presterete, come al solito, la vostra diligente cooperazione: per meglio rendere Iddio favorevole alle nostre preci e perché Egli, supplicato da più intercessori, porga più rapido e largo soccorso alla sua Chiesa, riteniamo che sia sommamente conveniente che il popolo cristiano si abitui a pregare con singolare devozione e animo fiducioso, insieme alla Vergine Madre di Dio, il suo castissimo sposo San Giuseppe: il che abbiamo particolari motivi di credere che debba tornare accetto e caro alla stessa Vergine. 

Quanto a questo argomento che per la prima volta trattiamo pubblicamente, ben sappiamo che la pietà popolare, poco favorevole, venne successivamente aumentando da quando i romani Pontefici, fin dai primi secoli, si impegnarono gradualmente a diffondere maggiormente e per ogni dove il culto di Giuseppe: abbiamo visto che esso è venuto aumentando ovunque in questi ultimi tempi, soprattutto da quando Pio IX, Nostro antecessore di felice memoria, su richiesta di moltissimi Vescovi, ebbe dichiarato il santissimo Patriarca patrono della Chiesa cattolica. 

Nondimeno, poiché è di tanto rilievo che il suo culto metta profonde radici nelle istituzioni e nelle abitudini cattoliche, vogliamo che il popolo cristiano anzitutto riceva nuovo impulso dalla Nostra voce e dalla Nostra autorità. 

Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere patrono speciale della Chiesa, e la Chiesa ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dal fatto che egli fu sposo di Maria e padre putativo di Gesù Cristo. Da qui derivarono tutta la sua grandezza, la grazia, la santità e la gloria. Certamente la dignità di Madre di Dio è tanto in alto che nulla vi può essere di più sublime. Ma poiché tra Giuseppe e la beatissima Vergine esistette un nodo coniugale, non c’è dubbio che a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto nessun altro mai. Infatti il matrimonio costituisce la società, il vincolo superiore ad ogni altro: per sua natura prevede la comunione dei beni dell’uno con l’altro. Pertanto se Dio ha dato alla Vergine in sposo Giuseppe, glielo ha dato pure a compagno della vita, testimone della verginità, tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, mercé il patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei. 

Così pure egli emerge tra tutti in augustissima dignità, perché per divina disposizione fu custode e, nell’opinione degli uomini, padre del Figlio di Dio. Donde consegue che il Verbo di Dio modestamente si assoggettasse a Giuseppe, gli obbedisse e gli prestasse quell’onore e quella riverenza che i figli debbono al padre loro. 

Ora, da questa doppia dignità scaturivano naturalmente quei doveri che la natura prescrive ai padri di famiglia; per cui Giuseppe fu ad un tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina famiglia. E questi compiti e uffici egli infatti esercitò finché ebbe vita. Sí impegnò a tutelare con sommo amore e quotidiana vigilanza la sua consorte e la divina prole; procacciò loro di continuo con le sue fatiche il necessario alla vita; allontanò da loro i pericoli minacciati dall’odio di un re, portandoli al sicuro altrove; nei disagi dei viaggi e nelle difficoltà dell’esilio fu compagno inseparabile, aiuto e conforto alla Vergine e a Gesù. 

Ora la casa divina, che Giuseppe con quasi patria potestà governava, era la culla della nascente Chiesa. 

La Vergine santissima, in quanto madre di Gesù Cristo, è anche madre di tutti i cristiani, da lei generati, in mezzo alle atrocissime pene del Redentore sul Calvario; così pure Gesù Cristo è come il primogenito dei cristiani, che gli sono fratelli per adozione e redenzione. 

Ne consegue che il beatissimo Patriarca si consideri protettore, in modo speciale, della moltitudine dei cristiani di cui è formata la Chiesa, cioè di questa innumerevole famiglia sparsa in tutto il mondo sulla quale egli, come sposo di Maria e padre di Gesù Cristo, ha un’autorità pressoché paterna. È dunque cosa giusta e sommamente degna del beato Giuseppe che, come egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora col suo celeste patrocinio protegga e difenda la Chiesa di Cristo. 

Queste cose, Venerabili Fratelli, come sapete, trovano riscontro in ciò che pensarono parecchi Padri della Chiesa, disaccordo con la sacra liturgia, e cioè che l’antico Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, anticipasse la persona e il ministero del nostro, e col suo splendore simboleggiasse la grandezza del futuro custode della divina famiglia. Per la verità, oltre ad avere entrambi lo stesso nome, non privo di significato, corrono tra loro ben altre chiarissime rassomiglianze a voi ben note: prima di tutte quella che l’antico Giuseppe si guadagnò in modo singolare la benevolenza e la grazia del suo signore, e che, avendo da lui avuto il governo della casa, tutte le prosperità e le benedizioni piovevano, per riguardo a Giuseppe, sul suo padrone. Ma vi è di più: egli, per volontà del monarca, governò con poteri sovrani tutto il regno, e nel tempo di pubblica calamità, per mancati raccolti e per la carestia, sovvenne con così stupenda provvidenza agli Egizi e ai popoli confinanti, che il re decretò si chiamasse salvatore del mondo. 

Così in quell’antico Patriarca è possibile ravvisare la figura del nostro. Come quegli fu benefico e salutare per la casa del suo padrone e poi per tutto il regno, così questi, destinato alla custodia della cristianità, si deve reputare difensore e tutore della Chiesa, la quale è veramente la casa del Signore e il regno di Dio in terra. 

Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe. In Giuseppe i padri di famiglia hanno il più sublime modello di paterna vigilanza e provvidenza; i coniugi un perfetto esemplare d’amore, di concordia e di fede coniugale; i vergini un esempio e una guida dell’integrità verginale. I nobili, posta dinanzi a sé l’immagine di Giuseppe, imparino a serbare anche nell’avversa fortuna la loro dignità; i ricchi comprendano quali siano i beni che è opportuno desiderare con ardente bramosia e dei quali fare tesoro. 

I proletari poi, gli operai e quanti sono meno fortunati, debbono, per un titolo o per diritto loro proprio, ricorrere a San Giuseppe, e da lui apprendere ciò che devono imitare. Infatti egli, sebbene di stirpe regia, unito in matrimonio con la più santa ed eccelsa tra le donne, e padre putativo del Figlio di Dio, nondimeno passa la sua vita nel lavoro, e con l’opera e l’arte sua procura il necessario al sostentamento dei suoi. 

Se si riflette in modo avveduto, la condizione abietta non è di chi è più in basso: qualsiasi lavoro dell’operaio non solo non è disonorevole, ma associato alla virtù può molto, e nobilitarsi. Giuseppe, contento del poco e del suo, sopportò con animo forte ed elevato le strettezze inseparabili da quel fragilissimo vivere, dando esempio al suo figliuolo, il quale, pur essendo signore di tutte le cose, vestì le sembianze di servo, e volontariamente abbracciò una somma povertà e l’indigenza. 

Di fronte a queste considerazioni, i poveri e quanti si guadagnano la vita col lavoro delle mani debbono sollevare l’animo, e rettamente pensare. A coloro ai quali, se è vero che la giustizia consente di potere affrancarsi dalla indigenza e levarsi a migliore condizione, tuttavia né la ragione né la giustizia permettono di sconvolgere l’ordine stabilito dalla provvidenza di Dio. Anzi, il trascendere alla violenza e compiere aggressioni in genere e tumulti è un folle sistema che spesso aggrava i mali stessi che si vorrebbero alleggerire. Quindi i proletari, se hanno buon senso, non confidino nelle promesse di gente sediziosa, ma negli esempi e nel patrocinio del beato Giuseppe, e nella materna carità della Chiesa la quale si prende ogni giorno grande cura del loro stato. 

Pertanto, Venerabili Fratelli, ripromettendoci moltissimo dalla vostra autorità e dal vostro zelo episcopale, né dubitando che le pie e buone persone intraprendano molte altre cose, e anche maggiori di quelle comandate da Noi, decretiamo che in tutto il mese di ottobre si aggiunga nella recita del Rosario, da Noi già prescritto altre volte, l’orazione a San Giuseppe, il cui testo riceverete insieme con quell’Enciclica, e così si faccia ogni anno in perpetuo. 

A coloro, poi, che devotamente reciteranno la suddetta orazione, concediamo ogni volta l’indulgenza di sette anni e altrettante quarantene. È anche proficuo e sommamente apprezzabile il consacrare, come già avviene in vari luoghi, con giornalieri esercizi di pietà il mese di marzo in onore del Santo Patriarca. Dove poi ciò non si possa fare agevolmente, sarebbe almeno desiderabile che prima della sua festa, nel tempio principale di ciascun luogo, si celebrasse un triduo di preghiere. 

Raccomandiamo inoltre a tutti i fedeli dei paesi nei quali il 19 marzo, giorno sacro a San Giuseppe, non è compreso nel novero delle feste di precetto, che non trascurino tuttavia per quanto è possibile, di santificarlo almeno privatamente, ad onore del celeste Patrono, quasi fosse giorno festivo. 

Frattanto, auspice dei celesti doni e pegno della Nostra benevolenza verso di voi, Venerabili Fratelli, impartiamo di tutto cuore nel Signore l’Apostolica Benedizione a voi, al Clero e al vostro popolo.

 

 

Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 agosto 1889, anno duodecimo del Nostro Pontificato.

 

 Orazione a San Giuseppe 

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua Santissima Sposa. 

Deh! per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. 

Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità: e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché sul tuo esempio, e mercé il tuo soccorso, possiamo vivere virtuosamente, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.

Publié dans:Papi, San Giuseppe |on 18 février, 2008 |Pas de commentaires »

Leone XIII Enciclica: « Quamquam pluries » : (San Giuseppe)

dal sito: 

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=186

  

Lettera enciclica
«Quamquam pluries»

di Leone XIII 

Roma, 15 agosto 1889

 

 Quantunque abbiamo già ordinato più volte che si facessero in tutto il mondo particolari preghiere e si raccomandassero a Dio nel modo più ampio gli interessi della cattolicità, tuttavia nessuno si stupirà se riteniamo opportuno anche oggi ribadire nuovamente questo stesso dovere. Nei tempi funesti, soprattutto quando il potere delle tenebre sembra possa osare tutto a danno della cattolicità, la Chiesa è sempre stata solita supplicare Dio, suo autore e garante, con maggiore fervore e perseveranza, invocando pure l’intercessione dei Santi e particolarmente dell’augusta Vergine, madre di Dio, nel patrocinio dei quali vede il massimo della propria sicurezza. Presto o tardi il frutto delle preghiere e della speranza nella bontà divina si evidenzia. 

Ora vi è ben noto, Venerabili Fratelli, che il tempo presente non è meno calamitoso di quelli più tristi già subiti dalla cristianità. Vediamo infatti perire in moltissimi la fede, che è il principio di tutte le virtù cristiane; vediamo raffreddarsi la carità, e la gioventù degradarsi nei costumi e nelle idee; dovunque si osteggia con violenza e con perfidia la Chiesa di Gesù Cristo; si combatte atrocemente il Pontificato; e con tracotanza ogni giorno più sfrontata si tenta di scalzare le stesse fondamenta della religione. Dove si sia precipitati e che cosa ancora si vada agitando negli animi è più noto di quanto sia necessario spiegarlo con le parole. 

In questa difficile e miserabile situazione, poiché i mali sono più forti dei rimedi umani, non resta che chiedere la guarigione alla potenza divina. Pertanto ritenemmo opportuno spronare la pietà del popolo cristiano perché implori con nuovo fervore e nuova costanza l’aiuto di Dio onnipotente. Quindi, avvicinandosi il mese di ottobre, che in passato abbiamo già decretato sacro alla Vergine Maria del Rosario, vi esortiamo calorosamente a che quest’anno tutto il mese suddetto venga celebrato con la maggior devozione, pietà e partecipazione possibili. Sappiamo bene che nella materna bontà della Vergine è pronto il rifugio, e siamo certi che le Nostre speranze non sono invano riposte in Lei. Se tante volte Ella ci fu propizia nei fortunosi tempi del cristianesimo, perché temere che non voglia ripetere gli esempi del suo potere e della sua grazia, ove sia umilmente costantemente invocata con preghiere comuni? Anzi, tanto più speriamo che in mirabile modo ci assista, quanto più a lungo volle essere pregata. 

Se non che un’altra cosa Ci siamo pure proposta, e per essa voi, Venerabili Fratelli, Ci presterete, come al solito, la vostra diligente cooperazione: per meglio rendere Iddio favorevole alle nostre preci e perché Egli, supplicato da più intercessori, porga più rapido e largo soccorso alla sua Chiesa, riteniamo che sia sommamente conveniente che il popolo cristiano si abitui a pregare con singolare devozione e animo fiducioso, insieme alla Vergine Madre di Dio, il suo castissimo sposo San Giuseppe: il che abbiamo particolari motivi di credere che debba tornare accetto e caro alla stessa Vergine. 

Quanto a questo argomento che per la prima volta trattiamo pubblicamente, ben sappiamo che la pietà popolare, poco favorevole, venne successivamente aumentando da quando i romani Pontefici, fin dai primi secoli, si impegnarono gradualmente a diffondere maggiormente e per ogni dove il culto di Giuseppe: abbiamo visto che esso è venuto aumentando ovunque in questi ultimi tempi, soprattutto da quando Pio IX, Nostro antecessore di felice memoria, su richiesta di moltissimi Vescovi, ebbe dichiarato il santissimo Patriarca patrono della Chiesa cattolica. 

Nondimeno, poiché è di tanto rilievo che il suo culto metta profonde radici nelle istituzioni e nelle abitudini cattoliche, vogliamo che il popolo cristiano anzitutto riceva nuovo impulso dalla Nostra voce e dalla Nostra autorità. 

Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere patrono speciale della Chiesa, e la Chiesa ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dal fatto che egli fu sposo di Maria e padre putativo di Gesù Cristo. Da qui derivarono tutta la sua grandezza, la grazia, la santità e la gloria. Certamente la dignità di Madre di Dio è tanto in alto che nulla vi può essere di più sublime. Ma poiché tra Giuseppe e la beatissima Vergine esistette un nodo coniugale, non c’è dubbio che a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto nessun altro mai. Infatti il matrimonio costituisce la società, il vincolo superiore ad ogni altro: per sua natura prevede la comunione dei beni dell’uno con l’altro. Pertanto se Dio ha dato alla Vergine in sposo Giuseppe, glielo ha dato pure a compagno della vita, testimone della verginità, tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, mercé il patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei. 

Così pure egli emerge tra tutti in augustissima dignità, perché per divina disposizione fu custode e, nell’opinione degli uomini, padre del Figlio di Dio. Donde consegue che il Verbo di Dio modestamente si assoggettasse a Giuseppe, gli obbedisse e gli prestasse quell’onore e quella riverenza che i figli debbono al padre loro. 

Ora, da questa doppia dignità scaturivano naturalmente quei doveri che la natura prescrive ai padri di famiglia; per cui Giuseppe fu ad un tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina famiglia. E questi compiti e uffici egli infatti esercitò finché ebbe vita. Sí impegnò a tutelare con sommo amore e quotidiana vigilanza la sua consorte e la divina prole; procacciò loro di continuo con le sue fatiche il necessario alla vita; allontanò da loro i pericoli minacciati dall’odio di un re, portandoli al sicuro altrove; nei disagi dei viaggi e nelle difficoltà dell’esilio fu compagno inseparabile, aiuto e conforto alla Vergine e a Gesù. 

Ora la casa divina, che Giuseppe con quasi patria potestà governava, era la culla della nascente Chiesa. 

La Vergine santissima, in quanto madre di Gesù Cristo, è anche madre di tutti i cristiani, da lei generati, in mezzo alle atrocissime pene del Redentore sul Calvario; così pure Gesù Cristo è come il primogenito dei cristiani, che gli sono fratelli per adozione e redenzione. 

Ne consegue che il beatissimo Patriarca si consideri protettore, in modo speciale, della moltitudine dei cristiani di cui è formata la Chiesa, cioè di questa innumerevole famiglia sparsa in tutto il mondo sulla quale egli, come sposo di Maria e padre di Gesù Cristo, ha un’autorità pressoché paterna. È dunque cosa giusta e sommamente degna del beato Giuseppe che, come egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora col suo celeste patrocinio protegga e difenda la Chiesa di Cristo. 

Queste cose, Venerabili Fratelli, come sapete, trovano riscontro in ciò che pensarono parecchi Padri della Chiesa, disaccordo con la sacra liturgia, e cioè che l’antico Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, anticipasse la persona e il ministero del nostro, e col suo splendore simboleggiasse la grandezza del futuro custode della divina famiglia. Per la verità, oltre ad avere entrambi lo stesso nome, non privo di significato, corrono tra loro ben altre chiarissime rassomiglianze a voi ben note: prima di tutte quella che l’antico Giuseppe si guadagnò in modo singolare la benevolenza e la grazia del suo signore, e che, avendo da lui avuto il governo della casa, tutte le prosperità e le benedizioni piovevano, per riguardo a Giuseppe, sul suo padrone. Ma vi è di più: egli, per volontà del monarca, governò con poteri sovrani tutto il regno, e nel tempo di pubblica calamità, per mancati raccolti e per la carestia, sovvenne con così stupenda provvidenza agli Egizi e ai popoli confinanti, che il re decretò si chiamasse salvatore del mondo. 

Così in quell’antico Patriarca è possibile ravvisare la figura del nostro. Come quegli fu benefico e salutare per la casa del suo padrone e poi per tutto il regno, così questi, destinato alla custodia della cristianità, si deve reputare difensore e tutore della Chiesa, la quale è veramente la casa del Signore e il regno di Dio in terra. 

Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe. In Giuseppe i padri di famiglia hanno il più sublime modello di paterna vigilanza e provvidenza; i coniugi un perfetto esemplare d’amore, di concordia e di fede coniugale; i vergini un esempio e una guida dell’integrità verginale. I nobili, posta dinanzi a sé l’immagine di Giuseppe, imparino a serbare anche nell’avversa fortuna la loro dignità; i ricchi comprendano quali siano i beni che è opportuno desiderare con ardente bramosia e dei quali fare tesoro. 

I proletari poi, gli operai e quanti sono meno fortunati, debbono, per un titolo o per diritto loro proprio, ricorrere a San Giuseppe, e da lui apprendere ciò che devono imitare. Infatti egli, sebbene di stirpe regia, unito in matrimonio con la più santa ed eccelsa tra le donne, e padre putativo del Figlio di Dio, nondimeno passa la sua vita nel lavoro, e con l’opera e l’arte sua procura il necessario al sostentamento dei suoi. 

Se si riflette in modo avveduto, la condizione abietta non è di chi è più in basso: qualsiasi lavoro dell’operaio non solo non è disonorevole, ma associato alla virtù può molto, e nobilitarsi. Giuseppe, contento del poco e del suo, sopportò con animo forte ed elevato le strettezze inseparabili da quel fragilissimo vivere, dando esempio al suo figliuolo, il quale, pur essendo signore di tutte le cose, vestì le sembianze di servo, e volontariamente abbracciò una somma povertà e l’indigenza. 

Di fronte a queste considerazioni, i poveri e quanti si guadagnano la vita col lavoro delle mani debbono sollevare l’animo, e rettamente pensare. A coloro ai quali, se è vero che la giustizia consente di potere affrancarsi dalla indigenza e levarsi a migliore condizione, tuttavia né la ragione né la giustizia permettono di sconvolgere l’ordine stabilito dalla provvidenza di Dio. Anzi, il trascendere alla violenza e compiere aggressioni in genere e tumulti è un folle sistema che spesso aggrava i mali stessi che si vorrebbero alleggerire. Quindi i proletari, se hanno buon senso, non confidino nelle promesse di gente sediziosa, ma negli esempi e nel patrocinio del beato Giuseppe, e nella materna carità della Chiesa la quale si prende ogni giorno grande cura del loro stato. 

Pertanto, Venerabili Fratelli, ripromettendoci moltissimo dalla vostra autorità e dal vostro zelo episcopale, né dubitando che le pie e buone persone intraprendano molte altre cose, e anche maggiori di quelle comandate da Noi, decretiamo che in tutto il mese di ottobre si aggiunga nella recita del Rosario, da Noi già prescritto altre volte, l’orazione a San Giuseppe, il cui testo riceverete insieme con quell’Enciclica, e così si faccia ogni anno in perpetuo. 

A coloro, poi, che devotamente reciteranno la suddetta orazione, concediamo ogni volta l’indulgenza di sette anni e altrettante quarantene. È anche proficuo e sommamente apprezzabile il consacrare, come già avviene in vari luoghi, con giornalieri esercizi di pietà il mese di marzo in onore del Santo Patriarca. Dove poi ciò non si possa fare agevolmente, sarebbe almeno desiderabile che prima della sua festa, nel tempio principale di ciascun luogo, si celebrasse un triduo di preghiere. 

Raccomandiamo inoltre a tutti i fedeli dei paesi nei quali il 19 marzo, giorno sacro a San Giuseppe, non è compreso nel novero delle feste di precetto, che non trascurino tuttavia per quanto è possibile, di santificarlo almeno privatamente, ad onore del celeste Patrono, quasi fosse giorno festivo. 

Frattanto, auspice dei celesti doni e pegno della Nostra benevolenza verso di voi, Venerabili Fratelli, impartiamo di tutto cuore nel Signore l’Apostolica Benedizione a voi, al Clero e al vostro popolo.

 

 

Dato a Roma, presso San Pietro, il 15 agosto 1889, anno duodecimo del Nostro Pontificato.

 

 Orazione a San Giuseppe 

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua Santissima Sposa. 

Deh! per quel sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, guarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. 

Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità: e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché sul tuo esempio, e mercé il tuo soccorso, possiamo vivere virtuosamente, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.

Publié dans:Papi, San Giuseppe |on 18 février, 2008 |Pas de commentaires »
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