Archive pour la catégorie 'RESURREZIONE DAI MORTI'

NON CEDETE AL DOLORE, C’È UN FUTURO OLTRE LA VITA – DI CARLO MARIA MARTINI

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NON CEDETE AL DOLORE, C’È UN FUTURO OLTRE LA VITA – DI CARLO MARIA MARTINI

Posted on 2 novembre 2011

, CORRIERE DELLA SERA di domenica 30 ottobre 2011

Sono un’insegnante, sposata, con tre figli tra i venti e i trent’anni. Per molto tempo ho fatto catechesi nella mia ex parrocchia. Poi sono stata invitata ad entrare nel movimento «Rinnovamento nello Spirito». Per più di tre anni ho partecipato agli incontri di preghiera con convinzione. Poi è accaduto qualcosa che mi ha fatto ricredere sulla bontà di questi gruppi e il loro servizio alla Chiesa. Sono uscita con difficoltà, però questa esperienza mi ha lasciato male, un po’ confusa e credo non mi abbia fatto crescere nella fede, forse perché non ho più trovato amicizia.               (Lettera firmata – Ancona)

Forse pochi sanno che insieme al padre Beck s.j., mio carissimo amico, negli anni 60, io stesso sono stato uno degli iniziatori in Europa del Rinnovamento nello Spirito che avevo conosciuto in America. Avevo molti impegni e non potevo dedicarmi ad esso con continuità. Nel periodo che precedeva la morte di mia madre, chiesi una preghiera comune per lei che mi fu negata perché non si prevedevano intenzioni di preghiera personali e ciò mi lasciò molto amareggiato. I movimenti possono dare molto alla Chiesa come si vede nel movimento ecumenico e nel movimento biblico. Ma quando in essi prevalgono le dinamiche del potere e del profitto la Grazia può andare perduta e la Chiesa invece di arricchirsi di nuova energia spirituale, sperimenta emorragie debilitanti.

Gentile Cardinale Martini, da sette anni soffro del morbo di Parkinson e da cinque di artrite reumatoide. Un anno fa mio marito è morto di cancro e con lui sono morta anch’io. Ho avuto due aborti spontanei e quindi non ho figli. Sono stata un’infermiera e quindi so quello che mi aspetta. Prego Dio di farmi morire al più presto perché non voglio più vivere, non posso, non ne ho la forza né riesco a trovare un motivo per alzarmi la mattina. Ho 72 anni e non passa giorno che io non dubiti dell’esistenza di Dio, ma mi sforzo di sperarci perché è l’unica ragione che mi impedisce di togliermi la vita.               (Lucia Renghi – Città di Castello / Perugia)

Sono consapevole di tornare su un tema da lei già affrontato (Corriere, 24 aprile 2011), ovvero la umana paura della morte. Dopo la morte non si è. Come prima della nascita. Ma lei dice che si è in un altro modo. Rivedremo coloro che abbiamo amato? Presumo sia una metafora. E mi limito a chiedere: rivedrà coloro che ha amato anche chi non ci aveva creduto?                  (Silvia Delaj – Milano)

La fede è un dono? Mi piacerebbe avere la sua stessa certezza dell’esistenza di Dio; ma purtroppo non è così. Speravo di avvertire la presenza di Dio quanto meno nel momento del trapasso di mio padre, che nei momenti finali ha voluto accanto a sé l’icona di Suora Maria della Passione. È spirato tra le mie braccia, eppure in quel momento e in presenza della morte ho sentito in lui solo un gran senso di solitudine. Un vuoto, un nulla che, a distanza di ben quattro anni, sento ancora vivissimo dentro me.            (Daniele Perna Cercola – Napoli)

Ho messo insieme queste tre lettere perché mi pare che esse trattino di argomenti affini, pur nella diversità delle situazioni, come la paura della morte e insieme il desiderio di morire, che cosa ci aspetta dopo la morte e la nostra debole fede. Anzitutto la morte: essa è dolorosa per tutti. Ma succede talora che chi è oberato pesantemente da grandi dolori giunga a dire: come potrò continuare a soffrire così? Meglio andarmene! Non è un peccato pensarla a questo modo, ma dobbiamo stare attenti che esso non porti a un vero suicidio. Manifestare semplicemente la nostra domanda a Dio perché ci porti presto con sé è una domanda lecita. Dobbiamo però abituarci a tener conto di tutto ciò che è positivo. Nel caso di Lucia Renghi, intravvedo molte cose positive. Ma lei stessa deve rendersene conto. Il marito è morto di cancro e certamente lei lo ha servito con molto amore. Lo stesso ha fatto nel suo lungo servizio di infermiera professionale. Pur nel disagio causato dal Parkinson, è possibile partecipare a piccole iniziative di carità, che allargano il cuore e lo riempiono di speranza. Per quanto riguarda, al contrario, la paura della morte, di cui ci parla Silvia Delaj, non vi sono rimedi facili, non basta per esempio imporre a se stessi di non pensarvi. Io non conosco metodo migliore che quello di concentrarsi nel presente. Si può così attualizzare anche il modo con cui Cristo ha sconfitto la morte, offrendosi tutto a Dio Padre. Pur morendo di una morte ingiusta e crudele, disse: «Nelle tue mani, Padre, affido il mio Spirito». Questo è il segreto! Se non ci affidiamo a Dio come bambini, lasciando a Lui di provvedere al nostro avvenire, non arriveremo mai a fare quel gesto di totale abbandono di sé, che costituisce la sostanza della fede. Certamente rivedremo coloro che abbiamo amato. Anche quelli che hanno amato pur non avendo conosciuto Gesù. Come dice Dante «la bontà divina ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei». Ma donde viene una fede così docile? Daniele Perna risponde: essa è un dono di Dio. Ma ciò non significa che non siamo chiamati a fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per ricevere questo dono. Che poi l’assenza prolungata di una persona a noi molto cara generi solitudine, è qualcosa che va compreso e rispettato. Non è difficile della nostra vita lo sperimentare momenti drammatici in occasione della morte di uno stretto parente o di un nostro carissimo amico. Non serve guardare il defunto per cogliere in lui qualche segno di risurrezione. La sua anima, come dice il pensiero indù «ha lasciato il suo corpo» ed è inutile trovare in esso segni di una vita nuova. Quanto poi all’osservazione di Daniele, che dice «Mi piacerebbe avere la sua stessa certezza dell’esistenza di Dio; ma purtroppo non è così», debbo dire che sento molto la fragilità di questa mia fede e il pericolo di perderla. Per questo, prego molto il Signore e gli affido la mia vita, la mia morte e tutti quelli che vanno alla morte con poca fiducia nella potenza di Dio.

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