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Sofonia (Il profeta)

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Sofonia (Il profeta) 

Venerdì 11 Dicembre 2009 10:19

Introduzione

                Sofonia (che secondo l’etimologia ebraica significa “Dio nasconde” o anche “Dio protegge”) esercitò il suo ministero profetico in Gerusalemme al tempo in cui era re di Giuda un certo Giosia, siamo negli anni 640-609 a.C.. Israele viene da un tempo difficile: il re precedente, Manasse, che aveva a lungo governato, si era macchiato di ogni crimine conducendo il popolo verso l’apostasia favorendo il culto agli idoli dell’Assiria di cui aveva accettato l’alleanza. Durante il suo regno imperversavano violenza e corruzione morale e il popolo di Giuda era dilaniato dalle arroganze dei grandi e dall’oppressione. C’era un clima di malcontento e di tensione tale che anche il figlio di Manasse, Amon, succedutogli nel regno, fu rovesciato dal trono da una congiura di palazzo dopo soli due anni di regno.
                Ad Amon succede Giosia che tenta una riforma sia politica che morale del paese. La riforma religiosa propone un ritorno all’antica alleanza con Javhèh con la riproposizione della Legge e il rinnovo dell’alleanza e la celebrazione della Pasqua. Politicamente commette un grave errore accettando di consultare la falsa profetessa Culda piuttosto che Sofonia e decidendo si schierarsi contro il faraone Necao. Nella battaglia contro l’esercito egiziano Giosia è ferito e poco dopo muore in Gerusalemme.
                La predicazione di Sofonia risente di tutte queste situazioni e, da una parte, è forte denuncia contro tutto ciò che non è secondo il progetto di Dio e, dall’altra, annuncia con toni coraggiosi il “giorno del Signore” come giorno di punizione per il popolo infedele e per quanti vivono di violenza e di arroganza ma, al tempo stesso, giorno che farà emergere la fedeltà del “resto di Israele” e, quindi, anche “giorno di gioia” per quanti hanno saputo rimanere fedele.

Dal libro di Sofonia (3,1-20 passim)
Guai alla città ribelle e contaminata, alla città prepotente! Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio.
I suoi capi in mezzo ad essa sono leoni ruggenti, i suoi giudici sono lupi della sera,
che non hanno rosicchiato dal mattino. I suoi profeti sono boriosi, uomini fraudolenti.
I suoi sacerdoti profanano le cose sacre, violano la legge.
In mezzo ad essa il Signore è giusto, non commette iniquità; ogni mattino dá il suo giudizio,
come la luce che non viene mai meno.
Io pensavo: «Almeno ora mi temerà!
Accoglierà la correzione. Non si cancelleranno dai suoi occhi
tutte le punizioni che le ho inflitte».
Ma invece si sono affrettati a pervertire di nuovo ogni loro azione.
Perciò aspettatemi – parola del Signore – quando mi leverò per accusare,
perchè ho decretato di adunare le genti, di convocare i regni,
per riversare su di essi la mia collera, tutta la mia ira ardente:
poichè dal fuoco della mia gelosia sarà consumata tutta la terra.
In quel giorno non avrai vergogna di tutti i misfatti commessi contro di me, perchè allora eliminerò da te tutti i superbi millantatori e tu cesserai di inorgoglirti sopra il mio santo monte.
Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero;
confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.
Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore,
si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa».

Parole da sottolineare
                * “ribelle e contaminata”: i termini ebraici usati sembrano prestarsi ad una duplice traduzione: da una parte quella che abbiamo noi, dall’altra “città illustre e riscattata… colomba…”. Ci sembra di leggere la verità di una città là dove è presente ogni male e ogni cattiveria – descritti dettagliatamente nelle righe successive – ma anche il sogno di Dio che, comunque, guarda alla sua città con gli occhi dell’amore e proiettando in essa il suo sogno che non viene mai meno.
                * “Accoglierà la correzione”: tutto il versetto esprime la delusione di Dio di fronte al suo popolo incapace di accogliere le opportunità per una conversione – la riforma del re Giosia è franata nel nulla – e tornato un’altra volta all’idolatria e ad abbassarsi ad ogni forma di violenza e di cattiveria. Sembra non poter esserci futuro per questo popolo…
                * “In quel giorno…” ma c’è un “giorno”! Dentro un giudizio severo verso il popolo si accende un luce di speranza. Sarà certamente un giorno severo, ma sarà anche il giorno che vedrà la nascita di un realtà di popolo “povero ed umile” che accoglierà l’invito alla conversione e alla novità… e si apriranno strade di speranza!
                * “il resto d’Israele”: è su questo “resto!” che si innesta la forza di un futuro nuovo. E’ la piccola radice di quanti sapranno appoggiarsi al Signore piuttosto che sulle proprie forze e ricchezze e sapranno vivere nella fedeltà al progetto di Dio piuttosto che cedere all’inganno e alla falsità degli idoli.
                * “Gioisci, figlia di Sion…”: l’improvviso cambiamento di tono nel testo è causato solo dall’irriducibile amore di Dio per il suo popolo adesso chiamato, con affetto e tenerezza, “figlia”. E’. prima di tutto, la gioia di Dio, la sua voglia grande di continuare ad esprimere fedeltà e misericordia verso la sua città. Lui vuole restare in mezzo al suo popolo e non c’è più spazio per la paura e per l’angoscia.

Per la riflessione
                “Non ha confidato nel Signore”
                La descrizione che il profeta fa della sua città è davvero a tinte fosche. Nessuno sfugge a questo giudizio severo: dai principi ai figli di re, dai trafficanti ai pesatori di argento, dai capi dei giudici agli stessi profeti. Le immagini che vengono utilizzate sono particolarmente espressive “leoni ruggenti, lupi della sera… boriosi e uomini fraudolenti…”. E’ proprio l’immagine ci una città e di un popolo davvero alla deriva, senza punti di riferimento se anche i “grandi”, coloro che dovrebbero garantire la legalità e il rispetto delle regole sono anch’essi corrotti e preoccupati solo dei propri interessi.
                Ma quello che colpisce di più in tutto questo passaggio è la quando il profeta cerca di decifrare la radice di tutta questa situazione e la intravede in quel “non ha confidato nel Signore!”.
Ecco la causa di tutto; si è abbandonato il riferimento alla verità, a Dio come criterio della propria vita, ai suoi progetti di giustizia e… tutto diventa possibile.
                Diventa possibile crearsi una situazione politica che tiene conto solo dei propri comodi.
                Diventa possibile esercitare l’autorità come dominio e sopraffazione dei più deboli e di quanti servono solo a mantenere privilegi e potere.
                Diventa possibile anche creare una religione fasulla dove, in nome di Dio, si continua ad imporre legami oppressivi e prescrizioni “pura invenzione di uomini” – dirà poi Gesù – e si utilizza anche il compito di sacerdote e di profeta per affermare se stessi e barattare la propria volontà come volontà di Dio.
                Diventa possibile giustificare ogni forma di violenza e di arroganza, addirittura si “santifica la guerra” e si presentano come “giusti” ogni gesto che mira soltanto alla difesa di sé e al mantenimento delle proprie garanzie e delle proprie pretese.
                Cosa succede quanto si dimentica l’orizzonte di Dio e si confida solo in se stessi e nelle proprie forze!
                Credo che queste riflessioni siano una pesante denuncia anche delle nostre culture e dei nostri modi di fare. Aver perso criteri di Verità e di Giustizia più grandi di noi rende possibile anche oggi le medesime ingiustizie ed arroganze che il profeta constata nel suo tempo e, forse, anche in maniera più pesante a motivo delle conseguenze “globalizzate” che certe scelte hanno oggi perché interessano una fascia molto più ampia che il piccolo popolo ebraico di allora.
                Oggi c’è un mondo che soffre e patisce le scelte di pochi potenti che, senza scrupoli, impongono sulle spalle degli altri le conseguenze della pretesa di difesa dei propri privilegi e impediscono ai più di accedere ad una dignitosa condotta di vita. E… anche i nostri capi, molto spesso, non ne sono esenti!
                Occorre, credo, ritrovare il senso di Dio e della Sua giustizia se vogliamo, davvero, metterci dentro strade nuove capaci di costruire un futuro che, a tutti, possa offrire concrete possibilità di vita.
                “Il resto di Israele…”
                Dallo scenario di distruzione a cui andranno incontro quanti vivono nell’infedeltà, si stacca questo “resto di Iraele”, questa piccola porzione di popolo rimasto fedele e che sarà l’inizio di una storia nuova. “Umile e povero” questo resto, questa piccola realtà, diventerà fermento e possibilità di novità: il futuro appartiene a loro!
                Sono indicazioni preziose perché raccontano di una logica di Dio che da sempre ha accompagnato la storia: da un uomo semplice e senza futuro, Abramo, è incominciata l’alleanza, su un piccolo popolo senza possibilità, schiavo laggiù in Egitto, si è espressa la scelta di Dio ed è passata la manifestazione del suo sogno di liberazione; da una piccola donna di Nazareth si è riaccesa la speranza; da un piccolo villaggio, Betlem, è iniziata una vicenda che ha illuminato il mondo; da un piccolo gruppo di persone si è formata la comunità di coloro che, in nome di Gesù Cristo, sono chiamati a portare fermento dentro all’umanità.
                Da sempre Dio ha manifestato interesse per le piccole cose, per le realtà semplici, quelle facilmente dimenticate ed emarginate. L’intervento di Gesù sarà la grande conferma di quanto, per Dio, siano importanti le situazioni dimenticate, le persone “perse” per la mentalità comune, i piccoli segni e i piccoli gesti che nessuno nota ma che sono in grado di rivelarsi ricchezze preziose: anche un bicchiere d’acqua, un pezzo di pane, un vestito, una porta aperta… sono per Dio segni grandi di una incontro con il suo infinito.
                E’ l’invito, penso, a recuperare il senso e il valore delle piccole cose che costituiscono la nostra vita, a ritrovare la bellezza dei nostri quotidiani, a riscoprire la “grandezza” di tutto ciò – cose e persone – che sono il tessuto delle nostre vicende,
                Occorre uscire dalla smania di cose eclatanti, dalla pretesa di saperci stupire solo di fronte all’eccezionale, all’evento prodigioso. No corriamo verso tutto ciò che sa di miracolistico e che attira così tanto la nostra curiosità e mobilita masse di persone. Non accontentiamoci di statue che piangono o di apparizione e visioni frequenti e facili… andiamo piuttosto a cercare il senso e il valore delle piccole realtà che ci appartengono, valorizziamo quel “resta” della nostra vita nell’intimità delle nostre case. Nella semplicità dei nostri gesti, nella normalità delle persone che hanno a che fare con noi.
                La novità è sempre lì, in quella capacità che ci è chiesta di vivere fedeli al quotidiano e di sentire dentro lì la presenza del divino. Siamo grandi quando, davvero, sappiamo vivere il “normale” come evento speciale perché lo riempiamo di senso e lo arricchiamo con un cuore ricco di amore e di bontà.
                Così come, credo che questa pagina del profeta ci chiami a prendere le distanze da una Chiesa che si accontenta di misurare la sua forza a partire dai grandi numeri, dalle grandi masse, dalle costruzioni imponenti… e che troppo spesso sono anche sinonimo di superficialità e di poca coerenza, per cercare piuttosto quell’appartenenza alla chiesa che è fatta di scelte radicali e coraggiose che possono cambiare la vita. Si tratta, penso, di cercare di più l’autenticità, nella semplicità e nella povertà, nell’abbandono a Dio e nella fedeltà alla Sua Parola, piuttosto che una chiesa che, senza preoccuparsi della coerenza e senza sottoporre chiaramente cosa voglia dire camminare con il Cristo, accetta di dire “siamo in tanti!”
Gesù, d’altra parte, è stato chiaro: ci ha paragonati al piccolo seme, alla piccola dose di lievito, al pizzico di sale… ma garantendo che tutto ciò può davvero essere fermento e inizio di un mondo destinato a rinnovarsi se… se non si perde la vitalità del seme, il sapore del sale e la forza del lievito.
                “Gioisci, figlia di Sion! Non temere…!”
                Inaspettata, quanto bella, questa ultima pagina del profeta. Dopo la denuncia e la promessa della venuta del “giorno del Signore”, giorno di giustizia e di verità dove, da una parte saranno smascherate tutte le ingiustizia e, dall’altra parte, la promozione del quanti, un piccolo “resto”, hanno saputo rimanere fedeli… ecco questo invito alla gioia “gioisci, figlia di Sion!”
E, molto bello, accanto l’invito alla gioia per il popolo, anche l’annotazione che “Dio stesso si rallegrerà per te ed esulterà di gioia!”
                Al di là di tutto, c’è spazio di gioia: la certezza che Dio abita la stria consolida l’invito ad avere fiducia: dopo tutto non siamo abbandonati e destinati a chissà quale amaro futuro. Dio stesso darà consistenza ad un futuro differente. Può essere grande il dolore, possono essere forti i motivi della tristezza… ma anche alla Gerusalemme – “città ribelle e contaminata” – è annunciato un giorno di gioia!
                Ed è bello leggere la gioia che invade Dio stesso: l’amante tradito, il padre abbandonato… esulta di gioia nel poter dimostrare ancora una volta il suo amore misericordioso e fedele. Così è il nostro Dio!
                Ci sembra di capire che le ragioni della speranza e delle fiducia siano più grandi delle ragioni dell’angoscia e della tristezza. E tutto si appoggia sulla consapevolezza che Dio è con noi!
                In un tempo in cui le cose non vanno bene, tragedie si susseguono ogni giorno, continuamente siamo messi di fronte a gravi fatti di attentati alla vita e alla dignità delle persone, in un tempo in cui ogni giorno ci raccontano di soprusi dei grandi sui piccoli, dei potenti sui deboli, in un tempo in cui la politica ci racconta di attaccamento alle poltrone e occasioni per fare i propri comodi, in un tempo in cui l’intero sistema economica frana e mette in difficoltà popoli interi… la tentazione alla disperazione è facile così come diventa facile piangere e temere di fronte al futuro. Ci viene voglia di affidarci al ricordo nostalgico di “una volta sì che…”, rimpiangendo un passato che non potrà più ritornare.
Chi ha il coraggio di guardare al futuro e, soprattutto, quali garanzie e dove trovarle per sognarlo differente?
                E il profeta continua a gridare: “Gioisci, figlia di Sion! Non temere!”
                Ecco credo che la gioia e la speranza siano oggi davvero una parola profetica che noi cristiani siamo chiamati a dire perché scommettiamo sulla forza di Dio, perché crediamo nei suoi sogni e nei suoi progetti, perché abbiamo la certezza che la morte è stata vinta e che, alla fine, l’ultima parola non ce l’avrà il male, la cattiveria e l’odio ma la bontà, l’amore e la misericordia.
Ed è una speranza che si fa scelta concreta per costruire un futuro così, fedeli – noi per primi – alle logiche dell’amore e della tenerezza, capaci di condivisione e di misericordia.
                Ci piace pensare ai cristiani come a uomini e donne che sanno sorridere, non perché non si rendono conto dei problemi, ma perché oltre ai problemi , sanno dare spazio alla fiducia e alla speranza.
                Ci piacerebbe vedere e partecipare a celebrazioni luminose e piene di gioia in grado di trascinare anche chi è avvolta dal manto del dolore e della tristezza… perché solo così possiamo essere testimoni di speranza e aiutare la nostra storia a guardare con fiducia il domani scommettendo ancora sulla vita, sulle cose belle e su quelle positività che, certamente, l’umanità si porta dentro e che ha solo bisogno di decidersi a farla emergere.

Per la preghiera

Salmo 34

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.
Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato

Per la riflessione personale
                * Quanto, anche nelle mie piccole scelte quotidiane, riesco ad appoggiarmi sul Signore e tenere conto della sua volontà e dei suoi progetti?
                * So dare valore anche alle piccole della mia vita, alle opportunità di ogni giorno? So leggere la presenza di Dio dentro la mia piccola storia, nelle cose, nelle persone e negli eventi?
                * Anche di fronte alle delusioni, alle amarezze, alla tentazione del pessimismo… so rispondere con fiducia e speranza?

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