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Paolo VI: Il 1° maggio cristiano auspice il grande Artigiano di Nazareth

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/audiences/1965/documents/hf_p-vi_aud_19650501_it.html

PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Festa di San Giuseppe Artigiano

Sabato, 1° maggio 1965

Il 1° maggio cristiano auspice il grande Artigiano di Nazareth

Diletti Figli e Figlie!

Se cerchiamo quali motivi spirituali dànno a questa udienza un significato particolare, è facile rilevare che tali motivi sono due: la festa del lavoro e la festa di San Giuseppe; anzi è uno solo, quello che suggerì dieci anni or sono, al Nostro Predecessore, di venerata memoria, Pio XII, di abbinare questi due titoli, che dànno al Calendimaggio il carattere d’un giorno speciale di festa, per farne, com’Egli disse, un «giorno di giubilo per il concreto e progressivo trionfo degli ideali cristiani della grande famiglia del lavoro» (Discorsi e Radiomessaggi, XVII, 76). Questo atto, che ha potuto apparire a qualcuno come un pio artificio, come uno sforzo per attribuire ad una celebrazione profana, anzi laica nel senso più radicale del termine, un qualche tardivo e compiacente riconoscimento, rivela invece, come nel campo cattolico tutti hanno notato con soddisfazione, un gesto doppiamente coerente: coerente con la tradizione del culto cristiano, il quale non soltanto per purificare ed elevare le feste pagane, più d’una di esse ha assorbito nel suo calendario e ha trasfigurato in senso cristiano, ma altresì per obbedire al suo genio profondamente teologico e profondamente umano, il quale scopre in ogni manifestazione autentica della vita un campo sempre possibile e quasi predisposto all’economia dell’Incarnazione, alla penetrazione del divino nell’umano, all’infusione redentrice e sublimante della grazia.
E seconda coerenza: e cioè con tutta l’opera dottrinale e pastorale svolta dalla Chiesa, dai Papi specialmente, dai Vescovi e da Maestri cattolici, da un secolo in qua, per ridare al lavoro una sua nuova spiritualità, una sua animazione cristiana. E allora l’aver fatto coincidere la festa del lavoro con la festa del lavoratore S. Giuseppe, che nella scena evangelica, nella stessa famiglia terrena di Cristo, personifica il tipo umano, che Cristo medesimo scelse per qualificare la propria posizione sociale «fabri filius» (Matth. 13, 55), pone il grande, enorme, moderno problema della riconciliazione del mondo del lavoro con i valori religiosi e cristiani, e della conseguente irradiazione di dignità, di energie, di conforti, di speranze, che il Vangelo può e deve ancor oggi diffondere sulla fatica umana; anzi quasi lo dà, questo problema, per risoluto, anche se oggi pur troppo, in gran parte, risoluto non è.
Anche questo modo di agire è nel costume della Chiesa credente, la quale sovente opera «contra spem, in spem» (Rom. 4, 18), sicura che il tempo, i fatti, gli uomini le daranno ragione, perché lo Spirito di Dio anticipa alla Chiesa una sicurezza profetica, che un giorno, a bene dell’umanità, sarà vittoriosa.
E nulla diremo, in questo brevissimo momento, delle troppe cose che si offrono alla mente dalla presentazione del problema suddetto, del rapporto cioè fra vita religiosa e vita del lavoro: perché queste due supreme espressioni dell’attività umana dovrebbero essere separate fra loro? Perché in contrasto? Come fu che la loro alleanza, la loro simbiosi si ruppe? Quale lunga storia, quale diligente analisi ce ne può indicare le ragioni, i pretesti, le rovine? Forse non fu a tempo compresa la trasformazione psicologica e sociale che il passaggio dall’impiego di umili e primitivi utensili in aiuto della fatica dell’uomo all’impiego della macchina con tutte le sue nuove potentissime energie avrebbe prodotto? Non ci si avvide che nasceva una favolosa speranza dal regno della terra che avrebbe oscurato e sostituito la speranza del regno dei cieli? Non ci si accorse che la nuova forma di lavoro avrebbe risvegliato nel lavoratore la coscienza della sua alienazione, che cioè egli non operava più per sé, ma per altri, con strumenti non più propri, ma di altri, non più solo ma con altri, e che sarebbe sorta nel suo animo la brama d’una redenzione economica e temporale, che non gli lasciava più apprezzare la redenzione morale e spirituale offertagli dalla fede di Cristo, non a quella contraria, ma di quella fondamento e corona? E mancò forse (non certo nei Papi) il linguaggio, mancò il coraggio per dire al mondo del lavoro, sconvolto delle sue stesse affermazioni, qual era la via buona del suo riscatto, e quale il bisogno e il dovere di non mortificare al livello del benessere economico la sua capacità ed il suo diritto di salire insieme al livello delle supreme realtà della vita, che sono quelle dell’anima e di Dio?
Nulla diremo. Del resto sono cose che tutti ora, più o meno, conoscono, e che solo richiamiamo al vostro spirito, oggi e proprio qui, perché abbiate a ricordarle e a meditarle, alla luce che la festa di S. Giuseppe, esempio e protettore del mondo del lavoro, proietta su di noi, quando siamo memori del Vangelo e memori della meravigliosa fedeltà, con cui esso si rispecchia nelle attualissime Encicliche pontificie.
E abbiate a interessarvi di queste cose, che hanno tanta importanza nella vita moderna fino a determinarne le forme salienti ed il corso, non si sa se più travagliato o trionfale. Interessarvi per pregare per il mondo del lavoro, per quanti in esso sono oggi sofferenti: disoccupati, sottoccupati, emigrati, mal sicuri del loro pane, mal retribuiti della loro fatica, amareggiati della loro sorte. E per quanti anche del lavoro fanno argomento programmatico e permanente di lotta sociale, invece che di armoniosa e positiva cooperazione nella giustizia e nella libertà; fonte di odio sociale e di passione, invece che di amore fraterno e di esaltazione di nobili sentimenti. Ed infine perché all’interessamento di pensiero e di preghiera abbiate ad aggiungere, come possibile, quello della solidarietà e dell’operosità, affinché «la giustizia e la pace» auspice l’umile e grande Artigiano di Nazareth, abbiano a rifiorire cristianamente nel mondo del lavoro.

La Nostra Benedizione vi incoraggia e vi assicura l’aiuto del Cielo.

Publié dans:Papa Paolo VI, San Giuseppe |on 30 avril, 2012 |Pas de commentaires »

La festa di San Giuseppe: Quel cuore tedesco sulle orme di Joseph

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LA FESTA DI SAN GIUSEPPE

Quel cuore tedesco sulle orme di Joseph

(“AVVENIRE” – 18 marzo 2006)

Tra chiese e immagini i segni di una devozione fiorita a partire dall’età barocca e rilanciata nel mondo operaio

Da Monaco Di Baviera Diego Vanzi

Per tutti ormai è Benedetto, ma di battesimo si chiama Joseph il Papa venuto dalla Germania. Porta, dunque, il nome del santo di cui domani ricorre la festa. Una figura la cui importanza lui stesso ha voluto richiamare già in questo primo anno di Pontificato, come ricordiamo nell’articolo qui a fianco. Viene dunque spontanea la domanda: chi è san Giuseppe per il mondo tedesco?
La risposta la si trova nelle tante chiese intitolate a Sankt Joseph, l’uomo chiamato dalla Divina Provvidenza a vegliare sul Figlio di Dio fatto uomo. Espressione di una devozione forse meno vistosa rispetto all’Italia, eppure radicata nella fede semplice di generazioni di tedeschi. È ciò che, nella cittadina di Kevelaer nei pressi di Münster, nel Nord/Reno-Vesfalia, si propone di indagare il principale centro di studi giosefologici della Germania. Si tratta di un gruppo specifico di lavoro costituito nel quadro dell’Imak (Internationaler Mariologischer Arbeitskreis Kevelaer) il Centro internazionale di studi mariani che ha Kevelaer ha la sua sede.
Il 19 marzo ogni anno l’istituto di giosefologia pubblica uno studio sulla figura del santo che viene allegato al giornale cattolico Tagespost. E il suo direttore, German Rovina, è autore del volume «San Giuseppe padre e marito», che in lingua tedesca riassume in undici capitoli ciò che la Scrittura e la Tradizione della Chiesa afferma sul padre putativo di Gesù. Proprio a Kevelaer, inoltre, nell’autunno scorso, si è svolto il simposio internazionale di studi su san Giuseppe, che si tiene ogni quattro anni. Sette giorni di conferenze e confronti che hanno avuto come tema conduttore «L’importanza di san Giuseppe nella storia della salvezza».
Un segno, dunque, dell’interesse anche culturale intorno a questa figura. Anche se, va ricordato, quella specifica verso san Giuseppe è una devozione dalle radici relativamente recenti. «Inizialmente – commenta padre Bernhard Paal, gesuita di Monaco, predicatore nella St. Michaelskirche – nell’iconografia la sua figura appariva sempre nel contesto della Sacra Famiglia. Lo troviamo rappresentato insieme a Maria e Gesù, sulla via di Betlemme, nella fuga in Egitto, alla nascita di Gesù o nella visita al Tempio. È a partire dall’epoca barocca, invece – continua padre Paal -, che san Giuseppe inizia ad assumere un proprio profilo più marcato e ad essere raffigurato anche singolarmente». Di qui il fiorire della devozione che raggiungerà il suo culmine nel 1870, quando Pio IX lo proclamerà patrono della Chiesa universale. Anche in Germania questa stagione ha lasciato segni a volte semplici, ma comunque significativi.
«Nella St. Michaelskirche, qui nel cuore della cattolicissima Baviera- esemplifica padre Paal -, è raffigurato su numerosi medaglioni d’argento in vari calici e in un quadro sull’altare centrale». All’inizio del ventesimo secolo è legato, infine, il capitolo più recente della devozione a san Giuseppe, quello legato al mondo del lavoro. L’artigiano di Nazareth è diventato il punto di riferimento per la presenza della Chiesa in ambiente operaio. Un’attenzione sviluppata in maniera particolare nei länder a forte vocazione industriale. E che rimane viva anche attraverso le chiese intitolate specificamente a san Giuseppe lavoratore.
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Benedetto XVI: «Maestro col suo silenzio profondo»

Già nell’Angelus del 18 dicembre il Papa aveva tratteggiato il profilo spirituale di questa figura

Lasciamoci contagiare dal silenzio di san Giuseppe. Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio». Così Benedetto XVI ha invitato a guardare a san Giuseppe durante l’Angelus del 18 dicembre scorso.
«È l’evangelista Matteo – spiegò il Papa in quell’occasione – a dare maggior risalto al padre putativo di Gesù, sottolineando che, per suo tramite, il Bambino risultava legalmente inserito nella discendenza davidica e realizzava così le Scritture, nelle quali il Messia era profetizzato come « figlio di Davide ». Ma il ruolo di Giuseppe – aggiunse il Pontefice – non può certo ridursi a questo aspetto legale. Egli è modello dell’uomo « giusto » (Mt 1,19), che in perfetta sintonia con la sua sposa accoglie il Figlio di Dio fatto uomo e veglia sulla sua crescita umana. Per questo è quanto mai opportuno stabilire una sorta di colloquio spirituale con san Giuseppe, perché egli ci aiuti a vivere in pienezza questo grande mistero della fede».
In quell’occasione Benedetto XVI citò anche la «mirabile meditazione» su questa figura proposta da Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica «Redemptoris custos». «Tra i molti aspetti che pone in luce – continuò Ratzinger –, un accento particolare dedica al silenzio di san Giuseppe. Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione.
Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza. Non si esagera – concluse Benedetto XVI – se si pensa che proprio dal « padre » Giuseppe Gesù abbia appreso – sul piano umano – quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la « giustizia superiore », che Egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli».
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ALL’ANGELUS

Giuseppe, modello di contemplazione
Mimmo Muolo

Se la nostra vita rischia di annegare in un overdose di decibel, la ciambella di salvataggio ci viene offerta da san Giuseppe. È il consiglio che Benedetto XVI ha dato domenica scorsa ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, per l’Angelus festivo.
«Lasciamoci « contagiare » dal silenzio di san Giuseppe – ha esortato il Papa, che era appena rientrato dalla sua prima visita in parrocchia –. Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio. In questo tempo di preparazione al Natale coltiviamo il raccoglimento interiore, per accogliere e custodire Gesù nella nostra vita».

Il Pontefice, che (come riferiamo a parte), già a Santa Maria Consolatrice aveva puntato il dito contro il consumismo natalizio, nella breve riflessione prima della preghiera mariana di mezzogiorno, ha tenuto a mettere in evidenza un altro modo sbagliato di vivere l’avvicinarsi alla grande festa di dicembre. Bisogna, invece, guardare a Giuseppe, «modello dell’uomo giusto».
«Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini – ha affermato il Papa –. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza».
Per questo, ha concluso il Pontefice, «nei giorni che precedono il Natale, è quanto mai opportuno stabilire una sorta di colloquio spirituale con san Giuseppe, perché egli ci aiuti a vivere in pienezza questo grande mistero della fede».

(“Avvenire”, 20 dicembre 2005)

Publié dans:Papa Benedetto XVI, San Giuseppe |on 30 avril, 2012 |Pas de commentaires »

Preghiera a San Giuseppe

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Preghiera a San Giuseppe 

      A te, o beato Giuseppe,
      stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio,
      dopo quello della tua santissima sposa.
      Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio,
      e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù,
      riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue,
      e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
      Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo:
      allontana da noi, o Padre  amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo;
      assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre,
      o nostro fortissimo protettore;
      e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù,
      così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità;
      e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio,
      affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso,
      possiamo virtuosamente vivere, piamente morire
      e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
      AMEN.

Publié dans:preghiere, San Giuseppe |on 20 avril, 2012 |Pas de commentaires »

«Il celebre gioco di grazia»

http://www.stpauls.it/madre/1101md/1101md02.htm

«Il celebre gioco di grazia»

«O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito: quella casta madre…» (san Giovanni Damasceno).

Era l’8 settembre 1964, in pieno svolgimento del Concilio ecumenico vaticano II, e Paolo VI volle celebrare la festa liturgica in onore di Maria nascente con un gruppo di religiose; fu durante l’omelia della Messa che Papa Montini lasciò quasi come consegna quella pregnante e significativa espressione: Maria è nata, Maria è nostra! Con il suo stile frequentemente poetico, ma essenzialmente teologico e fortemente meditativo, Paolo VI anche in quell’occasione offrì alle numerose suore presenti una riflessione che diventa per tutti noi una ricca fonte alla quale attingere per cogliere il significato biblico e spirituale della festa liturgica della Natività di Maria.

La Chiesa celebra una festa che «obbliga a ricordare l’apparizione della Madonna nel mondo come l’arrivo dell’aurora che precede la luce della salvezza, Cristo Gesù, come l’aprirsi sulla terra, tutta coperta dal fango del peccato, del più bel fiore che sia mai sbocciato nel devastato giardino dell’umanità, la nascita cioè della creatura umana più pura, più innocente, più perfetta, più degna della definizione che Dio stesso, creandolo, aveva dato dell’uomo: immagine di Dio, bellezza cioè suprema, profonda, così ideale nel suo essere e nella sua forma, e così reale nella sua vivente espressione da lasciarci intuire come tale primigenia creatura era destinata, da un lato, al colloquio, all’amore del suo Creatore in una ineffabile effusione della beatissima e beatificante Divinità e in un’abbandonata risposta di poesia e di gioia, com’è appunto il Magnificat della Madonna, e d’altro lato destinata al dominio regale della terra».
È ispirandosi alla preghiera della liturgia eucaristica che Paolo VI conia questa icastica espressione – Maria è nata, Maria è nostra! – per mettere in luce che quanto è miseramente svanito in Eva, per un disegno d’infinita misericordia Dio lo fece rivivere in Maria. Maria restituisce a noi la figura dell’umanità perfetta, nella sua immacolata concezione, «stupendamente corrispondente alla misteriosa concezione della mente divina della creatura regina del mondo. E Maria, per nuovo e sommo gaudio, incantevole gaudio delle nostre anime, non ferma a sé il nostro sguardo se non per spingerlo a guardare più avanti, al miracolo di luce e di santità e di vita, ch’ella annuncia nascendo e recherà con sé, Cristo Signore, il figlio suo Figlio di Dio, dal quale ella stessa tutto riceve».
Questo è «il celebre gioco di grazia», come lo definisce lo stesso Paolo VI; è quel «gioco di grazia» che avrà il suo momento culminante ai piedi della croce sul Calvario, quando il figlio Gesù dirà all’amico Giovanni: «Figlio, ecco tua madre!». Quello è il momento in cui veramente si può dire che Maria è nata, Maria è nostra! Ma perché Maria sia veramente « nostra », faccia parte dell’intera umanità, diventi la madre di tutti, ed in particolare la « Madre della Chiesa » – come verrà solennemente proclamata da Paolo VI a chiusura del Concilio – bisogna diventare capaci di saper fare il gesto compiuto dal discepolo prediletto, dopo l’atto di consegna: «Da quel momento Giovanni la prese con sé, l’accolse in casa sua!».
Un aiuto ulteriore per questa riflessione lo possiamo attingere dalla lettura della miniatura proposta in copertina: una raffigurazione nella cui semplicità ed immediatezza vengono posti in evidenza due gesti quanto mai preziosi per un’autentica devozione mariana: Maria offerta e Maria accolta. Nel quadro di sinistra l’autore presenta la madre Anna che consegna la piccola Maria in fasce alla levatrice. Chiara simbologia di una creatura che scende dall’alto come offerta e viene consegnata con delicata premura. Non può che essere la prefigurazione del gesto del figlio Gesù che dall’alto della croce ha consegnato la madre Maria a Giovanni. Nel quadro di destra le due levatrici hanno tutto preparato con cura, con delicatezza amorosa, felici per l’attesa che si è compiuta, pronte per deporre la piccola Maria nella culla; quella culla che per noi è la piccola casa, chiamata a diventare la grande Chiesa.

Maria è nata, Maria è nostra!, perché anche noi la sappiamo ricevere come dono che viene dall’alto ed accogliere nella purezza di cuore e nell’amore di figli.

Giovanni Ciravegna

Publié dans:Maria Vergine, San Giuseppe |on 23 mars, 2012 |Pas de commentaires »

CON SAN GIUSEPPE DENTRO QUELLA GROTTA

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CON SAN GIUSEPPE DENTRO QUELLA GROTTA

Una guida d’eccezione nella Santa Notte per scoprire che anche nella nostra vita c’è un Bambino da prendere in braccio e custodire

di GIORGIO BERNARDELLI
Non c’è presepio, nemmeno il più piccolo, in cui lui non ci sia. Eppure la tentazione di considerarlo una specie di «controfigura» resta sempre dietro l’angolo. Invece san Giuseppe è una guida insostituibile per entrare davvero nel mistero del Natale. Vale la pena, dunque, provare a riscoprire tutto lo spessore di questa figura in questa giornata che ci prepara alla Santa Notte. «Giuseppe non fu un personaggio secondario nel grande avvenimento della nascita del Salvatore; vi ebbe una parte vera, positiva e fondamentale», commenta padre Agostino Montan, docente alla Pontificia università Lateranense, che da buon Giuseppino del Murialdo col padre putativo di Gesù ha un debito particolare. «Collocare Giuseppe nel presepe – spiega – significa ricordare a tutti il suo modo di servire umile e maturo, significa ricordare la sua partecipazione alla vicenda straordinaria della storia della salvezza. San Bernardo amava dire che la grandezza di Giuseppe di Nazareth è consistita nel fatto di aver custodito i più preziosi tesori di Dio Padre, il Verbo incarnato e la sua santissima Madre».
Personaggio centrale. Ma nei Vangeli non pronuncia nemmeno una parola. «Il suo è un silenzio che non accettiamo facilmente – risponde padre Montan -. Ci infastidisce. Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica del 1989 Redemptoris custos sulla figura e la missione di San Giuseppe, riflette a lungo su questo silenzio e ne offre una spiegazione interessante. Quello di Giuseppe, annota il Papa al numero 25, è un silenzio che svela in modo speciale il profilo interiore della sua figura. È l’uomo dell’interiorità, l’uomo capace di vivere in una profonda contemplazione. In quotidiano contatto col mistero divino, supera inquietudini e paure. Fa quanto gli viene chiesto dall’Angelo dimostrando una disponibilità del tutto simile a quella di Maria». Ed è un atteggiamento che lo porta lontano. «Questa sua capacità d’interiorità – continua il religioso – fa entrare Giuseppe nel giusto rapporto con gli uomini e con le cose. Non è un visionario, ma un uomo giusto, favorito da una singolare vocazione più che da sogni meravigliosi. Giusto cioè credente: sa vedere la presenza di Dio anche negli avvenimenti più inspiegabili della storia».
In silenzio, dunque, ma non in disparte. «Rivolgendosi a Giuseppe Dio sa di parlare con lo sposo della Vergine di Nazareth – aggiunge padre Montan -. Il legame sponsale tra Maria e Giuseppe non è mai messo in questione. Non è un semplice espediente per risolvere qualche problema pratico; va preso in tutta la sua verità, come direttamente prestabilito da Dio. Giuseppe non si è trovato per caso a essere padre di Gesù. Egli entra a far parte di una nuova famiglia che trae origine solo dall’iniziativa divina». È dentro questo rapporto che il mistero del Natale ci invita a entrare. E allora è bello accostarsi al presepe con lo sguardo di Giuseppe. Scoprire che anche nella nostra vita c’è un Gesù Bambino da prendere in braccio e custodire. Magari dopo qualche notte non troppo tranquilla. «In san Giuseppe – conclude Montan – si trovano i tratti evangelici che sono richiesti ai cristiani e alla Chiesa di tutti i tempi: ascolto della Parola di Dio e disponibilità assoluta a servire fedelmente la volontà salvifica di Dio, rivelata in Gesù».

© “AVVENIRE” – 24 dicembre 2003

Publié dans:San Giuseppe |on 18 mars, 2012 |Pas de commentaires »

SAN GIUSEPPE, IL PADRE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE ( Benedetto XVI)

http://www.zenit.org/article-29911?l=italian

SAN GIUSEPPE, IL PADRE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

A lui Benedetto XVI, indicendo l’Anno della Fede, ha affidato tutti i Pastori della Chiesa Universale

di Anita Bourdin
ROMA, martedì, 13 marzo 2012 (ZENIT.org) – Marzo è il mese di San Giuseppe, che la Chiesa celebra lunedì prossimo, il 19 marzo. Oggi, il santo patrono del Concilio Vaticano II sembra proporsi come il “padre della nuova evangelizzazione” e “il santo patrono del terzo millennio”. Lo suggerisce un’iniziativa unica lanciata dal vescovo della diocesi francese di Fréjus-Toulon, monsignor Dominique Rey. Una sorta di “epifania” di San Giuseppe, mentre si profila all’orizzonte l’Anno della Fede.
L’anello del pescatore
Sabato 17 marzo, la diocesi di Fréjus-Toulon sarà infatti consacrata all’intercessione di San Giuseppe, alla quale si è preparata con una novena disponibile sulla pagina web della diocesi. È un’iniziativa che si inserisce nella tradizione locale – il pellegrinaggio a Cotignac – e nella prospettiva dell’Anno della Fede, che inizia l’11 ottobre prossimo, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.
San Giuseppe ha avuto un ruolo speciale nella preparazione del Concilio Vaticano II, dato che Papa Giovanni XXIII lo scelse come protettore dell’evento, con la sua lettera apostolica in lingua italiana Le voci, del 19 marzo 1961. Nel testo, il beato Giovanni XXIII ricorda “le voci che da tutti i punti della terra arrivano sino a Noi” e i documenti dei suoi predecessori, da Pio IX a Pio XII, su San Giuseppe. Nel suo documento, il Papa propose inoltre che in data 19 marzo l’altare di San Giuseppe nella basilica vaticana “si rivesta di splendore novello, più ampio e più solenne” per diventare “punto di attrazione e di pietà religiosa per singole anime, per folle innumeri”.
Giovanni XXIII fece un altro gesto per sigillare meglio l’alleanza “conciliare” con San Giuseppe quando, nell’ottobre 1962, fece dono del suo anello papale – noto anche come l’Anello del Pescatore – al Santo Falegname di Nazareth, offrendolo al santuario polacco di Kalisz, dove si venera un dipinto di san Giuseppe ritenuto “miracoloso”.
È stato sempre il beato Giovanni XXIII, che ha fatto inserire la menzione di San Giuseppe nel Canone della Messa, come aveva annunciato nel suo discorso di chiusura della prima sessione del Consiglio, l’8 dicembre 1962. San Giuseppe lo aveva accompagnato fin dall’infanzia: del resto, non si chiamava Angelo Giuseppe Roncalli?
Il santuario di Knock
Il gesto di Giovanni XXIII ha ispirato poi l’Atleta di Dio, cioè Giovanni Paolo II, che lo ha citato quando, a sua volta, ha donato l’Anello del Pescatore a San Giuseppe, cui era devoto sin dalla sua infanzia. Come suo padre, si chiamava infatti Karol Jozef Wojtyla. L’anello è stato collocato dal cardinale Franciszek Macharski, arcivescovo di Cracovia, nella chiesa del Carmine, santuario dedicato a san Giuseppe, il 19 marzo 2004.
All’inizio del suo pontificato, il 30 settembre 1979, Giovanni Paolo II si è recato anche in un altro santuario, a Knock, in Irlanda, circa 220 km a nord ovest di Dublino, dove è attestata un’apparizione – muta – di San Giuseppe. Era l’anno del primo centenario dell’apparizione del 21 agosto 1879, quando la Vergine Maria, San Giuseppe, San Giovanni Evangelista, l’Agnello Pasquale e degli angeli apparvero a più di 15 persone – dai 6 ai 75 anni, uomini, donne e bambini – sul timpano della chiesa locale.
Il Papa polacco ha ricordato l’importanza di San Giuseppe per la vita della Chiesa nella sua Esortazione apostolica Redemptoris Custos (15 agosto 1989), un secolo dopo l’enciclica di Papa Leone XIII Quamquam Pluries (15 agosto 1889), sulla devozione a San Giuseppe. Nel documento, Karol Wojtyla ha ribadito anche l’importanza di un altro gesto compiuto da un suo predecessore, Papa Pio IX nel 1870. “In tempi difficili per la Chiesa, Pio IX, volendo affidarla alla speciale protezione del santo patriarca Giuseppe, lo dichiarò «Patrono della Chiesa cattolica»”, ha ricordato Giovanni Paolo II.
Per farlo, Pio IX aveva scelto una data mariana: l’8 dicembre. Ma già fin dall’inizio del suo pontificato, 10 dicembre 1847, Pio IX aveva stabilito la festa e l’ufficio del Patrocinio di san Giuseppe, fissato alla terza domenica dopo Pasqua.
La fede e l’azione di Joseph Ratzinger
Da parte sua, Benedetto XVI ha recentemente emanato un Anno della Fede, in concomitanza con il 50° anniversario del Concilio Vaticano II. In più occasioni, Benedetto XVI ha invitato i cattolici a mettersi alla scuola di San Giuseppe, di avere con lui un “dialogo spirituale”, legato ad un rinnovamento della fede. Prima dell’Angelus del 18 dicembre 2005, ad esempio, disse: “è quanto mai opportuno stabilire una sorta di colloquio spirituale con San Giuseppe, perché egli ci aiuti a vivere in pienezza questo grande mistero della fede”.
Il 18 marzo 2009, a Yaoundé (Camerun), il Papa ha dedicato la sua omelia al suo santo patrono. Rivolgendosi a tutti i componenti del popolo di Dio, ha concluso dicendo che in san Giuseppe non vi è alcuna “separazione tra fede e azione”. “Cari fratelli e sorelle, la nostra meditazione sull’itinerario umano e spirituale di San Giuseppe, ci invita a cogliere la misura di tutta la ricchezza della sua vocazione e del modello che egli resta per tutti quelli e quelle che hanno voluto votare la loro esistenza a Cristo, nel sacerdozio come nella vita consacrata o in diverse forme di impegno del laicato. Giuseppe ha infatti vissuto alla luce del mistero dell’Incarnazione. Non solo con una prossimità fisica, ma anche con l’attenzione del cuore.
Giuseppe ci svela il segreto di una umanità che vive alla presenza del mistero, aperta ad esso attraverso i dettagli più concreti dell’esistenza. In lui non c’è separazione tra fede e azione. La sua fede orienta in maniera decisiva le sue azioni. Paradossalmente è agendo, assumendo quindi le sue responsabilità, che egli si mette da parte per lasciare a Dio la libertà di realizzare la sua opera, senza frapporvi ostacolo. Giuseppe è un ‘uomo giusto’ (Mt 1,19) perché la sua esistenza è ‘aggiustata’ sulla parola di Dio”.
L’Anno Sacerdotale
Il 19 Dicembre 2010, IV Domenica di Avvento, Benedetto XVI ha riflettuto sull’Annuncio a Giuseppe prima dell’Angelus, affidando alla sua protezione tutti i sacerdoti del mondo, sottolineando il ruolo del “padre legale” di Gesù nel piano di salvezza di Dio. “San Giuseppe annuncia i prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia. Veneriamo dunque il padre legale di Gesù (cfr. CCC, 532), perché in lui si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza”, ha detto il Papa.
“Cari amici, a san Giuseppe, patrono universale della Chiesa, desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire « ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo (Lettera Indizione Anno Sacerdotale)”, ha proseguito Joseph Ratzinger.
Rivolgendosi ai pellegrini di lingua francese, ha ricordato in occasione della preparazione al Natale l’“ospitalità” data dall’uomo a Dio stesso: “Come Giuseppe e Maria, sua sposa, possiamo offrire ospitalità a Dio che viene da noi sotto la figura di un bambino umile e fragile, pieno di amore e di tenerezza per tutti gli uomini!”.
Fratel André e Cotignac
Domenica 17 ottobre 2010, a Roma, Benedetto XVI ha canonizzato anche il religioso canadese apostolo di San Giuseppe, il fratel André Bessette (1845-1937), che fece costruire l’Oratorio san Giuseppe del Mont Royal, di cui rimase il fedele guardiano fino alla sua morte.
Da parte sua, la diocesi di Fréjus-Toulon ha sul suo territorio il santuario di Cotignac, affidato ai Fratelli di San Giovanni, dove nel giugno 1660 il Santo Custode apparve ad un pastore ventiduenne della Provenza, Gaspard Ricard, indicandogli una grande roccia e dicendo semplicemente: “Sono Giuseppe, spostala e tu berrai”.
Venendo in pellegrinaggio a Cotignac solo dieci giorni dopo la sua ascesa al trono,  Luigi XIV l’anno successivo, il 19 marzo 1661, affidò la Francia alla protezione di San Giuseppe.
[Traduzione dal francese a cura di Paul De Maeyer]

Publié dans:Papa Benedetto XVI, San Giuseppe |on 14 mars, 2012 |Pas de commentaires »

IL MISTERO DEL FALEGNAME CHE HA CREDUTO TOTALMENTE

http://www.zenit.org/article-29901?l=italian

IL MISTERO DEL FALEGNAME CHE HA CREDUTO TOTALMENTE

San Giuseppe, il Padre che ha protetto Maria e accompagnato Gesù

di P. Mario Piatti icms

ROMA, lunedì, 12 marzo 2011 (ZENIT.org).- La vocazione di San Giuseppe fu del tutto singolare e la sua vicenda terrena richiede forse qualche riflessione in più. Se ci atteniamo ai soli dati evangelici, se proviamo a rileggere le scarne notizie su di lui, trasmesseci dal Nuovo Testamento, ci accorgiamo, con vivo stupore, che stiamo inoltrandoci in un terreno aspro, ma fecondo e beato, dove amore, sofferenza, prove e illimitata fiducia in Dio si mescolano insieme e ci restituiscono una figura straordinaria, che ben merita la particolare considerazione tributatagli dai fedeli, fin dalle origini.
San Giuseppe, ormai accreditato come esemplare capofamiglia –tanto che il giorno della sua festa (19 marzo) è dedicato, appunto, a tutti i papà- in realtà dovette confrontarsi continuamente con il vero “Padre” per eccellenza, che ne ha segnato l’ esistenza, che si è intromesso continuamente nel suo cammino, sconvolgendo spesso i criteri comuni, i legittimi sogni e le abituali vie, proprie della nostra umanità.
Quale inaspettata vocazione attendeva quell’uomo, mite e buono; “giusto”, come sobriamente annota il Vangelo di Matteo!
Lui, padre “putativo”, ha dovuto fare i conti con la Volontà di un Padre infinitamente più grande, che gli ha posto improvvisamente innanzi l’esigenza di incarnare un amore purissimo, verginale, per la più bella e la più santa delle creature: l’Immacolata. Come se ciò non bastasse, fu addirittura chiamato dal Cielo a custodire il tesoro più prezioso, accogliendo, sotto il suo tetto -nella sua casa!- il Signore, il Dio degli eserciti.
Colui che ha creato i cieli con la sua Parola visse con lui, nella famigliarità di Nazareth, imparando a crescere e a diventare uomo attraverso i gesti e le parole di Maria Santissima e del suo Sposo, con il quale Gesù ha lavorato, come apprendista, nella bottega di carpentiere; assimilando i segreti di quell’arte e condividendo la fatica di ogni giorno, come qualunque operaio, in un mirabile scambio di ruoli – tra Creatore e creatura- per il quale l’Onnipotente si è messo umilmente alla scuola dei suoi cari.
È difficile cercare di comprendere che cosa abbia attraversato il cuore di Giuseppe nell’ora della prova, quando scorse i segni inequivocabili di una gravidanza inattesa. Tutto è riassunto in pochi e rapidi tratti, perfetti nella loro sobrietà: mentre pensava a queste cose…
Mentre, nell’ora dell’angoscia, elevava la sua sofferta preghiera all’Altissimo, la luce di una sorprendente rivelazione consolava inaspettatamente il cuore. I disegni di Dio sono sempre imperscrutabili, inaccessibili le sue vie. Ci sono voluti Angeli e visioni notturne per provare a capirne qualcosa in più, per accedere, pur timidamente, al cuore del Mistero, che andava realizzandosi nel purissimo seno di Maria.
Senza arrendersi mai, quell’uomo buono si è rimesso sempre in marcia. Ha camminato verso Betlemme; con lo stupore di un bimbo ha inteso i Serafini esultare e i Pastori adorare suo figlio, in quella povera stalla. Ha percorso le vie dell’esilio, ha proseguito, per lunghi anni, a servire la sua Sposa e Gesù nella dimora di Nazareth, tra il lavoro, il sudore, la preghiera e i ritmi della vita quotidiana.
Con un amore che non ha eguali, a cui nessun anima potrà mai pervenire, ha protetto e venerato Maria Santissima, con una confidenza e intimità e, al tempo stesso, con una discrezione incomparabili.
Le vie di Dio Padre si sono intrecciate con la sua vita. Ha accettato tutto: di essere padre, senza aver generato suo figlio; di vedere Gesù preso dalle cose del Padre suo, in un rapporto esclusivo, che sovrastava qualunque altro legame.
Tutto ha accettato, senza gelosie, in silenzio, in un silenzio che impressiona, che quasi “scandalizza” per la sua fede illimitata, che ci fa piangere di tenerezza pensando alla sua totale e irrevocabile fiducia nel Signore.
Tutto ha offerto senza ripensamenti o rimorsi o cedimenti, perché quello era il volere di Jahvé, quella era la Volontà del Padre, di suo Padre, di cui lui ha avuto la impareggiabile grazia di rappresentare in terra l’immagine più credibile e amabile.
Con lui ripercorriamo i passi nella fede di chi ha posto la sua totale fiducia nell’Altissimo, non come passivo esecutore di comandi, ma con la piena coscienza e responsabilità di cooperare, da protagonista, a un progetto universale di salvezza, con lo stile sobrio e riservato di chi ama, lavora e opera in silenzio, sotto il solo sguardo di Dio.
Tutti abbiamo bisogno di un Padre così, in Cielo, ma anche sulla terra, e non soltanto per avere un riferimento rassicurante -che aiuti a superare i momenti di smarrimento e il vuoto della vita- quanto piuttosto per ritrovare continuamente il senso e la fragranza del nostro cammino, riscoprendo la bellezza delle nostre origini e lo splendore di un orizzonte di luce, che si apre dinanzi agli occhi.
Abbiamo bisogno dell’amore forte e senza riserve di chi ci ha generati alla esistenza, ma che sappia anche accompagnare i nostri passi, ridare vigore nella stanchezza, sdrammatizzare nei momenti della prova, indicare la strada. Abbiamo bisogno di padri che sappiano dialogare con i propri figli, anche se spesso è difficile guardarsi negli occhi, per quell’innato pudore che crea riservatezza e imbarazzo, ma che l’affetto aiuta a sciogliere e a far fiorire in un sorriso confidente.
Abbiamo bisogno di chi sappia sognare la vita con noi, magari complice delle nostre ingenue birichinate infantili o delle nostre fantasie adolescenziali, ma capace anche di ricondurci alla realtà e di aiutarci ad affrontare, con maturità e responsabilità, la fatica quotidiana. Non si è padri solo perché biologicamente genitori, ma in quanto si dona la vita ai propri figli momento per momento, attraverso il sacrificio quotidiano, il proprio esempio, il dialogo e la preghiera.
L’assenza dei genitori è una delle rovine più gravi della nostra epoca, che provoca profonde ferite nel cuore dei ragazzi. Presi dalle proprie occupazioni o vittime delle frequenti sciagure che investono le famiglie –incomprensioni, separazioni, divisioni- spesso non si ha il tempo da dedicare ai figli.
Abbiamo bisogno, oggi più che mai, della intercessione e della benedizione di quell’umile falegname, prescelto da Dio a custodire la Sacra Famiglia e tutte le nostre case. Per la sua preghiera e per i meriti della sua eroica Fede ritorni la luce e la pace nel nostro spirito. Come lui, impariamo a dedicarci instancabilmente alle cose di Dio e a essere i premurosi custodi della sua Grazia, nel cuore dei nostri cari.
(Tratto da “Maria di Fatima”, mensile della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria)

Publié dans:San Giuseppe |on 13 mars, 2012 |Pas de commentaires »

Mercoledì, 19 marzo 2003 – Solennità di San Giuseppe (Giovanni Paolo II)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/2003/documents/hf_jp-ii_aud_20030319_it.html

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 19 marzo 2003

Solennità di San Giuseppe,

Sposo della B.V. Maria, Patrono della Chiesa universale

1. Celebriamo quest’oggi la solennità di San Giuseppe, Sposo di Maria (Mt 1,24; Lc 1,27). La liturgia ce lo addita come « padre » di Gesù (Lc 2,27.33.41.43.48), pronto a realizzare i disegni divini, anche quando sfuggono all’umana comprensione. Attraverso di lui, « figlio di David » (Mt 1,20; Lc 1,27), si sono compiute le Scritture e il Verbo Eterno si è fatto uomo, per opera dello Spirito Santo, nel seno della Vergine Maria. San Giuseppe viene definito nel Vangelo « uomo giusto » (Mt 1,19), ed è per tutti i credenti modello di vita nella fede.
2. La parola « giusto » evoca la sua rettitudine morale, il sincero attaccamento alla pratica della legge e l’atteggiamento di totale apertura alla volontà del Padre celeste. Anche nei momenti difficili e talora drammatici, l’umile carpentiere di Nazaret mai arroga per sé il diritto di porre in discussione il progetto di Dio. Attende la chiamata dall’Alto e in silenzio rispetta il mistero, lasciandosi guidare dal Signore. Una volta ricevuto il compito, lo esegue con docile responsabilità: ascolta sollecitamente l’angelo quando si tratta di prendere come sposa la Vergine di Nazaret (cfr Mt 1, 18-25), nella fuga in Egitto (cfr Mt 2, 13-15) e nel ritorno in Israele (cfr ibid. 2, 19-23). In pochi ma significativi tratti gli evangelisti lo descrivono come custode premuroso di Gesù, sposo attento e fedele, che esercita l’autorità familiare in un costante atteggiamento di servizio. Null’altro di lui ci raccontano le Sacre Scritture, ma in questo silenzio è racchiuso lo stile stesso della sua missione: una esistenza vissuta nel grigiore della quotidianità, ma con una sicura fede nella Provvidenza.
3. Ogni giorno san Giuseppe dovette provvedere alle necessità della famiglia con il duro lavoro manuale. Per questo giustamente la Chiesa lo addita come patrono dei lavoratori.
L’odierna solennità costituisce pertanto un’occasione propizia per riflettere anche sull’importanza del lavoro nell’esistenza dell’uomo, nella famiglia e nella comunità.
L’uomo è soggetto e protagonista del lavoro e, alla luce di questa verità, si può ben percepire il nesso fondamentale esistente tra persona, lavoro e società. L’attività umana – ricorda il Concilio Vaticano II – deriva dall’uomo ed è ordinata all’uomo. Secondo il disegno e la volontà di Dio, essa deve servire al vero bene dell’umanità e permettere « all’uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione » (cfr Gaudium et spes, 35).
Per portare a compimento questo compito, va coltivata una « provata spiritualità del lavoro umano » ancorata, con salde radici, al « Vangelo del lavoro » e i credenti sono chiamati a proclamare e testimoniare il significato cristiano del lavoro nelle loro diverse attività occupazionali (cfr Laborem exercens, 26).
4. San Giuseppe, santo così grande e così umile, sia esempio a cui i lavoratori cristiani si ispirano, invocandolo in ogni circostanza. Al provvido custode della Santa Famiglia di Nazaret vorrei quest’oggi affidare i giovani che si preparano alla futura professione, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi delle ristrettezze occupazionali, le famiglie e l’intero mondo del lavoro con le attese e le sfide, i problemi e le prospettive che lo contrassegnano.
San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, vegli sull’intera Comunità ecclesiale e, uomo di pace qual era, ottenga per l’intera umanità, specialmente per i popoli minacciati in queste ore dalla guerra, il prezioso dono della concordia e della pace.

Giuseppe di Nazareth, un esempio da imitare

dal sito:

http://www.zenit.org/article-21771?l=italian

Giuseppe di Nazareth, un esempio da imitare

di don Marcello Stanzione*

ROMA, mercoledì, 17 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il mese di marzo è considerato dalla devozione cattolica come il mese consacrato a san Giuseppe. Proprio in questi giorni è uscito nelle librerie per i tipi dell’editrice Segno di Udine il libro di Alfonso Giusti: “Giuseppe, l’uomo che Dio chiamò papà”.

San Giuseppe, essendo stato scelto da Dio per essere la sua immagine verso il suo Figlio unigenito, non è stato stabilito per nessuna funzione pubblica nella Chiesa di Dio, ma solamente per esprimere la sua purezza e la sua santità incomparabile che lo separa da ogni creatura visibile; da ciò deriva che egli è il patrono delle Anime nascoste e sconosciute.

Altra è la funzione di San Pietro sulla Chiesa; altre sono le operazioni di San Giuseppe. San Pietro è stabilito esteriormente per la gerarchia e la dottrina, ed influisce sui prelati e sui ministri della Chiesa. San Giuseppe, al contrario, che è un Santo nascosto e senza funzioni esteriori, è stabilito per comunicare interiormente la vita insigne che riceve dal Padre e che scorre poi da Gesù su di noi.

L’influenza di San Giuseppe è una partecipazione di quella di Dio Padre in suo Figlio, nel mentre che quella di San Pietro e degli altri Santi è una partecipazione della grazia di Gesù Cristo che scorre sugli uomini e si distribuisce in variegata misura nei suoi membri.

Quella di San Giuseppe è una partecipazione della fonte senza regola e senza misura che si effonde da Dio Padre in suo Figlio; e Dio Padre che ci ama dello stesso amore con cui egli ama questo unico Figlio, ci dona da attingere, da gustare, da assaporare in San Giuseppe la grazia e l’amore con cui egli ama questo stesso Figlio.

Negli altri Santi, è una particella ed una misura che Egli ci comunica; qui è senza limiti e senza misura, a causa di quello che è San Giuseppe, e per quello che Dio Padre pone in lui come nella sua immagine universale. Questo Santo è il patrono delle Anime insigni elevate alla purezza ed alla santità di Dio, quanto di quelle che sono intimamente unite a Gesù e alle quali comunica la sua tenerezza per questo amabile Salvatore, come di quelle che sono applicate a Dio Padre, di cui San Giuseppe è raffigurazione.

E’ un Santo nascosto che Dio ha voluto tenere segreto durante la sua vita e di cui si è riservato a lui solo le occupazioni interiori senza condividerle con le cure esterne della Chiesa, un Santo che Dio ha manifestato in fondo ai cuori e di cui Lui stesso ha impresso la venerazione all’interno delle anime.

E come San Giuseppe si è dedicato a Dio solo durante la sua vita, Dio ha riservato a se stesso di manifestarlo e di imprimerne la stima, il culto e la venerazione.

Come immagine del Padreterno in cui giunge ogni preghiera e che è lo scopo ed il termine di tutta la nostra religione, San Giuseppe deve essere il tabernacolo universale della Chiesa ; è per questo che l’anima unita interiormente a Gesù e che entra nelle sue vie, nei suoi sentimenti, le sue inclinazioni e le sue disposizioni, quest’anima, finché sarà sulla terra, sarà piena di amore, di rispetto, di tenerezza per San Giuseppe ad imitazione di Gesù vivente sulla terra; poiché tali erano le inclinazioni e le disposizioni di Gesù Cristo: egli doveva amare con tenerezza Dio Padre in San Giuseppe, ed adorarlo sotto questa immagine vivente in cui egli abitava realmente.

Spetta a noi seguire questa condotta ed andare così a ricercare nostro Padre in questo Santo.

E’ in lui che noi dobbiamo andare a vedere, a contemplare, ad adorare tutte le perfezioni divine il cui assemblaggio ci renderà perfetti come nostro Padre celeste è perfetto. Noi impariamo da questo Santo che ci si può accostare a Dio Padre ed essere perfetto sulla terra come Egli lo è in cielo. E poiché in Dio Padre, San Giuseppe è fonte di ogni bene e di ogni misericordia, si dice di questo Santo che non gli si chieda nulla che non lo si ottenga.

Tocca ai sacerdoti soprattutto, nei quali Dio risiede nella sua pienezza e nella sua fecondità pura e vergine, comportarsi sul modello del grande San Giuseppe nei confronti dei figli che essi generano a Dio.

Questo grande Santo conduceva e dirigeva il Bambino Gesù nello spirito di suo Padre, la sua dolcezza, la sua sapienza, la sua prudenza: così dobbiamo fare per tutti i membri di Gesù Cristo che ci sono affidati e che sono altri “Cristi”, in modo che li trattiamo con la stessa riverenza che San Giuseppe aveva per il Bambino Gesù. Siamo dei superiori di Dio nei loro confronti, ma inferiori nelle persone, come San Giuseppe, che si vedeva infinitamente al di sotto di Gesù, benché ne fosse la guida e che fosse stabilito su di lui, in Nome e per conto del Padreterno.

Anche per questo abbiamo scelto San Giuseppe per uno dei Patroni della Milizia, come il Santo che Nostro Signore ha incaricato in cielo delle cure apposite dei sacerdoti come, secondo me, lo faceva per farci conoscere la sua bontà. La Santissima Vergine ci dona questo grande Santo per patrono, assicurandoci che egli lo era delle anime nascoste, ed aggiungendo di lui queste parole: Io non ho niente di più caro in cielo e sulla terra dopo mio Figlio.

Portando un giorno Nostro Signore ad un ammalato, io ripetevo interiormente queste parole che mi erano messe nello spirito : Dux Justi fuisti: esse mi facevano ricordare che San Giuseppe, essendo stato la guida del Giusto che è Nostro Signore, io dovevo rappresentarlo portando il Figlio di Dio negli stessi sentimenti coi quali egli lo aveva spesso portato durante la sua vita…

I nostri Lettori sanno che noi diffondiamo il retto culto cattolico ai Santi Angeli di Dio ed in modo particolare a San Michele Arcangelo ed a Maria SS.ma, Regina degli Angeli.

Essi sapranno anche che San Michele Arcangelo è considerato patrono e protettore della Chiesa Universale. San Michele è tale in quanto difende la Chiesa da Satana e da tutti i suoi accoliti e gli eserciti infernali.

E San Giuseppe è il patrono della Chiesa Universale. La sua missione è quella di ottenere immensi favori divini per Essa, poiché la sua intercessione presso Gesù e presso la Regina degli Angeli è più potente di chiunque altro, perché nessuno più di lui è mai stato tanto loro vicino.

San Giuseppe, in buona sostanza è il più grande santo tra tutti i santi e gli Angeli, e noi possiamo essere e sentirci orgogliosi di lui e chiamarlo, come fanno ed hanno fatto tanti santi, nostro padre e signore, per cui auguro a questo nuovo lavoro su San Giuseppe, del nostro Segretario Generale Alfonso Giusti, una più ampia diffusione per il bene della vita comune e spirituale di quanti ad esso si avvicineranno, cercando di imitare le virtù del più grande Santo della Storia della Salvezza, ad maiorem Dei gloriam.

———–

* Don Marcello Stanzione è il Presidente dell’Associazione Milizia di San Michele Arcangelo.

Publié dans:San Giuseppe |on 7 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

Papa Benedetto in Africa il 19 marzo 2009, Omelia (San Giuseppe)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2009/documents/hf_ben-xvi_hom_20090319_instrlabor-africa_it.html

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
IN CAMERUN E ANGOLA
(17-23 MARZO 2009)

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
IN OCCASIONE DELLA PUBBLICAZIONE
DELL’INSTRUMENTUM LABORIS

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundé
Giovedì, 19 marzo 2009

Cari Fratelli nell’Episcopato,
Cari fratelli e sorelle,

sia lodato Gesù Cristo che ci riunisce oggi in questo stadio, per farci penetrare più profondamente nella sua vita! Gesù Cristo ci raduna in questo giorno in cui la Chiesa, qui in Camerun come su tutta la terra, celebra la festa di san Giuseppe, sposo della Vergine Maria. Inizio coll’augurare un’ottima festa a tutti coloro che, come me, hanno ricevuto la grazia di portare questo bel nome, e chiedo a san Giuseppe di accordare loro una protezione speciale guidandoli verso il Signore Gesù Cristo tutti i giorni della loro vita. Saluto anche le parrocchie, le scuole e i collegi, le istituzioni che portano il nome di san Giuseppe. Ringrazio Mons. Tonyé Bakot, Arcivescovo di Yaoundé, per le sue gentili parole e rivolgo un saluto caloroso ai rappresentanti delle Conferenze Episcopali d’Africa venuti a Yaoundé in occasione della pubblicazione dell’Instrumentum laboris della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.

Come possiamo entrare nella grazia specifica di questo giorno? Fra poco, a conclusione della Messa, la liturgia ci svelerà il punto culminane della nostra meditazione, quando ci farà dire: «Con questo nutrimento ricevuto al tuo altare, Signore, hai saziato la tua famiglia, gioiosa di festeggiare san Giuseppe; custodiscila sempre sotto la tua protezione e veglia sui doni che le hai fatto». Voi vedete, noi domandiamo al Signore di custodire sempre la Chiesa sotto la sua costante protezione – ed Egli lo fa! – esattamente come Giuseppe ha protetto la sua famiglia e ha vegliato sui primi anni di Gesù bambino.

Il Vangelo ce lo ha appena ricordato. L’Angelo gli aveva detto: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt 1,20), ed è esattamente quello che ha fatto: «Egli fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore» (Mt 1,24). Perché san Matteo ha tenuto ad annotare questa fedeltà alle parole ricevute dal messaggero di Dio, se non per invitarci ad imitare questa fedeltà piena di amore?

La prima lettura che abbiamo appena ascoltato non parla esplicitamente di san Giuseppe, ma ci dice molte cose su di lui. Il profeta Natan va a dire a Davide su ordine del Signore stesso: «Io susciterò un tuo discendente dopo di te» (2 Sam 7,12). Davide deve accettare di morire senza vedere la realizzazione di questa promessa, che si tradurrà in atto «quando i suoi giorni saranno compiuti» ed egli dormirà «con i suoi padri». Così vediamo che uno dei desideri più cari dell’uomo, quello di essere testimone della fecondità della sua azione, non è sempre esaudito da Dio. Penso a quelli tra di voi che sono padri e madri di famiglia: essi hanno molto legittimamente il desiderio di dare il meglio di loro stessi ai lori figli e li vogliono vedere pervenire ad una vera riuscita. Tuttavia, non bisogna ingannarsi circa questa riuscita: quello che Dio domanda a Davide è di darGli fiducia. Davide stesso non vedrà il suo successore, colui che avrà un trono «stabile per sempre» (2 Sam 7,16), perché questo successore annunciato sotto il velo della profezia è Gesù. Davide si fida di Dio. Ugualmente, Giuseppe dà fiducia a Dio quando ascolta il suo messaggero, il suo Angelo, dirgli: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Giuseppe è, nella storia, l’uomo che ha dato a Dio la più grande prova di fiducia, anche davanti ad un annuncio così stupefacente.

E voi, cari padri e madri di famiglia che mi ascoltate, avete fiducia in Dio che fa di voi i padri e le madri dei suoi figli di adozione? Accettate che Egli possa contare su di voi per trasmettere ai vostri figli i valori umani e spirituali che avete ricevuto e che li faranno vivere nell’amore e nel rispetto del suo santo Nome? In questo nostro tempo, in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti, voi dovete essere molto attenti. L’Africa in generale, ed il Camerun in particolare, sono in pericolo se non riconoscono il Vero Autore della Vita! Fratelli e sorelle del Camerun e dell’Africa, voi che avete ricevuto da Dio tante qualità umane, abbiate cura delle vostre anime! Non lasciatevi affascinare da false glorie e da falsi ideali. Credete, si, continuate a credere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il solo ad amarvi come voi vi aspettate, che è il solo a potervi soddisfare, a poter dare stabilità alle vostre vite. Cristo è l’unico cammino di Vita.

Solo Dio poteva dare a Giuseppe la forza di far credito all’angelo. Solo Dio vi darà, cari fratelli e sorelle che siete sposati, la forza di educare la vostra famiglia come Egli vuole. DomandateGlielo! Dio ama che gli si domandi quello che egli vuole donare. DomandateGli la grazia di un amore vero e sempre più fedele, ad immagine del Suo amore. Come dice magnificamente il Salmo: il suo «amore è edificato per sempre, [la sua] fedeltà è più stabile dei cieli» (Sal 88, 3).

Come in altri continenti, oggi la famiglia conosce effettivamente, nel vostro Paese e nel resto dell’Africa, un periodo difficile che la sua fedeltà a Dio l’aiuterà a superare. Alcuni valori della vita tradizionale sono stati sconvolti. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in una maniera tale da non favorire più come prima la trasmissione della conoscenze antiche e della saggezza ereditata dagli antenati. Troppo spesso si assiste ad un esodo rurale paragonabile a quello che numerosi altri periodi umani hanno conosciuto. La qualità dei legami familiari ne risulta profondamente intaccata. Sradicati e resi più fragili, i membri delle giovani generazioni, spesso –ahimè! – senza un vero lavoro, cercano rimedi al loro male di vivere rifugiandosi in paradisi effimeri e artificiali importati di cui si sa che non arrivano mai ad assicurare all’uomo una felicità profonda e duratura. A volte anche l’uomo africano è costretto a fuggire fuori da se stesso, e ad abbandonare tutto ciò che costituiva la sua ricchezza interiore. Messo a confronto col fenomeno di una urbanizzazione galoppante, egli abbandona la sua terra, fisicamente e moralmente, non come Abramo per rispondere alla chiamata del Signore, ma per una sorta di esilio interiore che lo allontana dal suo stesso essere, dai suoi fratelli e sorelle di sangue e da Dio stesso.

Vi è dunque una fatalità, una evoluzione inevitabile? Certo che no! Più che mai dobbiamo «sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18). Voglio rendere omaggio qui con ammirazione e riconoscenza al notevole lavoro realizzato da innumerevoli associazioni che incoraggiano la vita di fede e la pratica della carità. Ne siano calorosamente ringraziate! Trovino nella Parola di Dio un ritorno di forza per portare felicemente a termine tutti i loro progetti al servizio di uno sviluppo integrale della persona umana in Africa, e in particolare in Camerun.

La prima priorità consisterà nel ridare senso all’accoglienza della vita come dono di Dio. Per la Sacra Scrittura come per la migliore saggezza del vostro continente, l’arrivo di un bambino è una grazia, una benedizione di Dio. L’umanità è oggi invitata a modificare il suo sguardo: in effetti, ogni essere umano, anche il più piccolo e povero, è creato «ad immagine e somiglianza di Dio» (Gn 1,27). Egli deve vivere! La morte non deve prevalere sulla vita! La morte non avrà mai l’ultima parola!

Figli e figlie d’Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare, non abbiate paura di dire che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che soltanto da lui possiamo essere salvati. San Paolo è l’autore ispirato che lo Spirito Santo ha donato alla Chiesa per essere il «maestro dei pagani» (1Tm 2,7), quando ci dice che Abramo «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza» (Rm 4,18).

«Saldo nella speranza contro ogni speranza»: non è una magnifica definizione del cristiano? L’Africa è chiamata alla speranza attraverso voi e in voi! Col Cristo Gesù, che ha calpestato il suolo africano, l’Africa può diventare il continente della speranza. Noi tutti siamo membri dei popoli che Dio ha dato come discendenza ad Abramo. Ciascuno e ciascuna di noi è pensato, voluto e amato da Dio. Ciascuno e ciascuna di noi ha il suo ruolo da giocare nel piano di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Se lo scoraggiamento vi invade, pensate alla fede di Giuseppe; se l’inquietudine vi prende, pensate alla speranza di Giuseppe, discendente di Abramo che sperava contro ogni speranza; se vi prende l’avversione o l’odio, pensate all’amore di Giuseppe, che fu il primo uomo a scoprire il volto umano di Dio nella persona del bambino concepito dallo Spirito santo nel seno della Vergine Maria. Benediciamo Cristo per essersi fatto così vicino a noi e rendiamoGli grazie di averci dato Giuseppe come esempio e modello dell’amore verso di Lui.

Cari fratelli e sorelle, ve lo dico di nuovo di tutto cuore: come Giuseppe, non temete di prendere Maria con voi, cioè non temete di amare la Chiesa. Maria, Madre della Chiesa, vi insegnerà a seguire i suoi Pastori, ad amare i vostri Vescovi, i vostri preti, i vostri diaconi e i vostri catechisti, e a seguire ciò che vi insegnano e a pregare secondo le loro intenzioni. Voi che siete sposati, guardate l’amore di Giuseppe per Maria e per Gesù; voi che vi preparate al matrimonio, rispettate la vostra o il vostro futuro coniuge come fece Giuseppe; voi che vi siete consacrati a Dio nel celibato, riflettete sull’insegnamento della Chiesa nostra Madre: «La verginità e il celibato per il Regno di Dio non solo non contraddicono alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la confermano. Il matrimonio e la verginità soni i due modi di esprimere e di vivere l’unico mistero dell’Alleanza di Dio col suo popolo» (Redemptoris custos, 20).

Vorrei ancora rivolgere una esortazione particolare ai padri di famiglia, poiché san Giuseppe è il loro modello. San Giuseppe rivela il mistero della paternità di Dio su Cristo e su ciascuno di noi. E’ lui che può loro insegnare il segreto della loro stessa paternità, egli che ha vegliato sul Figlio dell’Uomo. Anche ogni padre riceve da Dio i suoi figli creati ad immagine e somiglianza di Lui. San Giuseppe è stato lo sposo di Maria. Anche ogni padre di famiglia si vede confidare il mistero della donna attraverso la sua propria sposa. Come San Giuseppe, cari padri di famiglia, rispettate e amate la vostra sposa, e guidate i vostri bambini, con amore e con la vostra presenza accorta, verso Dio dove essi devono essere (cfr Lc 2,49).

Infine, a tutti i giovani che sono qui, io rivolgo parole di amicizia e di incoraggiamento: davanti alle difficoltà della vita, mantenete il coraggio! La vostra esistenza ha un prezzo infinito agli occhi di Dio. Lasciatevi prendere da Cristo, accettate di donarGli il vostro amore e, perché no, voi stessi nel sacerdozio o nella vita consacrata! È il più alto servizio. Ai bambini che non hanno più un padre o che vivono abbandonati nella miseria della strada, a coloro che sono separati violentemente dai loro genitori, maltrattati e abusati, e arruolati a forza in gruppi militari che imperversano in alcuni Paesi, vorrei dire: Dio vi ama, non vi dimentica e san Giuseppe vi protegge! Invocatelo con fiducia.

Dio vi benedica e vi custodisca tutti! Vi dia la grazia di avanzare verso di Lui con fedeltà. Doni alle vostre vite la stabilità per raccogliere il frutto che Egli si aspetta da voi! Vi renda testimoni del suo amore, qui, in Camerun, e fino alle estremità della terra! Io Lo prego con fervore di farvi gustare la gioia di appartenerGli, ora e per i secoli dei secoli. Amen.

Publié dans:Papa Benedetto XVI, San Giuseppe |on 18 mars, 2010 |Pas de commentaires »
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